Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘futuro’

«La ricetta per il futuro sulla pandemia è impegnarsi politicamente»

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2020

È l’appello lanciato dal professor Walter Ricciardi, docente di Igiene all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Consigliere scientifico del ministro della Salute per la pandemia da Coronavirus, nel corso del webinar “Covid-19 a tavola: tra falsi miti e realtà scientifica. Cosa pensano gli italiani e cosa consigliano gli esperti” promosso dal centro di ricerca Engage Minds Hub della Cattolica, campus di Cremona.«Anche per noi scienziati – ha detto Ricciardi – non è più il tempo di dedicarci solo ai lavori scientifici, di pubblicare lavori ad alto impact factor, di parlare ai congressi. Se la decisione politica non viene basata sull’istruzione, sull’alfabetizzazione, sulla messa in sicurezza e sui comportamenti corretti corriamo il rischio di ricadere nella stessa situazione a breve. Se questo terremoto non ci ha insegnato qualcosa»«Dobbiamo impegnarci politicamente e invito tutte le persone di buona volontà a farlo. Questo significa distogliere purtroppo un po’ di tempo e di risorse dai lavori scientifici per far sì che le nostre intuizioni, le nostre evidenze, le nostre proposte vengano recepite, perché se no si tornerà a ricostruire sulla stessa falda e questo genererà nuovi terremoti e nuove paure». Secondo il professor Ricciardi «questo fa la differenza tra i paesi antisismici, cioè quelli che fanno le cose prima, e i paesi sismici che costruiscono le cose soltanto dopo le distruzioni».
«Impegnarsi politicamente, non c’è altra ricetta», ha affermato Ricciardi. «Io vengo da una università in cui questo incoraggiamento viene direttamente dal Papa. Francesco ha detto: “Se volete che le cose cambino, i cristiani, i cattolici devono diventare rivoluzionari. Io non arrivo a dire tanto, ma bisogna impegnarsi a cambiare le cose».Ricciardi ha concluso il suo intervento con uno sguardo all’Europa: «In Italia ci stiamo giocando un campionato del mondo in condizioni di difficoltà: il 17 e il 18 luglio al Consiglio d’Europa si giocherà una partita decisiva sul Recovery Fund. L’Italia non ci arriva molto bene: il “liberi tutti” della pandemia è come l’“abbassiamo le tasse” sul fronte fiscale: è come sventolare un panno rosso davanti ai Paesi rigoristi del Nord-Europa. Ma se andiamo a dire che i soldi che chiediamo ci servono per fare quello che abbiamo fatto fino a ora non penso che si vada lontano, soprattutto per un Paese che ha il 150% di debito pubblico e che quindi dipende dagli altri per la sopravvivenza».

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Flazio trasforma il futuro digitale

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2020

Catania 23 Giugno 2020, la nuova evoluzione nel mondo digitale inizia da qui, grazie a SiteBuilder.L’innovazione della piattaforma che, per le sue caratteristiche peculiari, spinge il mercato verso la digitalizzazione e facilita il marketing online, annuncia l’evoluzione nel mondo della creazione di siti web.Il White Label Website Builder è una piattaforma rivolta a Telco, Web Agency e Freelance che vogliono integrare un tool di creazione di siti web con il loro ecosistema.Da tempo adottato come soluzione innovativa da importanti Telco come Telecom Italia e Tiscali, ciò che si vuole comunicare attraverso la nuova identità visiva e il nuovo sito web è il ruolo da protagonisti ricoperto dai Partner del Sitebuilder² nel processo di trasformazione digitale delle imprese.
L’idea alla base del nuovo logo è rendere esplicita l’anima del sitebuilderbuilder: combinare insieme aziende, risorse e idee differenti consentendo di far più velocemente un passo avanti verso la digitalizzazione del mercato.Il nuovo design e i nuovi contenuti riflettono la continua innovazione del SiteBuilder² di Flazio. Un cambiamento dettato dalla volontà di trasmettere ciò che siamo diventati: una soluzione innovativa e solida per tutti i Partner che si offrono di costruire esclusivi e performanti siti web per i propri clienti.Il nuovo sito web non lascia nulla al caso. Il tool di creazione di siti si rivolge a diverse tipologie di Partner, ciascuno dei quali ricerca opportunità differenti. Sono stati dunque profilati i contenuti con lo scopo di mettere in risalto i benefici rilevanti per ciascun target.L’infrastruttura comprende al suo interno un Pannello di Gestione clienti attraverso il quale è possibile non solo gestire i clienti attuali e potenziali ma anche definire tutti gli aspetti dell’offerta.Con una sola Regola, “No Code”, il potente editor consentirà di realizzare in pochi minuti straordinari siti web e performanti e-commerce.Tutto è racchiuso in un nuovo design che comunica la proiezione verso il futuro e un evoluzione continua: un SiteBuilder² che cambierà il mercato digitale!
Cambiano il logo e l’identità visiva ma i valori, le risorse e la mission rimangono i medesimi. SiteBuilder propone una soluzione innovativa, che consente di avere una propria piattaforma del tutto personalizzata per catapultare le imprese nel futuro: il mondo digitale.
Flavio Fazio, Ceo di Flazio.com precisa: “Costruire il futuro digitale delle imprese è il nostro obiettivo e lavoriamo ogni giorno per offrire, in un mercato sempre più iperconnesso e in evoluzione, soluzioni solide, all’avanguardia e alla portata di tutti.
L’innovazione è il cuore pulsante del SiteBuilder², la condivisione di risorse è il motore che ci spinge a trasformare il futuro delle imprese in digitale.Traduciamo i bisogni in soluzioni flessibili e innovative che permettano ai nostri Partner e ai loro clienti di raggiungere i propri obiettivi di crescita”. https://www.sitebuilderbuilder.com

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“Senza storia non c’è futuro”

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

E’ l’iniziativa che Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, sta portando avanti da diversi giorni presidiando fisicamente in ogni città d’Italia i simboli della nostra storia e della nostra cultura. “Condanniamo fermamente – dichiara Fabio Roscani, Presidente di GN. le azioni oltraggiose compiute su statue di intellettuali, politici e persino di personaggi dell’Antica Roma, poiché considerati da alcuni simboli di razzismo. Nel pieno rispetto delle regole, continueremo a proteggere, finchè sarà necessario, i simboli della storia per difendere il futuro delle giovani generazioni da un anacronistico revisionismo storico, pregno di ideologismo e mistificazioni che vuole abbattere, deturpare e censurare simboli e figure consegnate all’eternità”. Lo comunica nota dell’ufficio stampa di Fratelli d’Italia.

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La Conferenza sul futuro dell’Europa dovrebbe iniziare “nell’autunno 2020”

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2020

In una risoluzione adottata con 528 voti favorevoli, 124 contrari e 45 astensioni, il Parlamento dichiara che “10 anni dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, 70 anni dopo la dichiarazione Schuman e nel contesto della pandemia di Covid-19, i tempi siano maturi per ripensare l’Unione europea”. I deputati aggiungono che “il numero di crisi rilevanti che l’Unione ha attraversato dimostra la necessità di riforme istituzionali e politiche in molteplici settori della governance.”Il Parlamento ribadisce inoltre la posizione già espressa nella sua risoluzione del gennaio 2020, sottolineando che la voce dei cittadini dovrebbe essere al centro di ampie discussioni su come affrontare le sfide interne ed esterne, che non erano previste al momento della stesura del Trattato di Lisbona.Riconoscendo che la Conferenza è stata ritardata a causa della pandemia COVID-19, i deputati chiedono alle altre due istituzioni dell’UE di impegnarsi a “raggiungere, prima della pausa estiva, un accordo”. Pur accogliendo con favore la disponibilità della Commissione ad andare avanti in modo rapido, il Parlamento si rammarica che il Consiglio non abbia ancora preso posizione.I deputati hanno discusso la Conferenza la Segretaria di Stato Nikolina Brnjac, in nome della Presidenza croata del Consiglio, e la Vicepresidente della CE per la democrazia e la demografia Dubravka Šuica, mercoledì, durante la sessione plenaria. Potete rivedere il dibattito cliccando qui (dalle 19.05).La Conferenza sul futuro dell’Europa sarà organizzata dal Parlamento, dal Consiglio e dalla Commissione e durare due anni. Il Parlamento vuole che i cittadini di ogni estrazione, i rappresentanti della società civile e le parti interessate a livello europeo, nazionale, regionale e locale siano coinvolti nella definizione delle priorità dell’UE in linea con le preoccupazioni dei cittadini in un approccio dal basso verso l’alto, trasparente, inclusivo, partecipativo ed equilibrato.Inoltre, i deputati insistono su un processo di partecipazione aperta ai cittadini per stabilire lo scopo e la portata della Conferenza, e chiedono un seguito significativo alle sue conclusioni, compreso un impegno esplicito da parte delle tre principali istituzioni dell’UE a favore di riforme sostanziali, compresa potenzialmente una revisione dei trattati dell’UE.

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Il Molise si presenti unito all’appuntamento con la sanità del futuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

L’associazione degli ex-consiglieri regionali del Molise Chiede:
– a tutti i rappresentanti delle istituzioni e privati cittadini, di non disperdere il prezioso lavoro fatto e di sostenere fino in fondo la strategia, che i sindaci molisani hanno elaborato, affinché si ottenga l’inserimento del Molise nella rete nazionale dei centri covid, raccoman-dando a ciascuno di restare vigile affinché la molteplicità delle proposte non si traduca nella nullità del risultato.
– a quanti – sussidiariamente – hanno la responsabilità di pronunziarsi per decidere, di non ritenere bastevole, per ottenere il positivo risultato, un voto di astensione o di rinvio alle decisioni governative. Abbiamo voluto l’autonomia del Molise, per decidere noi il nostro futuro. La Regione Molise e le sue democratiche rappresentanze hanno il diritto-dovere di decidere da sé!
Al Presidente della Regione Donato Toma è rivolto l’appello particolare,
– affinché non mortifichi i sindaci (che sono in permanente servizio di presidio territoriale) e quanti, democraticamente, vogliano dare risposte di prevenzione, cura e riabilitazione alla salute propria e a quella dei concittadini molisani,
– perché consideri le autonomie locali, baluardo e rafforzamento dell’autonomia della stessa Regione,
– affinché le scelte fatte in Molise con coraggio e senso di appartenenza alle istituzioni e alla comunità molisana, contribuiscano a rendere merito e ed evidenza a Roma alla identità regionale dei primi cinquanta anni della prima Assemblea legislativa regionale. (by Il Presidente dell’Associazione ex Cons. Reg.li Gaspero Di Lisa)

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Un percorso di autenticità per il futuro dei giovani

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

“Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. In queste parole di Papa Giovanni Paolo II, rivolte ai giovani e sempre attuali, c’è lo spirito del percorso di Eccellenza Umana che si è concluso all’Università Europea di Roma.L’iniziativa, che fa parte delle attività sviluppate dall’Ufficio di Formazione Integrale, è giunta alla sua decima edizione. Come sempre ha accompagnato i ragazzi in un cammino alla scoperta di se stessi, per donare autenticità alla propria esistenza.
Quest’anno l’esperienza di Eccellenza Umana ha avuto un significato ancora più profondo, essendosi svolta nel periodo dell’emergenza sanitaria. La seconda parte del percorso, infatti, si è tenuta in videoconferenza. I giovani l’hanno vissuta come un’occasione di respiro e di apertura verso il mondo in un periodo difficile di isolamento, come un vero punto di riferimento settimanale nel quale affrontare le difficoltà legate al lockdown, scoprendo e potenziando le proprie risorse interiori e relazionali.
Gli incontri sono stati tenuti da tre docenti di Psicologia: i professori Massimo Marchisio, Paolo Musso e Alessandro Spampinato. Ognuno ha toccato il tema della relazionalità da diversi punti di vista: la relazione con noi stessi, il rapporto con gli altri in un piccolo gruppo (ad esempio la famiglia o gli amici) e la relazione nei grandi gruppi.“Abbiamo cercato di aiutare i giovani a sviluppare relazioni autentiche”, spiega il dott. Giovanni Intra Sidola, responsabile dell’area di Eccellenza dell’Ufficio di Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma. “Siamo in un’epoca di grandi comunicazioni. Le nuove tecnologie ci permettono di entrare in contatto facilmente con persone in ogni parte del mondo. Ma qual è la qualità delle nostre relazioni? In quale modo comunichiamo con gli altri? I nostri professori hanno riflettuto con i ragazzi su questi ed altri temi, in un periodo in cui la paura del virus rischia di compromettere seriamente i rapporti con gli altri”.“La parola Eccellenza, per un giovane che frequenta l’università, non significa semplicemente raggiungere un alto rendimento accademico”, continua Giovanni Intra Sidola. “L’Eccellenza umana è un cammino che può portare lo studente a dare il meglio di sé, una volta scoperti, compresi e accettati i propri limiti e le proprie risorse, i propri difetti e le proprie potenzialità, già espresse o meno, con una grande spinta al superamento dei limiti e al miglioramento delle potenzialità.La complessità della persona, nonché la sua unicità e irripetibilità, implica che uno studente possa avere gli strumenti per eccellere nell’ambito umano, in quello sociale, in quello spirituale o in quello accademico. Pertanto lo studente deve essere guardato nella totalità della sua persona. Deve essere aiutato a guardare se stesso nel suo insieme, per portare alla luce le sue migliori caratteristiche, in qualsiasi ambito esse risiedano, cercando di confrontarsi con i propri limiti e i propri difetti”.“Essere eccellenti non vuol dire essere privi di difetti o non conoscere l’esperienza del fallimento”, ricorda Giovanni Intra Sidola. “Non è eccellente chi non sbaglia mai; è eccellente chi si rialza ogni volta dopo aver sbagliato, apprendendo dai propri errori; è eccellente chi non fa del perfezionismo e dell’ansia da performance un criterio assoluto; è eccellente chi raggiunge un buon equilibrio (sempre dinamico) fra le dimensioni della propria vita, non chi è orientato esclusivamente al successo ad ogni costo. È eccellente chi non rinuncia alla propria umanità per raggiungere una sterile e falsa perfezione, in una dimensione non individualistica, ma comunitaria”.L’Ufficio di Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma ringrazia i professori Marchisio, Musso e Spampinato per il costante impegno, profuso con grande professionalità in questo Programma da ormai dieci anni, per la creatività mostrata di fronte alle improvvise nuove esigenze didattiche imposte dal medium telematico e per la profonda umanità con cui sanno sempre coinvolgere gli studenti in questo percorso di conoscenza e crescita personale e professionale.

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L’impegno per preparare i ragazzi al proprio futuro

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

Junior Achievement, la più vasta organizzazione non profit al mondo dedicata all’educazione economico- imprenditoriale nelle scuole, e Fondazione EY Italia Onlus, saranno protagoniste della seconda settimana di programmazione de “L’Italia che fa”, il nuovo programma TV di Rai 2 dedicato alle storie e ai desideridi chi si impegna per gli altri, condotto da Veronica Maya e in onda dal lunedì al venerdì alle ore 16.10. Dall’8 al 12 giugno, Junior Achievement Italia e Fondazione EY Italia Onlus racconteranno il proprio impegno congiunto a supporto dei giovani, per aiutarli a trovare il proprio percorso e realizzarlo con successo. Lo faranno attraverso una serie di testimonianze che raccontano il lavoro di Junior Achievement e la collaborazione con la Fondazione EY Italia Onlus. Una collaborazione che nasce nel 2019 con un concerto di raccolta fondi a favore dei progetti di Junior Achievement, eseguito dalla Young Talent Orchestra EY. L’orchestra, composta da giovani selezionati per il loro talento che hanno la possibilità
di seguire gratuitamente corsi di alto perfezionamento musicale, è a sua volta sostenuta da Fondazione EY Italia Onlus.
Junior Achievement opera da oltre 15 anni nelle scuole di tutta Italia, soprattutto in quelle regioni a più alto rischio di dispersione scolastica, grazie a progetti inclusivi realizzati con la collaborazione di docenti e di manager d’azienda volontari (i Dream Coach), che dedicano parte del loro tempo a trasferire agli studenti la realtà della vita in azienda e ispirarli per il loro futuro professionale. Protagonista sarà la Sicilia, con l’ITT E. Majorana di Milazzo, in rappresentanza di tutte le oltre mille scuole italiane coinvolte nei programmi didattici di Junior Achievement: docenti, studenti, Dream Coach racconteranno le loro storie, le sfide che si sono trovati ad affrontare e le competenze che hanno appreso e messo in campo per continuare a costruire la scuola del futuro, sempre più vicina al mondo del lavoro. Un’attività, questa, che diventa oggi ancora più rilevante a fronte della complessa situazione in cui si sono trovati i ragazzi in questi mesi, tra l’isolamento e le difficoltà della didattica tradizionale nel periodo di lockdown, che li ha esposti maggiormente al fenomeno dell’abbandono scolastico e ha dunque reso ancora più necessario sostenerli, coinvolgerli e motivarli. Un esempio di successo, quello della Sicilia, dove molti istituti partecipano ai programmi didattici di Junior Achievement, realizzati anche grazie al sostegno di partner locali: una best practice di collaborazione fra scuole, aziende, fondazioni (come Fondazione EY Italia Onlus), ed enti locali per un impegno comune che Junior Achievement persegue in tutta Italia con l’obiettivo di poter coinvolgere sempre più ragazzi nei propri programmi e trasferire loro quelle competenze fondamentali per prepararsi al lavoro di domani. Sono stati circa 50 mila i giovani dai 6 ai 24 anni formati da JA Italia nell’a.s. 2018/2019, e l’ambizioso obiettivo dell’associazione è di raggiungerne e sostenerne 500 mila entro il 2025, arrivando a fare davvero la differenza nel futuro del nostro Paese, di cui questi ragazzi saranno protagonisti.

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Il futuro dell’agricoltura europea

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

E’ indispensabile un confronto costruttivo e inclusivo tra tutte le realtà del settore primario – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Solo in questo modo le misure di Bruxelles potranno riflettere le reali esigenze dei territori e delle imprese agricole, con le loro differenti dimensioni e specializzazioni. La proposta della Commissione europea di destinare 391 miliardi di euro all’agricoltura nel prossimo bilancio europeo rimette al centro dell’agenda il tema cruciale delle risorse. La Commissione ha deciso di aggiungere 26,4 miliardi di euro rispetto alla proposta presentata nel 2018, su cui non si era trovata l’intesa. In termini percentuali, ciò si traduce in un aumento del 2% dei finanziamenti rispetto al 2020. Considerata l’importanza della questione, ci auguriamo che il dibattito ristretto sulla proposta della Commissione – organizzato oggi dall’ufficio del Parlamento europeo in Italia – sia soltanto un primo momento, e che nei prossimi giorni possano seguirne altri per ascoltare tutte le organizzazioni protagoniste del settore primario – continua Tiso.Con l’aumento delle risorse l’Unione sta mostrando la volontà di rilanciare l’agricoltura europea, ma le modalità di erogazione e gli obiettivi prioritari della nuova politica agricola saranno altrettanto decisivi per avere successo. Stiamo attraversando passaggi delicati che determineranno il futuro del settore primario, ora ancora più in bilico a causa dell’emergenza coronavirus. In questo scenario, sono molti gli interrogativi dell’annunciato Green New Deal europeo che attendono una risposta. A questo proposito, Confeuro crede che le piccole e medie aziende e i metodi di coltivazione agroecologica debbano essere protagonisti di un vero rinascimento agricolo che metta al centro la tutela dell’ambiente, della qualità delle produzioni e della salute.

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Ripensiamo il futuro dell’istruzione?

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

Lo tsunami prodotto dall’emergenza Covid19 sul sistema scolastico e formativo italiano – costretto a riorganizzarsi in tempi record per mettere in atto una didattica a distanza fino a quel momento rimasta appannaggio di pochi – ha portato insegnanti, presidi, rettori e politici a riconsiderare il modo di fare scuola in Italia.
“Ripensiamo il futuro dell’istruzione?”, si chiedono allora Gianmario Verona, Rettore dell’Università Bocconi di Milano, e Giovanni De Marchi, Presidente di Scuole FAES Milano, che converseranno via web lunedì pomeriggio 8 giugno alle 18.30 sulla pagina Facebook di Scuole FAES (https://it-it.facebook.com/ScuoleFaes/) nell’ambito degli appuntamenti settimanali di #nonbastaunascuola, calendario di iniziative per ragionare insieme su come sia importante suggerire strumenti, idee, riflessioni alle famiglie e ai ragazzi, per essere persone e cittadini responsabili.La crisi causata dalla diffusione del virus può diventare davvero un’opportunità per ridisegnare il sistema scolastico italiano, per rinnovarlo e proiettarlo nel futuro? Che caratteristiche dovrà avere? Certamente durante il lockdown si è scoperta l’importanza e l’efficacia delle tecnologie e della digitalizzazione, ma ancor più si è appreso il vero valore della scuola: la proposta di una visione interdisciplinare e a tutto tondo del mondo e della persona, la capacità di insegnare e far tesoro delle soft skill, la necessità di networking con il territorio, le Università, le imprese e il mondo del lavoro. E soprattutto, il saper fare la differenza quando davvero valorizza l’alleanza scuola-famiglia, dove i genitori sono i primi educatori dei figli.Di tutto questo si parlerà in diretta lunedì sulla pagina Facebook di Scuole FAES (www.faesmilano.it), un’Associazione nata nel 1974 per promuovere la collaborazione educativa tra scuola e famiglia e che Milano gestisce in via Amadeo scuole paritarie con oltre 1100 studenti ripartiti tra nido, scuola materna, primaria, secondaria di primo grado e licei.

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La “lezione” di Forche Caudine per il futuro molisano

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

Con un editoriale del professor Mancini, l’associazione “Forche Caudine” s’è soffermata sull’eventuale “obbligo”, per i lombardi intenzionati ad andare in vacanza per la bella stagione, di dover trascorrere giornate estive in Molise, regione con analoghi rischi in ambito di Covid-19. Una condizione che ha acceso ironie, ad esempio in Marco Damilano (il direttore dell’Espresso ne ha parlato nel corso del programma “Propaganda Live”) o in Selvaggia Lucarelli.Eppure, sostiene l’associazione, questa condizione potrebbe rappresentare un ottimo e inaspettato assist per il turismo molisano. Sapendolo sfruttare.Innanzitutto, ricordano dall’associazione, le due regioni presentano vincoli determinati dalla forte emigrazione dal Mezzogiorno verso Nord. Sono infatti oltre 15mila i molisani che vivono in Lombardia, quindi più dei 10mila che sono a Roma. E molti di loro non rientrano più da tempo nella regione d’origine. “Un ritorno sarebbe benefico per rinsaldare o ricostruire collegamenti utili anche come premesse di sviluppo. Se ben sfruttati, ovviamente – scrive l’articolista.Ma, al di là dell’aspetto demografico, c’è un importante legame storico purtroppo poco valorizzato: il periodo longobardo (568-774) ha lasciato segni profondi non solo in Lombardia (dal nome della regione ai tanti complessi monastici fino agli itinerari longobardi che richiamano numerosi turisti), ma anche in Molise, che qualcuno definisce “regione più longobarda d’Italia”. Perché? La presenza longobarda in Molise – ricordano dall’associazione – è durata più che altrove ed ha lasciato rilevanti tracce: i toponimi di alcuni borghi (compresa Campobasso), castelli e ruderi (Cerro al Volturno, Bagnoli del Trigno, Tufara, Civita di Bojano). edifici religiosi (Santa Maria di Casalpiano a Morrone del Sannio), necropoli (località Morrione e Vicenne nella piana di Bojano), ecc. Una presenza che potrebbe essere valorizzata come offerta turistica unica, casomai con tutto il Sannio, a cominciare dalla chiesa di Santa Sofia a Benevento, inserita dall’Unesco nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità.Insomma, sull’inedito legame Lombardia-Molise in una dimensione storico-culturale, più che sorridere bisognerebbe lavorare. “Gli appassionati di storia medievale e longobarda sono tanti e il patrimonio molisano in tal senso è sottovalutato – spiegano dall’associazione, che ritengono l’assist un’opportunità unica. “Invece assistiamo all’ennesimo interesse per le sagre paesane – si lamenta il professor Mancini – o per il solito stereotipo del ‘caciocavallo’, come se questo fosse una tipicità esclusiva del territorio molisano. A prescindere che la Dop del prodotto molisano è calabrese (“silano”) e che la moda del ‘caciocavallo impiccato’ è di origine lucana, in giro è più facile trovare prodotti pugliesi, campani, calabresi o siciliani che non molisani. E spesso, quelli molisani, sono fatti con latte proveniente dall’Est Europa. Purtroppo. Insomma, meglio puntare sulla cultura autentica e tangibile, in loco, anziché accentuare cliché che possono soltanto far male al Molise, salvo che confinarli a qualche buona tavola apparecchiata ma nulla più”.Il problema di fondo è che i longobardi non votano, i bottegai sì.

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Senza anziani non c’è futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

Nella pandemia del Covid-19 gli anziani sono in pericolo in molti paesi europei come altrove. Le drammatiche cifre delle morti in istituto fanno rabbrividire. Molto ci sarà da rivedere nei sistemi della sanità pubblica e nelle buone pratiche necessarie per raggiungere e curare con efficacia tutti, per superare l’istituzionalizzazione. Siamo preoccupati dalle tristi storie delle stragi di anziani in istituto. Sta prendendo piede l’idea che sia possibile sacrificare le loro vite in favore di altre. Papa Francesco ne parla come “cultura dello scarto”: toglie agli anziani il diritto ad essere considerati persone, ma solo un numero e in certi casi nemmeno quello.In numerosi paesi di fronte all’esigenza della cura, sta emergendo un modello pericoloso che privilegia una “sanità selettiva”, che considera residuale la vita degli anziani. La loro maggiore vulnerabilità, l’avanzare degli anni, le possibili altre patologie di cui sono portatori, giustificherebbe una forma di “scelta” in favore dei più giovani e dei più sani.Rassegnarsi a tale esito è umanamente e giuridicamente inaccettabile. Lo è anche in una visione religiosa della vita, ma pure nella logica dei diritti dell’uomo e nella deontologia medica. Non può essere avallato alcuno “stato di necessità” che legittimi o codifichi deroghe a tali principi. La tesi che una più breve speranza di vita comporti una diminuzione “legale” del suo valore è, da un punto di vista giuridico, una barbarie. Che ciò avvenga mediante un’imposizione (dello Stato o delle autorità sanitarie) esterna alla volontà della persona, rappresenta un’ulteriore intollerabile espropriazione dei diritti dell’individuo.L’apporto degli anziani continua ad essere oggetto di importanti riflessioni in tutte le civiltà. Ed è fondamentale nella trama sociale della solidarietà tra generazioni. Non si può lasciar morire la generazione che ha lottato contro le dittature, faticato per la ricostruzione dopo la guerra e edificato l’Europa.Crediamo che sia necessario ribadire con forza i principi della parità di trattamento e del diritto universale alle cure, conquistati nel corso dei secoli. È ora di dedicare tutte le necessarie risorse alla salvaguardia del più gran numero di vite e umanizzare l’accesso alle cure per tutti. Il valore della vita rimanga uguale per tutti. Chi deprezza quella fragile e debole dei più anziani, si prepara a svalutarle tutte.Con questo appello esprimiamo il dolore e la preoccupazione per le troppe morti di anziani di questi mesi e auspichiamo una rivolta morale perché si cambi direzione nella cura degli anziani, perché soprattutto i più vulnerabili non siano mai considerati un peso o, peggio, inutili.

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Karlsruhe: è in gioco il futuro dell’Unione

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. Non è la prima volta nella storia della Germania che i più alti giudici tedeschi si trovano a dover prendere delle decisioni i cui effetti vanno ben oltre la mera valutazione giuridica. Negli anni Trenta, Carl Schmitt, l’allora giurista capo della Germania, purtroppo, scelleratamente giustificò l’adozione delle Notverordnungen, “le leggi di emergenza”che furono poi utilizzate per imporre la dittatura nazista. Sia chiaro non c’è la benché minima intenzione di paragonare la Germania di oggi con quella del passato. Vogliamo semplicemente evidenziare che le più importanti decisioni economiche e politiche in tutte le parti del mondo sono di assoluta prerogativa dei governi. Per le quali devono assumersi la totale responsabilità, senza delegarla ad altre istituzioni. Non per sua iniziativa, la Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe è stata chiamata a pronunciarsi sulla piena legittimità delle misure monetarie non convenzionali di allentamento quantitativo, attuate negli anni passati dalla Banca centrale europea.
Nella sentenza di questi giorni, Karlsruhe non ha espresso criticità sul quantitative easing, ma ha chiesto al Governo tedesco di fornire, entro tre mesi, gli elementi che possano dimostrare che gli obiettivi di politica monetaria relativa all’acquisto di titoli pubblici dei paesi membri della Bce siano proporzionati rispetto agli effetti di politica economica e fiscale del programma in questione.
Le parole usate sono molto forti. Si afferma che le misure prese da un organo europeo “non sono coperte dalle competenze europee” e per questo “non potrebbero avere validità in Germania”. Dalla risposta del governo tedesco dipenderà anche l’eventuale partecipazione futura della Bundesbank al programma di acquisti della Bce. Quest’ultima, in verità, non dovrebbe avere molte difficoltà nel dimostrare la proporzionalità finora attuata con il programma PSPP (Publich Sector Purchase Program). Si ricordi che tra marzo 2015 e la fine del 2018, la Banca centrale europea ha investito circa 2.600 miliardi di euro in titoli di stato e in altri titoli.In merito, la Banca d’Italia afferma di acquistare sul mercato secondario titoli pubblici italiani, con rischio interamente a carico del bilancio dell’Istituto. Per gli acquisti effettuati dalla Bce in titoli di Stato, sia italiani sia di altri paesi dell’area euro, e per gli acquisti di titoli emessi da entità europee sovranazionali, che complessivamente rappresentano il 20 per cento del totale del programma PSPP, vige il principio della condivisione dei rischi tra le banche centrali nazionali dell’euro-sistema in base alla propria quota capitale.La sentenza risponde a un ricorso del 2015, firmato da alcuni politici apertamente critici dell’Unione europea, tra cui anche il fondatore del partito di estrema destra AfD, che sollevava la questione dell’incostituzionalità delle politiche di acquisto di titoli pubblici iniziata da Draghi. Secondo costoro, Francoforte avrebbe violato i vincoli dei Trattati europei contravvenendo al divieto di finanziamento del debito dei paesi membri. La Corte, a nostro avviso, ha preso l’unica decisione possibile: chiamare in causa direttamente Berlino affinché esprima, con piena responsabilità politica, le sue intenzioni passate e future rispetto alla politica economica dell’Unione europea e al ruolo sovrano della Bce nella definizione della politica monetaria unitaria europea. Adesso il governo tedesco, ma, di fatto, anche tutti gli altri paesi europei, sono obbligati a pronunciarsi in modo concreto sul futuro dell’Ue. In primo luogo non si può continuare con una politica monetaria congiunta e con una moneta unica mantenendo una politica fiscale completamente nazionale. La sentenza di Karlsruhe, per tanto, non è entrata nel merito del nuovo programma, a carattere temporaneo, denominato Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) che ha l’obiettivo di contrastare i rischi per la politica monetaria e per le prospettive di crescita derivanti dalla diffusione del coronavirus. Il PEPP prevede acquisti aggiuntivi di titoli pubblici e privati per complessivi 750 miliardi per tutto il 2020. In ogni caso, poiché l’acquisto futuro di titoli sovrani nazionali di qualsiasi paese dell’Unione potrebbe essere sempre visto come una violazione dei Trattati, la risposta, secondo noi, starebbe proprio nella realizzazione del cosiddetto Recovery Fund, con il potere di emettere bond. Non più, quindi, titoli di singoli Stati ma titoli comuni, europei a tutti gli effetti. Essi sarebbero strumenti di debito adeguati che la Bce potrebbe acquistare senza problemi e senza rischi d’incostituzionalità. Un secondo aspetto rilevante riguarda la prevalenza o meno della giurisdizione europea rispetto a quelle nazionali. Infatti, se il diritto nazionale fosse ritenuto superiore a quello europeo, vi sarebbe il rischio di un conflitto continuo relativo ai poteri decisionali a livello europeo. Allora l’Ue sarebbe continuamente a rischio di sopravvivenza. In questo caso è stato proprio così. La Corte di Karlsruhe non ha riconosciuto, poiché “assolutamente non comprensibile”, una sentenza preliminare della Corte di giustizia europea (CGUE), che nel dicembre 2018 aveva, invece, approvato il programma di acquisto di obbligazioni. Se dovesse malauguratamente affermarsi il primato delle costituzioni nazionali, si affermerebbe che i singoli Stati membri dell’Ue resterebbero, di fatto, i “padroni” dei Trattati europei. Di conseguenza l’Unione europea rimarrebbe un’entità confederale, non federale. Sarebbe fondata sul principio della concorrenza e non più della solidarietà. E’ esattamente il contrario di quanto sarebbe necessario per affrontare anche l’attuale emergenza della pandemia. Sarebbe il fallimento dell’idea stessa di Europa unita che in poco tempo finirebbe inevitabilmente per implodere. Sarebbe una iattura, anche per la Germania.

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Il futuro è un libro aperto

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Parte oggi, sulla base di questo claim, la campagna dell’Associazione Italiana Editori (AIE) per ribadire la centralità del libro di testo anche in questo momento in cui la scuola è a casa. “Noi editori ci siamo, come sempre – recita la campagna (in allegato il visual) -. Anche a casa il libro è al centro della didattica, nelle mani di insegnanti, studenti e genitori. Il cambiamento rapido e inaspettato ci ha trovato pronti, con due milioni di contenuti digitali d’autore che espandono il libro di testo”.La campagna durerà una settimana, coinvolgendo i principali quotidiani e i loro siti, oltre ai siti e ai social degli editori scolastici: “Cosa sarebbe successo se nelle case degli oltre 8milioni di studenti italiani non ci fosse stato un libro di testo con tutte le sue espansioni digitali? – ha sottolineato il presidente di AIE, Ricardo Franco Levi –. Con questa campagna ci interessava valorizzare il ruolo fondamentale che gli editori scolastici e i libri di testo stanno svolgendo nello straordinario esperimento che tutte le famiglie ora vivono, quello dell’istruzione a distanza dei loro ragazzi”.“La didattica a distanza – ha commentato il presidente del Gruppo Educativo di AIE, Giovanni Bonfanti – avviene certamente con l’uso del computer o del tablet ma ha alla base il libro di testo con tanti arricchimenti digitali che gli editori hanno offerto agli insegnanti e alla scuola. Si è potuto far fronte all’emergenza didattica anche perché gli editori hanno saputo costruire negli ultimi anni attorno al libro di testo un sistema di materiali digitali (fatti di versioni multimediali dei libri di testo, di esercizi on line, di videolezioni, ecc.) di qualità, validati, efficaci di cui gli insegnanti e gli studenti si sono potuti servire per affrontare dalle proprie case l’emergenza didattica. Molti contenuti digitali erano presenti sulle piattaforme degli editori. A questi si sono aggiunti moltissimi altri contenuti e webinar di formazione disponibili senza costi aggiuntivi in questi giorni di emergenza”.

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Premio Impresa 4.0: gli studenti imparano le competenze del futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 maggio 2020

Junior Achievement Italia, la più vasta organizzazione non profit al mondo dedicata all’educazione economico-imprenditoriale nelle scuole, e ABB Italia, multinazionale leader nelle tecnologie per l’energia e l’automazione, presentano la terza edizione del Premio Impresa 4.0, per formare i lavoratori del futuro nell’ambito dell’impresa digitale. Un obiettivo oggi più importante che mai, a fronte della crescente diffusione della digitalizzazione dei processi e dei flussi produttivi e dell’applicazione di IoT e intelligenza artificiale, che porta sempre più aziende a cercare candidati con competenze tecniche specialistiche, capaci di innovare e in grado di svolgere professioni ad alto contenuto tecnologico. In Italia, gli studenti con una formazione in questi ambiti rappresentano un numero notevolmente inferiore rispetto alle richieste del mercato del lavoro, tanto da creare un vero e proprio mismatch di preparazione.Per ridurre questo gap, Junior Achievement Italia e ABB Italia lanciano agli studenti una sfida: creare un progetto creativo e imprenditorialmente sostenibile nell’ambito dell’Impresa 4.0 e delle sue svariate applicazioni, concentrandosi in particolare sull’utilizzo di tecnologie connesse al web, sull’analisi dei dati ricavati dalla rete e sulla gestione più flessibile e sostenibile del ciclo produttivo.Un percorso didattico innovativo che aiuta i ragazzi a calarsi e comprendere lo scenario in evoluzione e il sempre più importante ruolo ricoperto dalle competenze in ambito Smart Manufacturing, mostrando loro le opportunità offerte da un percorso formativo e professionale in questo settore.Il Premio Impresa 4.0 si inserisce nel contesto di “Impresa in azione”, il programma di educazione imprenditoriale di Junior Achievement più diffuso in Italia, riconosciuto dal MIUR come PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento, ex Alternanza Scuola-Lavoro), dando così agli studenti la possibilità di non interrompere, nonostante l’emergenza in corso, i percorsi volti all’acquisizione delle soft skills, fondamentali nell’orientamento per il proprio percorso scolastico e lavorativo.“Il Premio Impresa 4.0 non si ferma, anzi si arricchisce dell’esperienza digitale, attraverso i nostri canali e strumenti di e-learning già attivi e consolidati, testimoniando l’impegno e l’importanza che Junior Achievement Italia e ABB Italia attribuiscono al trasmettere agli studenti competenze trasversali che ricopriranno un ruolo fondamentale nelle professioni di domani”, dichiara Antonio Perdichizzi, Presidente di Junior Achievement Italia. “L’attuale scenario delinea un futuro sempre più incerto per i ragazzi, per questo motivo oggi è ancora più necessario restare al loro fianco e aiutarli a orientarsi tra i molteplici possibili percorsi che possono intraprendere”.Gli studenti potranno candidare le proprie idee attraverso progetti elaborati in italiano o in inglese fino al 15 maggio e saranno valutati per aderenza al tema, innovazione, sostenibilità economica, potenziale di business e risultati già conseguiti. Il progetto che supererà le selezioni della giuria, composta da esperti e professionisti dei diversi settori tematici attinenti al Premio, sarà premiato a BIZ Factory, finale nazionale conclusiva di Impresa in azione, e avrà la possibilità di competere in qualità di mini-impresa finalista nazionale per il titolo di Migliore Impresa JA 2020.Per facilitare il lavoro delle mini imprese, gli studenti avranno a disposizione un business kit dedicato all’interno della piattaforma di progetto http://www.impresainazione.it che affronta da diverse angolazioni i temi della digitalizzazione, tutti argomenti sui quali ABB costituisce un punto di riferimento in Italia, riconosciuta quale azienda “faro” del Piano Impresa 4.0 per l’implementazione della trasformazione digitale al suo interno.La scorsa edizione del premio ha visto la vittoria del progetto BeeSafe, un sistema di monitoraggio per arnie, che rileva giornalmente i dati relativi a temperatura, umidità e peso del miele, ed un sistema di geolocalizzazione in caso di furto, che viene notificato immediatamente con un SMS. BeeSafe è stato premiato per l’intraprendenza, l’innovazione tecnologica supportata dal digitale e la capacità di rispondere a un’esigenza di mercato. In seguito, il progetto ha ricevuto diversi riconoscimenti che hanno portato i ragazzi ad essere invitati anche al Wwworkers Camp 2019-2020, tenutosi presso la Camera dei Deputati.

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Crescono le domande di Credimi Futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

Il finanziamento erogato in modalità digitale da Credimi, leader europeo del digital lending per imprese, che dallo scorso 20 aprile ingloba le garanzie statali previste dal Decreto Liquidità: copertura del Fondo di Garanzia al 90% su un ammontare massimo del 25% del fatturato aziendale 2019 per PMI con meno di 500 dipendenti.I finanziamenti di Credimi – rivolti a Società di Capitali con almeno un bilancio depositato e Società di Persone con almeno una dichiarazione fiscale, che abbiano un fatturato superiore a 100.000 euro – attivano affidamenti aggiuntivi rispetto a quelli bancari grazie anche a “Italianonsiferma”, l’innovativa operazione implementata con il Gruppo Generali. Una emissione di titoli di un valore pari a 100 milioni di euro, collocata interamente a risparmiatori privati e integralmente destinata a piccole imprese per far fronte al lockdown e prepararsi alla ripresa. Finanziamenti con durata di 5 anni e 15 mesi di preammortamento con un inizio di rimborso previsto per settembre 2021 con una domanda di finanziamento che può essere fatta in 2 minuti, da qualsiasi device, 7 giorni su 7, 24 ore su 24, con documenti firmati digitalmente a fronte di una risposta che arriva in soli 3 giorni. Una operazione in cui sia Credimi, che Banca Generali e Securitisation Service hanno ridotto del 50% le proprie fee, decidendo di lavorare con la sola copertura dei costi operativi, per ottimizzare il più possibile le condizioni offerte.Una richiesta di finanziamento su due arriva da pmi che durante il lockdown sono state costrette a restare chiuse. In particolare, negli ultimi due mesi le richieste sono arrivate per l’87% da microimprese (ovvero con un fatturato sotto i 2 milioni di euro), per il 13% da piccole e medie imprese (ovvero con un fatturato fino a 50 milioni). Le domande arrivano in particolare dalle categorie appartenenti al commercio all’ingrosso e al dettaglio (28%) – tra quelle più colpite da questa crisi. Tra le altre macro-categorie in sofferenza, troviamo quelle appartenenti alle attività manifatturiere (16%), alle attività di servizi e alloggio e di ristorazione (15%) e al settore costruzioni (14%). Seguono poi le attività professionali (6%), servizi alle imprese (4%), servizi di comunicazione e di informazione (4%), trasporto e magazzinaggio (4%), altro (9%). Molte imprese hanno fatto richiesta di finanziamento per far fronte all’urgente bisogno di liquidità, ma va sottolineato che altrettante hanno richiesto un prestito per farsi trovare pronte alla ripresa. Non è un caso, infatti, che il 41% degli applicant siano aziende con un canale e-commerce, attive quindi anche in questo periodo di crisi. Il 50% delle richieste concentrato tra Lombardia, Campania e Lazio. La Lombardia è la regione da cui sono arrivate più richieste (20% del totale) anche per le tante domande arrivate da Milano, Bergamo e Brescia. Seguono Campania e Lazio (entrambe intorno al 15% delle richieste totali). Veneto, Sicilia e Puglia le regioni che hanno fatto il maggior numero di richieste dopo le prime tre.

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Ci si interroga con preoccupazione sul futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 aprile 2020

Se non c’è uno scossone, un recupero di iniziative sensate, una progettualità politica, rischiamo di trovare, dopo le tragedie di questi giorni, enormi macerie economiche, sociali e istituzionali. Avremo difficoltà di rimuoverle se resisteranno le gestioni inadeguate della crisi pandemica, affrontata con insufficiente lucidità e scarso buon senso. Si dice che la gente ha risposto e il Paese ha trovato unità. Ci auguriamo che questo clima continui e che non si sia stato determinato solo dal terrore ma da un sentimento profondo. E’ mancata la guida politica. Le emergenze si gestiscono con la definizione delle responsabilità e con una funzionante catena comando. Ci siamo trovati, invece, con una “folla” di decreti del presidente del consiglio, di ordinanze ministeriali e innumerevoli atti delle regioni. Poi c’è stata una moltiplicazione di consulenti, di commissioni. Una pletora di organismi con un numero di componenti, quasi 500, sproporzionato e indecente. Commissario straordinario, protezione civile, comitato e le tante commissioni a livello ministeriale e delle regioni spesso non all’unisono. Ogni regione ha assunto proprie decisioni. E l’unità del Paese? E’ stata messa in discussione per la debole e quasi inesistente catena di comando a livello centrale. Dopo questo dramma si dovrà affrontare il tema della riforma del titolo V della Costituzione. Non è accettabile che un governo, con l’alibi dell’emergenza, con decreti presidenziali, regoli materie che investono la libertà e i diritti esautorando il Parlamento e violando la Costituzione. In ultimo le regioni non sono Stati in una Federazione. L’Italia non è una repubblica federale. Ci sono i presidenti delle giunte regionali e non i governatori. Questa figura è evocata con superficialità e sciatteria. Parlare ancora di regionalismo differenziato è un inganno. Bisogna rivedere le competenze delle regioni. Temi come la sanità’, ambiente, scuola debbono ritornare al centro. Impossessiamoci della politica. Oggi parlano in tanti di De Gasperi e quei tanti sono felicemente allocati in formazioni politiche che lo hanno contrastato (ricordiamoci il 18 aprile 1948) e dileggiato la Democrazia Cristiana. Ritroviamo i pensieri forti, le idee e scrolliamoci da un lungo presente senza passione e senza proiezioni culturali. (by Mario Tassone)

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Ecco dove nasce il futuro

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

Un sistema variegato, multisettoriale, poliedrico, che rappresenta un unicum nello scenario internazionale. È il sistema dei parchi scientifici e tecnologici italiani la cui ‘geografia’ è stata studiata per la prima volta grazie all’indagine di Elena Prodi , ricercatrice del Dipartimento di Economia e Management, Università degli Studi di Ferrara e ADAPT Research Fellow, in collaborazione con l’Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani realizzata in parallelo alla raccolta periodica di dati dai propri associati. “La ricerca – si legge nel documento – nasce cercando di capire quali sono le capacità progettuali dei parchi di mobilitare e coordinare risorse, di entrare in relazione con i mercati del lavoro locali, nonché di interagire dentro a un più ampio contesto nazionale”
Tra le mission indicate dai parchi il 95 per cento si trova concorde nel “favorire la collaborazione tra grandi e medie imprese e piccole imprese innovative (start-up, spin off)” seguita, con più dell’86 per cento di risposte, dal “trasferimento delle conoscenze scientifiche e tecnologiche da enti di ricerca pubblici e privati verso il sistema delle imprese del territorio”. Il 76 per cento degli intervistati ha indicato come mission “trasferire le conoscenze scientifiche e tecnologiche dall’università verso il sistema delle imprese del territorio”. 14 parchi su 20, inoltre, hanno dichiarato che il senso della loro presenza nel territorio di riferimento è anche legato alla creazione di nuove imprese ad alto contenuto tecnologico e far crescere, di conseguenza l’occupazione”.
Una delle caratteristiche comuni a tutti i pst è lo stretto dialogo con istituti scolastici, università, enti di ricerca pubblici e privati. Oltre il 65 per cento degli intervistati spiega di avere all’interno del parco laboratori ed enti di ricerca. Il 47 per cento ospita enti di ricerca accademici mentre il 52 per cento di essi accoglie spin off universitari. Ma questo rapporto va al di là della presenza fisica nel parco e si sviluppo attraverso iniziative, scambio di informazioni, attività che sono alcuni degli elementi di vitalità che si esprimono concretamente grazie alla presenza dei parchi nel territorio. L’indagine di Prodi svela che i parchi scientifici interagiscono con le università e la filiera formativa in senso ampio per attrarre giovani studenti e lavoratori di talento verso il parco e le aziende in esso insediate. 3 parchi su 15 ospitano dei corsi di laurea, mentre il 66 per cento di essi sostengono che “i dipendenti e i collaboratori delle imprese e delle start-up/spin-off localizzati nel parco ricoprono anche il ruolo di docenti presso Università del territorio, ma non solo”. In 7 casi su 20 “il direttore o il personale impiegato presso la società di gestione del parco a ricopre incarichi di ricerca e /o docenza presso un’Università”. Ci sono poi 7 parchi coinvolti all’interno di una o più fondazioni ITS del territorio. L’86 per cento dei pst, inoltre, ospita attività di alternanza scuola-lavoro a beneficio dei giovani dei licei e degli istituti delle scuole superiori.
Al primo posto tutte le specializzazioni riconducibili sotto al più ampio cappello dell’ambito medico-farmaceutico e delle scienze della vita. Si tratta peraltro di una area piuttosto specialistica e concentrata in alcuni parchi scientifici e tecnologici italiani e non è invece distribuita più omogeneamente e in maniera diffusa come il settore dell’ICT che si colloca sempre ai vertici delle specializzazioni dei parchi. Come pure il settore terziario in senso lato, dunque comprensivo del turismo, i servizi e le imprese creative e culturali. Seguono gli ambiti della meccatronica e delle nanotecnologie, e, le aree legate ad ambiente e green technology, alimentare, chimica, energia ed edilizia.Parola d’ordine: migliorarsi. Uno dei fili conduttori che unisce tutti i pst coinvolti nell’indagine è la tendenza a migliorarsi su più fronti: su quello tecnologico, nelle relazioni con i soggetti insediati, nella tipologia dei servizi offerti, nelle relazioni con il mondo delle imprese e della ricerca. Un sistema in evoluzione, anche attraverso la collaborazione con APSTI, cerca un ruolo strategico nello scacchiere internazionale della rete dei parchi scientifici e tecnologici italiani.

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Ripensiamo il futuro industriale della nostra Nazione

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

“Il Governo nel decreto Cura Italia prevede misure corrette, ma timide, per promuovere il Made in Italy nel mondo. Nessun provvedimento invece per facilitare il rientro in Patria delle catene industriali e delle attività manifatturiere. Il mondo intero, dopo la pandemia, ha compreso l’importanza di riallocare in Patria intere filiere manifatturiere e industriali. Il Giappone ha appena stanziato 2 miliardi per favorire l’autosufficienza industriale. Il Governo giallorosso sembra non essere sfiorato nemmeno dalla idea perché manca clamorosamente una visione industriale dell’Italia. Oggi Fratelli D’Italia ha depositato in commissione Esteri una risoluzione per chiedere provvedimenti per facilitare il rientro in Patria delle catene manifatturiere essenziali. Ancora una volta sollecitiamo il Governo della decrescita felice a comprendere le nuove sfide industriali che il mondo post coronavirus imporrà. Non possiamo arrenderci al declino. Ripensiamo il futuro industriale della nostra Nazione”. Lo ha dichiarato il deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in commissione Esteri, Andrea Delmastro Delle Vedove.

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Il futuro è verde canapa di Mario Catania

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Diarkos edizioni presenta il libro Cannabis. Il futuro è verde canapa del giornalista Mario Catania, un moderno compendio che analizza e approfondisce tutti gli utilizzi che si possono fare della pianta di canapa. C’è chi dice siano mille, chi 25mila e chi oltre 50mila, sicuro è il fatto che siano innumerevoli e che oggi, dopo anni di censura ideologica su questa pianta, si sta assistendo alla sua rinascita in tutti i settori. Sì, perché la canapa è la migliore alleata che abbiamo a disposizione per l’economia, per l’ambiente e per contrastare i cambiamenti climatici – quale risorsa pressoché inesauribile in grado di sostituire i derivati del petrolio e ridurre drasticamente i livelli di CO2, sposandosi perfettamente con i principi dell’economia circolare – e non da ultimo per milioni di pazienti affetti dalle patologie più disparate e spesso altamente invalidanti. In questo saggio vengono dunque analizzate in profondità le tre anime di questo fenomeno: la legalizzazione ricreativa, il futuro come risorsa agroindustriale e il mondo medico, raccontate alla luce del cambiamento in atto in tutto il mondo con riferimenti alla situazione italiana e internazionale, storie che vi faranno emozionare e interviste ai protagonisti di questa rivoluzione a livello mondiale. La prefazione è a cura di Raphael Mechoulam, leggendario scopritore del THC e considerato a livello internazionale come il padre della ricerca su cannabis e cannabinoidi.
Agli inizi del 20esimo secolo i ricchi imprenditori americani identificarono la canapa ad uso industriale come una minaccia  che potesse sostituire alcune delle loro aziende più redditizie, tra cui quelle di carta, petrolio, cotone e fibre sintetiche. Le successive sorti della pianta e i divieti legati al suo utilizzo li conosciamo bene. Arrivando alla storia più recente, è stato l’Uruguay il primo  paese al mondo che nel 2013, soprattutto per colpire il narcotraffico, ha varato una legge per la legalizzazione della cannabis, dando così il via alla rivoluzione verde e sottraendo ai narcotrafficanti, secondo l’agenzia regolatoria del paese, ben 22 milioni di dollari relativi alle vendite della cannabis. Negli Stati Uniti invece ad oggi la cannabis legale è il settore che sta creando più posti di lavoro con oltre  200mila posti a tempo pieno, 300mila considerando tutto l’indotto, dei quali 64mila solo nel 2018. Nel 2017 secondo Tom Adams, il direttore di BDS Analytics, la marijuana legale ha generato  circa 9 miliardi di dollari nelle vendite negli Stati Uniti. Non solo, uno studio pubblicato sul JAMA Internal Medicine del 2014 ha mostrato che Stati americani che hanno autorizzato l’uso di cannabis terapeutica, dopo aver emanato le leggi, hanno avuto un tasso del 24,8% più basso riguardo alla mortalità annuale per overdose da analgesici oppiacei rispetto agli Stati in cui la cannabis terapeutica è ancora illegale.
Per quanto riguarda l’Italia, dove ricordiamolo la sostanza non è legale, fa riflettere la posizione sulla legalizzazione espressa nel 2017 dalla Direzione Nazionale Antimafia, che invitava il governo a prendere in considerazione approcci che andassero al di là della semplice proibizione, auspicando l’introduzione di una “rigorosa e chiara politica di legalizzazione”.

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5 punti qualificanti per il futuro del SSN

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

La pandemia e l’evoluzione epidemiologica dell’infezione da SARS-CoV-2 hanno fatto emergere gravi criticità del SSN, tra queste, la più grave è stata l’insufficiente dotazione di posti letto di Terapia Intensiva. La necessità ancora oggi di aumentare – e successivamente di stabilizzare – il numero dei posti letto nei Reparti di Rianimazione – Terapia Intensiva su base nazionale richiede considerazioni per troppo tempo disattese in Italia.La loro sottovalutazione – avvertono – potrebbe portare ad un pericoloso sbilanciamento di tutto il SSN a scapito della qualità dell’assistenza. I 5 punti in sintesi:
1- PER UNA VISIONE COMPLETA DELLE CURE INTENSIVE Per creare nuovi posti letto di cure intensive non è sufficiente semplicemente acquistare un ventilatore ed un monitor, ma è indispensabile una dotazione ben più complessa, in termini di risorse tecnologiche/letto e per struttura, oltre che umane e logistiche per garantire standard di sicurezza e qualità delle prestazioni. Sarebbe un errore imperdonabile dimenticarlo.
2 – PER UN ADEGUATO INCREMENTO DEI POSTI LETTO INTENSIVI È fondamentale prevedere che cosa accadrà al termine del periodo emergenziale e come saranno stabilizzati i nuovi posti letto di Terapia Intensiva. Si ritiene imprescindibile esprimere i criteri da adottare che possano portare ad un incremento dell’offerta “stabilizzata”: si considera che tale aumento possa essere ricompreso fra il 35 ed il 50% degli attuali.
3 – PER UN NUOVO APPROCCIO EMERGENZIALE. È urgente e necessario riconsiderare correttamente le dotazioni tecnologiche, la logistica e la riprogettazione delle aree di cure intensive per garantire standard appropriati e qualità assistenziale. Servono azioni sinergiche e modulabili, ma sempre preservando l’eccellenza italiana delle Terapie Intensive rispetto al panorama europeo e mondiale.
4 – PER GARANTIRE COMPETENZE SPECIALISTICHE DI TERAPIA INTENSIVA. Tutto il Paese ha toccato con mano la dedizione e la competenza con cui gli Anestesisti Rianimatori si sono spesi. Dimenticare la loro specificità nell’immediato futuro sembra fuori luogo e fuori contesto, oltre ad essere decisamente rischioso per le caratteristiche della popolazione italiana, che ha già scontato una inadeguata disponibilità di cure intensive, ma che nel futuro potrebbe pagare una riorganizzazione non oculata del Sistema Sanitario Nazionale.
5 – PER GOVERNARE LA NECESSITA’ DI SPECIALISTI CORRELATI AD UNA RISPOSTA DI CURE INTENSIVE ADEGUATA
Un aumento dei posti letto “stabilizzati e strutturati” di Terapia Intensiva necessita senza ombra di dubbio di Medici Specialisti di Anestesia Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore, oltre che di Infermieri di Area Critica che rappresentano anch’essi una professionalità preziosa e imprescindibile. Per garantire questo aumentato fabbisogno di specialisti, servono soluzioni semplici, immediatamente realizzabili, utilizzando strumenti di cui il Paese può già disporre ed a costi sostenibili per:
A. STABILIZZARE i posti letto di Terapia Intensiva utilizzando le tecnologie acquisite e già finanziate da Governo e Regioni – il già indicato aumento di 35%-50% rispetto all’attuale;
B. ATTIVARE le dotazioni organiche degli Specialisti in Anestesia Rianimazione Terapia Intensiva e del Dolore attraverso:
L’APPELLO di SIAARTI e AAROI-EMAC termina con l’immediata disponibilità dei due soggetti (che rappresentano la totalità degli Anestesisti Rianimatori del nostro Paese) a supportare le Istituzioni Centrali e Regionali in tutti i passi che potranno essere congiuntamente realizzati per gestire al meglio i 5 punti segnalati per superare l’attuale fase di emergenza. Questo percorso è giudicato essenziale da SIAARTI e AAROI-EMAC per entrare nel prossimo periodo storico del SSN con una visione realmente nuova, concretamente utile alla sanità nazionale ed ai cittadini, capace di assumere dall’attuale situazione di crisi quei dati e valori di gestione organizzativa ed assistenziale che il nostro Paese non può esimersi di imparare.

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