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“Sempre più Esg nel futuro dei fondi pensione anche in Italia?”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 giugno 2019

A cura di Marco Ghilotti, Senior manager – Institutional Clients di Pictet Asset Management e analista ESG. Gli investimenti in Esg, considerando il totale degli Asset Manager e degli Asset Owner europei, hanno raggiunto un volume totale di 20 trilioni di euro a fine 2018, secondo lo European Sri Study di Eurosif.Tuttavia, parlare genericamente di Esg può essere fuorviante, in quanto dietro questa etichetta sono raggruppati prodotti molto diversi tra di loro per struttura e strategia sottostante. La tassonomia riportata da Eurosif classifica i fondi sostenibili in sette categorie, ognuna delle quali integra i fattori Esg nella ricerca, analisi e selezione dei titoli in portafoglio, con l’obiettivo di catturare i migliori ritorni di lungo termine per l’investitore, assicurandosi, nel contempo, che il comportamento delle aziende sottostanti sia benefico per la società.
Per quanto riguarda le categorie, si va dalla più semplice esclusione di interi settori (armi, alcol, tabacco, pornografia) a quelle più complesse dell’impact investing e del sustainability themed investment, il primo raccogliendo gli investimenti che producono un impatto positivo su ambiente e società; i secondi i macrotrend secolari. Tra le strategie complesse compare anche quella dell’Engagement, che prevede il coinvolgimento diretto dell’investitore il quale esprime il proprio voto sulle questioni attinenti alla sostenibilità sollevate all’interno delle assemblee degli azionisti o direttamente con il management. In mezzo, la best-in-class investment selection, la norms-based screening e l’integrazione.
In Europa prevale ancora la strategia dell’esclusione, che caratterizza quasi la metà dei fondi Esg europei, per un volume di 9,5 miliardi di euro. Tuttavia, la seconda strategia per dimensioni è quella che prevede un’azione di “engagement e “voting” e cresce al ritmo del 27% annuo, indicando che qualcosa, anche nel mondo della sostenibilità, sta cambiando. E anche velocemente.I Paesi con i maggiori tassi di crescita nell’area, nell’ultimo biennio, sono stati Polonia (+159%) e Italia (+154%). L’Italia ha raggiungo asset superiori a 1,5 trilioni di euro: anche in questo caso le strategie di esclusione sono preponderanti. Tuttavia, il nostro è il Paese con la fetta maggiore di investimenti cosiddetti impacting (pari a 51 miliardi di euro su un totale di 108 miliardi per tutta l’Europa); la strategia Sustainability Themed ha segnato il maggior tasso di crescita negli ultimi tre anni, raggiungendo il traguardo dei 53 miliardi.
Un segnale forte dell’evoluzione positiva del mercato domestico, che dimostra che la delega affidata al gestore sia la scelta giusta per l’investitore istituzionale. Le strategie più sofisticate hanno dimostrato di essere anche quelle capaci, nel lungo termine, di garantire le performance migliori.Un indicatore grezzo come il confronto tra l’indice MSCI World ESG Net Total Return, che rappresenta azioni di tutto il mondo rispettose dei criteri ESG, e l’indice MSCI AC World Daily Net Total Return, il premio ESG cumulato dal 2007 a tutto il primo trimestre 2019, ammonta al 6% circa.Secondo un recente studio del Politecnico di Milano che ha preso in considerazione l’EUROSTOXX 600 nel periodo 2012-2017, l’over-performance è di quasi il 3% annuo per le aziende ad alto punteggio ESG nei confronti di quelli a basso punteggio. Le aziende con alto rating Esg sono, infatti, anche le più efficienti nell’aumentare i volumi di fatturato e nel migliorare la marginalità operativa: nei cinque anni osservati, i titoli caratterizzati dal punteggio Esg più elevato hanno registrato una performance cumulata dell’86,1% (13,2% annualizzata) contro il 70,9% (11,3%) dei portafogli a basso contenuto di Esg.
Le strategie Esg che, come notato, diventano sempre più impacting e basate sui megatrend, sono quelle dunque maggiormente in linea con gli obiettivi di rendimento e stabilità nel lungo periodo, ma anche di controllo del rischio degli investitori istituzionali.
Nel prossimo futuro, a spingere i piani previdenziali all’adozione di scelte sostenibili saranno anche le novità normative in arrivo dall’Unione europea, prima fra tutte la Direttiva IORP II che obbligherà gli enti pensionistici aziendali o professionali, a fornire disclosure sul modo in cui le tematiche socio/ambientali sono integrate nella gestione finanziaria e nell’analisi dei rischi di investimento.

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Fondi Pensione: investire in infrastrutture sociali

Posted by fidest press agency su domenica, 2 dicembre 2018

Nell’ultima classifica mondiale della competitività stilata dal World Economic Forum, alla voce “infrastrutture” l’Italia figura al ventunesimo posto, preceduta in Europa non soltanto da Germania, Francia e Gran Bretagna, ma anche da Paesi le cui economie pesano meno della nostra all’interno dell’UE come Olanda, Spagna e Belgio, per citare soltanto i più importanti. Il deficit infrastrutturale è per definizione un freno allo sviluppo e alla produzione di ricchezza, ma nel mondo rappresenta una grande opportunità, soprattutto per gli investitori istituzionali. Secondo l’Official Monetary & Financial Institutions Forum, un gruppo di ricerca indipendente basato a Londra, i grandi fondi hanno in programma a livello globale investimenti in infrastrutture per 130 miliardi di dollari entro i prossimi due anni. Molti fondi pensione americani hanno deciso di raddoppiare la quota di questa tipologia di investimenti nel loro portafoglio. “Non c’è dubbio – ha affermato oggi a Milano il presidente di Assoprevidenza Sergio Corbello, nel corso di un press lunch – che anche per gli investitori istituzionali italiani, in primo luogo per i fondi pensione, gli impieghi nell’economia reale aprano spazi virtuosi”.
In particolare gli investimenti in infrastrutture sono attraenti perché il loro rendimento non è legato all’andamento dei mercati finanziari, di cui non subiscono la volatilità, e nemmeno all’andamento dei cicli economici. Soprattutto, l’orizzonte temporale è ideale per investitori come i fondi pensione e le casse previdenziali, che per la stessa natura della loro attività ricercano occasioni di investimento in grado di offrire rendimenti corretti per il rischio stabili e appetibili nel lungo periodo. “In Italia – ha sottolineato Corbello – sono già state realizzate, o stanno per esserlo, iniziative che appaiono paradigmatiche. Ne cito solo due: la Cassa Forense ha sottoscritto un importante impegno con il FEI-Fondo Europeo per gli Investimenti che opera a sostegno delle piccole e medie imprese; l’ANIA, l’Associazione delle imprese di assicurazione, sta promuovendo la realizzazione di un fondo infrastrutturale per le proprie associate”.
Da anni Assoprevidenza, in estrinsecazione del suo ruolo di centro tecnico, si adopera per far conoscere le caratteristiche di varie tipologie di Fondi di Investimento Alternativi (FIA), che nella totalità dei casi compiono investimenti nell’economia reale: fondi immobiliari, fondi di private equity, credit funds, fondi dedicati alle energie alternative, fondi votati al nuovo comparto dell’intelligenza artificiale e della robotica. “Per ciascuna tipologia di possibile impiego, da soli o con altri – ha ricordato il presidente di Assoprevidenza – abbiamo realizzato convegni e seminari, cercando di informare al meglio il comparto della previdenza complementare. Da ultimo ci siamo particolarmente focalizzati sul settore delle infrastrutture sociali (Residenze Sanitarie Assistenziali, strutture sanitarie in genere, studentati), che risultano piuttosto ‘semplici’ da valutare e sono in grado di offrire, con bassissimo rischio, rendimenti stabili e interessanti nel tempo”. Inoltre questa tipologia di investimenti, secondo Corbello, sposa perfettamente la missione sociale degli enti previdenziali con le necessità del Paese: “Per le RSA basti pensare al peso del fenomeno invecchiamento, di cui l’Italia è la punta di diamante in Europa, e alla loro caratteristica – cui siamo particolarmente sensibili – di iniziative di sviluppo sostenibile”.

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L’altra pagina: I fondi pensione

Posted by fidest press agency su sabato, 1 maggio 2010

La puntata della trasmissione L’Altra Pagina di questa settimana ha come argomento i fondi pensioni. L’On. Egidio Pedrini intervista Carlo Foce Consigliere Azimut Sgr, Davis Blengini camionista, Alberto Becchi esperto finanziario, Francesco Gullo presidenza nazionale Feneal Uil e Massimo Malvasi DG Fondo Arco La puntata andrà in onda:  sabato 1 maggio 2010 ore 23.00 su Canale 10 (Toscana)  lunedì 3 maggio 2010 alle ore 23.00 su Odeon Sat (nazionale)  lunedì 3 maggio 2010 alle ore 23.00 sul Canale 927 – Odeon Sat (Europa)  mercoledì  5 maggio 2010 ore 11.00 su Canale 10 (Toscana)

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