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Posts Tagged ‘futuro’

L’ospedale del futuro

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

È stato presentato questa mattina, nell’ambito della manifestazione “Forum della Salute” in corso a Firenze, l’Ospedale del Futuro. Il progetto, realizzato da Hospital Consulting – società leader nel mercato sanitario e ambientale – in collaborazione con CSPE – Centro Studi Progettazione Edilizia – e Teorema Holding, vuole ridisegnare il modo di pensare ma soprattutto di vivere la vita ospedaliera. Lo sviluppo tecnologico e scientifico impone di adeguare le nostre strutture mediche, che in Italia tra pubblico e privato superano le mille unità con una media di 3,6 posti letto ogni 1.000 abitanti (Fonte: Ministero Salute), per renderle al passo con le esigenze non solo dei pazienti ma anche degli operatori, attraverso un lavoro attento sull’utilizzo degli spazi.
“Il concetto dell’ospedale del futuro – dichiara Marisa Giampaoli, Amministratore Delegato e Presidente Hospital Consulting – parte dall’idea che un’organizzazione sanitaria non può più non tenere conto della necessità di avere una struttura flessibile, che tenga conto delle esigenze sanitarie e delle innovazione tecnologiche che variano velocemente nel tempo. Il modello che si propone composto di moduli funzionali e funzionanti si presta ad adeguarsi alle esigenze della cliente sanitario secondo una logica di partnership “win-win”.”Fruibilità della struttura, flessibilità organizzativa degli spazi interni e bassi costi di gestione sono i punti cardine alla base di questo nuovo progetto pensato per proporre una soluzione concreta, tanto per le opere pubbliche quanto per quelle private, che nei prossimi anni saranno chiamate a effettuare lavori di adeguamento e ristrutturazione. Questo “blue print” potrà essere utilizzato da clienti pubblici e privati che vorranno affrontare la propria innovazione. “Ottimizzare gli spazi in maniera appropriata – aggiunge Giampaoli – servirà per: gli operatori sanitari, che ad oggi affrontano lunghe camminate nei corridoi ospedalieri per raggiungere il paziente, organizzare la struttura con moduli che possano cambiare la propria utilità a seconda delle esigenze del momento e, infine, garantire un costo sostenibile e quindi una struttura architettonico-impiantistica in cui lo spazio non sia mai sovrabbondante o sovrastimato rispetto ai reali fabbisogni di utilizzo e alla corretta organizzazione del lavoro.”

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Dal Piemonte a Londra a confronto sulle sfide del futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 ottobre 2019

Amministratori piemontesi a Londra per “The governance of urban regeneration: a programme for new civic leaders”, la conferenza organizzata da Publica – Scuola ANCI alla University College London. Occasione di incontro e di confronto sulle esperienze di governo locale in materia di rigenerazione urbana, la conferenza ha visto la partecipazione di 40 amministratori provenienti da tutta Italia. All’evento hanno partecipato il vicepresidente di ANCI Piemonte Michele Pianetta, il vicesindaco di Pinerolo Francesca Costarelli, il vicesindaco di Piossasco Federica Sanna e il vicesindaco di Ronco Canavese Lorenzo Giacomino.Soddisfatto il vicepresidente all’Innovazione di ANCI Piemonte, Michele Pianetta: “Abbiamo vissuto un’esperienza formativa di alto livello. Il Piemonte ha potuto toccare con mano gli effetti positivi dell’esperienza di rigenerazione urbana messa in atto dalla città di Londra, da Camden Town a Kings Cross. Iniziative come questa ci fanno riflettere sulle sfide del futuro. Torniamo da Londra con una sensazione molto positiva, più ricchi e al tempo stesso felici di aver potuto presentare anche le piccole esperienze virtuose attuate in Italia e in Piemonte”.Primissima esperienza di formazione per Federica Sanna, vicesindaco di Piossasco: “Un’ottima occasione per conoscersi e scambiarsi idee. Le esperienze londinesi, seppur difficilmente replicabili nei nostri piccoli Comuni, possono offrirci spunti e occasioni di riflessione molto utili e importanti per lo sviluppo dei nostri territori”. Concetto ribadito dal vicesindaco di Pinerolo; Francesca Costarelli: “Torniamo in Italia davvero carichi: anche se in contesti e con dimensioni diverse, le sfide del futuro sono le stesse. Torniamo a casa con uno straordinario bagaglio di idee, di energie e di best practices che ci consentiranno di riflettere in modo attento e consapevole sulle sfide che ci attendono”.L’appuntamento di Londra ha inaugurato un nuovo format didattico – le Conferenze Internazionali – pensato per offrire agli amministratori locali italiani la possibilità di studiare e confrontarsi con altri giovani amministratori europei.
Molte delle politiche cruciali su smart cities, rigenerazione urbana e innovazione sociale hanno preso avvio dalle esperienze di singole municipalità. Da qui l’idea della conferenza, organizzata in collaborazione con il British Council, con l’obiettivo di affrontare i temi della rigenerazione urbana, della governance locale e del coinvolgimento delle comunità partendo dall’esperienza dell’area londinese. Durante la due giorni, i 40 amministratori italiani hanno fatto visita alla nostra Ambasciata, accolti dall’ambasciatore Raffaele Trombetta.

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Gli infermieri rivendicano il diritto al futuro del Servizio sanitario nazionale e della professione

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 ottobre 2019

Cosa vogliono gli infermieri? “Il diritto al futuro di un’assistenza accessibile, equa, sicura, universale e solidale – è scritto chiaro nella mozione – senza accettare più prese di posizione, deroghe o tempi di attesa con l’unico effetto di rimanere ancorati a un immobilismo pericoloso per l’assistenza e i diritti dei cittadini”.E proprio per questo i 450.000 infermieri considereranno come banchi di prova delle Istituzioni e della politica il Nuovo Patto per la Salute, la prossima Legge di Bilancio, e tutte le mozioni-provvedimenti legislativi e gli Accordi-Intese tra Stato e Regioni in corso di esame in Parlamento e in Conferenza Stato Regioni.“Solo questo – affermano – darà la vera misura della volontà di tutelare il nostro Servizio Sanitario Pubblico e di sostenere i diritti dei pazienti. Solo questo darà la misura della capacità di Governo e di attenzione al tema dell’effettività dei diritti dei pazienti”.Per ottenere il risultato “il Consiglio nazionale FNOPI chiede ufficialmente ai ministri competenti, quello della Salute in prima battuta e alle Regioni, che si affronti in tempi brevi questo tema in modo strutturato, attingendo alle evidenze e sottraendolo alla strumentalizzazione politica. I presidenti danno inoltre mandato alla presidenza della Federazione di rappresentarli ai tavoli di analisi e discussione, multi-istituzionali e anche multi-professionali, per giungere a un’organizzazione condivisa e reale dei servizi e dell’assistenza che non sia la facciata di un palazzo vuoto di contenuti innovativi e solo pieno di vecchi ricordi di un’attività ormai lontana dai bisogni reali, ma la base per costruzione di un nuovo e più efficiente modello di Servizio sanitario nazionale”. È una reazione decisa e determinata quella dei vertici delle professioni infermieristiche – infermieri e infermieri pediatrici – che rappresentano oltre 450mila iscritti, dei quali 270mila dipendenti del Ssn e oltre 115mila tra liberi professionisti e dipendenti di strutture assistenziali private che garantiscono ogni giorno l’assistenza ai bisogni di salute dei cittadini, soprattutto (ma non solo) ai più fragili (cronici, anziani, non autosufficienti, terminali ecc.).E lancia un preciso messaggio dopo lo stato di tensione interprofessionale che si è venuto a creare nelle ultime settimane/giorni, che invece di far avanzare il Servizio sanitario nazionale e i diritti dei pazienti, corre il serio rischio di attuare una regressione culturale dei rapporti tra professioni e delle politiche sanitarie pubbliche: “o si cambia, con coraggio e responsabilità, o si danneggia inesorabilmente il Servizio sanitario nazionale e non si va incontro ai reali bisogni dei cittadini”.L’obiettivo di tutte le professioni sanitarie, si legge nella mozione, deve essere dare ai cittadini ciò di cui hanno veramente bisogno, disegnando i nuovi modelli basati su ciò che deve necessariamente venire anche dopo la diagnosi e la terapia: l’assistenza continua e la continuità tra ospedale e territorio, fino al domicilio del paziente. E il presupposto di tutto è e deve essere che i processi vanno costruiti insieme mettendo a disposizione il proprio sapere, quello di ogni disciplina.
In questo senso, sostengono i rappresentanti della professione, mettere in dubbio modelli ormai internazionalmente riconosciuti nel mondo e anche dai nostri maggiori partner europei utilizzando e confondendo definizioni come task shifting, che riguardano tutte le professioni, crea confusione e destabilizzazione nel prezioso rapporto con i cittadini e con gli assistiti che tutte le professioni devono avere secondo le proprie caratteristiche.“L’obiettivo della professione infermieristica – si legge ancora nella mozione – non è altro che quello di rendere coerente l’esercizio professionale con le competenze acquisite costantemente nel corso degli anni, grazie ad uno specifico percorso di studi molto rigoroso e robusto, e in continua evoluzione.Non c’è alcun esproprio di professionalità o invasione di competenze altrui – sottolineano i 102 presidenti degli Ordini e il Comitato centrale della Federazione – atti questi che non devono essere nel pensiero di nessuno: nessun professionista vuole fare il lavoro di altri, nessun professionista che ha scelto una disciplina intende confonderla con quelle di altri”.
Non sostenere questo percorso vuol dire sprecare risorse e competenze secondo la mozione, negare lo sviluppo, l’innovazione e il cambiamento di cui ha bisogno il Ssn per allinearlo e metterlo in grado di rispondere di più e meglio alle nuove sfide, ai nuovi bisogni delle comunità. Vuol dire anche negare lo sviluppo che da oltre 25 anni ha caratterizzato nel settore dell’assistenza, la professione infermieristica: dalle lauree ai master di primo e secondo livello, dai dottorati di ricerca alla docenza universitaria, dalla dirigenza alla responsabilità assistenziale dei pazienti, a partire dai servizi di emergenza-urgenza fino all’assistenza domiciliare e terminale.

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Castelli, “Forze politiche si ascoltino di più. Possibile garantire un futuro migliore al Paese”

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2019

“In Aula, intervenendo a nome del Governo, ho provato, con grande difficoltà, a replicare agli interventi dei colleghi Deputati sulla NADEF, la Nota di aggiornamento del DEF, che apre i lavori del Parlamento sulla prossima Legge di Bilancio.Capisco il “tifo da stadio”, che fa parte della dialettica politica, ma se solo le forze politiche si ascoltassero, capirebbero che hanno tutti parlato dell’urgenza di adottare politiche anticicliche, della necessita di un protagonismo italiano e della lungimiranza nella programmazione pluriennale, esprimendo posizioni anche molto comuni.
Investimenti, welfare e famiglia, lotta alle evasione e digitalizzazione, rappresentano i pilastri della programmazione che stiamo mettendo in campo. La lotta all’evasione sarà centrale, perché oltre alle risorse che abbiamo stanziato per la riduzione del cuneo fiscale, altre risorse derivanti dalla lotta all’evasione saranno utilizzate per questo.
Se solo ci si ascoltasse un po’ di più si comprenderebbe che molte cose potrebbero essere fatte, assieme, per garantire un futuro migliore a questo Paese“. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook.

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Libro di Livio Sacchi: Il futuro delle città

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2019

Uscita prevista: 28 novembre. La città contemporanea è spesso considerata la causa prima dei problemi dell’uomo. Potrebbe, invece, diventare il luogo in cui l’uomo realizza una migliore qualità della vita?
Livio Sacchi – con uno sguardo critico rivolto alle migliori, e alle peggiori, soluzioni adottate nelle metropoli di tutto il mondo – osserva il rapporto in continua evoluzione tra l’uomo e lo spazio urbano, provando a immaginarne gli sviluppi del prossimo futuro. A Parigi come a Tokyo, a Milano e Roma come a Nuova Delhi e New York, parlare oggi di patrimonio culturale e architettonico, di centro e periferia, significa affrontare i temi della comunità e della cittadinanza, delle infrastrutture fisiche e digitali, di una globalizzazione inarrestabile e delle sue conseguenze.
Questi cambiamenti sempre più veloci, solo apparentemente incontrollati, sono la grande occasione per costruire, letteralmente, un mondo a misura dell’uomo e delle sue potenzialità. Ma occorre che la politica, sia a livello centrale sia locale, operi pensando al bene comune, pianificando e progettando l’avvenire delle città in cui viviamo, e quindi il nostro stesso futuro. (by La Nave di Teseo)

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La passione di Bayer nell’aiutare a migliorare il futuro delle persone con emofilia

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Si conferma nella ricerca e negli investimenti verso nuove soluzioni terapeutiche. L’emofilia colpisce circa 400.000 persone in tutto il mondo ed è un disordine in gran parte a carattere ereditario, in cui una delle proteine necessarie per la coagulazione del sangue o è mancante o è ridotta. L’emofilia A è la forma più comune, in cui la coagulazione del sangue è compromessa per la mancanza o l’alterazione funzionale del FVIII coagulativo. I pazienti hanno frequenti sanguinamenti a livello dei muscoli, delle articolazioni o di altri tessuti, che possono causare nel tempo un danno permanente alle articolazioni. Le lesioni possono avere conseguenze gravi se non trattate adeguatamente, poiché la velocità di formazione del coagulo è più lenta nei pazienti affetti da emofilia rispetto agli individui sani. L’emofilia A ha una frequenza stimata di 1 su 5.000 maschi nati vivi, interessando persone in tutto il mondo. In Europa, l’emofilia A colpisce 1 persona su 10.000, per un totale di oltre 30.000 persone. Ad esempio, oggi ci sono circa 4.000 persone affette da emofilia A in Italia, 3.500 in Germania e 13.000 negli Stati Uniti.

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Giovani in gara per l’Europa del futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

Ancona dal 27 al 29 settembre. Terza edizione dell’evento nato nel 2014 da un’intuizione del Comune di Ancona, come Giochi della Macroregione Adriatico Ionica. La manifestazione si è arricchita quest’anno aprendosi ai Paesi dell’area Baltica e Danubiana. Il Comune di Ancona ha partecipato a un bando per le migliori best practice europee tra i progetti sportivi che favoriscono la coesione dei ragazzi e l’inclusione sociale, riuscendo a intercettare un cofinanziamento di 500mila euro dal fondo europeo Erasmus+. Gli under 16 italiani dovranno vedersela con coetanei provenienti da Slovenia, Croazia, Bosnia e Erzegovina, Serbia, Montenegro, Albania, Grecia, oltre che dalle new entries Danimarca, Polonia, Estonia, Lituania, Repubblica Ceca, Austria, Romania e Bulgaria. Parliamo di circa 800 persone, allenatori e accompagnatori compresi, che arriveranno nel capoluogo marchigiano venerdì 27 settembre in tempo per la grande parata cittadina, evento inaugurale della tre giorni. Le squadre, bandiere al vento, attraverseranno corso Garibaldi, la via principale del centro cittadino dorico, in una festa di colori e amicizia. “Il finanziamento europeo ci ha portato le risorse essenziali per sostenere un’iniziativa che ha un onere molto consistente. Senza i soldi anche le più belle idee restano tali – dice il sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli – Tutti questi giovani saranno una bomba di energia ed entusiasmo che ci aprirà al mondo. Un grandissimo evento frutto del lavoro di tanti e dimostrazione di capacità dell’amministrazione comunale di relazionarsi con tutti gli enti”. Per il loro soggiorno, tutte le squadre saranno ospitate in un grande resort galleggiante. Si tratta della nave Aurelia ormeggiata al Porto Antico con vista sull’Ancona storica: dall’imperiale Arco di Traiano alla cattedrale cittadina di San Ciriaco sulla sommità del colle Guasco. Al fianco degli atleti ci saranno anche circa 600 studenti delle scuole secondarie della provincia di Ancona che si adopereranno per fare da supporto alle squadre: come accompagnatori alle gare o per i momenti di svago, ma anche come guide turistiche alla scoperta delle bellezze storiche e architettoniche dell’importante cittadina adriatica. Sono 9 le discipline previste tra sport individuali e di squadra: atletica, beach volley, calcio, basket 3×3, pallamano, pallanuoto, rugby, taekwondo e tennis. Una manifestazione che ha trovato il sostegno convinto anche del campione del mondo di vela Alberto Rossi, presidente di Adria Ferries Holding, società che lega la sua attività di trasporti marittimi con l’altra sponda dell’Adriatico. Gli atleti in erba, oltre ad affrontare le gare, saranno coinvolti in attività di informazione ed educazione dedicate all’inclusione, alla parità tra donne e uomini, all’alimentazione sana, alla promozione del volontariato. Un’occasione per conoscersi, per stare insieme, per far crescere l’Europa e i suoi cittadini. Non mancheranno momenti di approfondimento con alcune iniziative collaterali. Piazza Cavour si prepara ad accogliere l’europarlamentare Simona Bonafè per l’incontro del Forum delle Città Adriatico Ioniche, dal titolo “Youth and sport for all in the Adriatic and Ionian region. Let’s get together”. La Mole Vanvitelliana ospiterà invece, venerdì 27 settembre alle ore 18, “thisABILITÀ”, convegno dedicato a sport e disabilità, mentre sabato 28 si parlerà di sport come strumento per abbattere le frontiere nell’incontro dal titolo “Polisport”.

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Il Gruppo AXA Italia ridisegna il futuro dell’assicurazione

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

Oltre 100 studenti universitari sono stati selezionati per ridisegnare l’assicurazione del futuro insieme al Gruppo assicurativo AXA Italia, grazie alla nuova edizione dell’#AXAChallenge con l’Università Bocconi.Protagonisti della challenge saranno gli studenti del corso di Laurea Magistrale in Technology and Innovation Strategy dell’Università Bocconi, iscritti al corso – presieduto dal Rettore Gianmario Verona – sull’importanza della tecnologia e dell’innovazione per posizionarsi come Direttori Business Development del prossimo futuro.
Parte integrante del corso sarà la competition su cui gli studenti si sfideranno e per la quale AXA, storico partner dell’Università dal 2011, offrirà ispirazione strategica, case history, tutoring e inserimento in stage.Dieci squadre si sfideranno per tre mesi nella stesura di un business plan che riguarderà due ambiti chiave per la strategia di AXA Italia, ovvero la customer journey, cioè come migliorare la digital customer experience dei clienti AXA e la Inclusive Insurance, ovvero come rispondere a bisogni di target storicamente lontani dai bisogni assicurativi tradizionali, come ad esempio i giovani.Ad aprire il corso e a lanciare la challenge, insieme al Rettore Gianmario Verona, sarà Patrick Cohen, CEO del Gruppo AXA Italia, che ha ispirato gli studenti con una lectio dedicata alle nuove frontiere dell’insurance e dei servizi Beyond insurance, raccontando la strategia del Gruppo e dell’Italia e portando studi ed esperienze internazionali che stimoleranno la creatività dei ragazzi, invitandoli a ridisegnare il paradigma assicurativo per rispondere alle reali esigenze dei clienti di domani.“Trovarmi di fronte a questi giovani talenti, che saranno i manager di domani, è per me una grande occasione di arricchimento e sono certo che saranno in grado di stupirci, facendo leva sulla eccellenza del percorso formativo che hanno intrapreso e sulla loro creatività. Per noi di AXA è un onore rinnovare la storica partnership con Bocconi e contribuire ad un progetto che unisce formazione e tecnologia, due degli ingredienti che considero essenziali per guardare al futuro con fiducia”, ha dichiarato Patrick Cohen, CEO del Gruppo AXA Italia.

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Il futuro della retribuzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2019

Il mondo del lavoro sta cambiando. Che si tratti di lavoratori, datori di lavoro o liberi professionisti, il desiderio di una maggiore velocità, sicurezza, flessibilità e benessere finanziario ha spinto le persone di tutto il mondo, indipendentemente dall’età o dalla nazionalità, a mettere in discussione convinzioni di lungo corso su come e perché lavorano e su come vengono pagate.Lo studio Global Future of Pay pubblicato dall’ADP Research Institute ha identificato una crescente domanda di nuove opzioni di pagamento, intervistando 4.000 dipendenti e 2.900 datori di lavoro in tutto il mondo. In un mercato del lavoro competitivo a livello globale, i datori di lavoro riconoscono la necessità di differenziarsi per attrarre e trattenere talenti, offrendo varie soluzioni di pagamento.Il boom delle opzioni di pagamento registrato negli ultimi 10 anni sta cambiando il modo in cui il consumatore paga per l’acquisto di beni e servizi. Piattaforme digitali e mobili come PayPal®, Venmo™ e Apple Pay® consentono al consumatore di gestire i pagamenti quotidiani su richiesta. Con un semplice tocco o clic, i consumatori possono effettuare operazioni di pagamento non solo. con le aziende, ma anche con la famiglia e gli amici. Grazie alle tecnologie più recenti, basta un semplice movimento del polso per pagare con un orologio smart o persino un sorriso, come nel caso del software di riconoscimento facciale “Smile to Pay” in Cina. Oggi, l’accredito diretto è la forma di pagamento più diffusa al mondo (in Italia la legge sulla tracciabilità lo rende obbligatorio). Circa l’80% dei datori di lavoro in America del Nord, Europa e America Latina pagano con accredito diretto e oltre l’80% dei dipendenti di queste zone lo utilizzano. Quando però fu introdotto negli anni ’70 fu accolto con resistenza e freddezza: l’idea di trasferire denaro tramite computer era un metodo poco conosciuto e non era scevro da preoccupazioni per la privacy e la tracciabilità dei pagamenti.
I dati della ricerca rivelano che i metodi di pagamento alternativi, presumendo che offrano lo stesso livello di sicurezza dell’accredito diretto, hanno buone probabilità di essere accettati e richiesti dai lavoratori nel prossimo futuro. Tuttavia, il conto bancario potrebbe essere escluso da questo futuro, dal momento che circa la metà dei lavoratori intervistati ha dichiarato che probabilmente non terrebbe un conto corrente o un conto di risparmio tradizionale se ciò non fosse necessario per ricevere gli accrediti dai propri datori di lavoro.
Negli ultimi anni, i datori di lavoro sono riusciti a fornire ai dipendenti strumenti informatici per il monitoraggio sanitario, al fine di migliorare il loro benessere e ridurre i costi per le cure sanitarie. Simili strumenti per la budgetizzazione e la tracciabilità finanziaria possono rappresentare una naturale estensione di questo sforzo e un’ulteriore apertura a nuovi metodi di pagamento, che possono includere strumenti migliori per tracciare, gestire e pianificare il modo in cui i dipendenti gestiscono e spendono il proprio stipendio. In un tale contesto, il supporto al benessere finanziario potrebbe rappresentare la prossima generazione di vantaggi sul posto di lavoro messo a disposizione da datori di lavoro con una visione lungimirante.

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La politica nel linguaggio popolare: Un mondo che va alla rovescia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Talvolta chi ascolta le parole dei politici è colto da diffidenza, sospetto, scetticismo ed anche da un soffio di speranza che si spezza subito dopo con la realtà di una esistenza diversa, la propria e l’altrui. Le parole espresse da chi ci incoraggia a nutrire una speranza per il recupero del passato e ad addolcire le nostre tensioni verso il futuro, non sempre sortiscono i loro effetti. Si riconosce nella stessa ragione un non so che di insufficiente forse perché l’avvertiamo fredda e disumana. E’ quel momento del pessimismo tragico, pensato da Marcel nel suo Giornale Metafisico (tr.it. Abete, Roma), che la coscienza del negativo riesce a far emergere. A questo orizzonte appartiene il problema della conservazione del passato in quanto esso è immesso in un processo di un presente vivente in cui è rammentato e ravvisato in un “movimento che lo evoca e lo sovrappone a se stesso”. Si dà uno stretto rapporto tra il conservare ed il creare, dice Marcel, perché può essere salvato solo ciò che vive, ciò che partecipa della vita e, pertanto, ha in sé esistenza e valore. E’ l’essere globale dell’uomo che si apre al mondo progettandolo come proprio e la politica diventa uno strumento di questa globalità ed il suo fallimento è il fallimento di tutto il suo archetipo. Questo perché si fonda su valori negativi quali la guerra per comporre le rispettive divergenze d’opinione, per il trionfo di una ideologia per quanto aberrante possa essere, su una fede giustiziera ed assolutista, sul culto del consumismo e del benessere cinico ed egoistico che guarda il sé e non il là. Non ha ragione di prospettiva dato che è una forza centripeta. L’opposto del rovescio è una politica del positivo, della condivisione, della partecipazione, della prospettiva. Ma per renderlo tale occorre che gli esseri umani restituiscono dignità alla politica, la facciano ritornare quella che è e che deve essere. (Riccardo Alfonso)

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Dal lago Ocrida preziose indicazioni sul clima futuro del Mediterraneo

Posted by fidest press agency su domenica, 8 settembre 2019

Durante i periodi caldi del Quaternario (interglaciali) le precipitazioni invernali sono aumentate nella regione del nord mediterraneo, molto probabilmente a causa delle alte temperature della superficie marina ed effetti analoghi potrebbero verificarsi nel prossimo futuro a seguito del riscaldamento climatico indotto dalle attività umane. È quanto afferma la ricerca internazionale Mediterranean winter rainfall in phase with African monsoons during the past 1.36 million years condotta nell’ambito dell’International Continental Drilling Program (ICDP) che vede tra i partner italiani l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), le Università di Pisa, Firenze, Bari, Reggio Emilia, Roma Sapienza e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature.
Il lago di Ohrid è famoso per la sua eccezionale biodiversità, con oltre 300 specie animali e vegetali endemiche che non si trovano in altri luoghi del mondo.“Integrando diverse tecniche scientifiche siamo arrivati ad avere una comprensione ben vincolata dei cambiamenti climatici e ambientali registrati nei sedimenti. È emerso che il lago ha iniziato a formarsi 1.36 milioni di anni fa ed è esistito con continuità da allora”, prosegue Leonardo Sagnotti.La successione di sedimenti ha permesso quindi di ricostruire in dettaglio le variazioni climatiche e l’intera storia geologica del bacino lacustre.“I modelli di simulazione climatica indicano che durante gli intervalli interglaciali si è intensificata la ciclogenesi, la formazione di zone di bassa pressione atmosferica, sul mediterraneo occidentale, soprattutto nei mesi autunnali. Questa condizione è dovuta con buona probabilità alle alte temperature della superficie marina, che porta a precipitazioni considerevolmente maggiori nelle regioni che bordano la sponda nord del mediterraneo. Effetti analoghi potrebbero verificarsi nel prossimo futuro a seguito del riscaldamento climatico indotto dalle attività umane”.Il team di ricerca è stato guidato dal Prof. Bernd Wagner dell’Università di Colonia e coordinato per l’Italia dal Prof. Giovanni Zanchetta del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. “Considerando che le proiezioni climatiche per i prossimi decenni a cura dell’ Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) indicano vari scenari plausibili per il futuro del clima nella regione mediterranea, i nuovi risultati scientifici ottenuti con il progetto di perforazione del lago di Ocrida costituiscono un importante supporto per vincolare meglio i modelli di previsione dell’evoluzione climatica futura per il mediterraneo” conclude il ricercatore.

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Il 27 settembre Fridays For Future ha lanciato uno Sciopero Globale per il Clima

Posted by fidest press agency su domenica, 1 settembre 2019

Raccogliamo la sfida? C’è un grido di allarme che sta circolando per tutto il pianeta, lanciato dal movimento Fridays For Future, che denuncia lo stato di emergenza nel quale è entrata la Terra a causa del cambiamento climatico in atto e delle previsioni drammatiche diffuse da tempo da tanta parte della comunità scientifica. Con la Dichiarazione di Losanna dei primi di agosto il movimento ha proposto uno Sciopero Globale per il Clima nella settimana dal 20 al 27 settembre (in Italia venerdì 27) ed ha invitato alla mobilitazione.Questo grido rimbalza dentro il nostro paese mentre siamo alle prese con la crisi di governo innescata da Salvini i primi di agosto. Apparentemente le questioni ambientali sono dentro i programmi di entrambe le forze, Pd e M5S, che stanno negoziando la formazione del nuovo esecutivo. Zingaretti ha inserito il tema tra i 5 punti imprescindibili e Di Maio lo ha riproposto tra i 10 paletti presentati dai grillini. E, soprattutto, l’economia greenè uno dei capisaldi del programma della nuova Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leven.Le piazze piene di giovani che rispondono all’appello del movimento FFF hanno costretto a dare una riverniciatura di verde ai programmi di diversi partiti e istituzioni, e questo è senz’altro un piccolo ma importante risultato ottenuto dalla prime mobilitazioni. L’ecologismo e la salvaguardia del nostro ecosistema vengono letti come il possibile antidoto ideale e valoriale al nazionalismo xenofobo che si sta allargando in molti paesi, una sorta di rinascimento ideale dell’universalismo ed ugualitarismo che negli ultimi decenni sono stati costretti alla ritirata.Certo non può sfuggire il dato eclatante che solo alcune settimane fa il nostro Parlamento abbia votato a maggioranza schiacciante la mozione pro TAV, mostrando quanto sia forte in Italia il partito trasversale delle grandi opere, che ha una interpretazione assai preoccupante di economiagreen. Che poi è la stessa delle tecnocrazie europee. Secondo questa versione, il green è il campo sul quale convertire e concentrare gli investimenti economici dei prossimi anni, cercando di conciliare profitto e sviluppo con una riduzione dell’impatto ambientale. Verniciare di verde un sistema per lasciarne inalterata la sostanza.L’ipocrisia di governi e partiti che provano a presentarsi come radicali sostenitori dell’ambiente è un dato inevitabile, ma in questa fase segnala anche la difficoltà concreta nella quale si trovano i potenti a mantenere il consenso dentro un contesto nel quale aumentano sia le disuguaglianze sociali che le catastrofi naturali provocate dal peggioramento delle condizioni climatiche.Il grido lanciato da FFF e la proposta di sciopero globale obbligano il movimento dei lavoratori a scelte non semplici ma urgenti: la lotta alla precarietà, alla disoccupazione, ai bassi salari si può fare prescindendo da una battaglia generale per la salvaguardia dell’ambiente e della salute? Quando denunciamo l’aumento dei morti sul lavoro dovuto alla corsa sfrenata e cinica al massimo profitto, stiamo contestando una società in cui prevale esclusivamente l’interessa delle imprese private. Quando denunciamo l’impatto delle nuove tecnologie in termini di aumento delle malattie e dello stress sui lavoratori… Quando denunciamo il ritorno alla schiavitù in molti settori lavorativi, come l’agricoltura…Quando denunciamo la flessibilità selvaggia, la decontrattualizzazione, la perdita di ogni tutela… Il grido lanciato da FFF può dare una spinta al desiderio di cambiamento che c’è in chi è stanco di vivere di precarietà e di bassi salari e percepisce che intorno a sé le condizioni stanno cambiando, in peggio: per l’abbandono di interi territori, per l’incuria di infrastrutture e servizi, per le tante emergenze ecologiche che si accavallano martoriando zone e luoghi sempre meno protetti.Saldare i temi della salute e dell’ambiente a quelli del lavoro può rimettere in moto la società.

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Il futuro dell’assistenza è nelle micro-équipe tra medico e infermiere di famiglia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2019

Il futuro del Servizio sanitario nazionale e quello di un’assistenza a misura di cittadino, è nella multi-professionalità: ogni figura, ogni professionista della salute in questo gioca un ruolo essenziale e importantissimo perché il castello della salute sia stabile e indistruttibile e abbia come suo apice gli assistiti e il loro assoluto benessere.
In questo ogni professionista è una carta importante, senza la quale il castello inesorabilmente crolla.
Il vero male sta nella mancanza di una educazione sanitaria tale da far capire alle persone che si devono affidare con fiducia a chi è formato per assisterli, senza autodiagnosi e ‘assistenza fai-da-te’, per evitare pericolosi errori che portano a diagnosi ritardate, a un’assistenza spesso incompleta e a un ricorso improprio al pronto soccorso. Si dovrebbe quindi dare più spazio a educazione sanitaria e prevenzione e in questo ormai da anni gli infermieri sono in prima linea e offrono la loro professionalità e la loro vicinanza continua con i cittadini”.
“Poi, seconda evidenza importantissima – ricorda la presidente FNOPI – su cui la nostra Federazione ha puntato con forza negli ultimi mesi, è la realizzazione omogenea su tutto il territorio nazionale dell’infermiere di famiglia e comunità, presente oggi sia nelle bozze del Patto per la Salute in discussione con le Regioni e che deve essere portato al più presto al termine, sia anche in alcuni disegni di legge presentati in Parlamento che non si devono perdere nelle pieghe della crisi. L’infermiere di famiglia è un vero e proprio welfare manager dove il medico di famiglia è il clinical manager dei pazienti perché dopo la giusta diagnosi e la scelta della migliore terapia il paziente ha assoluta necessità di essere seguito, guidato e aiutato nei suoi bisogni di salute con un approccio proattivo e trasversale, prerogative queste della professione infermieristica”.
“L’infermiere di famiglia a fianco al medico di famiglia – spiega – realizza con questo vere e proprie micro-équipe sul territorio che sono davvero a fianco del paziente, ciascuno con il suo ruolo nel rispetto delle singole professionalità”.
“Ora le azioni da compiere con urgenza – conclude Mangiacavalli – sono quella di sistematizzare sia l’attività del medico di famiglia, come sta avvenendo nella revisione della convenzione nazionale, sia l’istituzione dell’infermiere di famiglia, che nelle Regioni benchmark ha già dimostrato, come anche illustrato ampiamente a Rimini proprio dalle stesse Regioni, la sua importanza e la sua efficacia, ottenendo risultati eccellenti in un nuovo modello di assistenza che per la mutata epidemiologia della popolazione, sempre più anziana e caratterizzata da patologie croniche, tutti sanno essere quello del futuro”.

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Il caso Italia tra un occhio che guarda al futuro e l’altro che fa l’occhiolino al passato

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

In altre parole ciò che è deteriore, in Italia, dipende dal fatto che ci troviamo al cospetto di un sistema ben oliato in grado di rendere tutto difficile, se non impossibile, ciò che non fa comodo ai padroni del vapore. Intendiamo con ciò affermare che la classe politica non è oggi in grado di avere la forza sufficiente per competere alla pari con i forti interessi di categoria. Il capitalismo italiano, per esempio, si è innestato nei secoli sulle reti di rapporti familiari. Ciò crea una forma di conservatorismo economico che non permette altri sbocchi. In questo modo ritorniamo sempre al punto di partenza con l’aggiunta di un’altra manciata di leggi che tendono sempre di più a confondere il quadro normativo, già complicato per suo conto, con le sue oltre duecentomila leggi e quattrocento mila regolamenti e disposizioni regionali, provinciali e comunali. Dovremmo considerarle una naturale gerarchia delle fonti, ma non è così. La voglia di chiarire, di spiegare, di precisare, è tale e tanta che alla fine si rischia di tradire non solo lo spirito della legge, alla quale i regolamenti puntigliosamente fanno richiamo, ma di alterarla e di confonderla. Una governance, quindi, volta a imporre una direttiva senza provocare cavillosità d’ordine amministrativo e procedurale è valida, ovviamente, solo se il suo fine è questo e non altro. In tal modo gli italiani si troverebbero al cospetto di un’autorità ben individuabile, disposta ad assumere pieni poteri ma nello stesso tempo “saggia” e “avveduta” nel calarsi nelle fattispecie pratiche. Oggi, per contro, il lobbismo è imperante. Prevalgono gli interessi corporativi rispetto a quelli competitivi. Ognuno cerca di far prevalere le proprie tesi ed è, persino, disposto a fondare un movimento o un partito o una corrente o una fazione, pur d’avere la sua porzione di “audience” tra chi bivacca nei saloni del palazzo. Il risultato è la paralisi politica e istituzionale.
Ecco perché talune “democrazie” sono o sono andate o andranno in crisi. Manca per esse, a un certo punto del loro divenire, il necessario raccordo tra il mandante e il mandatario. Il rischio è evidente: ognuno delle parti usa un linguaggio incomprensibile all’altra, sino a sfociare in un’aperta diffidenza per istituti nati e gestiti soprattutto per la tutela dei cittadini. Così abbiamo un fisco non giusto ma prepotente e vessatore. Così abbiamo una giustizia terribile con i deboli e timorosa con i forti. Così abbiamo una scuola che non riesce a educare per la vita e si arrampica sulla china accidentata delle utopie. Così abbiamo un governo del paese che non sa comprendere le attese e le aspirazioni di un popolo pur avendo da esso avuto il mandato per governare. Ecco perché si parla della crisi di un sistema. Ecco perché si discetta sulle incomprensioni, sul malessere, sulla rivolta di un popolo. Questi, e mi riferisco sempre all’Italia, non è stato nemmeno educato a stare unito per comune identità culturale e geografica d’ideali.
Vi è stata, semplicemente, la pretesa d’individuare un possibile territorio quale area per costituire una specifica sovranità nazionale, a prescindere. (Riccardo Alfonso)

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L’Italia di ieri e di oggi e con un futuro che tentenna

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

L’Italia sta dinanzi agli occhi del patriota o dello scettico, dell’apostolo o del Giuda, annebbiata dallo sconforto. E’ il Paese che non riesce più a identificarsi con i suoi abitanti. Siamo in questo modo tra due silenzi, il silenzio delle tombe e il silenzio delle stelle: e questa solennità la popoliamo della nostra discorde ed effimera loquacità.
I più non ricordano neppure, anzi non si accorgono, di quest’intima esistenza sacra e la contaminano nelle ambigue vicende giornaliere, sottomettendosi a ciò che trovano sulla terra. Non bisogna certo, con questo intendere, che nella vita occorra essere filosofi nel senso scolastico della parola, o credenti, o anche semplicemente idealisti e studiosi. No. Occorre avere soltanto una pratica coscienza del dovere, umile e disumana parola di magnificenza. Insomma proseguendo nei secoli, sempre più perdiamo il senso della sincerità della vita: l’artificio è misura. Ci reggiamo sui giochi di parole per mascherare l’assenza delle idee; ci aggiriamo sui falsi e contorti sentimenti come sui trampoli. La verità e la franchezza c’inducono ad affermare che l’unità d’Italia fu pagata con la moneta falsa delle promesse e degli inganni. Cavour a Plombiéres forza la mano a Napoleone III ventilandogli l’eventualità che se i mazziniani e i democratici italiani avessero preso l’iniziativa della guerra contro gli austriaci anche gli operai francesi sarebbero insorti contro Napoleone III e poi vi è, per la Francia, la possibilità di aprire ampi mercati in un’Italia unità sotto la bandiera sabauda, alias “cavourriana”. L’ingenuità, la profondità dell’ammirazione e della venerazione, ecco i sentimenti a noi conosciuti. Intanto la sincerità è, afferma Carlyle, la vera caratteristica dell’Eroe. Perciò non abbiamo più da qualche tempo degli eroi. Ne avremo? Maometto e Cristo, Dante e Goethe, Victor Hugo e Carlyle, Lutero e Cromwel, ecco i riassuntori di secoli titanici. Resta una speranza. Chi mai potrebbe negarla sia pure come ultimo gesto, ultimo respiro? La colomba nelle ore vespertine, tornava a Noè, portando un ramo d’olivo di virenti frondule, e Noè comprese che le acque sulla terra erano cessate, che si propagava l’impero della pace.
A messager, che porta olivo,
tragge la gente per udir novelle.
(Purgatorio)
Affinché si possa dire che è tornato:
Il dolce tempo che riscalda i colli
E che gli fa tornar di bianco in verde
Perché gli cuopre di fioretti e d’erba.
(Riccardo Alfonso)

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Apriamo un dibattito sul nostro futuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Da anni, oramai, siamo portati a concentrare la nostra attenzione più sul presente e molto meno sul futuro. Siamo preoccupati per il clima ma nel momento in cui dovremmo prendere delle importanti decisioni ci dilunghiamo in noiosi e lunghi dibattiti che lasciano il tempo che trovano. Lo stesso accade se pensiamo al sociale, alla povertà nel mondo, alla salute, all’istruzione e all’evoluzione tecnologica in atto.
Ci rendiamo “fumosamente” conto che dobbiamo mettere mano a un progetto d’ampio respiro se vogliamo che l’umanità non imbocchi il tunnel del non ritorno, ma anche in questo caso ci accontentiamo di qualche accenno come se quanto accade intorno a noi non ci riguarda direttamente eppure si riverberano in noi momenti di consapevolezza dei gravi errori che stiamo commettendo nel rendere le condizioni di vita sempre più precarie. Ma spesso queste riflessioni si rivelano un attimo fuggente prima di rituffarci nei problemi che ci legano al contingente: lo studio, il lavoro, la mobilità, il modo di tenere in piedi il nostro budget che inesorabilmente si assottiglia, l’assistenza sanitaria e via di questo passo. Una donna, che a giorni partorirà, mi confessava i suoi timori sul futuro del nascituro e si chiedeva se aveva fatto bene a volerlo e se non fosse stato solo il frutto del suo egoismo.
Tutto questo dovrebbe indurci ad agire, a ricercare un cambiamento, a lavorare con impegno per realizzarlo all’istante. Si tratta, ovviamente, di un aspetto che va a monte del problema. Dovremmo da subito instillare nei nostri figli una visione della vita più votata ai valori e molto meno ai suoi aspetti edonistici nel senso del piacere immediato a prescindere. Se partiamo, infatti, dal concetto che l’umanità debba farsi carico di due diritti fondamentali quali il diritto alla vita e a vivere dovremmo comprendere sino in fondo il modulo di vita che si richiede. Come possiamo, infatti, garantire la vita per chi nasce nella povertà? Per chi è generato in una terra inospitale e gli è impedito di cercare luoghi diversi e spesso per via del colore della sua pelle? E allora ci chiediamo perché il diritto a vivere non garantisce a tutti, indistintamente, un’infanzia affrancata dalla miseria, un’istruzione e un’assistenza sanitaria adeguate? Un tetto sotto cui ripararsi e da adulto un lavoro sicuro e una vecchiaia serena? Perché anche nelle città dell’opulenza vi sono migliaia di persone che non hanno una casa e dormono sotto i ponti o nei rifugi d’emergenza? Perché un giovane deve tenderti la mano per chiederti un obolo per la sua sopravvivenza? E poi ci meravigliamo se una tale condizione suscita in alcune vittime uno stimolo alla rivolta, a riscattare la sua dignità umiliata con la violenza? Questo è un presente che non può avere un futuro senza suscitare la ribellione, senza generare instabilità e conflitti regionali cruenti. Dobbiamo proporci un avvenire diverso prima che sia troppo tardi per arrivarci. E’ la sola strada se vogliamo guardare i nostri figli e sorridere alla loro vita e al come cerchiamo di costruirla facendo ammenda dei nostri errori. (Riccardo Alfonso)

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Appello a chi ha a cuore il futuro degli italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 27 luglio 2019

“L’appello rilanciato da Giorgia Meloni è rivolto a tutti coloro che hanno a cuore il futuro degli italiani, dell’Italia e dei suoi confini. In questi mesi, Fdi ha già accolto e tuttora continua ad accogliere non solo amici di vecchia data che sono tornati con noi, ma anche molti amministratori locali e nazionali, militanti e semplici simpatizzanti che si riconoscono nella coerenza di Fratelli d’Italia e nella difesa dell’identità e della cultura italiana. Con il coraggio di cambiare e con la forza delle idee, FDI potrà essere anche casa loro e anche loro potranno essere decisivi per il futuro della nostra Nazione. A partire da Atreju, che si svolgerà il prossimo settembre a Roma e durante il quale verrà lanciata la seconda fase per un nuovo centrodestra. Insieme a Giorgia Meloni si può: per essere decisivi nel panorama nazionale e per farci rispettare in questa Europa”. Lo dichiara Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati.

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Il futuro della salute attraverso l’utilizzo della tecnologia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

In un Paese dove l’aspettativa di vita è la seconda al mondo e in cui il Sistema Sanitario è alle prese con la gestione delle cronicità legate all’invecchiamento della popolazione, il futuro della salute rappresenta una delle sfide più importanti. E proprio sul futuro della salute è incentrata quest’anno la ricerca condotta dalla società Kantar Health per il Gruppo STADA, rappresentato in Italia da EG S.p.A. e Crinos S.p.A., uno dei primi 10 gruppi del mercato farmaceutico “retail” (fonte: dati IQVIA).
Secondo i dati della ricerca, il 58% dei 2.000 italiani intervistati si dice ottimista sul futuro della salute, ritenendo che il progresso scientifico permetterà di curare molte più patologie nei prossimi anni. Una visione positiva che è propria degli italiani che hanno un livello sociale e di istruzione più elevato, mentre il 20% mostra pessimismo, citando soprattutto le condizioni sociali e i problemi ambientali.Nonostante la scelta di Dr Google (44%) come fonte informativa su tematiche di salute, il 71% degli italiani continua a riconoscere il medico o il farmacista come referenti principali per parlare di salute.
Ai primi sintomi di malessere o di malattia non grave, circa un terzo degli intervistati (32%) si consulta con il farmacista, un dato ben superiore rispetto al 19% del resto d’Europa, mentre un altro terzo ha già le idee chiare su quale trattamento scegliere. Il farmacista si conferma anche il riferimento primario per il 58% degli intervistati in caso di acquisto di un nuovo medicinale: una dimostrazione questa dell’importanza che gli italiani attribuiscono all’aspetto consulenziale, che rappresenta una delle ragioni che porta gli italiani a preferire l’acquisto in farmacia (il 78% degli intervistati), ricorrendo in misura limitata alle proposte on line.In generale gli italiani continuano ad avere fiducia nella medicina convenzionale (66%), affidandosi al consulto con il medico o recandosi in ospedale. Ben due terzi affermano, infatti, come sia particolarmente importante la spiegazione dettagliata e approfondita che il medico può dare durante la visita.La relazione medico-paziente potrebbe però essere rivoluzionata dalla tecnologia: la metà degli intervistati afferma di poter valutare la possibilità di essere curato via webcam dal medico (per una malattia minore), soprattutto i più giovani. Una conferma in tale direzione arriva dal numero significativo di italiani (66%) che sarebbero disponibili a farsi operare con l’ausilio della chirurgia robotica e qui al contrario stupisce che il dato sia più elevato fra le persone più anziane.
In materia di prevenzione c’è molta sensibilità e attenzione: infatti circa la metà degli italiani intervistati afferma di sottoporsi ai test di screening per i tumori del seno, della pelle, del colon o della prostata e la maggioranza cerca di condurre uno stile di vita sano praticando esercizio fisico (51%) e cercando di seguire una dieta nutrizionalmente corretta (61%). Un dato confermato dal fatto che ben il 58% per cento (le donne soprattutto) affermano di aver paura di invecchiare. Gli italiani, inoltre, si dimostrano i più attenti in Europa alla qualità dei cibi, tanto che il 79% cucina pasti freschi ogni giorno.Tra le principali preoccupazioni degli italiani vi è infine l’aumento degli episodi di “burn out”, ovvero lo stato di esaurimento e di logoramento da lavoro che sempre di più caratterizza i paesi occidentali, e il 25% afferma di aver avuto un esaurimento o di essersi sentito molto prossimo a questo stadio.

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Il processo del futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Come sarà la giustizia di domani? In un mondo dove la tecnologia e l’intelligenza artificiale penetrano sempre più profondamente nelle nostre vite, il Professore Jordi Nieva-Fenoll analizza presente e futuro dell’utilizzo di questi strumenti nel suo nuovo libro “Intelligenza artificiale e processo”, edito da Giappichelli con traduzione e prefazione di Paolo Comoglio.In una società dove la maggior parte del lavoro all’interno dei Tribunali viene impiegato per dirimere cause semplici e che vengono risolte in maniera meccanica applicando procedure sistematizzate, Jordi Nieva-Fenoll disegna un futuro dove saranno le macchine a poter svolgere questo tipo di mestiere, eliminando le motivazioni delle sentenze e rendendo la figura dell’avvocato non più necessaria in molti casi.
Negli Stati Uniti già esistono algoritmi in grado di valutare la pericolosità di una persona sulla base delle sue caratteristiche personali, titolo di studio, area di residenza, fedina penale e altri. Questi programmi sono oggi utilizzati solo per reati minori, ma c’è chi pensa a un loro utilizzo anche per casi più complessi, che vedranno addirittura l’eliminazione della presunzione di innocenza: in mancanza di prove gli imputati potranno essere condannati poiché associabili ai profili criminali costruiti dall’algoritmo sulla base dei dati forniti. Un futuro allarmante, e non troppo lontano.
Come evitare quindi il rischio di una giustizia basata su pregiudizi razzisti o il mantenimento di discriminazioni già presenti nella società? Ad esempio, sottolinea Fenoll, i dati ci dicono che negli Stati Uniti i membri di alcune minoranze sono più spesso sottoposti a misure di custodia cautelare. L’algoritmo è dunque portato a considerare queste persone come maggiormente pericolose, aumentando le loro probabilità di condanna.
Oggi tutti questi cambiamenti riguardano soprattutto gli Stati Uniti, ma non è escluso che un giorno possano estendersi anche in Italia per velocizzare il funzionamento dei tribunali. Il controllo umano sarà fondamentale per evitare scenari nei quali non sarà necessario commettere alcun reato per essere condannati e basterà rispondere ai modelli di criminale elaborati dai computer: l’opera di Jordi Nieva-Fenoll costituisce uno strumento importante per fronteggiare queste sfide ed evitare una giustizia discriminatoria, specie verso le minoranze.
Jordi Nieva-Fenoll: Professore ordinario di diritto processuale nell‘Università di Barcellona e Visiting Professor presso diverse università europee e americane. È autore di dieci monografie e di più di cento articoli su svariati argomenti di diritto processuale civile e penale. E’ co-fondatore della collana “Derecho y proceso”.
Paolo Comoglio: Paolo Comoglio è ricercatore in Diritto Processuale Civile presso l’Università di Genova, ove è incaricato dell’insegnamento “Intelligenza artificiale, processo civile e avvocatura”. È autore di vari saggi e di opere monografiche (fra cui, in particolare, “Nuove tecnologie e disponibilità della prova. L’accertamento del fatto nella diffusione delle conoscenze”, Giappichelli, 2018).

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Professioni del futuro: da Statale e Politecnico in arrivo il “genome data scientist”

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

L’Università degli Studi di Milano e il Politecnico di Milano lanciano a partire dal prossimo anno accademico il corso di Laurea Magistrale in Bioinformatics for Computational Genomics, due anni di studio interamente in inglese per fornire avanzate competenze informatiche e ingegneristiche finalizzate all’organizzazione e all’analisi di dati genomici ottenuti attraverso lo studio della biologia cellulare, molecolare, genetica e biochimica.L’introduzione di nuove tecnologie di analisi genomica ed epigenomica, tra le quali spicca il sequenziamento di nuova generazione (NGS), ha infatti rivoluzionato le metodologie di analisi in tutti gli ambiti delle scienze della vita, aprendo ai ricercatori possibilità inimmaginabili fino a pochi anni fa. Grazie a queste tecnologie è possibile ottenere una enorme mole di dati molecolari, la cui gestione e analisi è una delle più grandi sfide nell’ambito big data che l’umanità abbia mai affrontato, di fondamentale importanza per rispondere a domande biologiche di crescente complessità e per comprendere i processi fondamentali alla base della vita, sia in condizioni normali sia patologiche.
“I laureati saranno in grado di affrontare autonomamente le problematiche derivanti dalle moderne scienze biomolecolari quali genomica, trascrittomica, epigenomica e biologia dei sistemi”, spiega Giulio Pavesi, docente di Bioinformatica al Dipartimento di Bioscienze dell’Università Statale e coordinatore del corso. “Una figura professionale di questo tipo è già attualmente molto richiesta nell’ambito della ricerca pubblica, privata, di base e applicata, e i nuovi laureati potranno soddisfare la domanda crescente prevista per i prossimi anni, anche alla luce delle realtà che saranno sviluppate nell’area di Milano, prima tra tutte lo Human Technopole”, conclude Pavesi.“Il Corso di Laurea Magistrale è aperto sia a laureati in discipline computazionali, tra cui i laureati triennali in Ingegneria, sia a laureati in discipline biologiche e biotecnologiche, con un primo semestre diversificato” spiega Marco Masseroli, docente di Bioinformatica del Politecnico di Milano. “Sarà il primo in Italia e uno dei pochissimi in Europa e nel mondo a formare ‘data scientists’ con un profilo realmente multidisciplinare, sempre più richiesti nel mondo del lavoro. Saranno capaci di utilizzare al meglio le più avanzate tecnologie dell’informazione e del ‘machine learning’ per gestire e analizzare i ‘big data’ prodotti dalle moderne biotecnologie. Potranno, tra l’altro, contribuire alla medicina di precisione, ovvero alla determinazione di trattamenti individualizzati in base al profilo genetico dei pazienti”.Ha commentato il Rettore della Statale Elio Franzini: “Questa laurea magistrale rappresenta molto felicemente quanto la strada della collaborazione tra discipline e competenze specialistiche di alto livello ma fino a pochi anni fa considerate lontanissime tra loro, sia preziosa per rispondere alle sfide del futuro, in uno scenario scientifico, medico e sociale in rapidissima evoluzione. In questo senso la partnership tra Università Statale e Politecnico di Milano segna un traguardo di grande rilievo, per i nostri studenti e per la nostra città.” “Non c’è dubbio che lo studio del genoma sia tra le più grandi scommesse di tutti i tempi. – aggiunge Ferruccio Resta, Rettore del Politecnico di Milano – L’uso dei big data e delle tecniche di machine learning consentono infatti un’importante accelerazione che, tuttavia, dobbiamo sapere gestire. Un’ampia quantità di informazioni non è necessariamente sinonimo di un vantaggio o di una risposta funzionale ai problemi. Per questo abbiamo bisogno di unire competenze diverse: quella del biologo, che traccia la direzione, e quelle dell’ingegnere, che conosce a fondo le tecniche computazionali. È solo adottando un approccio interdisciplinare che possiamo rispondere a domande di crescente complessità. Ed è per questo che il Politecnico di Milano e l’Università degli Studi di Milano hanno deciso di fare squadra, di unire le proprie eccellenze, di rivolgere lo sguardo in avanti ai bisogni della ricerca e alle richieste del mercato.”
Le lezioni si svolgeranno in Statale presso Città Studi e al Politecnico in piazza Leonardo da Vinci. Per l’anno 2019/2020 sono disponibili 50 posti (oltre ad altri 10 riservati a cittadini extra UE). Le domande di ammissione vanno presentate entro il 10 luglio, mentre la prova di ammissione si svolgerà il 16 luglio. Tutte le informazioni sono contenute nel bando e nel sito dedicato.

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