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Allarme dei gastroenterologi: “la carenza di specialisti sta diventando un’emergenza”

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 aprile 2019

Mancano specialisti in gastroenterologia, un allarme che deve giungere al più presto alle orecchie delle istituzioni affinché possano essere messe in campo soluzioni per non privare i cittadini di queste figure professionali fondamentali. È questo l’argomento della tavola rotonda istituzionale ‘Carenza di specialisti: criticità e proposte’, durante il congresso nazionale delle malattie digestive, che quest’anno si è svolto all’Ergife Palace Hotel di Roma per festeggiare il suo 25° Anniversario. Un compleanno importante che vede unite tutte le società scientifiche gastroenterologiche (AIGO, SIED, SIGE, AISF, AISP, IG-IBD, SIGENP, SINGEM) e non gastroenterologiche (ADI, GISCoR, SICCR, SICO) che hanno interesse e si occupano a vario titolo di malattie dell’apparato digerente. “I reparti di gastroenterologia stanno chiudendo uno dopo l’altro – hanno detto i partecipanti alla tavola rotonda – e questo comporta lo spostamento dei pazienti verso le chirurgie e verso la medicina interna, con un aumento dei costi e un evidente peggioramento della qualità assistenziale, a tutto danno dei pazienti e dello stesso Ssn”.Un incontro di grande interesse per i giovani medici, per i pazienti e per la sopravvivenza ed il futuro della gastroenterologia e dell’endoscopia digestiva italiane, un rischio che peserebbe soprattutto sugli assistiti. Nel corso della tavola rotonda sono intervenuti – moderati dalla presidente Fismad professoressa Maria Caterina Parodi – anche esponenti delle istituzioni nazionali e locali e il rappresentante degli specializzandi, a garanzia della massima interattività.A lanciare l’allarme sulla progressiva carenza di specialisti è la presidente FISMAD Maria Caterina Parodi: “Entro il 2022 andranno in pensione oltre 30 mila specialisti ospedalieri e 5 mila universitari e ambulatoriali convenzionati. Nel 2025 si arriverà ad un collasso del ‘sistema salute’ per l’assenza di quasi 17 mila specialisti, un crollo dovuto al mancato ricambio generazionale causato dall’imbuto formativo creatosi in questi anni. Sono 10 mila i laureati in medicina ogni anno, 6.934 sono stati i contratti di formazione specialistica nel 2018, con un aumento di 900 borse previsto nel 2019. Numeri insufficienti – sostiene Parodi – per ridurre il deficit atteso. Bisognerebbe evitare, innanzitutto, le numerose borse di studio che ogni anno vanno perse e far fronte alla fuga dei giovani specialisti che dal Sud si trasferiscono al Nord Italia o all’estero, sono ben 1000 specialisti all’anno”. Per quanto concerne i gastroenterologi, Parodi dichiara: “Nel 2020 mancheranno oltre 1200 specialisti solo per garantire l’attività endoscopica ambulatoriale esclusa la colonscopia di screening. I contratti di formazione post-laurea in gastroenterologia sono meno di 1/3 rispetto a quelli in chirurgia, medicina interna, cardiologia”.Secondo dati diffusi da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, l’Italia ha i medici più vecchi d’Europa, con il 54 per cento del totale che supera i 55 anni. È dunque evidente come il nostro paese sia particolarmente interessato ai problemi che pongono l’invecchiamento della popolazione professionale operante nel Servizio sanitario nazionale e il suo pensionamento, presente e futuro, considerando anche la recente introduzione della ‘quota 100’. Questo soprattutto a fronte delle criticità del sistema formativo post-lauream – le scuole di specializzazione – che non riescono a coprire il fabbisogno di medici. L’allarme ovviamente coinvolge anche la gastroenterologia, che da anni lamenta la copertura insufficiente per i bisogni della popolazione.

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Allarme dei gastroenterologi SIGE: “Troppi esami, rischi e costi inutili”

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

La Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva (SIGE) lancia un appello affinché venga ristabilita una corretta appropriatezza prescrittiva degli esami endoscopici, in particolare di esofagogastroduodenoscopie (Egds) e colonscopie, strumenti diagnostici certamente preziosi ma richiesti in numeri esorbitanti e spesso al di fuori delle corrette indicazioni. Colpa della medicina difensiva ma anche di una mancata conoscenza delle corrette indicazioni. E le conseguenze sono pesanti per le casse dello stato e per la salute dei pazienti.
Ogni anno vengono effettuate in Italia oltre 1,7 milioni di Egds e di colonscopie, in pratica quasi 29 procedure ogni 1.000 abitanti, quasi tutte per motivi diagnostici (solo l’11,2 per cento rappresenta una proceduta terapeutica). “Un numero enorme di esami che si traduce in una spesa notevole – sottolinea Gerardo Nardone, professore associato di gastroenterologia dell’Università Federico II di Napoli e componente del consiglio direttivo della Sige – calcolando una media di 60 euro ad esame endoscopica (può essere fatta solo una stima approssimativa in quanto il costo cambia da regione a regione) si arriva dunque alla ragguardevole cifra 102,7 milioni di euro. Di questa spesa ingente si stima che almeno 30 milioni di euro vadano bruciati per esami inutili (che sono il 25-30% del totale). Le cause di questo spreco vanno ricercate in una inadeguata conoscenza delle indicazioni da parte della classe medica, ma spesso anche nella possibilità da parte dei pazienti di prenotare direttamente gli esami attraverso CUP, farmacie, e altri canali senza effettuare prima una visita specialistica”.
Le richieste inappropriate più gettonate. Il controllo di una dispepsia funzionale (il giovane con una digestione difficoltosa), la necessità di un controllo per prescrivere farmaci anti-secretori in soggetti che hanno una patologia da reflusso gastro-esofageo. Un esame endoscopico del tratto digestivo superiore negativo può essere ripetuto dotumore gastricopo 5 anni salvo che non vi sia una variazione sostanziale della sintomatologia. Nella ‘top five’ delle richieste inappropriate più gettonate, sia per Egds che per colonscopia svettano le seguenti voci:
Controlli Egds dopo 12-24 mesi in un pazienti giovani ( Controlli colonscopie dopo 12-24 mesi in pazienti giovani ( Gli esami per la digestione ‘difficile’. La digestione difficile “dispepsia” è una condizione molto frequente per lo più secondaria ad una gastrite la cui causa principale è l’infezione da Helicobacter pylori. Nel caso di un giovane in buona salute con una banale dispepsia, in assenza di sintomi di allarme, è consigliabile adottare, come avviene in molti paesi europei ed americani la cosiddetta strategia test-and-treat ovvero, viene richiesto un test non invasivo (breath test o test fecale) per valutare la presenza dell’Helicobacter pylori; se il test è positivo il paziente viene trattato con terapia eradicante, se è negativo con terapia sintomatica.Chi deve invece assolutamente sottoporsi ad esame endoscopico sono i pazienti che presentino i cosiddetti segni e sintomi d’allarme ovvero, dimagrimento, anemia, sanguinamento gastro-intestinale (emissione di sangue con le feci o con il vomito), vomito alimentare persistente, brusche variazioni delle abitudini alvine. In questi casi non dobbiamo perdere tempo ma eseguire urgentemente un esame endoscopico, gastroscopia o colonscopia in base ai sintomi, per effettuare una diagnosi corretta nel più breve tempo possibile.
Gli esami di prevenzione per il cancro del colon: se la prima colonscopia, in condizioni ottimali di pulizia, è negativa, l’esame può essere ripetuto anche a distanza di 7-10 anni, se non compaiono nuovi sintomi.Fare sempre le biopsie. Nel momento in cui il paziente fa un esame endoscopico è molto importante effettuare delle biopsie per avere una valutazione microscopica dello stato della mucosa, sia per il tratto digestivo superiore che per quello inferiore. L’endoscopista vede lo stato macroscopico della mucosa ma non è in grado di definire la presenza di un infiltrato infiammatorio, di infezioni batteriche o parassitarie, di trasformazioni cellulari come atrofia, metaplasia e displasia. Le conseguenze e i rischi degli esami inutili. Bisogna ricordare infine che gli esami endoscopici inutili non solo rappresentano un spreco delle risorse sanitarie con un allungamento delle liste d’attesa, ma anche che sono procedure non scevre da rischi. Non va dimenticato che una Egds o una colonscopia sono sempre esami invasivi. I tassi di complicanze, per quanto bassi (1:1.000 – 1:10.000) ci sono e possono essere serie quali la perforazione del viscere o un sanguinamento per una lesione della mucosa.
Centri di riferimento per le procedure endoscopiche terapeutiche. L’endoscopia da esame squisitamente diagnostico sta diventando sempre più terapeutico; un esempio è rappresentato dall’asportazione di calcoli dalle vie biliari o dal posizionamento di uno stent (‘tubicino’) nei pazienti che presentino una lesione stenosante delle vie biliari o del pancreas; la dilatazione esofagea per il trattamento dell’acalasia esofagea; l’asportazione di polipi e lesioni piatte “mucosectomia”. Per queste procedure un po’ più complesse è auspicabile che vi siano dei centri di riferimento per far si che ci sia una centralizzazione dei pazienti al fine di ridurre gli eventi avversi e le complicanze e migliorare i livelli assistenziali.
La collaborazione tra SIGE e medicina generale. Solo il 20 per cento degli esami endoscopici vengono richiesti dallo specialista gastroenterologo; la stragrande maggioranza delle richieste (l’80 per cento) proviene dal medico di famiglia, da altri specialisti o dagli stessi pazienti. E l’eccesso di richieste è conseguenza della medicina difensiva ma anche di un problema culturale. Nel caso degli esami endoscopici ad esempio è importante conoscere il ritmo di progressione di una lesione neoplastica, per stabilire quando deve essere ripetuto un esame e quante volte nel corso della vita andrebbe ripetuto. La collaborazione tra medici di medicina generale anche con iniziative come i campus tenuti dalla SIGE mirano proprio a fare aggiornamento e formazione sull’argomento allo scopo di aumentare l’appropriatezza delle richieste di esami diagnostici, quali gli esami endoscopici e delle cure farmacologiche. Gli argomenti dei campus SIGE nascono da specifiche richieste emerse in una survey che ha coinvolto la maggior parte dei medici di medicina generale italiani. La SIGE, prendendo spunto da questa attiva collaborazione, ha schedulato una serie di position statement che saranno pubblicati nella pagina web della Società in modo da poter essere facilmente consultate.

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