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I prezzi del gas si fissano in Olanda

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2022

By Mario Lettieri e Paolo RaimondiPrezzi dell’energia, guerra in Ucraina, inflazione. Spesso sono presentati come fossero eventi concatenati. Non è così. L’alta volatilità dei prezzi del gas ha una storia molto più lunga e complessa. Una delle cause principali dell’inflazione dei prezzi dell’energia è il mercato a termine del gas Ttf di Amsterdam. Il Ttf è stato istituito come parte del mercato energetico dell’Unione europea. Il Ttf (Title Transfer Facility) è un mercato virtuale (un hub) per lo scambio del gas naturale. Insieme al Nymex (New York Mercantile Exchange) e all’Ice (Intercontinental Exchange) di Atlanta, che è specializzato in contratti derivati otc sull’energia, è uno dei principali mercati di riferimento per lo scambio del gas in Europa e in Italia. L’indice Ttf mensile è la media aritmetica delle quotazioni giornaliere riferite al mese di fornitura cioè quello precedente. Il valore è in €/MWh, megawattora, l’unità di misura convenzionale di tutte le fonti di energia. Le nostre bollette “traducono” i prezzi in €/Smc, cioè in standard metro cubo. Ma l’andamento dei prezzi non cambia. Ecco gli andamenti: il Ttf di aprile 2021 era 20,50 €/MWh, saliva a 63,5 €/MWh a settembre, per arrivare a 110,12 €/MWh a dicembre 2021. Scendeva a 83,03 €/MWh a gennaio 2022, s’impennava a marzo, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, fino a 125,42 €/MWh per poi scendere lentamente a 78,87 €/MWh lo scorso giugno. Il Ttf di agosto, riferito alle forniture di luglio, è già intorno a 110 €/MWh. Le spiegazioni ”oggettive” dell’impennata del 2021 indicherebbero le cause nella ripresa della domanda, dopo la flessione economica dovuta al Covid, e in una riduzione delle forniture da parte della Norvegia. Il che non regge per niente alla prova dei fatti, anche perché i prezzi dei future erano in grande salita già nella seconda metà del 2021.L’Olanda è uno snodo centrale per il mercato europeo che consente il trasferimento del gas tramite metanodotti tra Paesi come Francia, Germania, Norvegia, Italia e Gran Bretagna. Questo mercato spot, molto volatile come tutti i suoi simili, ha progressivamente sostituito i contratti bilaterali a lunga scadenza tra i Paesi. Esso consente non solo ai commercianti all’ingrosso, ma anche ai trader finanziari, di determinare il prezzo dei contratti a termine sul gas naturale. I prezzi future riguardano una consegna più lontana nel tempo e possono essere negoziati più volte prima della scadenza. Per esempio, i prezzi dei Ttf future per i mesi di fine anno sono di circa 200 euro per MWh.Le scommesse degli hedge fund sulla borsa Ttf hanno creato una scarsità artificiale di gas e portato i prezzi a un livello insostenibile, ben prima della guerra in Ucraina.Si è tornati all’equivalente dei famosi “barili di carta” di prima della grande crisi finanziaria del 2008, quando per un barile di petrolio fisicamente scambiato, sul mercato di New York si negoziavano 100 barili con contratti future. Alla loro scadenza, furono saldati pagando soltanto la differenza di prezzo, senza alcun movimento reale del prodotto. Tali contratti, in milioni, però, determinarono l’impressione di una domanda gigantesca rispetto a un’offerta limitata e, di conseguenza, l’attesa di un forte rialzo del prezzo del petrolio.“Osservare” il mercato, aspettando che risolva da solo il problema che ha provocato, è come affrontare la siccità e la mancanza d’acqua impegnandosi in una sciamanica “danza della pioggia”. Ci sono alcuni interventi immediati possibili, mente si lavora per diversificare i fornitori e le fonti di energia. Uno è senz’altro concordare a livello europeo un tetto massimo al prezzo di acquisto del gas. E’ quello che anche il governo italiano ha proposto. Gli interessi europei, nazionali e collettivi devono avere precedenza sugli “appetiti” privati di qualcuno. In secondo luogo, non è tollerabile che la speculazione detti le leggi ai governi. Al riguardo ci sono due mosse possibili: i contratti future vanno bene ma devono essere conclusi con un effettivo scambio delle merci trattate e, secondo, dovrebbero essere ammessi solo i trader che hanno effettivamente la copertura finanziaria dei contratti che sottoscrivono e non quelli che operano con una “leva finanziaria” costruita sui debiti. Altrimenti, i cittadini come possono accettare che i loro governi siano stati capaci di imporre la mascherina a tutti e, invece, non sono in grado di mettere la “museruola” agli speculatori, che minano le economie e la stessa autorità dei governi? Sarebbe un paradosso! Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Taglio del gas, a rischio la tenuta socio-economica dell’Italia per i prossimi 3 anni

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2022

Uno studio dell’Unicusano, Roma Tre e altre università straniere ha dimostrato la stretta correlazione fra consumi energetici e PIL nel breve periodo: con il taglio del 15% prospettato dal Consiglio Europeo, l’Italia potrebbe veder svanita la ripresa economica. Una risposta potrebbe arrivare da nucleare e fonti rinnovabili. Per i prossimi tre anni potrebbe essere a rischio la ripresa economica dell’Italia. Se fosse approvata la decisione del Consiglio Europeo sul taglio dei consumi energetici, soprattutto di gas, per il nostro Paese si allontanerebbe la possibilità di un’uscita dalla crisi attuale. Con pesanti ricadute sul tessuto economico e sociale. Lo studio dell’Unicusano ha dimostrato la relazione bidirezionale tra consumo di energia e crescita economica per l’Italia in una serie temporale molto lunga: dal 1926 al 2008.Sempre secondo l’indagine dell’Unicusano, “nel lungo periodo è forte il flusso causale che va dal PIL ai consumi energetici: in quest’ottica qualsiasi politica di risparmio energetico – come l’aumento delle tariffe – di fronte a una politica di efficientamento energetico, non dovrebbe avere un impatto negativo sulla crescita economica”. Partendo quindi dalle due variabili “Consumo di Energia” e “PIL reale” e analizzandone le reciproche influenze in un arco di tempo così lungo, il team di professori universitari ha gettato le basi per riuscire un domani a prevedere i valori futuri del PIL reale. “Dimostrati gli effetti dei consumi energetici sulla crescita del PIL – continuano i professori– possiamo affermare che una politica volta alla riduzione del consumo di gas potrebbe generare una riduzione del PIL dell’Italia che va da 2,61–2,85 anni a un massimo di 3,5 anni. Quindi, una riduzione di gas – così come prospettato dal Consiglio UE – avrà quasi sicuramente un effetto avverso sulla ripresa economica del nostro Paese che verrà scontata nei prossimi anni”. La risposta, secondo gli economisti, potrebbe arrivare dalle fonti rinnovabili e dall’energia nucleare. “Le fonti rinnovabili oggi sono in grado di produrre poca quantità di energia, sono ancora legate a eventi imprevedibili e dipendono dalle condizioni metereologiche. È importante perciò investire su di esse per potenziarle e intraprendere un graduale svincolamento da gas, petrolio e carbone. In questo, è importante rilevare l’urgente bisogno del ritorno dell’Italia al nucleare, come dimostreremo in un nostro studio di prossima pubblicazione”.

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L’Arera modifica le modalità di aggiornamento del costo del gas

Posted by fidest press agency su martedì, 9 agosto 2022

Apprendiamo con favore le modifiche introdotte da Arera in merito all’aggiornamento dei prezzi del gas a partire da ottobre. Si tratta di un importante passo avanti, che accoglie le nostre proposte per mettere al riparo da speculazioni il prezzo della materia prima.Infatti, l’aggiornamento sarà mensile e non più trimestrale, ma soprattutto sarà calcolato prendendo come riferimento la media dei prezzi effettivi del mercato all’ingrosso italiano.Meglio tardi che mai, ma questo intervento non è ancora sufficiente a tutelare le famiglie dai rincari previsti per l’autunno.L’azione coordinata a livello europeo per l’acquisto della materia prima è fondamentale, così come la disposizione di un albo di fornitori che non si limiti ad essere un elenco, ma sia piuttosto la certificazione della sussistenza di requisiti e garanzie da parte delle aziende venditrici in termini di solidità, affidabilità, qualità del servizio e sostenibilità ambientale e sociale, know how industriale e serietà commerciale. Condividiamo, inoltre, l’appello di Arera ad armonizzare la fine del mercato tutelato del gas (prevista per gennaio 2023) con quella del mercato dell’energia elettrica (a gennaio 2024): anzi, sollecitiamo il Parlamento ad un intervento per prorogare entrambe le scadenze, viste le forti criticità di un mercato libero ancora pieno di ombre.Si tratta di un’operazione quanto mai urgente e necessaria, soprattutto alla luce della delicata fase che le famiglie stanno vivendo: in tal senso è fondamentale anche un maggiore controllo e la disposizione di sanzioni più severe per quanto riguarda il telemarketing aggressivo e fuorviante messo in atto da molte compagnie che minacciano letteralmente gli utenti, spingendoli a scegliere il loro servizio sul mercato libero.Riteniamo un segnale importante, infine, l’apertura di un tavolo permanente per gestire l’emergenza sul fronte energetico che vedrà a confronto l’Autorità e le Associazioni dei Consumatori: deve essere uno strumento utile per la tutela dei consumatori e non soltanto un’occasione di scambio di notizie e informazioni.

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Tassonomia: sì all’inclusione di attività dei settori del gas e del nucleare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2022

Il Parlamento europeo non ha respinto l’atto delegato sulla tassonomia della Commissione che prevede l’inclusione di specifiche attività energetiche dei settori del gas e del nucleare nell’elenco di attività economiche eco-sostenibili, comprese nella cosiddetta tassonomia UE.278 deputati hanno votato a favore del veto, 328 contro e 33 si sono astenuti. Per porre il veto alla proposta della Commissione sarebbe stata necessaria una maggioranza assoluta di 353 deputati. Se Parlamento e Consiglio non sollevano obiezioni alla proposta entro l’11 luglio 2022, l’atto delegato sulla tassonomia entrerà in vigore e si applicherà a partire dal 1° gennaio 2023. La Commissione ritiene che gli investimenti privati possano avere un ruolo nelle attività di transizione verde dei settori del gas e del nucleare. Ha proposto pertanto di classificare alcune attività energetiche collegate al gas fossile e all’energia nucleare come attività di transizione che contribuiscono alla mitigazione dei cambiamenti climatici. L’inclusione di alcune di queste attività è limitata nel tempo e dipende da specifiche condizioni e requisiti di trasparenza. Il regolamento sulla tassonomia fa parte del piano d’azione della Commissione sul finanziamento della crescita sostenibile e mira a promuovere gli investimenti verdi ed evitare l’ambientalismo di facciata (il cosiddetto “greenwashing”).

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Il balletto della politica per portare il gas israeliano in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2022

Nel 2016 fu lanciato un progetto per portare il gas israeliano in Italia e da qui in Europa. Esso prevedeva una prima pipeline da Israele a Cipro, una seconda da Cipro a Creta, con un approdo finale in Peloponneso. Da lì un altro tronco avrebbe portato il gas in Salento per allacciarsi alla rete italiana di metanodotti. Tale investimento era sviluppato da una joint venture 50/50 fra la greca DEPA S.A, e il gruppo italo-francese Edison S.p.A. Esso dovrebbe trasportare il gas in Italia attraverso il tronco Poseidon anch’esso a partenariato italiano. Il piano è stato dichiarato dalla UE progetto di interesse comune (PCI) e anche incluso nel progetto di sviluppo decennale della UE (TYNPD) La UE ha già finanziato gli studi preliminari con circa 35 m€. Per l’Italia questo potrebbe portare a una maggior diversificazione dei suoi fornitori di gas. Nell’incontro intergovernativo del 2017 a Telaviv, l’allora ministro Calenda aveva definito questo progetto “un fondamentale asse di sviluppo della strategia energetica complessiva del Mediterraneo”. Due anni dopo, un politico di tutt’altro orientamento, l’on. Salvini, in occasione della sua visita in Israele si dichiarò favorevole all’iniziativa e invitò le aziende italiane a parteciparvi. Ciò non fu gradito ai 5 stelle e l’allora Presidente Conte affermò “sicuramente in questo momento il governo non ha alcuna sensibilità per realizzare il tratto finale di Poseidon (che nel frattempo ha ottenuto tutte le approvazioni necessarie), come originariamente progettato. Poco dopo il ministro dello sviluppo economico Patuanelli il 2 gennaio 2020 in una lettera alla sua controparte greca esprimeva “le sue più sentite congratulazioni per il successo dell’iniziativa EastMed che l’Italia continua a sostenere”. Infine (temporaneamente) il governo italiano nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima presentato il 24 gennaio scorso scrive “Il progetto potrebbe non rappresentare una priorità, visto che gli scenari di decarbonizzazione possono essere attuati tramite le infrastrutture esistenti”. Un gigantesco guazzabuglio quindi, a cui si uniscono cambi di opinione a 360 gradi del nostro alleato americano che per ragioni tutte sue ritiene di avere il ruolo principale. Come andrà a finire?

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Gas. de Bertoldi (FdI): da governo continui ritardi e decisioni parziali

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2022

“Il ministro Cingolani nei giorni scorsi rispondendo a una mia interrogazione ha finalmente aperto all’utilizzo dei giacimenti italiani di gas, ma limitandosi a quelli già in produzione invece di attivarsi per l’apertura di nuovi pozzi, che permetterebbero un importante incremento dell’autonomia energetica nazionale. Attendiamo, peraltro ormai da mesi, che il governo adempia all’impegno assunto con Fratelli d’Italia nell’ordine del giorno al dl Ucraina, con cui si era impegnato a riprendere le attività di ricerca e prospezione del gas. Insomma, ritardi continui e decisioni tardive e parziali confermano che il cosiddetto governo dei ‘migliori’ non riesce ad avere una linea chiara pure sul drammatico problema energia, e ciò proprio per la disomogeneità della propria maggioranza. E nel frattempo in Europa le decisioni sul tetto al prezzo del gas slittano ad autunno per il vergognoso ed interessato blocco di alcuni Paesi, che antepongono l’egoismo all’interesse comune. Così qualcuno ci guadagna, magari in Olanda, mentre le imprese ed i cittadini italiani pagano ed il nostro governo non riesce a farsi rispettare. È ormai chiaro a tutti che il tema energetico sarà la questione del futuro, e ciò nonostante non sentiamo la benché minima proposta del governo su temi come l’energia nucleare, e più in generale sulla progettazione di una reale politica energetica in ambito nazionale ed europeo”.Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

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Nuove regole UE per rifornire le riserve strategiche di gas prima dell’inverno

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2022

Il nuovo regolamento, già concordato con i ministri dell’UE, prevede che gli impianti di stoccaggio del gas debbano essere riempiti almeno all’80 % entro il 1º novembre 2022 per proteggere i cittadini europei da eventuali shock di approvvigionamento. I Paesi UE e i gestori dovrebbero adoperarsi per raggiungere l’85 %.Per gli anni successivi il livello di riempimento è fissato al 90%. Nel testo, si sottolinea inoltre la necessità per i Paesi UE di diversificare le fonti di approvvigionamento del gas e rafforzare le misure di efficienza energetica.Il testo legislativo è stato approvato in via definitiva giovedì, con 490 voti favorevoli, 47 contrari e 55 astensioni.Ai sensi del regolamento, gli impianti di stoccaggio del gas saranno considerati infrastrutture critiche. Tutti i gestori degli impianti di stoccaggio dovranno ottenere una nuova certificazione obbligatoria per ridurre il rischio di interferenze esterne. Gli operatori che non ottengono tale certificazione dovranno rinunciare alla proprietà o al controllo di impianti di stoccaggio del gas nell’UE.Entro agosto 2022, la Commissione pubblicherà degli orientamenti sulle modalità di acquisto congiunto del gas, un meccanismo che potrà essere attivato da due o più Stati membri, su base volontaria.

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Gas. de Bertoldi (FdI): governo in ritardo su utilizzo nostri pozzi e giacimenti

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2022

“La risposta del ministro Cingolani alla mia interrogazione sugli interventi per riattivare i pozzi di estrazione del gas presenti in Italia, giunta dopo ben tre mesi dalla mia richiesta, raccoglie soltanto in parte la mia soddisfazione. Verrebbe da dire meglio tardi che mai, soprattutto per le conclusioni della risposta che aprono finalmente ad un rinnovato utilizzo dei nostri pozzi e giacimenti, smentendo le ridicole ed anti scientifiche posizioni contrarie del Movimento 5 Stelle all’utilizzo del gas, confermate poi nell’operato del governo Conte che nel dl Semplificazioni bloccò persino le autorizzazioni alle imprese che già avevano avuto i permessi per le attività di ricerca e prospezione. Peccato che mentre Fratelli d’Italia da mesi si batte con emendamenti ed atti di sindacato ispettivo per l’urgenza di riattivare i nostri giacimenti, il governo ci arrivi solo ora quando le imprese ed i cittadini italiani hanno dovuto subire le pesanti conseguenze del rincaro energetico dovuto al vertiginoso aumento dei prezzi conseguente alla nostra non autosufficienza. Un governo davvero dei ‘migliori’ avrebbe dovuto anticipare la crisi energetica, che ricordo insisteva già lo scorso anno, e non arrivare a queste conclusioni dopo oltre nove mesi. Serve ora più coraggio anche per semplificare con effetto immediato le procedure autorizzative. Chiedo, quindi, un percorso straordinario per le concessioni che ineriscono il settore energetico, nonché per lo sfruttamento interno dei giacimenti minerari come il litio e le terre rare. Fratelli d’Italia sarà sempre pronta a supportare iniziative non demagogiche e populiste che siano nell’interesse nazionale. Non c’è più tempo da perdere presidente Draghi”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

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Il gas cipriota che servirebbe

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2022

L’Unione europea è alla ricerca di fonti di approvvigionamento di gas alternativi a quello russo e una di queste è il gas cipriota. Sono 11 anni che Cipro ha scoperto un grande giacimento di gas al largo delle sue coste, ma i contrasti con Turchia e Grecia hanno reso non utilizzabile il deposito energetico.Ricordiamo che Cipro è divisa in due parti, una, più grande, filo greca, riconosciuta dalla Ue e l’altra, derivata dalla invasione turca del 1974, riconosciuta solo dalla Turchia. I contrasti derivano dalla richiesta di ripartizione dei profitti e dalle proposte contrastanti di far affluire il gas attraverso gasdotti greci o turchi. Neanche la guerra all’Ucraina della Russia ha convinto all’accordo, sicchè, un’importante fonte energetica rimane inutilizzata per contrasti tra Grecia e Turchia. La soluzione trovata da Cipro è quella di una pipeline che arrivi in Egitto, dove il gas verrebbe liquefatto per essere riesportato su navi in Europa. Il progetto dovrebbe realizzarsi entro il 2024-2025. Aggiungiamo che un altro importante giacimento di gas è stato trovato dall’Eni nell’area di mare di competenza dell’Egitto.Insomma, fonti alternative al gas russo ci sono. Attivarle significa rendere l’Ue meno dipendente, con relativi benefici economici per i consumatori europei. Primo Mastrantoni, http://www.aduc.it

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Antitrust: Rustichelli, ok offerte solo scritte luce e gas

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Maggio 2022

L’Antitrust ha chiesto oggi una norma che preveda che “il vincolo contrattuale sorga solo a seguito della conferma dell’offerta, da parte del consumatore, per iscritto” per le offerte commerciali di luce e gas.”Bene, non possiamo che sottoscrivere la proposta dell’Authority. Da tempo lo chiediamo, visto che le bollette di luce e gas restano un mistero irrisolto del nostro Paese e, indipendentemente dal telemarketing selvaggio, è impossibile capire in una telefonata se il contratto offerto è più vantaggioso oppure no” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. “Servono anche sanzioni con importi più elevati, che abbiano vera efficacia deterrente rispetto ai comportamenti scorretti. Per quanto riguarda poi il telemarketing selvaggio, servono indennizzi automatici per chi riceve telefonate nonostante sia iscritto al Registro delle Opposizioni” conclude Vignola

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Gas russo/Rubli. Sfascismo europeo e italiano

Posted by fidest press agency su martedì, 3 Maggio 2022

Mentre fonti Ue fanno sapere che nessuno Stato ha intenzione di pagare il gas russo in rubli… l’Ungheria fa sapere che rispetterà le condizioni russe per il pagamento in rubli. Nel contempo il ministro Renato Brunetta appare possibilista e il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, plaude contro i rubli. L’evoluzione di posizioni è di vario tipo e non c’è da stupirsi di nulla. Le linee guida della Commissione Ue dicono che i clienti europei di Gazprom possono aprire un conto in euro presso Gazprombank senza violare le sanzioni, ma che la conversione deve essere effettuata dalla banca russa. La Commissione dovrebbe chiarire l’ambiguità di questa ndicazione il prossimo 2 maggio. Nel frattempo, secondo Bloomberg, dieci clienti europei di Gazprom hanno aperto conti correnti in rubli presso Gazprombank e quattro hanno già utilizzato il meccanismo di conversione del decreto. La Germania ed Eni stanno pensando di fare altrettanto.Chiaro il contesto? Ognuno fa da sé e non potrebbe essere altrimenti, visto che non abbiamo una politica europea energetica con uno Stato (federale) che ne imporrebbe il rispetto. Unione europea in prima fila per le sanzioni contro la Russia, ma non in grado di farle rispettare. Politica politicante. Vittime di questa situazione, i consumatori finali, saranno sacrificati alle capacità o meno dei propri governanti? Magari… già questo sarebbe un punto fermo. I consumatori si devono accontentare di ciò che capiterà e, a parte il condizionatore di quest’estate, non sanno cosa accadrà per il riscaldamento del prossimo autunno/inverno. Auspicando che lo sfascimo in atto a livello nazionale e comunitario possa trovare una composizione è bene che ogni consumatore cominci ad organizzarsi per proprio conto. Non certamente mettendo in ulteriore difficoltà il governo, come alcuni fanno con scioperi nei prossimi giorni, ma prendendo atto dello sfascismo e, con le diverse possibilità che il mercato offre, cominciare ad organizzarsi con il fai da te: Vista anche la buona stagione e la minore necessità di gas e un clima che facilita qualunque attività, è il caso – individualmente o a livello di condominio o gruppi ad hoc – di cominciare ad informarsi, fare preventivi, organizzarsi e fare partire lavori. Le opzioni sono molteplici e adattabili a diverse situazioni: la pratica base è che deve essere energia prodotta da altre fonti che non siano gas (soprattutto) ed elettricità. Produzione con impianti di diverso tipo, dalle stufe domestiche ai pannelli solari e turbine eoliche. La cosa importante è che,specialmente per sole e vento, essere consapevoli di doversi confrontare con amministrazioni che probabilmente non saranno all’altezza di urgenza e necessità, dovendo in questo caso farsi supportare dalla politica locale e non solo. François-Marie Arouet: http://www.aduc.it

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La Russia di Putin ha chiuso i rubinetti del gas a Polonia e Bulgaria che non hanno, alla scadenza, pagato in rubli

Posted by fidest press agency su domenica, 1 Maggio 2022

In una conferenza stampa il portavoce del Cremlino: “Appena si avvicinerà la scadenza del pagamento, se alcuni consumatori si rifiutano di pagare con il nuovo sistema, il decreto presidenziale sarà, ovviamente, applicato”. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: “l’annuncio di Gazprom che sta interrompendo unilateralmente la consegna del gas ai clienti in Europa è l’ennesimo tentativo della Russia di utilizzare il gas come strumento di ricatto”. La situazione si fa più “incandescente” di quanto si prevedeva. Vedremo nelle prossime ore e giorni se, al di là del braccio di ferro politico, siamo in presenza di violazione di contratti e, soprattutto, se la rivendicazione di non tener fede agli impegni possa avere un qualche valore giuridico tra Paesi che ufficialmente non sono in guerra tra di loro. I consumatori qui sono di due tipi: i Paesi Ue che comprano all’ingrosso per poi distribuire sul proprio territorio, i consumatori finali che comprano dal proprio gestore. E’ evidente che, come cittadini e consumatori, i secondi non sono al momento in grado di condizionare né chi compra all’ingrosso per loro e neanche i russi che vendono. Non solo. Visto il lievitare dei prezzi che comunque era partito ad ottobre dell’anno scorso e che al momento non si è ancora aggravato per la guerra, al di là dei provvedimenti del Governo già presi e quelli ulteriori prossimi che hanno ridotto molto il peso degli aumenti… i consumatori finali hanno impossibilità di interloquire col loro diretto referente (autorità italiana ed Ue). Questi ultimi hanno paventato diversi provvedimenti perché tutti si consumi meno, alcune amministrazioni locali hanno già imposto la riduzione dei consumi tramite caldaie e condizionatori. Ma stiamo parlando di piccoli provvedimenti, più simbolici e coinvolgenti che altro. Il problema determinante è che, visto quanto accaduto oggi a Polonia e Bulgaria, sarà difficile, nel breve periodo, scongiurare altrettanto. Certo, finalmente si fa chiarezza e il palese finanziamento miliardario che stiamo dando alla Russia che invade e ammazza in Ucraina (ben presto Moldavia…), dovrebbe venir loro meno. Ma al di là che la Russia regga senza i nostri soldi, e al di là della nostra soddisfazione di non finanziare, rimane un dato di fatto: a parte l’esaurimento delle scorte che abbiamo, a parte l’attivazione di nuovi fornitori e nuove fonti (non dietro l’angolo, e siamo un Paese di 60 milioni di abitanti, non la Lituania, con abitanti pari ad una nostra grande città), E’ ALTAMENTE PROBABILE CHE RESTEREMO A BREVE SENZA GAS E, VISTO COME LO UTILIZZIAMO, ANCHE SENZA ELETTRICITA’. Se siamo consapevoli di questo, è bene muoversi subito individualmente. Abbiamo presente quando il gestore dell’acquedotto ci avvisa che per un tot di tempo non ci sarà servizio e corriamo a comprare secchi, serbatoi, etc e li riempiamo? Bene, il concetto è lo stesso, anche se la pratica è un po’ più articolata e richiede più applicazione ed ingegno. Vista anche la buona stagione e la minore necessità di gas e un clima che facilita qualunque attività, è il caso – individualmente o a livello di condominio o gruppi ad hoc – di cominciare ad informarsi, fare preventivi, organizzarsi e fare partire lavori. Le opzioni sono molteplici e adattabili a diverse situazioni: la pratica base è che deve essere energia prodotta da altre fonti che non siano gas (soprattutto) ed elettricità. Produzione con impianti di diverso tipo, dalle stufe domestiche ai pannelli solari e turbine eoliche. La cosa importante è che, specialmente per sole e vento, essere consapevoli di doversi confrontare con amministrazioni che probabilmente non saranno all’altezza di urgenza e necessità, dovendo in questo caso farsi supportare dalla politica locale e non solo. François-Marie Arouet Fonte Aduc.

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Aumento del prezzo del gas, e della energia elettrica

Posted by fidest press agency su sabato, 12 marzo 2022

La situazione – se non si adottano misure straordinarie – rischia di far letteralmente “collassare” il sistema produttivo nazionale. L’allarme arriva dalle imprese del settore elettrotecnico ed elettronico – seconda industria manifatturiera d’Europa (con 79 Miliardi di fatturato aggregato e oltre 500.00 addetti) – espressione dei comparti più tecnologicamente avanzati del nostro Paese, comparti già in sofferenza da mesi per l’aumento del prezzo di molte delle materie prime utilizzate nelle forniture tecnologiche e nelle infrastrutture (rame, acciaio, ferro, silicio).“Arrivati a questo punto l’unica soluzione – ha dichiarato il Presidente di Federazione ANIE Filippo Girardi – è quella di fissare un tetto europeo al prezzo del gas – e bene, quindi, la proposta del Presidente Draghi e del Ministro Cingolani che hanno portato il tema alla attenzione della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen nell’incontro di ieri a Bruxelles” “Ci attendiamo – conclude Girardi – che l’Europa consenta ora agli Stati membri di intervenire con l’attuazione “eccezionale e limitata nel tempo” di prezzi regolamentati nell’ambito del quadro giuridico del mercato elettrico/gas. Alle misure straordinarie, di breve periodo, sarà necessario poi affiancare misure di lungo termine e lavorare per definire una vera strategia europea sulla energia che porti a promuovere azioni, nei diversi Paesi, per ridurre il rischio di dipendenza e assicurare la sicurezza energetica. Federazione ANIE è pronta a portare un contributo di idee e proposte”. E’ evidente che terminata questa emergenza occorrerà rivolgere particolare attenzione al tema dell’aumento del costo delle materie prime e della loro reperibilità: gli impatti sono importanti sui contratti di appalto in corso di esecuzione e sulle commesse che verranno affidate anche per traguardare gli investimenti previsti nel PNRR.

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Si prospetta una crisi del gas di lungo periodo

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 febbraio 2022

Le accuse per l’aumento del prezzo del gas naturale sono state rivolte contro molteplici player e fattori esterni: il tempo atmosferico, la pandemia, la produzione in generale, il rallentamento delle trivellazioni, l’Opec, gli scenari geopolitici e molti altri ancora; tuttavia, noi di LGIM riteniamo che la vera responsabilità per questa crisi incombente sia da ricercare in anni di investimenti insufficienti, che hanno portato a un’offerta di commodity per la produzione di energia di lungo periodo a livello globale scarsamente diversificata. Ne conseguirà che gli effetti negativi dell’inflazione crescente e dalla contrazione dei redditi reali saranno avvertiti principalmente da Europa e Asia, con i ceti più poveri generalmente più colpiti. Oggi, il quesito a cui serve dare una risposta immediata è come conciliare la necessità di aumentare gli investimenti con gli obiettivi climatici sottoscritti. L’incertezza che si è diffusa porterà gli investimenti interni a restare su livelli bassi, soprattutto in Europa, e questo farà aumentare le possibilità di carenze di gas prolungate nel tempo. Negli Stati Uniti, questo dovrebbe tradursi in un supporto ai costi dell’energia da parte del governo, dato che si sta andando verso una generale omologazione dei mercati energetici.La spinta verso una parità dei prezzi in questi mercati sta iniziando ad essere maggiormente percepita: se si moltiplicasse il prezzo unitario del gas per sei, si otterrebbe il prezzo di un barile di greggio; e considerando che il prezzo del gas negli States è di 4 dollari, si otterrebbe che il petrolio costa 24 dollari. Poiché questa risorsa oggi costa molto di più, è facile intuire che in questo mercato il gas ha un costo molto basso.Asia ed Europa pagano un prezzo per che è nettamente superiore ai 150 dollari al barile del petrolio, il quale in un mese è arrivato a costare anche 250 dollari nel mercato a termine e 300 dollari nel mercato a pronti. Questa impennata è stata avvertita principalmente dall’industria, ma ora inizia ad avere ripercussioni anche sui consumatori. I policymaker continueranno comunque a spingere per politiche di zero emissioni nette, che rendono estremamente improbabile un’ulteriore espansione della domanda di gas. Al contrario, dovrebbe ridursi a partire dal 2030. Tuttavia, oggi domanda e offerta semplicemente non coincidono e questo crea incertezza.

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Gas ed effetto serra: Il punto dopo Cop26

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 novembre 2021

Domani, martedì 23 novembre dalle ore 10.00 è in programma un evento on line (https://bit.ly/Web2311) organizzato da ICOS, per commentare quanto emerso dalla XXVI Conferenza internazionale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Il webinar, titolato “Dopo COP26. Scienza, sfide e prospettive per il monitoraggio dei gas a effetto serra”, rappresenterà un momento di riflessione e condivisione per inquadrare il ruolo di ICOS in tale ambito.Partecipano alla conferenza – che intende aggiornare sullo stato delle conoscenze e ragionare sulle strategie nazionali in termini di pianificazione degli interventi orientati agli obiettivi di decarbonizzazione e di carbon neutrality – Maria Chiara Carrozza (Presidente CNR), Carlo Calfapietra (ICOS Italia, CNR), Gianluigi Consoli (Ministero dell’Università e della Ricerca), Federica Fricano (Ministero della Transizione Ecologica), Alessandra Stefani (Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali), Lucia Perugini (ICOS Italia, CMCC), Dario Papale (ICOS ITALIA ETC, CMCC, Unituscia), Gelsomina Pappalardo (CNR), Andrea Taramelli (ISPRA), Riccardo De Lauretis (ISPRA) e Gianluca Cocco (Conferenza delle Regioni).Nato nel 2008, ICOS RI è una infrastruttura di ricerca europea che ha l’obiettivo di fornire dati accessibili e di alta qualità per migliorare la nostra comprensione delle emissioni e degli assorbimenti di gas a effetto serra. L’infrastruttura è formata da diversi network di stazioni distribuiti in 13 paesi, per un totale di oltre 150 stazioni e il coinvolgimento di centinaia di scienziati e ricercatori. Il Network di ICOS Italia consiste di 17 stazioni, di cui 10 per l’ecosistema, 4 l’oceano e 3 l’atmosfera. Inoltre, ICOS Italia, insieme ad ICOS Belgio e Francia, ospita anche l’Ecosystem Thematic Centre (ETC). Le stazioni dedicate all’ecosistema coprono i territori più tipici dell’Italia: diversi tipi di foreste, campi coltivati, e macchie di arbusti. Le stazioni atmosferiche sono localizzate nel nord dell’Italia, come sulle Alpi, e nell’isola di Lampedusa, nel Mar Mediterraneo. Le stazioni che monitorano l’oceano sono situate nel Mar Adriatico e nel Mar Ligure. Nell’ambito di ICOS-RI, l’Università di Padova partecipa con la stazione di monitoraggio a Negrisia in provincia di Treviso coordinata dal Prof. Andrea Pitacco, docente di Interazione Vegetazione-Atmosfera nel Corso di Laurea magistrale in Scienze e tecnologie per l’ambiente e il territorio dell’Università di Padova. Per partecipare al webinar è sufficiente registrarsi al seguente link: https://bit.ly/Web2311

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Futures e speculazione incidono sull’aumento del prezzo del gas

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. In Italia, non solo tra le forze politiche, si discute dell’aumento delle bollette del gas e dell’elettricità, rispettivamente del 31% e del 40%. E’ un trend inflattivo in atto in tutta Europa e nel resto del mondo. Manca, però, la chiarezza sulle cause dell’aumento. Non basta riferirsi alla ripresa economica globale e dei consumi dopo i lockdown pandemici, alla domanda di energia pulita e al cambiamento climatico. Tutti aspetti veri, ma il classico rapporto tra domanda e offerta, a nostro avviso, non spiega il fenomeno dei prezzi così “inflazionati”. Però, diventano delle giustificazioni per operazioni di carattere finanziario, come i futures sul gas.Com’è noto, il prezzo del gas naturale e quello dei futures sul gas sono definiti nello stato della Lousiana dal cosiddetto Henry Hub. Dall’inizio dell’anno il prezzo dei futures sul gas contrattati negli Usa è cresciuto di oltre 94%. Cinque volte quelli di due anni fa. Si aggiunga che sul mercato ci sono anche i cosiddetti CFD (contract for difference), strumenti finanziari derivati il cui utilizzo non comporta lo scambio fisico, in questo caso il gas. Bensì si prevede il pagamento in contanti della variazione di valore della materia prima alla scadenza del contratto. I mercati principali dei futures sui prodotti energetici sono il Chicago Mercantile Exchange e il NYMEX di New York. Come per gli altri futures e, in genere, per i derivati finanziari, i trader possono usare il cosiddetto leverage, la leva, per cui un deposito limitato messo in garanzia permette di sottoscrivere contratti per un valore multiplo. Pertanto, la sola spiegazione oggettiva dell’aumento del prezzo del gas, causato dalla crescita della domanda e dei consumi, non regge. Lo conferma anche lo studio, “The future of liquified natural gas: Opportunities for growth“, pubblicato nel settembre 2020 da McKinsey & Company, la maggiore società internazionale di consulenza strategica. McKinsey ha una sua credibilità. Per esempio, in passato ha elaborato lo studio più accurato sulle infrastrutture a livello globale. McKinsey sosteneva che l’industria del gas naturale liquefatto (GNL) stava praticando prezzi bassi e un’offerta eccessiva e che, per la pandemia, la domanda di gas nel 2020 sarebbe potuta diminuire dal 4 al 7%. Tanto che gli esportatori di GNL avevano cancellato alcune spedizioni di gas (più di 100 cargo statunitensi sono stati cancellati nel mese di giugno e di luglio 2020), poiché il prezzo spot nei mercati asiatici ed europei non copriva più il costo della fornitura. In ogni caso, McKinsey spiegava che in futuro lo GNL avrebbe avuto una grande potenzialità in rapporto a cinque aree di intervento: efficienza del capitale, ottimizzazione della catena di approvvigionamento, sviluppo del mercato, de carbonizzazione e digitalizzazione avanzata dei processi. In seguito, McKinsey ha valutato una crescita della domanda globale di gas intorno al 3,4% annuo fino al 2035. Perciò, l’aumento della domanda c’è, ma in dimensioni che non giustificano la sproporzionata crescita del prezzo del gas. Invece, l’aumento dei prezzi dei futures può deformare l’andamento del mercato. Ovviamente i liberisti facinorosi sostengono che i futures non influenzano l’andamento dei prezzi, poiché si tratta di contratti tra privati, dove se uno perde, l’altro vince. Somma zero. In realtà, i futures e in generale le operazioni speculative in derivati, grazie al leverage, raggiungono numeri altissimi e riescono a influenzare i mercati e determinare i prezzi di una materia prima. Si ricordi il balzo del petrolio fino a oltre 150 dollari al barile nel 2008, alla vigilia della Grande Crisi, per poi crollare. Allora si parlò dei famosi “barili di carta”, perché per ogni barile reale di petrolio, almeno cento barili erano trattati con strumenti speculativi. Resta ineludibile, quindi, l’approvazione di nuove regole sulle attività finanziarie e speculative. Il G20 non può sottrarsi a questa specifica responsabilità. Se ne faccia carico anche il governo italiano. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e paolo raimondi economista

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Benzina alle stelle. Dopo luce e gas… Rivedere le politiche di incentivi e fiscalità

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2021

Il prezzo della benzina sale ancora e si porta ai massimi degli ultimi sette anni. Secondo le rilevazioni settimanali del Ministero della Transizione ecologica, il prezzo medio della verde in modalita’ self si e’ attestato nella settimana appena trascorsa a 1,670 euro al litro (in rialzo di 8,58 centesimi), ovvero al livello piu’ alto dalla fine dell’ottobre 2014, quando viaggiava in media a 1,681 euro. Sale anche il prezzo del diesel, in rialzo di 6,58 centesimi, a 1,516 euro al litro.Una “mazzata” che arriva dopo gli annunciati rincari di luce (+40%) e gas (+31%) su cui il Governo intende prendere qualche provvedimento tampone, che però non crediamo farà altrettanto per la benzina. Ufficialmente perché, mentre per luce e gas esistono ancora i mercati vincolati e lo Stato ha un certo potere, non è altrettanto per la benzina, il cui mercato è libero… sulla carta… visto che la componente fiscale della benzina si avvicina al 70%… “avoglia” ad intervenire… Al di là delle politiche specifiche, i rincari dei prodotti energetici dovrebbero far riflettere sui metodi statali di aiuto, e valutare un cambio. Non più interventi/sussidi a pioggia, ma una POLITICA che tratti i prodotti energetici (luce, gas, benzina) come necessariamente poco costosi, perché è su di essi che gira tutta l’attività economica domestica ed industriale. Far pagare questi prodotti depurandoli di quasi tutte le componenti fiscali, se da un lato potrebbe creare problemi agli introiti fiscali, dall’altro incentiverebbe vita e produzione. Noi crediamo che un bilanciamento che consideri quanto si toglie da una parte e quanto si stimoli dall’altra, potrebbe portare a sorprese inedite per l’economia individuale e collettiva. Il governo ha voglia di valutare questa rivoluzione con uno studio di fattibilità? Non ci sembra che al momento ci sia niente. E intanto si continuerà a sollevare allarmi, dove non è chiaro quanto siano endemici di una economia di mercato o voracità eccessiva (e sbagliata) dello Stato. Vincenzo Donvito, Aduc

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Sconfiggere il gas radon

Posted by fidest press agency su domenica, 2 Maggio 2021

Una triangolazione tra l’Università di Modena – Reggio Emilia, l’Università di Trento e un’azienda emiliano – romagnolo per sconfiggere il gas Radon. E’ questo il frutto del contratto di ricerca sottoscritto da Radoff – startup innovativa con sedi a Bologna, Milano e in Sardegna che ha messo a punto un dispositivo per il monitoraggio e la bonifica in ambiente indoor del gas Radon e delle polveri sottili, protetto e certificato da 3 brevetti internazionali – e i due prestigiosi enti universitari. Il trasferimento tecnologico riguarderà un recentissimo sistema di sensing sviluppato dai professori Luigi Rovati (professore ordinario presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia), Giovanni Verzellesi (pro rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia, professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria) e Gian Franco Dalla Betta (professore ordinario presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Trento), consentendo lo sviluppo di un sensore ad altissima precisione per la rilevazione del gas Radon, in grado di fornire valori affidabili con tempi di risposta più rapidi rispetto ai detector tradizionali. Il sensore, integrato in tutti i dispositivi targati Radoff, sarà dotato di certificazione rilasciata dall’Istituto Nazionale di Metodologia delle Radiazioni Ionizzanti, ente certificatore che fa capo all’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile). “Attraverso questo importante trasferimento tecnologico – spiega Domenico Cassitta, Ceo e fondatore di Radoff – la nostra azienda vuole essere protagonista nel mercato dei professionisti del monitoraggio continuo e ricoprire un ruolo attivo nel processo di digital transformation delle aziende e delle amministrazioni pubbliche, dando vita a un sistema di sensing per gas Radon, preciso, affidabile, portatile e dotato di connettività wi-fi per connetterlo a smartphone, PC o tablet”. La lotta al gas Radon. Radoff nasce con l’obiettivo di ridurre l’impatto del gas Radon all’interno degli spazi chiusi, quelli in cui trascorriamo la maggior parte del nostro tempo, dalla casa ai luoghi di lavoro. Il Radon è un gas radioattivo incolore e inodore, responsabile di oltre 3mila decessi all’anno solo in Italia (fonte: OMS). Nel luglio 2020 anche l’Italia ha recepito la Direttiva 2013/59/Euratom che impone l’obbligo di monitorare il gas Radon e attuare soluzioni di bonifica. Presto sarà attivata su tutto il territorio nazionale con l’obbligo di monitorare la concentrazione di gas Radon nelle abitazioni, negli edifici pubblici e nei luoghi di lavoro, di attuare soluzioni di bonifica per concentrazioni di radon superiori al livello di riferimento (300 bq/ mc edifici esistenti – 200 Bq/ mc per nuove costruzioni).Numerosi studi dimostrano che vivere, studiare o lavorare in un ambiente «malato» può provocare innumerevoli disturbi come mal di testa, sonnolenza, problemi respiratori e diminuzione delle capacità di concentrazione. La qualità dell’aria è un fattore determinante per incrementare la produttività, le funzioni cognitive e lavorare meglio. Una peggiore qualità dell’aria può diminuire le capacità decisionali di una persona anche del 50%. e vendite di depuratori d’aria e simili (comparto Air Treatment) sono cresciute tantissimo nell’ultimo periodo registrando un incremento del + 130%La tendenza alla crescita delle vendite di questi prodotti è iniziata durante la fase di lockdown ed è proseguita fino ad oggi.

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Energia: tariffe per il I trimestre 2021. +5,3% per il gas e +4,5% per l’elettricità

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 dicembre 2020

L’ARERA ha pubblicato il consueto aggiornamento delle tariffe di energia elettrica e gas relative al I trimestre 2021: +5,3% per il gas e +4,5% per l’elettricità. Come ogni anno, d’inverno, accelera l’aumento del costo del gas. Alla luce di tale andamento per l’elettricità la spesa per la famiglia-tipo nell’anno scorrevole, riporta l’Autorità, sarà di circa 488 euro con un risparmio di circa 55 euro annui rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente. Per il gas, invece, la spesa della famiglia tipo ammonterà a circa 950 euro, con un risparmio di circa 91 euro annui. Il risparmio complessivo si attesta quindi a 146 euro l’anno.Vittoria importante, frutto delle nostre battaglie, è l’automatismo dei bonus sociali di sconto sulla bolletta: da 1 gennaio 2021 chi ne avrà diritto non dovrà più presentare la domanda, ma l’erogazione sarà gradualmente riconosciuta in maniera automatica.Ad incrociare le informazioni, in modo che il bonus sia assegnato automaticamente in bolletta, saranno direttamente i soggetti che gestiscono i dati sulle utenze e l’ISEE (Acquirente Unico e INPS), come da noi più volte richiesto. “Lo sconto in bolletta sarà calcolato dal 1° gennaio 2021, indipendentemente dai tempi tecnici necessari per l’entrata a regime del meccanismo attuativo.” – garantisce l’Autorità.Nonostante questa importante novità, rimane il fatto che in una fase tanto difficile come quella attuale, in cui le famiglie stanno facendo i conti con le dure conseguenze economiche e sociali dell’emergenza sanitaria, sarà difficile far fronte a tali costi. In tal modo rischiano di aumentare le disparità esistenti anche in tale settore, accrescendo il fenomeno della povertà e della discriminazione energetica, già dilagante prima dell’emergenza sanitaria e che colpisce soprattutto persone anziane e giovani.Proprio in quest’ottica, come rivendichiamo da tempo, è giunto il momento di agire concretamente sul versante della tassazione mettendo in atto una riforma complessiva di oneri accise e balzelli che, in vario modo e in varia misura, pesano sulle tasche dei cittadini.Particolarmente onerosi gli oneri di sistema in bolletta per una riforma dei quali abbiamo sostenuto una petizione. Questi servono a finanziare tra le altre cose gli sgravi alle imprese energivore (ovvero quelle aziende che consumano enormi e smisurate fronti di energia), la cui applicazione continua a perpetrare una politica in totale contraddizione rispetto gli annunci del Governo all’insegna di una svolta green.Infine cogliamo l’occasione per fare chiarezza sull’abolizione del mercato tutelato: dal 1 gennaio tale opzione non sarà più possibile per le pmi, ma non per le famiglie, il cui obbligo di passaggio al mercato libero è slittato al 1 gennaio 2022. Sono ancora molti, infatti, i cittadini che vengono letteralmente minacciati da venditori senza scrupoli che, approfittando della confusione creata in materia dai continui slittamenti, li inducono a un passaggio forzato facendo leva sull’imminente falsa scadenza.

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Le emissioni di gas serra degli allevamenti intensivi

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Essi rappresentano il 17 per cento delle emissioni totali dell’Ue, più di quelle di tutte le automobili e i furgoni in circolazione messi insieme. Senza una decisa riduzione del numero di animali allevati l’Ue non sarà in grado di raggiungere gli obiettivi definiti dell’Accordo di Parigi sul clima. Lo rivela una nuova analisi di Greenpeace, secondo la quale le emissioni annuali degli allevamenti sono aumentate del 6 per cento tra il 2007 e il 2018. Tale aumento, l’equivalente di 39 milioni di tonnellate di CO2, equivale ad aggiungere 8,4 milioni di auto sulle strade europee. La zootecnia europea emette l’equivalente di 502 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Includendo le emissioni indirette di gas a effetto serra, che derivano dalla produzione di mangimi, dalla deforestazione e da altri cambiamenti nell’uso del suolo, le emissioni annuali totali attribuibili alla zootecnia europea sono equivalenti a 704 milioni di tonnellate di CO2, più delle emissioni annuali di tutte le auto e furgoni circolanti nell’Ue nel 2018 (655,9 Mt CO2eq)Il potenziale di riduzione dei gas a effetto serra derivante dalla riduzione del numero di animali allevati è quindi enorme: una riduzione del 50 per cento consentirebbe un risparmio di emissioni dirette di 250,8 milioni di tonnellate di CO2, una cifra paragonabile alle emissioni nazionali annuali di Paesi Bassi e Ungheria messi insieme. Ridurre la produzione del 75 per cento permetterebbe un risparmio di gas serra di 376 milioni di tonnellate di CO2, più delle emissioni nazionali annue combinate di 13 paesi dell’Ue, e circa equivalente all’impatto climatico totale di tutti i processi industriali di tutti i Paesi membri.Agire per un profondo cambiamento della zootecnia europea non solo è necessario per affrontare i cambiamenti climatici, ma anche per prevenire nuove pandemie. L’allevamento intensivo di animali ha un ruolo ben riconosciuto nell’emergere e nella diffusione di infezioni virali simili a Covid-19. Si stima che circa il 73 per cento di tutte le malattie infettive emergenti abbia origine negli animali e le specie allevate trasmettono un numero straordinario di virus alle persone, come i coronavirus e i virus dell’influenza.

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