Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘forza’

La guerra lampo

Posted by fidest press agency su domenica, 18 agosto 2019

La vera forza di Hitler e dei suoi generali è stata quella di aver “inventato” la guerra lampo. La caratteristica della prima guerra mondiale fu quella di impostare, per la massima parte, la sua strategia in una guerra di “posizione” e gli stati maggiori degli eserciti vittoriosi, in particolare, erano propensi nel credere che questa sarebbe rimasta la carta vincente anche per il futuro. Ciò spiega il motivo dell’enorme spesa militare affrontata dai francesi (circa 250 miliardi di franchi di allora) per costruire la “Linea Maginot” dalla Svizzera al Belgio.
La consideravano una forma di “assicurazione” contro un’invasione che venisse dalla Germania. I tedeschi, invece, che furono gli sconfitti da tale “guerra di posizione” furono i primi a rendersi conto delle potenzialità militari offerte dai mezzi meccanici e dalla loro capacità di movimentare il fronte bellico.
Quindi meno divisioni ippotrasportate, ma più autocarri con artiglierie d’accompagnamento alla fanteria e alle divisioni corazzate con strutture leggere su carri motorizzati e molto mobili. Da qui emerge la logica di un sostanziale rafforzamento dei mezzi d’offesa rendendoli anch’essi “veloci” e, possibilmente, autonomi rispetto a quei reparti che tradizionalmente sono più lenti: fanterie e artiglierie da campo.
Lo stesso dicasi per l’aviazione per la sua capacità di trasportare grossi carichi di bombe e di poter recare scompiglio tra le colonne di militari che si dirigevano al fronte o danneggiando seriamente le fabbriche d’armi o indebolendo la capacità di resistenza delle popolazioni con bombardamenti a tappeto sulle città.
L’aviazione poteva anche servire al trasporto delle truppe e, all’occorrenza, paracadutarle per la rapida conquista dei punti ritenuti strategici e per creare scompiglio nelle retrovie del nemico. Nonostante ciò ci siamo trovati alla vigilia del secondo conflitto mondiale con una preponderanza delle flotte aeree anglo-francesi costituite da velivoli da ricognizione, da bombardieri a breve e medio raggio (i maggiori potevano attaccare obiettivi posti non oltre i 1000 Km. di distanza dalle basi di partenza) e con carichi distruttivi modesti. La Luftwaffe invece, aveva messo a punto un efficacissimo tipo di bombardiere in picchiata la cui funzione d’appoggio ebbe valore decisivo nelle prime fasi della guerra, specie in funzione anticarro, antinave e per la sistematica distruzione a terra degli aerei nemici. Il che avvenne puntualmente durante l’attacco alla Polonia dove gran parte dei suoi mille aerei furono distrutti prima che volassero. Il tutto lasciava presagire che queste nuove dottrine d’intervento militare, in specie quella messa a punto dai tedeschi, portassero ad un grande successo gli eserciti che le avessero adottate per primi. Divenne così una forma di guerra che andò con il nome di “Blitzkrieg” (guerra lampo). Il suo punto di forza era costituito dalle divisioni corazzate (Panzerdivisionen), essenzialmente celeri, con carri leggeri e medi (tra le 6 e le 16 tonnellate) e soprattutto veloci e con un armamento efficace, ma non imponente. Questa tecnica fu ideata dal generale Guderian, teorico della guerra dei carri. Lo stesso risultato poteva verificarsi con l’uso in mare di una potente flotta di sommergibili e ancor più combinandola con gli aerei-siluranti in partenza dalle porta-aerei e l’utilizzo di truppe speciali d’assalto paracadutate o trasportate con alianti. (Oggi sostituiti con gli elicotteri da combattimento).
Si aggiunse, poi, una tecnica di combattimento, affidata a specialisti “superdotati”, che nata all’inizio della seconda guerra mondiale si è poi, man mano, affinata a tal punto che i britannici ne fecero largo uso per combattere contro l’Afrikakorps, con il loro 22° Special Air Service Re-giment. Questo contingente, costituito con quel nome di copertura dalla ditta di spedizioni da David Stirling, fu poi collaudato in decine di campagne dalla Malesia alle Falkland, dall’Irak all’Ulster. Tali reparti possono operare, con estrema efficacia e alta professionalità, in team di quattro uomini (capo pattuglia, artificiere, radiotelegrafista e infermiere). Essi sono in grado di coprire 60 Km., in 20 ore con uno zaino da 25 chili. Sulla meticolosità del loro addestramento basti affermare che durante le infiltrazioni in Irak portavano via le proprie feci perché troppo diverse da quel-le della popolazione della zona. A sua volta la Francia può ricorrere sia ai Crap (Commandos de Recherche et Action dans la Profondeur) sia al 13° reggimento paracadutisti. Sono forze nate per infiltrarsi in territorio nemico e guidare attacchi nucleari, distruggere comandi e centri nodali.
Non si trattò, ovviamente, solo di operazioni militari terrestri. Per mare, infatti, le iniziative non mancarono e alcune furono casuali, ma di grande effetto. Ricordo quanto avvenne il 31 ottobre del 1940 quando gli inglesi rintracciarono lungo la costa spagnola un famoso mezzo d’assalto italiano chiamato “maiale” e riuscirono a riprodurlo chiamandolo “chariot” (carretto) per poi utilizzarlo da supporto per favorire l’opera dei sommozzatori nei loro raid contro le munite difese dei porti nemici. Un altro intelligente impiego, per merito degli inglesi, fu realizzato con i sommergibili nani con un equipaggio di quattro uomini e dotato di cariche esplosive fissate esternamente. Con questo mezzo nel settembre del 1943 i britannici danneggiarono nell’alto fiord la Torpitz. I giapponesi non furono da meno costruendo un siluro, il kaiteu, con un uomo al suo interno incaricato di dirigere l’arma contro un vascello nemico. I tedeschi, a loro volta, prepararono un mezzo navale denominato “bruco” formato da due siluri uno sull’altro. In uno di essi vi era un uomo che lo guidava e appena raggiunto il bersaglio, liberava l’altro siluro permettendogli di seguire la sua corsa finale verso l’obiettivo. Altri impieghi bellici furono offerti dal-le cosiddette “lenticchie” costituite da tre motoscafi di cui il primo guidato da un equipaggio e gli altri due con cariche esplosive. In prossimità del bersaglio i due motoscafi imbottiti di esplosivo erano fatti proseguire radiocomandati. Il “diavolo marino” a sua volta era un sommergibile capace di navigare ad altissima velocità (28-30 nodi) ed essendo munito di cingoli poteva avventurarsi anche sulla terra ferma utilizzando un lanciafiamme. Un altro piccolo sottomarino “il delfino” era capace di superare i trenta nodi sott’acqua. Era attivato da una turbina Walter a perossido d’idrogeno e manovrato esclusivamente per effetto dei timoni senza casse d’immersione perciò capace di guizzare sotto e sotto la superficie del mare proprio come un delfino.

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La forza del progresso umano a dispetto delle sue perversioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 agosto 2019

Il XX secolo incomincia con le scoperte di Marconi e di madame Curie, le geniali intuizioni d’Einstein, Fermi e Fleming e si completa con i sogni d’intere generazioni verso una società migliore e più evoluta. In quegli anni pieni di tormenti esistenziali l’autorità sembra libertà quando succede all’anarchia. Succede in Italia, con il fascismo, e si ripete in Germania quando un ex caporale austriaco assume il potere a Berlino. E’ la prima avventura che devasta il precario equilibrio europeo. L’Europa vincitrice del 1918 muore all’alba del 7 marzo del 1936 quando Hitler rioccupa la Renania. E’ la prima tappa di una cavalcata che porterà i nazisti a Vienna, nei Sudeti, a Praga, a Danzica, a Varsavia, a Parigi.
La Germania inghiotte tutti questi paesi e lo fa, sia pure in modo diverso, con l’Italia di Mussolini. Questi è travolto dalle suggestioni naziste: bagni di folla, parate, grida di popolo. Non vi può essere pace né a Monaco né altrove. Hitler tratta solo sulla punta delle baionette. Diventa, così, l’anticamera della guerra con la sconfitta della sperata pace dei trattati e dei protocolli d’intesa. Il 1° settembre del 1939 si scatenano gli dei della guerra. Berlino da quel momento in poi è ubriaca di vittorie.
L’Italia resta sola di fronte a Hitler e Mussolini. Quest’ultimo, solo per paura e voglia di bottino, rende comune l’avventura. “Una guerra, per l’Italia, senza entusiasmo, senza mezzi, estranea agli interessi vitali del Paese. ”Mussolini aveva portato il suo Paese al disastro e alla rovina per una manciata di fichi secchi. Il 1941 incomincia con le preoccupazioni, prosegue con la rassegnazione del 1942 e lo sgomento del 1943 e poi verrà la guerra civile e sarà la pagina più crudele perché fraticida. (Riccardo Alfonso)

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NEVER GIVE UP. La forza delle donne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 giugno 2019

Torino Venerdì 21 giugno 2019, ore 18 MagazziniOz, via Giovanni Giolitti 19/A,Con Francesca Pieri e Francesca Bolino A partire da Bianca (DeA Planeta) Il mondo è pieno di donne che ce la fanno. A sconfiggere mostri, a non fermarsi, a resistere e andare avanti nonostante tutto. Sono risolute, forti, bellissime. Sono quelle che riescono a trasformare il negativo in positivo, le difficoltà in occasioni nuove. Sono fragili, come tutti, ma determinate come pochi. La forza è la loro arma segreta. Nell’edizione 2019 di Never Give Up, la indaghiamo insieme a quattro donne, a partire dalle storie, esemplari, che hanno raccontato. Gli incontri sono organizzati da Fondazione Circolo dei lettori e MagazziniOz (via Giovanni Giolitti 19/A, Torino), sede anche degli incontri, a giugno e luglio 2019.Gli appuntamenti proseguono martedì 25 giugno, ore 18.30 con Francesca Pieri, a partire dal suo Bianca (DeAPlaneta), in dialogo con Francesca Bolino. È più facile affrontare le sofferenze del mondo in due. Due donne, due amiche che riescono a resistere alle onde di un destino crudele. Conosciute da adulte, incinte insieme, solo una diventa mamma. Ed è in quel momento di dolore assoluto che hanno la forza di rimanere umane, vicine.
Francesca Pieri ha studiato Lettere all’Università La Sapienza e si è specializzata alla LUISS in Management della cultura. Ha lavorato da subito in ambito editoriale, prima nell’organizzazione di grandi eventi, poi come ufficio stampa, ruolo che riveste da oltre dieci anni. Nel 2015 è iniziata la collaborazione con l’editore Donzelli, dove si occupa di comunicazione e pubbliche relazioni. Bianca è il suo esordio, di ispirazione autobiografica.

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Nissoli (FI): Il Vostro supporto mi ha dato la forza di vincere, grazie a Tutti!

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

“Alla notizia della mia rielezione alla Camera dei Deputati sento la necessità morale di dire “Grazie” dal profondo del mio cuore a tutti coloro che mi hanno sostenuto ed hanno permesso la mia elezione!” Così Fucsia Nissoli FitzGerald dopo aver verificato la sua elezione alla Camera.
“Un grazie particolare – continua Nissoli – va anche alla bella squadra di persone che mi hanno sostenuta nel lavoro quotidiano della campagna elettorale, dal Canada agli Stati Uniti, dal Messico al Centro America, grazie e continueremo il lavoro iniziato in modo da essere sempre più vicini alle necessità della gente”.“E’ stata una campagna elettorale molto ricca di incontri che mi hanno dato l’entusiasmo di continuare ad affrontare l’agone politico e lavorare alle tante questioni pendenti che la politica deve porre nell’agenda parlamentare per venire incontro alle esigenze della Comunità italiana del Nord e Centro America. Sono convinta – ha concluso l’on. Nissoli – che con il sostegno di ciascuno di Voi e con la sinergia che ci sarà con la neo eletta al Senato, Francesca Alderisi, mia compagna di “viaggio” in questa campagna elettorale, e con tutti gli altri eletti all’estero, riusciremo a portare a casa buoni risultati! L’unione fa la forza!”

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Il potere e la forza dell’euro: Esperienze da consumatore e utente

Posted by fidest press agency su sabato, 9 settembre 2017

euro-areaLe diatribe su euro SI’ ed euro NO sembra che si siano attenuate, anche da parte dei piu’ accesi sostenitori di un’uscita dalla moneta unica, anche se -probabilmente per poter giocare, come si dice, in più scarpe- questi ultimi continuano a non escludere il ricorso ad un referendum.
La politica, quella con la “p” minuscola, e’ fatta di questi elementi: enunciare alcune proprie opinioni ed idee, presentandole come “sentimento diffuso” (la famosa “opinione pubblica”), ed evocare rimedi con metodi -popolari, per carita’- inesistenti e impraticabili: il referendum, per l’appunto, che, stante l’attuale normativa, non puo’ essere fatto in materia. Questo per capire meglio il contesto in cui si svolge questo tipo di confronto. Che, sinceramente, con la mia limitata esperienza di osservatore e protagonista del quotidiano grazie ad un’associazione come Aduc, non mi e’ mai sembrato di percepire come ostile alla moneta unica. Anzi. Sara’ il fatto che io -ed Aduc-, nella mia politica civica, non ho da vendere nulla, ma solo da offrire servizi, consigli e aiuti. Quindi l’euro ha un valore e ci serve? E lo stanno capendo anche i piu’ recalcitranti? Sembra di si’, ma andiamoci coi piedi di piombo e non molliamo nello spiegarci e spiegare come e perche’ sarebbe un disastro un’Italia senza euro. Quindi senza Unione Europea. Pur coi limiti, i difetti e tutto quello che dovrebbe servire per renderla ancora migliore, nella prospettiva -come sostengono i troppo pochi che in qualche modo la pensano come me- degli Stati Uniti d’Europa.
Esempi in merito ce ne sono a iosa. Nella economia e politica nazionale, in quelle comunitarie e in quelle internazionali. Qui ne facciamo alcuni con la logica della “borsa della spesa” del consumatore e utente, non precisi al centesimo, ma esplicativi del quotidiano.
In termini di cosiddetta macroeconomia cito soltanto la vicenda della sterlina britannica. Moneta sempre forte per definizione e fatti, su cui noi italiani abbiamo sempre avuto una certa sottomissione, tragica quando c’era la lira italiana, meno tragica da quando c’e’ l’euro. Da quando i britannici hanno deciso di uscire dalla Ue (Brexit) e’ successo che la sterlina ha quotidianamente perso valore rispetto all’euro. Nei listini ufficiali di cambio c’e’ ancora una certa differenza: mentre scriviamo il cambio e’ 1 sterlina = 0,92 euro. Solo qualche mese fa 1 sterlina era intorno a 0,75 euro. Nel quotidiano londinese, invece, ci risulta che la parita’ euro-sterlina sia nei fatti, e si osserva e percepisce anche quando si va in vacanza. Ve l’immaginate le performance che avrebbe fatto la lira se oggi l’Italia non facesse parte della zona euro? Cioe’ una valuta che avrebbe dovuto considerare solo la nostra economia nazionale nei confronti della Gran Bretagna, e non anche quelle -per esempio- francese, tedesca, olandese e belga?
In termini di cosiddetta microeconomia mi limito a descrivere alcune recenti esperienze internazionali di un consumatore e utente in vacanza, alle prese col quotidiano. Facciamo l’esempio del Giappone. E’ risaputo che sia un Paese molto costoso (soprattutto la capitale Tokyo), ma e’ un “risaputo” che, a nostro avviso, e’ incrostato sul passato, quando non c’era l’euro e la lira era la nostra moneta. Un passato che, come tutti i fenomeni culturali anche se collegati all’economia, ha bisogno di tempo per diventare solo storia. Per 1 euro, al cambio di oggi, ci vogliono circa 130 yen. Quindi per 1.000 yen ci vogliono 7,70 euro. Se si va oggi a Tokyo, con 1.000 yen ci si rende conto che si puo’ comprare quello che da noi si compra con 10 euro. Qualcuno ha l’ardire di dire che potrebbe essere altrettanto se, a Tokyo, avremmo dovuto utilizzare la lira per fare le nostre operazioni di cambio e di acquisto e consumo? Piu’ articolato sarebbe il discorso nei confronti del dollaro Usa, che pero’ ci porterebbe a risultati simili… ma lo faremo in un’altra occasione.
Questo significa avere una moneta forte. L’euro: frutto di una mediazione tra le varie economie dei Paesi comunitari e della forza dell’economia comunitaria in se’. Ed e’ questo che ci consente, nell’esempio delle vacanze e non solo, di poter affrontare la nostra quotidianita’ con forza e certezze che, altrimenti, la nostra sola economia nazionale non sarebbe capace di darci. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Una mitologia contemporanea: Il ritorno della forza

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2015

popsophia.1popsophiaDal 7 al 10 luglio a Rocca Costanza (Pesaro) “È vero, tutto vero, il lato oscuro e lo Jedi sono reali” annuncia Jan Solo/Harrison Ford nel trailer del nuovo capitolo di Star Wars diretto da J.J. Abrams. Il settimo episodio della saga ideata da George Lucas, ambientato trent’anni dopo i fatti narrati nell’ultimo episodio della trilogia originale Il ritorno dello Jedi, uscirà in Italia il prossimo 16 dicembre. “È vero, tutto vero”: dopo quindici anni di attesa, si è risvegliata una passione globale che era soltanto temporaneamente sopita, scatenando una nuova ondata di ossessione di massa.
Infatti, se la cultura pop costituisce la mitologia contemporanea, Star Wars è il suo poema epico fondativo. È riuscito a plasmare una mitologia, a creare personaggi diventati figure emblematiche, a incarnare valori universali con la forza dell’allegoria, a dare forma a un’epopea che si situa tra il passato e futuro, mediante la quale si conservano e tramandano gli archetipi identitari della civiltà occidentale e orientale. Secolo il filosofo berlinese Heinz Wismann, Star Wars “è l’Iliade con un po’ di Freud e di western”.
E questo mito pop ha la forza della verità – “è vero, tutto vero”– perché veicola un messaggio filosofico tramite la forza di un racconto cinematografico appassionante e inquietante, con la forma del pastiche post-moderno che mescola riferimenti cross-mediatici. Perché, come aveva già compreso Aristotele, con le immagini (anche quelle in movimento dell’opera cinematografica) “capita di apprendere contemplando”.
Star Wars è un’opera d’arte totale: capace di “aprire un mondo”, di rendere abitabile per lo spettatore un universo coerente che ha un proprio linguaggio, una definita fisionomia estetica e un pervasivo codice etico e spirituale. La forza di questa epopea, infatti, è il suo carattere di “opera aperta”. Star Wars non è un testo scritto una volta per sempre, ma una forma plastica in perenne trasformazione, analizzata, ripensata e vissuta dai milioni di fan raggiunti in ogni angolo del globo dal martellante incedere delle saga.
Il regno dei fan – non è un caso che la parola inglese fandom faccia riferimento al potere di impero – ha continuato a costruire connessioni, riletture e riscritture al di là delle intenzioni dell’autore. “Universo espanso”, infatti, è stato definito l’insieme di film, serie, cartoni animati, video-giochi, fumetti, libri, gadget che è stato generato da questa immortale saga.
(fonte: di Lucrezia Ercoli Parte dell’articolo dedicato al nuovo tema di Popsophia 2016 “Il ritorno della forza”, apparso sull’Unità del 24 ottobre 2015)

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Non è una fuga in avanti

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2015

att5fb12Una volta si diceva “L’unione fa la forza”, ma oggi non si parla di unione ma di frammentazioni ambiziose, che non tengono in alcun conto le sorti e gli interessi della nazione. Si potrebbe affermare, modificando i termini, che “La forza fa l’unione”, anche se dovesse trattarsi solo di una forza legata alle idee. Oggi non c’è nè forza nè unione, ma frammentazioni che svelano facili ambizioni, mediocri atteggiamenti, che finiscono con l’agevolare non i migliori ma quanti si ritrovano ad agire scavalcando ogni scrupolo. In questi 70 anni di democrazia mai come oggi si sente l’esigenza di una forte componente sociale in grado di neutralizzare l’arroganza di quella classe, numericamente sparuta, che possiede il 50% della ricchezza nazionale pur rappresentando solo il 10% della popolazione. Il 90% della popolazione, composta dalle classi intermedie (sulla strada dell’impoverimento) e a basso reddito, si sente abbandonata, non rappresentata per eccesso di sigle, movimenti, partitini, che creano confusione senza proporre serie e concrete alternative. Proprio nel momento in cui si dovrebbe poter fare affidamento ad una sinistra di governo, liberal-democratica e sociale, il campo operativo viene lasciato in mano alla minoranza della nazione che impone le leggi di mercato, dello sfruttamento, dell’arricchimento individuale che è stato agevolato da continue sanatorie, da ripetitivi condoni e da truffaldini scudi fiscali. Si trattasse di una “fuga in avanti” rimarrebbe lo spazio per la speranza, ma si tratta, invece di una “regressione” verso un radicalismo della sinistra che chiede “tutto e subito”, levando al vento troppe voci che finiscono con l’ottenere “nulla e per sempre”. Abbiamo un governo che, ormai, agisce senza alcun pudore, sbandierando riforme concordate con il peggior nemico delle libertà sociali e democratiche, portatore e sostenitore di un liberismo tutto indirizzato a favorire la striminzita e minoritaria classe opulenta, sostenendo che un ulteriore arricchimento della classe opulenta, dovrebbe generare una cascata di benessere per tutti, mentre promuove corruzione, evasione fiscale, esportazione di denaro all’estero, falsi in bilancio, con una penetrazione ormai patologica delle varie mafie dentro le Istituzioni.
Mentre la sinistra si frantuma soddisfacendo individuali ambizioni, le volpi entrano nel pollaio e fanno strage delle pur maggioritarie galline che, ormai, non hanno più un guardiano a difenderle.Vogliono spingere il popolo elettore ad affidarsi alla protesta di Grillo ? Almeno lo dicessero chiaramente. (Rosario Amico Roxas)

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Messaggio del Presidente Napolitano in occasione del 151° anniversario della costituzione dell’esercito

Posted by fidest press agency su sabato, 5 maggio 2012

Esercito Italiano

Esercito Italiano (Photo credit: Gioxx)

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Claudio Graziano, il seguente messaggio:”Nella ricorrenza del 151° anniversario della costituzione dell’Esercito italiano, rivolgo il mio deferente pensiero alla Bandiera della Forza armata, simbolo di onore e di valore militare, e ai soldati di ogni grado, arma e specialità caduti nell’assolvimento del compito.Dal 1861, anno della proclamazione del Regno d’Italia, l’Esercito è stato protagonista della storia del paese che ha accompagnato e difeso nel travagliato percorso dell’indipendenza, nelle terribili prove dei due conflitti mondiali, nella Guerra di Liberazione e nei lunghi anni del presidio armato dei confini nord-orientali durante la guerra fredda.Da oltre vent’anni, nel nuovo scenario sempre più globalizzato, la Forza armata, unitamente alle altre componenti dello strumento militare, partecipa, con professionalità ed onore, alle missioni internazionali di sicurezza e stabilizzazione, garantendo l’efficacia operativa, attraverso il costante rinnovamento culturale dei suoi quadri e la razionalizzazione delle sue strutture, e fornendo un contributo fondamentale per la pacifica collaborazione tra i popoli. Il paese è orgoglioso di questa sua grande istituzione e guarda con riconoscenza e partecipazione all’impegno incondizionato degli uomini e delle donne con le stellette che operano ogni giorno sotto il Tricolore in tante regioni remote, mettendo spesso a rischio la propria stessa vita.Ufficiali, sottufficiali, graduati e militari di truppa e personale civile della Forza armata, in questa giornata di festa, giungano a voi tutti e alle vostre famiglie il saluto caloroso e l’augurio più fervido dei cittadini italiani e miei personali.Viva l’Esercito, viva le Forze armate, viva l’Italia!

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Lavoro senza diritti

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2012

Occhio al governo Monti...

Occhio al governo Monti... (Photo credit: Cau Napoli)

“Dopo aver stravolto la struttura del diritto alla pensione, facendolo diventare un miraggio, il Governo Monti interviene pesantemente sugli ammortizzatori sociali e sulla forma contrattuale”, dichiara Pierpaolo Leonardi, dell’Esecutivo nazionale USB. “Scompare la cassa integrazione straordinaria in caso di chiusura azienda e scompare la mobilità, e quindi la riduzione della tutela in caso di licenziamenti collettivi, che passa di fatto da quattro anni ad un anno, sostituita da una fantomatica ASPI (assicurazione sociale per l’impiego), probabilmente finanziata anche dagli stessi lavoratori, con un tetto massimo di 1.119 Euro lordi, riducibili dopo sei mesi e poi ancora ulteriormente riducibili, e così via”.“Sulla riforma dei contratti – prosegue Leonardi – non vengono cancellati né il pacchetto Treu né la Legge 30, queste sì norme da far scomparire, che hanno introdotto ed incistato la precarietà in tutte le pieghe della società, ma si fa una operazione di maquillage sui tempi determinati e sulle partite IVA improprie. Almeno questo è ciò che si capisce ad oggi dalle notizie di stampa, perché un testo vero e proprio non c’è ancora e le sorprese potrebbero non essere finite qui”.
“A questo punto – osserva il dirigente USB – quando è evidente che la precarietà continuerà a farla da padrone nel nostro ordinamento e nelle nostre vite e che le imprese avranno il completo dominio sul lavoro grazie all’acquiescenza di tutti, sindacati e forze politiche, e con grande soddisfazione dei rappresentanti del capitale e degli interessi del mercato, si decide di manomettere, per farla scomparire, la normativa che fino ad oggi ha tutelato i lavoratori dai licenziamenti discriminatori ed illegittimi. L’art. 18. non c’entra nulla con la trattativa, non è materia di strumentazione contrattuale, non è materia di ammortizzatori sociali, è solo lo scalpo che deve stare a dimostrare che la vittoria è totale, senza via d’uscita, che non c’è modo di far tornare in vita il morto”.
“E qui viene il bello – sottolinea Leonardi – Alcuni di quelli invitati alla trattativa decidono che tanto vale farsi anche scalpare; altri strillano perché ciò non avvenga, senza rendersi conto che sono già stati uccisi. La forma con cui si è per il momento concluso il giro di valzer della trattativa (la stesura di un verbale che registra le posizioni invece del classico accordo fra le parti) certifica la definitiva uscita da destra dalla concertazione e la fine del ruolo dei corpi intermedi sociali di cui il capitale e la borghesia oggi vorrebbero fare definitivamente a meno, relegandoli, bontà loro, al ruolo, comunque economicamente remunerativo, di amministratori dell’enorme contenzioso che si produrrà con queste norme”.“Ovviamente ben vengano le resistenze – conclude Leonardi – ben venga il fatto che non tutti a quel tavolo hanno accettato anche di farsi scalpare. A noi però sembra, ovviamente, del tutto insufficiente. Se lottare si deve, lo si faccia con la maggiore forza ed unità possibile per ribaltare la logica secondo cui il lavoro non è più un diritto, come già la pensione, il salario, la casa, la salute, l’istruzione, i beni comuni, ma un generoso lascito del capitale di cui diventa definitivamente variabile dipendente. Non basta lottare per lo scalpo, bisogna lottare per sconfiggere questa tendenza e riconquistare diritti”.

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Manovra: la forza delle lobby

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2011

Occhio al governo Monti...

Image by Cau Napoli via Flickr

Editoriale Fidest. La recente manovra del Governo Monti, praticamente approvata da entrambi i rami del Parlamento, lascia un segno profondo sul percorso che l’ha portata a diventare legge di Stato. Lo è in quanto ha denotato la capacità delle corporazioni, alias lobby, alias interessi particolari e via di questo passo, di condizionare la vita stessa della società italiana e di spiegare l’immobilismo che l’ha distinta, in specie negli ultimi 20 anni. Quell’amara pillola che ci portiamo dietro, e passiamo da una generazione all’altra come se si trattasse di un “testimone” degno d’essere tramandato, si chiama “riforma strutturale” che non è solo legata ad una necessità contingente ma si rifà alle mutate condizioni del quadro internazionale e comunitario al quale ci colleghiamo in misura sempre più stretta. Ciò che deve renderci, innanzitutto, consapevoli, è che noi abbiamo accorciato “mentalmente” il nostro rapporto temporale. L’idea, ad esempio, calzante è quella della giustizia con processi che durano anche 8-10 anni, prima che la sentenza passi in giudicato. E’ una circostanza che non riusciamo ad accettare, perchè la riteniamo assurda, inconcepibile, controproducente e costosa, per altro. E se ponessimo mano non solo alla riforma della giustizia, da quella burocratica che la pervade, sino a calarci nel civile e nel penale nelle fasi istruttorie e giudicanti, ma espandessimo il nostro intervento alla previdenza, all’assistenza, alla scuola, alla difesa e alla gestione della cosa pubblica centrale e periferica ci accorgeremmo che al “fattore tempo” potremmo agevolmente associare risparmi gestionali significativi. Queste cose le scrivevo già 20 anni fa e col pensiero andavo ancora più indietro ritenendo che avevamo perso un’occasione magica per riformare il sistema Stato negli anni successivi la seconda guerra mondiale conciliandolo con la ricostruzione del Paese. Ma tant’è. Il passato è passato. E’ l’oggi che mi interessa e mi preoccupa, al tempo stesso. Allora scrissi, e riproponendo la mia idea non la ritengo del tutto peregrina, che l’Italia delle riforme potrà realizzarsi solo ad una condizione nella quale trovato l’uomo giusto e carismatico gli si lasci fare le riforme senza interferenze di sorta dandogli un anno di tempo. In questo frangente dovrebbero essere sospese tutte le prerogative parlamentari, politiche e persino costituzionali. D’altra parte non possiamo continuare a prenderci in giro oltre misura. Oggi non basta un governo di larghe intese. Non basta stravincere alle elezioni. Non basta procedere a piccoli passi e ad introdurre riforme parziali, limitate e privandole di una visione d’insieme. Occorre uno choc istituzionale. Un qualcosa di simile ad una guerra civile, ma questa volta intellettuale e non armata dalla violenza. Ci riusciremo? Non vorrei che ci pervenissimo troppo tardi, come è stato tremendamente tardi varare l’attuale governo Monti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Ricchi per sempre?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 maggio 2011

Modena. Venerdì 20 e sabato 21 maggio 2011 si terrà l’importante convegno nazionale “Ricchi per sempre?”. Storici dell’economia ed economisti per i 150 anni di economia italiana, presso l’Aula Magna della Facoltà di Economia Marco Biagi (il venerdì mattina) in Viale Berengario 51 e presso l’Auditorium Marco Biagi (il venerdì pomeriggio e il sabato mattina) in Largo Marco Biagi 10. Il convegno è organizzato dal Comitato 150 Modena per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia a Modena a provincia, in collaborazione con SISE – Società Italiana degli Storici dell’Economia e SIE – Società Italiana degli Economisti. I lavori si apriranno venerdì mattina alle ore 9.00, l’ingresso è libero ed è gradita iscrizione su http://www.150modena.it, dove è possibile anche scaricare il programma del convegno che qui alleghiamo. L’inserimento nel quadro internazionale, sebbene risulti determinante ai fini della comprensione dello sviluppo economico, non spiega in modo esaustivo le peculiarità del nostro Paese. I fattori decisivi – è stato ipotizzato – sono piuttosto endogeni, nazionali: a una strutturale insufficienza di cultura competitiva interna si somma la carenza di infrastrutture materiali e istituzionali fra cui spiccano il quadro giuridico/legale e la farraginosità dell’amministrazione pubblica da un lato, e la instabilità delle politiche finanziarie, dall’altro. A ciò si aggiunge lo scarso dinamismo di lungo periodo del sistema innovativo italiano, sia sotto il profilo tecnologico sia organizzativo, in cui i punti di debolezza, in vari momenti storici, hanno finito per prevalere su quelli di forza. L’incontro sinergico o lo scontro deleterio fra questi fattori è andato sviluppandosi nella storia economica italiana dando origine a momenti di vigorosa crescita, come gli anni del decollo industriale nel periodo del miracolo economico postbellico, e a fasi di profondo squilibrio, come nel caso della crisi di fine Ottocento o del fascismo degli anni Trenta. Né il mercato, con i suoi aggiustamenti spontanei, né lo Stato, con le sue imposizioni dirigistiche, dunque, sono stati in grado da soli di suscitare, sostenere o ripristinare lo sviluppo economico. Da qui, parte l’ipotesi di lavoro del convegno.
In questa due giorni, un gruppo di accreditati studiosi (in ordine di intervento: P. Ciocca, M. Salvati, S. Paba, F. Vella, M. Zavani, A. Giuntini, F. Karrer, V. Zamagni, C. Guerra, G. Conti, M. Onado, R. Giannetti, M. Russo, G. Vecchi, A. Roncaglia, F. Amatori, A. Colli, L. Paolazzi, G. Berta, T. Boeri, G. Bertocchi, M. Cattini), analizzeranno alcune delle principali questioni della vicenda economica nazionale, esplorando i temi che più direttamente hanno influenzato e influenzano la crescita o la stagnazione/recessione di un modello economico assai peculiare qual è quello italiano. Se, come è stato in più sedi sottolineato, lo sviluppo economico italiano nel lungo periodo (dalla fase post-unitaria alla crisi del fine secolo XX) è stato soggetto a un andamento “a pendolo” che ha visto susseguirsi momenti di crescita a stadi di stagnazione e arretramento, appare opportuno, dopo 150 anni, interrogarsi con ampiezza di visione sulle cause persistenti delle peculiarità del caso relativo al nostro paese.
Al termine di ogni relazione un discussant commenterà il tema esposto sforzandosi altresì di collegare le questioni trattate con la situazione economica attuale.

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In viaggio con un santo

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2011

Torino domenica 15 maggio, ore 13.45 Padiglione 2, Stand L126/M125 Salone Internazionale del Libro di Torino Filippo Anastasi, con prefazione di padre Federico Lombardi Pagg. 102, Euro 15,00 Filippo Anastasi non ha seguito tutti i viaggi di Giovanni Paolo II ma ne ha fatti più che abbastanza per avere molto da dirci: Polonia, Messico, India, Cuba… Rimettiamoci dunque in viaggio con lui al seguito di Giovanni Paolo II, per rivivere pagine di storia degne di non essere dimenticate: la forza della fede attraversa e segna la storia degli uomini al traguardo del secondo millennio dalla venuta di Cristo sulla terra. Padre Federico Lombardi S. J. Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, portavoce del Papa Centoquattro viaggi in tutto il pianeta che hanno segnato non solo il pontificato di Giovanni Paolo II, ma la storia di tutta l’umanità a cavallo tra due millenni. Papa Wojtyla ha trascorso quasi tre anni fuori dal Vaticano, pronunciando mille discorsi, visitando ottocento località, coprendo una distanza pari a quasi tre volte e mezzo quella tra la Terra e la Luna! Questo libro, scritto dal giornalista Filippo Anastasi che ha avuto il privilegio di compiere quasi cinquanta viaggi assieme al Pontefice, desidera appunto raccontare l’avventura del grande Pellegrino di Pace. Sono rievocati, attraverso i ricordi e il vissuto dell’Autore, i viaggi che hanno suscitato grandi entusiasmi, come quello in Polonia che ha letteralmente paralizzato la nazione; i viaggi che hanno spostato grandi masse, come quelli in America Latina, in Messico, in Brasile allo Stadio Maracanã; i viaggi che hanno toccato da vicino la povertà delle genti, come quello a Nuova Delhi, o la drammaticità della guerra, com’è accaduto a Sarajevo. Il volume racconta i viaggi che l’Autore ha compiuto a bordo dello stesso aereo del Pontefice, durante i quali – come lo stesso Filippo Anastasi ricorda proprio in una delle prime pagine del volume – è capitato che il Papa stesso lo chiamasse a “fargli un po’ di compagnia”. Ritratti di luoghi e situazioni indimenticabili; ricordi personali di momenti che hanno influito profondamente sui destini della cristianità oltre che, naturalmente, sulla vita dell’Autore, ben consapevole di aver viaggiato accanto a un Santo.
Filippo Anastasi, è giornalista e scrittore, vicedirettore del Giornale Radio Rai e responsabile dell’informazione religiosa. È ideatore e autore della trasmissione «Oggi 2000», settimanale della domenica di Radio1 di informazione religiosa. È stato inviato del «Messaggero», conduttore e caporedattore del TG1, vicedirettore del TG2 e ha ricevuto il premio Saint Vincent per il giornalismo radiofonico. È autore di Padre Pio. La sua voce, la sua storia, (Rai Eri 2000, Edizioni Padre Pio 2008).

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Mostra “Energie”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2010

Roma 4 dicembre 2010 dalle 18.00 alle 22.00 mostra “Energie” a Palazzo Margutta. La mostra si protrarrà  fino al 12 dicembre 2010: dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (chiuso lunedì mattina).
Con la pittura di Echeoni e Solange un’esposizione tutta da vedere che mette a confronto due artisti diversi accomunati dall’esser nati sotto il segno dell’arte considerata nelle sue varie sfaccettature – il Maestro Elvino Echeoni e il sensitivo Solange – i quali, pur mantenendo un proprio linguaggio creativo, riescono ad esprimersi con forza ed energia.
Elvino Echeoni – pittore, scultore, incisore, restauratore, scenografo ma anche designer, musicista, compositore e autore di testi – conosciuto e amato dal grande pubblico e dalla critica per l’utilizzo di tonalità intense, sia con i tramonti sognanti che con i momenti musicali, riesce a dar vita a un’esplosione di colori in cui l’elemento cromatico, intenso e travolgente, sembra vibrare al punto da creare un’energia vitale.
Solange, per la prima volta nella storica via dell’arte, presenta al grande pubblico lavori incentrati sugli amati segni zodiacali e, con mano sicura e originale, riesce a interpretare quell’energia astrale che ha sempre accompagnato questo personaggio, conosciuto nel mondo dello spettacolo per le sue innumerevoli performance da sensitivo. E non è affatto un caso se a tenerlo a battesimo in questa nuova avventura artistica nella Capitale è il Maestro Elvino Echeoni, uno tra più rappresentativi pittori della storica via Margutta, che si è detto “pronto a scommettere che Solange sarà una clamorosa rivelazione per tutti gli appassionati dell’arte”.  (www.ilmondodellarte.com) (quadri)

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Hugo Wilson: ProjectB Ad Pondus Omnium

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2010

Milano fino  al 21/1/2010 Via Borgonuovo 3, ProjectB Ad Pondus Omnium – Per considerare il peso di tutte le cose ProjectB presenta la prima personale in Italia del giovane artista britannico Hugo Wilson. La sua ricerca artistica si muove attorno a temi scientifici che non possono prescindere da domande etico-filosofiche e religiose, come l’evoluzione biologica, le manipolazioni genetiche e il rapporto di forza innescato con l’uomo. Le sue opere svelano quindi un’indagine sull’autonomia dei sistemi auto-organizzati esistenti in natura – sia biologici che umani – nonche’ sulla rilevanza, utilità e validità degli stessi. Fulcro della mostra e’ Self Feeder, la manipolazione di un cuore di pecora sottoposto ad un processo di fusione e corrosione: esagerandone la caratteristica di sistema chiuso di ogni apparato circolatorio, crea un effetto paralizzante. Immagine: Dodus Dei, Oil paint on prepared panel, 95cm x 117cm, 2010. (hugo Wilson)

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Il buio del venerdì e la luce della domenica

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2010

Per alcuni fedeli soffrire come Cristo in croce è una grazia di Dio. Giovanni Paolo II nella lettera apostolica “Salvifici doloris” (1984), scriveva: “Attraverso i secoli e le generazioni è stato costatato che nella sofferenza si nasconde una particolare forza che avvicina interiormente l’uomo a Cristo, una particolare grazia. Ad essa debbono la loro profonda conversione molti santi, come da esempio San Francesco D’Assisi, ecc. Frutto di una tale conversione non è solo il fatto che l’uomo scopre il senso salvifico della sofferenza, ma soprattutto che nella sofferenza diventa un uomo completamente nuovo…Questa interiore maturità e grandezza spirituale nella sofferenza certamente sono frutto di una particolare conversione e cooperazione con la Grazia del Redentore crocifisso. E’ lui stesso ad agire nel vivo delle umane sofferenze per mezzo del suo Spirito di verità, per mezzo dello Spirito consolatore. E’ lui a trasformare, in un certo senso, la sostanza stessa della vita spirituale, indicando all’uomo sofferente un posto vicino a sé.” Ora, esaltare la sofferenza, farne l’elogio, è irriguardoso verso tutti coloro che soffrono e non vorrebbero soffrire per niente. Una donna, a Lourdes, parlando a nome d’alcuni cristiani malati, ebbe a dire a Giovanni Paolo II: “Noi persone malate, più che essere aiutate dalle parole cristiane, vi troviamo spesso ragione di inasprirci, di rivoltarci. Quando si dice che ‘Dio prova coloro che ama’, noi sappiamo che è falso”. Gesù, nel Vangelo, non esalta il dolore. Può essere anche vero ciò che il Pontefice scrive circa l’interiore maturità e grandezza spirituale cui alle volte si giunge attraverso la sofferenza, ma bisogna pur dire che è ben triste la condizione degli uomini, se per elevarsi spiritualmente sono costretti a soffrire! Il Papa, inoltre, a parte il pericolo in cui incorre di irritare chi soffre, e di suscitare una sorta d’indifferenza verso il loro dolore, sembra dimenticare completamente il lato negativo della sofferenza. In moltissimi uomini che hanno sofferto, lo Spirito di verità non ha agito per nulla nel senso indicato dal Pontefice. Moltissimi uomini si abbrutiscono proprio a causa delle sofferenze. Non tutti coloro che soffrono diventano “uomini nuovi” in senso positivo. E bisogna anche dire che guerre e genocidi non avvengono solo per sete di potere e di ricchezze, ma  anche per assicurarsi una vita senza dolori, senza privazioni, stenti, fame.
Spesso la sofferenza è distruttiva non solo del fisico ma anche dello spirito. Quanti uomini a causa della sofferenza hanno perso la fede in Dio? Nulla dice, però, Giovanni Paolo II, riguardo  alla sofferenza dei bambini. Anche i bambini scoprono il senso salvifico della sofferenza? Anche i bambini giungono a interiorre maturità e grandezza spirituale? Ma se il dolore è un bene in sé, perché dovremmo preoccuparci tanto dei fortunati che soffrono? E perché prendercela tanto con coloro che recano patimenti ad altri,  giacché in fondo, pur compiendo una malvagità, farebbero il loro bene?  A differenza di Gesù, molti santi hanno invocato la sofferenza, senza rendersi conto che la sofferenza come soddisfazione di un desiderio (o di un bisogno?) è già meno sofferenza. Soffre molto di più colui che soffre, ma non vorrebbe soffrire per niente.  Gesù non desidera la croce per se stessa, ma l’accetta in vista della redenzione e della salvezza degli uomini: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te. Allontana da me questo calice!”. Il Signore parlò di necessità della sofferenza per sé ( Lc 17, 25), ma non per gli uomini. Anzi, cercò in ogni modo di evitare sofferenze inutili ai suoi apostoli, e la sua predicazione e i suoi miracoli miravano a togliere il dolore dal mondo. Si potrebbe obiettare: ma non fu Gesù a dire: “Se uno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”? Sì, ma la croce deve essere l’inevitabile conseguenza di un comportamento improntato a verità e giustizia; seguire il comandamento di Gesù dell’amore verso il prossimo, può comportare sofferenza e perfino la morte. E’ assurdo pensare che la scelta della sofferenza in sé possa produrre il bene. I santi, i martiri, gli eroi, scelgono la via della verità e della giustizia, sapendo perfettamente che possono andare incontro a sofferenze, o anche rimetterci la vita. Ma quella della sofferenza, e anche della morte, deve essere l’unica via percorribile, altrimenti diventa una scelta egoistica, un sacrificio senza senso, un non-sacrificio: chi sceglie la via della sofferenza e della morte, al fine di diventare santo, martire, eroe, non sarà mai né santo, né martire, né eroe.  Per maggiore chiarezza voglio ricordare un gesto che fu autentica imitazione di Cristo. Il sacerdote polacco Massimiliano Maria Kolbe, proclamato santo proprio da Giovanni Paolo II, si offrì di prendere il posto di un padre di famiglia, destinato al bunker della fame nel campo di concentramento di Auschwitz. Ecco, se padre Kolbe si fosse offerto ai tedeschi per farsi torturare e uccidere senza nessuna ragione se non quella di soffrire come e con Cristo, non sarebbe stato un santo, ma solo un idiota. Molti cristiani, ed in particolare alcuni santi, sono rimasti al buio del venerdì, dimenticando la luce della domenica. Hanno dimenticato che Gesù andò incontro alle donne che lo avevano cercato al sepolcro, e disse loro: «Rallegratevi!». Molti cristiani preferiscono continuare a piangere, nell’illusione di far piacere a Dio. (Renato Pierri Scrittore – Ex docente di religione cattolica)

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Dimissioni ministro Brancher

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 luglio 2010

“Le dimissioni del ministro al legittimo impedimento sono una grande vittoria di Italia dei Valori e della determinazione che ha avuto, e del Pd che con noi ha scelto di percorrere la via della mozione di sfiducia” lo dichiara Massimo Donadi, presidente dei deputati di IDV. “Questa è la riprova che quando in gioco ci sono valori non negoziabili e grandi battaglie da combattere per la difesa della democrazia, della legalità e dei valori della Costituzione non bisogna aver paura di andare avanti con forza e determinazione, anche se in partenza appaiono posizioni minoritarie” aggiunge Donadi.

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Dopo Pomigliano

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2010

Napoli, 3 luglio ore 10.00 Hotel Ramada Via Galileo Ferraris 40 (adiacenze uffici Inps) – Alla luce del voto espresso dai lavoratori di Pomigliano, Slai/Cobas Coordinamento Nazionale e Confederazione U.S.B. invitano i lavoratori, i precari, i delegati sindacali, le organizzazioni politiche e sociali all’assemblea nazionale. L’assemblea sarà un dibattito pubblico sul futuro dello stabilimento di Pomigliano d’Arco e dei lavoratori del gruppo Fiat,  alla luce dei processi di ristrutturazione selvaggia in corso in tutto il mondo del lavoro. Da questo confronto si intende inoltre individuare le prossime iniziative nell’impianto napoletano e nel gruppo Fiat unitamente alle prospettive di lotta per tutti i lavoratori, a cui soltanto le organizzazioni sindacali di base sono in grado di ridare voce e forza, contro l’offensiva economica e sociale del padronato e del governo.

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Auguri agli azzurri da miss Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2010

Maria Perrusi ha inviato, tramite l’Ansa, gli auguri alla nazionale che  debutta ai mondiali di calcio. “Basta critiche e polemiche – ha detto la miss – forza azzurri, forza Lippi! Fateci vivere le stesse emozioni di quattro anni fa. L’incitamento vi arriva da tutte le ragazze di Miss Italia: siamo al vostro fianco. Inviamo un abbraccio a tutti, a chi debutta in azzurro e a coloro che con questi colori hanno già vinto. Chi indossa questa maglia è un nostro eroe, significa che l’ha meritata. Rivolgo l’ultimo appello a Rino Gattuso con il quale ho inneggiato pochi mesi fa alla nostra Calabria: sappiamo che vi farete onore. Miss Italia è con voi”.

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Intesa università Camera di commercio

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2010

Macerata 27 aprile incontro di formazione sui temi della mediazione e conciliazione, organizzato dalla Camera di Commercio di Macerata in collaborazione con la Facoltà di Giurisprudenza e la Scuola di Specializzazione in Diritto Civile dell’Università di Camerino.  Unicam, infatti, è  stata accreditata dal Ministero della Giustizia quale ente di formazione dei mediatori e conciliatori e queste due strutture saranno concretamente coinvolte nell’erogazione dei corsi di formazione dei mediatori. Si tratta di un importantissimo riconoscimento che, al momento, riguarda soltanto pochi altri Atenei italiani (Siena, Firenze, Napoli Parthenope, Salerno) e che rappresenta un notevole punto di forza del nostro territorio.  La sinergia tra Unicam e la Camera di Commercio sarà costituita da una stretta collaborazione per promuovere la cultura della mediazione e della conciliazione. E’ infatti la Camera di Commercio l’ente che, per disposizione di legge, è preposto all’erogazione dei servizi di conciliazione. All’incontro odierno la parte processual-civilista sarà a cura della prof.ssa Maria Pia Gasperini, che si soffermerà sui rapporti tra mediazione e processo (mediazione obbligatoria e facoltativa, rilevanza degli atti del procedimento di mediazione), mentre per la parte civilista sarà la prof.ssa Lucia Ruggeri, direttore della Scuola di Specializzazione in Diritto civile, che tratterà il tema del ricorso alla mediazione quale strumento di composizione del conflitto alternativo al sistema giurisdizionale, approfondendo l’analisi delle materie oggetto di mediazione secondo la recentissima normativa introdotta dal Decreto legislativo del 4 marzo 2010.  Durante l’incontro si illustra agli studenti l’attività dello sportello di conciliazione attivo presso la Camera di Commercio ed è stata promossa l’attivazione di stage tra studenti della Facoltà di Giurisprudenza di Unicam e sportello di conciliazione. Gli studenti del corso di laurea in Giurisprudenza di Camerino sono tra i pochi in Italia a poter fruire di un insegnamento specificamente dedicato alla conciliazione denominato “Diritto e tecnica della conciliazione”, attivato fin dal 2006.

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Film: “Diverso da chi?”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 marzo 2010

Roma 21 marzo, ore 20  presso la sede del Partito Radicale (Via di Torre Argentina, 76 –) Proiezione del film: “Diverso da chi?” Seguirà una conversazione con il regista del film, Umberto Carteni, e con il produttore Riccardo Tozzi. ingresso libero – Portate amiche e amici! Cosa succede quando a candidarsi come sindaco di una città conservatrice del Nord Est, è un gay dichiarato, che della sua omosessualità fa la sua forza? E cosa succede se poi, col procedere della campagna elettorale, il nostro eroe si innamora del suo braccio destro, che però è una donna? Cosa diranno gli elettori, gli avversari, il suo fidanzato ufficiale? E cosa dirà, alla fine, il suo cuore? L’aspetto più interessante, però, non è tanto la modernità del triangolo, ma l’averlo ambientato nel mondo della politica, all’interno del Pd (qui Ud), in cerca di un candidato sindaco per Trieste e di una coesistenza tra la sua ala più conservatrice e quella più di sinistra. Luca, oltre ad essere gay, come nella canzone di Povia, è un fragile candidato sindaco del Pd che viene unito dal partito (un grande Antonio Catania) alla binettiana Claudia Gerini come vice-sindaco. Il meglio del film, che nella zona centrale si ferma un po’ troppo sulla commedia, è proprio la parte di satira politica iniziale con gli scambi di insulti tra binettiani e ds. (Marco Giusti, “Il Manifesto”)

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