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Stati Uniti d’Europa: La cicala e la formica

Posted by fidest press agency su domenica, 26 marzo 2017

cicalaItaliani distesi su un triclinio a bere Falerno, circondati da leggiadre danzatrici o danzatori? Non e’ così come non è vero che il presidente dell’Eurogruppo, Jerome Dijsselbloem, abbia detto che i Paesi del sud Europa spendono in donne e alcol. Notizia totalmente manipolata, a confermare che i quotidiani servono a vedere che giorno è, e i telegiornali a sentire le previsioni meteo; ci aggiungiamo la rete sociale (social network) che ha un notevole numero di webeti. La frase esatta di Dijsselbloem, in un’ intervista ad un giornale, a proposito di bilanci pubblici e’ stata “Io non posso spendere tutti i miei soldi in alcool e donne e poi chiedere aiuto a lei. Questo principio vale a livello personale, locale, nazionale ed anche a livello europeo”. Non e’ certo un’espressione raffinata ma il senso è chiaro: alcuni Paesi da una parte chiedono soldi dall’altra li sperperano. L’Italia ha un debito pubblico di 2.388 miliardi di euro, vale a dire che ognuno di noi ha sulle spalle un debito di 38 mila euro; far debito significa dover pagare interessi che, negli ultimi dieci anni, sono arrivati a 760 miliardi di euro. Una montagna di soldi! Chi ci ha evitato il tracollo? La BCE, cioe’ la Banca centrale europea, che con una serie di operazioni (piano anti spread, quantitative easing) ha tagliato gli interessi sul nostro debito. A queste operazioni europee di alleggerimento del nostro debito, dovrebbero corrispondere iniziative del nostro Paese: recupero dell’evasione da una parte e razionalizzazione della spesa dall’altra. Ricordiamo che l’evasione fiscale e’ stata di 352 miliardi dal 2010 al 2014, con un picco di 217 miliardi nel 2013-2014, vale a dire 108 miliardi l’anno e che l’evasione previdenziale (pensioni) e’ stata di 157 miliardi in 15 anni, cioe’ 10 miliardi l’anno; questo e’ un settore sul quale il Governo Formicadovrebbe intervenire con la massima urgenza; l’altro e’ quello della razionalizzazione della spesa pubblica (spending review); un esempio di questa attività riguarda le 7.181 società partecipate da Stato, Regioni e Comuni, delle quali 1.279 hanno più amministratori che dipendenti e 1.800 hanno un fatturato al di sotto del milione di euro. Cottarelli, ex commissario alla spending review, affermava che dalla riduzione e ottimizzazione delle partecipate si otterrebbero 2-3 miliardi di euro. Esempi ce ne sono in abbondanza e, se vogliamo far riferimento al Comune di Roma, potremmo prendere in considerazione l’Atac (azienda dei trasporti romani) che ha un debito di 1,35 miliardi di euro e offre un servizio del tutto insufficiente. Si potrebbe liberalizzare, cioe’ mettere in concorrenza l’attività di trasporto pubblico con una gara europea, ma la sindaca Raggi ha dichiarato che l’Atac è il fiore all’occhiello di Roma. Se si vuole continuare a “banchettare” non ci si può lamentare di chi ci bacchetta. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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La cicala e la formica

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 dicembre 2010

Di Guillermo Cabrera Infante da Exorcismos de esti(l)o La formica lavorava come un elefante aspettando l’inverno, e siccome gli elefanti non hanno alcun motivo per attendere l’inverno il suo lavoro (quello della formica) era perfettamente inutile.  La cicala, chiamata Josefina, cantava a ogni ora del giorno, non lavorava mai e la sua unica attività consisteva nel perfezionare le corde vocali. Cantava sempre, persino la domenica, quando si esibiva in un coro, e siccome era molto pulita tutti i giorni si faceva la doccia. Di notte non cantava però russava in maniera melodiosa, secondo la sua opinione, mentre la sua vicina, la formica, riteneva che facesse soltanto un rumore odioso.   Un giorno passò davanti a casa della cicala un agente dell’imperialismo che dopo averla sentita cantare decise di trasformarsi in agente artistico. Offrì un lungo contratto alla cicala, che (peggio per lei) accettò incantata. Tutto il resto fu opera della cicala, mentre l’agente riscuoteva il dieci per cento.  Quando giunse l’inverno per la cicala fu il tempo della stagione artistica invernale, mentre per la formica arrivarono le piogge. La poveretta vide la sua dispensa travolta dalle acque. Disperata, andò a chiedere aiuto alla cicala, che non era più sua vicina di casa ma viveva nella miglior zona residenziale della città. La cicala, vanitosa e spinta da compassione, nominò la sua amica formica addetto stampa esclusivo.  Oggi la formica lavora ancora come un elefante, ma non deve aspettare l’inverno e visto che non attende non si dispera. La cicala continua a cantare, ha un grande successo artistico ma è sfortunata in amore, si è sposata tre volte e ha divorziando sei. In quanto all’agente, continua a riscuotere il suo dieci per cento, ancora per non fare niente. Morale della favola: Il crimine non paga, ma l’ozio dà diritto a un dieci per cento. Non sempre, a volte pure a un quindici per cento. Traduzione di Gordiano Lupi http://www.infol.it/lupi Edizioni Il Foglio

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