Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘fondamento’

La libera stampa è fondamento della democrazia

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Il Presidente della Fieg Andrea Riffeser Monti plaude alle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla libera stampa come elemento fondante della democrazia e ricorda che, come è stato autorevolmente detto, la libertà di ciascuno di noi dipende dalla libertà di stampa.“La stampa – ha dichiarato il Presidente della Fieg – può essere credibile e affidabile solo se, come sottolineato dal Presidente della Repubblica, essa è sgombra da qualsiasi condizionamento di poteri pubblici e privati e a condizione che sia preservata l’indipendenza e la piena autonomia del ruolo del giornalista. L’impegno e lo sforzo della Gazzetta del Sud e del Giornale di Sicilia, in un contesto di particolare difficoltà, sono la dimostrazione della vitalità del settore editoriale. La Fieg si associa agli auguri di ogni successo espressi dal Presidente Mattarella.” “Oggi – ha concluso Riffeser – l’evoluzione dell’informazione, della sua diffusione con diversi mezzi e la necessità di adeguamento delle organizzazioni aziendali richiedono un confronto serio, costruttivo e la massima condivisione con le istituzioni, il Parlamento e tutte le forze politiche. La Fieg conferma la propria disponibilità ed il proprio impegno ad un lavoro comune per la scrittura delle regole del settore e per la tutela degli oltre 60.000 addetti della filiera dell’informazione”.

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Concetto di libertà e i suoi fondamenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2015

Roma Corso di aggiornamento per docenti di Filosofia che si terrà dal 14 al 17 settembre prossimo su iniziativa dell’omonima Facoltà della Pontificia Università della Santa Croce. università santa croce“L’epoca attuale è contrassegnata dalle rivendicazioni della libertà in tanti ambiti (morale, politico, culturale, tecnologico, economico) e ciò ha forgiato la nostra mentalità, sicché molti dei nostri modi di esperire, pensare e comportarci dipendono da una particolare concezione della libertà e dal senso che attribuiamo a essa nella vita quotidiana”, spiegano dal comitato organizzativo. “Malgrado le evidenti conquiste della modernità, occorre discernere nell’odierno contesto socio-culturale quei tratti involutivi che possono destabilizzare o erodere il terreno su cui si fonda la libertà stessa”.Tra gli interrogativi che saranno affrontati, quelli posti alla libertà dal determinismo scientifico, dall’eccessivo peso assunto dall’affettività, dal multiculturalismo, dal relativismo morale e gnoseologico, dalle teorie socio-politiche.Interverranno come relatori, tra gli altri, Mauro Magatti, dell’Università Sacro Cuore di Milano, Irene Kajon, dell’Università “La Sapienza”, Luca Valera, del Campus Bio-medico di Roma, Andrea Lavazza, del Centro Universitario Internazionale, Leonardo Allodi, dell’Università di Bologna, e Paola Ricci Sindoni, dell’Università di Messina.
Rivolto a docenti e studiosi di filosofia, il Corso è valido ai fini della formazione continua del personale della scuola italiana, con riconoscimento del Ministero dell’Istruzione.

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Il fondamento della giustizia

Posted by fidest press agency su domenica, 8 giugno 2014

Benedetto XVI.di Georg Gänswein «Nella storia, gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso: sulla base di un riferimento alla Divinità si decide ciò che tra gli uomini è giusto. Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato o alla società un diritto rivelato, mai un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto — ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio». Questo passaggio del discorso pronunciato il 22 settembre 2011 al Bundestag di Berlino è giustamente tra i più noti. In esso è racchiuso il cuore del pensiero di Benedetto xvi sul contributo che la religione offre al dibattito pubblico e, in particolare, alla costruzione dell’ordine giuridico. Qui si evidenzia l’originalità del cristianesimo in rapporto alle altre religioni, un’originalità che spesso passa inosservata non solo ai commentatori laici, ma anche ai cristiani stessi: non la rivelazione, ma «la ragione e la natura nella loro correlazione costruiscono la fonte giuridica valida per tutti» afferma poco più avanti Benedetto xvi nel medesimo discorso. Similmente, il 17 settembre 2010 a Westminster Hall analogo concetto era già stato proposto in questi termini: «La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione. Secondo questa comprensione, il ruolo della religione nel dibattito politico non è (…) quello di fornire tali norme, come se esse non potessero essere conosciute dai non credenti — ancora meno è quello di proporre soluzioni politiche concrete, cosa che è del tutto al di fuori della competenza della religione». Con queste affermazioni Benedetto xvi sgombra il campo da un equivoco persistente nella cultura contemporanea, che ha condizionato e condiziona tuttora il dibattito sul rapporto tra religione e ragione. L’equivoco si basa sull’idea che il cristianesimo e, in particolare, la Chiesa cattolica, intervenendo nei dibattiti pubblici si appellino a un principio di “Autorità” nella decisione sulle questioni giuridiche e politiche. È tuttora opinione dominante ritenere che, in una democrazia degna di questo nome, sarebbe inaccettabile dare spazio al discorso religioso in quanto tale, perché esso si baserebbe su un’Autorità che vanificherebbe ogni tentativo di dialogo con gli altri. Intervenendo nel dialogo democratico sulla base di dogmi autoritativi, le religioni violerebbero la regola di ogni democrazia deliberativa — il dialogo tra le diverse posizioni — e agirebbero come ostacolo, snaturando irrimediabilmente la dinamica democratica. Si paventa il timore che l’autorità religiosa possa contendere alle autorità civili la capacità di produrre le norme giuridiche: di qui un’incompatibilità tra le due fonti di autorità. L’inevitabile conclusione che se ne trae è che «è proprio l’esilio di qualsiasi Autorità dalla scena dell’argomentazione pubblica, l’ostracismo di tutte le fedi, che garantisce il terreno comune del dialogo e la reciproca eguaglianza di tutti in quanto concittadini», con la conseguente necessità che l’intera sfera pubblica sia privata di Dio affinché sia mantenuto un terreno neutrale di dialogo. Questo esilio di Dio dalla sfera pubblica muove dalla premessa che l’intervento del fattore religioso nella dialettica democratica si configuri come una serie di comandi o di comandamenti derivanti da una volontà superiore, eterna e indiscutibile: un’Autorità appunto. Tuttavia, è difficile immaginare qualcosa di più distante dal pensiero di Benedetto xvi. Il cristianesimo che egli propone non permette ai fedeli di esimersi dalle fatiche, né consente loro di privarsi dell’uso della ragione, nascondendosi dietro un principio di autorità o trincerandosi dietro precetti o comandi religiosi. Per la fiducia che nutre nella possibilità che il divino, come Lògos, possa essere incontrato nella ricerca razionale della verità, Benedetto xvi non esita a esigere dai credenti che essi entrino nel dialogo pubblico democratico con strumenti universali e accessibili a tutti: ragione e natura, nella loro interrelazione. In questa prospettiva, parlare di religione nella spazio pubblico non equivale, come erroneamente si presume, a introdurre un principio fideistico nel dialogo democratico, né implica attingere meccanicamente a precetti religiosi come fonte per la regolazione dei problemi sociali, politici e giuridici. Il primo e fondamentale contributo di Benedetto xvi è il richiamo al fatto che le fonti ultime del diritto sono da ricercare nella ragione e nella natura, non in un comando, di chiunque esso sia. L’originalità della posizione di Papa Benedetto quanto alla presenza dei cristiani nella sfera pubblica si radica in una visione del cristianesimo come religione universale, rivolta a tutti, che confida nella possibilità che la ragione trascenda le capacità stesse della ragione, che Egli assevera con le parole di san Paolo: «Quando i pagani, che non hanno la Legge, per natura agiscono secondo la legge, essi… sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza» (Romani, 2, 14ss). La proposta di Benedetto xvi risolve il problema alla radice, laddove afferma che la fonte delle norme giuridiche non è la rivelazione, ma la ragione e la natura nelle loro interrelazioni.

 

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La Costituzione, fondamento della Res Publica

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2013

Il periodo storico in cui ci troviamo a vivere pare essere caratterizzato dall’indebolimento dell’idea di Res Publica, di bene comune, che era invece un tratto tipico del secolo scorso. Si può senz’altro discutere su come questa idea sia stata messa in pratica, nelle sue varie forme, bene o male, soprattutto nel secondo dopoguerra, ma appare certo innegabile, almeno ad alcuni di noi, che l’individualismo, nel suo aspetto deteriore, ispira oggi le azioni di molti.Si potrebbe persino dire, in modo forse semplicistico, che l’attuale crisi economica e sociale ha le sue radici proprio nell’assenza di un senso condiviso di appartenza ad una collettività, che consapevolmente decida del proprio destino, assumendosi allo stesso tempo la piena responsabilità delle proprie azioni. Sembra quasi che si sia lasciata ad altri, che hanno voluto prendersela consapevolmente, la responsabilità di decidere per noi, delle nostre azioni, di ciò che è bene e male. E questo, si potrebbe continuare, è forse anche alla base delle recenti proteste che si sono svolte, e continuano a svolgersi, in numerosi paesi, come, ad esempio, la Turchia, il Brasile e la Bulgaria.
In questo senso, riteniamo che la Costituzione, nata dalla Resistenza contro il Nazifascismo, sia da difendere, proprio perché in essa è chiaro il riferimento al bene comune, al desiderio di costruire insieme il mondo in cui viviamo, assumendosene tutte le responsabilità, con coraggio, passione e, perché no, gioia. Le modifiche costituzionali di recente proposte, soprattutto il presidenzialismo, sembrano invece andare contro questa idea, già vilipesa nella realtà quotidiana, al fine di rafforzare la struttura oligarchica, esclusiva del potere, a scapito della democrazia partecipativa, pensata dai costituenti.
La difesa della Costituzione è dunque, a nostro avviso, un punto di partenza imprescindibile, se si vuole provare a contare qualcosa nelle decisioni che riguardano la nostra vita, in quanto membri di una collettività di persone libere. (Marco La Mantia, segretario della sezione ANPI della Repubblica Ceca)

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La Croce: da fondamento a problema?

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 marzo 2012

Italiano: Università Europea di Roma. Via degl...

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Roma 6 marzo 2012, dalle 9.00 alle 18.00, nell’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190) convegno “La croce: da fondamento a problema?” Interverranno, fra gli altri: Isabella Becherucci, Paolo Martino, Vincenzo Placella, Lia Fava Guzzetta, Irene Baccarini, Cristiana Lardo, Daniela Luppa.
La croce, “logo” del cristianesimo, è da due millenni simbolo identitario, icona dell’amore che salva, sacramento e catechesi mistagogica. Ma in larghi strati della cultura contemporanea l’immensa ricchezza semantica e performativa del signum crucis e soprattutto del crocifisso si è opacizzata: la croce è spesso intesa negativamente come distintivo di parte, emblema della sofferenza e della sconfitta, patetica pratica devozionale legata a mentalità superstiziosa.
L’esibizione del crocifisso è stata recentemente condannata come lesiva dei diritti fondamentali dell’uomo. Quali sensazioni suscita la sua vista oggi? Quali contenuti questo segno riesce a veicolare? E soprattutto quale considerazione ha questo simbolo nelle varie discipline che si coltivano e si insegnano nell’università? Non si tratta di rivisitare in modo esaustivo saperi assestati da tempo nelle scienze storiche, teologiche, liturgiche, ma di fare il punto su un segno che – già assunto come emblema di una civiltà – sembra essere diventato ora un “problema” politico e culturale. Che cosa hanno da dire in proposito non solo gli studi teologici, liturgici, patristici, la storia del Cristianesimo, ma anche semiologia, scienza delle comunicazioni, antropologia, scienze linguistiche e letterarie, storia dell’arte e sociologia? Quali significati attribuiscono, oggi, al simbolo della croce i mezzi di comunicazione? L’esposizione pubblica del crocifisso in un paese laico pone davvero problemi giuridici? Gli studi umanistici sono in grado di accertare un “fastidio” della croce nella società laica, secolarizzata? Quale contributo può venire dalle varie competenze disciplinari all’interpretazione di questo segno che costituisce da sempre il compendio della rivelazione cristiana?

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“La calunnia”: E’ berlusconismo cronico

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2010

Nell’intervento alla Camera dello scorso 22 settembre il presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro è tornato ancora una volta sulle parole diffamatorie che, in più occasioni, il premier Berlusconi ha avuto ad esprimere sulla validità del suo percorso accademico, bollandole come prive di ogni fondamento.  Solidarietà all’ex Pm è stata espressa da Roberto Soldà vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Anziché parlare dei problemi reali dei cittadini, si continua a denigrare la figura di uno dei principali leader dell’opposizione. Farebbe bene a sporgere querela per porre fine a questo stillicidio e intavolare, finalmente, un dibattito su temi di reale interesse nazionale”. L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro ricorda:” Scopo della politica dovrebbe sempre essere la  ricerca del bene comune,   basata su validi principi morali es ul rispetto della controparte.  Constatiamo che il pericolante governo Berlusconi è sempre più lontano da realizzare  tale obiettivo”.

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Roma e Monza: Due grandi premi formula Uno

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 marzo 2010

«La firma  da parte di Ecclestone che garantisce il Gran Premio di Formula 1 a Monza almeno fino al 2016 dimostra in maniera inequivocabile come tutte le accuse lanciate contro di noi di voler cancellare il Gran Premio d’Italia nella città lombarda erano destituite di fondamento. Lo avevamo detto più volte e oggi trova piena conferma l’idea che in Italia ci possono essere due Gran Premi: quello di Monza e quello di Roma. Per questo motivo, l’ennesimo emendamento della Lega contro il Gran Premio di Roma si presenta come un inaccettabile tentativo di interferire nella vita interna nella nostra città. Un’interferenza che, come già successo in altre occasioni parlamentari, sarà rimandata al mittente dal punto di vista legislativo e porrà il problema di una dura verifica politica di questi atteggiamenti scorretti e inaccettabili da parte di esponenti della Lega Nord. Dal 2012 o al massimo dal 2013 l’Italia potrà vantare l’invidiabile situazione di avere due Gran Premi di Formula 1 sul proprio territorio nazionale che si rafforzeranno reciprocamente nella promozione turistica e nella valorizzazione sportiva». Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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Un autoritarismo mediatico

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2009

Rosario Amico Roxas riprende, per commentarlo, un articolo a firma di Fabrizio dell’Orefice scritto su Il Tempo del 5 dic. Titolato: Il Pdl cresce, si muovono i pm dove si evidenziano ipotesi di “giustizia ad orologeria” contro il PdL; nel momento in cui l’indice di gradimento aumenterebbe ecco che avvengono indagini e inchieste, proprio in coincidenza di votazioni”. A questo riguardo Roxas vi ravvisa le caratteristiche di un articolo scritto ad usum delphini. La lettura, invece, di quanto accade andrebbe invertita: “sono le elezioni che cadono sempre in coincidenza con inchieste della magistratura, per fornire l’alibi del vittimismo, del complotto e per inondare i media con accuse non solo prive di fondamento ma artificiosamente propagandate come fulcro centrale della campagna elettorale di turno”. E ancora, afferma Roxas:  “Secondo l’articolista per evitare tali coincidenze non si dovrebbe mai indagare il PdL e i suoi rappresentanti, perché diventa giustizia ad orologeria, stante la concomitante tornata di votazioni. Con la ,manfrina della persecuzione giudiziaria è stata generata una impunità mimetizzata, che finisce con il rivolgersi ad esclusivo vantaggio degli indagati, trasformati in vittime”. E da qui il commento: “Tutto ciò può accadere esclusivamente  a causa dell’anomalia di fondo che caratterizza questa pseudo-democrazia, dove il gestore unico del potere condiziona l’opinione pubblica con il possesso di tre reti televisive e con l’uso delle altre due pubbliche, nonché di una miriade di reti locali private associate  di fatto alle reti nazionali; quindi il possesso di giornali, il cui uso e abuso rimane sotto gli occhi di tutti, con i quali viene esercitato il ricatto quotidiano nei confronti di chiunque osasse dissentire dal pensiero unico imposto, come si è evidenzialo nei casi di Boffo ed ultimo della Mussolini. Gli elettori non si soffermano all’approfondimento, contentandosi di dare un fugace sguardo ai titoli dei giornali ben in evidenza e agli annunci dei telegiornali sia delle reti mediaset che del 1° e  2°  canale RAI, mentre vengono lanciate accuse e minacce contro i soli programmi che tentano di ristabilire un equilibrio di informazione.Si formalizza così una nuova forma di aggressione politica, identificabile con un autoritarismo mediatico, in grado di condizionare i consensi”. (Rosario Amico Roxas)

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Tassa rifiuti a Roma: nessun aumento

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2009

“La notizia dell’aumento della Ta.Ri (Tassa rifiuti) è destituita di fondamento. Sottolineo, inoltre, che le valutazioni in merito, così come i contenuti finali del Documento di Programmazione Finanziaria del Comune di Roma per il triennio 2010-2012, saranno comunque resi noti solo dopo la concertazione con i Municipi e le componenti economico-sociali della città. Per quanto riguarda, in particolare, la Tari, quanto riportato dal quotidiano “La Repubblica” non solo è privo di fondamento, perchè non esiste nel Dpf alcuna ipotesi di aumento, ma rivela nei fatti una errata interpretazione che la giornalista dà al significato di “progressività”. Questo termine per il linguaggio giuridico ed economico non significa “aumento del prelievo nel tempo”, bensì indica il principio per cui il prelievo tariffario deve gravare meno sulle fasce economicamente più fragili della collettività”. Lo ha dichiarato l’assessore al Bilnacio del Comune di Roma, Maurizio Leo.

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