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Summit di Taormina: riportare la Russia nel G8

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 febbraio 2017

taorminaE’ partita un’iniziativa italiana per il reintegro nel G8 della Federazione Russa. E’ un’iniziativa giusta, opportuna e che tiene conto anche degli interessi del nostro Paese.
I presidenti del Consiglio Italiano del Movimento Europeo (CIME), dell’istituto di ricerche sociali EURISPES e dell’Istituto Italiano per l’Asia e il Mediterraneo (ISIAMED) hanno scritto una lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni, sollecitando il nostro governo a farsi promotore di azioni affinché il presidente Vladimir Putin possa essere al summit di Taormina, al fine di costruire “ponti” e la necessaria, vera e positiva collaborazione di pace per una efficace cooperazione tra i popoli.
Come è noto, dal primo gennaio l’Italia ha la presidenza del G7, di cui sono membri anche gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone, la Germania, la Francia e la Gran Bretagna. Gli altri Paesi dell’Ue sono rappresentati dalla Commissione europea, che, si ricordi, non può ospitare i vertici ne presiederli.
Quindi a maggio a Taormina si terrà il prossimo summit dei capi di stato e di governo con la presenza di nuovi leader mondiali, come il Presidente americano Donald Trump, il prossimo Presidente francese e il Primo ministro inglese Theresa May.
E’ noto che, dal 1998 fino al 2014, al G8 ha partecipato anche la Federazione Russa. A seguito della crisi in Ucraina, del referendum in Crimea e delle conseguenti sanzioni, è stata impedita tale partecipazione.
Pertanto a Taormina, purtroppo, potrebbe non esserci, ancora una volta, il Presidente della Federazione Russa. In merito riteniamo che il meeting potrebbe essere l’occasione per l’Italia per spingere verso la riapertura di un dialogo costruttivo con Mosca. La Russia, non sfugge a nessuno, è un partner importante. Lo è ancor di più per l’Unione europea, se davvero si vuole agire per affrontare le tante questioni globali. La soluzione di problemi quali quello della sicurezza e delle migrazioni e ovviamente quelli relativi ai costruendi nuovi assetti pacifici e multipolari, non può prescindere dal coinvolgimento della Russia.
Si ricordi che il 2016 si è purtroppo chiuso con il massacro terroristico di cittadini inermi nel mercatino di Natale a Berlino e il 2017 è cominciato con l’orrendo attentato di Istanbul. Sono eventi che pongono al centro della politica europea ed internazionale la questione della sicurezza e della pacificazione e risoluzione dei troppi conflitti regionali che, come dice il Papa, nel loro insieme, anche se a pezzi, costituiscono la terza guerra mondiale.
Le grandi istituzioni internazionali, a cominciare dall’ONU e dall’Unione europea, sono chiamate ad assumere delle responsabilità dirette. Ma anche i vertici G20, G7 e G8 sono importanti organismi di coordinamento per affrontare le cause delle tante tensioni legate soprattutto alle maggiori sfide economiche e geopolitiche e dare indicazioni sulle soluzioni più adeguate e condivise.
Perciò riteniamo positivo che il primo ministro Gentiloni abbia già sottolineato la necessità per tutti di abbandonare la logica della guerra fredda, senza rinunciare ai principi, Lo sono anche le recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che sembra sollecitare il rientro della Russia nel G8.
Ciò potrebbe aiutare anche la stessa Unione europea a recuperare un ruolo più incisivo nel contesto internazionale. Il vertice di Taormina, città di grande storia proiettata nel Mediterraneo, potrebbe, quindi, essere davvero l’occasione per aprire nuove prospettive di cooperazione e crescita comune.
L’esclusione della Russia sarebbe non solo inopportuna e ingiustificata, ma darebbe l’impressione di una decisione negativa esclusiva dell’Europa, tenuto conto delle più recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti.
Mancando la Russia, oltre alla Cina e all’India che non vi hanno mai fatto parte, il G7 rischia di essere visto nel mondo come un club di amici dell’Occidente. Un club di Paesi che, rispetto al loro Pil, sicuramente occupano le prime posizioni mondiali, ma hanno economie in prolungata stagnazione.
Si rammenti che le perduranti sanzioni incrociate con la Russia penalizzano esclusivamente le economie europee. In proporzione, è l’Italia a rimetterci di più. Se ciò è vero, come è vero, il nostro Paese non può non cogliere l’opportunità di Taormina per assumere un ruolo più incisivo ed avere un maggiore spazio nella scena internazionale, a partire dal Mediterraneo e dalla stessa Europa. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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La politica del G8

Posted by fidest press agency su martedì, 22 Maggio 2012

 

Si è concluso l’ennesimo G8, un altro fine settimana di incontri fra i Grandi durante il quale la comunità finanziaria internazionale ha seguito con apprensione i lavori del Vertice anche per comprendere se le questioni e le tensioni nell’Area Euro potranno essere finalmente risolte. Si interverrà con decisione questa volta? Il tempo è scaduto la politica deve rendersene conto – dichiara il Segretario Generale di Unità Sindacale Falcri Silcea Aleardo Pelacchi – Le distorsioni della finanza speculativa – continua Pelacchi – hanno prodotto danni immensi all’economia reale, basta guardare il nostro Paese. Disoccupazione record soprattutto tra i giovani che non riescono ad immaginare un futuro, imprese che non ce la fanno, disperazione, suicidi, cittadini disorientati che sfogano la loro rabbia contro altri cittadini anch’essi vittime di questo disastro sociale. Diciamo basta. La verità è che l’economia è sempre più distante dalle persone. E’ necessario affermare con forza l’idea che il sistema bancario deve sostenere la crescita attraverso il sostegno alle famiglie ed alle imprese, come peraltro chiesto in ogni occasione da Unisin. Ultimamente, oramai preoccupati dal possibile credit crunch, questa necessità è stata sostenuta con maggiore determinazione anche da autorevoli pareri in campo economico. E’ necessario che dalle parole si passi finalmente ai fatti poiché non esiste altra via per uscire da questa lunga crisi. Unisin, come è noto, ha indicato da tempo anche un’altra priorità – conclude il Segretario Generale Aleardo Pelacchi – che è quella di valorizzare le lavoratrici ed i lavoratori. Anche in questo caso non c’è una via diversa per gestire i profondi cambiamenti che anche il nostro settore dovrà affrontare nel prossimo futuro. La fase recessiva, purtroppo, non si attenuerà in tempi brevi nonostante le perentorie indicazioni fornite da quest’ultimo G8 che sono orientate a favorire la crescita in Europa. Non si potrà quindi scaricare gli oneri di questa congiuntura sul lavoro ma occorrerà ragionare in termini di sviluppo e di occupazione.

 

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G8 Deauville Declaration-Oxfam Reaction

Posted by fidest press agency su sabato, 28 Maggio 2011

As the Deauville Summit comes to a close, international aid agency Oxfam warned that the G8 is losing credibility by showing no real decision-making in its Communiqué. The G8 has still not come to terms with the reality of the official OECD verdict on their aid figures, which shows that their $50 billion aid promise has been missed by a massive $19 billion. Instead, in they are content with listing both this number and their own massaged figure that puts them almost on target.. The ‘Deauville partnership’ between the G8 and the Middle East and North Africa importantly recognizes that the poor and marginalized in Egypt and Tunisia should see tangible change as a result of the recent revolutionary shifts in their countries. Thousands of people in Egypt are demonstrating against ongoing human rights violations in their country. Oxfam welcomes the G8’s mention of legislation to increase reporting in the oil, gas and mining industries, as part of their commitment transparency. But this success has been watered down by some G8 countries that insisted on the wording ‘or voluntary’ in the communiqué, leaving an opt out clause. “The G8 have managed to create an oxymoron out of an opportunity, by backing ‘mandatory voluntary’ reporting for oil, gas and mining companies,” said Mamadou Biteye, West African regional director for Oxfam. “Oxfam calls for the G8 to stop dithering, as only mandatory reporting can arm citizens with the information they need to hold their governments accountable, while paving the way for developing country governments to get the fairest deal from rich companies.”

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G8 e riforma World Bank e FMI

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 Maggio 2011

Un G8 ormai quasi del tutto svuotato di importanza si ritrova in agenda la spinosa questione della successione di Dominique Strauss-Kahn alla guida del Fondo monetario internazionale. Come accade ormai da alcuni anni a questa parte, si parla delle istituzioni di Bretton Woods quasi unicamente quando sono investite dagli scandali che investono i loro vertici. La CRBM auspica che a Deauville, in Francia, i governi europei del Vecchio Continente ridiano priorità alla riforma di World Bank e FMI facendo un passo indietro, senza imporre quindi la nomina di un candidato europeo come tradizione non scritta ed orami desueta. Un primo passo sarebbe costituito dall’adozione di un processo aperto, trasparente e basato su valutazioni sul merito per la nomina del nuovo direttore esecutivo del Fondo. CRBM sottoscrive la posizione di oltre 100 realtà della società civile internazionale, che hanno proposto l’utilizzo di una votazione a doppia maggioranza. A decidere, secondo importanti realtà come il Third World Network e Bretton Woods Project, non deve essere solo il peso relativo alla maggioranza delle azioni dell’FMI (in possesso dei Paesi più ricchi), ma anche l’espressione del voto dei 187 Stati membri dello stesso Fondo. Tradizione non scritta vorrebbe che fosse un europeo a guidare l’FMI e un americano la Banca mondiale. Il Vecchio continente si è dunque affrettato a candidare l’attuale ministro delle Finanze francese Christine Lagarde al posto del suo connazionale Strauus-Kahn, mentre questa volta le economie emergenti hanno fatto sentire la loro voce optando per scelte diverse. Val la pena rammentare che attualmente l’Europa detiene il 35,6% delle quote di voto, mentre l’Asia (incluse Giappone, Cina e India), solo il 20%. Gli Stati Uniti si attestano sul 17%, motivo per cui se le “vecchie potenze” trovano un accordo sul nome non ci sono margini di sconfitta. Sono ormai anni che si parla di rivedere questo sistema e le prassi collegate, ma per ora non sono state apportate che modifiche marginali. “E’ inaccettabile che ancora una volta i Paesi europei vogliano imporre il loro volere incuranti che il mondo sia cambiato dal 1944” ha dichiarato Antonio Tricarico, coordinatore della CRBM. ”Ancora più grave che questa volta usino come scusa il fatto che l’Fmi sta prestando principalmente a Stati europei in crisi di debito sovrano, come la Grecia. Allora perché quando il Fondo prestava ed imponeva aggiustamenti strutturali devastanti ai Paesi più poveri ed indebitati questi non avevano voce in capitolo e non hanno mai nominato potuto nominare il capo dell’istituzione?” ha concluso Tricarico.

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“G8 2010: Amnesia di Gleaneagles”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2010

In occasione del G8 il CINI, composto da ActionAid, AMREF, Save the Children, Terre des hommes, VIS, World Vision e WWF, manifesta tutta la propria delusione rispetto all’esito del summit canadese. “L’esito del G8 è molto deludente – dichiara Maria Egizia Petroccione, Coordinatrice del CINI – per quello che riguarda l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) in generale, con i leader dei G8 che si limitano a riaffermare i loro impegni in termini di APS e efficacia dell’aiuto, senza però specificare ne tempi ne modalità.”  Non c’è alcun riferimento a Gleaneagles né al fatto che i target per il 2010 sono stati mancati. E’ singolare che si riaffermi l’impegno verso l’APS proprio quando è stato mancato l’obiettivo del 2010 e senza che questo fallimento venga riconosciuto e analizzato. Gli unici impegni quantitativi e temporali che i G8 avevano per l’APS erano quelli di Gleaneagles per il 2010, riaffermarli semplicemente lascia aperte molte interpretazioni: ad esempio, si riafferma il raddoppio ma entro quando?  Si tratta di un riorientamento concettuale cui dovrebbe far seguito un maggior dettaglio e una garanzia di tutela dell’impegnato pregresso, assicurando che non ci sarà  diversione di risorse a scapito dell’Africa sub-sahariana. La questione della novità e addizionalità delle risorse avrebbe dovuto essere più evidente anche sull’iniziativa per gli MDG 4-5. In Canada, i G8 non vogliono parlare di risorse aggiuntive ma riconfermano i loro impegni all’aumento finanziario per AIDS, Agricoltura e MDG 4 e 5; la deduzione logica è che altri settori non menzionati vedranno ridotti i finanziamenti ad esempio l’educazione. Egualmente i G8 riaffermano il loro impegno a garantire il successo delle conferenze di rifinanziamento dell’IDA e del Fondo Africano di sviluppo, ma non è chiaro come questo sia possibile senza nuove risorse, visto che entrambi i fondi internazionali chiedono ai donatori un significativo aumento di capitali nell’ordine di qualche miliardo. Sull’efficacia dell’aiuto non si dice niente. Si sarebbe almeno potuto cogliere l’occasione per affermare l’importanza politica del 2011 come anno per l’avvio dell’aggiornamento della governace del sistema dell’aiuto, stabilendo il tono dei prossimi incontri DAC e aprendo alle richieste di molti membri del G20 (soprattutto della Korea).

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Complessivamente deludente il G8 canadese

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2010

Dal G8 canadese è arrivata l’ennesima dichiarazione d’intenti, l’ennesima scadenza entro cui gli otto paesi più industrializzati promettono di concentrare i loro sforzi nei prossimi anni. Per la precisione, si tratta di 5 miliardi di dollari da impegnare nei prossimi cinque anni per migliorare la salute materno-infantile, insieme a 2,3 miliardi stanziati da altri donatori. Un’iniziativa che l’Osservatorio AIDS accoglie positivamente anche se è opportuno precisare che di questi 5 miliardi solo una parte costituisce fondi addizionali, che si aggiungono alle quote che ciascun paese già destina a tale scopo. Inoltre, il nuovo impegno dei grandi otto sembra andare a scapito di un’altra promessa, quella sull’aumento dell’aiuto pubblico allo sviluppo sottoscritta al G8 di Gleaneagles nel 2005 e scomparsa quest’anno per la prima volta dal comunicato finale del vertice. Un’assenza preoccupante, come preoccupante è il silenzio da parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che non ha accennato minimamente alla quota promessa e mai versata al Fondo Globale contro AIDS, tubercolosi e malaria. Alla vigilia del G8 avevamo denunciato il grave ritardo dell’Italia, l’unico paese a non aver ancora versato la quota per il 2009 (130 milioni di Euro + 30 milioni di dollari) riproponendo il video della conferenza stampa del presidente Berlusconi al G8 de L’Aquila ( http://www.youtube.com/watch?v=OesQLv4XxcA), nella speranza che in occasione del G8 canadese sarebbe arrivata qualche novità. Così non è stato. La speranza è che, in vista della conferenza di rifinanziamento del Fondo Globale, in programma per il prossimo ottobre, il governo italiano si decida a versare le quote 2009 e 2010.
Nato nel 2002, il Fondo Globale è diventato in pochi anni il principale meccanismo di finanziamento della lotta contro le tre pandemie, con oltre 600 programmi in 144 Paesi. Finora sono state salvate 4,5 milioni di vite umane rendendo possibile l’accesso alle cure per l’AIDS a 2,3 milioni di persone. 3,7 milioni di orfani a causa dell’AIDS sono stati assistiti e 445mila donne incinte sieropositive sono state sottoposte al trattamento di prevenzione della trasmissione madre-figlio del virus HIV . Attraverso le ONG che lo compongono, tutte impegnate nella lotta contro l’AIDS nei Paesi in via di sviluppo, l’Osservatorio AIDS ha l’opportunità di toccare con mano e monitorare tali risultati direttamente sul campo.

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Il G8 volta le spalle ai poveri

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2010

Toronto. Un fallimento pesante che il G8 tenta di nascondere con una minuscola foglia di fico: la piccola iniziativa a favore della salute materno-infantile. A conclusione del vertice, Oxfam e Ucodep accusano i leader di non essere riusciti a mantenere la promessa di aiutare i paesi più poveri e di cercare anzi di distrarre l’attenzione. “Non c’è foglia grande abbastanza per nascondere la vergogna delle promesse infrante dal summit, che per simbolo ha adottato proprio una foglia, quella dell’acero canadese.” denuncia Farida Bena, portavoce di Oxfam e Ucodep. “Il fallimento del G8 lascia un’eredità pesante: bambini che non potranno andare a scuola, malati che non potranno essere curati e un miliardo di affamati che continueranno a rimanere senza cibo. In realtà i paesi del G8 stanno semplicemente rimescolando gli stessi soldi in modo diverso. L’unica promessa che conta veramente è quella fatta a Gleneagles cinque anni fa di aumentare gli aiuti di 50 miliardi di dollari entro il 2010. Ed è proprio questa la promessa che il G8 ha accantonato oggi”. Considerato che globalmente gli aiuti del G8 ai paesi poveri non sono aumentati, l’impegno di donare cinque miliardi di dollari alla salute materna significa che probabilmente questi soldi saranno sottratti ad altri diritti essenziali, come quello all’istruzione e al cibo, avvertono Oxfam e Ucodep. Al G8 de L’Aquila, per esempio, erano stati promessi 22 miliardi di dollari su un periodo di tre anni per sostenere l’agricoltura nei paesi in via di sviluppo. Tuttavia, Oxfam e Ucodep calcolano che le risorse davvero nuove siano state al massimo sei miliardi di dollari e che il G8 abbia conteggiato due volte gli stessi soldi per altre iniziative, come ad esempio i fondi per permettere ai paesi poveri di adattarsi all’impatto dei cambiamenti climatici.  Mentre in queste ore si alza il sipario sul G20, Oxfam e Ucodep accolgono con favore l’inserimento del tema dello sviluppo dei paesi più poveri in agenda e chiedono che anche questi paesi possano partecipare ai negoziati. “Il G20 non deve ripetere gli errori del G8 e limitarsi a invitare l’Africa solo per una foto di gruppo”, conclude Bena. Oxfam e Ucodep invitano anche il G20 ad adottare una tassa sulle transazioni finanziarie per generare proventi sufficienti a combattere la povertà e i cambiamenti climatici. E’ un’idea semplice ma geniale per raccogliere centinaia di miliardi di dollari per aiutare milioni di poveri che, più di tutti, sono stati colpiti dalla crisi economica globale, dalla fame e dai cambiamenti climatici”.

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G8 e G20: dare risposte concrete

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 giugno 2010

Toronto (Canadà) 26-27 giugno 2010. Le principali reti della società civile italiana – coese nel promuovere la Campagna Zerozerocinque – si appellano ai leader del G20 affinché il vertice chiamato a regolamentare i mercati finanziari e a dare risposte concrete alla crisi economica approvi, tra le altre misure, anche l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Tale tassa pur con un’incidenza minima – si ipotizza lo 0,05% sul valore di ogni transazione – sarebbe in grado di generare un gettito importante da utilizzare per le misure di contrasto alla crisi economica, di sostegno all’occupazione, per le politiche sociali, ambientali e di cooperazione allo sviluppo. «Si pensi alla crisi della Grecia, all’attacco all’euro, alla finanziaria da 24 miliardi approvata in Italia e alle misure analoghe allo studio in tutta Europa. Chiediamo ai Governi e alle istituzioni finanziarie di adottare misure per anticipare i mercati e ridare alla politica strumenti di controllo sulla sfera finanziaria, valutando le proposte che da tempo le reti della società civile internazionale promuovono. Tra queste la tassa sulle transazioni finanziarie – a cui si sono già detti favorevoli i governi Francese, Tedesco e Belga».
I promotori della Campagna 005 promettono di non fermarsi: se il G20 non sarà in grado di prendere decisioni e si concluderà con l’ennesimo nulla di fatto, chiedono che l’Europa si muova da sola sulla scia di quanto già discusso nell’ultimo vertice del Consiglio Europeo. L’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe essere efficace anche se applicata nella sola Europa o nella sola area Euro. Inoltre una tale volata in avanti dell’Europa sarebbe un segnale forte per i prossimi G20 in Corea e in Francia.

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Toronto, Canada: vertice dei g8-g20

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 giugno 2010

Toronto (Canada) 25-27 giugno 2010. A Toronto i due vertici si svolgeranno in giorni successivi, e non è chiara la suddivisione di compiti e mandati tra due raggruppamenti. Lo scopo del G20 è quello di coordinare i lavori e le decisioni dei diversi membri del G20 in modo da arrivare a regole comuni, e come minimo fare in modo che le decisioni di politica economica prese in un Paese non ostacolino o danneggino altre nazioni o regioni. Da due anni a questa parte il G20 si riunisce a livello di capi di Stato e di governo per elaborare delle proposte comuni in risposta alla crisi finanziaria. All’interno di questa ampia cornice ricadono moltissime questioni. Non tutte sono prese in considerazione dal G20, e non tutte vengono trattate in ogni vertice. Non esistendo ad oggi un mandato preciso, né un segretariato che coordina i lavori, la decisione su quali questioni includere e quali siano quelle prioritarie viene lasciata in massima parte al Paese ospitante di turno. I membri del G20 sono: Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, India, Indonesia, Italia, Messico, Russia, Sud Africa, Turchia, Usa, e l’Unione Europea (tramite la Commissione UE). Partecipano inoltre ai lavori i rappresentanti di FMI, Banca mondiale, Financial Stability Board, Ocse e OIL. Il Paese organizzatore può inoltre estendere l’invito ad altre nazioni selezionate.
Il G20 nasce all’indomani della crisi che colpisce il Sud–Est Asiatico nel 1997–98. La crisi si estende rapidamente a Paesi anche molto lontani (Brasile, Messico, Russia). Emerge la necessità di un coordinamento in materia economica e finanziaria che vada ben al di là del G8.
Durante la conferenza di Bretton Woods del 1944 furono creati la Banca mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, a cui venne affidato, tra gli altri, il compito di assicurare la stabilità delle valute mondiali. Il sistema prevedeva di legare il valore delle diverse valute al dollaro, il quale a sua volta era scambiabile in ogni momento con oro (il Gold Exchange Standard). Questo sistema di scambi fissi è andato avanti fino all’inizio degli anni ’70, quando gli Usa lo abolirono unilateralmente, dando di fatto il via a un sistema di libera fluttuazione delle valute sui mercati mondiali. La questione delle valute va però ben di là delle pur gravi problematiche legate direttamente alla speculazione. Il dollaro continua a essere la valuta di riserva a livello mondiale, e quasi tutte le merci sui mercati internazionali vengono scambiate in dollari.  Una parte del mondo, il Nord, vive da decenni al di sopra delle proprie possibilità, consumando e spendendo più di quanto potrebbe. Questo è stato in parte possibile grazie a diversi meccanismi economici, commerciali, finanziari pesantemente sbilanciati in favore delle nazioni più ricche e in parte grazie a un continuo accumulo di debiti di questi stessi Paesi. Il risultato è l’accumulo di enormi riserve valutarie da parte di alcuni Stati emergenti, e un debito crescente e sempre più insostenibile per altri.  Se nel caso della Cina una delle proposte per riequilibrare la situazione è legata alla rivalutazione della moneta locale, le difficoltà possono essere ben diverse per Paesi legati dalla stessa valuta, come avviene all’interno della zona euro.
La novità degli ultimi mesi è che per la prima volta anche Paesi occidentali hanno dovuto seguire lo stesso percorso. La Grecia è stata la prima nazione della zona euro a dovere accettare un intervento del FMI, e le condizionalità connesse.
La liberalizzazione dei flussi di capitale è stata una delle maggiori innovazioni degli ultimi decenni. Sulla spinta neoliberista e sotto la guida del FMI moltissimi Paesi hanno abbattuto i loro controlli sui flussi di capitali in entrata e in uscita.  bQuesto ha causato instabilità e impedito a diverse nazioni di attuare delle politiche economiche adeguate o di proteggersi in caso di attacchi speculativi. L’esempio più evidente viene probabilmente dalla crisi che ha colpito il Sud-Est asiatico nel 1997 – ’98. Allo scoppiare della crisi, e nel giro di due sole settimane, oltre 100 miliardi di dollari sono fuggiti dai Paesi interessati, aggravando pesantemente una situazione già critica. La Malesia, l’unico Paese della regione che aveva mantenuto una qualche forma di controllo sui flussi di capitale, è quello che ha subito meno gli impatti della crisi rispetto ai vicini.
Dietro la spinta di Francia e Germania, il Consiglio UE ha deciso all’unanimità di chiedere al G20 di Toronto di muovere dei passi in avanti sulla tassa sulle transazioni finanziarie, e ha anche dato il proprio sostegno per l’applicazione su scala europea della tassa sulle banche.
Il paragrafo sui paradisi fiscali del documento finale  del G20 di Pittsburgh si apre con l’auto-elogio secondo cui “il nostro impegno con le giurisdizioni non-cooperative ha dato dei risultati impressionanti”.  La stessa lista dei territori considerati paradisi fiscali, la famosa “lista nera” elaborata dall’OCSE, sembra decisamente influenzata dai membri del G20.  Una delle proposte più efficaci per contrastare i flussi illeciti, l’evasione fiscale e la corruzione sarebbe quella di chiedere alle imprese multinazionali di pubblicare i loro dati fiscali e contabili per ogni Paese in cui operano, e non solo aggregati per regioni, come avviene oggi (Country by Country reporting). Una proposta di buon senso, semplice da implementare e che avrebbe degli enormi impatti positivi a livello globale, ma sulla quale fino a oggi il G20 non si è pronunciato.
Una delle misure maggiormente discusse per rafforzare il sistema bancario riguarda l’aumento dei requisiti di capitale, ovvero della quantità e della qualità di risorse proprie che le banche devono tenere da parte per ogni finanziamento che fanno.  Lo studio di un nuovo accordo di Basilea III deve quindi andare di pari passo con l’elaborazione di regole più generali per limitare il “settore bancario ombra” o “shadow banking sytem” dove si svolgono tali operazioni.
Una delle maggiori critiche rivolte al G20 è il fatto che si sia auto-nominato coordinatore dell’economia mondiale e abbia assunto un ruolo centrale nel definire i futuri assetti dell’economia e della finanza globali, in assenza di un mandato chiaro conferito dall’insieme delle nazioni del mondo, e al di fuori del consesso dell’ONU. Secondo queste critiche, il G20 non dovrebbe avere alcuna legittimità nel prendere decisioni che di fatto interessano direttamente tutte le nazioni e le popolazioni del pianeta. (sintesi da un articolo di Luca Manes)

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Inchiesta G8: dichiarazione Matteoli

Posted by fidest press agency su sabato, 22 Maggio 2010

“Non ho, né mai ho avuto conti aperti né disponibilità in banche estere, tanto meno in filiali di banche italiane operanti in Lussemburgo. Non possono dunque esistere operazioni bancarie direttamente  o indirettamente a me riconducibili, ovvero a persone a me collegate. Quanto riportato da alcuni quotidiani è quindi assolutamente falso e calunnioso, specie per me che all’estero non ho mai messo piede in una banca. Ho già dato mandato al mio legale di proteggere il mio buon nome in ogni sede”.  Lo dichiara il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, smentendo la notizia pubblicata oggi su alcuni quotidiani secondo la quale ci sarebbe un conto riconducibile al Ministro in una banca operante in Lussemburgo.

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Al G8 l’Italia passa la mano

Posted by fidest press agency su martedì, 29 dicembre 2009

Si chiude un anno dove i riflettori della comunità internazionale sono stati puntati sul nostro Paese: l’Italia ha guidato il G8 al Summit del L’Aquila. Un vertice nel quale la comunità internazionale ha confermato gli impegni del passato in tema di aiuti per la lotta alla povertà e ha anche avviato nuovi progetti, in particolare la Food Initiative, che rimette al centro lo sviluppo del settore agricolo per combattere la crisi alimentare e la fame, che ha raggiunto nuovi tristi primati. Ma, spenti i riflettori del Vertice, cosa rimane delle promesse del Governo italiano? Un esempio? L’Italia al G8 aveva preso un solo impegno certo: saldare la rata 2009 di 130 milioni di euro al Fondo Globale per l’Hiv, Tubercolosi e Malaria entro un mese. Siamo ormai alla vigilia del nuovo anno e del pagamento non c’è traccia. Non solo, il Governo aveva promesso di coprire una parte delle nuove risorse per il Fondo necessarie per l’anno in corso, per una quota di circa 20 milioni di euro, e anche in questo caso, non c’è traccia d’impegni certi. Anche in merito al L’Aquila Food Initiative, l’impegno dell’Italia rimane incerto. Infatti, in diverse occasioni è emerso che la quota del nostro Paese del totale dei 20 miliardi di dollari in tre anni sarebbe di 450 milioni di dollari. Però, manca un atto formale che chiarisca la dimensione del contributo italiano e nel frattempo, l’Italia ha maturato dal 2004 un debito di 270 milioni di euro rispetto alla quantità di aiuto alimentare che si era impegnata a garantire ogni anno. Sul fronte dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS), alla vigilia del G8, il Presidente del Consiglio aveva riconosciuto il ritardo italiano, giustificato dalla crisi internazionale, l’alto indebitamento e i vincoli posti a livello europeo. Il Presidente del Consiglio apriva però alla possibilità di un riallineamento dell’aiuto italiano ai livelli degli altri donatori nel triennio 2010-2013, grazie alla disponibilità del Ministro dell’Economia. Nonostante le rassicurazioni, la Finanziaria 2010 non realizza alcuna inversione di tendenza: per il 2010 il rapporto APS/PIL italiano si attesterà intorno allo 0,15%, in flessione dallo 0,17% del 2009 e dallo 0,22% del 2008. A Finanziaria approvata, non sappiamo quali obblighi internazionali in termini di lotta alla povertà globale potrà onorare nel 2010 con le limitate risorse a disposizione. L’Italia, quindi, non solo non raggiungerà l’obiettivo sottoscritto a livello europeo dello 0,51% per il 2010, ma impedirà all’Unione Europea di raggiungere l’obiettivo collettivo dello 0,56%. Viene dunque da chiedersi che fine farà la cooperazione allo sviluppo italiana e che ruolo giocherà in futuro il nostro Paese nel consesso internazionale, spenti i riflettori del Vertice G8 2009.

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Un ripensamento da trecento milioni di euro

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2009

La decisione del consiglio dei ministri di spostare il vertice del G8 dalla Maddalena all’Aquila lascia numerosi interrogativi aperti. Il primo è sulla necessità di organizzare in due mesi un vertice mondiale in un’area dove le priorità sono altre: trovare una sistemazione dignitosa a 68 mila sfollati. Il secondo è sulla destinazione delle strutture in fase di completamento nell’arcipelago sardo. Alcune strutture, come i due hotel destinati a ospitare i capi di stato e le loro delegazioni (132 milioni di euro) potranno trovare forse una destinazione turistica, il centro conferenze da milioni verrà sfruttato per convegni meno blasonati (58 milioni) e le costruzioni sul lungomare (42 milioni) torneranno utili in futuro. Più difficile immaginare un sistema per riciclare il centro stampa da 26 milioni di euro. In un momento di crisi economica profonda, con le casse pubbliche vuote, ha senso archiviare un investimento simile e cercare nuovi fondi per reinventare l’accoglienza dei Grandi in Abruzzo? O non si rischia di mettere in cantiere uno spreco doppio? (fonte: espresso.repubblica.it)

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Sfide XXI secolo

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2009

Roma Giovedi 12 Marzo 2009  Sala Di Liegro – Provincia di Roma via 4 Novembre 119/A  iscrizione alle ore 15.30  Decisi, verso il G8.  Davanti a un mondo in cui il fallimento di una banca, gli esiti di un disastro ecologico, per non dire delle quotidiane scelte politiche, hanno ripercussioni su tutto il sistema globale, oltre a conseguenze concrete sulla vita di miliardi di persone, i leader mondiali sanno oggi che le sfide da affrontare e le strategie da elaborare sono sempre più interconnesse, quindi da condividere, piuttosto che da trattare come fenomeni locali: dalla crisi finanziaria ai cambiamenti climatici, dalla lotta al terrorismo a quella contro la poverta.  Il 35° G8, a guida italiana,  avviato nello scorso mese di Gennaio, proseguirà per tutto il 2009 e avrà il suo clou nel Vertice della Maddalena, in Sardegna, il prossimo 8/10 luglio. In quell’occasione, dopo i numerosi incontri preparativi (tematici) che si stanno tenendo nel nostro paese, si incontreranno i Capi di Stato e di Governo di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti e – in aggiunta – Commissione Europea.  Tra i tanti, complessi, importanti, temi sul tavolo del G8 c’e n’e uno assai poco sponsorizzato, che pure sembra intercettare e toccare trasversalmente tutti i gli argomenti di cui si discuterà: la Lotta alla povertà.  Su questo argomento e sulla crisi alimentare il G8 a guida italiana intende “favorire una nuova concezione di aiuto allo sviluppo”, non più solo “centrata sull’aiuto pubblico”, ma cercando di “coinvolgere tutte le componenti di una societa sviluppata dagli Enti locali, alle Ong, alle aziende, ai privati, fino ai grandi filantropi”.  Insomma, le promesse sorprese non mancheranno. Lo dice l’Italia, dalla Presidenza del G8, forte del suo “nulla per cento” sugli aiuti e la lotta alla povertà.  Anche per questo bisogna cambiare l’aiuto allo sviluppo.

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