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Posts Tagged ‘futuro’

Prima tappa di “Venti di futuro”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

Coinvolgere scolaresche delle medie e delle superiori nella realizzazione di libri illustrati che raccontino la storia dei quartieri della metropoli; riqualificare aree verdi ed ex-fabbriche abbandonate per trasformarle in centri di aggregazione sociale e culturale; sviluppare esperienze di co-housing capaci di dare prospettive di autonomia ai giovani adulti educandoli allo stesso tempo alla cura e alla condivisione dei beni comuni; mettere in rete le esperienze da vivere nella natura anche alle porte delle città. E ancora: riciclare i rifiuti trasformandoli in opere d’arte; creare hub in cui le persone possano portare avanti i propri progetti lavorativi incontrando altri innovatori; realizzare percorsi pedonali attraverso le periferie tra street art, reperti archeologici, verde urbano, panorami e proiezioni cinematografiche; organizzare laboratori di empowerment e conoscenza reciproca per donne straniere e italiane.
Sono queste alcune delle idee di rigenerazione urbana che XX giovani under 35 hanno inviato partecipando alla “call” lanciata da Banca Etica per raccogliere proposte sul tema della rigenerazione urbana.
Gli ideatori dei 12 progetti più convincenti si sono trovati con gli esperti di Banca Etica presso il Museo MAXXI di Roma, con la partecipazione straordinaria di Zerocalcare la cui prima mostra personale è in corso al MAXXI in queste settimane.I candidati hanno partecipato a tavoli di lavoro per trasformare le idee in progetti strutturati che Banca Etica accompagnerà con consulenze e finanziamenti.Le proposte vincitrici riceveranno, oltre a un premio di 1.000 € da utilizzare sulla piattaforma Soci In Rete, assistenza tecnica e accompagnamento allo sviluppo di un piano di fattibilità tecnica e finanziaria per la propria idea, inclusa la ricerca di opportunità di finanziamento in ambito pubblico e privato.“Per festeggiare i primi 20 anni di Banca Etica abbiamo deciso di metterci in ascolto, soprattutto della generazione dei giovani adulti per disegnare insieme a loro il percorso per i prossimi 20 anni di finanza al servizio di uno sviluppo sostenibile che metta le persone al centro”, ha detto la vicepresidente di Banca Etica, Anna fasano che ha partecipato all’incontro.
Dopo l’appuntamento romano ci saranno altre 4 gare di idee per immaginare e costruire un futuro sostenibile, inclusivo e solidale con il sostegno degli strumenti della finanza etica.

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Steven Spielberg: Immagini dal futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 dicembre 2018

Roma domenica 16 dicembre 2018 ore 18 Teatro Palladium Fondazione Roma Tre Piazza Bartolomeo Romano, 8 show conference di Patrizia Genovesi. “Sogno per vivere”: da questo aforisma di Steven Spielberg, maestro del cinema creatore di immagini memorabili che si sono impresse nel corso dei suoi 50 anni di carriera nel nostro subconscio collettivo, la speaker e docente Patrizia Genovesi ha costruito un itinerario multimediale sulla sua vita, opere ed idee che svilupperà in forma di autentico “show-conference” domenica 16 dicembre alle ore 18 al Teatro Palladium di Roma.
Steven Spielberg, immagini dal futuro è dedicato in particolar modo al suo percorso tecnico, alla sua vicenda personale e artistica, alla sua tecnica rivoluzionaria, al suo grande talento come sceneggiatore e regista. Dai valori espressi attraverso un linguaggio inconfondibile, ma in ogni opera sorprendente, allo stile fotografico e all’uso innovativo della luce e del colore, molteplici saranno i temi trattati attraverso il racconto di opere, tra cui A.I., Lincoln, Schindler’s List, Salvate il Soldato Ryan, Minority Report e molti altri.
Il confronto tra Scienza e Fantascienza, Predestinazione e Libertà, Fantastico e Sogno, ma anche l’atto creativo, l’osare avventuroso e il rischio: tutti frammenti di una biografia unica nel suo genere che Patrizia Genovesi, attiva da anni in eventi sinergici tra la fotografia ed altri linguaggi di espressione artistica, dipanerà ritmicamente tra vicenda personale del regista, percorso artistico e specifiche produzioni.
Un format “edu-tainment” atto a mescolare lo stile didattico allo spettacolo, rivolto ad un pubblico multigenerazionale, sia esso cresciuto a “pane e Spielberg” sia esso curioso di scoprire i lati più reconditi e appassionanti di un uomo e artista innamorato della vita e della fantasia che da essa scaturisce.
Patrizia Genovesi è conosciuta al grande pubblico per i ritratti fotografici dei vincitori di premi Nobel, pubblicati dalla stessa Nobel Prize nel proprio sito ufficiale, e che hanno fatto il giro del mondo.

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Quale sarà la PAC del futuro? Cosa e come cambierà dopo il 2020? Che tipo di agricoltura ci aspetterà?

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

A queste domande si è tentato di rispondere oggi, durante il seminario dal titolo L’agricoltura italiana e il nuovo modello di sostegno della PAC post 2020, organizzato dal CREA con il suo Centro di Politiche e Bioeconomia, insieme ad AIEAA, Associazione Italiana di Economia Agraria e Applicata e la rivista Agriregionieuropa.
La nuova agricoltura che la PAC contribuirà a costruire sarà un’agricoltura più resiliente, più sostenibile, più smart. Resiliente grazie ai pagamenti diretti e alle misure di mercato in grado di rafforzare rispettivamente i redditi agricoli e la produzione di beni pubblici e la competitività del sistema agricolo europeo. Sostenibile grazie a nuove e più mirate misure ambientali per contrastare il cambiamento climatico e l’impatto dell’attività agricola sulle risorse naturali: una nuova “architettura verde” in grado di favorire comportamenti sostenibili da parte degli agricoltori per il raggiungimento di target ambientali prefissati. Smart grazie all’impiego di innovazione digitale e tecnologica in grado di armonizzare sostenibilità e produttività, incremento della produzione e corretta gestione delle risorse naturali.
La nuova PAC sarà all’insegna di una maggior autonomia degli Stati membri con proposte concrete di flessibilità a loro vantaggio, più attente ai territori e ai diversi modelli di agricoltura presenti in Europa. E soprattutto in grado di affrontare con rapidità i cambiamenti di un’agricoltura in continuo cambiamento e in evoluzione, in grado anche di armonizzarsi con le politiche europee interconnesse, quali quelle relative all’ambiente, al cambiamento climatico, alla bioeconomia, agli aspetti sociali, all’alimentazione e alla salute.«L’evento di oggi è frutto della preziosa collaborazione tra CREA e AIEAA – ha dichiarato Salvatore Parlato, Presidente del CREA. Si tratta di un esempio felice di collaborazione tra soggetti che operano nella ricerca, legati dal comune bisogno di ricercare strumenti di indagini che consentano un avanzamento nelle analisi sui temi delle politiche agricole e dell’economia».

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Futuro e benessere della mente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

Roma, 24 novembre 2018 ore 8. Pontificia Università Lateranense, Aula Magna, Piazza di S. Giovanni in Laterano, 4. A distanza di un anno dal primo incontro “Chiesa italiana e salute mentale”, il tavolo per la salute mentale organizzato dall’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute si riunisce di nuovo per dibattere un tema centrale: il futuro e il benessere della mente.Dedicare un convegno al futuro e al benessere della mente permette di confrontarsi non solo sui diversi linguaggi e contesti in cui “educare alla felicità”, dal lavoro alla scuola, dalla famiglia al web, ma anche di sviluppare e condividere nuove risorse per operare nel campo della salute mentale con fiducia, speranza e ottimismo.
Tra i partecipanti: Benedetto Farina; Vincenzo Buonomo (Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateranense) on. Giulia Grillo (Ministro della Salute (inv.); Giuseppe Nicolò; Gualtiero Bassetti; Daniele La Barbera; Antonio Vita; Stefano Vicari; Tonino Cantelmi; Carmine Arice; Alberto Siracusano; Paolo Girardi; Francesco Montenegro; Mariangela Lanfredi; Alessandra Laudato; Vincenzo Bassi; Luigi Janiri; Maria Beatrice Toro; Fortunato Di Noto e Michele Ribolsi. L’incontro è rivolto a tutti coloro interessati alla psicologia e al benessere, al mondo delle associazioni e degli istituti cattolici oltre ai professionisti che operano nel campo della salute mentale, psichiatri, neuropsichiatri infantili, psicologi, tecnici della riabilitazione psichiatrica.

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Futuro invisibile, la rivoluzione prossima ventura

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

La vera rivolta contro il sistema, in un mondo che sa tutto di te, è diventare invisibile. Come farlo? È spiegato nel romanzo vincitore del premio Odissea, da oggi nei negozi online. Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti, un’epoca in cui la tecnologia è sempre più pervasiva e la nostra identità, la nostra vita, sempre meno private. Entriamo in un negozio e dopo qualche minuto Facebook ci propone pubblicità dei prodotti che erano in vendita in quel negozio. Ci tracciano, ci ascoltano, sanno tutto di noi e noi diciamo loro tutto, tramite i social, tramite le nostre tracce elettroniche.E allora forse la vera rivolta non sarà opporsi alla globalizzazione, opporsi alla finanza, alle banche, all’autorità, ma semplicemente sparire. Diventare “invisibili”, non lasciare più tracce, costruirsi una vita non solo fuori dagli schemi, ma proprio del tutto fuori dal sistema.È l’idea alla base del romanzo Futuro invisibile, di Emanuele Boccianti e Luca Persiani, un testo ricco di idee, di spunti sociali e filosofici, di teorie, in parte mutuate da fonti reali e in parte originali, che esce oggi in versione ebook e ora è anche in versione cartacea dopo la presentazione in Stranimondi, dove il libro ha vinto la nona edizione del Premio Odissea. Una storia avvincente, personaggi che lasciano il segno, una scrittura scorrevole e curata. Ma soprattutto un libro terminato il quale si fatica a capire se si è letto solo un romanzo o qualcosa di più; forse una traccia per capire meglio il futuro che ci aspetta. (fonte: Fantanews)

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Il mercato del futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 27 ottobre 2018

Roma 30 ottobre 2018 ore 10 via del Poggio Laurentino, 11 la Federazione Imprese di Servizi promuove l’evento “Il mercato del futuro – Il settore dei servizi volano della ripresa economica ed occupazionale”. E’ un un focus sul quadro dell’evoluzione del mercato dei servizi, anche grazie all’intervento del prestigioso economista Giulio Sapelli che terrà la relazione di apertura. L’evento sarà anche occasione per affermare la centralità del settore dei servizi, affrontando con primari rappresentanti delle Istituzioni i nodi da sciogliere e le nuove sfide che attendono questo comparto, temi su cui saranno sollecitati i relatori Massimo Garavaglia, Vice Ministro dell’Economia delle Finanze, Gianni Castelli, Consigliere ARERA, Vannia Gava, Sottosegretario del Ministero Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e Patty L’Abbate, 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Senato, Andrea Fluttero, Presidente FISE UNICIRCULAR e Marco Steardo, Presidente Sezione Rifiuti Speciali, Intermediazione e Bonifiche FISE ASSOAMBIENTE. Diversi gli argomenti al centro del dibattito e di rilevanza strategica per i settori rappresentanti dalla Federazione.

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Il futuro è luminoso, il futuro è digitale

Posted by fidest press agency su sabato, 27 ottobre 2018

A cura del team di gestione del fondo Pictet-Digital.La tecnologia digitale ha radicalmente cambiato le nostre vite nello scorso decennio. Il rapido avanzamento del progresso è destinato a continuare.Nello scorso decennio, da quando è stato lanciato il comparto Pictet-Digital, l’utilizzo globale di internet è più che raddoppiato, gli smartphone sono onnipresenti, mentre il costo di computer e archiviazione dati è crollato. Prendiamo in esame cinque aree del mondo digitale, protagoniste di alcuni tra i maggiori cambiamenti, e che offrono alcune delle opportunità più interessanti per i prossimi 10 anni e oltre.
Intelligenza artificiale (IA) Intelligenza artificiale e learning machine si stanno diffondendo praticamente in ogni ambito. Entro il 2021, Gartner prevede che il 40% dei nuovi applicativi aziendali comprenderà le tecnologie di IA; noi crediamo che tale percentuale potrebbe addirittura avvicinarsi al 100%. Come era prevedibile, l’impatto economico sarà enorme. L’IA potrebbe contribuire per 15.700 miliardi di dollari all’economia mondiale entro il 2030, aumentando del 14% il PIL attraverso una maggiore produttività e maggiori consumi.
2. Internet delle Cose (IoT)Lampadine intelligenti, chiusure senza chiave e sistemi di monitoraggio sanitario che possono contattare il tuo medico ai primi segnali di malattia, sono solo alcuni dei miliardi di dispositivi connessi presenti sul mercato, dispositivi che ci semplificano la vita. Il ricavo annuo del settore IoT potrebbe superare la soglia di 470 miliardi di dollari entro il 2020, mentre si prevede che gli investimenti dal settore raggiungeranno 60.000 miliardi di dollari entro i prossimi 15 anni. Per facilitare la risposta in tempo reale e l’elaborazione di tutti questi dispositivi, l’edge computing diventerà la sola opzione possibile.

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Mercato elettrico italiano: come sarà in futuro?

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

Milano, 16 ottobre 2018 – ore 9.30 Palazzo Turati – Camera di Commercio Via Meravigli 9/B Gli obiettivi di decarbonizzazione, con l’aumento della quota da rinnovabili al 2030, porteranno una trasformazione del mercato elettrico senza precedenti. Al centro di questo cambiamento profondo ci saranno la tecnologia e la digitalizzazione, che stanno già provocando un ripensamento dei modelli di business e creando nuove opportunità. Per accompagnare il mercato elettrico futuro, nasce l’esigenza di definire un nuovo market design con un quadro regolatorio adeguato che possa ridurre, per esempio, i rischi di volatilità dei prezzi. I maggiori player di settore e gli operatori si confronteranno sui cambiamenti in atto.Nel corso dell’incontro Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys, farà il punto su “Il mercato elettrico italiano, tra policy e strategie industriali”.Queste alcune evidenze:
– Le tecnologie rinnovabili ridurranno i costi per i consumatori;
– La sovracapacità derivante dal termoelettrico è solo un ricordo;
– Dopo un lungo periodo di ribassi, i prezzi sono risaliti bruscamente.
La presentazione dello studio sarà seguita dagli interventi di Stefano Besseghini, Arera, e Andrea Peruzy, Acquirente Unico, e da due tavole rotonde con attori del settore. “Comprendere il mercato per investire” Interverranno: Angelo Leonelli, ERG; Carlo Pignoloni, Enel Green Power; Marco Margheri, Edison; Luca Matrone, Intesa S.Paolo; Michele Scandellari, SECI Energia.
“Mercato elettrico, quali scenari, quali prezzi?”
Interverranno: Marco Bruseschi, Consorzi Energia Confindustria; Stefano Cavriani, Ego Trade; Dario Gallanti, Danske Commodities; Simone Lo Nostro, Sorgenia; Giuseppe Pastorino AICEP; Francesco Benvenuto, Falck Renewables.

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L’Albania è il mercato del futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 ottobre 2018

Albania terra promessa per le imprese in cerca di internalizzazione e nuove opportunità di business, in un contesto politico che agevola la crescita e lo sviluppo, facendo registrare numeri da record anche nelle esportazioni. Infatti, secondo dati e proiezioni dell’Università di Harvard, grazie ad un robusto tasso di crescita economica al 4,2%, l’Albania è destinata a raggiungere i livelli di reddito della Germania. I tempi bui della crisi hanno ormai lasciato posto a una nazione che è terreno fertile per gli investitori di tutto il mondo: risorse naturali, semplificazione burocratica e cultura d’impresa fanno del “Paese delle Aquile” una delle sedi più attrattive per le aziende ad alto tasso di know-how tecnologico.L’Italia è da sempre, per prossimità linguistica e culturale, partner privilegiato dell’Albania, e Consulcesi Group, network legale internazionale specializzato nella tutela dei professionisti della sanità, è da anni presente nel Paese e adesso vuole ulteriormente rafforzare le sue attività attraverso Consulcesi Tech, divisione hi-tech specializzata in soluzioni innovative legate alla Blockchain.«Tirana è il simbolo della nuova Albania, una nazione giovane e dinamica che ha saputo innescare un meccanismo virtuoso di sviluppo che a livello internazionale viene addirittura definito ‘il miracolo albanese’. Tutto ciò grazie alle scelte politiche mirate del suo Premier, Edi Rama», spiega Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi Group. L’aumento del debito pubblico per l’impiego in politiche economiche virtuose è infatti al centro del dibattito politico anche in Italia, in particolare dopo l’approvazione del Governo alla nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF).

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Coding girls: Ragazze che programmano il futuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

Roma, 4 ottobre 2018, ore 11 Ambasciata degli Stati Uniti a Roma, sala Young, via Sallustiana 49 Conferenza stampa.Fondazione Mondo Digitale e Ambasciata USA in Italia, in collaborazione con Microsoft, presentano la quinta edizione di Coding Girls, il programma nato per abbattere la distanza di genere in campo tecnologico e avvicinare le giovani donne alle carriere nei settori dell’economia digitale.Sono più di 100 le Coding Girls Ambassador delle scuole superiori che appassioneranno e alleneranno al coding 6.000 coetanee, guidate da Emily Thomforde, la super coach americana esperta in intelligenza artificiale, in una staffetta formativa itinerante dal 6 al 20 novembre in 28 scuole di 7 città italiane: Torino, Milano, Trieste, Roma, Napoli, Salerno e Catania. Con il 2018 la Fondazione Mondo Digitale lancia la collaborazione con i più grandi atenei italiani, che ha l’obiettivo di offrire orientamento universitario e professionale nel settore STEAM a oltre 10.000 ragazze.Con Coding Girls è nata anche l’associazione italiana per la valorizzazione dei talenti femminili, che oggi conta più di 25 hub nelle scuole di tutta Italia.Aprirà la giornata Lewis M. Eisenberg, ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia.Tra i partecipanti Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale, Barbara Cominelli, direttrice Marketing & Operations di Microsoft Italia, Marzia Francisci, General Counsil, American Chamber of Commerce in Italy.
All’evento è stata invitata la Sindaca di Roma Capitale, Virginia Raggi.

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Il futuro delle professioni culturali

Posted by fidest press agency su martedì, 2 ottobre 2018

Roma mercoledì 3 ottobre 2018 – ore 10.00 Associazione Civita, Sala Gianfranco Imperatori Piazza Venezia, 11 si terrà il convegno “Il futuro delle professioni culturali: cosa cambia, cosa resta” promosso da Confassociazioni e dall’Associazione Civita, in merito a trasformazioni e prospettive nell’ambito delle professionalità legate al mondo dei beni culturali, anche a seguito degli effetti che la tecnologia digitale ha prodotto nel settore.“L’Italia è il Paese più importante del mondo per quantità di beni culturali e ambientali – dichiara Angelo Deiana, Presidente di CONFASSOCIAZIONI – tanto che la UE ha inserito questo nostro settore fra le piattaforme di mercato che potranno maggiormente generare più occupazione e più attività, oggi e nel futuro. Anche considerato che, come afferma il World Economic Forum, il 65% dei bambini attualmente in età scolare, da adulti faranno un lavoro che ancora non esiste. Ci troviamo dentro ad uno tsunami digitale dove il punto di forza, per cavalcare l’onda piuttosto che lasciarsi travolgere, risulta il fare rete sempre nell’essere coesi e propositivi. Una caratteristica, questa, insita nel DNA della nostra Confederazione che da sempre tutela e promuove le professioni, favorendo l’incontro tra i diversi attori del mercato del lavoro. CONFASSOCIAZIONI è convinta che le professioni della cultura si troveranno al centro di questo tsunami. Ecco perché, in questa iniziativa, proveremo a rispondere a una domanda semplice ma strategica: quale sarà il ruolo delle professioni soft della cultura nell’era del digitale e delle professioni hard?”
L’incontro, moderato da Adriana Apicella, Direttore Generale di Confassociazioni e Vice Presidente Esecutivo della branch Cultura Spettacolo e Moda, si pone come momento di riflessione concreta riguardo alle professioni del settore cosiddette “storiche” che ancora resistono e a quelle che ci saranno nel prossimo futuro. Al centro, anche il ruolo della formazione, posta a monte del mercato del lavoro stesso ed oggi quanto mai necessaria per consentire ai nostri giovani di accrescere la propria competitività sul mercato globale.
Questi i temi su cui si confronteranno gli ospiti dell’incontro, con l’obiettivo di analizzare il mercato di riferimento ed individuare condizioni ed elementi necessari per incentivare un dialogo convinto e condiviso sia tra le parti che tra pubblico e privato.
Valorizzare in termini strategici e a lungo termine le possibili sinergie fra competenze diverse a vantaggio del nostro patrimonio culturale, costituisce un’opportunità significativa per la crescita economica e sociale del Paese. Per far questo occorrono, però, maggiori risorse, a cominciare da quelle umane e professionali.

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Il centrodestra del futuro ad Atreju

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

Il centrodestra e le sue anime si sono ritrovati ad Atreju per discutere del futuro. Una tavola rotonda dal titolo “Non ci resta che ricostruire” alla quale hanno partecipato Magdi Cristiano Allam, Andrea Augello, Guido Castelli, Edmondo Cirielli, Raffaele Fitto, Nunzia De Girolamo, Stefano Parisi, Ruggero Razza, Vittorio Sgarbi.“C’è la necessità di costruire una grande alleanza, ma attenti a non riciclare – ha detto il deputato e questore della Camera dei Deputati Edmondo Cirielli – serve un’alleanza di popolo e idee. Non dobbiamo fare un contratto di governo, ma un accordo di valori. Un accordo con chi condivida la nostra idea di Italia. E’ chiaro che Fratelli di Italia deve porsi come nucleo forte aggregativo di valori, e non di persone. Le elezioni europee – ha spiegato Cirielli – saranno l’occasione per capire chi davvero vuole rifondare il centrodestra”.“Atreju è luogo di confronto – ha detto Nunzia De Girolamo – non c’è bisogno di ricompattare ma il centrodestra va rifondato. Il voto del 4 marzo ha cambiato equilibri e le Europee saranno una grande sfida, per capire quale Europa: quella di De Gasperi o quella della burocrazia?”. L’ex parlamentare di Forza Italia ha anche chiesto “scusa” per gli errori commessi in passato da Forza Italia, in particolare per il mancato appoggio a Giorgia Meloni nella corsa a sindaco di Roma del 2016: “Con Giorgia sindaco la città sarebbe molto diversa”.“Il vero tema – ha aggiunto l’europarlamentare Raffaele Fitto – è capire in che modo una nuova Europa possa difendere gli interessi nazionali””Fratelli d’Italia è l’unica forza politica che fonda la propria azione politica su dei valori, dei contenuti e che ha una storia: ecco perché può essere il punto di partenza per un nuovo centrodestra”, ha proseguito il deputato di Forza Italia Vittorio Sgarbi.Per l’assessore regionale alla Sanità della Regione Sicilia, Ruggero Razza, esponente del movimento civico siciliano “Diventerà bellissima”, “il governo Musumeci è il modello vincente per il rilancio dell’alleanza di centrodestra”.”Il centrodestra non esiste più – ha commentato Stefano Parisi – Fratelli di Italia non può essere la stampella della Lega. Il centrodestra va ripensato e rifondato e Giorgia Meloni, che ringrazio per avermi sostenuto alle Regionali del Lazio, ha la grande responsabilità di farlo”.Durissimo l’affondo di Andrea Augello contro il Movimento 5 Stelle e le sue politiche assistenzialiste. “Con il reddito di cittadinanza si porta il Paese alla rovina – ha detto – la rifondazione del centrodestra è fondamentale per bloccare questo disegno”.Per Magdi Cristiano Allam “le elezioni europee dovranno essere l’occasione per difendere le radici profonde dell’Europa contro che prova a minarne cultura e tradizioni”.“La rifondazione del centrodestra è fondamentale dopo i governi di centrosinistra che hanno sfasciato il Paese, tagliando servizi e fondi per i Comuni”, ha concluso il sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli.

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Apriamo un dibattito sul nostro futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Da anni, oramai, siamo portati a concentrare la nostra attenzione più sul presente e molto meno sul futuro. Siamo preoccupati per il clima ma nel momento in cui dovremmo prendere delle importanti decisioni ci dilunghiamo in noiosi e lunghi dibattiti che lasciano il tempo che trovano. Lo stesso accade se pensiamo al sociale, alla povertà nel mondo, alla salute, all’istruzione e all’evoluzione tecnologica in atto.
Ci rendiamo “fumosamente” conto che dobbiamo mettere mano a un progetto d’ampio respiro se vogliamo che l’umanità non imbocchi il tunnel del non ritorno, ma anche in questo caso ci accontentiamo di qualche accenno come se quanto accade intorno a noi non ci riguarda direttamente eppure si riverberano in noi momenti di consapevolezza dei gravi errori che stiamo commettendo nel rendere le condizioni di vita sempre più precarie. Spesso queste riflessioni si rivelano un attimo fuggente prima di rituffarci nei problemi che ci legano al contingente: lo studio, il lavoro, la mobilità, il modo di tenere in piedi il nostro budget che inesorabilmente si assottiglia, l’assistenza sanitaria e via di questo passo. Una donna, che a giorni partorirà, mi confessava i suoi timori sul futuro del nascituro e si chiedeva se aveva fatto bene a volerlo e se non fosse stato solo il frutto del suo egoismo.
Tutto questo dovrebbe indurci ad agire, a ricercare un cambiamento, a lavorare con impegno per realizzarlo all’istante. Si tratta, ovviamente, di un aspetto che va a monte del problema. Dovremmo da subito instillare nei nostri figli una visione della vita più votata ai valori e molto meno ai suoi aspetti edonistici nel senso del piacere immediato a prescindere. Se partiamo, infatti, dal concetto che l’umanità debba farsi carico di due diritti fondamentali quali il diritto alla vita e a vivere dovremmo comprendere sino in fondo il modulo di vita che si richiede. Come possiamo, infatti, garantire la vita per chi nasce nella povertà? Per chi è generato in una terra inospitale e gli è impedito di cercare luoghi diversi e spesso per via del colore della sua pelle? E allora ci chiediamo perché il diritto a vivere non garantisce a tutti, indistintamente, un’infanzia affrancata dalla miseria, un’istruzione e un’assistenza sanitaria adeguata? Un tetto sotto cui ripararsi e da adulto un lavoro sicuro e una vecchiaia serena? Perché anche nelle città dell’opulenza vi sono migliaia di persone che non hanno una casa e dormono sotto i ponti o nei rifugi d’emergenza? Perché un giovane deve tenderti la mano per chiederti un obolo per la sua sopravvivenza? E poi ci meravigliamo se una tale condizione suscita in alcune vittime uno stimolo alla rivolta, a riscattare la sua dignità umiliata con la violenza? Questo è un presente che non può avere un futuro senza suscitare la ribellione, senza generare instabilità e conflitti regionali cruenti. Dobbiamo proporci un avvenire diverso prima che sia troppo tardi per arrivarci. E’ la sola strada se vogliamo guardare i nostri figli e sorridere alla loro vita e al come cerchiamo di costruirla facendo ammenda dei nostri errori. (Riccardo Alfonso)

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Tossicologo ambientale: professione del futuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Una delle più note fotografie (o fotomontaggi…) di Charles Darwin lo raffigura mentre “fa le corna” con la mano sinistra, visibilmente preoccupato…Forse il Padre delle teorie evoluzionistiche aveva ben compreso il ruolo dirompente che l’Uomo poteva svolgere negli equilibri naturali della Vita, in questo minuscolo frammento dell’Universo conosciuto. L’evoluzione di qualsiasi vivente è infatti il frutto di una “selezione adattativa” ambientale a partire dalla “variabilità genetica” di ogni specie: se consideriamo che la gran parte della biomassa terrestre è costituita da batteri si comprende, alla luce della velocissima capacità di mutare, propria di organismi dalla vita individuale brevissima, come l’impiego sconsiderato di antibiotici possa aver messo in atto una evoluzione rapidissima e drammaticamente incontrollabile delle specie patogene per l’uomo. L’era antibiotica, iniziata con la scoperta da parte di Fleming della penicillina, forse sta già terminando dopo pochi decenni (un tempo infinitesimale nella storia naturale del fenomeno-vita) e già vediamo all’orizzonte “superbatteri” capaci di sterminare la specie umana, insensibili agli antibiotici, anzi, selezionati proprio dagli antibiotici, utilizzati male in Medicina e soprattutto impiegati sconsideratamente in ambito zootecnico. Nel 2050 i morti si conteranno a milioni ma già oggi le infezioni contratte in ambiente ospedaliero uccidono più di infarti e ictus, mente un nemico invisibile, la Legionella, penetra incontrollato ogni ambiente dove ci sia acqua (impianti idrici, impianti di riscaldamento, impianti di condizionamento), arrivando fino ai polmoni in particelle aerodisperse, per sviluppare una forma di polmonite che diventa letale nei soggetti immunocompromessi. Che fare? La strada della ricerca di nuovi farmaci antibatterici è visibilmente senza uscita (e quand’anche se ne sviluppassero sarebbe solo un altro stimolo adattativo per i batteri), restano solo il rinforzo immunitario (coi suoi limiti: molti farmaci utilizzati per le più svariate patologie presentano come effetto collaterale una compromissione dell’immunità) e, soprattutto, la sistematica disinfezione di ogni ambiente a rischio. Nasce per questo il Corso biennale di “Tossicologo ambientale”, forte della collaborazione fra St. George Campus, Scuola di Formazione, e Infinity Biotech SpA, leader mondiale sulle tecnologie di disinfezione. Il prossimo prossimo 21 settembre parte il primo Corso, biennale e riservato a Diplomati e Laureati, certificante e qualificante ad una Professione di crescente e vitale importanza. Il Corso è articolato in 5 livelli, con altrettante attestazioni. Per informazioni scrivere a radamass1@gmail.com (Prof. M. Radaelli, Responsabile del Corso), per iscrizioni visitare il sito della Scuola: http://www.stgcampus.it

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Khalashnikov: Affidargli il futuro del Pianeta?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Per meglio comprendere l’industria e l’economia globalizzata, ci sembra utile fare riferimento ad un articolo comparso lo scorso 29 agosto sul quotidiano francese “Le Monde”. Il soggetto è l’azienda di origine russa Kalashnikov. Che, oggi, oltre al suo molto conosciuto fucile d’assalto, dopo una recente trasformazione societaria più globale (azionariato, sedi autonome, etc) per le vendite dei suoi prodotti “militari”, con l’aggiunta di una serie di merci a corollario e supporto (souvenir tipo caschi, ombrelli, modellini, etc), sta cercando di affrontare una delle maggiori sfide dell’economia del futuro prossimo, le vetture elettriche.
La prima cosa che ci viene in mente è la possibilità che un’azienda russa possa competere in questo ambito a livello globale e diventare un punto di riferimento. In genere “azienda russa” non è sinonimo di mercato, concorrenza, innovazione (diverso discorso per la futuribilità), perché mediamente siamo portati a considerare la Federazione Russa come chiusa, specialmente dopo il sostanziale fallimento dell’Unione Sovietica. Dobbiamo ricrederci? Per ora ci limitiamo ad un socratico “vedremo”. Prendiamo atto dell’esistente e registriamo i movimenti in corso.
L’ambito industriale dei veicoli elettrici non è certo facile, al momento. Non perché -a nostro avviso- non ci siano i presupposti logici perché sia promettente e di grandi visioni. Pesa come un macigno il fatto che l’economia non è una scienza di per sé, ma il risultato di una serie complessa di fattori che poi si uniscono nella parola economia; tra questi fattori, il principale è quello del guadagno che, come migliaia di studi e dati ci mostrano, non è (in ambito trasporto e non solo) molto armonizzato col problema ecologico e, in particolare, col riscaldamento climatico e le risorse rinnovabili. Il veicolo elettrico non decolla soprattutto perché le aziende (petrolifere e automobilistiche) non hanno nessun interesse a riconvertirsi. Suicide, a nostro avviso…. Ma vaglielo a spiegare per l’ennesima volta, agli industriali del settore e ai governi da loro dipendenti (praticamente tutti nel mondo), che se non cambiano risorse e modelli di produzione, i loro pronipoti dovranno circolare con le maschere a gas, o essere soggetti a malattie inenarrabili, come in un film di cosiddetta fantascienza. Non ti ascoltano. Industriali che sono tali solo per fare soldi tutti e subito, anche continuando a contribuire alla distruzione del Pianeta. E lasciamo stare i tentativi di levare agli industriali la gestione di queste industrie e di affidarle a Stati frutto di utopie filosofiche che dovrebbero svolgere primariamente il pubblico interesse…. già dato, e/o suicidio ancora in corso…. non è un caso che tra i più inquinati di per sé e maggiori contributori al riscaldamento globale, c’é proprio uno di questi Paesi, la Cina; e l’onda lunga dell’Unione Sovietica sulla Russia, non è da poco.
In questo contesto, arriva l’auto e la moto elettrica di Kalashnikov. Che succederà? Le conclusioni dell’articolo del quotidiano “Le Monde” sono in una domanda che sembra un presagio, oltre che di fotografia dell’esistente, anche di tentativo per dire di esserci? “Non si sa quando e se verrà lanciato sul mercato”, scrive il quotidiano parigino. Noi non saremmo così negativi (considerando che forse è solo negativa la nostra lettura di questa conclusione…). Vogliamo essere positivi, anche se con un’amarezza notevole. Cioé: il futuro del nostro equilibrio globale lo affidiamo a chi ha prodotto e produce uno degli strumenti più noti per guerreggiare, l’Ak-47? Quel guerreggiare che è stato il principale responsabile del disastro attuale, politico, umano ed ambientale? Domande e risposte su cui occorre, ovviamente, tornarci sopra. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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L’Italia di ieri e di oggi e con un futuro che tentenna

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

L’Italia sta dinanzi agli occhi del patriota o dello scettico, dell’apostolo o del Giuda, annebbiata dallo sconforto. E’ il Paese che non riesce più a identificarsi con i suoi abitanti. Siamo in questo modo tra due silenzi, il silenzio delle tombe e il silenzio delle stelle: e questa solennità la popoliamo della nostra discorde ed effimera loquacità.
I più non ricordano neppure, anzi non si accorgono, di quest’intima esistenza sacra e la contaminano nelle ambigue vicende giornaliere, sottomettendosi a ciò che trovano sulla terra. Non bisogna certo, con questo intendere, che nella vita occorra essere filosofi nel senso scolastico della parola, o credenti, o anche semplicemente idealisti e studiosi. No. Occorre avere soltanto una pratica coscienza del dovere, umile e disumana parola di magnificenza. In-somma proseguendo nei secoli, sempre più perdiamo il senso della sincerità della vita: l’artificio è misura. Ci reggiamo sui giochi di parole per mascherare l’assenza delle idee; ci aggiriamo sui falsi e contorti sentimenti come sui trampoli. La verità e la franchezza c’inducono ad affermare che l’unità d’Italia fu pagata con la moneta falsa delle promesse e degli inganni. Cavour a Plombiéres forza la mano a Napoleone III ventilandogli l’eventualità che se i mazziniani e i democratici italiani avessero preso l’iniziativa della guerra contro gli austriaci anche gli operai francesi sarebbero insorti contro Napoleone III e poi vi è, per la Francia, la possibilità di aprire ampi mercati in un’Italia unità sotto la bandiera sabauda, alias “cavourriana”. L’ingenuità, la profondità dell’ammirazione e della venerazione, ecco i sentimenti a noi conosciuti. Intanto la sincerità è, afferma Carlyle, la vera caratteristica dell’Eroe. Perciò non abbiamo più da qualche tempo degli eroi. Ne avremo? Maometto e Cristo, Dante e Goethe, Victor Hugo e Carlyle, Lutero e Cromwel, ecco i riassuntori di secoli titanici. Resta una speranza. Chi mai potrebbe negarla sia pure come ultimo gesto, ultimo respiro? La colomba nelle ore vespertine, tornava a Noè, portando un ramo d’olivo di virenti frondule, e Noè comprese che le acque sulla terra erano cessate, che si propagava l’impero della pace.
A messager, che porta olivo,
tragge la gente per udir novelle.
(Purgatorio)
Affinché si possa dire che è tornato:
Il dolce tempo che riscalda i colli
E che gli fa tornar di bianco in verde
Perché gli cuopre di fioretti e d’erba.
(Riccardo Alfonso)

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Il caso Italia tra un occhio che guarda al futuro e l’altro che fa l’occhiolino al passato

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

In altre parole ciò che è deteriore, in Italia, dipende dal fatto che ci troviamo al cospetto di un sistema ben oliato in grado di rendere tutto difficile, se non impossibile, ciò che non fa comodo ai padroni del vapore. Intendiamo con ciò affermare che la classe politica non è oggi in grado di avere la forza sufficiente per competere alla pari con i forti interessi di categoria. Il capitalismo italiano, per esempio, si è innestato nei secoli sulle reti di rapporti familiari. Ciò crea una forma di conservatorismo economico che non permette altri sbocchi. In questo modo ritorniamo sempre al punto di partenza con l’aggiunta di un’altra manciata di leggi che tendono sempre di più a confondere il quadro normativo, già complicato per suo conto, con le sue oltre duecentomila leggi e quattrocento mila regolamenti e disposizioni regionali, provinciali e comunali. Dovremmo considerarle una naturale gerarchia delle fonti, ma non è così. La voglia di chiarire, di spiegare, di precisare, è tale e tanta che alla fine si rischia di tradire non solo lo spirito della legge, alla quale i regolamenti puntigliosamente fanno richiamo, ma di alterarla e di confonderla. Una governance, quindi, volta a imporre una direttiva senza provocare cavillosità d’ordine amministrativo e procedurale è valida, ovviamente, solo se il suo fine è questo e non altro. In tal modo gli italiani si troverebbero al cospetto di un’autorità ben individuabile, disposta ad assumere pieni poteri ma nello stesso tempo “saggia” e “avveduta” nel calarsi nelle fattispecie pratiche. Oggi, per contro, il lobbismo è imperante. Prevalgono gli interessi corporativi rispetto a quelli competitivi. Ognuno cerca di far prevalere le proprie tesi ed è, persino, disposto a fondare un movimento o un partito o una corrente o una fazione, pur d’avere la sua porzione di “audience” tra chi bivacca nei saloni del palazzo. Il risultato è la paralisi politica e istituzionale.
Ecco perché talune “democrazie” sono o sono andate o andranno in crisi. Manca per esse, a un certo punto del loro divenire, il necessario raccordo tra il mandante e il mandatario. Il rischio è evidente: ognuno delle parti usa un linguaggio incomprensibile all’altra, sino a sfociare in un’aperta diffidenza per istituti nati e gestiti soprattutto per la tutela dei cittadini. Così abbiamo un fisco non giusto ma prepotente e vessatore. Così abbiamo una giustizia terribile con i deboli e timorosa con i forti. Così abbiamo una scuola che non riesce a educare per la vita e si arrampica sulla china accidentata delle utopie. Così abbiamo un governo del paese che non sa comprendere le attese e le aspirazioni di un popolo pur avendo da esso avuto il mandato per governare. Ecco perché si parla della crisi di un sistema. Ecco perché si discetta sulle incomprensioni, sul malessere, sulla rivolta di un popolo. Questi, e mi riferisco sempre all’Italia, non è stato nemmeno educato a stare unito per comune identità culturale e geografica d’ideali.
Vi è stata, semplicemente, la pretesa d’individuare un possibile territorio quale area per costituire una specifica sovranità nazionale, a prescindere. (Riccardo Alfonso)

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I secoli che sono riusciti ad aprire una porta sul futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Il XVIII secolo fu il periodo per una svolta significativa, sotto vari punti di vista, per gli Stati e per le popolazioni che vi vivevano. Sino allora le nazioni si erano accresciute tanto lentamente che mancava qualsiasi punto di riferimento per misurare il loro sviluppo. L’inversione di tendenza incominciò dalla metà del Settecento con un grande stimolo nella natalità. Da qui Malthus in Inghilterra, trasse le note deduzioni che consentirono agli storici d’oggi di parlare di una “rivoluzione demografica” dei tempi moderni. Basti pensare che in cinquanta anni la Prussia raddoppiò la sua popolazione. Da qui, probabilmente, partì l’ascesa dell’influenza prussiana dato che gli eserciti, che si schieravano, misuravano la loro potenza nel numero delle forze messe in campo oltre che dal perfezionamento sull’uso del cannone e, più in generale, sull’efficacia dei nuovi armamenti.
Va solo aggiunto che le battaglie di quel tempo mostrarono, almeno agli inizi, l’incapacità dei loro generali di saper cogliere al meglio l’innovazione tecnologica e l’ampiezza distruttrice e il modo d’impiegare tali risorse sul piano pratico. Solo chi seppe per primo rompere tali schemi ebbe la possibilità di sbaragliare l’avversario. Sono, infatti, da manuale le nuove tecniche militari introdotte dagli antichi prima dei romani, e poi da questi ultimi e ancora da Napoleone e ai tempi di Hitler, nella seconda guerra mondiale, e sino ai giorni nostri.
E’ da ricordare, a questo riguardo, che la più antica tattica di combattimento faceva di ogni uomo in armi, una torre metallica che si muoveva con difficoltà e lentezza sul terreno. Ogni guerriero combatteva individualmente, ma ben presto ci si rese conto che occorreva sostituire il guerriero “eroico”, ad armatura pesantissima, con soldati dotati di corazzature leggere sostituendo il cuoio al metallo nelle parti meno esposte. L’evidente debolezza del novello equipaggiamento individuale fu compensata da nuove regole che imponevano solidarietà e reciproco sostegno tra i combattenti mettendoli a spalla a spalla in modo che lo scudo del vicino, in qualche modo, lo riparasse mentre l’impiego di una lunga lancia gli serviva per tenere lontano l’avversario. Si fece, altresì, un uso più pratico della cavalleria per appoggiare e per affiancare la battaglia ingaggiata dalla fanteria. E’ un aspetto che non riguarda solo i combattimenti terrestri ma anche quelli marittimi e la maniera con cui, ad esempio, i musulmani attaccavano le coste italiane, dall’800 d.C. in poi, stabilendo delle teste di ponte, delle colonie, dei campi trincerati da utilizzare come punti di approdo e deposito delle loro rapine. La risposta degli aggrediti non si fece attendere. I paesi si trasformarono. Le terre si coprirono di castelli e di torri, le popolazioni aggredite e rapinate si difendevano non più in campo aperto ma dentro le città fortificate. Riecheggiavano in qualche modo, a distanza di secoli, le difese messe a punto lungo le coste della Normandia, nel XX secolo, dai tedeschi per scoraggiare un possibile sbarco degli alleati dalla vicina Gran Bretagna. In luogo dei castelli troviamo i bunker e dalle feritoie non ci si difendeva con gli archi e le frecce ma con le mitragliatrici mentre l’avversario faceva uso di lancia fiamme, di cariche di esplosivo montate su tubi di ferro e di bombe a mano, da infilare nelle strette aperture, per avere ragione della resistenza degli occupanti. In caso contrario sarebbe stato più difficile neutralizzare casematte corazzate realizzate con colate di cemento armato di grande spessore e ben camuffate per renderle poco visibili sia dal cielo sia al nemico mentre questi avanzava superando un dosso o si accingeva a raggiungere la cima di una collina. Possiamo, allo stesso modo, sostituire le teste di ponte e le colonie degli invasori al lancio di paracadutisti dietro le linee nemiche, e con il supporto dei partigiani, per scompaginare le retrovie e ridurre le potenzialità reattive nei confronti degli assalitori provenienti dal mare. Così mentre parliamo di combattimenti individuali e collettivi, di strategie militari, di tecniche sempre più sofisticate e messe a punto per disorientare il nemico come è accaduto con l’impiego da parte dei cartaginesi, ai tempi di Annibale, degli elefanti per frastornare i soldati romani che si disponevano in combattimento secondo la celeberrima testudo (testuggine), una formazione ritenuta impenetrabile, non possiamo dimenticare che la storia dell’umanità, sin dai suoi primordi, ha cercato di affermare il primato della ragione e dei suoi principi spirituali e, di conseguenza, ne ha legittimato la facoltà di comando politico e di sovranità. Tutto questo non è avvenuto in tempi brevi, ma si è proceduto per gradi e, sovente, con lunghe pause e persino con clamorosi arretramenti. (Riccardo Alfonso)

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Il futuro dell’agricoltura è senza dubbio nell’agroecologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 agosto 2018

Questo perché – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – attraverso di essa è possibile debellare l’inquinamento da ammoniaca (cresciuto dello 0,5% dal 2015 e del 2% dal 2014) e recuperare un rapporto sano e virtuoso con l’ambiente.Il settore primario – continua Tiso – deve rappresentare un modello di crescita e sviluppo da prendere ad esempio per il prossimo futuro, anche perché, se seguito dalla politica, ne ha tutte le opportunità per diventarlo.Come detto però – continua Tiso – per riuscire in questo processo il mondo agricolo ha bisogno che le istituzioni nazionali ed europee si assumano il coraggio di prendere scelte radicali, tra le quali quella di cancellare (anche in forma di allevamento) l’agricoltura intensiva e di non assegnare i contributi Pac alle aziende che superano i livelli di inquinamento consentiti dalla legge.Per noi di Confeuro – conclude Tiso – il vero connubio del futuro dovrà essere quello tra comparto agroalimentare e ambiente; ed è per questo che insistiamo con forza sulla necessità di puntare sull’agroecologia e su quelle risorse umane, spesso composte da under 40, che intendo intraprendere questo percorso.

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La micro imprenditorialità ha un futuro?

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Per noi può essere un modo per assicurarsi il futuro interpretando in misura innovativa, e non solo subalterna, il voler contribuire a costituire legami forti e di reciproco interesse con le imprese maggiori.
Sotto questo profilo la micro imprenditorialità può riproporsi nelle classi più giovani, le quali in assenza di un lavoro tradizionalmente inteso, potrebbero rivolgersi alla riscoperta delle professioni di una volta ma riesumandole in modo nuovo ed originale. Penso alla combinata turismo-artigianato-agricoltura.
Questo discorso vale soprattutto nel Meridione d’Italia, dove è più alta la disoccupazione giovanile e tale impulso può provenire da chi potrebbe mettere da parte lo scetticismo sul futuro della loro piccolissima impresa per indurre i figli a ricercare nuovi spazi operativi, gestionali e di mercato. E’ un discorso, se vogliamo, solo in apparenza complesso. Talvolta ci manca la volontà di non abbandonare la presa continuando a coltivare/dissodare un terreno socio-economico potenzialmente fertile e che potrebbe offrire, con i giusti fertilizzanti, nuovi germogli di vita imprenditoriale.
Quanto illustrato ha due soli sbocchi: o sono parole in balia del vento che le disperde e resteremo come i classici pifferi che andarono per suonare e furono suonati oppure sappiamo trovare la volontà e la determinazione di costruire un mondo rinnovato e migliore. Un mondo fatto di tante cose ma non certo a prescindere da una profonda ricerca dei valori spirituali e nella tenace determinazione in ciò che si crede e s’intende portare avanti. (Riccardo Alfonso)

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