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Anarchia o dittatura

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2012

L’antipolitica espressa in questi termini è un “falso in bilancio” nel senso che la rabbia dei cittadini non sta tanto nella politica quanto nei politicanti. Il rischio semmai è che “Simul stabunt vel simul cadent” ovvero “come insieme staranno così insieme cadranno” ed è questo e non altri l’effettivo problema. Occorre far riflettere sulla differenza di fondo che esiste tra le due facce della stessa medaglia perché non è l’antipolitica ma sono i politici il gradiente che agita gli umori della contrarietà pubblica.
Come ho più volte precisato abolire i partiti, contenitore naturale della politica, significa aprire la porta alla dittatura, ma è anche vero che tenerli, come sono oggi, si va dritti verso l’anarchia.
Ecco perché è necessario stabilire delle regole rigide per restituire alle istituzioni il prestigio e il rispetto che meritano e il primo passo è quello d’avere politici galantuomini e non come afferma l’onorevole Antonio di Pietro che oggi in Parlamento siedono 150 inquisiti e 150 loro difensori e che se un tempo al ladro per sfuggire alla giustizia non gli restava altro che rendersi latitante oggi gli basta diventare parlamentare.
E se la democrazia ha delle regole e se queste regole vogliamo farle rispettare a dispetto degli intrighi di palazzo: come la legge elettorale denominata “porcellum” dal suo stesso ideatore e il finanziamento pubblico ai partiti che non tiene conto delle spese effettive ma va oltre favorendo in tal modo gli abusi e gli interessi personali, dobbiamo trasformare la chiamata alle urne come un castigamatti che incominci a penalizzare quei partiti che hanno ciurlato nel manico per ottenere, per lo meno, l’azzeramento di quella componente che i movimenti politici non sono riusciti ad estirpare. E si badi bene: non dimentichiamo che l’antipolitica porta tendenzialmente al non voto e ciò costituisce una beffa per il rinunciatario in quanto toglie l’incomodo al dissenso e moltiplica il consenso. Infatti se, diciamo, il 60% degli elettori vota e il 31% favorisce i soliti partiti costoro potranno dire di aver ottenuto il 51% dei consensi mettendo a tacere per sempre quel 40% che non è andato a votare, ma che se lo avesse fatto non avrebbe, di certo, fatto vincere gli indesiderati. E come si dice in questi casi: “riflettete gente, riflettete. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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