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Mostra del grande artista futurista Fortunato Depero

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

deperoModena da sabato 14 ottobre a sabato 11 novembre 2017 Studio Marco Bertoli – Art Consulting via Carlo Farini 56, (terzo piano) Orari: al lunedì al sabato, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00 ospita una selezione di 24 opere del grande artista futurista Fortunato Depero (Fondo, 30 marzo 1892 – Rovereto, 29 novembre 1960) provenienti da prestigiose collezioni private, in una mostra a ingresso gratuito.Catalogo: a cura di Maurizio Scudiero. Un’occasione unica per ammirare, in una panoramica di trent’anni di attività, pezzi che vanno da “Costruzione di gobbo” (1917, matita e acquerello su carta) a “Danza di coni” (1947 circa, matita e inchiostro su carta), dalla serie di collage di carte colorate dedicata ai “Numeri” (del 1926 circa), alle “Donne del tropico” (1945, olio su tavola).
Tutte opere selezionate da Bertoli – consulente per la casa d’aste Christie’s a New York e Londra dal 2005 – che, per poco più di un mese, saranno eccezionalmente visibili al pubblico: dai primi “arazzi” futuristi, in realtà mosaici di stoffe colorate (da non perdere il progetto esecutivo per arazzo “Cavalcata fantastica” del 1920), ai numerosi studi per manifesti pubblicitari come quelli per la Campari, per cui Depero nella sua carriera ha realizzato centinaia di proposte. Tra gli altri in mostra “Anche il gatto beve il Campari” del 1927 e alcuni studi per il “Numero Uno Futurista Campari” del 1930-31 (realizzati già a iniziare dall’anno precedente), perchè “L’Arte dell’avvenire sarà potentemente pubblicitaria” scrive Depero nel suo “Manifesto dell’arte pubblicitaria”, sempre del 1931, fino alle copertine di prestigiose riviste, realizzate nel periodo newyorkese come “Vogue” del 1930, o subito dopo come “La Rivista” del 1930-31.
Sia sul versante della grafica pubblicitaria che in quello della realizzazione delle copertine Depero rimane fedele a una continua rivisitazione iconografica: i personaggi delle sue opere sono costituiti da forme piatte e stilizzate provenienti dal mondo del teatro. Per conferire dinamicità alle composizioni ricorre quasi sempre all’espediente di un certo diagonalismo. Figura geometrica utilizzata per eccellenza è il parallelepipedo: luci e colori sono giocati su forti contrasti, con una predilezione nell’uso del bianco, del nero e del rosso, con un approccio aggressivo che ha influenzato una buona parte della grafica pubblicitaria successiva. Così come non si può non notare l’influenza che opere come “I gondolieri (o coleotteri veneziani)” del 1924-25, esposti in mostra, hanno avuto sull’arte seriale di Andy Warhol. (foto: depero)

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“Thayaht, un futurista eccentrico. Sculture, progetti, memorie”

Posted by fidest press agency su martedì, 7 febbraio 2017

galleria-russoRoma Inaugurazione giovedì 9 febbraio 2017, ore 18.00 (dal 9 febbraio al 2 marzo 2017) la Galleria Russo in via Alibert 20 ospita la mostra “Thayaht, un futurista eccentrico. Sculture, progetti, memorie” che rende omaggio ad uno dei più importanti esponenti del movimento futurista, figura singolare nel panorama dell’arte fra le due guerre.
Pittore, scultore, fotografo, stilista di moda, disegnatore, architetto, inventore ed orafo, Thayat è stato infatti un artista eclettico ed innovatore. L’esposizione è curata da Daniela Fonti e testimonia la ricchezza poliedrica dell’itinerario creativo dell’artista, che si muove tra gusto Decó e avanguardia futurista, grazie alla presenza di circa duecento opere tra sculture, disegni e dipinti che vanno dal 1913 al 1940.
Tra le opere in mostra segnaliamo il disegno a inchiostro e acquerello su carta che riproduce la “tuta”, inventata da Thayaht nel 1919 insieme al fratello Ruggero Alfredo Michahelles, in arte Ram e il logo della maison Vionnet: un peplo a forma di “V” sorretto da una figura impostata su una colonna ionica. La mostra ospita anche alcune delle più celebri sculture di Thayaht, come la Bautta, il Violinista, la Sentinella, il Flautista, il Tennista, i Pesci, insieme allo scenografico Tuffo, realizzato per la Biennale di Venezia del 1932. (galleria russo)

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Pippo Oriani: Vitesse

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2009

orianiRoma 13 ottobre 2009 alle 17,00 Museo Boncompagni Ludovisi Via Boncompagni,18 presentazione del catalogo generale e dalle 18,30 alle 21,30 proiezione  in continuo del fim Vitesse.  Introduce Vittorio Sgarbi Intervengono Giovanni Lista e Mariastella Margozzi  A partire dalla serata di presentazione e sino a martedì 20 ottobre presso il Museo Boncompagni Ludovisi saranno esposte alcune opere dell’artista ritenute scomparse e rintracciate durante il lavoro di catalogazione e sarà proiettata la pellicola  Vitesse, realizzata da  Pippo Oriani  nel 1931. Vitesse è l’unico film futurista giunto quasi integro ai nostri giorni. La storia raccontata da Giovanni Lista e Mariastella Margozzi nel Catalogo Generale delle Opere di Pippo Oriani è quella di una carriera precoce e veloce, né avrebbe potuto essere diversamente trattandosi della vicenda di un artista oramai riconosciuto come uno degli esponenti di spicco del cosiddetto Secondo Futurismo, cioè la fase del futurismo cronologicamente compresa tra le due guerre.  Le opere pubblicate nel catalogo generale evidenziano con chiarezza la sua adesione al filone idealista cosmico di quella ricerca, un indirizzo teorizzato da Prampolini e Fillia. Per gli aeropittori idealisti il tema del volo non è orientato all’esaltazione della conquista dei cieli attraverso la macchina volante, ma piuttosto ad esprimere un afflato verso la dimensione spirituale dell’esistenza. . “Oriani” – scrive Giovanni Lista – “vuole insomma creare una sorta di esperanto dell’arte d’avanguardia, mescolando gli stili, le tecniche, le forme ed i segni che hanno caratterizzato e differenziato le ricerche della prima e della seconda metà del secolo.” La festa delle forme e dei colori – per Mariastella Margozzi “molto più di una rivisitazione o di un revival”- viene tragicamente interrotta l’8 dicembre 1972 dalla morte sopravvenuta in un incidente automobilistico. (oriani)

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Luce Marinetti, l’ultima figlia di Filippo Tommaso, ci ha lasciati

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2009

«Sembra quasi che abbia voluto scegliere il centenario della pubblicazione del manifesto con cui suo padre lanciò al mondo la sua  sfida, l’anno in cui il Futurismo non è stato semplicemente celebrato  ma finalmente riconosciuto per quel movimento universale che ha  segnato in maniera indelebile la cultura del novecento. Il compito degli eredi di grandi personaggi non è mai un compito lieve, eppure Luce, con le sorelle Ala e Vittoria, hanno saputo farsi  interpreti e propagandiste dell’insegnamento di Marinetti.  Luce è  stata una donna energica, capace, moglie e madre ma anche studiosa, ricercatrice: un’attivista futurista, in eterno movimento, tra Roma,  Ginevra e Yale, dove buona parte della produzione letteraria del futurismo veniva raccolta e studiata, e dovunque fosse richiesto trattare di futurismo come di cosa viva. Fino ai suoi ultimi giorni Luce è stata attenta e presente, partecipe dei molti eventi che hanno caratterizzato questi mesi di rievocazioni. E’ morta a Roma e a Roma  era nata, in quella casa di Piazza Adriana che era stata per anni la  vera sede del futurismo, dove Filippo Tommaso e Benedetta (“mammina” come Luce l’ha sempre chiamata), lavoravano, studiavano, ricevevano.   L’ostinazione di Luce ha attraversato i momenti difficili della  rimozione, dell’ostilità, dell’incomprensione. Se ne va quando i suoi  sforzi hanno trovato un compimento e ci lascia un vuoto colmato dal ricordo indelebile della sua straordinaria vitalità e di un pensiero  libero da condizionamenti». E’ il ricordo dell’assessore alla cultura, Umberto Croppi, che dà comunicazione della sua scomparsa.

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