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Differenze antropologiche

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2009

Simplicio scrive a Rosario. La parola “antropologia” mi ricorda molto da vicino la selezione della specie. Farà di certo storcere il naso a qualcuno e persino al mio amico Rosario che su questo argomento  mi ha fatto pervenire un suo pensiero. Vorrei, in proposito, fare solo alcune riflessioni sui superuomini e su quelli “antropologicamente minorati, tarati e diversi”. Senza scomodare Darwin io la vedo in modo più semplice. La specie umana si è distinta dalle altre perché ha sviluppato quelle doti che potrei chiamare intelligenza, socialità, creatività e via di questo passo. E’ diventato, in altre parole, un animale pensante e con quel pensiero ha costruito ideologie e modelli di società ma ha anche generato lotte, divisioni, violenze, prevaricazioni. Oggi ci ritroviamo con tutti questi “elaborati mentali” che taluni hanno sfruttato al meglio solo per se stessi e il proprio clan e in funzione antagonista nei riguardi degli altri della propria specie considerandoli, di fatto, un “sottoprodotto”. Così ci ritroviamo con uomini ricchi, prepotenti ed egocentrici e la restante massa relegata allo spirito gregario del sottoposto e dello schiavo. Nell’antica Roma, in un certo tempo della sua storia, vi fu un barlume d’intelligenza allorché i plebei fecero pesare il loro ruolo cooperativo rispetto ai patrizi ma fu un fuoco fatuo. Oggi il solco si è ampliato perché si sono raffinate le intelligenze e la brutalità e l’arroganza si sono trasformate da scure da boscaiolo in stiletto da salotto. Ma la sostanza è la stessa. C’è da una parte il “dominatore” e dall’altra una umanità senza volto condannata se non proprio dalla miseria materiale da quella della incapacità di far valere la propria intelligenza e di trasfonderne il messaggio. Potremmo mai augurarci una svolta? Io la vedo solo in un modo. Accadrà nel momento in cui la maggioranza prenderà coscienza della sua forza e dell’assurdità di essere considerata una minoranza irrilevante e da beffeggiare di continuo. In tutto questo vi è solo un punto debole, e non da poco. E’ che non è facile misurare alla pari l’onestà intellettuale degli uni con la disonestà degli altri che è amorale, spregiudicata e ha tutte le leve del comando nelle proprie mani. Un tempo il feudatario era arbitro indiscusso della vita e della morte dei suoi sudditi, un semplice sospetto poteva mandare al rogo della sacra inquisizione un innocente, oggi non si arriva a tanto ma in pratica si fa di più umiliando le intelligenze e massificandole.(Simplicio)

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