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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Scuola: Domani sciopero generale contro regionalizzazione, aumenti-farsa e precariato senza fine

Posted by fidest press agency su martedì, 26 febbraio 2019

“C’è uno strano silenzio sulla volontà della Lega di regionalizzare l’istruzione e diversi altri servizi pubblici: il popolo della scuola non si fida e domani ha l’occasione giusta per manifestare il proprio dissenso contro la secessione dei ricchi, ma anche per chiedere aumenti stipendiali legati all’inflazione cresciuta a dismisura negli ultimi dieci anni, per la riapertura delle GaE, per la difesa dei ruoli assegnati con riserva ai docenti che hanno superato l’anno di prova, per l’avvio di una fase transitoria che preveda finalmente l’immissione in ruolo dei precari docenti e Ata con tre anni di servizio”. A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, alla vigilia dello sciopero nazionale di tutto il personale docente e Ata, di ruolo e non, proclamato per l’intera giornata dall’Unicobas, ha cui ha aderito il giovane sindacato, con manifestazione nazionale a Roma sotto Montecitorio dalle ore 9.30 alle 14.L’Anief – che da Aosta ha già espresso un secco ‘no’ al progetto tramite il suo Consiglio nazionale – sa bene che l’autonomia differenziata è una proposta da rigettare, senza se e senza ma: perché senza la dimensione statale, peraltro garantita dalla Costituzione, le differenze di sviluppo tra le varie regioni, specie al Sud, finirebbero inevitabilmente per aumentare il gap con le regioni più ricche. Si vuole, tra l’altro, istituire un progetto incostituzionale, sul quale si sono espressi sempre negativamente i tribunali, a partire dalla sentenza n. 242/2011 della Consulta, e che acuirebbe il gap, non solo della scuola, Nord-Sud. Per questi motivi occorre difendere a tutti i costi l’istruzione statale da ogni progetto di regionalizzazione e nel contempo dire basta alla stagione degli aumenti-farsa e del precariato senza fine.“Se il progetto della Lega dovesse passare – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ci ritroveremo presto con un’istruzione di serie B in termini di risorse, strutture e servizi. Con altissime possibilità di ritrovarci anche le gabbie salariali, con stipendi differenti in base alla regione di lavoro, anche se col fondato rischio di ripartire con gli scatti da zero per chi è di ruolo e con l’obbligo comunque di svolgere più ore di lavoro. Visto che è il modello di Trento a governare è questo che bisogna aspettarsi”.
“Ma non finisce qui, perché – continua Pacifico – ci saranno anche grandi novità sulla mobilità di docenti e Ata, costretti a rimanere nella regione di assunzione e forse anche a sostenere e vincere nuovamente un concorso per potere chiedere trasferimento. Una follia che finirebbe per far pagare un conto salatissimo anche alle regioni del nord, che potrebbero veder diminuire la disponibilità di docenti, in molti casi provenienti dal Sud e senza i quali la didattica non sarebbe più garantita. Ecco perché abbiamo aderito allo sciopero di domani e anche a quello dell’8 marzo insieme a Cobas, Slai Cobas, CUB, Sgb e Usi”.Tra i motivi della protesta c’è anche la necessità di un nuovo contratto di lavoro che restituisca al personale scolastico dignità non solo economica, con aumenti che facciano almeno recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi dieci anni, ma anche giuridica; cioè che si superi definitivamente ogni illegittima discriminazione del lavoro del personale precario in termini di diritto agli scatti stipendiali e a retribuzione professionale docenti, ferie, malattia e permessi. Basti pensare, ad esempio, che ancora oggi un docente precario è costretto a rinunciare a un giorno di retribuzione e di anzianità di servizio per partecipare a un concorso perché solo il collega di ruolo ha diritto a un permesso retribuito. Una situazione, per Anief, semplicemente inaccettabile.
Il giovane sindacato non dimentica, inoltre, di portare in piazza tutti i suoi cavalli di battaglia sui quali, in questi anni, non ha mai smesso di alzare la voce: riapertura delle Graduatorie ad Esaurimento, scioglimento della riserva a tutti i docenti immessi in ruolo con clausola rescissoria per ricorso pendente che abbiano superato l’anno di prova, immediato avvio di una fase transitoria che consenta la stabilizzazione dei docenti e degli Ata non abilitati con almeno tre anni di servizio. Così i docenti non abilitati che si sono visti letteralmente “scippare” il già misero concorso a loro riservato promesso dal governo precedente, cancellato dalla Legge di Bilancio 2019 e sostituito da una ancora più misera riserva del 10% dei posti al prossimo concorso ordinario.

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Roma Capitale. Un generale al posto della Raggi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 dicembre 2018

Roma.In due anni e mezzo di amministrazione la sindaca Virginia Raggi, non ne ha azzeccata una: rifiuti a montagne ovunque, buche stradali disseminate dappertutto, tombini e caditoie ostruiti, laghi e torrenti non appena piove,
bus che aspetti con la pazienza di Giobbe, che vedi fermi per guasti in mezzo alla strada o che vanno a fuoco (20 mezzi in fiamme quest’anno), metropolitana che è un rebus e che la mancata manutenzione crea disagi continui se non un vero e proprio pericolo per l’incolumità delle persone (si ricordi l’incidente delle scala mobile che ha creato lesioni gravissime ad alcuni utenti), traffico che definire incontrollato è un eufemismo, verde pubblico dimenticato.Potremmo continuare, ma ci fermiamo qui. A governare la Capitale d’Italia, c’è la sindaca pentastellata Virginia Raggi. Eletta con il 67% dei voti, il 19 giugno del 2016, ha una maggioranza assoluta in Consiglio comunale e la facoltà di nominare assessori e alti dirigenti amministrativi.
Una situazione ideale per governare, ma a metà mandato elettivo non uno, dicasi uno, dei problemi della città è stato risolto. Vero che i problemi si sono accumulati nel corso degli anni con le passate amministrazioni, ma risolvere almeno un problema e dare un segnale di cambiamento non era e non è impossibile.Vista la impossibilità, cosa si sono inventati i pentastellati? L’intervento dell’Esercito Italiano. Per fare cosa? Tappare le buche stradali.
Compito delle Forze Armate è quello della difesa dello Stato, cosa ci azzeccano le buche stradali di Roma? Dopo aver rattoppato le buche perché non si utilizza l’Esercito Italiano per la raccolta dei rifiuti e magari anche per altre funzioni?Anzi, per completare l’opera, possono fare così: mettere un generale al posto della sindaca Raggi. Con i militari funzionerà tutto meglio, deve essere il pensiero legastellato… L’importante è che il popolo ci creda. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Libro: Antonio Brunetti “I 31 uomini del Generale”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

Torino Lunedì 8 ottobre alle ore 17,30 a Palazzo Cisterna, sede aulica della Città metropolitana di Torino (via Maria Vittoria 12), il Centro Pannunzio organizza la presentazione del libro del maresciallo Antonio Brunetti “I 31 uomini del Generale – Un maresciallo dei Carabinieri con dalla Chiesa contro le brigate rosse”, Luni Editore. Il libro tratta uno dei momenti più drammatici della storia recente, la lotta armata, vista attraverso un testimone eccezionale, il maresciallo dei carabinieri Antonio Brunetti, medaglia d’oro per la sua attività contro l’eversione, che fece parte del primo nucleo antiterrorismo creato dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa nel maggio del 1974. Alla presentazione condotta dal vice presidente del Centro Pannunzio prof. Pier Franco Quaglieni interverranno il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte Nino Boeti, il Col. Benedetto Lauretti, il Gen. Franco Cardarelli. Sarà presente l’autore del libro e il curatore della collana prof. Giuseppe Parlato. Ingresso libero.

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Il 10 novembre sciopero Atac e sciopero generale

Posted by fidest press agency su martedì, 7 novembre 2017

atac-romaIl 10 novembre 2017 USB ha proclamato sciopero insieme alle sigle Faisa Confail e Or.Sa. TPL, contro il concordato e il piano industriale che si stà preparando, per presentarlo al giudice e ai commissari che gestiscono la procedura fallimentare di ATAC e dovranno valutarne la credibilità.Le proposte di USB insieme alle altre OO:SS. che non hanno firmato il verbale di intesa è quella di eliminare tutti gli sperperi che esistono da anni in azienda, di eliminare tutte quelle ingerenze politiche che negli anni hanno depredato e usato questa azienda come un bancomat, e quindi, questa stessa politica si deve far carico del dissesto dell’azienda ATAC perché è la politica che ha scelto per anni dirigenti incapaci, ha scelto deliberatamente una mala gestione aziendale per puro tornaconto politico ed economico; è stata compiacente sulle assunzioni clientelari, ha chiuso occhi ed orecchi sulla bigliettazione parallela, sulle consulenze e acquisti faraonici depredando soldi pubblici. Oggi c’è chi cerca di far passare il messaggio che la colpa è di TUTTI i LAVORATORI che lavorano poco, che sono assenteisti ed è giusto che si sacrifichino per il salvataggio dell’azienda; si vuole risolvere tutto decretando nuovi carichi di lavoro tentando di convincere tutti che ciò sia “inevitabile”.Lo si fa utilizzando in modo strumentale il ricatto del concordato, con il quale si vuole mettere tutti con le spalle al muro perché a valutare la credibilità del piano industriale saranno i tre commissari e, guarda caso, giunta comunale ed azienda se ne lavano le mani.Lo si fa utilizzando il tipico consociativismo sindacale; tutte le amministrazioni comunali hanno sempre utilizzato il “sindacato amico” di turno che aiuta a far digerire ai lavoratori le ricadute negative che ritualmente pesano sulle spalle dei lavoratori.L’amministrazione del M5S non fa nulla di nuovo, anzi va oltre; se il sindacato amico non c’è …lo si costruisce…e sui social parte la campagna della disponibilità dei lavoratori ATAC diligenti ad assumersi l’onere dei nuovi carichi di lavoro.Ma nessun lavoratore ATAC ha colpe o responsabilità di questa situazione. E’ dal 1997 che i lavoratori si sacrificano sistematicamente nel nome del salvataggio dell’azienda, per anni hanno fatto più del loro dovere per cercare di sopperire le inefficienze aziendali, adesso basta, i lavoratori sono stanchi di dare senza mai vedere la luce alla fine del tunnel.L’innalzamento dell’orario settimanale da 37 a 39 ore creerebbe solo l’innalzamento di personale inidoneo alla guida e non una maggiore produttività; effettuare turni di 7h e 15’continuativi sulle strade di Roma per traffico e per il dissesto delle strade comporterebbe gravi rischi sulla sicurezza dei lavoratori e dei cittadini; l’annullamento del corrispettivo economico dei turni a nastro è, di fatto, l’ennesimo attacco al salario ai danni di quei lavoratori che si sono sacrificati a dare la loro disponibilità per le esigenze delle loro famiglie.Far guidare i macchinisti 6h e 30’ nelle gallerie comporta gravi ripercussioni alla salute per le polveri che esistono all’interno delle gallerie e per il calo dell’attenzione dovuto al troppo tempo passato in galleria con il conseguente rischio di sicurezza. Vogliamo che la politica tutta, che oggi sta giocando con il futuro di quest’azienda, una delle aziende più grande di Europa, si faccia carico delle proprie responsabilità, risanando ciò che hanno distrutto; che tutti la facciano finita con le loro farse; le opposizioni sembra che stiano ignorando ciò che accade in ATAC, in realtà hanno solo passato il testimone a questa amministrazione che, alla fine del teatrino degli scontri e delle liti, degli insulti e degli anatemi e delle solite beghe è a condividere CON TUTTI GLI ALTRI CHE A PAGARE SIANO I LAVORATORI. SCIOPERO DI 24 ORE IL 10 NOVEMBRE 2017 DALLE ORE 08:30 ALLE ORE 17:00 E DALLE ORE 20:00 A FINE SERVIZIO

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24 ottobre: sciopero generale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 ottobre 2014

lavoratoriVenerdì 24 ottobre l’Unione Sindacale di Base ha proclamato lo sciopero generale nazionale di 24 ore in tutto il lavoro pubblico e privato.
Lo sciopero è indetto contro il jobs act e le politiche dettate dalla troika al governo Renzi sul lavoro e la pubblica amministrazione e contro il blocco dei contratti nel pubblico impiego; per l’occupazione e in difesa dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori. In occasione dello sciopero saranno organizzate manifestazioni territoriali in tutte le regioni. Queste le modalità dello sciopero generale:
Lavoro Pubblico
Ministeri, Università, Ricerca, Scuola, Enti Locali, Parastato (Inps, Inail, Inpdap, Aci), Agenzie Fiscali, Presidenza del Consiglio, Enac: intera giornata del 24 ottobre.
Vigili del Fuoco: personale operativo, 9.00/13.00; personale giornaliero, tutta la giornata del 24.
Sanità: sia pubblica che privata, da inizio del primo turno del giorno 24 a fine dell’ultimo turno dello stesso giorno.
Lavoro privato
Personale non sottoposto alla 146/90: intero orario di lavoro
Trasporto Aereo
Personale navigante, turnista e addetti settori operativi: dalle ore 00.00 alle ore 23.59 con il rispetto delle fasce di garanzia e dei voli garantiti
Lavoratori normalisti o non operativi: intero turno di lavoro
Trasporto Marittimo
Collegamenti isole maggiori
Personale amministrativo: intero turno
Personale viaggiante: da un’ora prima delle partenze del 24 ottobre
Collegamenti isole minori
Personale amministrativo: intero turno
Personale viaggiante: dalle 00.00 del 24 ottobre alle 24.00 del 25 ottobre.
Trasporto pubblico locale e trasporto merci e logistica:
24 ore nel rispetto delle fasce protette localmente definite
Trasporto Ferroviario
Personale addetto alla circolazione: dalle ore 09.01 alle 16.59
Personale fisso: intero turno
ANAS
Tutto il personale, compreso quello turnista h24: intero turno a partire dalle 06.00 del 24 ottobre alle ore 06.00 del 25 ottobre.
Energia
Intera giornata del 24
Turnisti: 8 ore per ciascun turno, a partire dall’orario d’inizio del turno di mattina fino al termine del successivo turno di notte.
Durante lo sciopero saranno garantiti i servizi minimi essenziali.

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Cgil: sciopero generale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2012

La riforma del mercato del lavoro e le modifiche all’articolo 18 proposti dal Governo non convincono la Cgil che decide di non firmare l’accordo e contrariamente a quanto hanno fatto gli altri sindacati. Per Susanna Camusso l’impianto è “totalmente squilibrato” e incentrato “unicamente sui licenziamenti facili”, Ciò rende automatico la decisione di indire uno sciopero generale di otto ore con manifestazioni territoriali e 8 ore per assemblee. Era nell’aria già prima che i sindacati s’incontrassero con la ministra del welfare. Maurizio Landini, leader della Fiom non usa mezzi termini. Per lui è “Una follia che cancella l’articolo 18″. E soggiunge: “la riforma sul lavoro non riduce la precarietà, non estende gli ammortizzatori ma rende solo più facili i licenziamenti. La contrasteremo con ogni mezzo, con ogni forma di protesta democratica, nelle fabbriche e nel Paese”.
Leoluca Orlando dell’Idv dichiara: “Diciamo al presidente del Consiglio che l’Italia dei Valori non starà a guardare e che farà tutto quanto è in suo potere per evitare questo scempio dei diritti. Siamo pronti ad un Vietnam parlamentare e a scendere in piazza con i lavoratori e i disoccupati”. Sulla stessa lunghezza d’onda si posiziona la Lega di Bossi.
Nonostante i pareri discordi tra le parti e le forze politiche e lo stesso imbarazzo del Pd che deve fare i conti con quanti parteggiano con le decisioni assunte dalla Cgil, il presidente Monti non ha trovato di meglio che recarsi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per informarlo del “buon esito della trattativa”.
Noi condividiamo la decisione della Cgil non tanto e non solo per la recente trattativa sul mercato del lavoro quanto sul modo come il governo sta sistematicamente smantellando il welfare e il lavoro in Italia e lo abbiamo dovuto già registrare con le misure adottate a danno dei percettori di redditi medio bassi che si sono visti ridurre ulteriormente i loro redditi da lavoro con le varie addizionali Irpef dei comuni e delle regioni che mediamente hanno inciso per oltre cento euro al mese e che per le pensioni modeste significa un sacrificio intollerabile in specie se si paragonano agli 8 milioni di retribuzioni che superano i centomila euro all’anno e che hanno avuto una perdita del potere di acquisto irrisoria. Questa protervia del governo di colpire in tutte le forme possibili la povertà dei poveri costringendo persino ad aprire conti correnti solo in apparenza gratuiti per percepire una rendita pensionistica e non tenendo da conto l’aumento del carrello della spesa dei beni di prima necessità oltre a peggiorare l’assistenza sanitaria universale tagliandovi consistenti risorse. In piazza con la Cgil dovrebbero essere in molti per convincere sia il Presidente della Repubblica sia il Pd che la strada dei sacrifici non parte da chi è povero ma dai ceti agiati e che costoro sono stati toccati minimamente. E’ un aspetto che non solo genera malcontento ma rischia di dividere gli italiani e provocare reazioni incontrollate da parte di un’opinione pubblica vessata e disperata tra disoccupazione, precariato, violazione sistematica dei diritti, corruzione e malgoverno. Diciamo che la misura è colma. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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