Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘freno’

Inflazione: il tasso frena attestandosi al +0,2%

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 novembre 2019

L’Istat registra, a ottobre, una frenata del tasso di inflazione, che si attesta al +0,2%.In crescita, invece, il tasso relativo all’andamento dei prezzi dei beni con maggiore frequenza di acquisto: il carrello della spesa segna, infatti, un tasso del +0,5% (il mese precedente si attestava al +0,4%.Questo si traduce, per le famiglie, in un aumento generalizzato dei costi, in termini annui, di +64,50 Euro.Tale dato assume maggiore rilevanza se letto in concomitanza con l’andamento ancora altalenante del commercio, che segna lo stato di difficoltà e di incertezza in cui si trovano le famiglie.Il rallentamento della crescita dei prezzi incide sicuramente in maniera positiva su tale dinamica, ma per risollevare realmente, in modo efficace e duraturo la domanda interna, è necessario intervenire potenziando il potere di acquisto delle famiglie.Quest’ultimo ancora non cresce in maniera sufficiente a far fronte alla spesa, anche nei settori essenziali.In tal senso, le famiglie hanno bisogno che diventino al più presto operative le misure quali il taglio del cuneo fiscale e le forme di sostegno quali il bonus figli.In direzione di una maggiore equità riteniamo necessario operare una rimodulazione delle aliquote IVA, per fare in modo che la tassazione non pesi in maniera eccessiva su alcuni beni di prima necessità che invece vengono considerati “beni di lusso” tassati al 22%.
È indispensabile, inoltre, avviare un piano capace di dare nuovo slancio al mercato occupazionale con lo stanziamento di investimenti per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione.Si tratta di operazioni fondamentali per rilanciare il potere di acquisto e dare un nuovo input di crescita all’intero sistema economico.

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Un freno al dilagare del gioco d’azzardo

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

La Caritas di Roma esprime apprezzamento per l’approvazione della normativa che regolamenta, in parte, il gioco d’azzardo e le scommesse sportive.Le nuove disposizioni, contenute nel cosiddetto “Decreto Dignità” approvato oggi in via definitiva dal Senato, introducono una serie di misure che mettono un freno al dilagare di un fenomeno che sempre più grava sulle famiglie italiane, soprattutto su quelle povere. Sono infatti previsti il divieto assoluto di pubblicità e di sponsorizzazioni equiparando così le scommesse al tabacco; l’obbligo della tessera sanitaria per giocare alle slot-videolottery, una misura che consentirà, con opportuna regolamentazione, anche l’introduzione di un massimo di spesa per giocatore e il controllo più capillare del divieto per i minorenni; l’introduzione del marchio “no slot” per tutti i locali pubblici che rifiutano l’istallazione di slot-vlt; l’avvertenza “nuoce alla salute” su biglietti di lotterie istantanee, gratta e vinci, schermi slot-vlt; l’aumento delle sanzioni per chi viola i divieti.«Finalmente – spiega monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma – il Parlamento italiano ha preso coscienza della gravità della situazione. Come Caritas ringraziamo i gruppi parlamentari e gli esponenti di governo che si sono battuti per introdurre misure così importanti. Impegno non semplice come dimostrano i numerosi tentativi falliti nel passato. Il divieto di pubblicità e il controllo dell’identità dei giocatori sono capisaldi per tutte le politiche di regolamentazione e di prevenzione del “disturbo da gioco d’azzardo” che si vorranno mettere in atto in futuro».«Come Caritas – dichiara monsignor Feroci -, insieme alle numerose associazioni e organizzazioni che si impegnano in questo ambito, vigileremo affinché i provvedimenti approvati siano rispettati: ci preoccupa il potere economico delle lobby legate al settore e l’influenza che queste esercitano sugli editori attraverso i consistenti investimenti pubblicitari. Per questo rivolgiamo un appello al mondo dello sport, professionistico e dilettantistico, affinché si liberi al più presto da questo “giogo” e sappia trovare finanziamenti che rispecchino i valori che contraddistinguono lo spirito di ogni atleta».
«Ci auguriamo – conclude il direttore della Caritas romana – che su questo tema, così come avviene in numerosi Enti locali amministrati dalle diverse forze politiche, tutti i gruppi parlamentari collaborino proficuamente e siano capaci di ascoltare la voce di quanti ogni giorno sono vicini alle famiglie che hanno perso tutto in quanto vittime del “disturbo da gioco d’azzardo”».

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Parlamento chiede a Stati UE di porre un freno al lavoro precario

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

Bruxelles. In una risoluzione adottata giovedì, il Parlamento chiede ai Paesi UE di combattere in modo efficace le forme di lavoro precario, come i contratti “a zero ore”.Il Parlamento europeo ha adottato giovedì una risoluzione che invita la Commissione europea e gli Stati membri a combattere il lavoro precario e l’uso abusivo dei contratti di lavoro a tempo determinato nel settore pubblico e privato dell’UE.La risoluzione segue una serie di petizioni ricevute dal Parlamento che hanno segnalato contratti e accordi di lavoro illegali, presunti e sleali, provenienti da tutta l’UE.Gli Stati membri devono contrastare le forme di lavoro precario, come i cosiddetti contratti a “zero ore”, e garantire che il precedente stabilito dalla Corte di giustizia dell’UE (rispetto a un caso italiano) in materia di diritto del lavoro sia rispettato in modo coerente. Un contratto “a zero ore” è un accordo di lavoro che non prevede un numero minimo di ore di lavoro garantite.Le ispezioni sul posto di lavoro sono inoltre necessarie affinché i lavoratori soggetti a contratti temporanei o flessibili possano beneficiare almeno della stessa protezione degli altri lavoratori.L’interpretazione della Corte UE che ribadisce come i contratti a tempo determinato ripetuti dovrebbero essere tramutati in contratti a tempo indeterminato, deve essere adeguatamente rispettata da tutti i Paesi UE e coerentemente inserita nei rispettivi quadri giuridici.La risoluzione inoltre:
· invita la Commissione e gli Stati membri UE a garantire piena parità di retribuzione per lo stesso lavoro;
· sottolinea che la direttiva UE sull’orario di lavoro deve essere applicata ai lavoratori con contratti a “zero ore”, in modo che siano coperti dalle norme sui periodi minimi di riposo e sui periodi massimi di lavoro;
· invita gli Stati membri a migliorare gli standard occupazionali dei lavori non convenzionali, fornendo almeno una serie di standard minimi per la protezione sociale, livelli di salario minimo e accesso alla formazione;
· denuncia il rinnovo dei contratti a tempo determinato al fine di coprire esigenze non temporanee ma fisse e permanenti;
· insiste che i Paesi UE debbano valutare la legislazione sul lavoro precario considerando il suo impatto di genere, in quanto le donne costituiscono un gruppo che continuerà a essere colpito in modo eccessivo dal fenomeno.

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L’insegnamento dalle elezioni politiche

Posted by fidest press agency su sabato, 2 marzo 2013

questa campagna elettorale di cose strane se ne sono vedute tante. Eppure abbiamo avuto un segnale inequivocabile da parte, per lo meno, da chi ha individuato nel messaggio di Grillo l’indicazione di un cambiamento reale. Ad essi, purtroppo si sono aggiunti gli “gnoccoloni” che hanno bevuto le promesse del solito imbonitore di turno e altri che non hanno capito come Monti oltre ad essere un tecnocrate è anche un “servus servorum dei” e per “dei” intendo i poteri forti europei delle banche e dell’alta finanza. L’Italia vuole continuare a crescere ma per farlo deve incominciare dalla politica e dalle iniziative che è intenzionata ad assumere per invertire la tendenza al decadimento: la ripresa dell’attività economica e imprenditoriale. Se si lavora e si produce si creano nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per crescere e prosperare. Ma non si può fare se noi non ci scrolliamo di dosso la corruzione che si mangia ben 70 miliardi di euro l’anno, l’evasione fiscale che ne erode altri 150 miliardi e se non poniamo un freno alle spese folli per la difesa come se dovessimo andare in guerra da un momento all’altro. E poi dove abbiamo visto una giustizia dai tempi bliblici? I rimedi ci sono tutti per invertire la tendenza ma manca solo la volontà politica. Quella, per intenderci, che è fatta per avallare le spinte corporative o i conflitti d’interesse giudiziari del solito innominato. Poi, in proposito smettiamola di credere alle sue paventate “persecuzioni giudiziarie”. Avrebbe potuto evitarle se si fosse fatto giudicare invece d’inseguire le prescrizioni di motu proprio con la compiacenza del Parlamento. D’altra parte se proprio crede che una parte della magistratura ce l’ha con lui, quand’era Presidente del consiglio avrebbe potuto mandare i carabinieri ad arrestare quei magistrati che senza prove e valide motivazioni attentavano alle istituzioni dello stato imbastendo processi inesistenti. D’altra parte non si è mai visto, se non nei paesi del terzo mondo che un presidente del consiglio si porti dietro uno strascico così imponente di casi giudiziari che lo riguardano e con imputazioni, a dir poco, sconcertanti. Per molto meno all’estero si esce dalla vita politica. Meditate, gente, se vuole essere meno gnoccolona” e più avveduta. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Un’ambiziosa riforma approvata per fermare la pesca intensiva

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

Il Parlamento ha approvato mercoledì un’importante riforma della politica comune della pesca (PCP), che ha come obiettivo la sostenibilità del settore, la fine dello scarico a mare dei pesci e dei piani a lungo termine basati su solidi dati scientifici. La pesca intensiva è ampiamente vista come il più grande fallimento dell’attuale PCP, che risale al 2002. La nuova entrerà in vigore nel 2014.I dati della Commissione europea suggeriscono che più dell’80% degli stock ittici del Mediterraneo e il 47% di quelli dell’Atlantico sono soggetti a pesca intensiva. La riforma votata in plenaria stabilisce chiari e rigide misure per affrontare il problema.”Abbiamo dimostrato oggi che il Parlamento è tutto meno che inefficace. Abbiamo usato il nostro potere di co-legislatori, per la prima volta nella politica ittica, per mettere un freno alla pesca intensiva. Gli stock ittici dovrebbero riprendersi entro il 2020, permettendoci di avere a disposizione 15 milioni di tonnellate di pesce in più e creare 37 mila nuovi posti di lavoro”, ha dichiarato la relatrice per la riforma della pesca Ulrike Rodust (S&D, DE).La relazione è stata approvata con 502 voti a favore, 137 contrari e 27 astensioni.

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Finanza pubblica: Le ragioni di Crosetto

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2011

Come non dare ragione al Sottosegretario Crosetto quando afferma che la politica del Super Ministro è stata vincente sul piano del contenimento della spesa, ma che sicuramente è stato un freno ed un disastro per le piccole e medie imprese che avevano bisogno di uno slancio e non di oppressione fiscale. Condivido anche il fatto che siano state aiutate più le banche che i diretti interessati e tartassati dalla crisi, le stesse che pur avendo ricevuto fondi per aiutare le piccole aziende familiari si sono ben guardate nello spostare il denaro dalle loro fondazioni per metterlo a disposizione degli sportelli. E diro’ di piu’, il fatto che Confindustria si sia svegliata solo a fine mandato Marcegaglia, tutrice di grandi industrie e’ una prova provata di quanto legame ci sia tra poteri forti e rappresentanza delle grandi multinazionali a discapito della piccola impresa costretta a pagare e subire le scelte disastrose di chi si gioca tutti i fondi europei per poi delocalizzare.
Sul fatto che ci sia bisogno di qualche psichiatra nelle alte sfere e non solo della politica, mi trova piu’ che d’accordo,anche perche’ ci sono delle diseguaglianze di trattamento che sono alla portata di comprensione anche del piu’ stupido degli individui.Per esempio mi dovrebbero spiegare come mai con tutti i metodi e gli strumenti di controllo di cui sono in possesso i segugi dell’oppressione fiscale, scovino sempre i pesci piccoli che non hanno nessuna alternativa se non la sopravvivenza ad ogni costo, ma non riescano mai a tenere a bada, se non con mediatiche missioni i grandi scandali stile Parmalat, Cirio, p2 p3 p4 & co. Ed il fatto che sia piu’ difficile trovare chi evade i milioni di euro di chi, magari sotto il torchio di una crisi oramai infinita non riesce a pagare il “socio mantenuto” chiamato STATO che promette servizi, ma che incassa solo gabelle anche con metodi da usura estorsiva , e’ un’altra delle mie perplessita’. Detto questo, torno a dire che Crosetto ha la mia piena comprensione nel suo sfogo, ma da lui vorrei capire pero’ come mai si sia arrivati solo ora ad accorgersi che questo benedetto ministero del tesoro e’ come l’isola che non c’e’, predica tagli e riduzioni ma spende quanto taglia agli altri ministeri. Non e’ che Robin Hood si sia trasformato in Peter Pan? In un analisi del bravissimo Oscar Giannino, si vede quanto sia la vera portata della manovra che noi italiani dovremo pagare. Una parte andra’ a coprire il debito per rientrare nei parametri che l’Europa ci chiede, ma il restante andra’ a coprire una previsione di spesa dei prossimi anni. Cio’ ci dovrebbe far capire che i tagli tanto promessi non verranno realizzati nemmeno questa volta e allora io mi chiedo se non sia il caso di estendere uno psichiatra ad uso gratuito per tutto il governo e tutte le commissioni di lavoro, dove la presenza e’ trasversale, Crosetto compreso. Ritorno a ribadire che l’unico modo per uscire da questo tunnel maledetto e’ rivalutare il ruolo sociale delle piccole aziende, tutelando i piccoli imprenditori e le loro aziende si tutela il lavoro dei loro dipendenti e delle loro famiglie, legate da uno stesso destino. Serve un rilancio ora, non nel 2014 perche’ la gente e’ stanca di promesse. Se la politica non ha ancora capito che la svolta e’ in atto e che i piccoli imprenditori stanno scendendo in campo proprio per una mancanza di rappresentativita’, se ne accorgeranno quando oramai saranno gli attuali politici a doversi cercare un lavoro e capiranno quanto difficile sia in questo momento avere risposte da chi e’ preposto a darle. (Fabrizio Frosio)

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Al voto… al voto… con il freno a mano tirato

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 settembre 2010

Berlusconi dice: non si vota. Lasciatemi lavorare. Bossi incalza, ma precisa: si va al voto ma solo se Berlusconi si dimette. Il cerchio a questo punto dovrebbe chiudersi: “Berlusconi vuol lavorare e Bossi glielo permette”. E allora, si chiede, il cronista perplesso: la fiducia sui 5 punti programmatici che saranno presentati in Parlamento la Lega li voterà o meno? E Bossi risponde: ”Ci sono anche queste possibilità…”. E il giochetto del si e del no continua. In attesa di sfogliare tutta la margherita,  c’è chi si chiede: ma agli italiani ci avete pensato? Milioni sono gli italiani disoccupati, cassa integrati, con retribuzioni da fame, precari, pensionati con rendite da sopravvivenza e una drammatica situazione occupazionale nella quale il padronato sta facendo la voce grossa togliendo di fatto molti diritti acquisiti dal lavoratore in anni di lotte e di sacrifici. Questa è la realtà del paese per la quale i politici non sembrano avvedersene. Per loro la politica è solo un gioco praticato, si badi bene, dalle caste privilegiate, di quelle che non hanno affanni esistenziali, che non si preoccupano di pagare il fitto di casa, tanto ci sarà sempre qualcuno ad esborsare il dovuto per loro. Mica prendono l’autobus e il tram per andare a lavorare. Mica partono da Roma per andare a Palermo in treno per fare mille chilometri in 13 ore su vagoni recuperati dai residuati bellici. Mica si preoccupano se la benzina alla pompa rincara. Cosa rappresenta per loro l’aumento da un giorno all’altro di 30-40 centesimi di euro? Una inezia, una “spinzerlacchera” direbbe Totò. Il traffico cittadino? Manco se ne accorgono con le loro auto blu, con le corsie preferenziali e le destrezze dei loro autisti. Questa è l’Italia a due marce dove gli allievi politici fanno la fila per entrare in servizio permanente effettivo dove tutto è permesso e tutto è concesso. Questa è l’Italia dove esiste una maggioranza che non conta e una minoranza che la fa da padrona. Ma la colpa è anche della maggioranza se non sa farsi valere ma mettiamoci pure nei suoi panni. Oggi i governi e i parlamenti possono cambiare ma cosa muta in effetti? Si percepisce solo il rischio di passare dalla padella alla brace. E allora gli italiani si fanno coraggio in un solo modo, quello che è più congeniale: si arrangiano, tanto “quelli” finiscono sempre con il prendersela con i più deboli, anche se sono maggioranza. Ma non c’è proprio rimedio? Forse si, ma questa è un’altra storia. (il ragazzo di CoMunità On)

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