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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘fuga’

Migliaia in fuga da nuove violenze in Congo

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 giugno 2019

Circa 7.500 rifugiati congolesi sono arrivati in Uganda dall’inizio di giugno, incrementando la pressione sulle strutture di accoglienza già sovraccariche.La recrudescenza degli scontri tra i gruppi rivali Hema e Lendu nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo (RDC) costringe gli abitanti del paese a fuggire e ad attraversare il confine con l’Uganda a un ritmo di 311 persone al giorno, più del doppio rispetto a quanto avvenuto nel mese di maggio (145 persone al giorno).Gli arrivi più recenti testimoniano una brutalità estrema. Gruppi armati starebbero attaccando villaggi, saccheggiando e incendiando case, e uccidendo uomini, donne e bambini. La maggior parte delle persone fugge in Uganda attraverso il lago Albert dalla provincia di Ituri, dove si stima che dall’inizio di giugno il numero di sfollati abbia raggiunto quota 300.000.Alcuni rifugiati arrivano portando con sé numerosi beni ed effetti personali, temendo di non poter fare ritorno a casa per molto tempo. Altri, fuggiti da pericoli imminenti, hanno con sé poco più dei loro vestiti. Quasi due terzi delle persone in fuga sono minori.
I rifugiati giunti in Uganda affermano che molte altre persone potrebbero arrivare; tuttavia, i gruppi armati starebbero impedendo ad alcune persone di lasciare la RDC, mentre altri cercano, con fatica, di ottenere il denaro necessario a pagarsi il viaggio in barca – una somma equivalente a meno di 6 dollari USA.In Uganda, intanto, le strutture di transito e accoglienza sono al limite. I nuovi arrivati vengono innanzitutto portati in un centro di transito a Sebagoro, un piccolo villaggio di pescatori sulla riva del lago, dove vengono sottoposti a controlli sanitari. I rifugiati vengono in seguito trasferiti al centro di accoglienza di Kagoma, a pochi chilometri di distanza. Attualmente il centro ospita circa 4.600 persone, 1.600 in più della capienza massima prevista.Centinaia di rifugiati hanno ricevuto lotti di terra vicino all’insediamento di Kyangwali. Tuttavia, a causa del ritmo con cui nuovi rifugiati arrivano in Uganda, i bisogni delle persone superano di gran lunga l’assistenza che gli operatori umanitari sono in grado di fornire.Alloggi e generi di primo soccorso costituiscono la priorità più urgente. Inoltre, autobus e camion sono necessari per trasferire i rifugiati dai centri di accoglienza sul confine agli insediamenti. Molti rifugiati hanno poi urgente bisogno di supporto psico-sociale e post-trauma.Mentre i punti di raccolta e i centri di transito e accoglienza sono dotati di apparecchiature per i controlli diagnostici, le strutture sanitarie hanno bisogno di essere ristrutturate, e nelle cliniche mancano personale medico e farmaci.Le scuole, già sovraffollate e a corto di personale, hanno bisogno di notevole sostegno al fine di soddisfare le esigenze relative all’istruzione dei nuovi arrivati.L’UNHCR fa appello alla comunità internazionale affinché renda disponibili ulteriori finanziamenti. All’avvicinarsi della fine di giugno, l’UNHCR e i partner con cui lavora per rispondere alla situazione dei rifugiati in Uganda hanno ricevuto 150 milioni di dollari USA, equivalenti al 17% dei 927 milioni necessari per finanziare le loro operazioni.

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70 milioni in fuga nel mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

Nel 2018, Il numero di persone in fuga da guerre, persecuzioni e conflitti ha superato i 70 milioni. Si tratta del livello più alto registrato dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, in quasi 70 anni di attività. I dati raccolti nel rapporto annuale dell’UNHCR Global Trends, mostrano come attualmente siano quasi 70,8 milioni le persone in fuga. Per coglierne la portata, tale cifra corrisponde al doppio di quella di 20 anni fa, con 2,3 milioni di persone in più rispetto a un anno fa, e a una popolazione di dimensione compresa fra quelle di Thailandia e Turchia.
La cifra di 70,8 milioni registrata dal rapporto Global Trends è composta da tre gruppi principali. Il primo è quello dei rifugiati, ovvero persone costrette a fuggire dal proprio Paese a causa di conflitti, guerre o persecuzioni. Nel 2018 il numero di rifugiati ha raggiunto 25,9 milioni su scala mondiale, 500.000 in più del 2017. Inclusi in tale dato sono i 5,5 milioni di rifugiati palestinesi che ricadono sotto il mandato dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (United Nations Relief and Works Agency/UNRWA).
Il secondo gruppo è composto dai richiedenti asilo, persone che si trovano al di fuori del proprio Paese di origine e che ricevono protezione internazionale, in attesa dell’esito della domanda di asilo. Alla fine del 2018 il numero di richiedenti asilo nel mondo era di 3,5 milioni.Infine, il gruppo più numeroso, con 41,3 milioni di persone, è quello che include gli sfollati in aree interne al proprio Paese di origine, una categoria alla quale normalmente si fa riferimento con la dicitura sfollati interni (Internally Displaced People/IDP).
La crescita complessiva del numero di persone costrette alla fuga è continuata a una rapidità maggiore di quella con cui si trovano soluzioni in loro favore. La soluzione migliore per qualunque rifugiato è rappresentata dalla possibilità di fare ritorno nel proprio Paese volontariamente, in condizioni sicure e dignitose. Altre soluzioni prevedono l’integrazione nella comunità di accoglienza o il reinsediamento in un Paese terzo. Tuttavia, nel 2018 solo 92.400 rifugiati sono stati reinsediati, meno del 7 per cento di quanti sono in attesa. Circa 593.800 rifugiati hanno potuto fare ritorno nel proprio Paese, mentre 62.600 hanno acquisito una nuova cittadinanza per naturalizzazione.
“Ad ogni crisi di rifugiati, ovunque essa si manifesti e indipendentemente da quanto tempo si stia protraendo, si deve accompagnare la necessità permanente di trovare soluzioni e di rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di fare ritorno a casa”, ha dichiarato l’Alto Commissario Filippo Grandi. “Si tratta di un lavoro complesso che vede l’impegno costante dell’UNHCR, ma che richiede che anche tutti i Paesi collaborino per un obiettivo comune. Rappresenta una delle grandi sfide dei nostri tempi”.

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Persone in fuga dal Venezuela

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 maggio 2019

Ginevra. Considerato l’aggravarsi delle condizioni politiche, economiche, umanitarie e relative al rispetto dei diritti umani in Venezuela che, ad oggi, hanno spinto 3,7 milioni di persone a fuggire, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ritiene che la maggioranza di queste necessiti di protezione internazionale.In una nota d’orientamento aggiornata pubblicata oggi, l’UNHCR rinnova l’appello agli Stati affinché consentano ai venezuelani l’accesso ai propri territori assicurando loro protezione e standard di accoglienza adeguati, sottolineando la necessità cruciale di garantire la sicurezza di quanti sono costretti a fuggire per salvare la propria vita e la propria libertà.L’obiettivo della nota d’orientamento aggiornata è quello di assistere le figure preposte all’esame delle domande di protezione internazionale presentate dai richiedenti asilo venezuelani e i responsabili delle politiche governative in materia.Alla fine del 2018, circa 460.000 venezuelani avevano presentano formalmente domanda di asilo, la maggior parte in Paesi vicini in America Latina. La nota riconosce che il numero di persone in fuga dal Venezuela pone sfide complesse e che esaminare le domande di asilo individualmente potrebbe rivelarsi non praticabile, motivo per cui in essa si raccomanda di procedere al riconoscimento per gruppi.Per determinati profili di venezuelani a rischio, la nota di orientamento dell’UNHCR suggerisce di applicare la Convenzione relativa allo statuto dei Rifugiati del 1951. In ogni caso, sulla base dei criteri più generali previsti dalla Dichiarazione di Cartagena del 1984 in vigore in America Latina, la maggioranza dei venezuelani necessita di protezione internazionale. Tale riferimento normativo è giustificato dai rischi per la vita, la sicurezza e la libertà derivanti dalle circostanze che stanno turbando gravemente l’ordine pubblico in Venezuela.
L’UNHCR, insieme all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM/IOM), ha più volte accolto con favore la solidarietà mostrata dai governi latinoamericani e caraibici nell’accoglienza dei cittadini venezuelani attraverso una serie di accordi volti a permetterne il soggiorno regolare. Per garantire ai venezuelani maggiore protezione, ora più che mai necessaria, l’UNHCR continua a chiedere agli Stati di coordinare le proprie risposte.L’UNHCR, inoltre, rivolge un appello agli Stati affinché garantiscano che i venezuelani, a prescindere dal proprio status giuridico, non siano espulsi o rimpatriati forzatamente in Venezuela.L’UNHCR, insieme all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, sta lavorando coi governi, con altre agenzie delle Nazioni Unite e con i partner per assicurare protezione e soddisfare le esigenze di base di rifugiati e migranti venezuelani. Le due organizzazioni hanno nominato un Rappresentante Speciale congiunto, Eduardo Stein, e guidano insieme la Piattaforma regionale inter-agenzie per assicurare una risposta operativa coerente e uniforme.

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Nicaragua: a un anno dall’inizio della crisi, più di 60.000 persone costrette a fuggire oltre confine

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

A un anno dall’inizio della crisi politica e sociale che ha colpito il Nicaragua, sarebbero 62.000 le persone fuggite nei Paesi confinanti, e la stragrande maggioranza di queste, circa 55.500 persone, cerca rifugio in Costa Rica.Molti – in un flusso che perlopiù è costituito da rifugiati – hanno dovuto attraversare le frontiere irregolarmente per evitare di essere scoperti, spesso camminando per ore lungo terreni accidentati ed esposti alla forte calura, all’umidità e al rischio di contrarre la malaria. Inizialmente il flusso era costituito principalmente da adulti, ma ora fuggono oltre confine anche famiglie, a volte con figli piccoli.Secondo l’Autorità per le Migrazioni della Costa Rica, a marzo 2019 erano circa 29.500 i nicaraguensi che avevano formalmente presentato domanda d’asilo. Ma con le strutture di accoglienza messe a dura prova, ve ne sono altri 26.000 in attesa di vedere le proprie domande formalizzate.Fra i richiedenti asilo vi sono studenti, ex funzionari pubblici, esponenti politici di opposizione, giornalisti, medici, attivisti per i diritti umani e agricoltori. In numeri significativi necessitano di cure mediche, supporto psicosociale, alloggio e assistenza alimentare.Sia l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) sia la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (IACHR) hanno espresso preoccupazione per l’aggravarsi della situazione in Nicaragua a partire da aprile 2018, denunciando gravi violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti di quanti hanno preso parte alle proteste contro il governo e di quanti li hanno sostenuti.L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, elogia gli sforzi compiuti dalla Costa Rica per facilitare alle persone in fuga l’ingresso sul proprio territorio e l’accesso alla procedura d’asilo. Tali sforzi sono ancora più ammirevoli considerata la pressione notevole a cui sono soggetti il sistema d’asilo e le comunità locali.
L’UNHCR sta sostenendo il governo al fine di rafforzare le capacità di accoglienza e di ridurre i tempi necessari per prendere in carico i casi dei nuovi arrivati. Sono stati messi a disposizione 30 ulteriori esperti per la determinazione dello status di rifugiato (case adjudicators), nonché uffici, corsi di formazione e attrezzature per incrementare la capacità dell’Unità Rifugiati del governo, sia nella capitale San José sia nella sede di Upala, vicino al confine, aperta a dicembre 2018. L’UNHCR ha inoltre sostenuto il dispiegamento del personale dei suoi partner lungo il confine e a San José per facilitare l’implementazione di una risposta efficace e coordinata con le autorità statali.L’accesso all’istruzione primaria è garantito a tutti i bambini in Costa Rica, indipendentemente dal loro status giuridico: l’UNHCR ha sostenuto le scuole primarie situate lungo il confine settentrionale che hanno accolto alunni nicaraguensi, mettendo a disposizione banchi, sedie e articoli di cancelleria.Senza una soluzione politica alla crisi in Nicaragua, è probabile che le persone continueranno a fuggire. È necessario raccogliere fondi con urgenza per rafforzare la risposta umanitaria dell’UNHCR volta a consentire ai richiedenti asilo che ne hanno estremo bisogno di accedere agli aiuti, invece di dover ricorrere a lavori informali per pagarsi affitto e alimenti a prezzi fuori dalla loro portata.L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, insieme ad altre agenzie delle Nazioni Unite, sta sviluppando un piano di risposta umanitaria inter-agenzie al fine di sostenere il governo nel soddisfare le esigenze immediate di richiedenti asilo e comunità di accoglienza in condizioni di crescente vulnerabilità.

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Il Vice Ministro Castelli in merito alla c.d. “fuga dei cervelli”

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

“Ho letto ieri un articolo de Il Fatto Quotidiano che dava un dato: negli ultimi 10 anni l’Italia ha perso 130 mila persone altamente qualificate. E oggi ne riparla anche Giorgetti da Verona. Questo Governo riporterà i nostri talenti in Italia! È nel decreto Crescita!
Spesso giovani costretti dalla mancanza di opportunità o perché in altri Stati venivano prospettate condizioni lavorative più vantaggiose. Adesso basta, basta ai cervelli in fuga: riportiamoli in Italia! Noi andremo a garantire loro maggiori benefici fiscali, semplificazione delle condizioni per accedere al regime fiscale di favore e più agevolazioni. Ci andremo a rivolgere a chi vuole tornare in Italia magari per fare impresa, ma anche ai docenti e ai ricercatori. Benefici anche per quei lavoratori italiani non iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’estero) che decideranno di rientrare nel nostro Paese. È chiaro a tutti che i vecchi governi hanno fallito, per questo motivo noi ci assumiamo questa responsabilità: a queste persone vogliamo dare una nuova opportunità in Italia!”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post Facebook, in merito alla “fuga dei cervelli”.

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L’esodo venezuelano continua senza sosta: 3,4 milioni di persone in fuga

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Sono 3,4 milioni i rifugiati e migranti provenienti dal Venezuela attualmente presenti nel mondo, secondo quanto reso noto oggi dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’OIM, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.In base ai dati forniti dalle autorità nazionali per l’immigrazione e da altre fonti, i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi ospitano circa 2,7 milioni di venezuelani, mentre i restanti si trovano in altre regioni.Si stima che nel corso del 2018, in media 5.000 persone siano fuggite dal Venezuela ogni giorno in cerca di protezione o di una vita migliore.
La Colombia ospita il maggior numero di rifugiati e migranti venezuelani: oltre 1,1 milioni. Seguono il Perù, con 506.000, il Cile con 288.000, l’Ecuador con 221.000, l’Argentina con 130.000 e il Brasile con 96.000. Anche il Messico e i Paesi dell’America centrale e dei Caraibi ospitano un numero elevato di rifugiati e migranti provenienti dal Venezuela.
“I Paesi della regione hanno mostrato una straordinaria solidarietà verso i rifugiati e i migranti venezuelani e hanno messo in atto ottime soluzioni per aiutarli. I dati, tuttavia, evidenziano le pressioni a cui sono sottoposte le comunità ospitanti e il continuo bisogno di sostegno da parte della comunità internazionale, in un momento in cui l’attenzione del mondo è rivolta agli sviluppi politici all’interno del Paese”, ha dichiarato Eduardo Stein, Rappresentante Speciale congiunto UNHCR-OIM per i rifugiati e i migranti venezuelani.
I Paesi dell’America Latina hanno concesso circa 1,3 milioni di permessi di soggiorno e altre forme di protezione ai venezuelani e hanno consolidato i sistemi di asilo nazionali al fine di valutare un numero senza precedenti di richieste di asilo. Dal 2014, sono state infatti presentate più di 390.000 richieste di asilo, di cui oltre 232.000 solo nel 2018.
A fronte di tale incremento, aumentano anche i bisogni dei rifugiati e migranti venezuelani e delle comunità ospitanti. I governi della regione hanno rafforzato la loro risposta nazionale e stanno cooperando – in virtù del Processo di Quito – per migliorare l’assistenza e la protezione dei cittadini venezuelani e per facilitare la loro inclusione legale, sociale ed economica. Nell’ambito di tale processo, il prossimo incontro regionale si terrà a Quito nella prima settimana di aprile.A complemento di queste iniziative, lo scorso dicembre è stato lanciato un Piano regionale di risposta per rifugiati e migranti venezuelani (RMRP), destinato a 2,2 milioni di venezuelani e 500.000 persone nelle comunità ospitanti in 16 Paesi.

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Sud Sudan: a migliaia in fuga dal riaccendersi delle violenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sta registrando l’arrivo di una nuova ondata di rifugiati nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) in fuga dal Sud Sudan. Negli ultimi giorni migliaia di persone disperate hanno continuato ad attraversare il confine per fuggire dagli scontri e dalle violenze perpetrate contro i civili.Si stima che siano 5.000 i rifugiati giunti in diversi villaggi di confine vicini alla città di Ingbokolo, nella provincia nordorientale di Ituri, nella RDC, secondo quanto riferito dai capivillaggio locali. Altre 8.000 persone, inoltre, sarebbero sfollate all’interno del Sud Sudan, nei sobborghi della città di Yei.Le persone fuggono dagli scontri scoppiati il 19 gennaio fra l’esercito e uno dei gruppi di ribelli, il Fronte di Salvezza Nazionale (National Salvation Front/NAS). I combattimenti, in corso nello Stato di Equatoria Centrale, in Sud Sudan, al confine con RDC e Uganda, stanno rendendo impossibile l’accesso degli aiuti umanitari alle aree colpite. Le persone fuggite dal conflitto sono giunte nella RDC a piedi nel fine settimana. La maggior parte sono donne, bambini e anziani. Sono arrivate esauste, affamate e assetate. Fra queste alcune sono affette da malaria o da altre malattie. Molte sono traumatizzate per aver assistito a violenze commesse da uomini armati, che avrebbero ucciso e stuprato civili e saccheggiato i villaggi.Lo staff dell’UNHCR di stanza nella provincia di Ituru, riferisce che la popolazione, in preda alla disperazione, sta cercando rifugio nelle chiese, nelle scuole e nelle case abbandonate, o dorme all’addiaccio. Si tratta di una remota regione di confine i cui villaggi sono quasi totalmente sprovvisti di infrastrutture o ambulatori medici. I nuovi arrivati stanno sopravvivendo grazie al cibo che la popolazione locale condivide con loro.Le aree in cui sono arrivati i rifugiati sono difficili da raggiungere: strade e ponti sono seriamente danneggiati e in rovina. Le autorità congolesi stanno sollecitando i rifugiati ad andarsene da questa zona di confine estremamente instabile e a dirigersi nell’entroterra, dove possono ricevere maggiore assistenza.L’UNHCR ha dispiegato ulteriore personale a Ituri per poter registrare i rifugiati e supportare le procedure di un loro possibile ricollocamento. Tuttavia, sono necessari fondi per allestire alloggi e assicurare cibo, acqua potabile e assistenza medica nel più vicino insediamento di rifugiati, a Biringi. Biringi si trova più a sud e attualmente accoglie oltre 6.000 rifugiati sudsudanesi. Il conflitto in Sud Sudan ha generato oltre 2,2 milioni di rifugiati a partire dal 2013. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati lancia nuovamente un appello affinché le parti coinvolte intraprendano tutte le azioni possibili per garantire la sicurezza e la libertà di movimento dei civili, assicurando l’istituzione di corridoi umanitari che permettano di abbandonare le aree teatro di scontri.

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L’UNHCR chiede 135 milioni di dollari USA per assistere le persone in fuga dalle violenze di Boko Haram

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 gennaio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, insieme al Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) e ad altri partner, ha lanciato oggi il Piano regionale di risposta alla crisi di rifugiati in Nigeria (Regional Refugee Response Plan/RRRP), un appello per la raccolta di 135 milioni di dollari statunitensi destinati all’assistenza di centinaia di migliaia di persone costrette alla fuga dall’insurrezione sempre più violenta di Boko Haram nella regione del bacino del lago Ciad. Oltre ai 250.000 minori, donne e uomini già fuggiti dalla Nigeria nordorientale, gli attacchi sempre più consistenti dei miliziani contro la popolazione civile stanno costringendo ogni giorno altre migliaia di persone a fuggire per salvarsi. Giovani ragazze, donne anziane e operatori umanitari continuano a essere le persone maggiormente colpite dall’inasprirsi delle violenze. La recente recrudescenza delle violenze nella Nigeria nordorientale ha costretto oltre 80.000 civili a cercare rifugio in campi già affollati o in città dello Stato di Borno, dove sopravvivono in condizioni difficili.Rifugiati nigeriani continuano ad arrivare presso comunità molto remote e povere dei Paesi confinanti. Si stima che 30.000 persone siano fuggite dalla città di Rann nel solo fine settimana per trovare rifugio in Camerun. A migliaia sono fuggiti in Camerun e in Ciad anche nelle ultime settimane. Le ostilità hanno messo a dura prova le operazioni umanitarie e hanno costretto gli operatori umanitari ad abbandonare alcune località. Sono stati distrutti su larga scala mezzi di sostentamento e infrastrutture.L’inasprirsi del conflitto non permette a chi è dovuto fuggire di tornare a casa. Alcuni rifugiati che hanno tentato di rientrare nelle proprie comunità sono diventati sfollati interni in Nigeria, costretti a fuggire all’interno del paese più volte, o sono tornati a essere nuovamente rifugiati in Camerun, Ciad e Niger. Questo nuovo appello mira ad espandere la risposta umanitaria verso un approccio ancora più a lungo termine per sostenere le persone costrette a fuggire e le comunità che le accolgono. Queste ultime vivono già al di sotto della soglia di povertà e hanno a loro volta urgente bisogno di aiuto, essendo le loro capacità di assicurare assistenza già al limite delle possibilità.Le 40 agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni umanitarie che hanno aderito al RRRP in Nigeria nel 2019 risponderanno ai bisogni dei 250.000 rifugiati nigeriani e dei 55.000 membri delle comunità che li accolgono in Niger, Camerun e Ciad.
Un totale di circa 2,5 milioni di persone sono fuggite nella regione del lago Ciad, inclusi gli oltre 1,8 milioni di sfollati interni in Nigeria.Un Piano di risposta alla crisi di rifugiati (Refugee Response Plan/RRP) costituisce uno strumento di pianificazione e coordinamento inter-agenzie guidato dall’UNHCR per la gestione di crisi complesse o su vasta scala. Un appello simile per la raccolta di 157 milioni di dollari USA, lanciato nel 2018, era stato finanziato solo per il 42 per cento, rispetto al 56 per cento dei 241 milioni di dollari USA chiesti nel 2017.Le Nazioni Unite e i propri partner chiedono, inoltre, 848 milioni di dollari statunitensi per continuare a garantire cibo, acqua, alloggi e protezione alle persone più vulnerabili in Nigeria, nell’ambito della Strategia di risposta umanitaria 2019-2021 per il Paese, lanciata oggi in contemporanea, ad Abuja.

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Urgente stabilizzare la situazione relativa alle persone in fuga in America Latina

Posted by fidest press agency su sabato, 27 ottobre 2018

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha dato inizio giovedì 18 ottobre alla mobilitazione di personale e risorse verso il Messico meridionale, in seguito all’arrivo al confine tra Messico e Guatemala di migliaia di persone parte di una “carovana” di rifugiati e migranti in viaggio dall’Honduras.Già da ieri più di 45 funzionari dell’UNHCR si trovano a Tapachula, la capitale dello stato del Chiapas, mentre altri vi si stanno dirigendo. I team dell’UNHCR stanno intervenendo a sostegno delle autorità messicane fornendo personale e assistenza tecnica per la registrazione tempestiva dei richiedenti asilo, la creazione di meccanismi di identificazione e referral delle persone che presentano vulnerabilità e bisogni specifici, e il rafforzamento dell’assistenza e della capacità di accoglienza.Al momento l’UNHCR è preoccupato per la situazione umanitaria in rapido sviluppo e per i noti rischi relativi alla sicurezza e ai possibili rapimenti nelle aree in cui la carovana potrebbe avventurarsi. La stabilizzazione della situazione è diventata urgente. È essenziale che vengano messe a disposizione delle persone in cerca di protezione internazionale e delle altre persone in transito, un’accoglienza adeguata e altre condizioni essenziali.
La “carovana”, che secondo le stime conta circa 7.000 persone o più, è la seconda marcia organizzata quest’anno nella regione, dopo la prima tenutasi ad aprile in Messico. In Guatemala l’UNHCR sta monitorando il confine di Tecun Uman, effettuando una valutazione dei bisogni e facilitando, insieme ai suoi partner, l’assistenza umanitaria ai più bisognosi. In Honduras, attraverso i suoi partner e il suo ufficio di San Pedro Sula, l’UNHCR sta monitorando la situazione al confine con il Guatemala e collabora con le autorità per garantire un’accoglienza sicura ai membri del gruppo che stanno facendo ritorno.
L’UNHCR esorta i paesi lungo questa rotta a tenere presente che la “carovana” potrebbe includere persone in pericolo reale. In una simile situazione è essenziale che le persone abbiano la possibilità di fare domanda d’asilo e che le loro esigenze di protezione internazionale siano adeguatamente valutate prima che venga presa qualsiasi decisione in merito al rimpatrio o all’espulsione.

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Siria meridionale: garantire un passaggio sicuro per i civili in fuga

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esorta tutte le parti coinvolte in Siria a proteggere e fornire un passaggio sicuro ai civili costretti ad abbandonare le proprie case a causa dei recenti combattimenti nel sud del paese. Si stima che circa 140.000 persone siano fuggite in tutto il sud-ovest e necessitino di un passaggio sicuro per uscire dalla regione, oltre ad assistenza umanitaria immediata, protezione e riparo. Abbiamo anche assistito al ritorno di decine di migliaia di sfollati interni (IDP) in seguito ad accordi locali e in aree sotto il controllo del governo siriano.Insieme alle Nazioni Unite e ad altri partner umanitari abbiamo mobilitato ingenti aiuti in denaro per rispondere alla situazione in Siria, raggiungendo decine di migliaia di persone. È necessario che l’assistenza sia ulteriormente incrementata e l’UNHCR continua a chiedere che agli attori umanitari sia garantito un accesso sicuro.A causa del perdurare del conflitto e dei nuovi esodi forzati verificatisi nei primi sei mesi del 2018, si stima che quasi 13.000 rifugiati provenienti dai paesi limitrofi e altri 750.000 sfollati interni siano tornati nelle proprie case ad Aleppo, Homs, Hama, nelle aree urbane e rurali di Damasco e nella parte sud-ovest e nord-orientale della Siria. Prevedendo e riconoscendo tali dinamiche, l’UNHCR ha rafforzato le sue capacità in Siria già nel 2017 per sostenere i rifugiati e gli sfollati interni che rimpatriano spontaneamente. Continuiamo a lavorare per migliorare la risposta alle esigenze umanitarie e di protezione degli sfollati interni, dei rimpatriati e di altre persone colpite dalla crisi.L’UNHCR ha preso atto dell’annuncio di mercoledì da parte delle autorità siriane e russe sull’istituzione di un centro in Siria per aiutare i rifugiati che tornano a casa. Pur non avendo ancora preso visione del piano nel dettaglio, siamo comunque pronti ad avviare discussioni in merito con il governo della Siria e con la Federazione russa.I rifugiati hanno sempre il diritto di tornare nel proprio paese. L’UNHCR sottolinea che qualsiasi piano teso a consentire l’esercizio di tale diritto deve rispettare gli standard internazionali; questo significa che i rimpatri devono essere volontari, svolgersi in condizioni sicure e dignitose e devono essere sostenibili.È fondamentale che i rimpatri di rifugiati e sfollati interni non siano soggetti a pressioni, né avvengano in condizioni precipitose o premature. I rifugiati devono essere in grado di fare una scelta libera e informata sul loro futuro e devono avere tutti gli elementi di base per un rimpatrio volontario sostenibile.L’UNHCR è pronto a collaborare con i governi della Siria e della Russia per arrivare a soluzioni che soddisfino gli standard internazionali in materia di rifugiati e diritti umani.

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Oltre 68 milioni di persone costrette alla fuga nel 2017

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

Nel 2017 il numero di persone costrette a fuggire nel mondo a causa di guerre, violenze e persecuzioni ha raggiunto un nuovo record per il quinto anno consecutivo. A determinare tale situazione sono state in particolare la crisi nella Repubblica Democratica del Congo, la guerra in Sud Sudan e la fuga in Bangladesh di centinaia di migliaia di rifugiati rohingya provenienti dal Myanmar. I paesi maggiormente colpiti sono per lo più i paesi in via di sviluppo.Nel suo rapporto annuale Global Trends, pubblicato oggi, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, riporta che a fine 2017 erano 68.5 milioni le persone costrette alla fuga. Di queste, solo nel corso dell’anno passato, 16.2 milioni di persone hanno abbandonato le proprie case per la prima volta o ripetutamente. Questo dato rappresenta un numero elevato di persone in fuga: 44.500 al giorno, ossia una persona ogni due secondi.Nel totale dei 68.5 milioni sono inclusi anche 25.4 milioni di rifugiati che hanno lasciato il proprio paese a causa di guerre e persecuzioni, 2.9 milioni in più rispetto al 2016 e l’aumento maggiore registrato dall’UNHCR in un solo anno. Nel frattempo, i richiedenti asilo che al 31 dicembre 2017 erano ancora in attesa della decisione in merito alla loro richiesta di protezione sono aumentati da circa 300.000 a 3.1 milioni. Le persone sfollate all’interno del proprio paese erano 40 milioni del numero totale, poco meno dei 40.3 milioni del 2016.In breve, il numero di persone costrette alla fuga nel mondo è quasi pari al numero di abitanti della Thailandia. Considerando tutte le nazioni nel mondo, una persona ogni 110 è costretta alla fuga.“Siamo a una svolta, dove il successo nella gestione degli esodi forzati a livello globale richiede un approccio nuovo e molto più complessivo, per evitare che paesi e comunità vengano lasciati soli ad affrontare tutto questo,” ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Ma abbiamo motivo di sperare. Quattordici paesi stanno già sperimentando un nuovo piano di risposta alle crisi di rifugiati e in pochi mesi sarà pronto un nuovo Global Compact sui rifugiati e potrà essere adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Oggi, alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato, il mio appello agli Stati membri è di sostenerci in questo. Nessuno diventa un rifugiato per scelta; ma noi tutti possiamo scegliere come aiutare”.Il Global Trends è un rapporto annuale pubblicato dall’UNHCR in tutto il mondo in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno). Il suo scopo è monitorare gli esodi forzati sulla base di dati forniti dall’UNHCR, dai governi e da altri partner. Non viene invece esaminato il contesto globale relativo all’asilo, a cui l’UNHCR dedica pubblicazioni separate e che nel 2017 ha continuato a vedere casi di rimpatri forzati, di politicizzazione e uso dei rifugiati come capri espiatori, di rifugiati incarcerati o privati della possibilità di lavorare, e diversi paesi che si sono opposti persino all’uso del termine “rifugiato”.
Nonostante ciò, il Global Trends offre numerose informazioni, indagando, in alcuni casi, le realtà percepite rispetto a quelle effettive degli esodi forzati e come queste realtà possano a volte essere in contrasto.Una di queste discrepanze è l’idea che le persone costrette a fuggire si trovino per lo più nei paesi del nord del mondo. I dati mostrano invece che è vero il contrario: l’85% dei rifugiati risiede nei paesi in via di sviluppo, molti dei quali versano in condizioni di estrema povertà e non ricevono un sostegno adeguato ad assistere tali popolazioni. Quattro rifugiati su cinque rimangono in paesi limitrofi ai loro.Anche gli esodi di massa oltre confine sono meno frequenti di quanto si potrebbe pensare guardando il dato dei 68 milioni di persone costrette alla fuga a livello globale. Quasi due terzi di questi sono infatti sfollati all’interno del proprio paese. Dei 25.4 milioni di rifugiati, poco più di un quinto sono palestinesi sotto la responsabilità dell’UNRWA. Dei restanti, che rientrano nel mandato dell’UNHCR, due terzi provengono da soli cinque paesi: Siria, Afghanistan, Sud Sudan, Myanmar e Somalia. La fine del conflitto in ognuna di queste nazioni potrebbe influenzare in modo significativo il più ampio quadro dei movimenti forzati di persone nel mondo.Il Global Trends offre altri due dati di realtà: il primo è che la maggior parte dei rifugiati vive in aree urbane (58%) e non nei campi o in aree rurali; il secondo è che le persone costrette alla fuga nel mondo sono giovani – nel 53% dei casi si tratta di minori, molti dei quali non accompagnati o separati dalle loro famiglie.Come per il numero di paesi caratterizzati da esodi massicci di persone, anche il numero di paesi che ospitano un elevato numero di persone rifugiate è relativamente basso: in termini di numeri assoluti, la Turchia è rimasta il principale paese ospitante al mondo, con una popolazione di 3.5 milioni di rifugiati, per lo più siriani. Nel frattempo, il Libano ha ospitato il maggior numero di rifugiati in rapporto alla sua popolazione nazionale. Complessivamente, il 63% di tutti i rifugiati di cui si occupa l’UNHCR si trova in soli 10 paesi.Purtroppo, le soluzioni a tali situazioni sono state poche. Guerre e conflitti hanno continuato a essere le principali cause di fuga, con progressi assai limitati verso la pace. Circa cinque milioni di persone hanno potuto tornare alle loro case nel 2017, la maggior parte delle quali erano sfollate all’interno del proprio paese; tra queste, tuttavia, c’erano persone che sono rientrate in maniera forzata o in contesti assai precari. A causa del calo dei posti messi a disposizione dagli Stati per il reinsediamento, il numero di rifugiati reinsediati è diminuito di oltre il 40%, arrivando a circa 100.000 persone.

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Cittadini congolesi in fuga da atroci violenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2018

L’Altro Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) sta collaborando con organizzazioni partner nell’Uganda occidentale per fornire assistenza ad un numero crescente di persone, la maggior parte delle quali sono donne e bambini, costrette a fuggire da terribili situazioni di violenze inter-etniche e abusi sessuali nella Repubblica Democratica del Congo (RDC).
Dall’inizio di quest’anno sono oltre 57.000 i rifugiati costretti a fuggire a causa delle violenze nella RDC orientale, una stragrande maggioranza dei quali (circa il 77,5%) sono donne e bambini.Nell’arco di soli tre giorni, tra il 10 e il 13 marzo, oltre 4.000 persone provenienti dalle province dell’Ituri e del Nord Kivu sono entrate in Uganda. Sono numeri che vanno considerati su scala più ampia rispetto al 2017, quando furono circa 44.000 le persone in fuga nel corso dell’intero anno. L’UNHCR teme che altre migliaia di rifugiati possano arrivare in Uganda se il clima di sicurezza nella RDC tarderà a migliorare.
La maggior parte delle persone continua ad arrivare in Uganda partendo da Ituri e attraversando il lago Albert a bordo di imbarcazioni di fortuna e pericolose, un viaggio che è già costato la vita a numerosi rifugiati. La situazione è diventata ancora più pericolosa negli ultimi giorni a causa del maltempo. Altri invece arrivano a piedi nei pressi dei villaggi di Kisoro e Ntoroko.
Molti dei nuovi arrivati sono profondamente traumatizzati a causa delle violenze subite. Molti altri sono esausti, affamati, assetati, malati e sono fuggiti senza portarsi nulla o poche cose.
Se da un lato la mancanza di accesso a questa parte della Repubblica Democratica del Congo rende difficile ottenere un quadro dettagliato della situazione, dall’altro l’UNHCR ha ricevuto terribili resoconti delle violenze perpetrate, riguardanti episodi di stupri, omicidi e separazione dai familiari.
Tali violenze sono dovute al deteriorarsi delle condizioni di sicurezza, ai conflitti interni e alle tensioni tra le comunità. Secondo le informazioni disponibili, gruppi di uomini armati attaccano i villaggi, saccheggiano e incendiano le case, uccidono indiscriminatamente la popolazione civile e rapiscono giovani uomini e ragazzi. Si moltiplicano le notizie che indicano come le violenze stiano assumendo contorni etnici, con attacchi di rappresaglia perpetrati da gruppi tribali.Dozzine di rifugiati hanno riferito agli operatori dell’UNHCR in Uganda delle violenze sessuali e delle aggressioni subite nella RDC. La stragrande maggioranza dei sopravvissuti sono donne e ragazze, e in numero minore uomini e ragazzi.Questi rapporti allarmanti hanno portato l’UNHCR e i partner a rafforzare i sistemi esistenti per identificare e sostenere le vittime di violenza sessuale e di genere.
L’UNHCR ha impiegato personale e risorse aggiuntive significative per identificare le vittime e intensificare il proprio sostegno. Questo ha comportato il potenziamento dello screening medico nei luoghi di sbarco sulle sponde del lago Albert e lo screening SGBV (per violenze sessuali e di genere) presso i centri di accoglienza, e la creazione di spazi separati in base al genere.
Grazie alla collaborazione con i propri partner, l’UNHCR ha potuto utilizzare personale aggiuntivo specializzato nel fornire assistenza psico-sociale ai rifugiati che hanno subito violenza di genere e sessuale e condurre altre attività di sensibilizzazione con leader e reti comunitarie affinché i rifugiati siano pienamente informati dei servizi a loro disposizione.
L’UNHCR sta inoltre collaborando con i partner umanitari per salvare vite umane dopo che un’epidemia di colera ha ucciso almeno 32 rifugiati. Dallo scoppio dell’epidemia a febbraio il numero di casi segnalati è significativamente diminuito da 668 a 160.L’appello a finanziare il Piano di risposta per l’Uganda, che ammonterebbe a circa 180 milioni di dollari USA, è stato per lo più inascoltato e questo limita molto la capacità delle organizzazioni umanitarie di fornire aiuti e assistenza di base. Dei 118,3 milioni di dollari USA richiesti dall’UNHCR in occasione dell’appello lanciato, solo il 3% è stato ricevuto ad oggi. I bisogni umanitari rimangono elevati, compresi cibo, acqua, una sistemazione e l’assistenza sanitaria.

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Sud Sudan: oltre 2 milioni di bambini in fuga

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 luglio 2017

sud sudanAl sesto anniversario dell’indipendenza del paese, i bambini sono ancora in attesa di pace e prosperità. 2,2 milioni di bambini in Sud Sudan non vanno a scuola oltre un terzo di tutte le scuole sono state attaccate da gruppi armati almeno 2.500 bambini sono stati uccisi da dic. 2013; riportati 254 casi di stupro e molestie contro i bambini. Oltre 17.000 bambini sono nelle fila delle forze armate e dei gruppi armati nel paese
1,1 milioni di bambini soffrano di malnutrizione acuta e 290.000 di malnutrizione acuta grave Riportati oltre 10.000 casi di colera; i bambini rappresentano il 51% di tutti i casi.In quasi tutti gli aspetti delle loro vite ai bambini in Sud Sudan è negata un’infanzia. Circa 2,2 milioni di bambini in Sud Sudan non vanno a scuola. Il paese ha la più alta percentuale al mondo di bambini che non frequenta la scuola, con oltre il 70% dei bambini che non stanno ricevendo un’istruzione. Oltre un terzo di tutte le scuole sono state attaccate da gruppi armati.Alla vigilia del sesto anniversario dell’indipendenza del Sud Sudan, secondo l’UNICEF i sogni e le speranze per i bambini di questa nazione appena nata non si sono ancora materializzati. Parlando della situazione in Sud Sudan, una catastrofe per i bambini, l’UNICEF ha detto che questi ultimi continuano a sopportare il peso del conflitto e il collasso dei servizi di base.I sistemi igienico-sanitari e idrici quasi al collasso in Sud Sudan hanno esposto i bambini a virus letali, fra cui morbillo e malattie legate all’acqua come il colera. L’attuale epidemia di colera in Sud Sudan è la più lunga e più diffusa nella storia del paese. Sono stati riportati oltre 10.000 casi dall’inizio dell’epidemia un anno fa. I bambini rappresentano il 51% di tutti i casi di colera.In mezzo a queste circostanze straordinariamente difficili per i cittadini più vulnerabili del Sud Sudan, nel 2017 l’UNICEF e i suoi partner hanno:
fornito servizi di cura a oltre 293.000 bambini sotto i 5 anni per malaria, polmonite, diarrea e altri disturbi potenzialmente letali e curato oltre 5.000 casi di colera;
fornito acqua potabile a 500.000 persone e accesso alle strutture igienico-sanitarie ad altre 200.000 persone;
completato 26 missioni di risposta rapida insieme al WFP, raggiungendo oltre 530.000 persone con aiuti salvavita, fra cui oltre 100.000 bambini sotto i 5 anni;
curato oltre 80.000 bambini da malnutrizione acuta grave;
fornito a 184.000 bambini accesso all’istruzione;
riunito 434 bambini (235 ragazze e 199 ragazzi) alle loro famiglie; fornito servizi di reintegrazione socio-economica a 1.538 bambini (1.254 ragazzi e 284 ragazze) associati in precedenza con forze armate e gruppi armati e a bambini vulnerabili.

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L’UNHCR chiede migliore accesso alle migliaia di persone in fuga da Raqqa

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

Ginevra. Con il protrarsi dei pesanti combattimenti all’interno e nei dintorni della città di Raqqa, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) chiede che vanga garantito un accesso più ampio e sostenibile alle decine di migliaia di civili che hanno un disperato bisogno di assistenza umanitaria.Si stima che oltre 430mila persone siano in difficoltà all’interno del governatorato di Ar-Raqqa. Solamente nel mese di maggio, oltre 100mila persone sono state costrette alla fuga. La risposta dell’UNHCR sul campo si coordina con le altre agenzie delle Nazioni Unite e gli altri partner umanitari.siria
Tuttavia con l’aumentare dei bisogni e del numero di persone in fuga, l’accesso via terra risulta difficoltoso. Gli aiuti umanitari vengono trasportati per via aerea da Damasco a Qamishli, un’impresa costosa e complessa. Fino ad ora, non esistevano percorsi di trasporto disponibili per recapitare gli aiuti. Di concerto con i suoi partner, l’UNHCR continua ad esplorare tutti le vie possibili per garantire l’approvvigionamento e lavora insieme alle autorità per assicurare un accesso più facilitato a coloro che ne hanno maggiormente bisogno.Chi fugge dai combattimenti si sta rifugiando in numerose località. Molti sono stati costretti a trasferirsi più di una volta. Decine di migliaia di persone passano attraverso campi o siti di transito e si trasferiscono rapidamente in altre aree o tornano nei loro luoghi di origine. I livelli di accesso umanitario variano per ragioni di sicurezza e logistiche.Nel campo di Mabrouka a Hassakeh, dove circa 1.700 persone hanno trovato rifugio, l’UNHCR e altre agenzie umanitarie hanno avuto accesso regolare. In quel contesto l’UNHCR sta distribuendo aiuti umanitari, allestendo tende e continuando a lavorare per migliorare le condizioni di vita e le strutture di accoglienza.
Nel campo di Ein Issa – situato a nord della città di Raqqa e che ospita circa novemila persone all’interno o nelle immediate vicinanze del campo – le condizioni sono più difficili. Il turnover è elevato – ogni giorno circa mille persone arrivano e altrettante lasciano il campo. Quasi 20mila persone sono arrivate nel campo in una sola settimana alla fine di maggio – la maggioranza delle quali si è rapidamente trasferita. Le agenzie umanitarie, tra cui l’UNHCR, hanno avuto solo un accesso sporadico. Ein Issa dista più di cinque ore di strada dall’ufficio dell’UNHCR a Qamishli da dove si coordinata la risposta dell’Agenzia in favore di Raqqa. Insieme ai propri partner, l’UNCHR sta distribuendo aiuti umanitari e rafforzando le infrastrutture del campo per migliorare le condizioni di vita e aumentare la capacità di soddisfare le esigenze dei nuovi arrivati. Decine di migliaia di aiuti umanitari d’emergenza sono già stati consegnati presso entrambe i campi.In altre aree che ospitano un numero significativo di persone che fuggono dai combattimenti le necessità sono in corso di valutazione. Ad Al-Iskandariyeh vicino a Tabqa, si stima che circa 25mila persone siano arrivate nel mese di maggio, la maggior parte delle quali si è trasferita in altre località. A Al-Hamrat vicino a Karama, circa 11mila persone hanno cercato rifugio in un campo improvvisato. E circa 40mila persone continuano a essere sfollate in vari insediamenti a Karama.Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, l’UNHCR insieme ai suoi partner continuerà a fornire assistenza alle persone più bisognose e ad aumentare la risposta umanitaria in presenza di condizioni di accesso e di sicurezza. Sono disponibili aiuti umanitari per 50mila persone. Tende aggiuntive e kit di emergenza vengono recapitati nell’area. La capacità nei campi è aumentata. Le agenzie umanitarie stanno lavorando per trovare modi più efficaci per offrire assistenza alle persone più bisognose in quella che continua a essere una zona di conflitto in cui le mine e gli ordigni inesplosi sono comuni.E ascoltando le testimonianze – tutte credibili – che parlano di morti tra i civili, l’UNCHR ricorda a tutte le parti in causa i loro obblighi di rispettare il diritto umanitario internazionale: i civili devono essere protetti e non diventare mai obiettivi militari.Anche le risorse economiche sono drammaticamente necessarie. I finanziamenti non sono al passo con le necessità. L’UNHCR in Siria ha urgentemente bisogno di 37 milioni di dollari per continuare a rispondere a nuovi casi di migrazioni forzate, prevedendo tra l’altro la creazione di campi per 45mila persone appena sfollate. Il piano di risposta intergovernativo di Raqqa che include l’UNHCR e altre agenzie delle Nazioni Unite, ha ricevuto solo 29 milioni di dollari dei 153 milioni necessari. È fondamentale poter godere di accesso, risorse e condizioni di sicurezza tali da continuare a rispondere a quest’ultima ondata di spostamenti e sofferenze che colpiscono civili già aggrediti e terrorizzati.

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Lavoro. Di Biase (PD):”Roma paga assenza progetto M5S per la città, dopo SKY anche Mediaset in fuga dalla capitale”

Posted by fidest press agency su sabato, 27 maggio 2017

Giornalisti“E’ una vera emorragia quella che sta sottraendo ‘asset industriali’ vitali per l’economia di Roma. Il ripiegamento verso il nord di gruppi importanti come SKY, Eni e Mediaset e la crisi di Alitalia sottraggono occupazione e ricchezza. E’ di oggi l’ennesimo sciopero dei giornalisti del TG5 in sciopero, cui va la nostra solidarietà, contro il ventilato trasferimento forzato a Milano. Il sindaco di Roma assiste attonito al depauperamento dell’economia cittadina corteggiata soprattutto dal capoluogo lombardo senza sentire la necessità di aprire un tavolo di confronto. La capitale rischia di pagare un prezzo altissimo per immobilismo e assenza di garanzie. La competizione globale tra metropoli sta ridisegnando gli assetti economici su innovazione e attrazione degli investimenti, a Roma non c’è alcun coinvolgimento strategico del Campidoglio sugli assetti futuri della città . All’assenza di un progetto per Roma e di un modello alternativo di sviluppo più rispondente alle sfide contemporanee coincide un’ulteriore contrazione della occupazione.Sindaco Raggi batta un colpo se è in condizione.” Così in una nota la capogruppo del PD Capitolino Michela Di Biase.

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Oltre 1 milione di bambini in fuga dalle violenze in Sud Sudan

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 maggio 2017

sud sudanSecondo l’UNICEF e l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, il numero di bambini fuggiti dal Sud Sudan – dove il conflitto in continuo peggioramento sta devastando il paese – ha superato quota 1 milione.”Il terribile fatto che in Sud Sudan quasi un bambino su cinque è stato costretto a fuggire dalla propria casa, mostra quanto questo conflitto sia devastante, in particolare per le persone più vulnerabili del paese”, ha dichiarato Leila Pakkala, Direttore regionale dell’UNICEF per l’Africa orientale e meridionale. “Se a questo dato si aggiunge che più di 1 milione di bambini sono sfollati all’interno del Sud Sudan, si può comprende come il futuro di una generazione sia veramente sull’orlo della catastrofe”.Secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, i bambini costituiscono il 62% degli oltre 1,8 milioni di rifugiati originari del Sud Sudan. La maggior parte ha raggiunto Uganda, Kenya, Etiopia e Sudan.”Oggi nessuna crisi dei rifugiati mi preoccupa più di quella del Sud Sudan”, ha affermato Valentin Tapsoba, direttore dell’Ufficio dell’Africa dell’UNHCR. “Il fatto che i bambini rifugiati stiano diventando il volto decisivo di questa emergenza è incredibilmente preoccupante. Noi tutti nella comunità umanitaria abbiamo bisogno di sostegno urgente, convinto e sostenibile per poter salvare le loro vite”.All’interno del Sud Sudan, più di mille bambini sono stati uccisi o feriti dall’inizio del conflitto nel 2013, mentre sono circa 1,14 milioni i bambini sfollati interni.
Quasi tre quarti dei bambini del paese non frequentano le scuole – il più alto numero al mondo.Il trauma, lo sconvolgimento fisico, la paura e lo stress vissuti da tanti bambini rappresentano solo una parte del prezzo che la crisi sta imponendo. I bambini continuano a rischiare di essere reclutati da forze e da gruppi armati e, con i danni alle strutture sociali tradizionali, sono anche sempre più vulnerabili alla violenza, all’abuso sessuale e allo sfruttamento.Più di 75mila bambini rifugiati in Uganda, Kenya, Etiopia, Sudan e Repubblica Democratica del Congo hanno attraversato i confini del Sud Sudan non accompagnati o separati dalle loro famiglie.Le famiglie di rifugiati che fuggono nei paesi confinanti in cerca di riparo e sicurezza si trovano ad affrontare una doppia catastrofe in questa stagione delle piogge, con i bambini che corrono rischi sempre più elevati per quel che riguarda la salute e la protezione connessi al fatto di non poter godere di un riparo adeguato. È necessario un supporto molto più elevato per assicurare che ogni famiglia possa vivere in un luogo sicuro, e che abbia accesso all’assistenza umanitaria urgente, compresi cibo, acqua, protezione, educazione e assistenza medica.L’appello dell’UNICEF per il Sud Sudan e per i rifugiati sud sudanesi presenti nella regione – che prevede di raccogliere 181 milioni di dollari per risolvere i bisogni più urgenti dei rifugiati fino alla fine dell’anno – attualmente è finanziato solo per il 52 per cento.Gli operatori dell’UNHCR sono in prima linea nella crisi, incontrando i rifugiati sud sudanesi mentre fuggono oltre confine e fornendo loro assistenza di prima necessità, ma nel 2017 la cronica carenza di fondi sta mettendo a rischio i servizi essenziali. L’appello dell’UNHCR per i finanziamenti alla situazione del Sud Sudan – pari a di 781,8 milioni di dollari – è finanziato solo per l’11 per cento.

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Colombia: in aumento il numero di persone in fuga nonostante gli accordi di pace

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

colombiaLe violenze continuano a sradicare migliaia di persone in Colombia, nonostante l’accordo di pace firmato il novembre scorso dal Governo e dalle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC).I combattimenti per il controllo del territorio nella regione costiera del Pacifico fra i diversi gruppi armati irregolari hanno costretto alla fuga 3.549 persone (913 famiglie) dall’inizio del 2017, secondo le autorità locali. L’anno scorso, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha registrato 11.363 persone (3.068 famiglie) costrette a fuggire dalle violenze in corso nelle stesse aree. Pur riconoscendo gli sforzi considerevoli effettuati dal Governo per consolidare la pace e l’impegno delle autorità per garantire la tutela dei diritti delle vittime, inclusi quelli di sfollati e rifugiati, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati esprime profonda preoccupazione per il numero crescente di persone sfollate interne e il conseguente impatto su diverse comunità, in particolare nei dipartimenti di Chocó, Cauca, Valle del Cauca e Nariño nella regione costiera del Pacifico.Le località particolarmente toccate dalle violenze sono Bajo Calima e l’area rurale di Buenaventura nel dipartimento di Valle del Cauca; Litoral San Juan, Lloró, Alto Baudó e Domingodó nel dipartimento di Chocó; Timbiquí in quello di Cauca; e Santa Barbara de Iscuandé e la comunità di El Pital (area rurale di Tumaco) nel dipartimento di Nariño. Le comunità afro-colombiane e le popolazioni indigene sono state particolarmente colpite dalle violenze, le quali ne stanno mettendo seriamente in pericolo la sopravvivenza. Questi due gruppi etnici costituiscono rispettivamente il 10 e il 3 per cento dei 7,4 milioni di sfollati interni della Colombia.Fin dalla firma degli accordi di pace, l’escalation di violenze perpetrate da nuovi gruppi armati ha causato assassinii, arruolamenti forzati (anche di minori), violenze di genere e accesso limitato a istruzione, acqua potabile e servizi igienico-sanitari, nonché restrizioni agli spostamenti e la migrazione forzata dei civili.L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ribadisce la necessità di garantire che la popolazione civile possa accedere alle procedure di asilo ed ottenere assistenza. Allo stesso tempo, ogni eventuale ritorno degli sfollati interni verso le proprie aree di origine deve poter avvenire in condizioni sicure e dignitose.L’UNHCR è presente nella regione del Pacifico in Colombia con quattro sedi sul campo e continuerà a sostenere le autorità e le comunità locali per garantire l’accesso alla protezione, sostenendo, contemporaneamente, l’adozione di una risposta istituzionale risolutiva

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Somalia: aumentano le persone in fuga dalla siccità

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

rifugiati_01A partire da novembre, più di 135.000 persone sono state costrette a spostarsi all’interno della Somalia a causa della siccità, secondo i dati raccolti dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), dal Norwegian Refugee Council e dalle organizzazioni locali. Un’azione rapida e consistente e finanziamenti adeguati stanno divenendo urgentemente necessari per scongiurare una carestia e il ripetersi di quanto accaduto nel 2011, quando morirono circa 250.000 persone, oltre la metà delle quali di età inferiore ai 5 anni.
Secondo le autorità del Puntland, oltre 20.000 famiglie si sono spostate verso la regione di Bari. E 1.638 di queste, nella città settentrionale di Galkayo, hanno urgentemente bisogno di assistenza.
Le persone fuggono dalla siccità, dall’aumento dei prezzi dei beni alimentari, dalle previsioni di clima secco e dalla continua insicurezza, dirigendosi verso le aree urbane, come Mogadiscio e la città di Baidoa. Il Governo sta cercando di ottenere aiuti per le popolazioni nei distretti stessi in cui vivono, in modo da evitare che intraprendano lunghi viaggi pericolosi a piedi alla ricerca di aiuto.
Alcune fonti hanno riportato casi di morti e di malattie, sebbene queste non siano ancora diffuse. Domenica, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati è stata informata della morte di 38 persone dovuta a cause riconducibili alla siccità nella regione di Bakool, nella Somalia centro meridionale. I casi clinici rilevati includono persone affette da malnutrizione acuta (soprattutto bambini), diarrea e colera. Non se ne conoscono i dettagli.
Nell’ambito di una risposta inter-agenzie, l’UNHCR e i partner lavorano per evitare cha la situazione degeneri in carestia. Ciò prevede il trattamento della malnutrizione e l’adozione di misure che limitino gli spostamenti della popolazione, che permettano di contenere il diffondersi di epidemie e che rendano effettivi i meccanismi di protezione.
L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha cominciato ad assistere le persone nelle aree maggiormente colpite: Puntland e Somaliland a nord, e le regioni di Bay e Bakool. Sono stati messi a disposizione alloggi d’emergenza, distribuiti beni di prima necessità e sono state rafforzate misure di protezione per migliaia di persone.
Sono in corso le operazioni di distribuzione di circa 1.000 kit di aiuti umanitari alle famiglie colpite dalla siccità a Mudug (Puntland). E’ prevista la distribuzione di 1.500 kit a Bari (Puntland), e il trasporto di acqua potabile verso alcune regioni del Somaliland. L’UNHCR sta inoltre allestendo alloggi di emergenza e distribuendo beni di prima necessità a Bari, Nugal (Puntland), Sanaag (Somaliland), Galkayo e Garowe.
La siccità sta inoltre costringendo molti a lasciare il Paese. Dall’inizio dell’anno sono stati registrati più di 3.770 nuovi somali arrivati a Melkadida, in Etiopia, e casi di malnutrizione acuta sono stati documentati nel 75 per cento dei minori arrivati. Al momento, non si sono registrati flussi considerevoli di persone verso il Kenya.
L’UNHCR continua a implementare il programma di rimpatri volontari per i rifugiati somali accolti nei campi di Dadaab, in Kenya, che ha già permesso il ritorno a casa di 49.985 persone dal dicembre 2014. L’UNHCR informa i rifugiati della siccità in corso, ma finora la notizia non sembra aver prodotto effetti rilevanti sul numero dei rimpatri.
Rispetto al 2011, l’UNHCR e le altre organizzazioni umanitarie sono oggi preparate meglio a rispondere alla crisi, ma sono urgentemente necessari nuovi finanziamenti. Per il semestre gennaio-giugno servono 825 milioni di dollari statunitensi, ma ad oggi ne sono stati raccolti solo 100.

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Nuova offensiva a Mosul: accogliere le persone in fuga rimane prioritario

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

iraq-mosul-jpgMosul. Mentre nuove operazioni militari sono in corso a Mosul, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), sta allestendo nuovi campi per accogliere le persone in fuga a seguito dei nuovi scontri.
Si stima che potrebbero esserci fino a 250.000 persone in fuga. A partire dal 17 ottobre sono fuggite quasi 217.000 persone, di cui circa 160.000 sono ancora sfollate. Altre sono tornate nelle loro case, nelle zone appena liberate. Ma la situazione resta incerta e pericolosa per tutti coloro che sono ancora intrappolati o colpiti dai combattimenti.
Attualmente, l’UNHCR ha aperto otto campi, mentre uno è in costruzione. L’Agenzia prevede di iniziare l’allestimento di un ulteriore campo presso un altro sito (Hamam Al Alil), a sud di Mosul. Al momento vi sono posti disponibili per altre 12.700 persone in tre campi allestiti a est di Mosul (Hasansham U3, Khazer M1 e M2). Ulteriori 1.000 lotti di terreno verranno annessi al campo Khazer M2. C’è inoltre disponibilità per 14.400 persone nel nuovo campo dell’UNHCR a Chamakor, dove 500 tende sono state già installate.
Il Governo iracheno ha deciso, inizialmente, di trasferire gli sfollati della zona ovest di Mosul nei campi a est, in attesa che venga ampliata la capacità dei campi a sud. Il supporto dell’UNHCR è stato chiesto anche per un nuovo sito governativo presso Hamam Al-Alil, 20 km a sud di Mosul. Si prevede che molti di coloro che fuggiranno da Mosul ovest si recheranno al sito di Hamam Al-Alil a piedi. Questo sito accoglierà fino a 60.000 persone e uno dei campi sarà costruito dall’UNHCR. Un altro, costruito dal governo e con una capacità di 24.000 persone, sarà supportato dall’UNHCR.
Con l’esodo previsto di circa un quarto di milione di persone, sarà impossibile accogliere numeri tanto alti nei siti esistenti. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha individuato altri terreni che potrebbero essere utilizzati come campi di accoglienza allorché il fronte dei combattimenti si sposterà.
Intanto, secondo diverse fonti e testimonianze, le condizioni di vita nei quartieri densamente popolati a ovest della città stanno peggiorando, e, pertanto, cresce la preoccupazione per la sicurezza dei civili. Alimenti, acqua potabile, carburante e medicine scarseggiano. La metà dei negozi di alimentari ha chiuso e la maggior parte della popolazione ha accesso esclusivamente ad acqua non potabile. I prezzi degli alimenti sono alle stelle e secondo alcune fonti, le famiglie bruciano mobili, vestiario e plastica per riscaldarsi. Le condizioni peggioreranno ulteriormente se i civili non potranno fuggire.
Durante i combattimenti per la presa della zona est di Mosul, è stata data priorità alla protezione dei civili nelle operazioni militari e l’UNHCR confida che tale principio continuerà ad essere sostenuto. Tuttavia, la nuova offensiva sarà diversa. I quartieri occidentali della città, caratterizzati da tanti vicoli stretti, sono densamente popolati, e gli scontri avverranno per le strade. I gruppi armati hanno costruito una rete di tunnel.
L’insicurezza e i recenti attacchi suicidi a Mosul est hanno portato alcune famiglie, precedentemente tornate nelle proprie case, a fare ritorno nei campi in cerca di protezione.

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60.000 persone in fuga dalla violenza in Sud Sudan nei Paesi vicini

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 agosto 2016

sud sudanIl numero di rifugiati in fuga dal Sud Sudan verso l’Uganda è raddoppiato negli ultimi dieci giorni. In totale, più di 52.000 persone sono fuggite in Uganda nelle ultime tre settimane. Nello stesso periodo, il Kenya ha registrato l’arrivo di 1.000 rifugiati, mentre 7.000 sono fuggiti in Sudan.In totale, 60.000 persone sono fuggite dal paese da quando, il mese scorso, Juba è stata investita da un’ondata di violenza, portando il numero totale di rifugiati sudsudanesi nei Paesi confinanti a circa 900.000 da Dicembre 2013.Alcuni rifugiati riferiscono che gruppi armati impediscono alle persone di fuggire dal Sud Sudan, bloccando le strade verso l’Uganda. Altri rifugiati provenienti da Yei affermano di aver ricevuto lettere che li avvertivano di abbandonare la città prima dello scoppio del conflitto fra ribelli e forze governative. Le persone fuggite riportano inoltre che gruppi armati in diverse parti del Sud Sudan stanno saccheggiando villaggi, assassinando civili e reclutando con la forza giovani e bambini.Più dell’85% dei rifugiati accolti in Uganda sono donne e bambini sotto i 18 anni. Molti bambini hanno perso uno o entrambi i genitori. La maggior parte di loro proviene dall’Equatoria Orientale, in numero minore, dalla capitale Juba e dalla regione dell’Alto Nilo. Molti sudsudanesi sono fuggiti approfittando dei convogli organizzati dall’esercito ugandese per evacuare i propri connazionali.
La priorità è migliorare le condizioni e la capacità di accoglienza dei centri in Uganda. I centri di raccolta lungo il confine sono stati notevolmente decongestionati, ma la pressione rimane alta nei centri di transito e di accoglienza. Inoltre sono in corso i lavori per aprire rapidamente una nuova struttura di accoglienza nel distretto di Yumbe, capace di ospitare fino a 100mila rifugiati.
Sia in Kenya che in Uganda sono stati riportati casi di malnutrizione acuta, soprattutto fra i bambini più piccoli. I casi identificati sono stati inseriti in programmi di riabilitazione nutrizionale, perchè tornino rapidamente in forma. Le Organizzazioni Umanitarie sono seriamente preoccupate dall’impossibilità di consegnare aiuti di emergenza per la popolazione a rischio all’interno del Sud Sudan dove il collasso generalizzato delle attività di protezione dei civili sta inoltre colpendo molti dei 250.000 rifugiati provenienti soprattutto da Sudan, Etiopia ed RDC. Dallo scoppio dei combattimenti a Juba, l’accesso dell’UNHCR al campo di Gorom, che si trova vicino alla capitale ed accoglie 2.000 rifugiati etiopi si è drasticamente ridotto. L’accesso ridotto è dovuto alle precarie condizioni di sicurezza lungo la strada e alla militarizzazione della zona attorno al campo, e rende i rifugiati estremamente vulnerabili. Il campo è circondato da caserme militari, e i rifugiati segnalano movimenti di soldati dentro il campo e colpi d’arma da fuoco.
Nei campi rifugiati di Maban, nello stato dell’Alto Nilo, tre team medici sono temporaneamente fuori servizio, dopo che lo staff tecnico è rimasto bloccato a Juba. Nonostante ciò, i rifugiati si sono potuti rivolgere ad altre strutture sanitarie nei rispettivi campi.L’UNHCR ricorda a tutte le parti coinvolte nel conflitto in Sud Sudan che richiedere asilo è un diritto umano fondamentale. In un momento in cui il numero di rifugiati nei paesi circostanti ha raggiunto livelli record, l’UNHCR esorta inoltre ad assicurare adeguate condizioni di sicurezza per la popolazione civile in fuga.Con oltre 2,6 milioni di sudsudanesi costretti alla fuga, lo Stato più giovane del mondo si colloca tra i Paesi con il più alto livello di migrazione forzata a causa di un conflitto. Metà della popolazione del Sud Sudan è dipendente dagli aiuti umanitari.

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