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16.000 persone costrette a fuggire in Congo-Brazzaville a causa degli scontri inter-comunitari nella Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su sabato, 5 gennaio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sta sostenendo le autorità locali della Repubblica del Congo nell’assicurare assistenza umanitaria ai circa 16.000 rifugiati da poco arrivati dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC). Le persone fuggono dagli scontri mortali esplosi a fine dicembre 2018 fra due comunità a Yumbi, nella Provincia di Mai-Ndombe, nella RDC occidentale. Un’antica rivalità fra le comunità Banunu e Batende ha portato al riaccendersi delle ostilità. Si ritiene che il nuovo conflitto abbia causato diversi morti e che circa 150 persone abbiano raggiunto il Congo-Brazzaville riportando ferite.Si tratta del più elevato afflusso di rifugiati in Congo-Brazzaville dalla RDC in quasi dieci anni, da quando circa 130.000 persone erano state costrette alla fuga in seguito agli scontri etnici nell’ex Provincia dell’Equatore, nel 2009.
I rifugiati, per la maggior parte donne e bambini della tribù Banunu, continuano ad arrivare nei Distretti di Makotipoko e Bouemba della Repubblica del Congo, dove le autorità congolesi e le agenzie delle Nazioni Unite, inclusa l’UNHCR, stanno assicurando assistenza medica e distribuzione di beni alimentari e non.I rifugiati in fuga dalla RDC riferiscono di attacchi che hanno causato l’incendio delle case e la morte di diverse persone. In molti hanno temuto un inasprimento del conflitto.
Una recente missione umanitaria di monitoraggio a Yumbi ha rilevato la presenza di oltre 450 case distrutte in seguito agli scontri e di persone che necessitavano urgentemente di assistenza di base fra cui cibo, assistenza sanitaria e alloggio. Nel Congo-Brazzaville, i rifugiati sono insediati nelle remote località di Makotipoko, Bouemba, Mopongo e Mpouya, nel Dipartimento di Plateaux, fra le comunità locali.
Le autorità della Repubblica del Congo hanno fatto richiesta formale di assistenza all’UNHCR e ad altre organizzazioni umanitarie. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati sta coordinando le operazioni di soccorso per sostenere il governo nell’assicurare assistenza ai rifugiati.L’UNHCR e il Programma Alimentare Mondiale (World Food Programme/WFP) hanno già dispiegato le proprie squadre nella regione, distribuendo beni di prima necessità, fra cui cibo e teloni, a partire dal 29 dicembre. Le distribuzioni di cibo sono cominciate il 1 gennaio 2019 a Bouemba e saranno estese ad altre località nei prossimi giorni.
Tuttavia, i rifugiati continuano a vivere in condizioni precarie. Sono accolti in aree remote dove le comunità locali faticano già ad avere accesso ad acqua, cibo e assistenza medica. Le organizzazioni umanitarie, inoltre, sono ostacolate da problemi logistici, dal momento che alcune località sono accessibili solo attraverso il fiume. La stagione delle piogge e le inondazioni hanno esposto i nuovi arrivati alla malaria e a malattie idrotrasmesse.Attualmente la Repubblica del Congo accoglie circa 60.000 rifugiati, provenienti principalmente dalla Repubblica Centrafricana, dalla RDC e dal Ruanda.

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Inizia la fine del liberismo?

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2012

L’esito delle elezioni in Francia segnano l’inizio di una svolta epocale, comunque vada a finire il ballottaggio; la condanna della politica di Sarkozy è plateale, come lo fu la condanna del governo Berlusconi che lo costrinse a velocissime dimissioni, a sua detta “eleganti”. La volontà di scardinare i principi portanti della democrazia ha generato l’attuale crisi che sta colpendo, innanzitutto, le fasce più deboli delle popolazioni occidentali, peggiorando anche le condizioni delle nazioni del quarto mondo. Aveva visto bene la Chiesa, quando il Pontefice Paolo VI promulgò l’enciclica Populorum Progressio, dove veniva condannata la separazione del mondo in ricchi e poveri, produttori e consumatori, creditori e debitori. L’evoluzione del pensiero sociale della Chiesa proseguì con la seconda parte del pontificato di Giovanni Paolo II, che inaugurò la sociologia del Nuovo Umanesimo.
Purtroppo l’elezione di Ratizinger sta vanificando le conquiste evolutive, per regredire nel pianeta medievale dei privilegi, dei servi della gleba, dei vassalli, valvassori e valvassini.
Ma se l’ispiratore laico di Paolo VI fu Jacques Maritain, del quale si legge l’impronta nella Populorum Progressio, ecco spuntare l’ispiratore laico dell’attuale pontefice nell’ateo e razzista Marcello Pera, del quale Benedetto XVBI ha innalzato le lodi tessendo una teoria di affermazioni che contraddicono il Magistero Sociale, il Concilio Vaticano II e le attese del mondo dei cattolici. Una responsabilità gravissima, avendo contribuito troppo efficacemente all’affermazione di un governo che per 18 lunghi anni ha tradito la democrazia instaurando un regime della maggioranza in grado di legiferare esclusivamente per il tornaconto del premier e negli interessi della classe opulenta che lo ha sostenuto.
Per questo salutiamo con grande speranza lo scivolone di Sarkozy, prevedibile e preventivato dopo la defenestrazione di Berlusconi dal governo italiano.
Per equilibrio internazionale adesso dovrebbe essere il turno della Merkel, solo così sarà accantonato il liberismo finanziario per proporre un diverso modello culturale, economico, politico e sociale, che renda giustizia all’uomo e, quindi a tutti gli uomini e al lavoro che rappresenta la sua funzione prioritaria.
Un riepilogo mi appare opportuno e tempestivo.
La lunga strada del Nuovo Umanesimo, pur con un itinerario ben definito e in piena evoluzione, ha capisaldi remoti, che non si sono voluti ascoltare e che oggi si preferisce ignorare, nella speranza che possano transitare nell’oblio. Uno di questi capisaldi è certamente la Populorum Progressio di Paolo VI; due sono le chiavi di lettura dell’Enciclica di Paolo VI:
• la prima nella scia del percorso già iniziato con la Rerum Novarum, agganciando e completando le tematiche degli altri documenti più importanti che seguirono al RN e che precedettero la PP;
• la seconda che si caratterizza per l’innovazione degli argomenti che l’hanno resa di perenne attualità, essendo rivolta non più soltanto alle classi disagiate per riconoscere loro diritti precedentemente disconosciuti, ma perché si rivolge a tutti gli uomini nei loro rapporti interpersonali con tutti i popoli della terra.
I diritti che con le Encicliche sociali venivano riconosciuti alle classi, con la PP vengono dilatati a livello universale, perché tali diritti o sono universali o non sono più diritti, ma diventano privilegi di pochi, sostenuti e mantenuti solo con il fragore della forza che soffoca tutte le legittime esigenze, che sono analoghe sotto tutti i cieli del pianeta, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, perché il popolo dei vinti non tollera più di restare tale per destino scritto da altri nella loro storia; per questo la PP è anche profetica e, a volte, apocalittica.
La PP si presenta, così, non solamente come una pastorale pietistica, che fa appello alla carità cristiana, ma si trasforma nella nuova sociologia dell’umanesimo integrale (la collaborazione di J. Maritain alla stesura dell’enciclica è ormai informazione accettata), ponendo una pietra miliare nel pensiero sociale della Chiesa, destinato a tutti gli uomini, senza differenze di censo, cultura, religione o colore della pelle.
Ne scaturisce anche il concetto di un diverso e nuovo peccato: il peccato sociale.
Anche nella sua impostazione la PP si diversifica dalle precedenti lettere Encicliche delle quali ha assimilato l’itinerario per portarlo ad un più ampio compimento.
A cominciare dal dossier personale del Pontefice, elaborato fin dai primi giorni di pontificato e, per la prima volta, reso pubblico per dare agio agli studiosi interessati di ripercorrere la strada seguita per giungere alle affermazioni finali dell’Enciclica.
Altra novità è rappresentata dalle collaborazioni richieste per approfondire le tematiche più urgenti, come quella del domenicano P. Lebret, esperto nei problemi del terzo mondo e autore del programma di sviluppo del Senegal, quindi le stesure successive dell’Enciclica, ben sette, con le annotazioni personali del Pontefice, che documentano l’iter travagliato, perché nessuna parola doveva essere occasionale, ma frutto di meditazione per esprimere quel preciso pensiero. Si è potuto, così, assistere da parte di tutto il mondo alla nascita del documento e disporre di maggiori elementi per comprenderne lo spirito.
Gli studiosi del pensiero sociale della Chiesa poterono ricavare spunti preziosi per la ricerca delle fonti e l’esplorazione del retroterra culturale, che aveva ispirato lo spirito dell’Enciclica.
Poiché vi sono le basi per la nuova sociologia universale, anche nelle citazioni la PP si differenzia dagli altri documenti pontifici; precedentemente erano citati passi del Vecchio e Nuovo Testamento, affermazioni dei Padri e Dottori della Chiesa, con la PP si apre al mondo laico, infatti sono citati sacerdoti e laici come P. Lebret, J. Maritain, Colin Clark, mons. Larrain, Pascal, De Lubac.
L’itinerario della PP, anche se rappresenta la dilatazione a universale delle precedenti Encicliche, cosa che ci fornisce una spiegazione intellettuale dell’evoluzione, non può essere compresa nella sua intima essenza se si prescinde dall’itinerario umano del sacerdote Montini, che ci fornisce il chiarimento spirituale. Non potrei non cominciare da quella baracca trasformata in Chiesa dove l’Arcivescovo di Milano, mons. Montini, celebrò la Messa di Natale il 25 dicembre del 1955; quel giorno documentò al mondo che la Chiesa è nata tra i poveri ed è destinata ai poveri, ed è la sola voce che può e deve levarsi forte per sostenere i diritti dei più deboli e dei più fragili, di quelli che non hanno voce per farsi sentire.
Come Arcivescovo mons. Montini visitò l’America Latina e l’Africa, ma non si fermò ad ammirare i superbi reperti archeologici dei conquistadores, ma guardò la realtà dell’indio e del negro, come realtà di uomini sofferenti in mezzo ad altri uomini opulenti ed egoisti; lì dovette maturare la convinzione del nuovo peccato commesso ogni giorno da quanti non vedono nel prossimo bisognoso la presenza di quell’Uomo che porta una Croce non Sua in giro per il mondo, appesantita dall’egoismo di tanti uomini, in una nuova Via Crucis dove si rinnova, stazione dopo stazione, il peccato sociale. Ricordando la pastorale del Natale 1955, in quel gelido tugurio dove il Cristo era presente nei derelitti di una Milano occupatissima a celebrare non il rinnovarsi del mistero della Natività, ma il rito del cenone, e la lettera Enciclica PP, ritroviamo tutto l’itinerario dell’uomo Montini e la dilatazione degli orizzonti operata dall’assunzione della paternità universale.
L’esigenza di toccare con mano la miseria che affligge una grande parte del mondo, condusse Paolo VI, , eletto al Pontificato, a visitare la Chiesa dei poveri in un pellegrinaggio che lo portò, innanzitutto, in Palestina nel 1964, in quella terra travagliata e contesa; era solo il 1964, ancora l’esercito israeliano non aveva scatenato quella che la storia ricorderà come ’la guerra dei sei giorni’, quando con un’azione aggressiva quanto fulminea occupò i territori che l’ONU aveva assegnato ai palestinesi, dalla striscia di Gaza a Sud, alla Cisgiordania a Nord, alle alture del Golan, insediando i coloni e schierando l’esercito a difesa dei territori occupati. Furono oltre 2 milioni i palestinesi costretti a fuggire dalle loro case, dai loro villaggi, dalle loro cittadine, riparando nelle nazioni arabe vicine, come profughi non sempre ben tollerati.
Un ulteriore viaggio fra i poveri portò Paolo VI fra gli orgogliosi grattacieli di New York, illuminati quotidianamente a festa, simboli tangibili di un’opulenza che mortifica tutta quella larga parte del mondo dei vinti, utilizzando la illusorietà del benessere, destinato, però, solo a pochi privilegiati. A New York il Santo Padre non si soffermò a compiacersi della esibizione di ricchezza, andò a cercare i più deboli in quei ghetti dove il colore della pelle marchia, ancora oggi, escludendoli dal consorzio del benessere, gli emarginati di Harlem; l’eccezione di Condoleeza Rice ne è la riprova, in quanto, giunta ai massimi vertici del potere si è schierata con il più forte dimenticando la storia che la riguarda personalmente.
Queste esperienze ci indicano le profonde motivazioni che portarono Paolo VI a inserire nella Sua PP gli esempi di uomini che nel silenzio della propria coscienza si erano adoperati con gli altri e per gli altri, come Charles de Foucauld, il martire della donazione al Terzo Mondo, padre Chenu, il grande teologo sostenitore dei preti-operai, che si ’fracassarono le reni’ nei miserabili sobborghi fra algerini e italiani sfruttati dalla grande industria, e ancora padre Lebret, che consacrò il suo genio al servizio dei popoli del Vietnam, del Senegal e del Nord-Est del Brasile.
Venne citato più volte il profetico e terribile documento del Concilio ’Gaudium et Spes’, Gioia e Speranza, lì dove assicura gioia e speranza a chi riconosce nel povero l’immagine di Cristo, escludendo coloro i quali, nazioni, popoli o singole persone, hanno privilegiato l’accaparramento delle ricchezze in contrapposizione alla distribuzione della solidarietà; fu una citazione profetica e apocalittica, con una promessa e una condanna. (Rosario Amico Roxas)

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Fiera del Coaching

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2011

Trento Castello del Buonconsiglio 18 e 19 giugno 2011 Fiera del Coaching 2 settimane alla seconda Fiera a Trento Come il WWF nasce per difendere la biodiversità, Amnesty i diritti civili, così AICP nasce per difendere e sviluppare, tramite il coaching, il talento in Italia, la nostra risorsa più preziosa. E’ una battaglia cruenta, una battaglia che costringe migliaia di persone di talento, ogni anno, a dover compiere la dolorosa scelta di “fuggire” dall’Italia per poter coltivare il loro talento e donarlo al mondo, piuttosto che piegarsi ai tanti, troppi poteri forti che hanno come unico fine il mantenimento dell’esistente (Tomasi di Lampedusa docet), in uno “spensierato declino”.
“In AICP abbiamo deciso – affermano gli organizzatori – di combattere questa guerra non per trarne un profitto personale per gli associati, che devolvono entusiasticamente giorni di lavoro all’associazione, né per AICP stessa, che mira, con orgoglio, alla pura e semplice copertura dei costi operativi; la nostra ricompensa è utilizzare quello che amiamo fare “il coaching” per far fiorire i milioni di talenti presenti in Italia per “far accadere” la migliore Italia possibile, non quella raccapricciante versione di Italia che abbiamo troppo spesso di fronte ai nostri occhi”.
Tutti i relatori, gli associati AICP ed i partecipanti all’evento che, per questi motivi, sarà gratuito, non percepiranno compensi materiali, percepiranno l’inestimabile compenso morale di lavorare allo sviluppo del talento, dell’innovazione, della positività nelle loro vite e nella società italiana.

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