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Frattura zigomo a poliziotto: 10 mesi di reclusione con pena sospesa

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Taranto. Antonio Novellino, il ventottenne di Taranto che lo scorso 24 luglio aggredì con un pugno in pieno volto un poliziotto, presso il pronto soccorso dell’ospedale ‘Giannuzzi’ di Manduria (TA), fratturandogli uno zigomo, ha patteggiato questa mattina. Per lui 10 mesi di reclusione, pena sospesa.
«E’ una vergogna – commenta Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) – chi aggredisce un poliziotto in quel modo non va in galera. Episodi del genere e i conseguenti risvolti giudiziari ‘premio’ per gli aggressori, legittimano condotte del genere perché nutrono la consapevolezza di restare impuniti. Ricordiamo – prosegue Paoloni – che colpire un poliziotto a calci e pugni, non significa colpire soltanto l’uomo in quanto tale, ma l’Istituzione dello Stato che in quel momento rappresenta. Servono pene più severe in modo tale che possano già di per sé svolgere una funzione deterrente. Ricordiamo che il fatto è stato ripreso dalle telecamere interne e dal filmato si evince che l’aggressione è avvenuta in modo quasi improvviso, di fronte a testimoni, nell’evidente consapevolezza della probabile impunità. Servono inoltre strumenti e deterrenti che disincentivino comportamenti violenti come ad esempio la pistola taser con la quale quel tizio sarebbe stato opportunamente immobilizzato.»

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I farmaci da non prescrivere nell’anziano fragile sia prima che dopo una prima frattura

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2016

frattureIndagare la prevalenza di prescrizione di farmaci associati ad aumento del rischio di una seconda frattura in una coorte di pazienti sopravvissuti a una prima frattura da fragilità e valutare se l’evento fratturativo modifica il comportamento prescrittivo dei medici in relazione ai farmaci potenzialmente a rischio: questi gli obiettivi di uno studio da poco pubblicato su “JAMA Internal Medicine”. «I sopravvissuti a una prima frattura da fragilità sono ad alto rischio di andare incontro a una seconda, che più di frequente si verifica nei 6 mesi successivi alla prima» ricorda Gregorio Guabello, dell’Ambulatorio di Patologia Osteo-Metabolica, UO Reumatologia, Istituto Ortopedico Galeazzi IRCCS, Milano. Di qui, prosegue, l’importanza di identificare i potenziali fattori di rischio sui quali intervenire dopo la prima frattura: tra questi è di particolare interesse la prescrizione di farmaci associati a aumento del rischio di frattura, in quanto oggetto di possibile intervento di prevenzione.
I farmaci associati a rischio di frattura (Leipzig RM, et al. J Am Geriatr Soc, 1999; Takkouche B, et al. Drug Saf, 2007) sono stati suddivisi in 3 gruppi: 1) determinanti un aumento del rischio di caduta: benzodiazepine, barbiturici, sedativi/ipnotici, oppiacei antidepressivi (SSRI, triciclici), antiparkinsoniani, antipertensivi ad azione centrale, antianginosi (nitrati e non), diuretici tiazidici; 2) determinanti una perdita di massa ossea: glucocorticoidi, inibitori di pompa protonica, antistaminici H2, glitazoni, antiepilettici; 3) con meccanismo non chiaro: neurolettici atipici, antipsicotici di prima generazione, diuretici dell’ansa. Sono stati valutati anche i farmaci che, al contrario, determinano una riduzione del rischio di frattura (bisfosfonati orali).Lo studio. «La coorte» riferisce Guabello «era costituita da 168.133 pazienti andati incontro a frattura da fragilità prossimale di femore, prossimale di omero o distale di radio: le donne costituivano l’84,2% della popolazione, la cui età media era di 80 anni». Il tasso di ospedalizzazione al momento della frattura era complessivamente del 53,2% (100% per frattura di femore, 8,2% per frattura di polso, 15% per frattura di omero) e la durata media della degenza era simile per tutti i tipi di frattura (circa 28,1 giorni). «La maggior parte dei pazienti (76%) assumeva almeno un farmaco associato a rischio di frattura nei 120 giorni antecedenti la frattura, mentre solo il 7% di questi pazienti cessava l’assunzione del farmaco dopo la frattura (“users” che diventano “non users”)» sottolinea Guabello. «Altrettanti pazienti che non assumevano farmaci a rischio prima della frattura, ne iniziavano l’assunzione dopo la frattura (“new starters”), con la conseguenza che l’esposizione a un farmaco associato a rischio di frattura non cambiava nei 120 giorni dopo l’evento fratturativo». La modalità di prescrizione farmacologica prima e dopo la frattura era omogenea in tutti e tre i gruppi di farmaci associati a rischio di frattura, rileva lo specialista. In particolare «lo studio ha documentato che meno del 25% dei pazienti aveva ricevuto prima della frattura una prescrizione di farmaci con dimostrata capacità di aumentare la massa ossea e ridurre il rischio di frattura (bisfosfonati) e che questa percentuale non aumentava dopo la frattura».
I messaggi. Secondo Guabello, i messaggi che si possono trarre da questo studio per la pratica clinica sono: 1) valutare sempre con attenzione la polifarmacoterapia dei pazienti anziani a rischio di frattura o che hanno già in anamnesi una frattura da fragilità: se ci sono infatti farmaci che difficilmente possono essere sospesi, in quanto appropriati per il trattamento cronico di una specifica patologia (come gli antiepilettici), per altri il rischio supera il potenziale beneficio e possono essere interrotti (per esempio un inibitore di pompa se prescritto senza una reale indicazione); 2) svolgere con costanza attività di prevenzione primaria e secondaria delle fratture in una popolazione, come quella geriatrica, caratterizzata spesso da comorbilità, polifarmacoterapia e problemi psicosociali, che la rendono particolarmente “fragile” sul piano clinico. (fonte endocrinologia33)

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Maastricht deve essere cambiato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 Maggio 2010

Deve mettere al centro lo sviluppo, il lavoro e la qualità della vita dei paesi membri   Il prolungato e incerto dibattito, che i governi europei hanno condotto prima di decidere gli aiuti alla Grecia, ha provocato una profonda frattura all’interno nell’Unione Europea. Di conseguenza anche le speculazioni sono sempre più virulente, come dimostra il crollo delle borse europee.   Da questa crisi, i 27 dovrebbero trovare una maggiore spinta e una più forte convinzione nella costruzione di una effettiva unione politica, che richiede non solo un’unica politica estera, ma anche indirizzi economici e fiscali omogenei.   La vicenda greca ha anche evidenziato tutte le carenze del Trattato di Maastricht. Non si può perdere l’occasione per avviare una sua profonda revisione. Vi sono questioni di fondo da considerare, da rivisitare. Quale tipo di società europea si vuole? Quella del puro consumo o quella dello sviluppo?   Il Trattato dovrebbe cambiare le sue priorità, e invece di accorgimenti meramente di bilancio e monetari, dovrebbe mettere al centro lo sviluppo diffuso, il lavoro e la qualità  della vita dei paesi membri.   Fino ad oggi esso si è  basato esclusivamente su tre parametri: il 3% del deficit di bilancio, il livello del debito pubblico a un massimo del 60% del Pil e una Banca Centrale Europa controllore dell’inflazione e della circolazione della liquidità.   In parole povere la filosofia dominante di Maastricht è stata incentrata sul “monetarismo”. Per cui le manovre dei tassi di interesse, le svalutazioni delle monete e i tagli di bilancio sono considerati la panacea di tutti i mali. Non si distingue i debiti per gli investimenti produttivi da quelli fatti per coprire i costi correnti o anche le spese inutili. Sono tutti considerati debiti e finiscono nello stesso calderone, sotto la stessa mannaia dei suddetti parametri. Se essi si ritengono virtuosi, vi sono solo due alternative per raggiungerli: o promuovere la crescita economica per arrivare, in tempi  medio-lunghi, al pareggio di bilancio oppure tagliare in tempi rapidi le spese per ridurre l’esposizione debitoria.   Per la Grecia, evidentemente, si è scelta la seconda soluzione, che soddisfa più facilmente i conteggi aritmetici e finanziari, ma colpisce pesantemente i cittadini. E’ come se in Italia dovessimo tagliare i nostri redditi per oltre 150 miliardi di dollari in tre anni.   La stessa logica si applica per i paesi candidati all’ingresso nell’UE. La Lettonia, che ha ricevuto 7,5 miliardi di dollari dall’UE e dal FMI per affrontare la difficoltà economiche, prodotte dalla crisi bancaria internazionale, ha adottato drastici tagli di bilancio e severe misure di austerità, con una perdita del 18% di Pil  e una disoccupazione del 22% nel solo 2009. I salari dei lavoratori pubblici sono stati ridotti di un quarto e gli apparati burocratici del 30%. Forse nel 2014, quando varcherà i cancelli dell’euro, i parametri saranno rispettati. Ma quel paese sarà ancora vivo?  Il problema della rivisitazione del Trattato è all’ordine del giorno, tanto che il governo francese  vorrebbe introdurre nuovi criteri, quali l’esame della competitività, della stabilità finanziaria e meccanismi di prevenzione per individuare in tempo situazioni di crisi. Altri vedono nel disequilibrio economico e tecnologico tra la Germania e gli altri paesi, la ragione principale della crisi dell’euro zona. Non è proprio così. La Germania pone la sfida dello sviluppo, che riguarda tutti, anche l’Italia con il suo Mezzogiorno.  Essa indubbiamente solleva anche giusti problemi di rigore nella gestione dei bilanci pubblici, ma, non si dimentichi, che, nel caso specifico della Grecia, gli aiuti finiranno con l’agevolare le banche, anche quelle tedesche, che detengono titoli e obbligazioni ellenici. In parte sarà come un partita di giro.  La lezione greca dovrebbe indurre i governi europei a ripensare seriamente all’efficacia delle proprie scelte, agli errori e ai ritardi. Occorre mettere l’economia reale, la produzione, il lavoro al centro dei loro pensieri. Intanto sarebbe opportuno che l’UE si adottasse di una Banca per lo Sviluppo per finanziare investimenti, infrastrutture e progetti in tecnologie innovative. (Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia nel governo Prodi  e Paolo Raimondi Economista)

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Donna fa cadere il Papa

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2009

A San Pietro la messa di Natale si trasforma in un momento in un allarme attentato. Una donna scavalca le transenne e va incontro al Papa. E’ stata subito placcata da un incaricato alla sorveglianza ma ciò non le ha impedito di far perdere l’equilibrio al Papa. E’ solo un attimo. Il santo padre aiutato dai suoi cerimonieri si rialza e, subito dopo, illeso, officerà  la messa senza alcun cambiamento di programma. Nel trambusto è caduto anche l’ottantasettenne cardinale francese Roger Etchegaray che, purtroppo, riporta una frattura al femore ed è immediatamente trasportato in ospedale. La donna, subito dopo, è arrestata e identificata. Si sa che è una venticinquenne psicolabile di origine elvetica e che già lo scorso anno aveva cercato, ma senza fortuna, di andare incontro a Benedetto XVI ma fu bloccata anzitempo da un uomo della scorta. La notizia ha fatto il giro del mondo e alcuni quotidiani hanno associato l’episodio a quello di qualche giorno prima che ha interessato il Presidente del Consiglio e lo ha costretto a un ricovero in ospedale di alcuni giorni. Entrambi gli aggressori hanno in comune problemi di natura

psichiatrica.

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Incontro con Massimo Cirri

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2009

Matera, 27 luglio, (Via Ridola, 37 – inizio ore 20 – accesso libero Giovanni Moliterni della Libreria dell’Arco, in collaborazione con l’Associazione Culturale Energheia, propone un incontro letterario con Massimo Cirri, autore del libro “A colloquio. Tutte le mattine nel Centro di Salute Mentale”, edito da Feltrinelli. Massimo Cirri, psicologo, autore teatrale e televisivo, è il noto conduttore, insieme a Filippo Solibello, del programma radiofonico “Caterpillar” di Rai RadioDue. Interverrà il Dott. Edoardo de Ruggieri. Ecco la trama: Il signor L. ha una questione aperta con le donne. Negli ultimi tre mesi, sei appuntamenti con sei donne diverse. E non uno che abbia funzionato. Il signor K. è molto solo, e i suoi problemi sono cominciati con una frattura. Ma non esistenziale, una banale frattura al polso. Il signor F. ha qualche difficoltà a controllare l’aggressività, almeno così dice sua mamma. Il signor C. si sente la depressione appiccicata addosso e ha cambiato decine di specialisti, ma il dottor G. gli piaceva. La signorina D. pare di un altro secolo, lontanissima nel tempo perché è lontana da tutto. La signora A. logora i nervi. Questo fa, in estrema sintesi. Lo psicologo Massimo Cirri racconta i suoi incontri in un Centro di salute mentale. Vita vissuta all’interno del Servizio sanitario nazionale, persone, dolori, umanità. E infermiere sindacalizzate, colleghi pescecani, informatori farmaceutici avvoltoi e fascinose dottoresse con cui tuffarsi in un cappuccino tra una storia e l’altra. Quando si ascoltano le storie degli altri si ripassa la propria e viene voglia di raccontarle tutte da vicino. Perché da vicino nessuno è normale.

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