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GAM Investments – La Musa dei Mercati: focus sull’oro

Posted by fidest press agency su martedì, 26 aprile 2022

Commento a cura di Massimo De Palma, Head of Multi Asset Team di GAM (Italia) SGR. Lo scenario appare sempre più complesso, inflazione, guerra e politica monetaria delle Banche Centrali influenzano i mercati finanziari. Quali sono i segnali che inviano e come interpretarli. Da inizio marzo abbiamo assistito ad un intenso movimento al rialzo dei tassi di interesse sui titoli governativi in un contesto globale particolarmente complesso. La guerra in Ucraina e i lockdown in Cina a causa del Covid creano nuovi problemi alla catena di approvvigionamento, impattando molti settori. I prezzi alla produzione e al consumo segnano nuovi livelli record, le Banche Centrali hanno cambiato marcia e, per contrastare l’inflazione, hanno accelerato sulla fine del QE e sul rialzo dei tassi ufficiali. L’aumento dei rendimenti ha praticamente investito tutte le scadenze: gli Stati Uniti hanno visto salire i tassi di oltre 100 punti base dai due ai dieci anni, mentre per Germania e Italia il rialzo è stato leggermente più contenuto. Andando però a scomporre la variazione del tasso nominale a dieci anni si evidenziano delle differenze che consentono di fare alcune considerazioni. Mentre negli Stati Uniti l’inflazione attesa è rimasta praticamente invariata intorno al 3% con i tassi reali che spiegano interamente l’aumento, in Germania invece il movimento è dovuto alla breakeven inflation che è passata dal 2,3% al 3%. L’applicazione delle sanzioni alla Russia ha accentuato l’impatto sui prezzi, in particolare quelli energetici. L’Italia si colloca a metà tra i due Paesi con i tassi reali che salgono a -0,18% e l’inflazione attesa che si colloca al 2,7%. La risalita dei tassi reali americani verso lo zero ci riporta indietro ad inizio 2020, quando viaggiavano in territorio positivo. Tutto questo dovrebbe avere delle implicazioni anche sull’andamento dell’oro. Dallo scorso anno, con l’aumento delle tensioni geopolitiche, i metalli preziosi hanno svolto egregiamente la loro funzione di bene rifugio. Il rialzo dell’oro è stato progressivo, dai 1750 dollari all’oncia di settembre 2021 ai 2050 dollari di inizio marzo, a seguito dell’invasione russa in Ucraina. Successivamente è rientrato dagli eccessi riportandosi in area 1910. Il movimento di rialzo dei tassi reali non ha intaccato il trend dell’oro, anzi, man mano che i tassi si avvicinano allo zero il metallo prezioso si è apprezzato riportandosi a ridosso dei 2000 dollari. Questo comportamento dell’oro è stato anomalo in quanto, con tassi di interesse più elevati, aumenta il costo opportunità nell’avere il denaro investito in un asset che non offre rendimento. Attualmente la funzione di protezione del portafoglio sembra prevalere sul resto ma, se i tassi reali dovessero proseguire nella loro tendenza al rialzo, è inevitabile un ridimensionamento dell’oro.

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GAM Investments – La Musa dei Mercati

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2022

Commento a cura di Massimo De Palma, Head of Multi Asset Team di GAM (Italia) SGR. Il piano di Putin di una guerra lampo in Ucraina non ha avuto al momento successo. La condanna dell’Occidente con l’applicazione di sanzioni punta a isolare la Russia. Volano i prezzi delle materie prime e all’orizzonte si profila la stagflazione. Giorno dopo giorno l’azione di Putin in Ucraina è sempre più risoluta ed efferata. La superiorità militare russa è incontrovertibile, ma non è chiaro al momento quale sia il suo obiettivo politico finale. Quello che è evidente è l’assenza di preoccupazione per l’elevato numero di vittime civili e per la distruzione delle città pur di ottenere il risultato prefissato. Gli spiragli di un negoziato sono ridotti, ma la speranza di una possibile soluzione di pace è sempre presente. Nel frattempo, l’Occidente ha sancito a più riprese una serie di sanzioni economiche e finanziarie per colpire la Russia, la cui efficacia appare evidente, ma che probabilmente non mineranno la volontà di Putin di proseguire nell’azione. In particolare, congelare i fondi esteri della Banca Centrale ed escludere numerose banche dal sistema di pagamento internazionale Swift renderà molto difficile alla Russia l’attività di import-export e alle singole aziende di rifinanziare i propri debiti in dollari e in euro. Al momento Gazprombank è esclusa dalle sanzioni per evitare di bloccare le transazioni collegate a gas e petrolio. È inevitabile, però, che questa azione abbia ripercussioni anche sul sistema finanziario europeo e su quelle imprese che hanno una parte consistente della loro attività con la Russia. In ogni caso l’aggressione russa potrebbe aver segnato la fine di un equilibrio in Europa che difficilmente sarà possibile ritrovare nel breve termine. Il primo effetto pratico potrebbe essere la nascita di una difesa comune dell’Unione Europea, il cui progetto era partito nel lontano 1999, ma mai decollato. Un’ulteriore preoccupazione riguarda l’impennata dei prezzi delle commodity a causa della guerra. Queste tensioni rischiano di creare problemi alla Cina, alla vigilia del Congresso Nazionale del Popolo dove saranno rivelate una serie di misure a sostegno dell’economia. Il Paese sta entrando nella stagione di punta della domanda di numerose materie prime e il rischio di interruzioni delle forniture inasprirà l’aumento dei prezzi di metalli e fertilizzanti. Nella zona Euro, intanto, l’inflazione ha accelerato a febbraio per il forte rincaro della componente energetica e alimentare, toccando il +5,8%, dato superiore alle attese che probabilmente si manterrà ben al di sopra dell’obiettivo della BCE per un periodo di tempo prolungato. L’Opec+ ha deciso, dopo appena 13 minuti di riunione evitando di discutere della Guerra in atto, di procedere con l’aumento di produzione “standard” di 400,000 barili al giorno, senza provare ad alleviare l’attuale carenza di offerta. In questo quadro diventa realistica la possibilità di entrare in stagflazione. Le autorità monetarie dovranno fare molta attenzione nel calibrare le parole e soprattutto le scelte di politica monetaria per evitare di inasprire la situazione. Attendiamo le imminenti riunioni di BCE e FED per capire quale direzione prenderanno. Importanti avvertenze legali: I dati esposti in questo documento hanno unicamente scopo informativo e non costituiscono una consulenza in materia di investimenti. Le opinioni e valutazioni contenute in questo documento possono cambiare e riflettono il punto di vista di GAM nell’attuale situazione congiunturale. Non si assume alcuna responsabilità in quanto all’esattezza e alla completezza dei dati. La performance passata non è un indicatore dell’andamento attuale o futuro. Copyright © 2021 GAM (Italia) SGR S.p.A. – tutti i diritti riservati.

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GAM Investments: La Musa dei Mercati

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 febbraio 2022

A cura di Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di GAM (Italia) SGR. Mentre i listini azionari cercano di ripartire, aggrappandosi alle trimestrali per attenuare l’impatto negativo della stretta monetaria che ormai coinvolge tutte le principali Banche Centrali, il mercato del credito fatica ad assorbire il rialzo dei rendimenti governativi. Siamo alle soglie del temuto bear market obbligazionario? Con le ultime dichiarazioni di Powell, il rialzo dei tassi nella prossima riunione del FOMC di metà marzo è ormai un dato di fatto. Il mercato attualmente ne prezza almeno 5 nell’anno e assume sempre più forza l’ipotesi di un primo ritocco da 50 punti base (adesso dato con un 40% di probabilità), anche se storicamente ci sono pochi precedenti. Dopo un mese di gennaio difficile per i listini azionari americani, soprattutto per il Nasdaq, stiamo assistendo in questi giorni ad un recupero generalizzato. Le trimestrali dei big della tecnologia hanno riportato un po’ di serenità fra gli operatori, superando ancora una volta le attese degli analisti. Sul fronte obbligazionario invece, le dichiarazioni di Fed e Bce e le recenti rilevazioni dell’inflazione, mantengono alta la tensione e la volatilità sulle curve governative. Anche nel segmento dei corporate bond abbiamo assistito ad un repentino aumento degli spread, abbastanza normale visto il sentiment di mercato. Non è passato, però, inosservato il forte deflusso dalle obbligazioni high yield che da inizio anno negli Stati Uniti sono stati superiori ai 7 miliardi di dollari. Come ben sanno i veterani di Wall Street, quando il mercato si avvicina ad una fase “orso” il credito è il primo a muoversi, una sorta di leading indicator per i gestori azionari.Il timore in questa fase è che le aziende altamente indebitate che finora sono riuscite a finanziarsi a tassi stracciati possano andare in difficoltà a causa del marcato rialzo dei rendimenti, magari accompagnato dal rallentamento economico che ne riduce i flussi di cassa. Di conseguenza gli emittenti più fragili sono i primi ad essere venduti. Anche analizzando l’andamento del Nasdaq rileviamo come tutte quelle aziende in fase di start-up che ancora non producono profitti, e che avevano performato estremamente bene grazie all’ingente liquidità riversata sui mercati dalle Banche Centrali, da inizio gennaio abbiano corretto bruscamente. Con i tassi reali che si stanno velocemente avvicinando alla fatidica soglia dello zero, dopo quasi due anni in territorio negativo, è in atto un repricing di tutti quei segmenti le cui valutazioni si fondano su un’ipotetica crescita futura. Il rischio, però, è che anche il resto del mercato possa seguire la stessa strada se la leva monetaria non viene gestita accuratamente. La riunione di marzo della Fed rappresenta uno spartiacque fondamentale non solo per i listini, ma anche per la ripresa economica. Se come molti pensano, le pressioni inflazionistiche sono destinate a rientrare nella seconda parte dell’anno per poi normalizzarsi nel 2023, una stretta monetaria eccessiva rischia di far deragliare i mercati con forti ricadute sul risparmio privato e sulla solidità dei bilanci delle società.

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GAM Investments – La Musa dei Mercati

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 novembre 2021

Commento a cura di Massimo De Palma, Head of Multi Asset Team di GAM (Italia) SGR. Le preoccupazioni generate dalle notizie macroeconomiche e dai timori di stagflazione hanno soltanto brevemente offuscato il movimento al rialzo dei mercati, senza al momento intaccarlo. La correzione di settembre, infatti, è stata rapidamente riassorbita con l’inizio della pubblicazione degli utili societari. Come avevamo suggerito ne “La musa dei mercati” dell’8 ottobre, le sorprese positive avrebbero potuto supportare e ridare slancio al mercato, tenendo d’occhio però eventuali modifiche della guidance, ovvero delle previsioni relative agli obiettivi del prossimo anno. Attualmente, con circa un terzo dei dati a consuntivo, le aziende dello S&P 500 che battono le stime sugli utili sono l’81%. Molte di queste hanno confermato i problemi relativi alla catena di approvvigionamento, con il relativo aumento dei costi di produzione. Quello che al momento sembra però tranquillizzare gli investitori è che le società, nella gran parte dei casi, siano in grado di trasferirli sui consumatori, aumentando i prezzi e mantenendo inalterati i margini di profitto. Uno scenario di questo tipo potrebbe però avere un limite temporale: il minor potere di acquisto potrebbe determinare in un secondo tempo una riduzione dei consumi e rendere più prolungato il rallentamento dell’economia.Da un recente studio di FactSet ricaviamo inoltre un’altra informazione interessante. In un contesto di economie provate dalla crisi pandemica dovremmo supporre che le società dell’S&P 500 con una maggiore vocazione internazionale sottoperformino quelle più focalizzate sul mercato domestico. Invece avviene il contrario, ovvero le aziende con una quota di ricavi generati all’estero superiore al 50% registrano un tasso di crescita trimestrale del 44,3%, mentre le seconde “solo” del 26,3%. Proprio il Covid sembra non preoccupare più gli investitori, come evidenziato dal recente sondaggio BoFA Merrill Lynch. Le notizie che arrivano da alcuni Paesi europei come l’Inghilterra, l’Austria e la Russia non appaiono molto rassicuranti e sembrano stridere con questa visione. La preoccupazione per l’aumento dei casi, riconducibile forse ad una nuova mutazione più potente della Delta+, crea qualche tensione a livello sanitario e politico. Proprio in Russia è stato varato un semi-lockdown di nove giorni, con una riduzione delle persone che andranno al lavoro in presenza. In Inghilterra l’assenza del distanziamento e il mancato uso delle mascherine hanno favorito l’innalzamento dei contagi e l’avvicinarsi dell’inverno potrebbe favorire una sua recrudescenza. È probabile che i governi, più che a nuove chiusure, punteranno ad un’accelerazione della campagna vaccinale e dei richiami. In ogni caso è opportuno monitorare la situazione e valutare il suo evolversi per capire il potenziale impatto sui mercati finanziari.Importanti avvertenze legali: I dati esposti in questo documento hanno unicamente scopo informativo e non costituiscono una consulenza in materia di investimenti. Le opinioni e valutazioni contenute in questo documento possono cambiare e riflettono il punto di vista di GAM nell’attuale situazione congiunturale. Non si assume alcuna responsabilità in quanto all’esattezza e alla completezza dei dati. La performance passata non è un indicatore dell’andamento attuale o futuro. Copyright © 2021 GAM (Italia) SGR S.p.A. – tutti i diritti riservati

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