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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘focolaio’

Scuola: Ritorno in classe con il rischio focolaio

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 settembre 2021

Continua la battaglia dell’Anief contro il Green Pass obbligatorio tra il personale della scuola e dell’Università, oltre che per gli studenti degli atenei. Secondo Marcello Pacifico, “la norma va disapplicata dai giudici: il ricorso d’urgenza è alla notifica – dice il sindacalista autonomo – sta per essere presentato al Tar Lazio”. Al ricorso hanno aderito già 3mila cittadini alla prima tranche dei ricorsi, ora ne stanno arrivando altri. “L’obiettivo del sindacato rimane quello di far disapplicare dal giudice il famoso articolo 9 ter del decreto 111 sull’obbligo del Green Pass tra il personale scolastico, universitario e tra gli studenti degli atenei. Una norma nata per far circolare i cittadini su territorio europeo e che invece in Italia ha trovato spazio per garantire la didattica in presenza”. Sempre a Italia Stampa, il presidente nazionale Anief ha ricordato che “con la Nota n. 1260, il ministero dell’Istruzione ha reso chiaro che da oggi i dirigenti scolastici non possono chiedere la certificazione relativa al Green Pass, né in presenza né a distanza o attraverso email. La certificazione è stata istituita per evitare assembramenti di persone che non sono vaccinate, al pari di chi non può stare al ristorante, prendere il treno o l’aereo”. Ecco perché Anief ha deciso di indire lo sciopero nazionale in occasione del primo giorno di scuola. Il giovane sindacato ricorda che è anche possibile visionare le FAQ predisposte sull’inizio dell’anno scolastico. È infine possibile aderire alla specifica petizione con la quale il sindacato chiede al Governo lo sdoppiamento delle classi e il raddoppio degli organici di docenti, amministrativi, tecnici e ausiliari.

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Covid-19:Focolaio nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 gennaio 2021

Sembrerebbe che il Covid-19 abbia coinvolto diciotto detenuti reclusi nella sezione di alta sicurezza. Trattasi paradossalmente di un focolaio di importazione, a seguito del trasferimento a Roma di un gruppo di detenuti dal carcere di Sulmona, dove da settimane era in atto un focolaio assai esteso. A darne notizia è Aldo Di Giacomo segretario generale del sindacato di Polizia Penitenziaria S.PP.: “Quanto accaduto testimonia ciò che da tempo ribadisco che si sostanzia nella necessità di dare priorità vaccinale a quanti vivono e lavorano nelle carceri: detenuti, Poliziotti Penitenziari, personale medico-sanitario e operatori vari. È opportuno riconoscere i rischi connessi a tale comunità alla luce anche del sovraffollamento. Coloro che lavorano nelle carceri o che svolgono servizi e mansioni a qualsivoglia titolo (es. volontari), potrebbero a ragion di logica essere untori all’interno e all’esterno delle mura. L’Amministrazione non deve ancora sottovalutare l’emergenza e mal gestirla. Nel caso di Rebibbia è necessario effettuare tamponi a tappeto e ripeterli a distanza.”

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Focolaio Casa Bianca: Trump spericolato

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Fra il 1991 e il 2009 Donald Trump andò in bancarotta per ben sei volte non riuscendo a saldare i debiti e rinegoziare i contratti con le banche e i suoi creditori. L’allora imprenditore dichiarò che le leggi della bancarotta andavano “molto bene” per lui, usandole per i suoi vantaggi economici. Lo stesso non si può dire per i suoi creditori, specialmente le banche che poi si rifiutarono di prestargli soldi considerandolo un rischio troppo grosso.Trump ha sempre condotto i suoi affari in modo spericolato, rischiando, spesso i soldi degli altri, ma alla fine lui ne venne fuori OK. Adesso, da presidente, continua la sua condotta rischiosa, ma questa volta lo fa non solo con la propria vita ma anche con quella degli americani. Dopo essere uscito dal Walter Reed Medical Center, il 45esimo presidente ha dichiarato di avere imparato “moltissimo sul Covid-19” e ha incoraggiato gli americani a non avere paura, citando i grandi miracoli della medicina e le nuovissime terapie. Proprio qualche giorno fa ha ribadito quello detto in precedenza che il “Covid-19” non è più pericoloso dell’influenza annuale. Twitter ha classificato il messaggio come potenzialmente pericoloso. Facebook è andato oltre cancellandolo perché falso e pericoloso. Il dottor Anthony Fauci, l’espertissimo virologo, è intervenuto diplomaticamente ricordando che il Covid-19 è molto più pericoloso poiché ha causato una pandemia che ha ucciso un milione di persone nel mondo e non è ancora finito. L’influenza e il Covid-19 non sono la stessa cosa, ha concluso Fauci. Trump lo sa e tutti adesso sappiamo che lo sa perché lo ha ammesso in una registrazione del mese di febbraio dell’anno in corso, rilasciata recentemente dal giornalista Bob Woodward, notissimo per le sue inchieste sul Watergate. Vi si sente Trump dire che il Covid-19 “è molto più pericoloso dell’influenza”.Trump sembra dunque avere dunque dimenticato o come spesso fa racconta una storia e poi cambia dipende da chi ha davanti. La sua linea generale però è sempre stata di minimizzare e presentare una visione rosea del suo “magnifico lavoro” a controllare il coronavirus. I fatti sono diversi come ci chiarisce la realtà che gli Stati Uniti con 4 % della popolazione mondiale hanno il 25 % delle morti causate dal Covid-19. L’attuale inquilino della Casa Bianca rischia non seguendo le regole enunciate dagli esperti come se per lui non fossero vere.Trump cerca di creare l’immagine di saperne più degli esperti, vivendo secondo le sue intuizioni e credendo che ciò gli produrrà i migliori risultati. Sa benissimo che per potere esser rieletto l’economia deve andare bene e dunque insiste sulla vita normale, la riapertura delle scuole, ristoranti e luoghi pubblici. Viola i consigli dell’uso delle mascherine che proteggono il portatore ma in grande misura offrono una maggior protezione agli altri. Ecco la mancanza più forte di Trump. La sua incapacità di preoccuparsi degli altri, essendo chiuso nel suo estremo narcisismo.Il 45esimo presidente odia l’uso delle mascherine che ha usato in rarissime occasioni quando lui crede necessario. Critica quelli che le usano. In modo particolare si è burlato di Joe Biden, il suo avversario democratico, perché appare sempre con un “mascherone” in pubblico. I suoi seguaci e collaboratori fanno la stessa cosa. Al primo dibattito tenutosi qualche settimana fa a Cleveland i suoi familiari e assistenti non hanno usato la mascherina come richiedevano le regole eccetto per la first lady Melania Trump. I familiari e collaboratori di Biden, invece, portavano tutti la mascherina. Trump ha persino intimato ad assistenti alla Casa Bianca, secondo fonti confermate, di togliersi la mascherina. La condotta azzardata di Trump ha ovviamente avuto i suoi danni al livello personale e nazionale ma ha colpito in modo notevole i suoi collaboratori alla Casa Bianca ed altri personaggi di rilievo del Partito Repubblicano con cui il presidente è venuto in contatto. Oltre al contagio di Trump stesso e la first lady, più di una dozzina dei suoi collaboratori sono stati contagiati. Nel caso dell’entourage di Biden, invece, non si sono sentite notizie di contagi. Usare prudenza non risolve tutti i problemi ma certamente contribuisce notevolmente. La Casa Bianca ha invece avuto più casi positivi di coronavirus che i 124 milioni di abitanti inclusi nei Paesi di Taiwan, Nuova Zelanda e Vietnam. Persino Mark Milley, capo della Joint Chief of Staff e altri vertici militari sono adesso in quarantena poiché l’ammiraglio Charles Ray della Guardia Costiera americano è stato contagiato dal Covid-19.Dopo essere stato rilasciato dal Walter Reed Medical Center, Trump continua ad agire esattamente come prima, minimizzando la gravità del coronavirus. Trump vede le malattie come debolezza personale, secondo Mary Trump, la nipote del presidente, la quale ha scritto un libro in cui attacca in modi poco diplomatici lo zio, sottolineando l’incapacità di empatia dell’attuale inquilino alla Casa Bianca. La nipote, in una recente intervista a Democracy Now, ha detto che allo zio poco importano gli altri ma che anche lui è circondato da persone che non si prendono cura di lui. Nelle sue condizioni, Trump dovrebbe ancora essere ricoverato, secondo la nipote. Trump, però, deve apparire forte e crede che ce la farà. La nipote crede che la cosa peggiore che potrebbe succedere è un eventuale recupero completo di Trump poiché dimostrerebbe nella sua mente che i forti sconfiggono le malattie e i deboli invece soccombono. Trump, difatti, non è per nulla forte. Con la sua politica rischiosa non è riuscito a proteggere se stesso, la moglie, i suoi collaboratori alla Casa Bianca e il popolo americano dalla pandemia. La cosa peggiore per il Paese sarebbe un’eventuale rielezione di Trump. Ciò sta divenendo sempre più improbabile. Un ultimissimo sondaggio della Franklin Pierce University/Boston Globe, condotto dopo l’annuncio del contagio di Trump, lo piazza distanziato da Biden di 21 punti. Segno che gli americani non siano propensi a rischiare concedendo a Trump un secondo mandato.Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Non il mare nostrum ma il mare monstrum

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2011

Parafrasando il titolo del romanzo di Archibald Joseph Cronin: “E le stelle stanno a guardare”, rappresentiamo adeguatamente l’immobilismo della classe politica. In particolare stigmatizziamo l’indifferenza delle istituzioni nel gestire le gravissime problematiche che attanagliano i cittadini, costretti a viverle e subirle nell’aberrante realtà territoriale del sud. In questa panoramica, anche quelle che in passato erano ritenute bellezze naturali, da considerare patrimonio dell’umanità, ad es.: il mare in Calabria, possono trasformarsi in tutt’altro: “una discarica”; un focolaio di infezioni; etc … “L’errore è umano ed il perseverare nell’errore è diabolico”. Ed è in quest’ottica che si muovono i Responsabili istituzionali. Il mare della Calabria, dopo essere stato nella scorsa stagione “nell’occhio del ciclone”, richiamando l’attenzione del prestigioso New York Times per i “versamenti” in mare di materiale inquinante. A tal proposito la gente riteneva:“ … che erano finalizzati all’approvazione del progetto di una nuova discarica”. Dopo il forte eco della stampa e soprattutto dopo la realizzazione dei progetti malavitosi sembrava che si fosse ripristinata una situazione di normalità. Pura utopia anche quest’anno a Marina di Zambrone a pochi chilometri da Tropea da circa una settimana nella mattinata dalle 10,30 – 11.00, il mare si colora e “si alimenta”di materiale organico e si rende pertanto “non balneabile”. Per disperdersi dopo diverse ore e per gli effetti della corrente in altri luoghi marittimi anche lontani della Calabria. Il tutto ingenerando il timore di molti bagnanti che hanno interrotto le vacanze nei villaggi turistici anticipatamente, diversi dei quali hanno affrontato lunghi viaggi, di oltre 1000 chilometri. Probabilmente ci sono strategie occulte: c’è il desiderio e la volontà di privilegiare una zona della Calabria in riferimento ad un’altra; oppure c’è un progetto della criminalità, di “strozzare” l’intera attività turistica per acquisirla “ad una cifra simbolica”, per rilanciarla successivamente ed in modo adeguato sul mercato anche nel corso di diversi anni. Possiamo dire che in Calabria: “ non si muove foglia che la ndrangheta non voglia”, “ i burattinai” effettuano un controllo a 360 gradi; mentre ai “burattini” è consentito soltanto sporadicamente di “tossire“. Con le istituzioni non impera la “connivenza” ma la “sudditanza”. A nulla serve coinvolgere tout-court le suddette: con e-mail; con le telefonate, come nei giorni scorsi ha fatto lo scrivente, coinvolto direttamente in questa tragica esperienza. Soltanto “una tenue luce all’orizzonte”, il “pallido” tentativo della Capitaneria di porto che per due giorni nello scorso fine settimana ha fatto dei controlli al largo della spiaggia di Marina di Zambrone. Bisogna riconoscere, ad onore del vero, l’intervento critico alle istituzioni di qualche proprietario dei villaggi turistici, che dopo avere “tergiversato diplomaticamente” hanno ottemperato al loro dovere, anche con denunce. Queste persone emancipate, purtroppo per un loro retaggio culturale non hanno gradito il mio operato esterno, dichiarando pubblicamente” i panni sporchi si lavano in famiglia”. Ciò nonostante, dopo avere fatto presente all’Ente Regionale della Calabria, la possibilità di una rivalsa economica nei confronti di una pubblicità ingannevole, con la presentazione di un mare che non corrisponde alla verità, ho attivato la Consulta Giuridica dell’Associazione Mondoconsumatori, della quale sono Consigliere Nazionale, per potere esperire la class – action. (Alberto De Marco)

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I nepotismi della Lega

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2010

Tutto il feudo leghista è impegnato ad aggiustarsi quattro uova nel piatto. La considerazione dell’on. Razzi si riferisce al monopolio leghista che a Torino, Brescia e Milano sino al Veneto ed al Friuli favorisce  concede posti di lavoro ed incarichi nella sanità regionale  ai seguaci della Lega Nord  parenti stretti o conoscenti. «Questo paese- ha spiegato ironico Razzi- si è messo nel suo seno una serpe color verde-carroccio che si sta insinuando in tutte le istituzioni italiane alimentando il focolaio virulento della secessione. Non ci venissero a parlare di Roma ladrona perché ciò che avviene, a partire dal figlio di Bossi,   in così poco tempo, ha polverizzato ogni record di clientelismo cosa che la “celeberrima” Democrazia Cristiana era riuscita a meritare in 40 anni “onesta” malsana gestione del potere». A Brescia otto vincitori di un concorso pubblico: cinque signore leghiste, la moglie del vicesindaco di Brescia, la nipote dell’assessore all’Istruzione, due assistenti di un altro assessore, la capogruppo leghista del consiglio comunale di Concesio «alla faccia dell’acido desossiribonucleico basta così?- ha concluso Razzi».

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Morbillo: diminuiscono i decessi

Posted by fidest press agency su domenica, 6 dicembre 2009

L’Iniziativa contro il morbillo – una partnership di cui fanno parte UNICEF, OMS, CDC, United Nations Foundation e Croce Rossa Americana- ha annunciato che nel mondo, tra il 2000 e il 2008, le morti causate dal morbillo sono diminuite del 78% passando da 733.000 del 2000 a 164.000 del 2008. Tuttavia, gli esperti avvertono che se non c’è continuità nei finanziamenti per le campagne mondiali di vaccinazione, è possibile una recrudescenza della mortalità. Tutte le regioni, ad eccezione di una, hanno raggiunto l’obiettivo dell’ONU di ridurre la mortalità da morbillo del 90% entro il 2010 con due anni di anticipo. La vaccinazione contro il morbillo di circa 700 milioni di bambini ha evitato 4,3 milioni di decessi nell’arco di un decennio.  La sola regione che può compromettere il raggiungimento dell’obiettivo del 2010 è il Sud-est asiatico, che comprende paesi come l’India, l’Indonesia e il Bangladesh, dove i decessi causati dal morbillo sono diminuiti solo del 46% tra il 2000 e il 2008. In India, il paese con il maggior numero di decessi per morbillo, il mancato progresso è stato in gran parte dovuto al ritardo nell’attuazione delle campagne di vaccinazione su larga scala.  “Nel 2008, tre bambini su quattro morti a causa del morbillo erano indiani” ha affermato Ann M. Veneman, Direttore generale dell’UNICEF. “Il piano dell’India per rendere capillare la campagna di vaccinazione contro il morbillo in varie parti del paese è molto incoraggiante”.  Per eliminare il rischio di recrudescenza, i paesi devono continuare a sostenere vaste campagne di vaccinazione ogni due/quattro anni, fino a quando i loro sistemi sanitari siano in grado di fornire due dosi di vaccino contro il morbillo a tutti i bambini e cure. Per raggiungere l’obiettivo del 2010 sarà importante anche rafforzare i sistemi di monitoraggio delle malattie per rilevare rapidamente i casi di morbillo e controllarne i focolai.

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