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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘gasdotto’

Stop al gasdotto Nord Stream 2, una volta per tutte

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2021

Bruxelles. Dopo anni di deterioramento delle relazioni, i deputati sottolineano l’importanza di rivedere criticamente la cooperazione con la Russia in varie iniziative di politica estera e su progetti come il Nord Stream 2. Chiedono all’UE di fermarne immediatamente i lavori di completamento. L’UE, inoltre, non dovrebbe più accogliere patrimoni russi di provenienza poco chiara.L’Unione dovrebbe poi approfittare dell’insediamento della nuova amministrazione di Washington per rafforzare l’unità transatlantica nella protezione della democrazia e dei valori fondamentali contro i regimi autoritari.

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Biden ferma il gasdotto in terra indigena

Posted by fidest press agency su sabato, 23 gennaio 2021

Il giorno stesso del suo insediamento, il nuovo presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha ritirato il permesso per la costruzione del controverso gasdotto Keystone XL (KXL). Così facendo, soddisfa una richiesta fondamentale dei nativi americani che vivono lungo il percorso di costruzione e temono per la qualità dell’acqua nel bacino idrografico del gasdotto. Proprio all’inizio del suo mandato, Biden sta mantenendo una promessa chiave della campagna e sta dando l’esempio per la protezione del clima e dell’ambiente. Per l’Associazione per i popoli minacciati (APM) è incoraggiante vedere che sembra preoccuparsi di guarire le molte ferite che Donald Trump ha inflitto al rapporto con i Nativi americani. Le auto-organizzazioni indigene come il Lakota People’s Law Project hanno definito lo stop del KXL un promettente inizio di una nuova politica governativa che prende sul serio la protezione del clima e i diritti indigeni. Insistono sul fatto che anche il progetto Dakota access Pipeline (DAPL) deve essere urgentemente fermato. Obama aveva fermato questo progetto alla fine del suo secondo mandato, Trump lo aveva immediatamente rimesso in moto. L’allora presidente Obama ha anche definito il KXL controproducente per i suoi sforzi per combattere la crisi climatica e ne aveva fermato la costruzione. Come una delle sue prime decisioni, Trump aveva revocato la moratoria. Aveva dichiarato la costruzione dell’oleodotto una priorità assoluta della sua amministrazione, a condizione che i tubi dell’oleodotto fossero stati costruiti da società statunitensi e con acciaio americano. Così ora la storia si sta ripetendo e Biden, a sua volta, sta sollevando di nuovo l’ordine esecutivo di Trump. Speriamo che questo metta fine a questo progetto dannoso per il clima e pericoloso per gli indigeni sarà completamente smantellato. Il KXL è destinato al trasporto del petrolio dai giacimenti petroliferi di sabbie bituminose nel nord dell’Alberta, Canada, alle raffinerie in Texas, USA. Nel suo percorso attraversa i territori di diverse comunità indigene che lamentano di non essere state incluse nel processo di pianificazione.

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Egitto: attentato ad un gasdotto

Posted by fidest press agency su martedì, 8 febbraio 2011

In seguito all’attentato ad un gasdotto, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha messo in guardia da una escalation di violenza sulla penisola del Sinai. Per anni il regime di Mubarak ha negato i diritti fondamentali alla popolazione beduina del Sinai. Per anni gli arresti arbitrari e di massa, i processi farsa e la violenza della polizia hanno alimentato una rabbia che anche nel Sinai è esplosa con le manifestazioni contro il regime di Mubarak. Ancora non si conoscono i responsabili dell’attentato al gasdotto. In seguito all’attentato l’Egitto ha dovuto sospendere la fornitura di gas alla Giordania e a Israele. Ci sono diversi gruppi che in Egitto potrebbero avere interesse ad interrompere la discussa fornitura di gas ad Israele. Nel giugno 2010 i Beduini avevano attentato al gasdotto per protestare contro la negazione dei loro diritti. Allora l’attentato aveva causato solo danni minori ma le autorità risposero con un’ondata di violenza e persecuzioni e centinaia di arresti. Già allora oltre 3.000 Beduini erano in carcere in seguito a processi farsa. Vittime di un’ondata di arresti scatenati nella regione tra il 2004 e il 2006 in seguito a tre attentati terroristici commessi in Israele. La maggior parte dei Beduini incarcerati non sono comunque accusati di qualche forma di responsabilità per gli attentati ma più genericamente di costituire un pericolo per la sicurezza nazionale. Molti dei condannati avevano pubblicamente invitato la popolazione a partecipare a manifestazioni di protesta per la loro marginalizzazione. Altri ancora sono invece accusati di contrabbando di merci e persone con la Striscia di Gaza.
Poiché oltre l’80% dei Beduini del Sinai è disoccupato è indubbio che singole persone vivano di contrabbando, il regime di Mubarak ha però criminalizzato e trattato come tale l’intero gruppo etnico. I Beduini chiedono la liberazione dei detenuti, la fine dell’arbitrarietà della polizia nonché l’arresto e la condanna di tutti quei poliziotti che hanno sistematicamente violato il diritto egiziano. I Beduini inoltre chiedono il riconoscimento dei loro diritti alla terra e maggiore sostegno economico nel Sinai. La crescita del turismo nella regione non ha contribuito allo sviluppo delle comunità beduine ma anzi, la costruzione di alberghi e infrastrutture turistiche ha cacciato dalla loro terra molte delle comunità beduine. I circa 600.000 Beduini del Sinai vivono ancora in gran parte come nomadi e si suddividono in 12 clan.

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Italia-Russia: Caso Eni-Gazprom

Posted by fidest press agency su domenica, 5 dicembre 2010

Dichiarazione di Mario Staderini (Segretario di Radicali Italiani) e Igor Boni (Comitato Radicali Italiani) “Le valutazioni dell’ambasciatore Spogli rivelate da Wikileaks rinnovano l’urgenza che il Presidente Berlusconi risponda ad alcuni interrogativi che come Radicali gli poniamo da anni attraverso interrogazioni parlamentari rimaste senza risposta. Per quale motivo il Governo italiano ha deciso di privilegiare l’accordo con Gazprom e il gasdotto South Stream rispetto al progetto europeo del gasdotto Nabucco? Chi decide la politica estera italiana, Eni, il governo o gli interessi personali del Premier? Quale ruolo svolge l’on Valentini? Quali sono gli interessi privati che il premier e/o i suoi collaboratori avrebbero in Russia, e sono essi oggetto degli incontri riservati? Per quale motivo Berlusconi ha difeso le politiche di sistematiche violazioni dei diritti umani compiute per un decennio in Cecenia dall’esercito russo?”

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Dibattito sul gasdotto Nabucco

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2009

Parlamento europeo. Le iniziative volte a far avanzare il progetto, sostenuto dall’Unione europea, del gasdotto Nabucco, rispetto al rivale russo South Stream, saranno discusse con la Commissione e il Consiglio, che dovranno rispondere alle interrogazioni degli eurodeputati giovedì. Il ruolo della Turchia sarà anche parte del dibattito.  I deputati vogliono sapere quali misure sono prese per sostenere lo sviluppo del gasdotto Nabucco, che mira a ridurre la dipendenza dell’Europa dal gas russo collegando il continente con le forniture dell’Asia centrale, rispetto al gasdotto rivale South Stream guidato dai russi, progetto che prevede anche lo sviluppo del Corridoio Sud.  Gli eurodeputati si chiedono inoltre come la Commissione e il Consiglio pensino di affrontare la questione della Turchia, paese che svolge un ruolo fondamentale e strategico per quanto riguarda lo sviluppo del Corridoio Sud.

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In Puglia il gasdotto South Stream

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 Maggio 2009

E’ la Puglia il punto d’arrivo nel Sud dell’Europa del gasdotto South Stream, al centro dell’accordo Italia-Russia, siglato venerdì scorso (15 maggio ndr) a Mosca, dall’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, e dal presidente di Gazprom, Alexei Miller.  Il gas, partendo dalla Russia e passando sotto il Mar Nero, a 2000 mt di profondità (l’appalto per il trasporto è stato già vinto da Saipem, gruppo Finmeccanica), arriverà in Bulgaria e di li biforcherà il suo percorso: una parte andrà a Nord verso l’Austria; un’altra andrà a Sud. Passando per la Grecia e viaggiando sotto l’Adriatico avrà per terminale la Puglia.  Lo ha sottolineato Mauro De Bonis, giornalista di Limes, intervenendo stamani al 1° forum italo-russo, ospitato dalla Camera di Commercio e promosso dallo Sportello Russia dell’Aicai, diretto da Rocky Malatesta, in collaborazione con la Camera di Commercio Italo Russa e l’AssoApulian.  De Bonis ha poi aggiunto: “L’interdipendenza eurussa si spiega così: i nostri soldi per la sua energia. Conviene ad entrambi, forse un po’di più a noi, perché contribuendo al sostentamento e allo sviluppo della Federazione russa, ne evitiamo possibili e traumatici tracolli”.  L’EuRussia comincia così a muovere i primi passi. E lo fa sul fronte energetico dando un ruolo importante all’Italia, porta d’Europa ed alla Puglia, che di quella porta, è indubbiamente avamposto.  “L’intesa South Stream – ha detto Evgeny Utkin, economista e giornalista russo – prevede l’ampliamento della capacità di trasporto del gasdotto da 31 a 47 miliardi di metri cubi di gas l’anno e questo farà del porto di Bari un importante hub energetico”.  Non solo. “La costruzione del gasdotto– ha evidenziato il prof. Federico Pirro, professore di Storia dell’Industria all’Università di Bari – apre importanti prospettive per il territorio, ed in particolare per l’Ilva di Taranto, che ha già prodotto in passato tubi per metanodotti e oleodotti sottomarini. E’ proprio la tenuta di queste commesse che consente all’Ilva di Taranto di ridurre la cassa integrazione”. Ma a Bari, la Russia dei grandi affari energetici, da qualche tempo è di casa. Gazprom Neft ha acquisito nelle scorse settimane un impianto che produce nel capoluogo olii e lubrificanti, di proprietà di Chevron Italia.  L’Unione Europea trova nelle grandi forniture energetiche una delle sue cerniere con la Russia. “L’Europa orientale è un’opportunità per le imprese – ha asserito il prof. Stefano Cordero di Montezemolo, docente di Economia all’Università di Firenze e presidente Academy of Italia MBAs -. La prospettiva è che questo rapporto possa coinvolgere sempre di più le piccole e medie imprese. Bisogna implementare l’imprenditorialità nella Federazione e creare un sistema economico allargato, creando dei distretti industriali italiani in Russia”. Non solo energia però.  “I  russi sono molto interessati all’agro-alimentare di qualità”, ha aggiunto in seconda battuta Evgeny Utkin, economista e giornalista russo, e “guardano con grande interesse le produzioni pugliesi”.  Manifestazione di interesse che a fine maggio si concretizzerà in una missione dello Sportello Russia a Mosca, su invito di una delle più importanti catene distributive del settore agro-alimentare della federazione russa –  la Asbuca Fcusa, L’Abc del gusto, – che gestisce oltre 20 supermercati a Mosca, aperti 24 ore al giorno e che si rivolge in particolare ai ceti medio-alti. Nel 2008 la Puglia ha esportato prodotti, per lo più manufatti, per oltre 85milioni di euro, contro i 70 del 2007. Solo Bari nel 2008 ha esportato per 48 milioni di euro, contro i 37 del 2007. “Stiamo lavorando per incrementare gli scambi fra la Puglia, Bari e la Russia”, ha detto il presidente della Camera di Commercio di Bari Luigi Farace, annunciando altre interessanti iniziative per incrementare i rapporti fra le due economie grazie alla fattiva collaborazione fra lo Sportello Russia e la Camera di Commercio italo-russa di Mosca diretta dalla barese Marisa Florio: dal 3 al 7 giugno una missione di 10 buyer dell’abbigliamento che incontreranno 24 aziende baresi produttrici di moda bimbo. E nel prossimo autunno la promozione sul mercato russo riguarderà le aziende della meccatronica, dell’arredamento e dell’edilizia.

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