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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘fratelli’

Teatro: Fratelli e Il mecenate

Posted by fidest press agency su martedì, 7 Mag 2019

Roma Teatro Palladium Piazza Bartolomeo Romano, 8 FRATELLI (The Siblings Play) 23 maggio ore 18 – 24 maggio ore 21 e Il Mecenate (A Patron of the Arts) 23 maggio ore 21- 24 maggio ore 18. Si conclude con due spettacoli al Teatro Palladium di Roma OnStage!festival, rassegna in lingua originale nata con lo scopo di veicolare la cultura americana attraverso l’incontro “personale” ed efficace con il teatro, e di costruire un dialogo permanente fra i due paesi, attraverso un network professionale dedicato. Dopo l’intensa esperienza di gennaio di performance, premi, letture e concerti dipanatesi tra Off Off Theatre, Teatro di Roma e Teatro di Villa Torlonia, è ora la volta del Teatro Palladium, storica struttura nel cuore della Garbatella, che ospiterà due spettacoli realizzati dalle letture presentate a Roma proprio durante il festival, in collaborazione col Mentor Project, progetto ideato dallo storico Cherry Lane Theatre di New York a sostegno della nuova drammaturgia statunitense, vincitore di un Obie Award.
Gli spettacoli, in questione – entrambi in lingua italiana ed entrambi in doppia performance sono rispettivamente FRATELLI (The Siblings Play) di Ren Dara Santiago, nella traduzione di Michela Compagnoni e con la regia di Tomaso Thellung, interpretato dai giovani Simone Bobini, Teo Achille Caprio, Michele Ferlito, Barbara Folchitto, Giulia Gizzi, e IL MECENATE (A Patron of the Arts) di Kate Cortesi, con la traduzione di Annachiara Rigillo (adattamento di Kira Ialongo), diretto da Kira Ialongo e Domenico Casamassima, interpretato da Mauro Tiberi, Jacopo Carta e Luca Scognamiglio, a cura della Scuola di Recitazione Teatro Azione. Gli spettacoli saranno recitati in lingua italiana. La traduzione dei testi è realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Lingue Letterature e Culture Straniere dell’Università di Roma Tre nell’ambito del progetto per la didattica innovativa “La traduzione per il teatro” a cura di Sabrina Vellucci con la partecipazione di Barbara Antonucci, Maria Paola Guarducci, Maddalena Pennacchia e gli studenti del corso Magistrale in Letterature e Traduzione Interculturale e del Dottorato in Lingue Letterature e Culture Straniere. Entrambi i testi sono stati presentati in anteprima come letture nell’ambito della prima edizione di “OnStage! festival – l’America è di scena” (www.onstagefestival.it) il 25 gennaio 2019 presso la Sala Squarzina del Teatro Argentina di Roma, in collaborazione con Mentor Project – Cherry Lane Theatre di New York, DAMS Università Roma3, Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture straniere Università Roma3, Fondazione Roma3 Teatro Palladium e Teatro di Roma. https://www.facebook.com/teatropalladium/

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Fratelli d’anima: David Diop

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Sul fronte occidentale, nelle trincee francesi, tra i soldati bianchi coi loro vistosi calzoni rossi spiccano i fucilieri senegalesi, «i cioccolatini dell’Africa nera», come li chiama il capitano Armand. Prima di ogni assalto, il capitano non manca di ricordare loro che sono l’orgoglio della Francia, «i piú coraggiosi dei coraggiosi», un autentico incubo per i nemici che hanno paura dei «negri selvaggi, dei cannibali, degli zulú». I senegalesi ridono contenti. Poi, mettendosi in faccia gli occhi da matto, sbucano fuori dalla trincea con il fucile nella mano sinistra e il machete nella destra.
Alfa Ndiaye e Mademba Diop sono amici, fratelli d’anima cresciuti insieme in Africa, lontano dai freddi accampamenti del fronte. Quando in trincea risuona il colpo di fischietto del capitano, escono anche loro dal buco urlando come selvaggi indemoniati per non apparire meno coraggiosi degli altri.
Un giorno, però, Mademba Diop viene ferito mortalmente e, con le budella all’aria, chiede per tre volte ad Alfa di dargli il colpo di grazia. Per tre volte Alfa si rifiuta e, dopo una lunga e atroce agonia, Mademba muore.La morte dell’amico consegna Alfa all’impensabile, a tutto ciò che gli antenati e il mondo di ieri avrebbero proibito e che invece la grande carneficina della guerra moderna concede.
A ogni fischio di chiamata del capitano Armand, Alfa si precipita fuori dalla trincea e corre verso i «nemici dagli occhi azzurri», uccidendo senza pietà e tagliando alle sue vittime una mano come trofeo di guerra. Una, due, tre, quattro… otto mani. Come un demone, uno stregone, un divoratore di anime, che soltanto una voce del mondo di ieri potrebbe salvare…Romanzo che è valso al suo autore il prestigioso premio Goncourt des Lycéens e l’entusiastico e unanime apprezzamento della critica, Fratelli d’anima mostra come nel naufragio totale della civiltà rappresentato dalla Grande Guerra non soltanto l’Europa, ma anche una parte non trascurabile dell’Africa perse la sua anima e la millenaria tradizione che la custodiva.
David Diop è nato a Parigi ed è cresciuto in Senegal. Attualmente vive nel Sud-Ovest della Francia dove insegna letteratura francese presso l’Università di Pau. Fratelli d’anima è il suo secondo romanzo. Pagine: 128 Tradotto da: Giovanni Bogliolo Prezzo: €16,00 Neri Pozza editore.

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David Diop: Fratelli d’anima

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Prima guerra mondiale. Una mattina, al fischio del capitano Armand, Mademba Diop e Alfa Ndiaye, due amici cresciuti in Senegal lontano dai freddi accampamenti del fronte francese, si gettano senza remore nel campo di battaglia contro i soldati nemici. Quando Mademba viene ferito a morte, Alfa, nonostante le suppliche dell’amico, non sopporta il pensiero di finirlo. Porre fine alla vita di colui che è quasi un fratello, un fratello d’anima, è per lui un gesto impensabile, per quanto misericordioso; un gesto inumano. Quando, infine, Mademba muore tra atroci sofferenze, Alfa viene travolto dal dolore e cede alla follia.
Da quel momento, a ogni fischio di chiamata del capitano Armand, Alfa si precipita fuori dalla trincea e corre verso i «nemici dagli occhi azzurri», uccidendo senza pietà e, servendosi di un affilato macete, tagliando alle sue vittime una mano come trofeo di guerra. Una, due, tre, quattro… otto mani. Alfa Ndiaye, ormai ingovernabile, comincia a spaventare i suoi compagni d’arme, che iniziano a vedere in lui un demone, uno stregone, un divoratore di anime…
Sollevato infine dall’incarico e rimosso dall’inferno dei combattimenti, lontano dal suo villaggio nativo e circondato da una lingua che non comprende, Alfa cura le ferite dell’anima raccontando la sua storia e quella di molti altri soldati africani durante la Prima guerra mondiale e riesce a salvarsi grazie al potere della letteratura.
Con un linguaggio magnetico che ricorda Ahmadou Kourouma, Fratelli d’anima fornisce una visione sottile e potente del tumulto della guerra ed esplora il lato oscuro degli uomini e le profondità della follia.
David Diop è Nato a Parigi ed è cresciuto in Senegal. Attualmente vive nel Sud-Ovest della Francia dove insegna letteratura francese presso l’Università di Pau. Fratelli d’anima è il suo secondo romanzo.Traduzione di Giovanni BoglioloEuro 16,50 192 pagine. Neri Pozza Editore.

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Teatro: Pollicino

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 dicembre 2010

Chiasso domenica 19 dicembre al Cinema Teatro, alle ore 16, Pollicino, una produzione dell’Accademia Perduta della Romagna e del Teatro Stabile d’Arte Contemporanea di Ravenna. In scena l’attore Claudio Casadio, diretto da Gianni Bissaca.  Il testo di Marcello Chiarenza, ispirato alle versioni della fiaba dei fratelli Grimm e di Perrault, offre al pubblico dei bambini un’occasione per confrontarsi con il sentimento della paura. La storia di Pollicino è, infatti, una “fiaba scura”.“Come fate a dormire? Sarà la paura, ma io non ci riesco”, dice Pollicino ai fratelli maggiori. Il protagonista della vicenda è piccolo, il più piccolo, ma la sua paura non lo annichilisce. Ciò che, al contrario, lo rende vincitore  di fronte alle avversità è la curiosità ed il suo coraggioso desiderio di conoscere la realtà, anche nei suoi aspetti più crudeli. E’ la curiosità che spinge Pollicino a vigilare su quanto dicono e fanno i genitori ed egli è in grado di avvertire con tempestività il pericolo e di attrezzarsi per farvi fronte. Dalla casa del padre a quella dell’Orco, attraverso il bosco si avvia al mondo, verso altri boschi ed altre case… Pollicino non fa ritorno a casa sua e non si perde: il suo viaggio continua. In compagnia dei fratelli. La presenza dei fratelli è calda, nel buio e nel freddo della notte. Anche nei momenti drammatici c’è qualcuno con cui giocare, con cui litigare, con cui affrontare l’ignoto. Lo spettacolo viene agito da un attore-narratore che vive e racconta, al tempo stesso, la vicenda, evocandola e rapportandosi, a volte direttamente, al pubblico. La narrazione ed il rapporto con i piccoli spettatori sono spesso ironici, sorridenti, comici, a tratti di stile popolaresco, con frequenti parentesi dialettali in un dialogo scanzonato dalle cadenze romagnole. Gli oggetti di scena e la scrittura dello spazio offrono un esempio di “teatro di narrazione con oggetti”  assai originale ed interessante, caratteristico della riuscitissima, ed ormai storica, collaborazione fra Claudio Casadio e Marcello Chiarenza. Un tavolo da vecchia cucina, sul quale si anima un bosco, un interno di casa, un camino…gli oggetti di Chiarenza animano di volta in volta la scena: ecco comparire gli uccelli del bosco, ecco la casa dell’orco evocata da una lampada oscillante, ecco la neve scendere magicamente a ricoprire un grande albero su cui Pollicino è salito. Le noci diventano ora i sassolini per indicare la via, ora i fratelli al seguito dell’eroe…Il cranio di bue diventa l’orco, l’albero diventa scopa…  CHF 5.- per nucleo famigliare (se residenti a Chiasso) o 5.- CHF a persona se non residenti (pollicino)

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Rom e Sinti nostri fratelli

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2010

Roma, Lunedì 27 settembre 2010 Ore 17,30 Basilica di San Bartolomeo Isola Tiberina ad un mese dalla morte del piccolo Mario la città ricorda. Veglia di preghiera a San Bartolomeo Troppi bambini rom e sinti sono morti in questi anni a Roma e in Italia a causa della povertà e delle condizioni di vita inumane: morti bruciati, di freddo, di malattia o in incidenti. In un tempo in cui si parla molto di rom e sinti – con molta attenzione ai problemi del degrado urbano e della sicurezza, ma non altrettanta attenzione a trovare soluzioni umane e definitive per una vita non più ai margini – la Comunità di Sant’Egidio, la Caritas Diocesana di Roma e l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII invitano a sostare e a far silenzio per ricordare Mario e i tanti che come lui sono morti in questi anni.  Alla preghiera saranno presenti anche i genitori di Mario e altri rom e sinti.

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Alessandro Agostinelli: Un mondo perfetto

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2010

Milano 15 settembre 2010 ore 19,00 Teatro Strehler – Scatola Magica  Presenterà l’autore: Elena Dagrada Docente di Storia del cinema all’Università Statale di Milano I fratelli più impertinenti del cinema americano, i ribelli che giocano con Hollywood e con la cultura ebraica, ma anche due registi di grande valore artistico che hanno rinnovato il cinema dei grandi maestri, come Alfred Hitchcock e Robert Altman. E poi tutti i racconti sui loro personaggi, perdenti, simpatici, farabutti, pazzi, bizzarri. Da quasi dieci anni non ci sono libri in Italia e in Europa che parlino dei fratelli Coen, proprio nel momento in cui i due fratelli sono maggiormente coccolati da critica e pubblico internazionali. Questo libro analizza, in maniera seria e competente, ma anche con una scrittura semplice, l’intera filmografia dei Coen, dal primo noir Blood Simple all’ultima pellicola A Serious Man, passando per i loro capolavori: Fargo, Il grande Lebowski, Non è un Paese per vecchi.Un
mondo perfetto è un libro per tutti, non soltanto per i cinefili e gli studenti. È un libro aggiornatissimo, perché raccoglie e commenta tutte le recensioni e le critiche più meditate sul cinema coeniano. Alessandro Agostinelli, scrittore e giornalista, ha svolto una ricerca su “cinema e media” presso il Media Resources Center dell’Università di Berkeley. Esperto in comunicazione, ha svolto attività didattica in teorie e pratiche della comunicazione pubblica e sociale. Ha fondato
il sito web alleo.it. Dirige il “Festival del Viaggio – Il Milione”. Ha collaborato con Mediaset, Il Sole 24 Ore, Radio Rai. È stato allievo di Ermanno Olmi alla scuola Ipotesi Cinema.Tra i suoi libri: il romanzo “La vita secca” (2002), i saggi “La Società del Giovanimento” (2004), “Una filosofia del cinema americano – Individualismo e Noir” (2004)

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La vera famiglia secondo Gesù

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2010

Lettera al direttore. La Curia torinese ha bocciato la delibera di iniziativa popolare approvata dalla Sala Rossa che dice sì alle unioni civili, e ha concluso così la nota: “In sintonia con il magistero del Papa e dei vescovi italiani, non ci stancheremo di proporre alle giovani generazioni il modello millenario di famiglia che Gesù Cristo ha confermato come il progetto di Dio valido “fin dal principio”. Quale modello? Maria e Giuseppe, secondo la Chiesa, vivevano assieme senza avere rapporti coniugali; e Giuseppe era il padre putativo di Gesù. Ma secondo Gesù, qual era la vera famiglia? Leggiamo questi due versetti di Matteo: “Quindi stese la mano sui suoi discepoli e disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli; chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi mi è fratello, sorella e madre»” (Mt 12, 49-50). Secondo il Signore “i legami naturali passano in seconda linea rispetto alla vera parentela che si forma tra coloro che fanno la volontà del Padre” (cf. A. Lancellotti, Bibbia -Paoline). La preoccupazione di Gesù era l’amore, ed è questo e solo questo che forma la vera famiglia. (Francesca Ribeiro)

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«Semplicemente fratelli»

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 Mag 2010

Padova 21 maggio, ore 11.30 sede del «Messaggero di sant’Antonio», Sala Placido Cortese Via Orto Botanico 11, conferenza stampa di presentazione di «Semplicemente fratelli» che si terrà a Padova nei giorni di venerdì 28, sabato 29 e domenica 30 maggio. L’evento è organizzato dall’Ordine Francescano Secolare d’Italia. Questa tre giorni padovana vedrà riuniti nella città del Santo oltre tremila francescani e francescane secolari provenienti da tutta Italia e dall’estero per riflettere sul senso della fraternità. Presentano l’Evento: – Remo Di Pinto, vice ministro nazionale dell’Ordine Francescano Secolare d’Italia – franco frazzarin, consigliere internazionale dell’Ordine Francescano Secolare d’Italia Coordina: – padre Ugo Sartorio, direttore editoriale e responsabile del «Messaggero di sant’Antonio»

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E se io non voglio soffrire per i fratelli?

Posted by fidest press agency su domenica, 16 Mag 2010

Lettera al direttore. Il Papa a Fatima ha detto ai malati: “Potrai superare la sensazione di inutilita’ della sofferenza che consuma la persona nell”intimo di se stessa e la fa sentire un peso per gli altri, quando, in verità, la sofferenza, vissuta con Gesu’, serve per la salvezza dei fratelli”. Ora, io capisco che si voglia dare conforto a  coloro che soffrono, ma perché dire loro qualcosa che non risponde a verità? Dove sta scritto che la sofferenza del malato serve per la salvezza dei fratelli? E se io non voglio soffrire per i fratelli? In realtà, la somiglianza a Cristo è nella forma, ma non nella sostanza. Gesù godeva di ottima salute, mangiava e beveva (cf Mt 11,19). La sofferenza, in qualche modo Gesù se la cercò, ma non per il gusto di soffrire, come hanno fatto alcuni santi, ma per necessità. Fu lui a dirlo: “E’ necessario che il Figlio dell’uomo soffra molto…sia messo a morte” (cf Lc 9,22). La sofferenza del Cristo aveva uno scopo: la salvezza dell’umanità. Che la malattia abbia questo scopo, è un concetto che non trova fondamento alcuno nel vangelo, e contrasta con la ragione.  San Paolo afferma: “Ora io gioisco nelle sofferenze che sopporto per voi, e completo nel mio corpo ciò che manca dei patimenti del Cristo” (Col 1,24). Ed ecco il commento di Elio Peretto (La Bibbia, Edizioni Paoline, 1981): «Non è facile capire come Paolo completi nel suo corpo ciò che manca alle sofferenze di Cristo». Il sacrificio del Cristo fu unico e irripetibile. E del resto, si trattava di sofferenze conseguenti alla decisione di Paolo, di evangelizzare il mondo.  (Miriam Della Croce)

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