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Posts Tagged ‘frane’

L’Italia a rischio tra alluvioni e frane

Posted by fidest press agency su martedì, 15 dicembre 2020

“Nei prossimi 30 anni ben 2000 località saranno a rischio. In Italia, negli ultimi decenni abbiamo avuto 1132 morti per frane, 581 per alluvioni. Ad esempio in città come Senigallia 9.791 persone vivono in aree a pericolosità idraulica media, a Pesaro addirittura 12.224. Pesa anche il consumo del suolo. Il 2019 ha continuato a registrare dati importanti sul consumo del suolo, in quanto in Italia abbiamo consumato ben 2,1 mq al secondo. Nelle Marche consumati 64669 ha pari a 300 campi di calcio. L’Italia, territorio dove i cambiamenti climatici sono evidenti, in epoca post – Covid e nell’ottica anche della NEX GENERATION lanciato dalla Commissione Europea, dovrà mettere al centro il corretto governo del territorio e dunque puntare sui Contratti di fiume”. Lo ha dichiarato Gigliola Alessandroni, Presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale della sezione Marche, alla vigilia dell’importante WeBinar voluto, ideato ed organizzato dal Consiglio direttivo di Sigea Marche insieme al Centro Studi Alta Scuola e alla Regione Marche ed in programma Martedì 15 Dicembre, dalle ore 15, in diretta sulla pagina social Facebook di Sigea Marche. Interverranno: Chiara Braga, Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, Erasmo D’Angelis, Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distretto Appennino Centrale, Nando Goffi, Direttore Tutela, Gestione e Assetto del Territorio della Regione Marche, Massimo Sbriscia, Dirigente Sviluppo Sostenibile della Regione Marche, Stefania Tibaldi, Dirigente della Difesa Suolo e della Costa, della Regione Marche, Enrico Gennari, Consigliere Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale, David Belfiori, Referente Marche del Tavolo Nazionale Contratti di fiume per il WWF ITALIA,Massimiliano Fazzini, geologo, Università di Camerino, Università di Ferrara e Coordinatore del Gruppo Rischio Climatico della Società Italiana di Geologia Ambientale. Introdurrà: Endrio Martini, Direttore del Centro Studi Alta Scuola. Concluderà alle ore 17 e 45, Francesco Baldelli, Assessore Politiche della Montagna, Aree Interne e Lavori Pubblici della Regione Marche.

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Fiore: “Dopo il fuoco rischio frane e alluvioni che potrebbero devastare il territorio”

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2020

“Nel nostro Paese negli ultimi anni stiamo assistendo a un cambiamento del regime degli incendi che richiede un cambio di strategie nel governo del fenomeno, un cambiamento che segue l’emergenza climatica in atto.Gli incendi che stanno devastando diverse aree boscate del nostro Paese, molte delle quali in aree protette come il Parco Nazionale del Gran Sasso, Parco Nazionale dell’Alta Murgia, la Riserva Orientata di Monte Cofano in Sicilia, solo per citarne alcuni, stanno distruggendo la biodiversità e mettendo a rischio le popolazioni locali, ma stanno anche predisponendo il territorio a dissesti geo-idrologici come frane e alluvioni. Fenomeni che saranno innescati dalle piogge estive intense e dalle piogge autunnali”. Lo ha affermato Antonello Fiore, GEOLOGO, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA), commentando quanto sta accadendo in queste ore in alcune zone dell’Italia.“Dall’ultimo rapporto nazionale disponibile sullo stato delle foreste e del settore forestale – RaF Italia 2017-2018 (Fonte MIPAAFT 2019) dal 1980 al 2017 le superfici interessate dal fuoco sono state 4.061.988 ettari, pari a 5.689.058 campi da calcio, con una media di 106.894 ettari/annua; Roma si estende per circa 128.700 ettari. Nell’area mediterranea peggio dell’Italia solo la Spagna con 6.179.279 ettari andati in fiamme e il Portogallo con 4.512.336 ettari. I dati disponibili ci dicono che nonostante l’ultimo decennio abbia visto una diminuzione della superficie forestale percorsa dalle fiamme – ha proseguito Fiore – eventi estremi che favoriscono l’innesco del fuoco si presentano con sempre maggiore frequenza e intensità come a esempio nelle annate del 1993, 2007 e 2017, anno in cui sono stati circa 8.000 incendi e sono bruciati oltre 160.000 ettari tra superficie boscata e non boscata. Dai dati raccolti dall’European forest fire information system (Effis) si evince che in Italia nel 2019 è stata interessata dal fuoco una superficie di 20.395 ettari.Possiamo permetterci tutto questo dal punto di vista della riduzione della biodiversità, dell’inaridimento del paesaggio, del dissesto del territorio e dell’esposizione al rischio della popolazione, della cancellazione del turismo nelle aree interne che a loro volta stanno fortemente subendo il processo di spopolamento a vantaggio del ripopolamento delle aree costiere e della costante richiesta di urbanizzazione e cementificazione? In molti casi la vegetazione colpita dal fuoco si riprenderà dopo molti anni, mentre i danni diretti alle vittime, sia esse umane che animali, sono irreparabili, come pure i danni indiretti sulla stabilità dei versanti con possibile innesco a breve e a lungo termini di frane e alluvioni. Con il cambiamento climatico in atto, che non deve essere un alibi per giustificare tutte le nostre nefandezze nei confronti dell’ambiente, la temperatura dei mari elevata produce aria molto umida che spinta dalle correnti d’aria verso la terra ferma genera sempre più frequentemente piogge brevi e intense, concentrate nello spazio, con effetti al suolo devastanti”.“Per contenere i danni indiretti causati dagli incendi che interferiscono con le dinamiche dei versanti è necessario cartografare, nell’ambito dei singoli bacini idrografici e secondo quanto previsto dalla Legge 353/2000 meglio nota come (Legge quadro in materia di incendi boschivi), le aree percorse dal fuoco e, a valle di queste aree non più protette dalla vegetazione, i potenziali elementi a rischio (strade, opere, aree urbanizzate). In caso di riscontro delle condizioni d’instabilità dei versanti è necessario integrare il Piano di Protezione Civile – ha concluso Fiore – e renderlo operativo per le aree potenzialmente interessate da colate di fango o detritiche (incanalate o diffuse). Le soglie di precipitazioni in grado di innescare fenomeni di dissesto geo-idrologico possono essere individuate con modellazioni matematiche, ma il sistema di allertamento deve basarsi su stazioni di monitoraggio pluviometrico ben distribuite e in grado di registrare e trasmettere i dati in tempo reale e in continuo a una stazione di controllo.Anche per il settore incendi boschivi, come per il dissesto idrogeologico, il rischio sismico, le crisi ambientali quali siccità e inquinamento, per citarne solo alcune, l’unica vera tutela dei beni e delle vite umane e animali che tali roghi causano è la prevenzione. Bisogna avere la consapevolezza che nelle stagioni particolarmente calde e siccitose gli incendi trovano una maggiore diffusione per una mancata pulizia dei boschi e a causa di una più diffusa materia infiammabile. Com’è noto il fuoco si propaga solo se la vegetazione lo permette, allora bisogna intervenire prima e in maniera pianificata per ridurre quelle situazioni di amplificazione e propagazione degli incendi. Investire da subito in prevenzione rispetto al solo investimento in uomini e mezzi antincendio porterà a una riduzione degli incendi con enormi vantaggi in termini di sostenibilità ambientale e riduzione dei rischi diretti e indiretti quali il dissesto geo-idrologico”.

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In Italia: frane, ponti, alluvioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

Fiore: “In Italia abbiamo modificato morfologie dei luoghi. Serve cambiare la politica di uso del territorio risanando gli errori del passato e progettando il futuro in maniera coerente. Serve educare i cittadini all’autoprotezione, serve una coscienza di adattamento al cambiamento climatico. Abbiamo fogne bianche urbane, senza manutenzione e progettate 20-30 anni con un regime di precipitazioni non confrontabili con gli attuali”.
«Da un punto di vista prettamente climatologico, se e vero che il bimestre ottobre – novembre é in assoluto il più piovoso dell’anno, i quantitativi meteorici precipitati negli ultimi 15 giorni equivalgono in alcune aree del Piemonte meridionale e della Liguria a circa il 50% delle cumulate annue. Se a ciò si aggiunge che l’avvezione di aria calda ed umida che caratterizza il fronte perturbato ha determinato nevicate solo oltre i 1500 metri, ben si comprende il perché della gravità della situazione idrologica ed idrogeologica nel nord ovest italiano”. Lo ha dichiarato poco fa, Massimiliano Fazzini, climatologo, geologo, docente dell’Università di Camerino ed esponente del Gruppo sul Dissesto Idrogeologico in Italia della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA). Il territorio maltrattato risente ancora di più degli effetti dei cambiamenti climatici.“Abbiamo maltrattato il territorio, modificando le morfologie dei luoghi, consumando suolo e impermeabilizzando grandi superfici, costruendo nelle aree destinate al transito delle acque. Gli eventi di cronaca che registriamo in queste ore sono la naturale conseguenza del nostro agire. Se non abbiamo il coraggio di cambiare la politica applicando il principio della sostenibilità economica – ha affermato oggi, Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale – sociale e ambientale dello sviluppo, saremo condannati a rincorrere le emergenze e magari avviare ricostruzioni negli stessi luoghi. Non dobbiamo meravigliarci troppo degli eventi che stiamo registrando in questi giorni dobbiamo meravigliarci della frequenza con cui oggi accadano questi eventi. Dobbiamo rendici conto che non possiamo più parlare di eventi eccezionali se questi si ripetono ogni anno all’inizio dell’autunno”. (by Giuseppe Ragosta)

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21° anniversario frane Sarno e Quindici

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 maggio 2019

“In occasione di un anniversario importante come quello di Sarno, ribadiamo l’urgenza di attuare una seria politica di prevenzione dei rischi, finalizzata ad una gestione sostenibile del territorio ed alla salvaguardia della vita dei cittadini, necessità che trovano riscontro anche nella mappa del dissesto idrogeologico in Italia del 2018, tracciata dall’ISPRA, che vede circa il 91% dei comuni italiani a rischio e quasi 7,5 milioni di persone che vivono in territori a rischio elevato e molto elevato per frane e alluvioni”. Sono le parole di Lorenzo Benedetto, consigliere del Consiglio Nazionale dei Geologi in occasione del 21esimo anniversario degli eventi franosi di Sarno che, tra il 5 e 6 maggio del 1998, provocarono la morte di 160 persone nei comuni di Sarno, Siano, Bracigliano (in provincia di Salerno), Quindici (Avellino) e San Felice a Cancello (Caserta).In Italia, sono ancora troppe le vittime causate dal dissesto idrogeologico: “Dati pubblicati recentemente indicano che solo nel 2018, frane e alluvioni hanno causato 38 morti e nel periodo che va dal 2000-2018 hanno perso la vita in totale 438 persone – ricorda Benedetto -. Questi dati sono preoccupanti, perché dopo 21 anni dagli eventi alluvionali di Sarno e Quindici, significa che non abbiamo ancora imparato la lezione. Non si può continuare a perdere la vita per il verificarsi di fenomeni naturali”, denuncia il consigliere CNG che spiega come “il 2018 sia stato un anno particolarmente funesto. Basti pensare alla piena che ad agosto dell’anno scorso ha colpito le gole del Raganello in Calabria provocando 10 morti, oppure al maltempo che in Sicilia, a Casteldaccia, ha causato nove vittime, annegate per lo straripamento del fiume Milicia”.“La normativa emanata a seguito dell’emergenza Sarno e di altri eventi successivi (alluvione di Soverato) – aggiunge Benedetto – ha consentito di compiere un significativo passo in avanti in termini di conoscenza degli scenari di rischio idrogeologico dell’intero Paese, attraverso i Piani per l’Assetto Idrogeologico (PAI), redatti dalle ex Autorità di Bacino, a cui purtroppo non sono seguite azioni concrete di mitigazione e gestione dei rischi individuati”. A distanza di 21 anni da Sarno, per il geologo campano “c’è ancora tanto da fare per determinare condizioni di sicurezza più accettabili per il rischio idrogeologico che attanaglia l’intero Paese. Dunque sarebbe importante ad esempio: approfondire sempre di più le conoscenze dei fenomeni aggiornando i PAI, attuare una corretta pianificazione territoriale per evitare di costruire nelle zone pericolose, realizzare interventi strutturali e non strutturali, presidiare e monitorare le aree a rischio ed infine operare una seria e continua manutenzione del territorio. Tutte queste azioni devono andare di pari passo con la diffusione della conoscenza nella popolazione dei corretti comportamenti che occorre tenere per salvaguardare la propria incolumità in caso di frane o alluvioni”, conclude Benedetto.

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Veneto – frane – distruzione

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

“In Veneto ci sono ben due luoghi naturalistici di alto valore, quali la Gola dei Serrai di Sottoguda e la Valle di San Lucano che sono state praticamente cancellati. La Valle di San Lucano ha un valore geologico importante ed ora tutte le sue caratteristiche ambientali sono state completamente cancellate. Rocca Pietore, uno dei borghi più belli d’Italia è stato durissimamente colpito. Ben 3 milioni di piante abbattute, 50.000 gli ettari segnati per almeno un SECOLO, migliaia di metri cubi di acqua e detriti nel Garda dall’Adige con non pochi problemi per le specie ittiche e per il delicato ecosistema del Lago di Garda. Un patrimonio umano e culturale chiamato a reagire. Parliamo di circa 10.000 famiglie isolate soprattutto nelle zone del Feltrino e dell’Agordino, ma anche il Comelico e l’Ampezzano, Alpago, l’altipiano di Asiago ed il Cansiglio. Sono tutti luoghi che rappresentano alcune tra le principali peculiarità naturalistiche e tradizionali del Veneto. Sul posto quasi 1000 le persone impegnate ed un esercito di volontari e tra questi anche le guide AIGAE”. Lo ha affermato Andrea Gelmetti, Coordinatore delle Guide Ambientali Escursionistiche AIGAE del Veneto che sta seguendo costantemente l’evolversi della situazione. Anche in Veneto molte guide stanno offrendo un contributo concreto sui luoghi colpiti.
“Preoccupazione anche per le specie ittiche e per il delicato ecosistema del Lago di Garda. In un certo senso non possiamo non sentirci coinvolti in questa situazione; fare la guida ambientale escursionistica non vuol dire solo accompagnare ma molto di più: significa partecipare – ha continuato Gelmetti – essere complici del territorio, raccogliere la memoria, trasferirla e tramandarla, alimentare e sostenere le piccole economie rurali. Il nostro impegno adesso é quello di proseguire con professionalità e responsabilità su questa strada, perché le persone i territori colpiti da queste avversità sono in qual modo la nostra casa”. In Friuli rasa al suolo una seconda Foresta dei Violini, famosa nel mondo per gli abeti rossi.“Dopo quella di Stradivari è andata abbattuta anche un’altra foresta dei violini: la foresta della Val Saisera la seconda foresta dei violini colpita. Era l’estremo baluardo difensivo dell’Impero Asburgico. La foresta degli abeti rossi che hanno dato vita a violini oggi famosi nel mondo. In questo momento la nostra guida Fulvio Pisani si sta recando proprio in questa foresta.Isolate intere valli come la val Cellina,Val Vajont, Val Degano – ha dichiarato Franco Polo, Coordinatore delle Guide Ambientali Escursionistiche AIGAE del Friuli Venezia Giulia che è in costante contatto con le guide che sono sul posto – l’alta Val Tagliamento, la zona di Sauris e dal Friuli la località turistica di Sappada per non parlare delle diverse frazioni isolate in un territorio di 300 km quadrati. Il danno al patrimonio naturale è pesante con ferite che non si rimargineranno subito. Un esempio per tutte la statale 251 interrotta da domenica a questa mattina per l esondazione del Cellina eppure lo stesso tratto era stato costruito e riparato nel 2015 con la promessa che l’ esondazione non si sarebbe più verificata per almeno 7 anni. E ancora paesi senza corrente elettrica, 26 comuni in Carnia con l’ obbligo di bollire l’ acqua perché gli acquedotti sono mal ridotti ed infine un paese senza acqua Forni Avoltri, danni dunque ma a questo ci sarà rimedio, questa gente a cui va tutta la solidarietà del mondo perché non chiedono nulla che di ricostruire di riparare i danni”. “Le valli delle Dolomiti friulane zona UNESCO sono inaccessibili per e frane. Siamo dinanzi ad un danno di cui non abbiamo ancora coscienza. Ho visto interi versanti con schianto di alberi e penso all’inevitabile dissesto che seguirà. Il bosco del Pradut è praticamente al suolo. Inaccessibile anche il mitico campanile di Val Cimoliana. I luoghi di Mauro Corona colpiti e feriti….. Ciò che colpisce non è l acqua alle alluvioni siamo abituati – ha concluso Polo – ma l energia del vento , forte come in mare aperto, ma qui siamo in montagna e se il vento entra in valle prende velocità. E’ un fenomeno sempre più frequente. Ora tocca ricostruire preservare e capire che si può ancora vivere con la natura anche perché queste zone sono un inno alla vita” .“Esprimiamo profonda solidarietà – ha dichiarato Filippo Camerlenghi, Presidente Nazionale delle Guide Ambientali Escursionistiche AIGAE – e confermiamo la nostra disponibilità nell’essere al fianco di tutte le popolazioni colpite anche nella fase post – emergenziale. Piangiamo con i loro cari tutte le vittime. Siamo al fianco di tutto l’indotto duramente colpito ed al più presto penseremo ad iniziative mirate così come accadde in occasione del terremoto che colpì l’Italia Centrale. Il Patrimonio Ambientale italiano ha subito un duro colpo, praticamente senza precedenti. Intere Foreste, Boschi ed aree UNESCO ritenute Patrimonio dell’Umanità sono state praticamente rase al suolo con paesaggi esteticamente modificati. AIGAE c’è, è al fianco di tutti i popoli colpiti. Le nostre guide al momento stanno anche operando sul territorio, in quanto sentinelle di quei borghi e di quei luoghi”.

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Morti in Cadore

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2015

cadore“Da Agosto ad Ottobre è il periodo di maggiore rischio soprattutto per un territorio malato come quello italiano . I mari si sono riscaldati e favoriscono il mantenimento prolungato di cellule temporalesche cariche d’acqua. Ogni anno in Italia, proprio in questo periodo si verificano puntualmente eventi calamitosi”. Lo ha affermato Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale Geologi, intervenendo sulle frane che stanno colpendo parte del Nord Italia.
“I cambiamenti climatici sono in atto – ha proseguito Graziano – e bisogna che tutti ne prendano atto al di là del fatto che sotto il profilo scientifico non sono ancora pienamente conosciuti. Le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti, Obama come quelle di Papa Francesco, sono di notevole importanza e segnano una vera svolta rappresentando un chiaro messaggio al mondo intero e soprattutto alle società occidentali, e dovranno delineare un nuovo stile di vita. Gli aspetti energetici e la difesa del territorio, sono entrambi pilastri di nuova politica ambientale basata proprio sui cambiamenti climatici”.

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“La cattiva burocrazia allunga la distanza tra nord e sud Italia”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2012

Parma, Emilia Romagna, Italia

Parma, Emilia Romagna, Italia (Photo credit: Wikipedia)

“C’è una buona burocrazia e c’è ne è una meno buona come, ad esempio, quella che da tempo, ritarda, senza ragioni, l’avvio del Piano Irriguo Nazionale nelle regioni meridionali del Paese”: lo afferma Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.), intervenendo a Castel Bolognese, nel ravennate, all’inaugurazione del nuovo impianto di distribuzione plurima (usi irriguo e potabile) delle acque del C.E.R., realizzato dal Consorzio di bonifica Romagna Occidentale.
“Il rapporto con la Regione Emilia Romagna è – prosegue Gargano – un esempio, utile al territorio, di proficua valorizzazione delle sinergie istituzionali e dell’attività dei consorzi di bonifica; così come nell’applicazione del sistema irriguo “intelligente” Irriframe, i nuovi orizzonti di collaborazione, che si stanno aprendo per la manutenzione dei territori montani, pongono la Regione EmiliaRomagna, come punto di riferimento a livello nazionale per il mondo della Bonifica. La Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione, che vivrà questo week-end il suo momento finale – conclude il Presidente A.N.B.I. – presenta quest’anno una grande novità: lo stretto rapporto fra consorzi di bonifica e sindaci, entrambi quotidiani “sportelli” per i cittadini. Forte di questa rinsaldata collaborazione con A.N.C.I. (Associazione Nazionale Comuni Italiani), incontreremo il Ministro dell’Ambiente, Clini, per chiedere l’attenzione dovuta e le risorse, che sono ferme, per il Piano di Mitigazione del Rischio Idrogeologico, da noi redatto a partire dalle esigenze espresse da un territorio, la cui valorizzazione (turistica, agroalimentare, artistica…) non può che essere il perno della tanto auspicata crescita dell’Italia. I consorzi di bonifica, per le loro competenze, offrono risposte concrete a pre-requisiti per qualsiasi ipotesi di sviluppo: la sicurezza dalle acque e la loro disponibilità, oltre che la sensibile riduzione del rischio frane.”

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I dati Ispra sulle frane

Posted by fidest press agency su martedì, 4 ottobre 2011

Filicudi e Lipari - mezz'ora dopo il terremoto...

Image by CyboRoZ via Flickr

Secondo i dati diffusi recentemente dall’ISPRA (Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale), oltre la metà delle frane censite in Europa sono registrate in Italia: circa 486.000 su oltre 712.000. A fronte di ciò, l’ANBI torna a richiamare l’attenzione del Governo e del Parlamento sulle esigenze connesse alla necessità di ridurre il rischio idrogeologico, che interessa aree sempre più vaste. I dati già noti erano infatti posti in evidenza a luglio nella Relazione all’Assemblea ANBI 2011. Occorre ripetere che non solo è necessario ripristinare le opere danneggiate dagli eventi, ma definire un programma che assicuri un finanziamento permanente degli interventi di manutenzione, di consolidamento e di adeguamento della rete idraulica del Paese. La Proposta di Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico, presentata dall’ANBI ancora nello scorso febbraio ed a tutt’oggi priva di concrete risposte, prevede 2519 interventi in tutta Italia per un investimento complessivo pari a 5.723 milioni di euro, importo che può ritenersi consistente, ma che è irrisorio rispetto alle spese sostenute per tamponare i danni delle catastrofi idrogeologiche (nel solo autunno-inverno 2010/2011: oltre 3 miliardi di euro). L’ANBI ricorda inoltre che il fabbisogno necessario alla realizzazione degli interventi per la sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto idrogeologico sull’intero territorio nazionale è stato indicato dal Governo in complessivi 44 miliardi di euro, di cui 27 per il Centro-Nord, 13 per il Mezzogiorno e 4 per il settore del patrimonio costiero. Inoltre, la recente indagine SWG-ANBI sulla percezione del rischio idrogeologico degli italiani ha evidenziato come 3 cittadini su 4 sostengano che il Paese si trova a dover fronteggiare una crescente emergenza ambientale:disboscamento (58%), abusivismo edilizio (52%), cementificazione dei letti dei fiumi (38%), costruzione incontrollata di infrastrutture (32%), sono alcune delle cause ritenute alla base dei problemi di carattere idrogeologico (frane, smottamenti, inondazioni). Circa 6 italiani su 10 si sono trovati almeno una volta a dover affrontare qualche disastro legato a fenomeni naturali e il 43% della popolazione ha dovuto affrontare alluvioni, esondazioni o frane/smottamenti; il rischio di disastri idrogeologici, nella zona di residenza, preoccupa quasi la metà della popolazione, che richiede, oltre all’intervento delle Istituzioni (Ministero, Regioni, Comuni), anche quello di organismi specifici come i consorzi di bonifica

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Forum mondiale sulle frane

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 ottobre 2011

macchina utilizzata dalla Protezione Civile

Image via Wikipedia

Roma Forum Mondiale sulle Frane organizzato dalla Fao. “Ben 485.000 sono le frane censite in Italia, ed è forse una stima per difetto, 5.581 comuni, pari al 68,9% del totale presentano aree a rischio idrogeologico elevato, negli ultimi 80 anni si sono succedute 11.000 frane e 5.400 alluvioni e secondo l’ultimo dossier di Legambiente ogni anno in Italia vengono consumati circa 500 kmq di suolo, che equivale a dire che ogni 4 mesi sul territorio della nazione nasce un’altra Milano”. Lo ha ricordato il Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Gian Vito Graziano. “Chiediamo dunque allo Stato italiano, una legge organica di governo del territorio – ha continuato Graziano – che ricostruisca la filiera delle competenze, metta in campo azioni di manutenzione ordinaria e straordinaria dei nostri bacini idrografici, ponga le base di una riforma urbanistica e che faccia tesoro di quelle
Molta è la strada da percorrere, soprattutto in un momento di evidente decadimento del sistema politico ed istituzionale e di grande crisi economica globale, ma spero che i governi di tutto il mondo, e non solo quello italiano, comprendano che investire in difesa del suolo, investire in geologia, aiuta ad uscire dalla crisi, perchè crea risparmi economici notevoli rispetto alle spese del post-emergenza e soprattutto definisce modelli di comportamento per tutti i cittadini”.
“Assistiamo anche, quasi senza più indignarci, alla distruzione del nostro patrimonio edilizio – ha continuato il Presidente – anche quando questo ha un elevato valore architettonico e/o archeologico, come nel caso di Pompei.
E intanto permettiamo che continuino a dilagare le violenze sul territorio, fatte di incendi, di abusi edilizi, di piani regolatori dissennati, di assenza di manutenzione, che creano sì le condizioni perché si compiano altri disastri, ma che di fatto accettiamo con sempre meno indignazione.
“Credo che nessuno abbia delle ricette di sicuro effetto – ha affermato Graziano – ma di certo occorre partire dal concetto di “emergenza”. Il dissesto idrogeologico mette a rischio la vita e la sicurezza dei cittadini, dunque è una emergenza e come tale va affrontato.Quando in Sicilia il problema dell’acqua e quello dei rifiuti assunse livelli di preoccupazione particolarmente elevati, il governo regionale varò una struttura d’emergenza, poi trasformata in agenzia regionale.
Se i Governi nazionale e regionale ritengono che gli oltre 30 morti del messinese, aggiunti ai tanti altri della Valtellina, di Sarno, di Soverato, cui si aggiungono i più recenti crolli di Pompei e l’alluvione del Veneto, abbiano fatto superare la soglia della fatale accettazione del problema e dunque si siano superati i limiti per un Paese cosiddetto civile, vadano allora oltre le condivisibili dichiarazioni rilasciate a poche ore dalla tragedia ed affrontino il dissesto idrogeologico come una emergenza, mettendo in campo le risorse economiche e strutture d’intervento che, prima di tutto, sappiano fare sistema tra le diverse competenze (Ambiente, Protezione Civile, Geni Civili, Forestale, ecc.).
Il problema investe, lo abbiamo visto, l’intero territorio nazionale ed anche Roma non è esente da rischi idrogeologici e da fenomeni di dissesto idrogeologico come le frane, anche se meno eclatanti, localizzate soprattutto lungo i margini occidentali dell’alto di Monte Mario – Gianicolo , o interessanti i versanti più acclini delle valli , approfondite dal reticolo fluviale , anche queste innescate spesso dall’intervento dell’uomo”. Graziano ha sottolineato l’importanza del protocollo di intesa firmato tra Ordine dei Geologi del Lazio e la Protezione Civile che “consentirà di avere il geologo di città. I geologi sono le vere sentinelle del territorio – ha proseguito Graziano – che spesso, in Italia , vengono considerate poco . Quanti Comuni, quanti Enti in Italia hanno il geologo nella loro pianta organica? La risposta la possiamo dare subito, perchè di geologi nelle amministrazioni pubbliche ne abbiamo pochi”.

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Per la sicurezza idrogeologica

Posted by fidest press agency su sabato, 21 maggio 2011

<Investimenti produttivi “a rischio frane” non se ne fanno e così, senza sicurezza territoriale, non può esserci crescita economica.> E’ ad effetto, ma ineccepibile l’affermazione di Anna Maria Martuccelli, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.), che ricorda come, in Italia, 6 milioni di persone vivano in zone ad alto rischio idrogeologico, dove insistono 531 ospedali e 6000 scuole. <Se non vogliamo che il destino di buona parte del nostro territorio sia già scritto, non solo dobbiamo intervenire, con urgenza, sul contingente, ma dobbiamo riflettere sulla pianificazione territoriale complessiva. Nel Veneto come in Italia – sottolinea, intervenendo a Padova – l’anello debole è il mancato coordinamento fra i vari piani (P.G.B.T.T., P.A.T., P.A.T.I., P.T.C.P., P.T.R.C., Piani di Assetto Idrogeologico, ecc.) mirati all’assetto del territorio. Non solo, ma è stata bloccata la pianificazione di bacino, nonostante sia prevista a livello europeo. E’ da lì che bisogna ricominciare assumendo, come elemento base di pianificazione, il distretto idrografico.> A tal proposito, Martuccelli lancia una proposta: <Bisogna individuare un momento di confronto e coordinamento per condividere i principi di pianificazione territoriale; lo si potrebbe creare “a latere” della Conferenza Stato-Regioni-Autonomie Locali che assicuri anche il coordinamento con i Piani a livello di distretto idrografico. A seguire – prosegue il Direttore Generale A.N.B.I. -bisognerà pensare alla gestione degli interventi, secondo un modello di federalismo cooperativo, che vede, tra i protagonisti, i consorzi di bonifica, quali istituzioni di autogoverno diffusamente presenti sul territorio, forte espressione di sussidiarietà, che svolgono una fondamentale funzione di presidio sul territorio. Infine c’è il capitolo finanziamenti, indispensabili per realizzare una irrinunciabile prevenzione idrogeologica che riduca il rischio idraulico. E’ sempre una questione di scelte strategiche: o l’assetto e la gestione del territorio vengono assunti, come priorità vera o i rischi aumenteranno.>

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Frane e dissesti in montagna

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2010

Il Governo ha abbandonato qualunque politica per la montagna. Anche in questo caso ha fatto solo tagli: per definire montani i comuni ha tenuto conto solo dell’altimetria, mettendo sullo stesso piano le Alpi e gli Appennini. In questo modo nella nostra provincia avremo, presumibilmente, solo cinque comuni montani: Portico, Premilcuore, Santa Sofia, Bagno di Romagna e Verghereto. Questi comuni riceveranno dallo Stato solo il 30% di quanto percepito prima, tutti gli altri non prenderanno più niente. La Regione Emilia-Romagna negli ultimi cinque anni ha investito nella montagna 400 milioni di euro e nella prossima legislatura investirà 500 milioni di euro, sostituendosi allo Stato Italiano che, unico in Europa, non ha ancora una legge sull’uso del suolo. Nel nostro Paese tutti giorni c’è un’emergenza frane, come dimostrano purtroppo anche i fatti di cronaca locale, e spendiamo un sacco di soldi a posteriori, pagando anche un triste tributo di vite umane. Mai una volta che si investano fondi per fare prevenzione. I denari li buttiamo in Alitalia, e nel ponte sullo stretto di Messina… La nostra Regione ha approvato un piano per la montagna, che rappresenta una cornice il cui contenuto va riempito, attraverso accordi territoriali da realizzare insieme ai comuni montani. È un modo per fare progetti veramente condivisi, con il concorso dei territori montani. L’impegno di Regione e Provincia è orientato anche allo sviluppo della Banda Larga, rete di trasmissione dati che si vuole estendere dalla pubblica amministrazione alle aziende private. In questo settore è Telecom che deve fare gli investimenti, che però non vuole fare, perché il rientro dagli stessi non avviene nei 4 anni da loro programmati. La Regione sta trattando con Telecom, che temporeggia: prima di cominciare i lavori aspetta i soldi dello Stato, quei famosi 800 milioni di euro già stanziati da oltre un anno per portare la Banda Larga nei territori ma che Tremonti ha bloccato, spostandoli in altra posta di bilancio. In attesa che Telecom porti la Banda Larga, la Provincia di Forlì-Cesena ha nel frattempo deliberato la costruzione di una rete palificata sui crinali, per far sì che gli operatori privati possano utilizzarla per il servizio Wireless (ponti radio). Quando la Telecom deciderà di procedere avrà un vantaggio in più: il nostro territorio è già provvisto, praticamente dappertutto, di tubi interrati, già posati durante precedenti lavori di scavo, riparazione strade, ecc. Basterà per farli partire con i lavori? (Tiziano Alessandrini)

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Italia: dissesto idrogeologico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2010

Elisabetta Zamparutti, deputata radicale in Commissione Ambiente e prima firmataria della mozione sul Governo del territorio approvata all’unanimità dall’Aula di Montecitorio lo scorso 26 gennaio ha dichiarato: “Le frane che colpiscono il nostro Paese tanto dal punto di vista idrogeologico quanto da quello ideologico sono frutto di un dissesto che attiene all’assenza di legalità. Occorre partire da questo per mettere un argine ai vari “cedimenti” che registriamo e per questo voglio ribadire la necessità che sia data immediata attuazione ai contenuti della mozione (n. 1-00324) con cui il Parlamento ha all’unanimità impegnato il Governo su punti precisi in materia di governo del territorio: dalla dotazione di opportune risorse pluriennali per il piano nazionale straordinario per il rischio idrogeologico, alla sollecita attuazione della direttiva europea (2007/60/CE del 23 ottobre 2007) sulla gestione dei rischi di alluvioni; dalla definizione di un quadro di riferimento certo per le singole normative regionali al perseguimento di un’efficace e severa politica di contrasto alle violazioni in materia urbanistica e all’abusivismo edilizio. Anche l’adempimento degli impegni assunti dal Governo di fronte all’Aula attiene alla legalità. Come Radicali chiediamo conto e rispetto di quei contenuti e chiediamo di fare altrettanto a tutte le altre forze politiche che lo hanno votato.”

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