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Posts Tagged ‘gap’

Scuola, l’impegno del Governo è colmare il gap formativo

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2021

L’impegno dell’Italia sul fronte dell’Istruzione stavolta appare all’altezza della situazione. Nel programma dettagliato del Pnrr, riguardo specificatamente la formazione e la ricerca, il Governo ha inoltre espresso l’intenzione di “sostenere la ricerca di base e gli investimenti nel capitale umano per stimolare e attrarre talenti scientifici”. Ma anche di “promuovere un uso sistematico dell’effetto leva degli investimenti pubblici e privati nella R & S”, oltre che “sostenere gli IPCEI e altre iniziative internazionali”.“Apprezziamo l’impegno dell’esecutivo – ha commentato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché se dovesse realizzarsi in questi termini si conferma in linea con l’assegnazione di quel 10-15 per cento del fondi del Recovery Fund destinati all’Italia dalla Commissione di Bruxelles, così come era stato già fatto intendere a inizio settembre nel corso della presentazione del piano a Palazzo Chigi”.

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Economia per la crescita: uscire dal gap informatico

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

«L’Italia utilizzi i fondi europei per la ripresa post pandemia anche per dotarsi una volta per tutte di infrastrutture informatiche di livello e per diffondere l’educazione digitale, in modo da poter consentire un adeguamento del nostro sistema produttivo, distributivo e commerciale alle enormi potenzialità offerte dall’e-commerce». Crollo delle vendite al dettaglio e impennata dell’e-commerce. È l’effetto Covid sui consumi nei primi mesi del 2020. Un processo per molti irreversibile, ma che apre di fatto nuove strade alla ripartenza.È l’appello giunto dai relatori del secondo incontro della rassegna “Economia sotto l’ombrellone” 2020 svoltosi martedì 18 agosto a Lignano Pineta e organizzato dall’agenzia di comunicazione Eo Ipso: Andrea Magro, professore a contratto di Informatica e Telecomunicazioni presso l’Università telematica E-Campus e socio fondatore e vicepresidente di Lignano Banda Larga per la quale ha firmato il progetto di cablaggio di Lignano Sabbiadoro; Marco Tam, presidente di Greenway Group, realtà friulana che opera nel settore dell’energia pulita e di Filare Italia, progetto per portare la tradizione enologica in Cina; il terzo relatore è Andrea Zaniolo, direttore dell’area New Business dell’agenzia di marketing Velvet Media, nonché profondo conoscitore dei processi digitali e innovatore della comunicazione.«A seguito della pandemia, infatti – hanno spiegato i relatori – si è avuta una notevolissima accelerazione della conoscenza e utilizzo dell’e-commerce da parte sia delle aziende, sia dei consumatori (soprattutto fra gli over 60 che prima lo utilizzavano pochissimo), ma in Italia il commercio on-line ha ancora enormi potenzialità di crescita che potranno concretarsi solo attraverso forti investimenti in infrastrutture, digitali e fisiche, e grazie alla diffusione dell’educazione digitale che manca sia nelle persone, sia nelle aziende. Molti – hanno aggiunto Zaniolo, Tam e Magro – continuano a pensare che l’e-commerce sia qualcosa di costoso, difficile da gestire e che sottrae posti di lavoro nelle aziende tradizionali, nonché spazio ai negozi fisici, senza rendersi conto che oggi esistono strumenti per approcciarsi all’e-commerce adatti anche alle piccole e piccolissime aziende, che la gestione dell’e-commerce crea in realtà molti nuovi posti di lavoro e che i negozi fisici approcciandosi alle vendite on line possono ampliare la propria competitività e la propria clientela».Dal lockdown in avanti sono state ridisegnate le abitudini dei consumatori e, di conseguenza, alle aziende è stata prospettata una nuova via d’uscita. Nel mese di marzo infatti l’e-commerce è cresciuto del 20% rispetto allo stesso mese del 2019; del 28,2% ad aprile ed ha subito un’ulteriore accelerazione anche nella cosiddetta Fase 2, registrando a maggio un balzo del 41,7% (dati fonte Istat). E le previsioni sull’anno in corso prevedono un salto complessivo compreso tra il 35% e il 40% rispetto al 2019.

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Il gap nelle retribuzioni uomo-donna dev’essere azzerato

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

«In Italia c’è una differenza di genere nei salari del 10%, 2.700 euro lordi, a sfavore delle donne (dati Osservatorio JobPricing 2019). Azzerare questo gap dev’essere una priorità. La Giornata Internazionale della Donna è un’occasione per ricordarlo una volta di più, ma su questo tema bisogna impegnarsi sempre: oltre a essere un’ingiustizia e una questione di dignità delle persone, la mancanza di pari opportunità fra uomini e donne nel mercato del lavoro penalizza i talenti ed è un fattore di arretratezza che pesa su tutta la nostra economia. Sono invece orgoglioso di dire che,nel settore della vendita a domicilio, il lavoro delle donne viene pienamente valorizzato: nelle aziende di Univendita la componente femminile è pari al 91% e le oltre 144mila incaricate svolgono un lavoro meritocratico al 100%, in cui tutti hanno le stesse possibilità di realizzazione e di guadagno perché i risultati sono direttamente commisurati all’impegno. Non solo, la vendita a domicilio offre interessanti percorsi di crescita professionale a tutti e,per le donne impegnate nella cura della famiglia, comporta un ulteriore vantaggio: essendo un’attività che si può organizzare in autonomia, consente di conciliare lavita professionale con gli impegni personali e familiari. Ricordo che, per il 2020, le aziende di Univendita offrono 23mila opportunità a chi cerca un lavoro solido, flessibile e meritocratico».

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Dl Sud: Zes per ridurre gap infrastrutturale”

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

camera deputati“L’istituzione di Zone economiche speciali (Zes) nelle aree meridionali del Paese, contenuta nel dl Sud, è sicuramente una buona notizia. Ma è chiaro che, per essere davvero reale volano di sviluppo delle aree dove sono insediate, le Zes non possono rimanere cattedrali nel deserto. Per questo è di estrema importanza che il Governo abbia accolto un ordine del giorno di Alternativa popolare, a prima firma Lupi, con la quale l’Esecutivo si impegna a garantire la realizzazione di Zes che possano contare su un’adeguata rete di trasporti e caratterizzate dalla facilità di accesso alle reti infrastrutturali, strade, autostrade, ferrovie, porti”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della commissione Trasporti della Camera, Vincenzo Garofalo, di Ap.
“In particolare – prosegue Garofalo – è stata accolta la nostra specifica proposta di tener conto di quanto previsto dai Patti per il Sud, siglati tra Governo-Regioni e Città Metropolitane nel 2016, e di quanto contenuto nel Def 2017 circa gli obiettivi di dotazione e di sviluppo infrastrutturale delle regioni meridionali. Tutti gli istituti di ricerca e gli operatori economici confermano infatti che il gap infrastrutturale è una delle zavorre che frenano la crescita del Mezzogiorno. Per cui – conclude Garofalo – anche le potenzialità delle zone caratterizzate dall’attribuzione di benefici fiscali e di semplificazione, che riescono a creare condizioni favorevoli in termini economici, finanziari e amministrativi, sarebbero vanificate se fuori da un effettivo contesto infrastrutturale di sviluppo. Bene dunque l’odg, bene il via libera del Governo.

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Berlusconi ammette il suo fallimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 febbraio 2011

“Ciò che più stupisce, tra le varie discutibili affermazioni di ieri del premier, è che abbia sostenuto che gli ostacoli principali alla crescita economica del Paese sono il debito pubblico più alto d’Europa e il gap infrastrutturale ereditati dal passato. E’ bene che Berlusconi si renda conto che la situazione di cui parla oggi era identica anche nel 94, quando lui stesso ha iniziato a governare ed anche dieci anni fa, quando è ritornato alla guida del Paese. Tutto questo, in pratica, ammesso dallo stesso presidente del Consiglio, è la prova del suo fallimento”. Lo dice in una nota il vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, Antonio Borghesi.

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How big is the gap to 2 degrees?

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 dicembre 2009

The leaked paper from the UNFCCC Secretariat confirms that the world is badly off course to keep warming well below, or even close to, the widely agreed danger threshold of two degrees warming. Even the top end of the emission pledges currently on the table from industrialised and developing countries would set us on course for warming of around 3 degrees – and probably a lot more once a realistic assessment of the dangerous loopholes in industrialised country targets are taken into account. The UNFCCC report also makes a number of optimistic assumptions. Many of these must be fixed in the closing hours of the Copenhagen negotiations if the world is to stay well below two degrees warming. The assumptions are as follows:The five key assumptions are.: • That all industrialised countries move to the top end of their emission reduction pledges. The most obvious example would be the EU moving from its unilateral 20% reduction target for 2020 to its 30% pledge. • That enough finance and technical support will be made available by industrialised countries to allow developing nations to meet the top end of their emissions cut ranges. • That clear and consistent rules on accounting for land use, land use change and forestry (LULUCF) are applied to all countries.  • That all of the surplus emission allowances from the first Kyoto commitment period – often called ‘hot air’ – are taken out of the system. These surplus allowances arise from, for example, former communist eastern bloc countries whose economies shrank rapidly in the nineties. If those credits remain operative – and as yet there is no agreement on whether or how they could be  retired – then they will be carried over to the post-2012 agreement and allow future emissions to be higher, by more than one billion tonnes per year. • That every off-set credit purchased from a developing country under the Clean Development Mechanism is perfect and represents a real emission cut. In fact, a very significant proportion of CDM projects (some credible studies put the figure at around 40%) are not “additional” – and so effectively allow global emissions to increase. • That there is no “double-counting” of emission reductions from offset projects.  The UNFCCC’s paper makes absolutely clear that to give the world a good chance of staying below 2 degrees, and avoiding locking economies in to high carbon pathways, leaders at Copenhagen must: -agree much more ambitious emission reduction targets for industrialised countries. The UNFCCC paper says aggregate reductions of 30% below 1990 levels will be needed in 2020. However, scientists say that to give a decent chance of staying below 2 degrees, aggregate reductions of 40% are needed. -ensure provision of new, additional and predictable finance to support low-carbon growth and greatly reduce deforestation in developing countries. – Close down the major loopholes associated with carry over of surplus “hot air” from the first commitment period, accounting rules for land use and forestry emissions, and the use of offset mechanisms. (abstract) Taking stock – the emission levels implied by the current proposals for Copenhagen, a report for Project Catalyst by McKinsey, can be found at: http://www.project-catalyst.info/images/publications/taking_stock.pdf A new assessment by respected consultants Ecofys and the Potsdam Institute for Climate Research (CHECK) found that world is heading for warming of well over 3 degrees by the end of the century. See http://www.climateactiontracker.org

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