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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘futuro’

Mercato elettrico italiano: come sarà in futuro?

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

Milano, 16 ottobre 2018 – ore 9.30 Palazzo Turati – Camera di Commercio Via Meravigli 9/B Gli obiettivi di decarbonizzazione, con l’aumento della quota da rinnovabili al 2030, porteranno una trasformazione del mercato elettrico senza precedenti. Al centro di questo cambiamento profondo ci saranno la tecnologia e la digitalizzazione, che stanno già provocando un ripensamento dei modelli di business e creando nuove opportunità. Per accompagnare il mercato elettrico futuro, nasce l’esigenza di definire un nuovo market design con un quadro regolatorio adeguato che possa ridurre, per esempio, i rischi di volatilità dei prezzi. I maggiori player di settore e gli operatori si confronteranno sui cambiamenti in atto.Nel corso dell’incontro Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys, farà il punto su “Il mercato elettrico italiano, tra policy e strategie industriali”.Queste alcune evidenze:
– Le tecnologie rinnovabili ridurranno i costi per i consumatori;
– La sovracapacità derivante dal termoelettrico è solo un ricordo;
– Dopo un lungo periodo di ribassi, i prezzi sono risaliti bruscamente.
La presentazione dello studio sarà seguita dagli interventi di Stefano Besseghini, Arera, e Andrea Peruzy, Acquirente Unico, e da due tavole rotonde con attori del settore. “Comprendere il mercato per investire” Interverranno: Angelo Leonelli, ERG; Carlo Pignoloni, Enel Green Power; Marco Margheri, Edison; Luca Matrone, Intesa S.Paolo; Michele Scandellari, SECI Energia.
“Mercato elettrico, quali scenari, quali prezzi?”
Interverranno: Marco Bruseschi, Consorzi Energia Confindustria; Stefano Cavriani, Ego Trade; Dario Gallanti, Danske Commodities; Simone Lo Nostro, Sorgenia; Giuseppe Pastorino AICEP; Francesco Benvenuto, Falck Renewables.

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L’Albania è il mercato del futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 ottobre 2018

Albania terra promessa per le imprese in cerca di internalizzazione e nuove opportunità di business, in un contesto politico che agevola la crescita e lo sviluppo, facendo registrare numeri da record anche nelle esportazioni. Infatti, secondo dati e proiezioni dell’Università di Harvard, grazie ad un robusto tasso di crescita economica al 4,2%, l’Albania è destinata a raggiungere i livelli di reddito della Germania. I tempi bui della crisi hanno ormai lasciato posto a una nazione che è terreno fertile per gli investitori di tutto il mondo: risorse naturali, semplificazione burocratica e cultura d’impresa fanno del “Paese delle Aquile” una delle sedi più attrattive per le aziende ad alto tasso di know-how tecnologico.L’Italia è da sempre, per prossimità linguistica e culturale, partner privilegiato dell’Albania, e Consulcesi Group, network legale internazionale specializzato nella tutela dei professionisti della sanità, è da anni presente nel Paese e adesso vuole ulteriormente rafforzare le sue attività attraverso Consulcesi Tech, divisione hi-tech specializzata in soluzioni innovative legate alla Blockchain.«Tirana è il simbolo della nuova Albania, una nazione giovane e dinamica che ha saputo innescare un meccanismo virtuoso di sviluppo che a livello internazionale viene addirittura definito ‘il miracolo albanese’. Tutto ciò grazie alle scelte politiche mirate del suo Premier, Edi Rama», spiega Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi Group. L’aumento del debito pubblico per l’impiego in politiche economiche virtuose è infatti al centro del dibattito politico anche in Italia, in particolare dopo l’approvazione del Governo alla nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF).

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Coding girls: Ragazze che programmano il futuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

Roma, 4 ottobre 2018, ore 11 Ambasciata degli Stati Uniti a Roma, sala Young, via Sallustiana 49 Conferenza stampa.Fondazione Mondo Digitale e Ambasciata USA in Italia, in collaborazione con Microsoft, presentano la quinta edizione di Coding Girls, il programma nato per abbattere la distanza di genere in campo tecnologico e avvicinare le giovani donne alle carriere nei settori dell’economia digitale.Sono più di 100 le Coding Girls Ambassador delle scuole superiori che appassioneranno e alleneranno al coding 6.000 coetanee, guidate da Emily Thomforde, la super coach americana esperta in intelligenza artificiale, in una staffetta formativa itinerante dal 6 al 20 novembre in 28 scuole di 7 città italiane: Torino, Milano, Trieste, Roma, Napoli, Salerno e Catania. Con il 2018 la Fondazione Mondo Digitale lancia la collaborazione con i più grandi atenei italiani, che ha l’obiettivo di offrire orientamento universitario e professionale nel settore STEAM a oltre 10.000 ragazze.Con Coding Girls è nata anche l’associazione italiana per la valorizzazione dei talenti femminili, che oggi conta più di 25 hub nelle scuole di tutta Italia.Aprirà la giornata Lewis M. Eisenberg, ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia.Tra i partecipanti Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale, Barbara Cominelli, direttrice Marketing & Operations di Microsoft Italia, Marzia Francisci, General Counsil, American Chamber of Commerce in Italy.
All’evento è stata invitata la Sindaca di Roma Capitale, Virginia Raggi.

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Il futuro delle professioni culturali

Posted by fidest press agency su martedì, 2 ottobre 2018

Roma mercoledì 3 ottobre 2018 – ore 10.00 Associazione Civita, Sala Gianfranco Imperatori Piazza Venezia, 11 si terrà il convegno “Il futuro delle professioni culturali: cosa cambia, cosa resta” promosso da Confassociazioni e dall’Associazione Civita, in merito a trasformazioni e prospettive nell’ambito delle professionalità legate al mondo dei beni culturali, anche a seguito degli effetti che la tecnologia digitale ha prodotto nel settore.“L’Italia è il Paese più importante del mondo per quantità di beni culturali e ambientali – dichiara Angelo Deiana, Presidente di CONFASSOCIAZIONI – tanto che la UE ha inserito questo nostro settore fra le piattaforme di mercato che potranno maggiormente generare più occupazione e più attività, oggi e nel futuro. Anche considerato che, come afferma il World Economic Forum, il 65% dei bambini attualmente in età scolare, da adulti faranno un lavoro che ancora non esiste. Ci troviamo dentro ad uno tsunami digitale dove il punto di forza, per cavalcare l’onda piuttosto che lasciarsi travolgere, risulta il fare rete sempre nell’essere coesi e propositivi. Una caratteristica, questa, insita nel DNA della nostra Confederazione che da sempre tutela e promuove le professioni, favorendo l’incontro tra i diversi attori del mercato del lavoro. CONFASSOCIAZIONI è convinta che le professioni della cultura si troveranno al centro di questo tsunami. Ecco perché, in questa iniziativa, proveremo a rispondere a una domanda semplice ma strategica: quale sarà il ruolo delle professioni soft della cultura nell’era del digitale e delle professioni hard?”
L’incontro, moderato da Adriana Apicella, Direttore Generale di Confassociazioni e Vice Presidente Esecutivo della branch Cultura Spettacolo e Moda, si pone come momento di riflessione concreta riguardo alle professioni del settore cosiddette “storiche” che ancora resistono e a quelle che ci saranno nel prossimo futuro. Al centro, anche il ruolo della formazione, posta a monte del mercato del lavoro stesso ed oggi quanto mai necessaria per consentire ai nostri giovani di accrescere la propria competitività sul mercato globale.
Questi i temi su cui si confronteranno gli ospiti dell’incontro, con l’obiettivo di analizzare il mercato di riferimento ed individuare condizioni ed elementi necessari per incentivare un dialogo convinto e condiviso sia tra le parti che tra pubblico e privato.
Valorizzare in termini strategici e a lungo termine le possibili sinergie fra competenze diverse a vantaggio del nostro patrimonio culturale, costituisce un’opportunità significativa per la crescita economica e sociale del Paese. Per far questo occorrono, però, maggiori risorse, a cominciare da quelle umane e professionali.

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Il centrodestra del futuro ad Atreju

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

Il centrodestra e le sue anime si sono ritrovati ad Atreju per discutere del futuro. Una tavola rotonda dal titolo “Non ci resta che ricostruire” alla quale hanno partecipato Magdi Cristiano Allam, Andrea Augello, Guido Castelli, Edmondo Cirielli, Raffaele Fitto, Nunzia De Girolamo, Stefano Parisi, Ruggero Razza, Vittorio Sgarbi.“C’è la necessità di costruire una grande alleanza, ma attenti a non riciclare – ha detto il deputato e questore della Camera dei Deputati Edmondo Cirielli – serve un’alleanza di popolo e idee. Non dobbiamo fare un contratto di governo, ma un accordo di valori. Un accordo con chi condivida la nostra idea di Italia. E’ chiaro che Fratelli di Italia deve porsi come nucleo forte aggregativo di valori, e non di persone. Le elezioni europee – ha spiegato Cirielli – saranno l’occasione per capire chi davvero vuole rifondare il centrodestra”.“Atreju è luogo di confronto – ha detto Nunzia De Girolamo – non c’è bisogno di ricompattare ma il centrodestra va rifondato. Il voto del 4 marzo ha cambiato equilibri e le Europee saranno una grande sfida, per capire quale Europa: quella di De Gasperi o quella della burocrazia?”. L’ex parlamentare di Forza Italia ha anche chiesto “scusa” per gli errori commessi in passato da Forza Italia, in particolare per il mancato appoggio a Giorgia Meloni nella corsa a sindaco di Roma del 2016: “Con Giorgia sindaco la città sarebbe molto diversa”.“Il vero tema – ha aggiunto l’europarlamentare Raffaele Fitto – è capire in che modo una nuova Europa possa difendere gli interessi nazionali””Fratelli d’Italia è l’unica forza politica che fonda la propria azione politica su dei valori, dei contenuti e che ha una storia: ecco perché può essere il punto di partenza per un nuovo centrodestra”, ha proseguito il deputato di Forza Italia Vittorio Sgarbi.Per l’assessore regionale alla Sanità della Regione Sicilia, Ruggero Razza, esponente del movimento civico siciliano “Diventerà bellissima”, “il governo Musumeci è il modello vincente per il rilancio dell’alleanza di centrodestra”.”Il centrodestra non esiste più – ha commentato Stefano Parisi – Fratelli di Italia non può essere la stampella della Lega. Il centrodestra va ripensato e rifondato e Giorgia Meloni, che ringrazio per avermi sostenuto alle Regionali del Lazio, ha la grande responsabilità di farlo”.Durissimo l’affondo di Andrea Augello contro il Movimento 5 Stelle e le sue politiche assistenzialiste. “Con il reddito di cittadinanza si porta il Paese alla rovina – ha detto – la rifondazione del centrodestra è fondamentale per bloccare questo disegno”.Per Magdi Cristiano Allam “le elezioni europee dovranno essere l’occasione per difendere le radici profonde dell’Europa contro che prova a minarne cultura e tradizioni”.“La rifondazione del centrodestra è fondamentale dopo i governi di centrosinistra che hanno sfasciato il Paese, tagliando servizi e fondi per i Comuni”, ha concluso il sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli.

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Apriamo un dibattito sul nostro futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Da anni, oramai, siamo portati a concentrare la nostra attenzione più sul presente e molto meno sul futuro. Siamo preoccupati per il clima ma nel momento in cui dovremmo prendere delle importanti decisioni ci dilunghiamo in noiosi e lunghi dibattiti che lasciano il tempo che trovano. Lo stesso accade se pensiamo al sociale, alla povertà nel mondo, alla salute, all’istruzione e all’evoluzione tecnologica in atto.
Ci rendiamo “fumosamente” conto che dobbiamo mettere mano a un progetto d’ampio respiro se vogliamo che l’umanità non imbocchi il tunnel del non ritorno, ma anche in questo caso ci accontentiamo di qualche accenno come se quanto accade intorno a noi non ci riguarda direttamente eppure si riverberano in noi momenti di consapevolezza dei gravi errori che stiamo commettendo nel rendere le condizioni di vita sempre più precarie. Spesso queste riflessioni si rivelano un attimo fuggente prima di rituffarci nei problemi che ci legano al contingente: lo studio, il lavoro, la mobilità, il modo di tenere in piedi il nostro budget che inesorabilmente si assottiglia, l’assistenza sanitaria e via di questo passo. Una donna, che a giorni partorirà, mi confessava i suoi timori sul futuro del nascituro e si chiedeva se aveva fatto bene a volerlo e se non fosse stato solo il frutto del suo egoismo.
Tutto questo dovrebbe indurci ad agire, a ricercare un cambiamento, a lavorare con impegno per realizzarlo all’istante. Si tratta, ovviamente, di un aspetto che va a monte del problema. Dovremmo da subito instillare nei nostri figli una visione della vita più votata ai valori e molto meno ai suoi aspetti edonistici nel senso del piacere immediato a prescindere. Se partiamo, infatti, dal concetto che l’umanità debba farsi carico di due diritti fondamentali quali il diritto alla vita e a vivere dovremmo comprendere sino in fondo il modulo di vita che si richiede. Come possiamo, infatti, garantire la vita per chi nasce nella povertà? Per chi è generato in una terra inospitale e gli è impedito di cercare luoghi diversi e spesso per via del colore della sua pelle? E allora ci chiediamo perché il diritto a vivere non garantisce a tutti, indistintamente, un’infanzia affrancata dalla miseria, un’istruzione e un’assistenza sanitaria adeguata? Un tetto sotto cui ripararsi e da adulto un lavoro sicuro e una vecchiaia serena? Perché anche nelle città dell’opulenza vi sono migliaia di persone che non hanno una casa e dormono sotto i ponti o nei rifugi d’emergenza? Perché un giovane deve tenderti la mano per chiederti un obolo per la sua sopravvivenza? E poi ci meravigliamo se una tale condizione suscita in alcune vittime uno stimolo alla rivolta, a riscattare la sua dignità umiliata con la violenza? Questo è un presente che non può avere un futuro senza suscitare la ribellione, senza generare instabilità e conflitti regionali cruenti. Dobbiamo proporci un avvenire diverso prima che sia troppo tardi per arrivarci. E’ la sola strada se vogliamo guardare i nostri figli e sorridere alla loro vita e al come cerchiamo di costruirla facendo ammenda dei nostri errori. (Riccardo Alfonso)

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Tossicologo ambientale: professione del futuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Una delle più note fotografie (o fotomontaggi…) di Charles Darwin lo raffigura mentre “fa le corna” con la mano sinistra, visibilmente preoccupato…Forse il Padre delle teorie evoluzionistiche aveva ben compreso il ruolo dirompente che l’Uomo poteva svolgere negli equilibri naturali della Vita, in questo minuscolo frammento dell’Universo conosciuto. L’evoluzione di qualsiasi vivente è infatti il frutto di una “selezione adattativa” ambientale a partire dalla “variabilità genetica” di ogni specie: se consideriamo che la gran parte della biomassa terrestre è costituita da batteri si comprende, alla luce della velocissima capacità di mutare, propria di organismi dalla vita individuale brevissima, come l’impiego sconsiderato di antibiotici possa aver messo in atto una evoluzione rapidissima e drammaticamente incontrollabile delle specie patogene per l’uomo. L’era antibiotica, iniziata con la scoperta da parte di Fleming della penicillina, forse sta già terminando dopo pochi decenni (un tempo infinitesimale nella storia naturale del fenomeno-vita) e già vediamo all’orizzonte “superbatteri” capaci di sterminare la specie umana, insensibili agli antibiotici, anzi, selezionati proprio dagli antibiotici, utilizzati male in Medicina e soprattutto impiegati sconsideratamente in ambito zootecnico. Nel 2050 i morti si conteranno a milioni ma già oggi le infezioni contratte in ambiente ospedaliero uccidono più di infarti e ictus, mente un nemico invisibile, la Legionella, penetra incontrollato ogni ambiente dove ci sia acqua (impianti idrici, impianti di riscaldamento, impianti di condizionamento), arrivando fino ai polmoni in particelle aerodisperse, per sviluppare una forma di polmonite che diventa letale nei soggetti immunocompromessi. Che fare? La strada della ricerca di nuovi farmaci antibatterici è visibilmente senza uscita (e quand’anche se ne sviluppassero sarebbe solo un altro stimolo adattativo per i batteri), restano solo il rinforzo immunitario (coi suoi limiti: molti farmaci utilizzati per le più svariate patologie presentano come effetto collaterale una compromissione dell’immunità) e, soprattutto, la sistematica disinfezione di ogni ambiente a rischio. Nasce per questo il Corso biennale di “Tossicologo ambientale”, forte della collaborazione fra St. George Campus, Scuola di Formazione, e Infinity Biotech SpA, leader mondiale sulle tecnologie di disinfezione. Il prossimo prossimo 21 settembre parte il primo Corso, biennale e riservato a Diplomati e Laureati, certificante e qualificante ad una Professione di crescente e vitale importanza. Il Corso è articolato in 5 livelli, con altrettante attestazioni. Per informazioni scrivere a radamass1@gmail.com (Prof. M. Radaelli, Responsabile del Corso), per iscrizioni visitare il sito della Scuola: http://www.stgcampus.it

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Khalashnikov: Affidargli il futuro del Pianeta?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Per meglio comprendere l’industria e l’economia globalizzata, ci sembra utile fare riferimento ad un articolo comparso lo scorso 29 agosto sul quotidiano francese “Le Monde”. Il soggetto è l’azienda di origine russa Kalashnikov. Che, oggi, oltre al suo molto conosciuto fucile d’assalto, dopo una recente trasformazione societaria più globale (azionariato, sedi autonome, etc) per le vendite dei suoi prodotti “militari”, con l’aggiunta di una serie di merci a corollario e supporto (souvenir tipo caschi, ombrelli, modellini, etc), sta cercando di affrontare una delle maggiori sfide dell’economia del futuro prossimo, le vetture elettriche.
La prima cosa che ci viene in mente è la possibilità che un’azienda russa possa competere in questo ambito a livello globale e diventare un punto di riferimento. In genere “azienda russa” non è sinonimo di mercato, concorrenza, innovazione (diverso discorso per la futuribilità), perché mediamente siamo portati a considerare la Federazione Russa come chiusa, specialmente dopo il sostanziale fallimento dell’Unione Sovietica. Dobbiamo ricrederci? Per ora ci limitiamo ad un socratico “vedremo”. Prendiamo atto dell’esistente e registriamo i movimenti in corso.
L’ambito industriale dei veicoli elettrici non è certo facile, al momento. Non perché -a nostro avviso- non ci siano i presupposti logici perché sia promettente e di grandi visioni. Pesa come un macigno il fatto che l’economia non è una scienza di per sé, ma il risultato di una serie complessa di fattori che poi si uniscono nella parola economia; tra questi fattori, il principale è quello del guadagno che, come migliaia di studi e dati ci mostrano, non è (in ambito trasporto e non solo) molto armonizzato col problema ecologico e, in particolare, col riscaldamento climatico e le risorse rinnovabili. Il veicolo elettrico non decolla soprattutto perché le aziende (petrolifere e automobilistiche) non hanno nessun interesse a riconvertirsi. Suicide, a nostro avviso…. Ma vaglielo a spiegare per l’ennesima volta, agli industriali del settore e ai governi da loro dipendenti (praticamente tutti nel mondo), che se non cambiano risorse e modelli di produzione, i loro pronipoti dovranno circolare con le maschere a gas, o essere soggetti a malattie inenarrabili, come in un film di cosiddetta fantascienza. Non ti ascoltano. Industriali che sono tali solo per fare soldi tutti e subito, anche continuando a contribuire alla distruzione del Pianeta. E lasciamo stare i tentativi di levare agli industriali la gestione di queste industrie e di affidarle a Stati frutto di utopie filosofiche che dovrebbero svolgere primariamente il pubblico interesse…. già dato, e/o suicidio ancora in corso…. non è un caso che tra i più inquinati di per sé e maggiori contributori al riscaldamento globale, c’é proprio uno di questi Paesi, la Cina; e l’onda lunga dell’Unione Sovietica sulla Russia, non è da poco.
In questo contesto, arriva l’auto e la moto elettrica di Kalashnikov. Che succederà? Le conclusioni dell’articolo del quotidiano “Le Monde” sono in una domanda che sembra un presagio, oltre che di fotografia dell’esistente, anche di tentativo per dire di esserci? “Non si sa quando e se verrà lanciato sul mercato”, scrive il quotidiano parigino. Noi non saremmo così negativi (considerando che forse è solo negativa la nostra lettura di questa conclusione…). Vogliamo essere positivi, anche se con un’amarezza notevole. Cioé: il futuro del nostro equilibrio globale lo affidiamo a chi ha prodotto e produce uno degli strumenti più noti per guerreggiare, l’Ak-47? Quel guerreggiare che è stato il principale responsabile del disastro attuale, politico, umano ed ambientale? Domande e risposte su cui occorre, ovviamente, tornarci sopra. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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L’Italia di ieri e di oggi e con un futuro che tentenna

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

L’Italia sta dinanzi agli occhi del patriota o dello scettico, dell’apostolo o del Giuda, annebbiata dallo sconforto. E’ il Paese che non riesce più a identificarsi con i suoi abitanti. Siamo in questo modo tra due silenzi, il silenzio delle tombe e il silenzio delle stelle: e questa solennità la popoliamo della nostra discorde ed effimera loquacità.
I più non ricordano neppure, anzi non si accorgono, di quest’intima esistenza sacra e la contaminano nelle ambigue vicende giornaliere, sottomettendosi a ciò che trovano sulla terra. Non bisogna certo, con questo intendere, che nella vita occorra essere filosofi nel senso scolastico della parola, o credenti, o anche semplicemente idealisti e studiosi. No. Occorre avere soltanto una pratica coscienza del dovere, umile e disumana parola di magnificenza. In-somma proseguendo nei secoli, sempre più perdiamo il senso della sincerità della vita: l’artificio è misura. Ci reggiamo sui giochi di parole per mascherare l’assenza delle idee; ci aggiriamo sui falsi e contorti sentimenti come sui trampoli. La verità e la franchezza c’inducono ad affermare che l’unità d’Italia fu pagata con la moneta falsa delle promesse e degli inganni. Cavour a Plombiéres forza la mano a Napoleone III ventilandogli l’eventualità che se i mazziniani e i democratici italiani avessero preso l’iniziativa della guerra contro gli austriaci anche gli operai francesi sarebbero insorti contro Napoleone III e poi vi è, per la Francia, la possibilità di aprire ampi mercati in un’Italia unità sotto la bandiera sabauda, alias “cavourriana”. L’ingenuità, la profondità dell’ammirazione e della venerazione, ecco i sentimenti a noi conosciuti. Intanto la sincerità è, afferma Carlyle, la vera caratteristica dell’Eroe. Perciò non abbiamo più da qualche tempo degli eroi. Ne avremo? Maometto e Cristo, Dante e Goethe, Victor Hugo e Carlyle, Lutero e Cromwel, ecco i riassuntori di secoli titanici. Resta una speranza. Chi mai potrebbe negarla sia pure come ultimo gesto, ultimo respiro? La colomba nelle ore vespertine, tornava a Noè, portando un ramo d’olivo di virenti frondule, e Noè comprese che le acque sulla terra erano cessate, che si propagava l’impero della pace.
A messager, che porta olivo,
tragge la gente per udir novelle.
(Purgatorio)
Affinché si possa dire che è tornato:
Il dolce tempo che riscalda i colli
E che gli fa tornar di bianco in verde
Perché gli cuopre di fioretti e d’erba.
(Riccardo Alfonso)

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Il caso Italia tra un occhio che guarda al futuro e l’altro che fa l’occhiolino al passato

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

In altre parole ciò che è deteriore, in Italia, dipende dal fatto che ci troviamo al cospetto di un sistema ben oliato in grado di rendere tutto difficile, se non impossibile, ciò che non fa comodo ai padroni del vapore. Intendiamo con ciò affermare che la classe politica non è oggi in grado di avere la forza sufficiente per competere alla pari con i forti interessi di categoria. Il capitalismo italiano, per esempio, si è innestato nei secoli sulle reti di rapporti familiari. Ciò crea una forma di conservatorismo economico che non permette altri sbocchi. In questo modo ritorniamo sempre al punto di partenza con l’aggiunta di un’altra manciata di leggi che tendono sempre di più a confondere il quadro normativo, già complicato per suo conto, con le sue oltre duecentomila leggi e quattrocento mila regolamenti e disposizioni regionali, provinciali e comunali. Dovremmo considerarle una naturale gerarchia delle fonti, ma non è così. La voglia di chiarire, di spiegare, di precisare, è tale e tanta che alla fine si rischia di tradire non solo lo spirito della legge, alla quale i regolamenti puntigliosamente fanno richiamo, ma di alterarla e di confonderla. Una governance, quindi, volta a imporre una direttiva senza provocare cavillosità d’ordine amministrativo e procedurale è valida, ovviamente, solo se il suo fine è questo e non altro. In tal modo gli italiani si troverebbero al cospetto di un’autorità ben individuabile, disposta ad assumere pieni poteri ma nello stesso tempo “saggia” e “avveduta” nel calarsi nelle fattispecie pratiche. Oggi, per contro, il lobbismo è imperante. Prevalgono gli interessi corporativi rispetto a quelli competitivi. Ognuno cerca di far prevalere le proprie tesi ed è, persino, disposto a fondare un movimento o un partito o una corrente o una fazione, pur d’avere la sua porzione di “audience” tra chi bivacca nei saloni del palazzo. Il risultato è la paralisi politica e istituzionale.
Ecco perché talune “democrazie” sono o sono andate o andranno in crisi. Manca per esse, a un certo punto del loro divenire, il necessario raccordo tra il mandante e il mandatario. Il rischio è evidente: ognuno delle parti usa un linguaggio incomprensibile all’altra, sino a sfociare in un’aperta diffidenza per istituti nati e gestiti soprattutto per la tutela dei cittadini. Così abbiamo un fisco non giusto ma prepotente e vessatore. Così abbiamo una giustizia terribile con i deboli e timorosa con i forti. Così abbiamo una scuola che non riesce a educare per la vita e si arrampica sulla china accidentata delle utopie. Così abbiamo un governo del paese che non sa comprendere le attese e le aspirazioni di un popolo pur avendo da esso avuto il mandato per governare. Ecco perché si parla della crisi di un sistema. Ecco perché si discetta sulle incomprensioni, sul malessere, sulla rivolta di un popolo. Questi, e mi riferisco sempre all’Italia, non è stato nemmeno educato a stare unito per comune identità culturale e geografica d’ideali.
Vi è stata, semplicemente, la pretesa d’individuare un possibile territorio quale area per costituire una specifica sovranità nazionale, a prescindere. (Riccardo Alfonso)

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I secoli che sono riusciti ad aprire una porta sul futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Il XVIII secolo fu il periodo per una svolta significativa, sotto vari punti di vista, per gli Stati e per le popolazioni che vi vivevano. Sino allora le nazioni si erano accresciute tanto lentamente che mancava qualsiasi punto di riferimento per misurare il loro sviluppo. L’inversione di tendenza incominciò dalla metà del Settecento con un grande stimolo nella natalità. Da qui Malthus in Inghilterra, trasse le note deduzioni che consentirono agli storici d’oggi di parlare di una “rivoluzione demografica” dei tempi moderni. Basti pensare che in cinquanta anni la Prussia raddoppiò la sua popolazione. Da qui, probabilmente, partì l’ascesa dell’influenza prussiana dato che gli eserciti, che si schieravano, misuravano la loro potenza nel numero delle forze messe in campo oltre che dal perfezionamento sull’uso del cannone e, più in generale, sull’efficacia dei nuovi armamenti.
Va solo aggiunto che le battaglie di quel tempo mostrarono, almeno agli inizi, l’incapacità dei loro generali di saper cogliere al meglio l’innovazione tecnologica e l’ampiezza distruttrice e il modo d’impiegare tali risorse sul piano pratico. Solo chi seppe per primo rompere tali schemi ebbe la possibilità di sbaragliare l’avversario. Sono, infatti, da manuale le nuove tecniche militari introdotte dagli antichi prima dei romani, e poi da questi ultimi e ancora da Napoleone e ai tempi di Hitler, nella seconda guerra mondiale, e sino ai giorni nostri.
E’ da ricordare, a questo riguardo, che la più antica tattica di combattimento faceva di ogni uomo in armi, una torre metallica che si muoveva con difficoltà e lentezza sul terreno. Ogni guerriero combatteva individualmente, ma ben presto ci si rese conto che occorreva sostituire il guerriero “eroico”, ad armatura pesantissima, con soldati dotati di corazzature leggere sostituendo il cuoio al metallo nelle parti meno esposte. L’evidente debolezza del novello equipaggiamento individuale fu compensata da nuove regole che imponevano solidarietà e reciproco sostegno tra i combattenti mettendoli a spalla a spalla in modo che lo scudo del vicino, in qualche modo, lo riparasse mentre l’impiego di una lunga lancia gli serviva per tenere lontano l’avversario. Si fece, altresì, un uso più pratico della cavalleria per appoggiare e per affiancare la battaglia ingaggiata dalla fanteria. E’ un aspetto che non riguarda solo i combattimenti terrestri ma anche quelli marittimi e la maniera con cui, ad esempio, i musulmani attaccavano le coste italiane, dall’800 d.C. in poi, stabilendo delle teste di ponte, delle colonie, dei campi trincerati da utilizzare come punti di approdo e deposito delle loro rapine. La risposta degli aggrediti non si fece attendere. I paesi si trasformarono. Le terre si coprirono di castelli e di torri, le popolazioni aggredite e rapinate si difendevano non più in campo aperto ma dentro le città fortificate. Riecheggiavano in qualche modo, a distanza di secoli, le difese messe a punto lungo le coste della Normandia, nel XX secolo, dai tedeschi per scoraggiare un possibile sbarco degli alleati dalla vicina Gran Bretagna. In luogo dei castelli troviamo i bunker e dalle feritoie non ci si difendeva con gli archi e le frecce ma con le mitragliatrici mentre l’avversario faceva uso di lancia fiamme, di cariche di esplosivo montate su tubi di ferro e di bombe a mano, da infilare nelle strette aperture, per avere ragione della resistenza degli occupanti. In caso contrario sarebbe stato più difficile neutralizzare casematte corazzate realizzate con colate di cemento armato di grande spessore e ben camuffate per renderle poco visibili sia dal cielo sia al nemico mentre questi avanzava superando un dosso o si accingeva a raggiungere la cima di una collina. Possiamo, allo stesso modo, sostituire le teste di ponte e le colonie degli invasori al lancio di paracadutisti dietro le linee nemiche, e con il supporto dei partigiani, per scompaginare le retrovie e ridurre le potenzialità reattive nei confronti degli assalitori provenienti dal mare. Così mentre parliamo di combattimenti individuali e collettivi, di strategie militari, di tecniche sempre più sofisticate e messe a punto per disorientare il nemico come è accaduto con l’impiego da parte dei cartaginesi, ai tempi di Annibale, degli elefanti per frastornare i soldati romani che si disponevano in combattimento secondo la celeberrima testudo (testuggine), una formazione ritenuta impenetrabile, non possiamo dimenticare che la storia dell’umanità, sin dai suoi primordi, ha cercato di affermare il primato della ragione e dei suoi principi spirituali e, di conseguenza, ne ha legittimato la facoltà di comando politico e di sovranità. Tutto questo non è avvenuto in tempi brevi, ma si è proceduto per gradi e, sovente, con lunghe pause e persino con clamorosi arretramenti. (Riccardo Alfonso)

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Il futuro dell’agricoltura è senza dubbio nell’agroecologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 agosto 2018

Questo perché – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – attraverso di essa è possibile debellare l’inquinamento da ammoniaca (cresciuto dello 0,5% dal 2015 e del 2% dal 2014) e recuperare un rapporto sano e virtuoso con l’ambiente.Il settore primario – continua Tiso – deve rappresentare un modello di crescita e sviluppo da prendere ad esempio per il prossimo futuro, anche perché, se seguito dalla politica, ne ha tutte le opportunità per diventarlo.Come detto però – continua Tiso – per riuscire in questo processo il mondo agricolo ha bisogno che le istituzioni nazionali ed europee si assumano il coraggio di prendere scelte radicali, tra le quali quella di cancellare (anche in forma di allevamento) l’agricoltura intensiva e di non assegnare i contributi Pac alle aziende che superano i livelli di inquinamento consentiti dalla legge.Per noi di Confeuro – conclude Tiso – il vero connubio del futuro dovrà essere quello tra comparto agroalimentare e ambiente; ed è per questo che insistiamo con forza sulla necessità di puntare sull’agroecologia e su quelle risorse umane, spesso composte da under 40, che intendo intraprendere questo percorso.

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La micro imprenditorialità ha un futuro?

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Per noi può essere un modo per assicurarsi il futuro interpretando in misura innovativa, e non solo subalterna, il voler contribuire a costituire legami forti e di reciproco interesse con le imprese maggiori.
Sotto questo profilo la micro imprenditorialità può riproporsi nelle classi più giovani, le quali in assenza di un lavoro tradizionalmente inteso, potrebbero rivolgersi alla riscoperta delle professioni di una volta ma riesumandole in modo nuovo ed originale. Penso alla combinata turismo-artigianato-agricoltura.
Questo discorso vale soprattutto nel Meridione d’Italia, dove è più alta la disoccupazione giovanile e tale impulso può provenire da chi potrebbe mettere da parte lo scetticismo sul futuro della loro piccolissima impresa per indurre i figli a ricercare nuovi spazi operativi, gestionali e di mercato. E’ un discorso, se vogliamo, solo in apparenza complesso. Talvolta ci manca la volontà di non abbandonare la presa continuando a coltivare/dissodare un terreno socio-economico potenzialmente fertile e che potrebbe offrire, con i giusti fertilizzanti, nuovi germogli di vita imprenditoriale.
Quanto illustrato ha due soli sbocchi: o sono parole in balia del vento che le disperde e resteremo come i classici pifferi che andarono per suonare e furono suonati oppure sappiamo trovare la volontà e la determinazione di costruire un mondo rinnovato e migliore. Un mondo fatto di tante cose ma non certo a prescindere da una profonda ricerca dei valori spirituali e nella tenace determinazione in ciò che si crede e s’intende portare avanti. (Riccardo Alfonso)

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Il futuro si chiama nanotecnologia

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

Roma 11 – 14 Settembre 2018 ore 11 Via Eudossiana, 18 adiacente alla Chiesa di San Pietro in Vincoli, a pochi minuti a piedi dal Colosseo. Una full immersione per discutere di nanotecnologie nelle sue molteplici sfaccettature; un mercato che negli ultimi anni ha registrato un’impennata esponenziale, grazie ai settori industriali a cui si rivolge e che coinvolgono inevitabilmente la vita di milioni di persone.Non è un caso che con il termine “Nanoscienze” si intenda l’insieme delle competenze derivanti da discipline diverse che vanno dalla fisica quantistica, alla chimica supramolecolare, alla biologia molecolare e alla scienza dei materiali, utilizzate con il fine di studiare i fenomeni e la manipolazione di materiali su scala atomica e molecolare.
Una disciplina, quella delle nanotecnologie, che parte dal lontano 1959, grazie all’ intuizione di Richard Feynman, premio nobel nel 1995 per la Fisica, ritenuto tutt’oggi il padre di questa affascinante scienza. In realtà, già dall’ antichità esistono delle testimonianze in tal senso, come la coppa di Licurgo di epoca romana, risalente al IV secolo. La coppa è costruita con vetro dicroico e mostra un colore diverso a seconda del modo in cui la luce passa attraverso di essa: rosso quando illuminata da dietro e verde quando illuminata frontalmente. Anche gli alchimisti medievali, attorno al 400 d.C., erano riusciti a realizzare dei vetri con colorazioni diverse grazie alla dispersione di nano particelle. Due esempi indicativi sono osservabili nella Basilica Santa Maria Novella a Firenze e la Cattedrale di Notre Dame a Parigi nelle quali le nanoparticelle conferiscono i colori giallo e rosso alle vetrate.Oggi le nanoparticelle, a volte in maniera del tutto inconsapevole, fanno parte della nostra quotidianità. Dalle migliori racchette al mondo realizzate con nano tubi di carbonio e nano particelle di silicio, ai materiali isolanti per le costruzioni, dalle luci a LED, alle applicazioni nel campo della chimica, della biologia e dell’elettronica, sono moltissime le applicazioni che vedono protagonisti i nanomateriali.L’arrivo delle nanotecnologie sta infatti cambiando anche le strategie di cura di alcune malattie, con l’introduzione di nuovi farmaci che sono studiati appositamente per colpire le zone malate. E proprio per le dimensioni ridottissime è possibile, sempre in campo medico, qualsiasi controllo della materia a livello delle molecole e degli atomi entrando nel corpo umano senza invasività e diagnosticando le malattie in modo più preciso, addirittua ricostruendo eventuali parte danneggiate. Insomma, oggi le nanotecnologie sono una realtà ben radicata nella nostra vita che, non solo identifica una tecnologia ben determinata nella ricerca e nello svuiluppo, ma promette una vera e propria innovazione in un futuro molto vicino.D’altra parte la ricerca di materiali in scala ridottissima permette di sfruttare alcune qualità della materia che non sarebbero state possibili fino a qualche anno fa. La domanda di materiali tecnologicamente sempre più avanzati da parte dell’industria è in continua crescita, lo stanziamento di importanti investimenti sia pubblici che privati sono la prova emblematica che questa scienza sia destinata a diventare uno dei carri trainanti per l’economia mondiale.

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Il futuro della medicina è già oggi

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 giugno 2018

Terapia genica, terapie cellulari e ingegneria tessutale rappresentano una chance per le cure del futuro: prioritario garantire i diritti dei pazienti, regolamentarne l’applicazione e comunicare correttamente i progressi senza generare false speranze. Le terapie avanzate, ultima frontiera della biomedicina, che offre nuove opportunità per il trattamento di malattie e disfunzioni del corpo umano grazie ai progressi scientifici nel campo delle biotecnologie cellulari e molecolari, si affacciano sul mercato farmaceutico, portando però con loro delle questioni di ordine etico, di regolamentazione e accesso alle cure e di corretta informazione.Su questo tema di grande attualità si confrontano a Roma esperti e giornalisti al Corso di Formazione Professionale Continua “Comunicare la medicina delfuturo: le terapie avanzate tra aspetti etici, informazione corretta e responsabilità sociale del giornalista”, promosso dal Master della Sapienza Università di Roma SGP – “La Scienza nella Pratica Giornalistica”, con il supporto di Takeda Italia.

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“Il nostro sole. La nostra energia. Il nostro futuro”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

Lussemburgo. In occasione del Consiglio Europeo per l’energia in corso in Lussemburgo, attivisti di Greenpeace sono entrati in azione per chiedere ai ministri riuniti di rispettare gli impegni sul clima e il diritto dei cittadini a produrre in autonomia energia da fonti rinnovabili. Gli attivisti hanno accolto i ministri srotolando due striscioni con i messaggi (in inglese): “Il nostro sole. La nostra energia. Il nostro futuro” e “Rinnovabili = Azione per il clima”. Gli attivisti hanno inoltre aperto un sole gigante, composto da messaggi provenienti da centinaia di cittadini europei che chiedono all’Ue l’abbandono di combustibili fossili e nucleare, in favore delle fonti rinnovabili.L’incontro si svolge a due giorni dall’ultima sessione di negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea sulla Direttiva Ue per l’energia rinnovabile. Le posizioni di Parlamento e Consiglio sono molto distanti tra loro, con quest’ultimo che sta giocando al ribasso sugli obiettivi climatici e sta cercando di ostacolare la produzione di energia nelle mani dei cittadini. Mentre il nuovo governo spagnolo si è subito schierato in favore delle energie rinnovabili, c’è molta attesa per vedere quale sarà la posizione del governo italiano
appena insediatosi​, che potrebbe risultare decisiva per creare nuovi equilibri all’interno del Consiglio europeo.«Ci attendiamo che il nuovo governo, con Di Maio alla guida del Ministero dello Sviluppo Economico, si schieri in favore di rinnovabili e generazione distribuita. Del resto, alcuni dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle in campagna elettorale sono stati proprio la difesa del clima e la produzione di energia nelle mani dei cittadini. È dunque il momento di essere coerenti e passare dalle parole ai fatti», dichiara Luca Iacoboni, Responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Nei prossimi giorni si deciderà il futuro energetico dell’Europa, e dell’Italia, per i prossimi dieci anni. Vedremo se il nostro Paese starà dalla parte dei cittadini e dell’ambiente o se continuerà a supportare le grandi aziende che inquinano il Pianeta e fanno profitti con i combustibili fossili», conclude.Attualmente alcuni Stati come Belgio, Francia, Lussemburgo, Olanda e Svezia hanno pubblicamente evidenziato l’urgenza di combattere i cambiamenti climatici e l’importanza di questo momento. Altri Paesi, tra cui Polonia, Ungheria e anche Germania, stanno invece chiedendo ulteriori sussidi per centrali a carbone e cercando di disincentivare la produzione di energia da parte dei cittadini. La posizione espressa dal Consiglio europeo sarà fondamentale in vista della imminente chiusura dei negoziati sulla Direttiva Rinnovabili. Il 13 giugno infatti è prevista l’ultima sessione di negoziazioni tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione, il cosiddetto trilogo. Al momento le discussioni sono intense e le posizioni dei vari organi molto distanti tra loro, ma un cambio di rotta da parte dell’Italia può essere decisivo per modificare gli equilibri e chiudere un accordo che sia positivo per il Pianeta e per le persone che lo abitano.

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Eliminare il precariato

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

di Eleonora Evi e Laura Agea, EFDD – M5S Europa. Al Parlamento europeo è successo qualcosa di importante che costituisce un mattone per migliorare la vita di milioni di cittadini in tutta Europa e, in particolare, in Italia. Ci siamo battuti per oltre un anno e mezzo col fine di approvare una risoluzione che parlasse di abuso dei contratti a termine e che combattesse, scrivendolo nero su bianco, l’immenso problema del precariato. È l’ennesimo schiaffo ricevuto dalle folli politiche dei Governi italiani – di centrodestra e centrosinistra, dal Jobs Act in giù – che in questi anni hanno contribuito ad acuire il problema, colpevoli di aver reso il lavoro tanto flessibile da non consentire più alle persone di poter vivere una vita serena e di progettare un futuro. Il tasso di natalità italiano – oltre che naturalmente i numeri duri e crudi sulla povertà, sulla disoccupazione e sull’abuso di contratti a termine – è un indicatore preoccupante, nonché una spia, che dovrebbe rendere evidente come il sistema Paese sia oggettivamente malato.La risoluzione riconosce che il problema del precariato è, appunto, una piaga che espone chi ne è vittima ad un’enorme vulnerabilità sul piano socio economico. Un testo che potete scaricare qui in italiano, che prende forma e sostanza dalle numerosissime petizioni provenute da lavoratori precari della scuola, della sanità, della pubblica amministrazione, ma anche dal settore privato. È infatti un dato inequivocabile che in Unione Europea i precari siano in costante aumento, numeri che potrebbero portare il tessuto sociale comunitario a sfaldarsi lentamente ma inesorabilmente. Come se non bastasse, le statistiche sono state gravemente incrementate dalla evidente incidenza delle politiche di austerità imposte dai burocrati di Bruxelles, attenti solo e soltanto ai conti pubblici e non alle necessità delle milioni di persone che stanno invocando aiuto.C’è poi un collegamento diretto tra il lavoro precario e l’assenza di misure efficaci per prevenire e sanzionare gli abusi in materia di contratti a tempo determinato (nelle loro varie forme, come nel caso dell’Italia). Da questo punto di vista la Commissione Europea ha una responsabilità diretta, perché ha perso tempo, ha accumulato ritardi nelle procedure e, di fatto, ha consentito la reiterazione nella violazione dei diritti dei lavoratori. A riprova di questo dobbiamo segnalare come siano anni che la Corte di Giustizia dell’UE conferma che la normativa sul lavoro debba vedere i contratti a tempo indeterminato come la forma comune, non l’eccezione. E che i contratti a tempo determinato siano riconducibili solo alle specificità di alcuni settori e per determinate attività.In Italia siamo arrivati addirittura al caso limite in cui i lavoratori investiti da una sentenza favorevole da parte del giudice del lavoro (che li riconoscono come vittime), vengono licenziati. Questo ovviamente è inaccettabile, una mostruosità tra le tante a cui stiamo assistendo. Dobbiamo rimettere al centro il lavoro e dobbiamo farlo il più presto possibile, assieme alla stabilità e la dignità delle persone. E, soprattutto, è arrivato il momento di mettere in atto misure di protezione sociale realmente efficaci, come il reddito di cittadinanza, per fare sì che il tessuto sociale – già estremamente pronto da anni di folli politiche di austerità – non venga sfaldato. A dimostrazione della necessità e dell’urgenza per l’Italia di vedere implementate misure reali contro il precariato, eccovi i dati Eurostat sulla disoccupazione, che cala ovunque tranne che nel Bel Paese.

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Individuare i fattori chiave per il futuro della sanità in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

Milano Lunedi 4 Giugno, ore 9.30-13.30, Aula Magna, Via Gobbi 5 si svolgerà il Convegno Nazionale “Valutare Aziende, Processi di cura e di ricerca” dell’Academy of Health Care Management and Economics, partnership nata nel 2010 su iniziativa di Novartis e SDA Bocconi.
L’appuntamento ha l’intento di proporre un focus su alcuni aspetti cruciali per il futuro della salute in Italia, per la stabilità e sostenibilità del sistema e per la sua efficacia nel rispondere alle esigenze di pazienti e cittadini. Con l’occasione, saranno illustrati i dati del lavoro condotto in questi otto anni di collaborazione, che ha coinvolto 40 aziende sanitarie e 10 regioni, durante i quali sono stati sperimentati con successo sul campo gli strumenti sviluppati dall’Academy.L’evento rappresenterà un’occasione di confronto per manager della sanità pubblica, accademici e rappresentanti delle istituzioni politico-sanitarie nazionali e regionali.

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Assolombarda prepara un futuro a misura d’impresa C’è da stare attenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

Con un “libro bianco” di una settantina di pagine Assolombarda, l’associazione dei padroni che si sentono in Europa diretta da Carlo Bonomi, ha descritto quello che dovrà essere il futuro del lavoro, ma non solo.L’idea, in sé molto semplice, è quella di individuare gli accorgimenti da prendere per poter indirizzare a proprio vantaggio, a vantaggio delle imprese della punta meridionale del triangolo produttivo europeo, le trasformazioni che la tecnologia sforna in continuazione provvedendo a cambiare la realtà e i meccanismi di produzione.Non è un libro dei sogni, né tantomeno un elenco di desiderata irrealizzabili quello che si propone Assolombarda con il suo libro bianco. Piuttosto, anche per la tempistica con cui è stato editato, fa pensare ad un interessato e un po’ ordinatorio promemoria al prossimo governo che ha, tra i suoi maggiori attori, quella Lega ex nord ma pur sempre molto vicina ai produttori del nord.L’orizzonte è la partecipazione alla competizione internazionale all’interno del polo europeo, e fin qui lo sapevamo tutti, ma anche una lettura della nuova fase di globalizzazione che, esaurito ad esempio l’esperimento della delocalizzazione oggi punta ad un mercato del lavoro interno talmente deregolato da far impallidire i benefici di quella scelta ormai da abbandonare.
Non ci sono più orari di lavoro, non serve più il luogo di lavoro e pertanto non esiste nemmeno più il salario rapportato allo spazio e al tempo in cui il lavoro si dipana. Tutto è legato alla performance, a quanto si produce senza i lacci del tempo e dello spazio. Senza minimamente attardarsi a definire le forme del lavoro, la loro intensità e il loro valore. La discrezionalità di impresa è l’unico parametro possibile.Ma nel ponderoso studio di Assolombarda e di Adap c’è molto di più, c’è un’idea di società completamente soggetta all’interesse di impresa, dalla scuola delle competenze in cui addirittura si ipotizza che l’alternanza scuola lavoro abbia inizio dalle scuole elementari portando i bambini a visitare le fabbriche o in cui i dirigenti d’azienda debbano avere possibilità di docenza con pari dignità rispetto agli insegnanti fino ad una semplificazione e razionalizzazione del diritto del lavoro “che non sia pregiudizialmente ostile all’impresa”, così seppellendo per sempre la dovuta propensione alla salvaguardia del soggetto debole nelle controversie di lavoro.
Ma ce n’è per il welfare, che viene declinato in tutte le sue forme, da quello aziendale a quello contrattuale, in un’apoteosi destinata a seppellire per sempre il welfare universale; ce n’è per la contrattazione, che non può che essere principalmente, quasi esclusivamente si legge tra le righe, a carattere aziendale; ce n’è per gli ammalati, i cronici, i diversamente abili per i quali bisogna trovare il modo di renderli produttivi; ce n’è per le donne a cui viene proposta la sostituzione della maternità facoltativa con voucher per il pagamento di baby-sitter e asili nido; ce n’è per la rappresentanza dei lavoratori e delle imprese per la cui regolazione serve certamente una legge “…che può essere utile nella misura in cui non sostituisce le parti ma recepisce i loro accordi….”.Insomma ce n’è per tutti, in un mondo disegnato da loro per conquistare finalmente quello spazio di manovra indispensabile nelle nuove forme del lavoro e nelle pieghe in cui si dipana la fabbrica 4.0 ad accrescere enormemente i loro profitti basati sullo sfruttamento degli uomini e delle risorse del pianeta. C’è da stare attenti.

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Investire nelle persone, nella cultura e nell’istruzione è fondamentale per il futuro dell’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 22 maggio 2018

Le città e le regioni rispecchiano la diversità culturale dell’Europa e sono nella posizione migliore per trasformare il patrimonio culturale europeo in una risorsa strategica – è quanto hanno sottolineato i leader locali e regionali nel corso di un dibattito con Tibor Navracsics, commissario europeo per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport. Navracsics, che ha preso la parola durante la sessione plenaria del Comitato europeo delle regioni, ha ricordato che il rafforzamento di un’identità europea comune e la promozione della coesione sociale ed economica figurano tra gli obiettivi dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018 e costituiscono le condizioni per costruire l’Europa di domani.Nella proposta della Commissione in merito al prossimo quadro finanziario pluriennale dell’UE, le azioni esistenti a sostegno della cultura e della creatività europee saranno integrate in un nuovo programma Europa creativa, con un lieve aumento del bilancio. La Commissione propone inoltre di raddoppiare il bilancio per il programma Erasmus+ e di potenziare il corpo europeo di solidarietà. Questi strumenti sono inclusi nel nuovo polo destinato a investire nelle persone, nella coesione sociale e nei valori, con una dotazione complessiva di 139,5 miliardi di euro.
Il Presidente del Comitato europeo delle regioni, Karl Heinz Lambertz , ha dichiarato: “La cultura e l’istruzione devono contribuire a rafforzare il senso di appartenenza all’UE e il patrimonio culturale dev’essere considerato una risorsa strategica per l’Europa. Investire di più nel “soft power”, tra cui i giovani, l’istruzione e la cultura, è una garanzia di maggiore solidarietà e il miglior antidoto al rischio di disintegrazione della nostra comune identità europea. Queste priorità devono essere integrate nei diversi programmi del prossimo bilancio dell’UE”.Tibor Navracsics, commissario europeo per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport, ha confermato che, per sfruttare lo slancio generato dall’Anno europeo del patrimonio culturale, la prossima settimana la Commissione europea presenterà delle nuove proposte sullo spazio europeo dell’istruzione e sull’istruzione e la cura precoci dei bambini, nonché una nuova strategia per la gioventù dell’UE e una nuova agenda europea per la cultura.

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