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Posts Tagged ‘foreste’

Foreste: Un patrimonio da valorizzare

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2016

foresta

Great Bear Rainforest in Canada. Creek in the woods. Great Bear Regenwald in Kanada. Ein Bach flisst durch einen Wald.

Risorsa per lo sviluppo socio-economico da un lato, patrimonio ambientale e paesaggistico dall’altra. Il patrimonio forestale nazionale rappresenta un bene privato di elevato interesse pubblico esprimendo valori storici, culturali, ricreativi e turistici che non possono prescindere da una tutela e gestione attiva del territorio. I boschi e la loro gestione rappresentano uno strumento importante per la riduzione i rischi di dissesto, la lotta ai cambiamenti climatici, la salvaguardia della biodiversità, la depurazione e regimazione delle acque. Costituiscono inoltre, la base produttiva non solo per le filiere industriali ma anche per lo sviluppo di nuove bioeconomie locali, legate sia alla valorizzazione dei servizi offerti dalla gestione sia allo sviluppo di innovazioni di prodotto e processo. Servono politiche chiare e strumenti normativi innovativi in grado di far convivere le necessità economiche del territorio e del settore e le esigenze sociali di conservazione e tutela del più importante e ricco patrimonio bioculturale d’Europa. Di questo si è discusso oggi in occasione del convegno nazionale organizzato dal Mipaaf con il Centro Politiche e Bioeconomia del CREA, nell’ambito delle attività della Rete Rurale Nazionale 2014-2020.Con una superficie di quasi 11 milioni di ettari (36% del territorio nazionale) l’Italia presenta la più alta diversità biologica e colturale d’Europa. Il settore forestale italiano coinvolge lungo l’intera filiera del legno (produzione, trasformazione industriale, fino alla commercializzazione) circa 80.000 imprese, per oltre 500.000 unità lavorative. L’Italia importa più dei due terzi del proprio fabbisogno di materia prima legnosa, rimanendo tra gli ultimi paesi d’Europa per il tasso di utilizzazione annuo del proprio patrimonio (circa il 30% rispetto ad una media europea del 60%). Siamo infatti i maggiori importatori al mondo di legname per l’industria e di legna da ardere, alimentando così, in molti casi, anche il taglio illegale. Nonostante la dipendenza dall’estero di materie prime legnose, la filiera nazionale del legno-arredo garantisce un saldo commerciale positivo. Con il 15% delle imprese è il secondo settore dell’industria manifatturiera italiana e il volume d’affari complessivo è di oltre 30 miliardi di euro. Inoltre, l’industria italiana della cellulosa e carta è composta da circa 200 imprese e 23.400 addetti diretti e altrettanti nell’indotto, con un fatturato globale di oltre 7,6 miliardi di euro. Oggi alle foreste si chiede di essere non esclusivamente risorsa economica, ma molto di più, soprattutto alla luce del crescente numero di fruitori e dei conseguenti servizi eterogenei che le vengono attribuiti, conciliabili fra loro grazie all’intervento attivo dell’uomo. In quest’ottica, gli impegni internazionali e l’evoluzione delle politiche comunitarie in materia ribadiscono come la tutela e la valorizzazione della risorsa forestale siano collegate a una loro corretta e attiva gestione. Attuare una gestione sostenibile delle foreste garantisce la sicurezza e il presidio del territorio, la salvaguardia del paesaggio e della biodiversità e il rilancio dei processi di sviluppo socioeconomico locale e del sistema paese. «Un’azione di mediazione tra gli interessi produttivi, le esigenze sociali e le imprescindibili necessità ambientali – ha spiegato Salvatore Parlato, Commissario Straordinario del CREA – è oggi il tema cardine nelle politiche di gestione e tutela del patrimonio forestale mondiale, nonché di quelle italiane. Questa mediazione non può prescindere dalle scelte di gestione economica delle risorse forestali che devono contemporaneamente riuscire a garantire l’approvvigionamento di materie prime e prodotti forestali per le filiere industriali, lo sviluppo socio-economico delle popolazioni locali, la conservazione degli ecosistemi e il loro stato di salute e non ultima la loro fruibilità turistica». «Il tema della gestione attiva e sostenibile del patrimonio forestale nazionale è sempre più strategico e costituisce una priorità in relazione alla tutela del territorio, alla biodiversità e all’aspetto occupazionale» – ha concluso il Vice Ministro Andrea Olivero- «Le azioni di prevenzione e contrasto dei fenomeni di dissesto idrogeologico insieme alla capacità di produrre valore aggiunto nel rispetto dell’ambiente costituiscono un’occasione di rilancio dei processi di sviluppo socioeconomico delle aree interne, rurali e montane del nostro Paese. Anche nel contesto internazionale siamo impegnati affinché la selvicoltura assuma centralità, in virtù della stretta correlazione con il fenomeno dei cambiamenti climatici; ciò è stato sancito anche nel recente accordo raggiunto a Parigi nell’ambito di COP21».

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Biodiversità e conservazione delle foreste

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 maggio 2016

produttivitàBiodiversità, conservazione delle foreste, gestione dell’acqua, cambiamenti climatici, uso del suolo e sequestro del carbonio atmosferico. Sono questi i temi che caratterizzano oggi la ricerca forestale condotta nelle aree a clima Mediterraneo. È quanto emerge da uno studio condotto dal CREA, Climatologia e Meteorologia applicate all’Agricoltura, appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PLOS ONE. Lo studio è nato con l’intento di mappare la ricerca scientifica del settore forestale nell’aree a clima mediterraneo (Australia, bacino del Mediterraneo, California, Cile e Sud Africa) per delineare l’andamento e l’evoluzione delle ricerche nel settore. I ricercatori del CREA hanno utilizzato il Science Mapping e la network analysis, due tecniche innovative nell’analisi di metadati, che sono stati impiegati per la prima volta in questo ambito. Si tratta di una rappresentazione visiva e spaziale che, attraverso l’analisi delle citazioni e delle ricorrenze di termini e parole chiave, fornisce indicazioni sull’oggetto dell’indagine e sui suoi progressi. Il punto di partenza è stata l’analisi delle pubblicazioni scientifiche contenute nel database Scopus di Elsevier (2.698 fra articoli di ricerca e recensioni pubblicati da 159 riviste peer-reviewed), realizzate nel periodo 1980-2014 da 88 paesi. La Spagna è risultata essere il paese più produttivo, con il 44% delle pubblicazionipubblicazioni totali (1.178), seguita da Italia con il 18% (482) e Francia con il 12% (336). Nel primo periodo (1980-1994) il numero totale di pubblicazioni ha raggiunto solo il 3% (69) del totale, ha riguardato temi di carattere generale, quali il paesaggio e il suolo, le foreste e la selvicoltura, il fuoco e gli incendi, scarsamente caratterizzati e definiti. Dal 1995 il numero di pubblicazioni è progressivamente aumentato fino all’impennata del periodo 2010-2014 (55% del totale, pari a 1.476). Al crescente numero delle pubblicazioni è corrisposto un maggiore livello di dettaglio, ossia maggior definizione e caratterizzazione degli ambiti di ricerca. Habitat, conservazione, gestione, biodiversità, specie, ma anche cambiamenti climatici, siccità, alte temperature, territorio, degrado, uso del suolo, acqua e gestione delle risorse idriche sono alcuni dei termini ricorrenti che caratterizzano le indagini. A partire dal 2005 emerge con chiarezza il ruolo della selvicoltura e dell’interazione albero-atmosfera, soprattutto nella funzione di mitigazione degli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Inoltre, agli aspetti di carattere ambientale si affiancano quelli legati all’impatto antropico (urbanizzazione, crescita urbana, cambiamenti di uso del suolo, agricoltura, selvicoltura e tecniche di gestione del territorio) e al suolo nella sua funzione di sequestro del carbonio. «Questa ricerca – ha commentato Ida Marandola, Direttore Generale del CREA – rappresenta uno strumento utile alla comunità scientifica, perché consente di fare il punto della situazione sugli studi relativi agli ecosistemi forestali del Mediterraneo fornendo un approccio innovativo e alternativo per rivelare le tendenze e le evoluzioni temporali delle ricerche di settore. Costituisce, quindi, un primo passo per rafforzare la cooperazione scientifica fra paesi massimizzando l’impatto dell’attività di ricerca». (grafico: produttività, pubblicazioni)

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Indonesia: Distruzione delle foreste

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

Forest fires adjacent to a house in Kapuas district, Central Kalimantan province on Borneo island, Indonesia. Forest fires are a threat to the health of millions. Smoke from landscape fires kills an estimated 110,000 people every year across Southeast Asia, mostly as a result of heart and lung problems, and weakening newborn babies.

Forest fires adjacent to a house in Kapuas district, Central Kalimantan province on Borneo island, Indonesia.
Forest fires are a threat to the health of millions. Smoke from landscape fires kills an estimated 110,000 people every year across Southeast Asia, mostly as a result of heart and lung problems, and weakening newborn babies.

Burned peatland and forest remains, planted with oil palm seedlings, near the Nyaru Menteng Orangutan Sanctuary west of Palangkaraya, Central Kalimantan. The most recent public maps, several years old, do not indicate that any oil palm concession has been granted in this area. Unless government ensures that all company land tenure is available for public scrutiny, those profiting from fires cannot be held accountable.

Burned peatland and forest remains, planted with oil palm seedlings, near the Nyaru Menteng Orangutan Sanctuary west of Palangkaraya, Central Kalimantan. The most recent public maps, several years old, do not indicate that any oil palm concession has been granted in this area. Unless government ensures that all company land tenure is available for public scrutiny, those profiting from fires cannot be held accountable.

JAKARTA (INDONESIA). Greenpeace diffonde nuovi foto e video che mostrano il recente impianto di piantagioni di palma da olio al posto delle foreste torbiere distrutte dagli incendi che divampano da settimane nella regione Kalimantan. Il video inoltre mostra l’impatto degli incendi sulla popolazione degli ultimi oranghi del Nyaru Menteng Orangutan Sanctuary.Greenpeace chiede al governo indonesiano di impedire che si possa trarre profitto dalla distruzione delle foreste e dalla conseguente emergenza ambientale e sanitaria provocata dagli incendi, dal fumo e dalle ceneri che soffocano la regione.Dopo settimane di emergenza roghi, diventa sempre più grave il rifiuto del governo indonesiano di rendere pubbliche le mappe aggiornate che mostrino i siti di produzione di olio di palma e le concessioni forestali a norma, con dati relativi alla perdita di copertura arborea e foreste primarie. Questa inaccettabile posizione è inoltre accompagnata da fatti gravi, come l’incendio sospetto che la settimana scorsa ha distrutto gli archivi cartacei del Dipartimento delle Finanze del governo del Kalimantan.
Tutto ciò determina l’impossibilità di definire con esattezza il danno reale che gli incendi stanno provocando e fare chiarezza sulla legalità delle piantagioni di palma da olio. A riprova di ciò, il mese scorso la Commissione anti-corruzione ha riferito che, negli ultimi dieci anni, la deforestazione illegale è costata all’Indonesia nove miliardi di dollari in royalties del legno perdute.«Questi incendi sono uno dei peggiori disastri che abbiano mai colpito il Paese: è

Fires at the peatland in the district of Kapuas in the Central Kalimantan province on Borneo island, Indonesia. Peatland soils store a massive amount of carbon. When peatlands are cleared and drained for plantations, they degrade and the carbon they store starts to release into the atmosphere as CO2 emissions. If peat soils catch fire, they can smoulder away below the soil surface, which is exceedingly difficult to extinguish.

Fires at the peatland in the district of Kapuas in the Central Kalimantan province on Borneo island, Indonesia.
Peatland soils store a massive amount of carbon. When peatlands are cleared and drained for plantations, they degrade and the carbon they store starts to release into the atmosphere as CO2 emissions. If peat soils catch fire, they can smoulder away below the soil surface, which is exceedingly difficult to extinguish.

Orangutan on the banks of the Rungan river in Central Kalimantan province. Fires raged in critical orangutan habitat in October, including here on the edges of the Nyaru Menteng orangutan sanctuary.

Orangutan on the banks of the Rungan river in Central Kalimantan province. Fires raged in critical orangutan habitat in October, including here on the edges of the Nyaru Menteng orangutan sanctuary.

impensabile che sia consentito trarre profitto da una tale crisi. Il Presidente indonesiano Joko Widodo deve impegnarsi urgentemente nel ripristino delle foreste distrutte, impedendo che altre palme da olio vengano piantate», afferma Martina Borghi, campaigner Foreste di Greenpeace Italia.Un portavoce dell’Associazione Indonesiana di Produttori di Olio di Palma ha dichiarato che l’industria dell’olio di palma è vittima di una campagna diffamatoria, e ha suggerito che gli incendi siano stati orchestrati per danneggiare l’immagine dell’industria dell’olio di palma in Indonesia. Tuttavia, quando Greenpeace aveva visitato la zona interessata dagli incendi, lo scorso 27 ottobre, la popolazione locale aveva dichiarato agli investigatori che l’area era stata bruciata due volte: una pratica illegale ma molto comune per preparare il suolo per la palma da olio. «La polizia sta ancora indagando su quanto successo in quest’area per determinare se ha avuto luogo un reato. Eppure qualcuno sta già sfruttando la devastazione causata dagli incendi per piantare palma da olio. A chi appartiene davvero questa terra? Gli incendi sono stati appiccati dolosamente? Non lo sapremo finché il governo non pubblicherà le mappe delle concessioni e prenderà seri provvedimenti nei confronti di chi vorrebbe lucrare su questa emergenza ambientale e sanitaria», conclude Borghi. (foto: indonesia)

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La “benzina verde” minaccia clima e foreste

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2011

Greenpeace ha raccolto 92 campioni di diesel in stazioni di servizio delle principali compagnie (Esso, Agip, Shell, ecc) in nove Paesi europei e li ha inviati ad un laboratorio tedesco specializzato nelle analisi dei carburanti. I risultati rivelano che il diesel europeo viene regolarmente miscelato con i biocarburanti più dannosi, cioè quelli prodotti da colza, soia e olio di palma. Valutazioni ufficiali dell’Unione Europea confermano che la produzione di biocarburanti da queste colture accelera la deforestazione e il cambio d’uso dei suoli indiretto (ILUC): per produrre cibo dovremo comunque deforestare altrove. Questo li rende più dannosi per il clima dei combustibili fossili. Tra i campioni di diesel raccolti, quelli con la maggiore percentuale di biocarburanti – tra il 5 e il 7 per cento- sono stati trovati in Francia, Germania, Italia, Svezia e Austria. Mentre in Francia la coltura più utilizzata è la soia, in Italia è stata riscontrata un’altissima percentuale di olio di palma. Secondo un’ analisi dei Piani d’Azione per le Energie Rinnovabili dei governi europei, le politiche comunitarie porteranno, rispetto ai valori del 2008, ad un incremento dell’utilizzo dei biocarburanti di origine vegetale del 170 per cento al 2020. Lo scorso dicembre, la Commissione Europea aveva dichiarato che avrebbe rivisto le opzioni per mitigare gli effetti della produzione dei biocarburanti entro e non oltre il Luglio 2011, sulla base di un approccio precauzionale e utilizzando le migliori conoscenze scientifiche disponibili. Greenpeace chiede:
• l’introduzione di normative vincolanti per aumentare l’efficienza dei motori e ridurre l’uso di ogni tipo di carburante, inclusi i biocarburanti;
• una legislazione che obblighi i produttori di energia a calcolare le emissioni dei biocarburanti includendo quelle derivanti dal cambio d’uso dei suoli indiretto.
• che per il raggiungimento degli obiettivi di abbattimento delle emissioni stabiliti nei Piani Energetici degli Stati membri non vengano tenuti in considerazione quei biocarburanti che non garantiscono una reale riduzione delle emissioni rispetto ai carburanti convenzionali.
Il rapporto completo in italiano è disponibile qui: http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/ report/2011/foreste/Report-biodiesel%20def.pdf

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Degrado foreste europee

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2011

Sono stati presentati lo scorso 21 giugno, presso l’Auditorium Internazionale di Bruxelles, i risultati del progetto FutMon, il più grande progetto LIFE+ mai finanziato dall’Unione Europea, che forniscono un quadro aggiornato delle condizioni delle foreste in Europa. Il progetto, della durata di 2 anni e mezzo è stato co-finanziato con 16 milioni di euro dall’Unione Europea e ha coinvolto 23 Stati Membri e 38 enti, tra cui, per l’Italia, il Corpo forestale dello Stato, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura. L’Università di Camerino ha partecipato al progetto con il prof. Roberto Canullo della Scuola di Scienze Ambientali, responsabile a livello europeo delle attività di intercalibrazione e valutazione della qualità dei dati di campo relativi al monitoraggio della vegetazione e della diversità vegetale. Il monitoraggio forestale in Europa è iniziato 25 anni fa sotto l’egida congiunta dell’Unione Europea e del programma ICP Forests del Consiglio Economico per l’Europa delle Nazioni Unite. Grazie a questo progetto, la rete di monitoraggio forestale europea esistente è stata completamente ridisegnata e testata, ed è ora basata su 300 aree di studio intensivo integrate con una rete estensiva di 5000 aree, delle quali 22 in Italia, che coprono tutto il territorio europeo dalla Lapponia alla Sicilia. E’ stata inoltre ridefinita la rete di monitoraggio estensivo, così da renderla integrabile con gli inventari forestali nazionali, per ridurre i costi e facilitare l’uso dei dati raccolti. Il progetto ha coinvolto circa 200 esperti, tra i quali appunto il prof. Canullo, e i dati raccolti sono stati inseriti in una banca dati centralizzata, dove sono a disposizione della Commissione Europea e, su richiesta, di altri ricercatori per usi scientifici. La rete complessa di siti di monitoraggio forestale rappresenta il migliore esempio di “infrastruttura” europea che, tra l’altro, si presta agli obiettivi delle ricerche a lungo termine sulla diversità e le funzioni dell’ecosistema forestale.

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“Sa di legno” di Prato Carnico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 dicembre 2010

Il progetto realizzato a Sostasio di Prato Carnico, “La casa di legno eco-sostenibile – Sa Di Legno®”, di Samuele Giacometti ha ottenuto il certificato di catena di custodia Pefc, cioè il certificato di rintracciabilità del legname utilizzato per la propria abitazione. Questo prestigioso riconoscimento, che rappresenta il primo certificato di progetto Pefc in Italia, permette a Giacometti di dare garanzia che i 140 metri cubi di legname utilizzati per la costruzione della sua casa provengano da foreste gestite in maniera sostenibile secondo gli standard internazionali del Pefc. Lo straordinario caso della costruzione realizzata da Giacometti permette di tracciare ogni singolo elemento della casa in legno massiccio fino alle ceppaie di abete e larice abbattute nei boschi certificati Pefc dell’Amministrazione beni frazionali di Pesariis (a 11 km da dove è costruita la casa). Se per gli abitanti di Sostasio di Prato Carnico, questa situazione è evidente perché 30 persone della Val Pesarina hanno attivamente partecipato alla realizzazione del progetto (dall’assegno dei 43 alberi alla realizzazione della casa), il valore del certificato trascende i confini regionali e nazionali, perché questo è il terzo certificato di progetto a livello mondiale per lo schema Pefc. Il valore del certificato di progetto, messo a punto dal segretario generale di Pefc Italia, Antonio Brunori, in collaborazione con la vice presidente nazionale, la friulana Maria Cristina D’Orlando, è dato dall’attestazione di verità di un fatto produttivo verificata da un’organizzazione indipendente.  Il “progetto certificato Pefc” è inerente alla costruzione di una casa unifamiliare redatto secondo le procedure definite dal modulo “Sa Di Legno®” ideato da Giacometti, il cui elemento caratterizzante è dato dalla realizzazione delle strutture portanti e di parte degli elementi accessori esclusivamente in legno massiccio di origine locale ottenuto attraverso le tipiche lavorazioni che dal bosco portano all’elemento finito con l’applicazione di un sistema di monitoraggio della “filiera corta” che consente la tracciabilità della materia prima in qualsiasi fase di lavorazione. L’uso del logo Pefc è lo strumento di comunicazione per divulgare questa buona pratica e tale straordinario esempio di valorizzazione di professionalità e di legname locale proveniente da una gestione sostenibile. (Adriano Maffei).

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Foreste a rotoli

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 novembre 2010

Greenpeace lancia oggi “Foreste a rotoli”, la guida verde per l’acquisto responsabile di carta igienica, rotoloni, tovaglioli e fazzoletti usa e getta. Sono poche le aziende produttrici virtuose come Coop e AS (Gruppo Schlecker). A rischio, nella fascia rossa, i prodotti di Auchan, Sma e Pam. Tra i non classificabili, i prodotti della multinazionale Georgia Pacific, come quelli a marchio Tenderly e Tutto.La nuova guida di Greenpeace viene promossa da un video virale dal titolo “Deforestation Nightmare” interpretato dall’attrice Barbara Tabita, testimonial della campagna Deforestazione Zero di Greenpeace e protagonista della serie televisiva “I Cesaroni” (http://www.youtube.com/watch?v=Agqcxe2SjEM).
Per realizzare la guida, Greenpeace ha valutato più di 200 prodotti di circa 30 aziende scegliendo tra quelli più distribuiti negli scaffali dei supermercati. Alle aziende produttrici identificate è stato inviato un questionario nel quale veniva chiesto di indicare le percentuali di fibra riciclata e certificata FSC (Forest Stewardship Council) utilizzata nella produzione e informazioni sul processo di sbianca.“Non è pazzesco che per produrre un fazzoletto che viene usato solo una volta prima di finire nel cestino si utilizzi carta così pericolosa? – chiede l’attrice Barbara Tabita – Sono orgogliosa di prestare la mia voce per un appello ai consumatori: prima di fare la spesa consultate la guida ‘Foreste a Rotoli’ e fate una scelta consapevole per salvare le ultime foreste del pianeta.”La guida Foreste a Rotoli, può essere scaricata in versione tascabile sul sito http://www.deforestazionezero.it

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Per proteggere le foreste boreali

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 maggio 2010

Toronto/Montreal, Firmato un accordo senza precedenti che renderà possibile la protezione di settantadue milioni di ettari di foresta canadese. Lo annunciano Greenpeace e ventuno aziende dell’Associazione Canadese dei Prodotti Forestali, insieme ad altre otto associazioni ambientaliste. Il Canadian Boreal Forest Agreement (CBFA), una volta messo in pratica, permetterà la conservazione di estese aree di foresta boreale, proteggerà specie minacciate d’estinzione come il caribù e garantirà alle aziende partecipanti una fetta di mercato sostenibile e competitivo. Le aziende che hanno sottoscritto l’accordo CBFA si impegnano a rispettare rigidi standard ambientali di gestione forestale di un’area grande due volte la Germania. Alcuni degli impegni più importanti previsti dall’accordo sono lo sviluppo di altissimi standard per la gestione delle aree forestali, la creazione di una rete di aree protette per il recupero del caribù e il sostegno economico e il rispetto dei diritti di proprietà delle comunità forestali (Comunità aborigene e First Nation).
In Canada, e nel resto del mondo, Greenpeace ha lavorato a stretto contatto con altre associazioni ambientaliste come Canopy e ForestEthics per mobilitare e sensibilizzare grandi aziende e multinazionali del legno e della carta.

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Rd del Congo: emergenza umanitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2009

Si stima che siano circa 56mila i congolesi sfollati in seguito alle ultime violenze iniziate lo scorso 12 luglio nell’est della Repubblica Democratica del Congo. In migliaia hanno abbandonato le loro case per sfuggire alle conseguenze della campagna militare del governo contro i ribelli Hutu delle Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR) e i loro alleati nella provincia del Sud Kivu. Molti villaggi sul Moyens Plateaux nel territorio di Uvira sarebbero ormai deserti, dopo che i residenti sono fuggiti nelle foreste vicine e in altre aree più sicure. Gli sfollati si concentrano soprattutto sulle colline a ovest di Luvungi e Bwegera, e verso sud nelle città di Lumera e Mulenge, sul Moyens Plateaux. Moltissimi sfollati interni sono scappati verso i villaggi intorno alla strada tra Kamanyola e Luberizi, nella piana di Ruzizi, nei pressi del confine tra Congo e Burundi. Si stima che circa 30mila sfollati interni nella piana di Ruzizi siano ospitati dalle comunità locali. Alcune famiglie stanno ospitando e sfamando fino a 3 o 4 famiglie sfollate mettendo a dura prova le loro scarse risorse. Le scorte di cibo si stanno esaurendo poiché alcune famiglie non possono accedere ai loro terreni a causa della mancanza di sicurezza. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e altre organizzazioni umanitarie si stanno organizzando per dare assistenza a circa 20.000 sfollati interni nella piana di Ruzizi. Verranno distribuiti dei kit d’emergenza, che comprendono coperte, materassi, utensili, taniche e sapone. La scarsa sicurezza e le condizioni delle strade ostacolano gli sforzi di raggiungere molti degli sfollati.

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Greenpeace: un voto importante per le foreste

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2009

Brussels Con una votazione che rappresenta una pietra miliare, il Parlamento Europeo ha accolto le raccomandazioni della sua commissione ambiente per lo stretto controllo del legno e dei suoi derivati commercializzati sui mercati europei. Prima della fine dell’estate, i ministri dell’Agricoltura dovranno regolamentare il settore, e l’Unione Europea dovrebbe adottare la legislazione finale entro la fine dell’anno, per assicurare che il legno proveniente da fonti illegali non possa più raggiungere i consumatori europei.Al momento si stima che il 20 per cento del legno che arriva sui mercati europei sia di origine illegale. Attraverso questi acquisti, l’Europa si rende responsabile della scomparsa delle ultime foreste del Pianeta, accelerando la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici. Senza parlare del ruolo della deforestazione nell’esacerbare la povertà e le tensioni sociali nei paesi in via di sviluppo. Il Parlamento europeo ha apportato sostanziali miglioramenti alla bozza di legge, che obbligherà le aziende a garantire la legalità dei prodotti di legno e, contestualmente, stabilisce la creazione di un efficace sistema di sanzioni e multe per i trasgressori. Inoltre, ha raccomandato caldamente di adottare politiche di acquisto che fanno riferimento solo a fonti pienamente sostenibili. “Per questo motivo chiediamo ai ministri dell’Agricoltura e alla Presidenza ceca dell’Unione Europea di rispondere alle richieste dei cittadini europei e del loro Parlamento, regolando il commercio dei prodotti del legno e facendo in modo che la nuova legge venga adottata in tempi brevissimi”, specifica Campione. Ci si aspetta, inoltre, che domani il Parlamento europeo adotti una risoluzione che obblighi l’Ue ad assumere un ruolo determinante per la lotta alla deforestazione nell’ambito dei negoziati sul clima che si concluderanno, il prossimo dicembre, alla conferenza Onu di Copenaghen. La richiesta agli Stati Membri è la creazione di un fondo multilaterale, basato su nuovi schemi di finanziamento internazionale, per fermare la deforestazione entro il 2020. In pieno accordo con queste raccomandazioni, Greenpeace chiede all’Europa, e a tutti gli altri paesi industrializzati, di stanziare 30 miliardi di euro all’anno per proteggere le ultime foreste del Pianeta, fermare la deforestazione e i cambiamenti climatici.

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