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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘frammentazione’

Europa: più unione, no frammentazione

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

BUDAPESTBudapest. Come si ridurrebbe l’Europa se vincessero tutti gli indipendentismi? Per Agostino Spataro “l’Europa verrebbe frammentata in 80 micro stati e staterelli che ne scardinerebbero la sua unità fisica, economica e culturale. In pratica, cancellerebbero una civiltà che, più nel bene che nel male, dura da oltre tremila anni.Tali indipendentismi, in gran parte egoistici e sempre anacronistici, provocherebbero gravi conseguenze per il futuro dei popoli, dei lavoratori e dei giovani d’Europa, dei suoi livelli di benessere e pacifica convivenza. In particolare:
1) segnerebbero la fine del progetto di Unione Europea che bisognerebbe accelerare e farlo uscire dalle secche di una sudditanza alle politiche neoliberiste e mercantiliste;
2) potrebbero trasformare l’Europa in uno sterminato campo di battaglia, dopo 73 anni di pace tornerebbero l’instabilità permanente, i conflitti locali, perfino la guerra;
3) l’Europa, divisa e indebolita, sarebbe percepita come una pingue preda che scatenerebbe i più ingordi appetiti di conquista;
4) L’Europa non potrebbe più aspirare (pur possedendo oggi i “fondamentali”) a diventare uno dei poli principali del nuovo ordine internazionale, lasciando campo libero alla bipartizione Usa e Cina.
Certo, sappiamo che nell’U.E. vi sono tanti problemi (che possono, devono essere risolti), ma nessuno dei suoi popoli è oppresso: ci sono libertà, democrazia, autonomie.
Perciò, non abbiamo bisogno di stati e staterelli in mano a piccoli satrapi locali, alla criminalità organizzata, a magnati della finanza, ecc.Tale pericolo sta correndo la Spagna. Da un’altra parte, in Sicilia, una delle regioni europee che ha subito un sanguinoso conflitto armato separatista, domenica scorsa la lista degli indipendentisti ha preso solo lo 0,7 % dei voti!L’Europa, per uscire dalla crisi più unita e più forte e socialmente più giusta, deve darsi nuove politiche sociali più rispondenti alle attese dei suoi popoli e istituzioni davvero democratiche e non burocratiche come quelle attuali.
Non si può continuare con l’assurdità di un Parlamento europeo, eletto dai popoli, ma privo di poteri legislativi e di pieno controllo e una Commissione, nominata dai capi di stato, che accentra quasi tutti i poteri e le competenze amministrative e di spesa.Per salvare il progetto di Unione Europea (oggi in pericolo) sono necessari una seria riforma dei meccanismi e un avanzamento del quadro giuridico e istituzionale, di una nuova ripartizione dei poteri e delle risorse finanziarie che privilegi il rapporto fra Regioni e l’auspicato “governo europeo”.
Insomma, un’Europa dei popoli e delle Regioni, da realizzare mediante graduali e bilanciati trasferimenti di quote di sovranità, di competenze dagli Stati nazionali alle due entità individuate come portanti dell’Unione.Ricordo che nella seconda metà degli anni ’80, nel Pci si discusse attorno a un’ipotesi del genere. Infine, insisto a dire che per garantire un futuro al progetto di un’ Europa unita e pacifica bisogna lavorare per unire Europa e Russia, per creare una nuova entità geo- economica e politica dall’Atlantico al Pacifico. Ovviamente, se qualche Paese non desidera partecipare a tale processo può uscire dalla UE. Dispiacerebbe, ma pazienza! Brexit docet.” (Agostino Spataro)

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P.D.: primarie Genova

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 febbraio 2012

“Dobbiamo metterci in testa che gli elettori vogliono un Pd unito e credibile”. Così l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, commentando l’esito delle primarie del centrosinistra a Genova, dove il candidato di Sel, Marco Doria, ha prevalso sulle due candidate del Pd, il sindaco uscente Marta Vincenzi e la senatrice Roberta Pinotti. Secondo Serracchiani “la questione che seriamente dobbiamo porci è di carattere regolamentare ma soprattutto politico. Perché in un momento in cui la fiducia nei partiti è già ai minimi termini, stiamo facendo passare un messaggio di frammentazione interna al Pd che lo indebolisce pesantemente e, alla fine, non giova neanche al centrosinistra. Perciò – osserva l’europarlamentare – occorre porre all’ordine del giorno la stesura di un regolamento che aiuti a selezionare all’interno del Pd un solo candidato da offrire poi alla coalizione”. Per Serracchiani “questo passo sarà possibile farlo solo se ci sarà alla base la determinazione politica di chiudere con una gestione delle primarie di coalizione che rischiano di trasformarsi in conta fra correnti o peggio – conclude – fra singole personalità del Pd”.(Giancarlo Lancellotti)

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Riforma Gelmini e ruolo sindacati scuola

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2011

Palermo 12 Aprile 2011. Salone Valdese, Via dello Spezio 43 – ore 16.00. Sono state invitate tutte le organizzazioni sindacali: Cobas, Cgil, Cisl, Uil, Gilda, Snals, Unicobas, Orsa, C.I.P. e tutti i lavoratori mobilitati che in questi anni si sono mobilitati contro la privatizzazione, ad un atto di responsabilità verso il superamento della frammentazione delle lotte assumendo una posizione chiara e definitiva rispetto ad un semplice quesito: come si riconquista la scuola pubblica statale? Il confronto, che si articolerà in diverse tappe sul territorio nazionale. Parte da Palermo, dove USB ha organizzato la tavola rotonda Interverranno: Sandra Crisafulli (Presidente del CIP Messina) Luigi Del Prete – Responsabile provinciale USB Scuola Palermo Barbara Evola – Precari della scuola in lotta Palermo Mariapia Labita – Coordinamento precari scuola Palermo Dario Librizzi – Laboratorio Zeta Giacomo Russo – Coordinamento Precari Flc Cgil Franco Tomasello – Segretario regionale Unicobas Scuola Sicilia Saluti: Barbara Battista – Esecutivo nazionale USB Paolo Di Gaetano – Segretario Regionale USB Moderatore: Prof. Agostino Aquilina – giornalista casa editrice “La Tecnica della scuola””La riforma Gelmini è al suo compimento: ruolo e responsabilità dei sindacati. Come ricostruire il movimento di lotta per la riconquista della scuola pubblica statale”.  Dopo la mannaia rigorista voluta dal ministro Tremonti, che sottratto alla scuola pubblica 8 miliardi e 133.000 posti di lavoro, con la conseguente precarizzazione del lavoro e l’ingresso nella fascia dei disoccupati di lavoratori con alta professionalità e competenze; dopo le pseudo-riforme della scuola, anche quelle pre-Gelmini, che ne hanno cambiato il volto e la funzione sociale, il processo di privatizzazione si sta compiendo. Con lo stravolgimento dei contratti nazionali – dalla presunta valutazione alle fasce di reddito fino alla licenziabilità per “scarsa produttività”- la trasformazione delle relazioni sindacali, la regionalizzazione ed il massiccio ingresso delle fondazioni private, la scuola non è più l’ente fondamentale per lo sviluppo e la crescita della società,  ma un erogatore di “servizi” in funzione degli interessi privati della produzione. Come è stato possibile tutto questo? Quale ruolo hanno svolto i sindacati in difesa degli interessi dei lavoratori della scuola? Perché non c’è stato un fronte unitario per frenare questa deriva? I sindacati servono? A chi? Quali sono i veri obiettivi dei Governi e della Confindustria sulla scuola?

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Ugl medici: convocazione Aran

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2011

Il 6 aprile le organizzazioni sindacali mediche sono state convocate dall’Aran per comiciare a predisporre un Testo unico dei contratti collettivi di Lavoro della Dirigenza Medica e Sanitaria del SSN, che armonizzi le norme dal 1996 ad oggi. “Finalmente -ha commentato l’evento il Segretario Nazionale Ugl Medici Ruggero Di Biagi- e’ stato ascoltato l’appello per l’elaborazione di un Testo unico che superi la frammentazione e il vero e proprio affastellamento di norme talora caotiche se non contraddittorie dei Contratti nazionali della dirigenza medica e non” “Prima o poi, quando finira’ il blocco imposto ai contratti dalla manovra finanziaria 2010, si potra’ chiarificare con questa operazione legislativa-ha concluso Di Biagi- una serie di difficolta’ interpretative che lasciano oggi ampio spazio alla peggiore discrezionalita’ e difformità”

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“Antilogia” di Marco Fantini

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2010

Napoli – Castel Sant’Elmo 9 ottobre – 8 novembre 2010  inaugurazione venerdì 8 ottobre ore 18 – 21  a cura di Marco Vallora   Pittore, scultore, fotografo e recentemente anche regista, Marco Fantini presenta un nucleo selezionato di opere riunite sotto l’egemonia della frammentazione stilistica. La mostra, che nelle intenzioni dell’artista non vuole avere programmaticamente i tratti specifici di un’ antologica, raccoglie circa cinquanta opere che, selezionate e allestite in forma volutamente non cronologica, mirano a realizzare, negli spazi complessi del castello, l’equivalente visivo di un ossimoro.  In mostra ambigui Pulcinella di pietra, resina e ferro affiancati da quadri abitati da indefiniti feticci mnemonici. Stanze sbilenche, impossibili ed insieme naturalissime, fotografie di malati psichici contaminate dal disegno se non addirittura cancellate dal gesto corrosivo della pittura. Ed ancora: disegni allucinati come cortocircuiti visivi, animali fuori contesto, bambolotti cyber, numeri, lettere in forma di rebus.
Tra le opere indedite, realizzate appositamente per la mostra, il polittico su ruote “Stop-Motion”,  composto da sei grandi lastre di alluminio dipinto, il monumentale “Plateau Royale””, tela lunga sei metri ed alta quattro e “Bubbles”, il  secondo video realizzato dall’artista sulla scia di “T”, la videoanimazione già esposta al Songzhuang Art Museum di Pechino e in questa sede commentata da un testo critico di Stephen Danzig.  La mostra è organizzata dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Napoli. (marco fantini)

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“Antilogia” di Marco Fantini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2010

Napoli 9 ottobre – 8 novembre 2010 – Castel Sant’Elmo inaugurazione venerdì 8 ottobre ore 18 – 21  a cura di Marco Vallora   Pittore, scultore, fotografo e recentemente anche regista, Marco Fantini presenta un nucleo selezionato di opere riunite sotto l’egemonia della frammentazione stilistica. La mostra, che nelle intenzioni dell’artista non vuole avere programmaticamente i tratti specifici di un’ antologica, raccoglie circa cinquanta opere che, selezionate e allestite in forma volutamente non cronologica, mirano a realizzare, negli spazi complessi del castello, l’equivalente visivo di un ossimoro.  In mostra ambigui Pulcinella di pietra, resina e ferro affiancati da quadri abitati da indefiniti feticci mnemonici. Stanze sbilenche, impossibili ed insieme naturalissime, fotografie di malati psichici contaminate dal disegno se non addirittura cancellate dal gesto corrosivo della pittura. Ed ancora: disegni allucinati come cortocircuiti visivi, animali fuori contesto, bambolotti cyber, numeri, lettere in forma di rebus. Tra le opere indedite, realizzate appositamente per la mostra, il polittico su ruote “Stop-Motion”,  composto da sei grandi lastre di alluminio dipinto, il monumentale “Plateau Royale””, tela lunga sei metri ed alta quattro e “Bubbles”, il  secondo video realizzato dall’artista sulla scia di “T”, la videoanimazione già esposta al Songzhuang Art Museum di Pechino e in questa sede commentata da un testo critico di Stephen Danzig.  La mostra è organizzata dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Napoli.
L’esposizione sarà aperta al pubblico il 9 ottobre, in occasione della sesta edizione della Giornata del Contemporaneo, evento promosso dall’AMACI e dalla Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte contemporanee del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Catalogo, edito da Charta, presentazione della direttrice del Museo Angela Tecce, i testi critici di Stephen Danzig, Massimo Recalcati, Marco Vallora e un’intervista all’artista di Federico Mazzonelli.

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Corte dei Conti boccia la laurea breve

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2010

“Preferisco non dare una valutazione politica della laurea breve. Posso però dire che è stata fallimentare, in particolare perché rimanda ai due anni di specialistica”. Interviene in questo modo la responsabile per la Scuola e l’Istruzione dell’Italia dei Diritti, Annalisa Martino, riferendosi alla bocciatura della laurea breve da parte della Corte dei Conti, perché inutile e dannosa. Denunce che fondano le radici nella frammentazione dei corsi di studio, che ha generato lo sprofondo dell’istruzione accademica negli abissi. Accanto a ciò si registra l’aumento del numero di laureati già in possesso del titolo della prima laurea, costretti in seguito a proseguire con la biennale data la difficile probabilità di inserirsi nel mercato del lavoro senza di essa. “Oggigiorno molti studenti optano per percorsi quinquennali già prima di iscriversi all’Università – continua l’esponente del movimento di cui è leader Antonello De Pierro -. Gli interventi attuati nella scuola, fino ad oggi, sono stati più che impopolari. In questo caso particolare è stata fatta una costellazione di saperi scarsamente produttiva ed efficace, sia per la formazione, sia per il lavoro. Per questo motivo mi auguro che il Governo apporti le dovute modifiche migliorative”.

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La logica della «conflittualità permanente»

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2009

Editoriale fidest In questi ultimi 20 anni abbiamo imparato che non è sufficiente assistere al crollo di un sistema bipolare per ritrovare motivi di sollievo e di serenità collettiva e generalizzata. Abbiamo, semmai, pagato il prezzo nell’aver creduto ad una società individualizzata di mercato per poi accorgerci di quanto ingenua fosse questa visione del mondo essendo priva di spessore culturale e sociale. Ha significato costruire un qualcosa a prescindere dalle persone, dalle culture, dai luoghi, dalle terre e dalle storie. Abbiamo, inoltre, subito, a tratti, il fascino di quelle manifestazioni, come il fondamentalismo islamico, le quali ci hanno sospinto verso dei mondi chiusi dove, da una parte, si tende ad esaltare la disgregazione, la frammentazione e l’individualizzazione e, dall’altra, a suscitare, negli opposti, risposte faziose e negative. Eppure noi sappiamo, e la nostra storia lo insegna, che queste strade sono assai pericolose e frequentarle significa pagare costi molti alti. L’unica risposta logica, che invece potremmo dare, è quella di accettare le trasformazioni in corso, ovvero di non pensare che tutto resti  sempre uguale, perché la storia cambia, ma al tempo stesso lavorare nella direzione di rafforzare la democrazia, ma non nel senso esclusivamente formale delle istituzioni democratiche. Qui si tratta di acquisire una consapevolezza. Occorre capire che è entrato in crisi il rapporto tra l’individuo, l’istituzione e le istituzioni. Occorre quindi ripensare questo rapporto per dargli spessore rispetto al tempo presente. Le istituzioni non sono solo importanti perché ci sollevano dal rischio del caos oppure vanno necessariamente distinte dalla propria vita concreta con le sue passioni, speranze ed affetti. Esse devono, invece, far parte della nostra stessa vita ed essere in grado di regolare i processi sociali, economici, umani e culturali della contemporaneità. Se ne acquistiamo consapevolezza saremo in grado di assicurare ai nostri nipoti una società genuinamente improntata ai valori della democrazia e della giustizia sociale e civile. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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