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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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Riconciliare le foreste e l’agricoltura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2020

In questa intervista, Roby Biwer (LU/PSE), membro del consiglio comunale di Bettembourg, risponde a sei domande sull’azione dell’UE per proteggere e ripristinare le foreste in tutto il mondo. Nel contesto della Covid-19, il relatore del parere del CdR sul tema Intensificare l’azione dell’UE per proteggere e ripristinare le foreste del pianeta chiede un nuovo regime di certificazione e un nuovo sistema d’informazione dell’UE a sostegno dei prodotti a deforestazione zero e di filiere di produzione corte e trasparenti. Il parere sarà adottato nella sessione plenaria del 1° e 2 luglio 2020.
L’ampia deforestazione della regione amazzonica è indotta dalla domanda mondiale di carne e ogni anno migliaia di ettari di foreste vengono abbattuti per alimentare i mercati mondiali delle carni. Stiamo letteralmente mangiando la foresta amazzonica? In termini generali, come possiamo garantire che la produzione alimentare (carne, caffè, cacao e olio di palma) non abbia un impatto negativo sulle foreste? Qual è il ruolo dell’UE nel proteggere e ripristinare le foreste del mondo? L’UE sta facendo abbastanza?
Sebbene la maggior parte dei consumatori non se ne renda conto, la carne, il caffè, il cacao e l’olio di palma sono tra i prodotti che attualmente causano una forte deforestazione a livello mondiale. Se vogliamo che i mercati si spostino verso prodotti più sostenibili e a deforestazione zero, dobbiamo agire su due fronti. Come primo passo, dobbiamo rafforzare le azioni d’informazione e di educazione, per garantire che i consumatori siano consapevoli dell’impatto economico, sociale e ambientale delle loro abitudini di consumo alimentare. I comportamenti dei consumatori possono certamente influenzare i mercati alimentari e dare impulso alle produzioni sostenibili e a deforestazione zero. Per la stessa ragione dobbiamo anche promuovere un’alimentazione più sana ed eticamente corretta, sottolineando i benefici sia nutritivi che socioeconomici di una dieta a base vegetale, con un tenore elevato di frutta e verdura certificate provenienti da filiere produttive a deforestazione zero. Il secondo fronte su cui dobbiamo lavorare è un impegno europeo a definire e attuare un nuovo regime di certificazione, che sostenga i prodotti a deforestazione zero e contribuisca alla promozione su scala mondiale di una visione europea lungimirante in materia di silvicoltura e produzione alimentare.
Sebbene le più rilevanti attività di deforestazione avvengano per lo più in paesi non UE, è anche vero che in molte zone di montagna dell’Europa, ad esempio in Romania, Slovacchia e in alcuni paesi dei Balcani, sono in corso dei disboscamenti. Perché sta avvenendo qui da noi? Che cosa si può fare a livello locale e regionale per prevenire la deforestazione? Ha esempi concreti da riferire? Quale sarebbe il Suo messaggio ai sindaci, ai presidenti di regione e ai rappresentanti locali e regionali dell’Unione europea?
Non posso commentare la situazione specifica dei singoli paesi, ma sulla base della mia esperienza, posso affermare che è sempre fondamentale avere un dialogo costruttivo con tutte le parti in causa e i loro rispettivi interessi, e noi, in quanto enti locali e regionali, siamo nella posizione migliore per condurre tale dialogo. Dobbiamo proteggere le foreste e la biodiversità, e collaborare con gli agricoltori e i proprietari di boschi per trovare soluzioni adeguate, che a lungo termine saranno vantaggiose anche per loro, compresi quelli che vogliono sviluppare in modo sostenibile l’uso ricreativo delle foreste. In tale contesto, deve essere chiaro che gli accordi internazionali e la legislazione dell’UE e nazionale in materia di protezione delle foreste devono essere rispettati e applicati, ma gli enti locali e regionali hanno un ruolo importante nella mediazione dei conflitti tra i diversi interessi a livello locale e regionale.
Oggi è molto difficile risalire all’origine dei nostri alimenti, soprattutto di prodotti come il cacao e la gomma, dato che la loro produzione coinvolge molti piccoli produttori, e la filiera è lunga e poco trasparente. Cosa si può fare per rendere più trasparenti le filiere di produzione? Come garantire che le imprese operino in modo sostenibile e che nell’UE siano prodotte solo merci realizzate in modo sostenibile e provenienti da filiere a deforestazione zero? I codici di condotta volontari e già in uso sono sufficienti?
Le filiere produttive sono difficili da tracciare, per renderle più trasparenti e facili da monitorare occorrerebbe introdurre un sistema d’informazione (a partire dall’esperienza della banca dati Ecolabel), con l’aiuto e lo stretto coinvolgimento di tutte le parti interessate, che possono condividere le loro aspettative, esperienze e preoccupazioni al fine di applicare procedure utili e realizzabili. Questo sistema d’informazione dovrebbe comprendere e promuovere prodotti a deforestazione zero e attuare procedure per verificare l’accuratezza delle informazioni e delle valutazioni raccolte, al fine di migliorare la fiducia nelle informazioni fornite, comprese rigorose prescrizioni in materia di tracciabilità, che garantiscano l’origine dei prodotti e un rafforzamento dei sistemi di monitoraggio e di esecuzione al fine di contribuire alla prevenzione delle frodi e dell’etichettatura scorretta dei prodotti.
Come mi convincerebbe ad acquistare una tavoletta di cioccolato “sostenibile” anziché un’altra più economica? Qual è il ruolo dei consumatori nel rendere le nostre filiere di produzione più sostenibili e in particolare nel prevenire la deforestazione?
Dato l’aumento della domanda di alimenti biologici, che è sospinta da un maggiore interesse dei consumatori per prodotti alimentari compatibili con l’ambiente e sostenibili, la quota di mercato dei prodotti a deforestazione zero e sostenibili sta aumentando. In effetti, l’acquisto di prodotti sostenibili e rispettosi dell’ambiente è diventato una tendenza, un’affermazione che si caratterizza come distintiva e “sexy”. Si è quindi disposti a pagare di più per un prodotto compatibile con l’ambiente perché ciò equivale a una dichiarazione che ha un valore e un riconoscimento sociale. Il ruolo dei cittadini è assolutamente fondamentale per influenzare i mercati.
Il 20 maggio la Commissione europea ha presentato le strategie Biodiversità e Dal produttore al consumatore. Entrambe sono fondamentali per il Green Deal europeo. Quali sono le Sue prime reazioni? C’è motivo di sperare? Quanto conta il rimboschimento per il conseguimento della neutralità climatica nell’UE?
Tra i molti obiettivi del Green Deal ci sono la configurazione di un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente, la preservazione e il ripristino degli ecosistemi e della biodiversità e “l’azzeramento dell’inquinamento”, per un ambiente libero da sostanze tossiche. Per proteggere i cittadini e gli ecosistemi europei l’UE deve essere più efficace nel monitorare, segnalare, prevenire e rimediare all’inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo e dei prodotti di consumo. Possiamo pertanto dedurre che la riforestazione riveste un’importanza fondamentale per conseguire la neutralità climatica nell’UE. L’Europa si sta muovendo verso un nuovo stile di vita, inviando un messaggio essenziale a tutto il mondo e puntando a diventare il leader di una nuova economia disaccoppiata dall’uso delle risorse.
La crisi del 19 ha colpito duramente le nostre filiere di produzione . Quali insegnamenti possiamo trarre dalla crisi?
Questa crisi è stata causata dalla globalizzazione, che ha diffuso molto rapidamente il virus. Oggi sappiamo meglio in quale misura le filiere, comprese quelle legate alle aziende agricole industriali, sono strettamente interconnesse, e in che modo il sistema può facilmente cedere se un anello della catena si rompe. Sta diventando indispensabile ripensare queste dipendenze reciproche e rendere le filiere di produzione più resilienti alle sfide globali. Dobbiamo anche riconsiderare l’importante ruolo delle filiere corte (probabilmente più facili da tracciare) e la necessità di monitorare le relazioni con e tra i fornitori delle catene di approvvigionamento lunghe. A causa della crisi della Covid-19, abbiamo anche appreso che le disparità sociali conducono a una minore attenzione all’ambiente, perché la sopravvivenza umana viene messa in primo piano, mentre la tutela dell’ambiente è una considerazione secondaria per i gruppi sociali a basso reddito.

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Uno storico accordo per la salvaguardia della Foresta del Grande Orso del Canada

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 febbraio 2016

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A White Spirit Bear (Ursus amercanus kermode). Wildlife im Great Bear Regenwald in Kanada. Ein weisser Kermoden Baer, White Spirit Bear (Ursus amercanus kermode).

Aerial view of the Great Bear Rainforest. Lake between Bella Bella and Klemtu.

Aerial view of the Great Bear Rainforest. Lake between Bella Bella and Klemtu.

E’ una delle più grandi foreste pluviali temperate del mondo. È quanto hanno annunciato nei giorni scorsi il governo della provincia canadese della British Columbia e i governi di oltre venti Prime Nazioni indigene. L’accordo, sostenuto da Greenpeace, Forest Ethics, Sierra Club British Columbia e imprese forestali, sancisce la protezione di tre milioni di ettari di foresta, un territorio grande approssimativamente quanto il Belgio, nonché habitat di lupi, grizzly, uriette marmorizzate, salmoni, rane e del rarissimo orso kermode o «orso spirito», una sottospecie di orso nero che vive lungo le coste centro-settentrionali della Columbia Britannica. Un decimo della popolazione esistente dell’orso kermode è composta da esemplari dalla pelliccia bianca o color crema. Per il loro aspetto, gli «orsi spirito» hanno un ruolo molto importante nella mitologia delle Prime Nazioni.La lotta per la protezione della Foresta del Grande Orso è cominciata a fine anni Novanta, quando il 95 per cento del territorio era senza tutele e soggetto a deforestazione. Dopo anni di proteste, sfociate in una campagna di pressione internazionale che ha portato alla cancellazione di contratti milionari con imprese operanti nella Foresta, nel Duemila sono iniziati i negoziati, conclusi con successo proprio pochi

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Chief Marilyn Slett of Coastal First Nations stands at podium. Press conference held at the Museum of Anthropology, located at the University of British Columbia. After almost two decades of conflict and then collaboration, a unique partnership of First Nations governments and the British Columbia government along with environmental groups and forestry companies have come to a final long-term agreement on how to safeguard the beautiful Great Bear Rainforest for healthy communities and healthy forest.

giorni fa. Con i suoi innovativi standard giuridici, scientifici e morali, l’accordo per la salvaguardia della Foresta del Grande Orso rappresenta un modello globale per la conservazione su larga scala delle foreste, la protezione dei diritti delle popolazioni indigene e la lotta ai cambiamenti climatici.Ora nell’85 per cento della Foresta del Grande Orso è proibito il disboscamento: cedri millenari e imponenti pecci di Sitka non dovranno più temere le motoseghe. Ciò eviterà la liberazione nell’atmosfera di circa 640 mila tonnellate di anidride carbonica l’anno, e permetterà alle Prime Nazioni, che abitano da sempre queste territori, di vedere riconosciuti i propri diritti.Nel restante 15 per cento del territorio – circa 550 mila ettari – sarà consentita la silvicoltura a fini commerciali, seppur soggetta a uno dei regolamenti più severi al mondo.«Questo accordo rappresenta un fondamentale passo in avanti perché dimostra come il rispetto dei diritti delle popolazioni indigene, la salvaguardia della fauna selvatica, la protezione ambientale e gli interessi economici possano coesistere nel migliore dei modi», sostiene Richard Brooks, coordinatore della Campagna Foreste di Greenpeace Canada. «Quanto ottenuto consolida il controllo dei popoli indigeni sui loro territori originari, e garantisce l’integrità ecologica di un ricco e antico sistema di boschi ed isole», conclude.

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Greenpeace: salvare l’Amazzonia

Posted by fidest press agency su sabato, 24 marzo 2012

Parte “Save the Amazon” la nuova campagna di Greenpeace per aiutare il popolo brasiliano a salvare l’Amazzonia. Ieri, nel corso di un evento tenuto a Manaus a bordo della nave Rainbow Warrior, Greenpeace si è unita alla società civile brasiliana per chiedere una legge “Deforestazione Zero” in Brasile. Obiettivo: raccogliere 1,4 milioni di firme di cittadini brasiliani da consegnare al Governo.L’evento, che celebra l’avvio della campagna a livello mondiale, è anche il punto di partenza di una spedizione che, partendo dal cuore dell’Amazzonia, terminerà a Rio de Janeiro.Il viaggio della Rainbow Warrior in Brasile precede di tre mesi la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile di Rio de Janeiro – che si terrà dal 20 al 22 Giugno 2012 – un importante appuntamento che accenderà i riflettori sulla Presidente brasiliana Dilma Roussef. Nel corso della spedizione, oltre alla raccolta delle firme a sostegno della legge “Deforestazione Zero”, Greenpeace documenterà i crimini forestali e mostrerà le soluzioni sostenibili a disposizione per salvare l’Amazzonia.”Il Brasile è la sesta potenza economica a livello globale, il più grande esportatore di carne e il secondo per cereali e leguminose. L’ascesa economica ha coinciso, per diversi anni consecutivi, con la riduzione del tasso di deforestazione in Amazzonia – spiega Kumi Naidoo, Direttore Esecutivo di Greenpeace International a bordo della Rainbow Warrior – Il Brasile deve essere la dimostrazione che è possibile lo sviluppo sostenibile senza distruggere preziose foreste, un esempio che anche Indonesia e Congo possono seguire”.La proposta per una nuova legge “Deforestazione Zero” nasce a seguito della forte opposizione dell’opinione pubblica brasiliana alle modifiche al Codice Forestale che il Congresso è pronto ad approvare mettendo a rischio la salvaguardia dell’Amazzonia e disfacendo una legge che per anni ha consentito la protezione delle foreste in Brasile.”Crescita economica e protezione delle foreste sono gli obiettivi che il Brasile può raggiungere. Per farlo è necessario che la Presidente Dilma Roussef e il Congresso Brasiliano si rendano conto dell’errore che commetterebbero approvando il Nuovo Codice Forestale e che solo con un quadro normativo forte ed efficace potranno garantire la protezione dell’Amazzonia” – denuncia Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia.
L’effetto combinato della deforestazione e dei cambiamenti climatici a danno del più grande polmone del pianeta, ci sta spingendo verso un punto di non ritorno. Se non fermiamo la deforestazione, alla fine di questo secolo l’Amazzonia sarà solo una savana. Non possiamo permettercelo.

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Nei pascoli alti sulle tracce dei Folletti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 Maggio 2011

Corniglio (PR) Sabato 4 giugno 2011 ore 21:00 Rifugio Lagdei, Loc. Lagdei,Bosco di Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano Passeggiata notturna con tema tradizioni locali, alla ricerca del folletto con Mario Ferraguti Oltre agli animali selvatici ci sono altri “esseri” che popolano la Foresta, i boschi, i campi e i piccoli paesi di montagna, e provengono dal ricordo dei nonni: sono gli esseri magici come il Folletto, la strega Lucabagia, la fata delle Tecchie. Le loro gesta sono state tramandate dai vecchi nelle serate invernali. Oggi queste storie faticano sempre più a sopravvivere, ma Mario Ferraguti le ha raccolte in un dvd e in un libro: “Dove il vento si ferma a mangiare le pere”. Questa sera al calar della notte andremo a cercare il Folletto sui pascoli del Monte Tavola, e forse lo troveremo intento a intrecciare le criniere delle bestie, come vuole la tradizione, e parleremo della strega Lucabagia che smarriva chi veniva sorpreso dalla notte nel bosco. E tante altre figure magiche saranno raccontate anche attraverso letture dalla guida e dall’autore del libro.
Prima dell’escursione per chi vuole alle ore 19,30 cena alla carta Si raccomandano scarponcini, abbigliamento da montagna, torcia frontale. Quota di partecipazione escursione 10 € adulti, 5 € bambini, prenotazione obbligatoria Antonio Rinaldi 328.811665

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Salviamo la foresta del Madagascar

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2009

Baganzola 17 Settembre 2009 – alle ore 21,00 – Presso il salone della Casa della Gioventù  Nicola Gandolfi, volontario di R.T.M. (Reggio Terzo Mondo),  presenta il progetto di riforestazione del palissandro in zona Zafimaniery nella foresta del Madagascar

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