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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘foreste’

Normativa europea per proteggere le foreste

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 novembre 2021

La Commissione Europea ha pubblicato la prima bozza della normativa per eliminare la deforestazione dalle catene di approvvigionamento dell’UE. Secondo Greenpeace si tratta di un importante passo avanti verso la protezione delle foreste del mondo, ma il testo presenta ancora gravi lacune.La normativa, infatti, per la prima volta chiede alle aziende che immettono specifici prodotti e materie prime sul mercato comunitario, di tracciarne l’origine e dimostrare che non sono collegati alla distruzione o al degrado delle foreste. “La lista di prodotti e materie prime stilata dalla Commissione, tuttavia, non include carne di maiale, carne di pollo, gomma e mais, la cui produzione è legata alla distruzione di foreste ed ecosistemi”, commenta Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. “Inoltre, la protezione accordata alle foreste rischia di non interessare altri ecosistemi di grande importanza per la salvaguardia della biodiversità e del clima del pianeta, come le savane e le zone umide. È altresì preoccupante che il rispetto delle normative internazionali per la tutela dei diritti umani non venga considerato tra i requisiti per immettere questi prodotti sul mercato comunitario, lasciando i Popoli Indigeni e le comunità forestali tradizionali esposti ad abusi e violenze. Infine, la proposta non affronta l’impatto degli investimenti del settore finanziario europeo sugli ecosistemi planetari”.I negoziati al Parlamento europeo e tra i ministri nazionali dovrebbero iniziare nella prima metà del 2022. “Chiediamo alla Commissione Europea di sostenere l’adozione di una normativa rigorosa ed efficace, in grado di proteggere davvero gli ecosistemi del pianeta e chi da sempre li difende”, conclude Borghi.

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PEFC Italia festeggia 20 anni dalla parte delle foreste

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2021

881.854,43 ettari di superficie certificata (di cui 7.254,11 ettari di pioppeti e 54,91 ettari di piantagioni) distribuiti su 13 regioni e due province autonome, che nel giugno 2021 rappresentano il 9,1% della superficie forestale italiana, e 1.206 aziende di trasformazione che scelgono legno proveniente da foreste certificate. Questi numeri con cui il PEFC Italia, l’ente promotore della certificazione della buona gestione del patrimonio forestale, ha festeggiato i suoi 20 anni di attività nel nostro Paese durante l’evento “Ventennale di PEFC Italia”. Diciottesima organizzazione ad entrare nel PEFC Internazionale, a partire dal 2001 il PEFC Italia ha lavorato con tutti gli stakeholder del settore forestale sviluppando uno standard di certificazione della gestione sostenibile dei boschi italiani. Un lavoro che da subito ha visto i suoi frutti grazie alle proprietà forestali che per prime hanno creduto nella Gestione forestale Sostenibile PEFC e che – proprio per questo – hanno ricevuto un importante riconoscimento durante l’evento di celebrazione del Ventennale: il Consorzio Forestale dell’Amiata è stato il primo in Italia ad aderire allo standard, seguito negli anni successivi dal Gruppo Pefc Veneto, dall’Unione Agricoltori Coltivatori Diretti Provincia Autonoma Bolzano (Südtiroler Bauernbund), dal Consorzio dei Comuni del Trentino, dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dalla Federazione Pioppicoltori Friuli Venezia Giulia. Grazie al loro impegno, gli ettari certificati PEFC hanno fatto un primo salto importante; successivamente, dal 2005 ad oggi, l’incremento delle superfici certificate PEFC è stato in media pari a circa 16.000 ettari l’anno. Oggi, con 881.854 ettari certificati, su scala mondiale la superficie italiana è 26a su 43 nazioni che hanno sviluppato uno standard nazionale PEFC.Contestualmente il PEFC Italia si è impegnato in questi venti anni nella promozione presso le aziende della Catena di Custodia, il sistema di tracciabilità a livello aziendale del flusso della materia prima che analizza tutte le fasi di lavorazione e distribuzione di legno e carta. Tra le aziende ad aprire la strada, ottenendo per prime il certificato di Catena di Custodia PEFC e ad averlo mantenuto in questi 20 anni, emergono Legnosud Spa, Margaritelli Spa, Ghelfi ondulati Spa, Alpi Legno Srl e Palm Spa, anch’esse premiate da PEFC per il proprio impegno nel corso dell’evento. Punto di svolta il 2008 che, con la certificazione di 69 nuove aziende in un anno, ha dato il via ad un quinquennio di grande crescita: dal 2009 al 2013 PEFC Italia ha registrato i numeri più alti di nuove adesioni, toccando il record nel 2012 (167 nuove aziende in un anno).Da quel momento l’andamento è rimasto costante e nel 2017 anche il Centro di Formazione Professionale Enaip di Tesero (che opera anche nel settore del legno) ha ottenuto, prima scuola al mondo, la certificazione di Catena di Custodia PEFC.Fino ad arrivare al primo quadrimestre del 2021 con 1.206 aziende certificate per la Catena di Custodia PEFC in Italia. Un dato che pone l’Italia al quinto posto al mondo per numero di certificati di Catena di Custodia.Guardando ai settori commerciali delle aziende certificate PEFC in Italia, si evidenzia una prevalenza del settore della lavorazione del legno, più direttamente collegato alle foreste, con segherie, ditte boschive produttori di pannelli. Il settore stampa ed editoria è salito al settimo posto per numero di aziende certificate, cresciuto negli ultimi anni anche grazie alle numerose campagne di comunicazione e al sempre maggior accreditamente del PEFC Italia presso la stampa e i media nazionali. Altro settore di spicco è quello della carta per la casa e per l’igiene che, per numeri assoluti si assesta a metà classifica ma, per importanza economica e per volumi, è tra i più rilevanti: l’Italia detiene il 24% della produzione europea di carta tissue e le cinque italiane ai vertici dei grandi produttori mondiali sono certificate PEFC. Inoltre, la certificazione PEFC opera lungo tutta la catena di approvvigionamento forestale e promuove anche i prodotti forestali non legnosi che si ottengono nel rispetto dei criteri degli standard ambientali e sociali: dai funghi ai tartufi, dai frutti alle resine, passando per sughero, miele e olii essenziali.Il lavoro di sensibilizzazione nei confronti delle aziende si è svolto parallelamente a quello verso i consumatori. “È fondamentale far conoscere il marchio per far sì che il consumatore abbia la possibilità di scegliere prodotti che offrono garanzie sulla sostenibilità della sua materia prima”, spiega Antonio Brunori, Segretario Generale PEFC Italia. “Nel 2001 il marchio sul mercato era totalmente assente e abbiamo fatto un importante lavoro di disseminazione culturale per creare consapevolezza a più livelli che negli anni ha raggiunto, tra gli altri, anche 25mila studenti e giovani di tutta Italia”. Si è così passati da un 19% di consumatori che riconosceva il marchio nel 2013 ad un 35% solo 5 anni dopo (2017). Per arrivare al 2020 quando – una ricerca commissionata da Two Sides – ha rivelato non solo che il 67% di italiani conosce l’etichetta ma anche che l’Italia è la nazione in cui il logo PEFC è più riconosciuto in Europa.

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Lettera all’Ue: smettete di finanziare chi sta distruggendo le foreste

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2020

Oltre 1 milione, per l’esattezza 1.193.652, le persone che hanno partecipato alla consultazione europea “Deforestazione e degrado forestale – riduzione dell’impatto dei prodotti immessi sul mercato dell’Ue” per chiedere una normativa comunitaria stringente che ponga fine alla circolazione sul mercato europeo di materie prime e prodotti la cui estrazione, raccolta o produzione ha o rischia di avere un impatto negativo su foreste, altri ecosistemi e diritti umani. La partecipazione alla consultazione è stata promossa della campagna #Together4Forests, sostenuta da oltre 150 organizzazioni tra cui Greenpeace, WWF, Lipu-BirdLife, Legambiente e Istituto Oikos. Grazie all’ampissima risposta ricevuta, questa verrà ricordata come la più ampia consultazione pubblica dell’Ue su questioni ambientali svoltasi finora. Le adesioni alla consultazione sono state consegnate nel tardo pomeriggio di ieri a Frans Timmermans, Primo Vicepresidente della Commissione Ue e Virginijus Sinkevičius, Commissario Ue per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, durante un evento online. All’esterno della sede della Commissione europea è stata posizionata una lanterna per ogni mille persone che hanno partecipato alla consultazione pubblica a comporre la forma di un albero e la scritta “Together for Forest”. Durante l’incontro il Commissario per l’Ambiente Sinkevičius ha dichiarato: “La lotta alla deforestazione è un’emergenza e siamo determinati ad agire. Sono grato e ispirato nel vedere che oltre un milione di persone condividono questo obiettivo. Ciò mostra una consapevolezza e una preoccupazione senza precedenti. In qualità di Commissario europeo, mi impegno ad affrontare questa sfida con misure efficaci e vincolanti nell’ambito del nostro Green Deal europeo”.“Tra l’agosto del 2019 e il luglio di quest’anno, l’Amazzonia ha perso oltre 11 mila chilometri quadrati, un’area equivalente a oltre un milione e mezzo di campi da calcio, distrutti principalmente per produrre mangimi e carne che arriva anche sulle nostre tavole. In l’Italia sono state più di 75 mila le persone che hanno chiesto all’Ue di garantire che nelle nostre case non arrivino prodotti legati alla distruzione delle foreste e alla violazione dei diritti umani. Ora la Commissione ascolti questa richiesta e metta subito in campo misure efficaci” commenta Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.

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Foreste italiane: nuova linfa dai decreti ministeriali sbloccati

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

La conferenza Stato Regioni ha approvato ieri i primi 2 testi di decreto previsti per l’attuazione del Testo unico in materia di foreste e filiere forestali (d.lgs. 3 aprile 2018, n.34). Questi, ora inviati al MIPAAF per essere ufficialmente emendati come Decreti ministeriali, rappresentano un passaggio storico perché forniscono una prima base unitaria nazionale per la salvaguardia dei nostri boschi, patrimonio del Paese.Regioni e Ministero, con il supporto dell’Osservatorio Foreste del Centro di ricerca Politiche e bioeconomia del CREA, hanno redatto insieme i criteri minimi nazionali per la formazione professionale degli operatori forestali e per l’iscrizione agli elenchi o albi regionali delle imprese che eseguono lavori o forniscono servizi forestali.“Il concetto di competenza per una materia tecnica come la gestione del bosco rappresenta infatti il presupposto per la conservazione dell’ambiente e la fornitura di servizi ecosistemici fondamentali per la società di oggi e per le generazioni future – Ed è solo l’inizio, spiega Raoul Romano, responsabile dell’Osservatorio Foreste CREA Politiche e Bioeconomia – Abbiamo altri 7 decreti in materia da portare ad approvazione e poi occorre portare avanti anche il trasferimento delle conoscenze tecniche e scientifiche alle regioni, ai portatori di interesse e agli operatori forestali. A tal proposito, insieme alla regione Piemonte, prosegue infatti il Progetto pilota FORItaly, che vedrà prossimamente la realizzazione in Calabria di 2 giornate tecniche in bosco sulla formazione e sulla sicurezza degli operatori forestali”.Le foreste italiane si estendono per il 36,4 % della superficie nazionale (10,9 mln di ettari) sono in costante aumento (+72,6% dal 1936 al 2005), ma è necessario gestirle in modo sostenibile, con responsabilità e competenza per poter sfruttare al meglio le loro potenzialità e valorizzarne il capitale naturale, dal ruolo ambientale (cambiamento climatico, dissesto idrogeologico, tutela ambientale) ai servizi culturali, senza dimenticare le ricadute economiche. Tra le industrie sostenibili e circolari, quella del legno e dei sui derivati (Sistema Legno), è il settore più sviluppato in Italia e raccoglie oltre 452.000 addetti in 111.000 imprese nelle sole industrie del legno e del mobile a cui si aggiunge il settore carta e cartoni che occupa 26.500 addetti in 169 imprese. Circa il 4% degli occupati in Italia.

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Oggi più che mai è sempre più riconosciuto il ruolo cruciale delle foreste

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

Per la loro capacità di generare diversi servizi eco-sistemici, che contribuiscono ampiamente all’assorbimento del carbonio atmosferico. Di questo si è parlato in occasione del workshop I servizi eco-sistemici forestali: stato dell’arte e strategie di sviluppo dei mercati volontari e delle misure forestali dei PSR, organizzato dal CREA Politiche e Bioeconomia, con il suo Nucleo di Monitoraggio del carbonio, nell’ambito delle attività delle Rete Rurale Nazionale.Durante l’incontro è stata presentato il report “Progetti forestali di sostenibilità 2019”, che comprende quest’anno tutti i progetti forestali realizzati in Italia e da organizzazioni Italiane all’estero nell’ambito dei mercati volontari dei Servizi Ecosistemici, oltre al consueto mercato nazionale dei crediti di carbonio, entrambi legati all’ambito forestale. L’indagine, realizzata annualmente dal Nucleo di Monitoraggio del carbonio del CREA, ha monitorato 17 progetti, che hanno permesso complessivamente l’assorbimento di 11.600 t di CO2 e la produzione di diversi altri servizi eco-sistemici.Ciò è stato possibile anche grazie ai numerosi strumenti finanziari, impiegati per motivare i proprietari/gestori forestali che offrono servizi eco-sistemici: quelli tradizionali quali contributi, compensazioni e sgravi fiscali (Piani di Sviluppo Rurale, fondi FEASR) e i cosiddetti “market-based” ovvero ispirati dagli ordinari meccanismi di mercato, quali ad esempio gli schemi per Pagamenti per Servizi Ambientali (Payments for Environmental Services – PES). Nel 2018, infatti, i finanziamenti che hanno contribuito alla realizzazione dei progetti monitorati ammontano a € 904.200, di cui il 97% dedicato a progetti di afforestazione e il restante 3% a progetti per il miglioramento dell’habitat.
Il report descrive anche le novità nella classificazione CICES (Common International Classification of Ecosystem Services) dei servizi ecosistemici forestali e un aggiornamento delle transazioni avvenute nel 2018 nel mercato internazionale dei crediti di carbonio che ammontano a 50,7 MtCO2per un valore totale di 171,9 M$. La pubblicazione contiene, inoltre, un’analisi dettagliata di quei servizi legati ai Programmi di Sviluppo Rurale e ai progetti europei Life e Horizon, ed un focus sulla tempesta Vaia, che si è abbattuta nell’ottobre 2018 nel Nordest italiano con un impatto considerevole sull’ecosistema forestale, in termini sia di sovra-offerta di legname (8,7 milioni di metri cubi, pari alla quantità di legname lavorata mediamente dall’industria italiana in un anno) sia di infrastrutture forestali e di revisione dei piani di assestamento e di pianificazione (venendo meno le tradizionali funzioni di difesa da frane, smottamenti e valanghe) sia delle funzioni turistico-ricreative.

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Proteggere le foreste e il sistema agroalimentare

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Proteggere le foreste e proporre un nuovo paradigma per il sistema agro-alimentare: secondo il nuovo rapporto dell’IPCC (Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) sui cambiamenti climatici e l’uso del suolo, sono queste le soluzioni alla crisi climatica ed ecologica che stiamo affrontando.Dal rapporto dell’IPCC, emerge che dal periodo preindustriale la temperatura sulle terre emerse è già aumentata di 1,53 gradi centigradi. La media globale dell’aumento è di 0,87 tenendo conto della variazione di temperatura sopra gli oceani. Più di un quarto della terra del Pianeta è soggetta al “degrado indotto dall’uomo” e la
produzione di bioenergia può rappresentare un pericolo consistente per la sicurezza alimentare e la degradazione del suolo. Il rischio infatti è quello di privarci di preziosi terreni agricoli, spostando piantagioni e pascoli per il bestiame in aree naturali di grande importanza per la conservazione della biodiversità e la salvaguardia del clima, come le foreste.«Lottare contro i cambiamenti climatici è complicato, ma le soluzioni ci sono e bisogna agire immediatamente. Chiediamo ai governi e alle multinazionali di promuovere pratiche agricole sostenibili ed ecologiche, ma nel frattempo anche noi possiamo fare la nostra parte: una dieta più sana, con meno carne e pasti più ricchi di verdure e proteine di origine vegetale, aiuterà a migliorare l’equilibrio tra ecosistemi naturali e terreni per la produzione agricola» conclude Borghi.Il rapporto dell’IPCC fornisce anche altri importanti elementi:
– Concentrarsi unicamente sull’uso del suolo non basterà per vincere la battaglia contro i cambiamenti climatici: per quello è fondamentale procedere all’eliminazione graduale dei combustibili fossili.
– Il 23 per cento delle emissioni umane di gas a effetto serra derivano proprio dalla deforestazione, dagli incendi e dall’agricoltura industriale.
– Negli ultimi 60 anni il consumo di carne è più che raddoppiato e il suolo è stato convertito a uso agricolo ad un ritmo senza precedenti nella storia umana.
– Nel mondo ci sono circa 2 miliardi di adulti in sovrappeso o obesi, mentre 821 milioni di persone sono denutrite: questi dati evidenziano la necessità di riformare l’attuale sistema alimentare.

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“Foreste al macello”

Posted by fidest press agency su martedì, 6 agosto 2019

Alcune grandi aziende argentine dedite alla produzione e alla lavorazione di carne sono legate alla deforestazione del Gran Chaco – la più grande foresta tropicale secca del Sud America e la seconda più grande foresta tropicale dell’America Latina dopo l’Amazzonia – ed esportano carne in Europa e Israele. Lo denuncia Greenpeace, che pubblica oggi il rapporto “Foreste al macello”, frutto di un’indagine durata oltre un anno.Il Gran Chaco copre un’area di oltre 1,1 milioni di chilometri quadrati e interessa tre nazioni: Argentina, Paraguay e Bolivia. È la casa di 4 milioni di persone, circa l’8 per cento sono appartenenti a Popoli Indigeni; il loro sostentamento, la cultura e le tradizioni dipendono dalla foresta.“Nel Gran Chaco si registra uno dei più alti tassi di deforestazione nel mondo, principalmente a causa dell’espansione indiscriminata delle piantagioni di soia geneticamente modificata e degli allevamenti” dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. “Questo problema è particolarmente evidente in Argentina, un Paese che si è affermato come importante produttore, consumatore ed esportatore di carne bovina e che attualmente è il sesto Paese al mondo sia per numero di capi di bestiame che per produzione ed esportazione di carne”.Secondo i dati del ministero dell’Ambiente argentino, nel Paese, tra il 1990 e il 2014, sono stati distrutti 7.226.000 ettari di foreste, una superfice equivalente a Olanda e Belgio messi insieme. L’80 per cento di questa deforestazione si concentra in quattro province del nord del Paese: Santiago del Estero, Salta, Chaco e Formosa. “Il giaguaro, un animale emblematico che un tempo popolava vaste aree del Centro e del Sud America, rischia di scomparire. Si stima che nella regione argentina del Gran Chaco ne rimangano meno di venti” afferma Borghi. “Per salvarli, Greenpeace Argentina, rappresentata da un gruppo di avvocati, sta chiedendo alla Corte Suprema del Paese di riconoscere i diritti legali del giaguaro. Se entità inanimate come aziende e società possono vedere riconosciuti i propri diritti, anche le specie viventi presenti in natura dovrebbero avere questa possibilità”.
Nel 2018 l’Argentina è stata il secondo esportatore di carne in Europa, dopo il Brasile. Negli anni le esportazioni hanno avuto un trend gradualmente crescente. Secondo l’Eu Meat Market Observatory della Commissione Ue, nei primi due mesi del 2019 l’Argentina è stata il principale fornitore in Europa di carne bovina fresca e macinata “Lo scorso anno l’Italia ha importato dall’Argentina 5.800 tonnellate di carne fresca, diretta principalmente in Emilia-Romagna, che ospita gran parte delle aziende di trasformazione e distribuzione di carne” dichiara Borghi.
La situazione è però destinata a diventare ancor più allarmante. Recentemente, l’Unione europea e il Mercosur – il gruppo composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, riuniti nel mercato comune dell’America meridionale – sono giunti a siglare un accordo di libero scambio dopo un negoziato avviato nel 1999. Attraverso questo accordo, i due blocchi sono determinati, fra l’altro, ad incrementare gli scambi aumentando l’importazione in Europa di materie prime agricole dal Sud America, con notevoli rischi per l’ambiente e i diritti umani. Tra i prodotti in questione ci sono infatti carne bovina, pollame e soia OGM (destinata alla mangimistica), prodotti che si collocano al primo posto fra le cause della distruzione delle foreste sudamericane.“Alle aziende che esportano e importano carne dall’Argentina chiediamo di rendere la propria filiera trasparente e libera dalla deforestazione e dalla violazione dei diritti umani. Anche l’Unione europea dovrà fare la sua parte, con una normativa in grado di garantire che i prodotti che acquistiamo in Europa non abbiamo avuto gravi impatti su ambiente e diritti umani in altre parti del Pianeta. Le foreste catturano circa un terzo dell’anidride carbonica rilasciata ogni anno a causa della combustione di gas, petrolio e carbone. Se vogliamo evitare l’aumento delle temperature oltre il grado e mezzo, dobbiamo esigere che ciò che resta delle foreste venga protetto” conclude Borghi.

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La Commissione intensifica l’azione dell’UE per proteggere e ripristinare le foreste del pianeta

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

L’approccio più risoluto annunciato oggi affronta la questione sia sul piano dell’offerta sia su quello della domanda, introducendo misure a sostegno della cooperazione internazionale con i portatori di interessi e gli Stati membri, della finanza sostenibile, di un migliore uso del suolo e delle risorse, della creazione di posti di lavoro sostenibili, della gestione sostenibile delle catene di approvvigionamento, della ricerca e della raccolta di dati mirati. Avvia inoltre una valutazione di possibili nuovi interventi di regolamentazione per ridurre al minimo la deforestazione e il degrado forestale causati dai consumi dell’Unione.Il Vicepresidente Jyrki Katainen, responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha affermato: “La superficie forestale mondiale continua a diminuire a un ritmo allarmante. Con questa comunicazione intensifichiamo l’azione dell’UE per proteggere meglio le foreste esistenti e gestirle in modo sostenibile. Proteggere le foreste ed espandere la superficie forestale in modo sostenibile significa preservare i mezzi di sostentamento delle comunità locali ed aumentarne il reddito. Le foreste rappresentano anche un promettente settore dell’economia verde, che ha il potenziale di creare tra 10 e 16 milioni di posti di lavoro dignitosi in tutto il mondo. Questa comunicazione costituisce un importante passo avanti in tal senso.”
Neven Mimica, Commissario per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo, ha dichiarato: “Siamo pronti a collaborare con i paesi partner per proteggere e gestire in modo sostenibile le foreste di tutto il mondo, nell’interesse della sicurezza alimentare, delle risorse idriche, della lotta contro i cambiamenti climatici, della resilienza e della pace. È un passo dovuto per un futuro più sostenibile e inclusivo.”
L’ambizioso approccio europeo definito oggi è una risposta all’annoso problema della distruzione delle foreste, che continua a interessare tutto il mondo: tra il 1990 e il 2016 sono andati persi 1,3 milioni di chilometri quadrati, equivalenti a circa 800 campi da calcio l’ora. Tra i principali responsabili della deforestazione c’è la domanda di alimenti, mangimi, biocarburanti, legname e altri prodotti.Le emissioni di gas serra connesse a questa pratica sono la seconda causa di cambiamenti climatici, motivo per cui proteggere le foreste è essenziale per adempiere agli impegni dell’accordo di Parigi. Sul piano socio-economico le foreste contribuiscono al sostentamento del 25 % circa della popolazione mondiale, oltre ad essere depositarie di preziosi valori culturali, sociali e spirituali.La comunicazione adottata oggi persegue un duplice obiettivo: da un lato, tutelare e migliorare la salute delle foreste esistenti, in particolare quelle primarie; dall’altro, espandere in modo significativo la superficie forestale mondiale, all’insegna della sostenibilità e della biodiversità. La Commissione ha individuato cinque priorità:
ridurre l’impronta dei consumi dell’UE sul suolo e incoraggiare il consumo di prodotti provenienti da catene di approvvigionamento che non contribuiscano alla deforestazione nell’UE;
collaborare con i paesi produttori per diminuire la pressione sulle foreste e spingere l’UE verso una cooperazione allo sviluppo che non sia causa di deforestazione;
rafforzare la cooperazione internazionale per arrestare la deforestazione e il degrado forestale e promuovere il ripristino delle foreste;
riorientare i finanziamenti verso pratiche più sostenibili di uso del suolo;
sostenere la disponibilità, la qualità e l’accesso alle informazioni sulle foreste e le catene di approvvigionamento dei prodotti e promuovere la ricerca e l’innovazione.
Per vagliare le misure volte a ridurre il consumo dell’UE e incoraggiare l’uso di prodotti provenienti da catene di approvvigionamento che non contribuiscono alla deforestazione verrà creata una piattaforma multi-partecipativa sulla deforestazione, il degrado e la rigenerazione forestali, che riunirà un ampio ventaglio di portatori di interessi. La Commissione favorirà anche il potenziamento dei sistemi di certificazione riservati ai prodotti che non sono causa di deforestazione e valuterà possibili misure legislative e altri incentivi sul versante della domanda.La Commissione lavorerà a stretto contatto con i paesi partner per aiutarli a ridurre la pressione sulle foreste e si assicurerà che le politiche dell’UE non contribuiscano alla deforestazione o al degrado forestale.

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Foreste: Un patrimonio da valorizzare

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2016

foresta

Great Bear Rainforest in Canada. Creek in the woods. Great Bear Regenwald in Kanada. Ein Bach flisst durch einen Wald.

Risorsa per lo sviluppo socio-economico da un lato, patrimonio ambientale e paesaggistico dall’altra. Il patrimonio forestale nazionale rappresenta un bene privato di elevato interesse pubblico esprimendo valori storici, culturali, ricreativi e turistici che non possono prescindere da una tutela e gestione attiva del territorio. I boschi e la loro gestione rappresentano uno strumento importante per la riduzione i rischi di dissesto, la lotta ai cambiamenti climatici, la salvaguardia della biodiversità, la depurazione e regimazione delle acque. Costituiscono inoltre, la base produttiva non solo per le filiere industriali ma anche per lo sviluppo di nuove bioeconomie locali, legate sia alla valorizzazione dei servizi offerti dalla gestione sia allo sviluppo di innovazioni di prodotto e processo. Servono politiche chiare e strumenti normativi innovativi in grado di far convivere le necessità economiche del territorio e del settore e le esigenze sociali di conservazione e tutela del più importante e ricco patrimonio bioculturale d’Europa. Di questo si è discusso oggi in occasione del convegno nazionale organizzato dal Mipaaf con il Centro Politiche e Bioeconomia del CREA, nell’ambito delle attività della Rete Rurale Nazionale 2014-2020.Con una superficie di quasi 11 milioni di ettari (36% del territorio nazionale) l’Italia presenta la più alta diversità biologica e colturale d’Europa. Il settore forestale italiano coinvolge lungo l’intera filiera del legno (produzione, trasformazione industriale, fino alla commercializzazione) circa 80.000 imprese, per oltre 500.000 unità lavorative. L’Italia importa più dei due terzi del proprio fabbisogno di materia prima legnosa, rimanendo tra gli ultimi paesi d’Europa per il tasso di utilizzazione annuo del proprio patrimonio (circa il 30% rispetto ad una media europea del 60%). Siamo infatti i maggiori importatori al mondo di legname per l’industria e di legna da ardere, alimentando così, in molti casi, anche il taglio illegale. Nonostante la dipendenza dall’estero di materie prime legnose, la filiera nazionale del legno-arredo garantisce un saldo commerciale positivo. Con il 15% delle imprese è il secondo settore dell’industria manifatturiera italiana e il volume d’affari complessivo è di oltre 30 miliardi di euro. Inoltre, l’industria italiana della cellulosa e carta è composta da circa 200 imprese e 23.400 addetti diretti e altrettanti nell’indotto, con un fatturato globale di oltre 7,6 miliardi di euro. Oggi alle foreste si chiede di essere non esclusivamente risorsa economica, ma molto di più, soprattutto alla luce del crescente numero di fruitori e dei conseguenti servizi eterogenei che le vengono attribuiti, conciliabili fra loro grazie all’intervento attivo dell’uomo. In quest’ottica, gli impegni internazionali e l’evoluzione delle politiche comunitarie in materia ribadiscono come la tutela e la valorizzazione della risorsa forestale siano collegate a una loro corretta e attiva gestione. Attuare una gestione sostenibile delle foreste garantisce la sicurezza e il presidio del territorio, la salvaguardia del paesaggio e della biodiversità e il rilancio dei processi di sviluppo socioeconomico locale e del sistema paese. «Un’azione di mediazione tra gli interessi produttivi, le esigenze sociali e le imprescindibili necessità ambientali – ha spiegato Salvatore Parlato, Commissario Straordinario del CREA – è oggi il tema cardine nelle politiche di gestione e tutela del patrimonio forestale mondiale, nonché di quelle italiane. Questa mediazione non può prescindere dalle scelte di gestione economica delle risorse forestali che devono contemporaneamente riuscire a garantire l’approvvigionamento di materie prime e prodotti forestali per le filiere industriali, lo sviluppo socio-economico delle popolazioni locali, la conservazione degli ecosistemi e il loro stato di salute e non ultima la loro fruibilità turistica». «Il tema della gestione attiva e sostenibile del patrimonio forestale nazionale è sempre più strategico e costituisce una priorità in relazione alla tutela del territorio, alla biodiversità e all’aspetto occupazionale» – ha concluso il Vice Ministro Andrea Olivero- «Le azioni di prevenzione e contrasto dei fenomeni di dissesto idrogeologico insieme alla capacità di produrre valore aggiunto nel rispetto dell’ambiente costituiscono un’occasione di rilancio dei processi di sviluppo socioeconomico delle aree interne, rurali e montane del nostro Paese. Anche nel contesto internazionale siamo impegnati affinché la selvicoltura assuma centralità, in virtù della stretta correlazione con il fenomeno dei cambiamenti climatici; ciò è stato sancito anche nel recente accordo raggiunto a Parigi nell’ambito di COP21».

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Biodiversità e conservazione delle foreste

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 Maggio 2016

produttivitàBiodiversità, conservazione delle foreste, gestione dell’acqua, cambiamenti climatici, uso del suolo e sequestro del carbonio atmosferico. Sono questi i temi che caratterizzano oggi la ricerca forestale condotta nelle aree a clima Mediterraneo. È quanto emerge da uno studio condotto dal CREA, Climatologia e Meteorologia applicate all’Agricoltura, appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PLOS ONE. Lo studio è nato con l’intento di mappare la ricerca scientifica del settore forestale nell’aree a clima mediterraneo (Australia, bacino del Mediterraneo, California, Cile e Sud Africa) per delineare l’andamento e l’evoluzione delle ricerche nel settore. I ricercatori del CREA hanno utilizzato il Science Mapping e la network analysis, due tecniche innovative nell’analisi di metadati, che sono stati impiegati per la prima volta in questo ambito. Si tratta di una rappresentazione visiva e spaziale che, attraverso l’analisi delle citazioni e delle ricorrenze di termini e parole chiave, fornisce indicazioni sull’oggetto dell’indagine e sui suoi progressi. Il punto di partenza è stata l’analisi delle pubblicazioni scientifiche contenute nel database Scopus di Elsevier (2.698 fra articoli di ricerca e recensioni pubblicati da 159 riviste peer-reviewed), realizzate nel periodo 1980-2014 da 88 paesi. La Spagna è risultata essere il paese più produttivo, con il 44% delle pubblicazionipubblicazioni totali (1.178), seguita da Italia con il 18% (482) e Francia con il 12% (336). Nel primo periodo (1980-1994) il numero totale di pubblicazioni ha raggiunto solo il 3% (69) del totale, ha riguardato temi di carattere generale, quali il paesaggio e il suolo, le foreste e la selvicoltura, il fuoco e gli incendi, scarsamente caratterizzati e definiti. Dal 1995 il numero di pubblicazioni è progressivamente aumentato fino all’impennata del periodo 2010-2014 (55% del totale, pari a 1.476). Al crescente numero delle pubblicazioni è corrisposto un maggiore livello di dettaglio, ossia maggior definizione e caratterizzazione degli ambiti di ricerca. Habitat, conservazione, gestione, biodiversità, specie, ma anche cambiamenti climatici, siccità, alte temperature, territorio, degrado, uso del suolo, acqua e gestione delle risorse idriche sono alcuni dei termini ricorrenti che caratterizzano le indagini. A partire dal 2005 emerge con chiarezza il ruolo della selvicoltura e dell’interazione albero-atmosfera, soprattutto nella funzione di mitigazione degli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Inoltre, agli aspetti di carattere ambientale si affiancano quelli legati all’impatto antropico (urbanizzazione, crescita urbana, cambiamenti di uso del suolo, agricoltura, selvicoltura e tecniche di gestione del territorio) e al suolo nella sua funzione di sequestro del carbonio. «Questa ricerca – ha commentato Ida Marandola, Direttore Generale del CREA – rappresenta uno strumento utile alla comunità scientifica, perché consente di fare il punto della situazione sugli studi relativi agli ecosistemi forestali del Mediterraneo fornendo un approccio innovativo e alternativo per rivelare le tendenze e le evoluzioni temporali delle ricerche di settore. Costituisce, quindi, un primo passo per rafforzare la cooperazione scientifica fra paesi massimizzando l’impatto dell’attività di ricerca». (grafico: produttività, pubblicazioni)

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Indonesia: Distruzione delle foreste

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

Forest fires adjacent to a house in Kapuas district, Central Kalimantan province on Borneo island, Indonesia. Forest fires are a threat to the health of millions. Smoke from landscape fires kills an estimated 110,000 people every year across Southeast Asia, mostly as a result of heart and lung problems, and weakening newborn babies.

Forest fires adjacent to a house in Kapuas district, Central Kalimantan province on Borneo island, Indonesia.
Forest fires are a threat to the health of millions. Smoke from landscape fires kills an estimated 110,000 people every year across Southeast Asia, mostly as a result of heart and lung problems, and weakening newborn babies.

Burned peatland and forest remains, planted with oil palm seedlings, near the Nyaru Menteng Orangutan Sanctuary west of Palangkaraya, Central Kalimantan. The most recent public maps, several years old, do not indicate that any oil palm concession has been granted in this area. Unless government ensures that all company land tenure is available for public scrutiny, those profiting from fires cannot be held accountable.

Burned peatland and forest remains, planted with oil palm seedlings, near the Nyaru Menteng Orangutan Sanctuary west of Palangkaraya, Central Kalimantan. The most recent public maps, several years old, do not indicate that any oil palm concession has been granted in this area. Unless government ensures that all company land tenure is available for public scrutiny, those profiting from fires cannot be held accountable.

JAKARTA (INDONESIA). Greenpeace diffonde nuovi foto e video che mostrano il recente impianto di piantagioni di palma da olio al posto delle foreste torbiere distrutte dagli incendi che divampano da settimane nella regione Kalimantan. Il video inoltre mostra l’impatto degli incendi sulla popolazione degli ultimi oranghi del Nyaru Menteng Orangutan Sanctuary.Greenpeace chiede al governo indonesiano di impedire che si possa trarre profitto dalla distruzione delle foreste e dalla conseguente emergenza ambientale e sanitaria provocata dagli incendi, dal fumo e dalle ceneri che soffocano la regione.Dopo settimane di emergenza roghi, diventa sempre più grave il rifiuto del governo indonesiano di rendere pubbliche le mappe aggiornate che mostrino i siti di produzione di olio di palma e le concessioni forestali a norma, con dati relativi alla perdita di copertura arborea e foreste primarie. Questa inaccettabile posizione è inoltre accompagnata da fatti gravi, come l’incendio sospetto che la settimana scorsa ha distrutto gli archivi cartacei del Dipartimento delle Finanze del governo del Kalimantan.
Tutto ciò determina l’impossibilità di definire con esattezza il danno reale che gli incendi stanno provocando e fare chiarezza sulla legalità delle piantagioni di palma da olio. A riprova di ciò, il mese scorso la Commissione anti-corruzione ha riferito che, negli ultimi dieci anni, la deforestazione illegale è costata all’Indonesia nove miliardi di dollari in royalties del legno perdute.«Questi incendi sono uno dei peggiori disastri che abbiano mai colpito il Paese: è

Fires at the peatland in the district of Kapuas in the Central Kalimantan province on Borneo island, Indonesia. Peatland soils store a massive amount of carbon. When peatlands are cleared and drained for plantations, they degrade and the carbon they store starts to release into the atmosphere as CO2 emissions. If peat soils catch fire, they can smoulder away below the soil surface, which is exceedingly difficult to extinguish.

Fires at the peatland in the district of Kapuas in the Central Kalimantan province on Borneo island, Indonesia.
Peatland soils store a massive amount of carbon. When peatlands are cleared and drained for plantations, they degrade and the carbon they store starts to release into the atmosphere as CO2 emissions. If peat soils catch fire, they can smoulder away below the soil surface, which is exceedingly difficult to extinguish.

Orangutan on the banks of the Rungan river in Central Kalimantan province. Fires raged in critical orangutan habitat in October, including here on the edges of the Nyaru Menteng orangutan sanctuary.

Orangutan on the banks of the Rungan river in Central Kalimantan province. Fires raged in critical orangutan habitat in October, including here on the edges of the Nyaru Menteng orangutan sanctuary.

impensabile che sia consentito trarre profitto da una tale crisi. Il Presidente indonesiano Joko Widodo deve impegnarsi urgentemente nel ripristino delle foreste distrutte, impedendo che altre palme da olio vengano piantate», afferma Martina Borghi, campaigner Foreste di Greenpeace Italia.Un portavoce dell’Associazione Indonesiana di Produttori di Olio di Palma ha dichiarato che l’industria dell’olio di palma è vittima di una campagna diffamatoria, e ha suggerito che gli incendi siano stati orchestrati per danneggiare l’immagine dell’industria dell’olio di palma in Indonesia. Tuttavia, quando Greenpeace aveva visitato la zona interessata dagli incendi, lo scorso 27 ottobre, la popolazione locale aveva dichiarato agli investigatori che l’area era stata bruciata due volte: una pratica illegale ma molto comune per preparare il suolo per la palma da olio. «La polizia sta ancora indagando su quanto successo in quest’area per determinare se ha avuto luogo un reato. Eppure qualcuno sta già sfruttando la devastazione causata dagli incendi per piantare palma da olio. A chi appartiene davvero questa terra? Gli incendi sono stati appiccati dolosamente? Non lo sapremo finché il governo non pubblicherà le mappe delle concessioni e prenderà seri provvedimenti nei confronti di chi vorrebbe lucrare su questa emergenza ambientale e sanitaria», conclude Borghi. (foto: indonesia)

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La “benzina verde” minaccia clima e foreste

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2011

Greenpeace ha raccolto 92 campioni di diesel in stazioni di servizio delle principali compagnie (Esso, Agip, Shell, ecc) in nove Paesi europei e li ha inviati ad un laboratorio tedesco specializzato nelle analisi dei carburanti. I risultati rivelano che il diesel europeo viene regolarmente miscelato con i biocarburanti più dannosi, cioè quelli prodotti da colza, soia e olio di palma. Valutazioni ufficiali dell’Unione Europea confermano che la produzione di biocarburanti da queste colture accelera la deforestazione e il cambio d’uso dei suoli indiretto (ILUC): per produrre cibo dovremo comunque deforestare altrove. Questo li rende più dannosi per il clima dei combustibili fossili. Tra i campioni di diesel raccolti, quelli con la maggiore percentuale di biocarburanti – tra il 5 e il 7 per cento- sono stati trovati in Francia, Germania, Italia, Svezia e Austria. Mentre in Francia la coltura più utilizzata è la soia, in Italia è stata riscontrata un’altissima percentuale di olio di palma. Secondo un’ analisi dei Piani d’Azione per le Energie Rinnovabili dei governi europei, le politiche comunitarie porteranno, rispetto ai valori del 2008, ad un incremento dell’utilizzo dei biocarburanti di origine vegetale del 170 per cento al 2020. Lo scorso dicembre, la Commissione Europea aveva dichiarato che avrebbe rivisto le opzioni per mitigare gli effetti della produzione dei biocarburanti entro e non oltre il Luglio 2011, sulla base di un approccio precauzionale e utilizzando le migliori conoscenze scientifiche disponibili. Greenpeace chiede:
• l’introduzione di normative vincolanti per aumentare l’efficienza dei motori e ridurre l’uso di ogni tipo di carburante, inclusi i biocarburanti;
• una legislazione che obblighi i produttori di energia a calcolare le emissioni dei biocarburanti includendo quelle derivanti dal cambio d’uso dei suoli indiretto.
• che per il raggiungimento degli obiettivi di abbattimento delle emissioni stabiliti nei Piani Energetici degli Stati membri non vengano tenuti in considerazione quei biocarburanti che non garantiscono una reale riduzione delle emissioni rispetto ai carburanti convenzionali.
Il rapporto completo in italiano è disponibile qui: http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/ report/2011/foreste/Report-biodiesel%20def.pdf

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Degrado foreste europee

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2011

Sono stati presentati lo scorso 21 giugno, presso l’Auditorium Internazionale di Bruxelles, i risultati del progetto FutMon, il più grande progetto LIFE+ mai finanziato dall’Unione Europea, che forniscono un quadro aggiornato delle condizioni delle foreste in Europa. Il progetto, della durata di 2 anni e mezzo è stato co-finanziato con 16 milioni di euro dall’Unione Europea e ha coinvolto 23 Stati Membri e 38 enti, tra cui, per l’Italia, il Corpo forestale dello Stato, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura. L’Università di Camerino ha partecipato al progetto con il prof. Roberto Canullo della Scuola di Scienze Ambientali, responsabile a livello europeo delle attività di intercalibrazione e valutazione della qualità dei dati di campo relativi al monitoraggio della vegetazione e della diversità vegetale. Il monitoraggio forestale in Europa è iniziato 25 anni fa sotto l’egida congiunta dell’Unione Europea e del programma ICP Forests del Consiglio Economico per l’Europa delle Nazioni Unite. Grazie a questo progetto, la rete di monitoraggio forestale europea esistente è stata completamente ridisegnata e testata, ed è ora basata su 300 aree di studio intensivo integrate con una rete estensiva di 5000 aree, delle quali 22 in Italia, che coprono tutto il territorio europeo dalla Lapponia alla Sicilia. E’ stata inoltre ridefinita la rete di monitoraggio estensivo, così da renderla integrabile con gli inventari forestali nazionali, per ridurre i costi e facilitare l’uso dei dati raccolti. Il progetto ha coinvolto circa 200 esperti, tra i quali appunto il prof. Canullo, e i dati raccolti sono stati inseriti in una banca dati centralizzata, dove sono a disposizione della Commissione Europea e, su richiesta, di altri ricercatori per usi scientifici. La rete complessa di siti di monitoraggio forestale rappresenta il migliore esempio di “infrastruttura” europea che, tra l’altro, si presta agli obiettivi delle ricerche a lungo termine sulla diversità e le funzioni dell’ecosistema forestale.

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“Sa di legno” di Prato Carnico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 dicembre 2010

Il progetto realizzato a Sostasio di Prato Carnico, “La casa di legno eco-sostenibile – Sa Di Legno®”, di Samuele Giacometti ha ottenuto il certificato di catena di custodia Pefc, cioè il certificato di rintracciabilità del legname utilizzato per la propria abitazione. Questo prestigioso riconoscimento, che rappresenta il primo certificato di progetto Pefc in Italia, permette a Giacometti di dare garanzia che i 140 metri cubi di legname utilizzati per la costruzione della sua casa provengano da foreste gestite in maniera sostenibile secondo gli standard internazionali del Pefc. Lo straordinario caso della costruzione realizzata da Giacometti permette di tracciare ogni singolo elemento della casa in legno massiccio fino alle ceppaie di abete e larice abbattute nei boschi certificati Pefc dell’Amministrazione beni frazionali di Pesariis (a 11 km da dove è costruita la casa). Se per gli abitanti di Sostasio di Prato Carnico, questa situazione è evidente perché 30 persone della Val Pesarina hanno attivamente partecipato alla realizzazione del progetto (dall’assegno dei 43 alberi alla realizzazione della casa), il valore del certificato trascende i confini regionali e nazionali, perché questo è il terzo certificato di progetto a livello mondiale per lo schema Pefc. Il valore del certificato di progetto, messo a punto dal segretario generale di Pefc Italia, Antonio Brunori, in collaborazione con la vice presidente nazionale, la friulana Maria Cristina D’Orlando, è dato dall’attestazione di verità di un fatto produttivo verificata da un’organizzazione indipendente.  Il “progetto certificato Pefc” è inerente alla costruzione di una casa unifamiliare redatto secondo le procedure definite dal modulo “Sa Di Legno®” ideato da Giacometti, il cui elemento caratterizzante è dato dalla realizzazione delle strutture portanti e di parte degli elementi accessori esclusivamente in legno massiccio di origine locale ottenuto attraverso le tipiche lavorazioni che dal bosco portano all’elemento finito con l’applicazione di un sistema di monitoraggio della “filiera corta” che consente la tracciabilità della materia prima in qualsiasi fase di lavorazione. L’uso del logo Pefc è lo strumento di comunicazione per divulgare questa buona pratica e tale straordinario esempio di valorizzazione di professionalità e di legname locale proveniente da una gestione sostenibile. (Adriano Maffei).

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Foreste a rotoli

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 novembre 2010

Greenpeace lancia oggi “Foreste a rotoli”, la guida verde per l’acquisto responsabile di carta igienica, rotoloni, tovaglioli e fazzoletti usa e getta. Sono poche le aziende produttrici virtuose come Coop e AS (Gruppo Schlecker). A rischio, nella fascia rossa, i prodotti di Auchan, Sma e Pam. Tra i non classificabili, i prodotti della multinazionale Georgia Pacific, come quelli a marchio Tenderly e Tutto.La nuova guida di Greenpeace viene promossa da un video virale dal titolo “Deforestation Nightmare” interpretato dall’attrice Barbara Tabita, testimonial della campagna Deforestazione Zero di Greenpeace e protagonista della serie televisiva “I Cesaroni” (http://www.youtube.com/watch?v=Agqcxe2SjEM).
Per realizzare la guida, Greenpeace ha valutato più di 200 prodotti di circa 30 aziende scegliendo tra quelli più distribuiti negli scaffali dei supermercati. Alle aziende produttrici identificate è stato inviato un questionario nel quale veniva chiesto di indicare le percentuali di fibra riciclata e certificata FSC (Forest Stewardship Council) utilizzata nella produzione e informazioni sul processo di sbianca.“Non è pazzesco che per produrre un fazzoletto che viene usato solo una volta prima di finire nel cestino si utilizzi carta così pericolosa? – chiede l’attrice Barbara Tabita – Sono orgogliosa di prestare la mia voce per un appello ai consumatori: prima di fare la spesa consultate la guida ‘Foreste a Rotoli’ e fate una scelta consapevole per salvare le ultime foreste del pianeta.”La guida Foreste a Rotoli, può essere scaricata in versione tascabile sul sito http://www.deforestazionezero.it

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Per proteggere le foreste boreali

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 Maggio 2010

Toronto/Montreal, Firmato un accordo senza precedenti che renderà possibile la protezione di settantadue milioni di ettari di foresta canadese. Lo annunciano Greenpeace e ventuno aziende dell’Associazione Canadese dei Prodotti Forestali, insieme ad altre otto associazioni ambientaliste. Il Canadian Boreal Forest Agreement (CBFA), una volta messo in pratica, permetterà la conservazione di estese aree di foresta boreale, proteggerà specie minacciate d’estinzione come il caribù e garantirà alle aziende partecipanti una fetta di mercato sostenibile e competitivo. Le aziende che hanno sottoscritto l’accordo CBFA si impegnano a rispettare rigidi standard ambientali di gestione forestale di un’area grande due volte la Germania. Alcuni degli impegni più importanti previsti dall’accordo sono lo sviluppo di altissimi standard per la gestione delle aree forestali, la creazione di una rete di aree protette per il recupero del caribù e il sostegno economico e il rispetto dei diritti di proprietà delle comunità forestali (Comunità aborigene e First Nation).
In Canada, e nel resto del mondo, Greenpeace ha lavorato a stretto contatto con altre associazioni ambientaliste come Canopy e ForestEthics per mobilitare e sensibilizzare grandi aziende e multinazionali del legno e della carta.

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Rd del Congo: emergenza umanitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2009

Si stima che siano circa 56mila i congolesi sfollati in seguito alle ultime violenze iniziate lo scorso 12 luglio nell’est della Repubblica Democratica del Congo. In migliaia hanno abbandonato le loro case per sfuggire alle conseguenze della campagna militare del governo contro i ribelli Hutu delle Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR) e i loro alleati nella provincia del Sud Kivu. Molti villaggi sul Moyens Plateaux nel territorio di Uvira sarebbero ormai deserti, dopo che i residenti sono fuggiti nelle foreste vicine e in altre aree più sicure. Gli sfollati si concentrano soprattutto sulle colline a ovest di Luvungi e Bwegera, e verso sud nelle città di Lumera e Mulenge, sul Moyens Plateaux. Moltissimi sfollati interni sono scappati verso i villaggi intorno alla strada tra Kamanyola e Luberizi, nella piana di Ruzizi, nei pressi del confine tra Congo e Burundi. Si stima che circa 30mila sfollati interni nella piana di Ruzizi siano ospitati dalle comunità locali. Alcune famiglie stanno ospitando e sfamando fino a 3 o 4 famiglie sfollate mettendo a dura prova le loro scarse risorse. Le scorte di cibo si stanno esaurendo poiché alcune famiglie non possono accedere ai loro terreni a causa della mancanza di sicurezza. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e altre organizzazioni umanitarie si stanno organizzando per dare assistenza a circa 20.000 sfollati interni nella piana di Ruzizi. Verranno distribuiti dei kit d’emergenza, che comprendono coperte, materassi, utensili, taniche e sapone. La scarsa sicurezza e le condizioni delle strade ostacolano gli sforzi di raggiungere molti degli sfollati.

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Greenpeace: un voto importante per le foreste

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2009

Brussels Con una votazione che rappresenta una pietra miliare, il Parlamento Europeo ha accolto le raccomandazioni della sua commissione ambiente per lo stretto controllo del legno e dei suoi derivati commercializzati sui mercati europei. Prima della fine dell’estate, i ministri dell’Agricoltura dovranno regolamentare il settore, e l’Unione Europea dovrebbe adottare la legislazione finale entro la fine dell’anno, per assicurare che il legno proveniente da fonti illegali non possa più raggiungere i consumatori europei.Al momento si stima che il 20 per cento del legno che arriva sui mercati europei sia di origine illegale. Attraverso questi acquisti, l’Europa si rende responsabile della scomparsa delle ultime foreste del Pianeta, accelerando la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici. Senza parlare del ruolo della deforestazione nell’esacerbare la povertà e le tensioni sociali nei paesi in via di sviluppo. Il Parlamento europeo ha apportato sostanziali miglioramenti alla bozza di legge, che obbligherà le aziende a garantire la legalità dei prodotti di legno e, contestualmente, stabilisce la creazione di un efficace sistema di sanzioni e multe per i trasgressori. Inoltre, ha raccomandato caldamente di adottare politiche di acquisto che fanno riferimento solo a fonti pienamente sostenibili. “Per questo motivo chiediamo ai ministri dell’Agricoltura e alla Presidenza ceca dell’Unione Europea di rispondere alle richieste dei cittadini europei e del loro Parlamento, regolando il commercio dei prodotti del legno e facendo in modo che la nuova legge venga adottata in tempi brevissimi”, specifica Campione. Ci si aspetta, inoltre, che domani il Parlamento europeo adotti una risoluzione che obblighi l’Ue ad assumere un ruolo determinante per la lotta alla deforestazione nell’ambito dei negoziati sul clima che si concluderanno, il prossimo dicembre, alla conferenza Onu di Copenaghen. La richiesta agli Stati Membri è la creazione di un fondo multilaterale, basato su nuovi schemi di finanziamento internazionale, per fermare la deforestazione entro il 2020. In pieno accordo con queste raccomandazioni, Greenpeace chiede all’Europa, e a tutti gli altri paesi industrializzati, di stanziare 30 miliardi di euro all’anno per proteggere le ultime foreste del Pianeta, fermare la deforestazione e i cambiamenti climatici.

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