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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘garanzie’

Cgil Cisl Uil Fp chiedono tutele e garanzie per i lavoratori precari del SSN

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

“Nonostante i proclami verso gli straordinari sforzi compiuti in questi mesi dalle donne e dagli uomini che ogni giorno lavorano nel Ssn, dal testo del c.d. ‘Decreto Rilancio’ pubblicato in Gazzetta Ufficiale è stata eliminata proprio quella norma (art. 255 del testo entrato in Consiglio dei Ministri) che rappresenta la migliore e più opportuna forma di riconoscimento verso il servizio prestato dal personale precario che da anni, non solo in occasione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, contribuisce a garantire il diritto alla salute dei cittadini”. Così Serena Sorrentino, segretaria generale della Fp Cgil, Maurizio Petriccioli, segretario generale della Cisl Fp e Michelangelo Librandi, Segretario Generale della Uil Fpl. “Crediamo infatti – continuano i segretari – sia necessario che nell’iter di conversione in legge del decreto 34/2020 venga riproposta la misura dell’estensione temporale del periodo utile alla maturazione dei requisiti richiesti per accedere alle procedure di stabilizzazione di cui all’art. 20 d.lgs. 75/2017 che consentirebbe ai lavoratori precari del Ssn di vedere soddisfatte le loro legittime aspettative. Al contempo, si getterebbero basi più solide per garantire la funzionalità dei servizi nella fase post emergenziale in particolar modo in quelle regioni, soggette a piano di rientro, nelle quali il blocco del turn-over ha impedito un fisiologico ricambio e che, per evitare l’interruzione dei servizi, hanno fatto ricorso in modo massiccio al lavoro precario”.“La drammatica emergenza epidemiologica che ha colpito il Paese – affermano – ha palesato tutti i limiti di un approccio ragionieristico alla sanità reiterato nell’ultimo decennio attraverso politiche di tagli lineari, costringendo organici depauperati e strutture carenti a sopportare il peso di una tenuta straordinaria a fronte di una emergenza sanitaria di cosi ampia portata. Le misure di potenziamento dell’offerta sanitaria e sociosanitaria territoriale predisposto dal decreto legge 19 maggio 2020 n. 34 va nella giusta direzione ma non è sufficiente per sanare le criticità strutturali del nostro Ssn. Per questo- concludono i segretari – non possiamo permetterci ulteriori mancati investimenti nel comparto della sanità, soprattutto ai danni di coloro che offrono, con grande senso di responsabilità, prestazioni di elevata qualità e che hanno, ancora, in cambio, solo l’incertezza e la precarietà del proprio lavoro”.

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Lombardia: garanzie per investimenti in Lombardia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

Una delegazione del M5S Lombardia ha incontrato Giancarlo Cancelleri, Viceministro delle Infrastrutture del governo Conte-bis. Al colloquio, il primo istituzionale con una delegazione regionale, hanno partecipato i consiglieri Massimo De Rosa, Nicola Di Marco e Simone Verni.Per i portavoce lombardi: “Era urgente ripristinare un dialogo e un’interlocuzione diretta con il MIT nell’interesse dei lombardi.L’obiettivo è realizzare le infrastrutture che servono davvero ai territori. Il dialogo riprende su fondamenta solide grazie al lavoro iniziato con l’ex Ministro Toninelli”. “Da parte del Viceministro”, aggiungono i Consiglieri, “c’è massima attenzione ai temi sottoposti. Al centro del dialogo sono state poste le infrastrutture ferroviarie, la manutenzione e il recupero del patrimonio infrastrutturale esistente e il rilancio delle opere utili all’imprenditoria locale. Innovazione e valorizzazione saranno le direttrici d’intervento principali”.
(fonte: http://www.lombardia5stelle.it)

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Legittima difesa e garanzia sicurezza

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 ottobre 2018

“Non nutriamo alcuna preoccupazione che il progetto di riforma della legittima difesa possa creare i presupposti per tragedie peggiori di quelle che già si verificano troppo spesso a carico delle vittime di reati predatori sempre più caratterizzati da ferocia e inutile crudeltà. Lanciano è solo l’ultimo esempio di quanto la violazione della proprietà privata a scopo di rapina possa degenerare in un vortice di atrocità che non lascia spazio a molti dubbi. Garantire la sicurezza resta una prerogativa delle Forze dell’ordine, e come poliziotti sappiamo che la prevenzione e la dissuasione sono fondamentali e ci auguriamo di essere messi in condizione di poter assolvere sempre meglio a questo nostro compito, assicurando ai cittadini il miglior grado di sicurezza reale e percepita che sia possibile. Ma proprio perché conosciamo la violenza che anima i delinquenti, troviamo assolutamente doveroso che la riforma metta con maggiore decisione in cima alle priorità le vittime di certi reati. A partire dal fatto che la legittimità della difesa possa essere sempre presunta, fino alla fondamentale attribuzione a carico dello Stato delle eventuali spese legali di chi deve dimostrare la propria innocenza per essersi solamente difeso. Un cittadino che subisce violenza in casa propria non deve temere lo Stato forse ancor di più di quanto teme i criminali che minacciano lui e la sua famiglia. Pari importanza ha certamente la previsione dell’inasprimento delle pene per reati sempre più allarmanti, e lo stop ad assurde e vergognose richieste di risarcimento da parte dei delinquenti. Fermo restando, ovviamente, che la certezza della pena è purtroppo ancora un miraggio, altrimenti non ci troveremmo ad arrestare ancora e ancora pregiudicati con fedine penali di svariate pagine. E lavorare in questo senso è altrettanto indispensabile”.
Così Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia, Federazione Sindacale di Polizia, dopo il deposito in Commissione Giustizia del Senato del testo unificato per la riforma della Legittima difesa.

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Luigi Ferrajoli, La riforma Renzi: un’aggressione alle garanzie costituzionali

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 ottobre 2016

respect-costituzioneLa tesi ripetuta con più insistenza dai sostenitori del SI al referendum costituzionale è che la riforma non tocca la prima parte della Costituzione, cioè i diritti fondamentali e le garanzie, ma solo la seconda parte, dedicata all’ordinamento della Repubblica. Formalmente, questo è vero. Nella sostanza, purtroppo, è vero il contrario. Da questa riforma risultano indebolite tutte le garanzie costituzionali. Al punto che è legittimo il sospetto che proprio questo sia il suo principale obiettivo. Grazie all’azione congiunta della riforma del Parlamento e della legge elettorale maggioritaria verrà infatti sostanzialmente soppresso quello che è il tratto distintivo delle costituzioni antifasciste del secondo dopoguerra: il loro ruolo di limitazione del potere politico e la stessa garanzia della rigidità costituzionale, cioè l’impossibilità di modificare la Costituzione se non con larghissime maggioranze. Domani, se questa riforma passerà, chi vincerà le elezioni entrerà in possesso, di fatto, dell’intero assetto costituzionale. Ma le elezioni saranno vinte dalla maggiore minoranza: verosimilmente, da un partito o da una coalizione votati dal 25 o dal 30% dei votanti, corrispondenti, tenuto conto delle astensioni, al 15 o al 20% degli elettori. Grazie alla legge elettorale maggioritaria, questa infima minoranza otterrà la maggioranza assoluta dei seggi, con la quale potrà fare ciò che vuole, incluse le manomissioni della Carta costituzionale. Questo, del resto, è esattamente ciò che ha fatto la maggiore minoranza presente in questo Parlamento, approvando la sua riforma con la maggioranza fittizia conferitagli dal Porcellum dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale e sostanzialmente riprodotto dal cosiddetto Italicum. Non solo. L’artificiosa maggioranza assoluta assegnata automaticamente e rigidamente alla maggiore minoranza consentirà al vincitore delle elezioni di eleggere da solo, a sua immagine e somiglianza, tutte le istituzioni di garanzia: il Presidente della Repubblica, i membri di nomina parlamentare della Corte costituzionale, del Consiglio Superiore della Magistratura e delle altre autorità cosiddette “indipendenti”. L’intero sistema politico ne risulterà squilibrato per il venir meno di tutti gli checks and balances, cioè dell’intero sistema dei freni e contrappesi. Le istituzioni di garanzia non saranno più tali, cioè in grado di limitare e controllare i poteri di governo, ma saranno ridotte a espressioni della maggioranza e del suo governo e, di fatto, con questo solidali.
Ma l’aggressione ai diritti fondamentali, e in particolare ai diritti sociali – alla salute, all’istruzione, alla previdenza, alla sussistenza – potrà avvenire, come l’esperienza insegna ma come avverrà assai più agevolmente con questa nuova costituzione, anche senza alterare la prima parte del testo costituzionale. E’ infatti la “governabilità”, ripetono i sostenitori del SI, la grande conquista realizzata da questa riforma. Riservando la fiducia al governo alla sola Camera, nella quale la maggiore minoranza avrà automaticamente la maggioranza assoluta dei seggi, la sera delle elezioni sapremo non solo chi ha vinto, come ripetono i sostenitori della riforma, ma anche chi sarà il capo che ci governerà per cinque anni, senza limiti, né controlli né compromessi parlamentari. Matteo Renzi ripete che non c’è nessuna norma nella riforma che aumenti i poteri del presidente del Consiglio. Di una simile norma, infatti, non c’è affatto bisogno, essendo l’aumento e la concentrazione dei poteri nel governo e nel suo capo l’ovvio risultato dell’esautorazione del Parlamento, della neutralizzazione delle istituzioni di garanzia e dell’indebolimento delle autonomie regionali. Grazie a questo squilibrio nei rapporti tra i poteri, la nostra democrazia parlamentare si trasformerà in un sistema autocratico, verticalizzato e personalizzato, ben più di quanto accada in qualunque sistema presidenziale, per esempio gli Stati Uniti, dove è comunque garantita, oltre alla separazione tra Stati federati e governo federale, la totale indipendenza del Congresso dal Presidente e perciò la separazione del potere legislativo in capo al primo dal potere esecutivo in capo al secondo. Domandiamoci allora, cosa vuol dire questa decantata governabilità? Può voler dire capacità di governo. In questo senso, certamente, la massima governabilità si è avuta nei primi 35 anni della Repubblica: allorquando – grazie a questa Costituzione, al sistema elettorale proporzionale, alla centralità e rappresentatività del Parlamento e, insieme, alla più forte opposizione e al conflitto di classe più aspro di tutto l’occidente capitalistico – è stata costruita la democrazia e lo Stato sociale e l’Italia, che era tra i paesi più poveri dell’Europa, è diventata la quinta o sesta potenza economica mondiale.Ma “governabilità”, nel lessico politico odierno, vuol dire soltanto potere di comando, senza limiti dal basso, grazie alla smobilitazione sociale dei partiti, e senza limiti e vincoli dall’alto, grazie al venir meno dei freni e contrappesi e la scomparsa della Costituzione dall’orizzonte della politica. E’ questa la governabilità inseguita da 30 anni – prima da Craxi, poi da Berlusconi e oggi da Renzi – attraverso la semplificazione e la verticalizzazione dell’assetto costituzionale intorno al governo e al suo capo: una governabilità necessaria alla rapida e fedele esecuzione dei dettami dei mercati. E’ questo, e non altro, il senso delle riforme istituzionali di Matteo Renzi. “Ce le chiede l’Europa”, ripetono i nuovi costituenti a proposito delle loro riforme. Ce le chiede l’ambasciatore degli Stati Uniti. Domandiamoci: perché? Perché mai i mercati, l’Unione Europea, gli Usa, le agenzie di rating, il gigante finanziario americano JP Morgan si preoccupano della riforma costituzionale italiana, delle nuove competenze del nostro Senato e della nostra legge elettorale? Sono gli stessi giornali e le stesse forze politiche schierate a sostegno del SI che confessano apertamente le finalità della riforma. L’Europa, e tramite l’Europa i mercati, ci chiedono di sostituire alla centralità del Parlamento la centralità del governo e del suo capo perché solo così può realizzarsi questa agognata governabilità, cioè l’onnipotenza della politica nei confronti dei cittadini e dei loro diritti, necessaria perchè si realizzi la sua impotenza nei confronti dei grandi poteri economici e finanziari. Solo se avrà mani libere nei tagli alle spese sociali, il governo potrà trasformarsi in un fedele esecutore dei dettami di quei nuovi sovrani invisibili, anonimi e irresponsabili nei quali si sono trasformati i cosiddetti “mercati”. Si capisce allora il nesso tra la lunga crisi della democrazia italiana nell’ultimo trentennio e l’aggressione alla Costituzione del 1948. All’aggravarsi di tutti gli aspetti della crisi – il discredito e lo sradicamento sociale dei partiti, la loro subalternità all’economia e alla finanza, l’opzione comune e sempre più esplicita per le controriforme in materia di lavoro e di stato sociale – ha fatto costantemente riscontro il progetto di indebolire il Parlamento e di rafforzare il governo tramite modifiche sempre più gravi delle leggi elettorali e della seconda parte della Costituzione repubblicana: dapprima, negli anni Ottanta, il progetto craxiano della “grande riforma”, poi i tentativi delle Commissioni Bozzi, De Mita-Jotti e D’Alema; poi l’aggressione ben più di fondo alla Costituzione da parte del governo Berlusconi con la riforma del 2005 bocciata dal referendum del giugno 2006 con il 61% dei voti; infine l’ultimo assalto da parte di questo governo.Di nuovo, come sempre, ciò che accomuna tutti questi tentativi, oltre all’argomento della “governabilità”, è l’intento del ceto di governo di far ricadere sulla nostra carta costituzionale la responsabilità della propria inettitudine. Del resto queste riforme costituzionalizzano ciò che di fatto in gran parte è già avvenuto. Già oggi, tra decreti-legge, leggi delegate e leggi di iniziativa governativa, la schiacciante maggioranza delle leggi è di fonte governativa. Già oggi, grazie alle mani libere dei governi, si è prodotto un sostanziale processo decostituente in materia di lavoro e di diritti sociali, con l’abbattimento di quell’ultima garanzia della stabilità dei rapporti di lavoro che era l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, i tagli alla scuola e alla ricerca, il venir meno della gratuità della sanità pubblica e la monetizzazione di farmaci e visite che pesa soprattutto sui poveri, al punto che ben 11 milioni di persone nel 2015 hanno dovuto rinunciare alle cure. Ebbene, l’attuale riforma equivale alla legittimazione popolare e al perfezionamento istituzionale di questo tipo di governabilità, nonché del processo decostituente che ne è seguito, interamente a spese dei soggetti più deboli. Si parla sempre del Pil come della sola misura della crescita e del benessere; mentre si tace sulla crescita delle disuguaglianze e della povertà e sul fatto che, per la prima volta nella storia della Repubblica, sono diminuite le aspettative di vita delle persone. Dall’esito del referendum dipenderà dunque il futuro della nostra democrazia: la conservazione sul piano normativo e la rivendicazione popolare della restaurazione di fatto del suo carattere parlamentare, oppure la legittimazione e lo sviluppo dell’attuale deriva anti-parlamentare; la riaffermazione della sovranità popolare, oppure la consegna del sistema politico alla sovranità anonima, invisibile e irresponsabile dei mercati; la legittimazione del governo dell’economia e della finanza, oppure la riaffermazione e il rilancio del progetto costituzionale; lo sviluppo degli attuali processi decostituenti, oppure il rafforzamento, contro future aggressioni, della procedura di revisione costituzionale prevista dall’articolo 138, rivelatasi debolissima ed esposta a tutti gli strappi e a tutte le incursioni più avventurose nel nostro tessuto istituzionale.

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Stesse garanzie per i minori nei processi penali in tutta l’UE

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2016

corte europea giustiziaLe nuove norme per garantire che i minori indagati o accusati di un crimine ricevano un processo equo in qualsiasi Stato UE si trovino, sono state approvate mercoledì. La direttiva, già concordata con il Consiglio, stabilisce il diritto per i minori di diciotto anni a essere assistiti da un avvocato e accompagnati dal titolare della responsabilità genitoriale (o da un altro adulto idoneo) nel corso del procedimento.”Il testo presenta un elenco di diritti e di garanzie per un modello comune europeo di giusto processo per i minori, in cui trovare un equilibrio tra la necessità di accertamento della responsabilità del crimine e quella di tenere in debita considerazione la vulnerabilità dei minori e le specifiche esigenze”, ha dichiarato la relatrice Caterina Chinnici (S&D, IT). “Il risultato ottenuto rispecchia in modo significativo l’esperienza italiana in questo campo”, ha aggiunto.Il progetto di direttiva mira a garantire che i minori abbiano lo stesso diritto di comprendere e seguire i procedimenti giudiziari in tutta l’Unione europea. La situazione giuridica sul trattamento dei minori, infatti, varia molto fra Paese e Paese. La direttiva è stata approvata con 613 voti favorevoli, 30 voti contrari e 56 astensioni.I deputati hanno inserito una disposizione volta a garantire che i minori abbiano sempre il diritto irrinunciabile a essere assistiti da un avvocato difensore. Le eccezioni a questo diritto sono valide solamente nel caso in cui sia ritenuto non proporzionato alle circostanze del processo o, in casi eccezionali, nella fase pre-processuale, se è nell’interesse superiore del minore.
La direttiva impone agli Stati membri di garantire che la privazione della libertà sia disposta ai minori solo come misura di ultima istanza e della più breve durata possibile. I minori dovrebbero inoltre essere detenuti separatamente dagli adulti, a meno che si ritenga preferibile non farlo nel loro interesse.La direttiva include anche altre garanzie, tra cui:
il diritto a essere accompagnato dal titolare della responsabilità genitoriale o da un altro adulto idoneo durante le udienze in tribunale e in altre fasi del procedimento, come gli interrogatori di polizia;
il diritto alla tutela della privacy durante il procedimento penale;
la formazione specifica per giudici, pubblici ministeri e tutti i professionisti coinvolti nell’amministrazione della giustizia minorile. La direttiva deve ora essere formalmente approvata dal Consiglio dei ministri. Una volta pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, gli Stati membri avranno tre anni di tempo per recepirla nella loro legislazione nazionale.Danimarca, Regno Unito e Irlanda hanno scelto di non appoggiare questa direttiva e non saranno vincolati dalla sua applicazione.

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Senza un’informazione più completa è difficile monitorare l’uso reale dei farmaci

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2015

farmaci“I recenti episodi in cui l’Agenzia del Farmaco e il Ministero della salute sono intervenuti per modificare o interrompere l’impiego di alcuni farmaci sottolineano, per diverse ragioni, l’importanza di arrivare in tempi rapidi alla creazione del dossier farmaceutico aggiornato dal farmacista previsto, già nel 2013, dal cosiddetto Decreto Cresci Italia”, dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, senatore Andrea Mandelli. Il riferimento è alla nota informativa diramata lo scorso 7 agosto a proposito dei medicinali da banco contenenti diclofenac e al più recente provvedimento del Ministero della salute che proibisce le preparazioni galeniche a base di alcuni principi attivi impiegate nel trattamento dell’obesità grave. “In entrambi i casi si è dovuto intervenire in via cautelare senza però disporre dei dati relativi alla tipologia del consumo del ricorso a questi medicinali” spiega Andrea Mandelli. “Il servizio farmaceutico, la rete della farmacie, a oggi fornisce già dati importanti sul consumo dei medicinali nel territorio, ma soltanto con l’introduzione del dossier, cioè con la registrazione della storia del singolo paziente, sarebbe possibile individuare con chiarezza se il ricorso è appropriato, se se ne fa un uso eccessivo o anche se invece l’uso è irrazionale per difetto”. La Federazione ha sempre sottolineato nella sua attività di formazione e informazione dei farmacisti i rischi insiti in alcune terapie “ma i rischi vanno rapportati alle condizioni del paziente e, quindi, ai benefici che se ne possono trarre. Poter disporre dei dati raccolti nel dossier consentirebbe di meglio mirare tutti i provvedimenti a tutela della sicurezza del paziente, così come i trattamenti e, allo stesso tempo, rendere ancora più utili le segnalazioni di eventi avversi, in quanto sarebbe possibile meglio delineare il quadro del paziente in cui si sono verificate. Mi auguro che il fascicolo sanitario elettronico e il dossier farmaceutico vengano finalmente realizzati: sono uno strumento fondamentale anche e in primo luogo per la sicurezza dei cittadini” conclude Andrea Mandelli.

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Cosa fare se il negoziante non rispetta la garanzia?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 ottobre 2014

massimiliano_dona6“Il venditore è responsabile di tutte quelle situazioni in cui il prodotto è difettoso, non funzionante, difforme rispetto a quello ordinato o diverso da quello descritto nella pubblicità: a lui il consumatore si deve rivolgere per far valere la garanzia”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale Unione Nazionale Consumatori (http://www.consumatori.it), rispondendo alle centinaia di segnalazioni che arrivano agli sportelli dell’associazione in materia di garanzie post-vendita. “Quando il negoziante tenta di fare il furbo -afferma Dona (segui @massidona su Twitter)- e risponde al consumatore di rivolgersi al produttore, in caso di problemi con il prodotto acquistato, è bene essere consapevoli che si tratta di una grave scorrettezza che può essere segnalata alla Polizia municipale e anche all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. In generale, ricordiamo, che i termini per far valere i diritti di garanzia sono: due anni dalla consegna del bene e due mesi dalla scoperta per denunciare al venditore il difetto. Il consumatore ha, quindi, complessivamente 26 mesi dalla consegna (24 mesi + 2 mesi per denunciare) per far valere i suoi diritti in giudizio. E’ opportuno, dunque -prosegue l’avvocato Dona- conservare tutti i documenti che attestino la data dell’acquisto (scontrino, fattura, ecc.) e quella di consegna del bene (in caso avvenga successivamente al perfezionamento dell’acquisto). E’ un buon consiglio quello di fotocopiare gli scontrini per evitare che la carta termica nella quale sono stampati si deteriori nel tempo”.
“Ricordiamo -aggiunge l’avvocato- che i rimedi previsti dalla garanzia legale sono la riparazione o la sostituzione del bene; quando questi ‘rimedi primari’ non danno esito favorevole per il consumatore, egli potrà richiedere, a sua scelta, la risoluzione del contratto (e cioè dovrà restituire la merce con restituzione contestuale del prezzo pagato) o la riduzione del prezzo (il consumatore potrà tenere il bene ‘difettoso’, ma con il rimborso di una parte del prezzo). Nel caso della riduzione del prezzo, l’entità della somma da restituire sarà proporzionata all’uso che sia stato fatto della cosa, valutando il singolo caso”.

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I deputati chiedono limiti alle spese per pagamenti con carta e garanzie per pagamenti online

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 aprile 2014

parlamento europeoLe commissioni che le banche addebitano ai rivenditori per l’elaborazione dei pagamenti con carta di credito e di debito potrebbero essere limitate, secondo nuove norme che sono state votate giovedì. Misure per rendere più sicuri i pagamenti online, ridurre i costi e dare agli utenti maggiori possibilità di scelta sono state inoltre adottate in una votazione separata nella stessa giornata.Secondo la Commissione, le tasse bancarie sui pagamenti con carta costano ai rivenditori europei oltre 10 miliardi di euro ogni anno. Queste tasse non sono ben conosciute dagli utenti di carte di credito e debito e sono diverse fra gli Stati membri, perché non sono fissate da alcuna legge, ma dalle autorità nazionali di concorrenza. I rivenditori pagano per ogni transazione con carta e normalmente aggiungono tali spese ai prezzi dei beni o dei servizi che vendono.Le spese che le banche fanno pagare per l’elaborazione di transazioni nell’ambito di regimi come Visa e MasterCard saranno limitate al 0.3% del valore della transazione per le transazioni con carta di credito e 7 centesimi di euro o 0.2% del valore della transazione (se inferiore) per quelle con carta di debito. I limiti si applicheranno sia alle transazioni nazionali sia a quelle nell’UE.Questi limiti saranno applicati per transazioni transnazionali e nazionali nell’UE e diverranno effettive un anno dopo l’entrata in vigore della norma. Col tempo, le tasse più basse dovrebbero tradursi in prezzi più bassi per gli utenti di carte.La legislazione UE in materia di quote di emissione CO2 per il settore dell’aviazione riguarderà solo i voli all’interno dell’UE fino all’inizio del 2017, e solo successivamente si applicherà a tutti i voli da e per l’UE, secondo le norme approvate giovedì dal Parlamento. Nell’atto, i deputati hanno anche richiesto agli stati membri di riferire come sono spese le entrate della vendita all’asta delle quote di emissione. “Per quanto riguarda l’ambiente, questo testo non è solo migliore rispetto alla posizione del Consiglio, ma anche migliore rispetto alla proposta della Commissione. Ringrazio i miei colleghi per aver dato il sostegno che la proposta meritava”, ha detto mercoledì il relatore Peter Liese (PPE, DE). L’accordo informale col Consiglio dei ministri, è stato approvato da 458 voti a favore a 120, con 24 astensioni, dopo aver incontrato l’opposizione, il mese scorso, della commissione ambiente.“L’elemento principe per noi riguarda il campo di applicazione. Il sistema di emissioni sarà nuovamente e completamente applicato dopo il 2016. Il Parlamento non poteva accogliere la volontà del Consiglio di “fermare il tempo” fino al 2020, Liese ha aggiunto.Nei negoziati, i deputati hanno anche assicurato l’introduzione di disposizioni che impongono agli stati membri di riferire come spendono i ricavi delle aste sulle quote ETS. Tali proventi, dovrebbero essere utilizzati per affrontare il cambiamento climatico e la ricerca di fondi, in particolare, per il trasporto a basse emissioni soprattutto nel settore aeronautico. Tale trasparenza è fondamentale per sostenere gli impegni internazionali dell’UE, secondo i deputati.

 

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I deputati spingono i ministri UE ad adottare la Garanzia per i giovani

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

Il sistema della “Garanzia per i giovani”, disegnato affinché nessun giovane nell’UE rimanga senza un lavoro, un percorso d’istruzione o un tirocinio per più di quattro mesi, ha ricevuto il forte sostegno del Parlamento mercoledì. I deputati hanno votato una risoluzione che invita i ministri del lavoro dell’UE a trovare un accordo – entro febbraio – su una raccomandazione del Consiglio che preveda l’introduzione di questo sistema in tutti gli Stati membri.”Non cerchiamo di forzare la creazione di posti di lavoro, ma di mettere in moto degli strumenti che diano ai giovani una possibilità ed evitino di perdere una generazione”, ha detto la presidente della commissione occupazione Prevenche Berès (S&D, FR), nel dibattito di lunedì.L’obiettivo dei sistemi di “garanzia per i giovani”, si legge nella risoluzione, è assicurare a tutti i cittadini legalmente residenti nell’UE sotto i 25 anni di età e ai neolaureati under-30 una buona offerta di lavoro, un nuovo percorso di studi o un periodo di apprendistato entro quattro mesi dall’inizio della disoccupazione.La risoluzione è stata adottata con 546 voti a favore, 96 contrari e 28 astensioni.Il Parlamento ha già richiesto due volte l’adozione di questi sistemi e sostiene fermamente la proposta della Commissione europea per una raccomandazione del Consiglio per introdurre questi sistemi in tutti gli Stati membri.
I sistemi di garanzia per i giovani, sostengono i deputati, dovrebbero poter accedere ai finanziamenti europei, in particolare al Fondo sociale europeo (FSE), su cui si dovrebbe quindi concentrare il 25% dei fondi strutturali dell’UE.
Il Parlamento richiede inoltre alla Commissione di aiutare quegli Stati membri in difficoltà economiche, affinché tutti possano adottare la garanzia.
La disoccupazione giovanile nell’UE ha raggiunto una media del 23,7% nel novembre 2012. In Italia, il tasso dello stesso mese era del 37,1%, mentre in Paesi come la Grecia e la Spagna supera il 50%.

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Monti, fiducia, garanzie costituzionali

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

“Ci rivolgiamo a Lei in quanto garante della Costituzione della Repubblica Italiana, nella piena consapevolezza di quanti sforzi Ella stia facendo perché la sua difesa sia effettiva e non meramente formale. Abbiamo personalmente apprezzato come Ella non abbia mai mancato di far osservare al Governo ed al Parlamento come “i principi fondamentali della Costituzione repubblicana sono fuori discussione e nessuno può pensare di modificarli o alterarli”. Non possiamo non ricordare altresì i frequenti richiami al rispetto dei requisiti che l’articolo 77 della Costituzione richiede per l’esercizio di un provvisorio potere legislativo da parte del governo attraverso i decreti legge ed in particolare il suo più recente intervento al riguardo”. Questo è un estratto della lettera che abbiamo inviato la settimana scorsa al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che incontreremo oggi al Quirinale. Abbiamo sentito forte l’urgenza di un incontro con il presidente, massimo garante della Costituzione. ll governo Monti esagera con decreti e fiducie, mortificando il ruolo del Parlamento e impedendo ai partiti di opposizione di intervenire sui provvedimenti di fatto blindati. Non è più tollerabile una situazione in cui il governo sembra conoscere il decreto legge come unica forma di legificazione e il ricorso alla fiducia come unico percorso parlamentare.Non solo. La Ragioneria generale dello Stato, durante l’esame del provvedimento sulle liberalizzazioni, ha detto forte e chiaro che su 5 articoli mancava e manca la copertura finanziaria. Il governo ne era a conoscenza fin dal 15 marzo. Eppure, nonostante le nostre puntuali denunce in commissione e in Aula, si è andati avanti, ignorando i giusti rilievi mossi dal massimo organo che controlla coperture economiche dei decreti del governo che parla esplicitamente di nuovi maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, “non quantificati, né coperti”. In parole povere, la Ragioneria ha bollato i 5 articoli: respinti.L’articolo 81 della Costituzione dice che “ogni legge che comporti nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”. Pd, Pdl e Udc hanno votato a favore del provvedimento, solo per “ragioni politiche”. Il sottosegretario Giarda, che avevamo investito della questione, ha sostenuto in Aula la tesi fantasiosa che i giudizi della Ragioneria dello Stato potrebbero essere oggetto di “gradazione” e quindi suscettibili di una “difforme lettura anche in caso di parere negativo”. Noi riteniamo che l’approvazione di un provvedimento sui cui penda il giudizio negativo della Ragioneria rappresenti un precedente preoccupante, così come l’eccessivo ricorso alla decretazione d’urgenza. Questa è la preoccupazione che esprimeremo oggi al presidente della Repubblica.

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Autovelox: nuove regole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2011

Italian road sign for the autovelox check ahea...

Image via Wikipedia

Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” segnala il recentissimo parere del 24.10.2011 del Ministero dei trasporti avente numero di protocollo 5234 che ha fornito, non solo agli operatori del settore, ma anche agli automobilisti che potranno avere maggiori garanzie del diritto di difesa, alcune delucidazioni sulla distanza al di fuori dei centri abitati del segnale di velocità massima consentita rispetto alla postazione di controllo della stessa a mezzo autovelox.

Con la nota ministeriale in commento, infatti, viene chiarito che fuori dal centro abitato la distanza minima di un chilometro dal segnale di velocità deve essere assicurata a tutti gli utenti che si approssimano al controllo autovelox a prescindere dal tratto di strada percorso. Peraltro, la disciplina semplificata dei segnali a validità zonale che permetterebbero di limitare l’uso della segnaletica verticale non può essere applicata, fuori dal centro urbano.
Come è noto, va specificato, che con l’entrata in vigore della legge 120/2010 i controlli della velocità effettuati in sede automatica, fuori dal centro abitato, devono essere segnalati e ben visibili ma anche distanti almeno un chilometro dall’inizio del limite di velocità.
Tale norma è contenuta nell’articolo 25 della citata disposizione legislativa che nella fattispecie attribuisce ad apposito decreto ministeriale la definizione delle «modalità di collocazione e uso dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni delle norme di comportamento di cui all’articolo 142 del decreto legislativo n. 285 del 1992, che fuori dei centri abitati non possono comunque essere utilizzati o installati ad una distanza inferiore a un chilometro dal segnale che impone il limite di velocità».
Il chiarimento da parte del ministero è scaturito a seguito della richiesta del comune di Prato di tentare di semplificare l’apposizione della necessaria segnaletica stradale di limite di velocità anche su tutte le strade laterali di avvicinamento al controllo autovelox fisso, proponendo l’istituzione, fuori centro abitato, di un limite zonale senza cartelli ripetuti.
Il Ministero ed in particolare il Dipartimento per i trasporti terrestri ha respinto l’ipotesi avanzata dall’amministrazione comunale del comune toscano specificando che i segnali a validità zonale sono previsti dalla normativa solo in relazione al limite di velocità urbano e per le zone a traffico limitato.
L’amministrazione centrale ha, comunque, specificato che «se la richiesta si riferisce alla possibilità di utilizzo dei dispositivi finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni, si precisa che l’obbligo della distanza di almeno un chilometro dal segnale posto dopo l’intersezione non sussiste qualora la velocità massima consentita sia la stessa su tutti i rami dell’intersezione».
Giovanni D’Agata si augura che tutte le amministrazioni comunali si adeguino a tali precise disposizioni regolamentari e invita le prefetture a vigilare sul corretto adempimento delle stesse anche perchè l’eventuale elusione di tali norme aprirebbe la possibilità di ricorsi amministrativi o innanzi al giudice di pace quand’anche le rilevazioni delle infrazioni per il superamento della velocità dovessero essere effettuate non in conformità delle disposizioni regolamentari o sulla scia del pare commentato.
Inoltre con il parere n. 24016 del 08.11.2011 il Garante della privacy ha fornito chiarimenti sui sistemi autovelox bidirezionali che fotografano i trasgressori su entrambe le corsi di marcia. Fuori gioco le immagini troppo larghe.

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Garanzie post vendita

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2011

“Il diritto di garanzia vale anche in periodo di saldi”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), riferendosi alle numerose segnalazioni giunte alla nostra associazione da parte di consumatori che denunciano quei commercianti che non permettono la sostituzione del prodotto difettoso perché scontato. “Il negoziante è sempre responsabile di ciò che vende e se c’è un difetto è tenuto a ripararlo o sostituirlo -afferma l’avvocato Dona- senza contare che non ha alcun fondamento la giustificazione di non poter effettuar il cambio nei giorni successivi all’acquisto: il registratore di cassa ha il tasto per evidenziare sullo scontrino ‘eventuali rimborsi per restituzione di vendite’”. “E’ sempre bene, dunque, conservare lo scontrino per l’eventuale sostituzione -ricorda il Segretario generale- controllare, poi, che sui cartellini sia specificato il prezzo intero, quello in saldo e la percentuale di sconto e non accettare scuse insensate da parte dei negozianti: si può pagare con la carta di credito tutto l’anno!” Al tema delle garanzie post-vendita è dedicata la nostra sezione del progetto “Guarda che ti riguarda” finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzato dalla nostra Unione, Movimento Difesa del Cittadino, Assoutenti, Codacons, e Confconsumatori. Maggiori informazioni sul sito http://www.guardachetiriguarda.it.

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Rai e le multe dell’Agcom

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 maggio 2011

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha sanzionate alcune emittenti televisive per violazione delle norme sulla campagna elettorale in corso. Tra l’altro sono state sanzionate TG1, per 258.230 euro e Tg2 per 100.000 euro. Il problema e’ che mentre le televisioni private, TG5, TG4 e Studio Aperto, pagheranno di tasca propria, quelle pubbliche, TG1 e TG2, scaricheranno i costi delle multe sull’utente, il quale sostiene la RAI con il cosiddetto canone (imposta). E’ una partita di giro: l’utente paga il canone (imposta) al ministero dell’Economia, questo lo gira alla RAI, che viene sanzionata dall’Agcom la cui multa finisce nelle casse del ministero dell’Economia. Insomma, la multa 358.230 euro la pagheranno gli utenti, cioe’ noi cittadini contribuenti che di tasse ne paghiamo gia’ troppe. Una semplice proposta: facciamo pagare, di tasca propria, i dirigenti che sbagliano, in questo caso i direttori di TG1 e TG2. Sicuramente non ci proveranno piu’. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Pagine di storia: plebei e patrizi

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2010

Nella Roma repubblicana nel 494 a. C., secondo la leggenda, il primo serio contrasto spinse i plebei a lasciare Roma per ritirarsi sul Monte sacro o secondo altri sull’Aventino. Fu Menenio Agrippa, incaricato dai patrizi, ad intermediare per fermare la protesta dei plebei. La secessione (dal latino secédere = allontanarsi, ritirarsi) rientrò solo dopo che i plebei ottennero delle importanti garanzie con l’elezione diretta dei loro rappresentanti (i tribuni della plebe e degli edili e seguito, qualche secolo dopo, dagli edili curili di origine patrizia ma con la possibilità che i plebei vi facessero parte). Queste rivendicazioni avevano un doppio valore politico e sociale. Rappresentavano un primo importante riconoscimento del rispetto della dignità umana a prescindere dalla propria condizione sociale. Fu una conquista lenta ma capace di consolidarsi nel tempo e che ebbe il suo momento importante nel 287 a. C. con la legge Ortensia proposta dal dittatore Quinto Ortensio dove fu riconosciuto il diritto giuridico ai plebei di far parte agli organismi rappresentativi della Repubblica. E’ così che si passa dalla repubblica patrizia alla repubblica oligarchica e dove l’opposizione passa dalle classi sociali a quelle degli abbienti e non abbienti.
Questo breve excursus storico ci serve oggi per capire cosa continua a dividere la società civile e a renderci conto che proprio all’interno delle classi sociali è stato tracciato un solco sempre più profondo tra la ricchezza e la povertà, tra il benessere e la miseria. Possiamo appartenere, in pratica, allo stesso ceto sociale ma a dividerci, sovente drammaticamente, è la nostra condizione economica. Questa trasversalità non fu compresa dal comunismo sovietico  mentre è stata accettata con cinismo dal capitalismo. In entrambi i casi essi hanno fallito la loro mission storica. Ora è vitale che si apra un capitolo nuovo delle relazioni umane se non vogliamo un fatale arretramento culturale e civile della società nel suo complesso. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Pd: Per ritornare protagonisti

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 agosto 2010

Dichiarazione dell’On. Giorgio Merlo (Pd) “La proposta di Sergio Chiamparino di una conferenza programmatica per ridare slancio progettuale al PD non può essere rispedita semplicemente al mittente.  E’ un modo, questo, per ritornare protagonisti sul terreno dei contenuti abbandonando l’astratta disquisizione sul nome del Presidente del Consiglio di garanzia, sulla riforma elettorale virtuale o sul rapporto con Vendola e Grillo. Il PD resta il perno centrale della futura alternativa di governo. E’ bene non disperdere questo obiettivo limitandosi a commentare i fatti o a tifare per i Fini di turno”.

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La nuova televisione

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 maggio 2010

Roma 28 maggio ore 11.00 Sala A viale Mazzini, 14 Presentazione del libro La nuova televisione Il passaggio al digitale terrestre di Alberto Guarnieri e Angiolino Lonardi Edito da Odoya – Rai Eri Zone  Ne discutono con gli autori: On. Paolo Bonaiuti, Sottosegretario alla Presidenza  del Consiglio con delega all’Editoria On. Paolo Gentiloni, Responsabile Comunicazione Pd  e già  Ministro delle Comunicazioni Prof. Antonio Pilati, Autorità Antitrust Parteciperà:  Corrado Calabrò,  Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni Modera: Giancarlo Leone, Vice Direttore Generale Rai

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Garanzie post-vendita

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2010

“A Gianfranco hanno chiesto le spese di spedizione per un cellulare da mandare in assistenza, a Giuseppe hanno detto che per la lavatrice rotta doveva rivolgersi alla casa produttrice, Sara  ha dovuto pagare il pezzo di ricambio della sua automobile in garanzia. E’ inammissibile che ad ormai otto anni dalla sua entrata in vigore la direttiva sulle garanzie post-vendita continui ad avere così scarsa applicazione”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC) e Rappresentante italiano dei consumatori italiani in Europa”. “Le numerose segnalazioni che pervengono alla nostra Unione -spiega Dona- sono la triste dimostrazione di come il cliente non conosce a fondo i propri diritti e il venditore ne approfitta fingendo di non sapere quali sono le sue responsabilità”.“Troppe volte -prosegue il Segretario generale- sentiamo di acquirenti che vengono ‘spediti’ dal produttore in caso di difetto del bene o a cui viene negata la garanzia post-vendita entro i due anni stabiliti dalla legge. E’ bene allora ribadire che i consumatori hanno diritto ad una garanzia di 24 mesi, diritto che devono far rivalere sul venditore”.Per avere  maggiori informazioni sulle garanzie post-vendita è possibile guardare l’intervista di Massimiliano Dona a “Le Iene”, disponibile sull’home page del sito http://www.consumatori.it”.

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Auto: tema di garanzie

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2010

Il 4 gennaio 2010 è stata pubblicata la sentenza N° 79/2010 del Tribunale Civile di Roma, che ha concluso, sia pure in primo grado, un contenzioso in materia di Garanzia Legale tra un Consumatore ed un’importante Concessionaria di Roma, avviata, con il supporto di ADICONSUM nel luglio del 2004. Il caso riguarda la vendita di un veicolo di una nota marca, ordinato e consegnato con uno specifico accessorio per la guida da parte di una persona diversamente abile, consistente in un sedile girevole, prodotto da una ditta specializzata. Dopo l’acquisto il Consumatore si rendeva conto che l’accessorio non funzionava correttamente, e presentava, alla Concessionaria, un reclamo per difetto di conformità, sulla base di un formale parere di riesame da parte del Settore Auto di ADICONSUM. Dopo inutili tentativi di far comprendere alla Concessionaria le obbligazioni che il Codice del Consumo fa inequivocabilmente ricadere sulla stessa, è stato inevitabile ricorrere, nel 2008, al tribunale, che celebrava la prima udienza il 8/10/2009, e concludeva il giudizio il 4/1/2010, con una sentenza di pieno accoglimento delle tesi del Consumatore, disponendo, oltre alla risoluzione del contratto, anche un sostanziale indennizzo per i danni subiti in conseguenza del difetto. Questa vicenda conferma il profondo impatto del Codice del Consumo sul costume, incidendo su pratiche consolidate nel tempo, e confidiamo che possa accelerare l’evoluzione delle pratiche commerciali dei Concessionari e dei Costruttori, comprendendo che la concreta protezione del Consumatore è il miglior incentivo possibile per garantire, se non lo sviluppo, almeno la tenuta del mercato.

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L’Unci in Senato sull’apprendistato

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2010

L‘Unci – Unione Nazionale Cooperative Italiane – ha partecipato oggi in Senato, presso le Commissioni Affari Costituzionali e Lavoro, all’audizione sul ddl riguardante i lavori usuranti, ammortizzatori sociali, incentivi per l’occupazione, con particolare riguardo al tema dell’apprendistato. Su quest’ultimo punto Sara Agostini, intervenuta all’audizione per l’Associazione, “ha evidenziato come tale argomento non possa essere scisso dal ruolo dell’istruzione nel nostro Paese, nel quale si riconosce all’apprendistato la veste di valida opzione formativa al pari di altri percorsi di istruzione e formazione”.  “Nello specifico, va focalizzata l’attenzione sul tema della formazione nell’ambito dell’apprendistato che rispetti precise condizioni e dia forti garanzie, dato che il provvedimento in esame, pur con i lodevoli propositi, non contribuisce a risolvere alcuni problemi. Ad avviso dell’Unci andrebbe sia potenziato il ruolo degli istituti professionali che prevista una fase di sperimentazione specifica, circoscritta non solo temporalmente ma anche settorialmente e per professioni, come accade in altri Paesi europei, al fine di preservare la funzione formativa dell’apprendistato.” “Inoltre, sarebbe opportuno limitare la possibilità di stipulare contratti di apprendistato a partire dai 15 anni solo per attività di alto artigianato, in quanto capaci di inglobare una componente non soltanto operativa ma a forte valenza culturale, o per lavori contraddistinti da forti principi etici come quelli del sociale (servizi alla persona, welfare di prossimità, ecc.), dove le cooperative sociali potrebbero rappresentare un bacino di practice di immediata operatività.”

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Con “Accredia” più garanzie per i consumatori

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2010

I prodotti in vendita d’ora in poi saranno più sicuri. È stato infatti pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il decreto che disciplina l’organizzazione e il funzionamento dell’ente unico nazionale di accreditamento in conformità con quanto prescrive la normativa europea. “Accredia”, l’organismo designato per l’accreditamento dei soggetti preposti alla certificazione dovrà vigilare sul rispetto delle certificazioni e dei marchi che garantiscono l’utente riguardo alla qualità del prodotto. Con la valutazione di conformità si attua la procedura volta a dimostrare che le specifiche prescrizioni stabilite per un prodotto, processo o servizio siano state rispettate; in caso positivo viene rilasciato un certificato o di un marchio, che garantisce l’utente riguardo al prodotto. Accredia è già in possesso della maggior parte dei requisiti di organizzazione e funzionamento richiesti dal decreto; entro novanta giorni dovrà completare l’adeguamento, consentendo di dare tempestivo avvio al nuovo sistema di accreditamento voluto dal legislatore comunitario. La vigilanza sull’organismo da parte di tutti i ministeri interessati migliora l’equilibrio tra la professionalità dei soggetti interessati e il controllo pubblico necessario a tutelare i consumatori, assicurando garanzie crescenti sulla qualità e la sicurezza di beni e servizi acquistati.

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