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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°30

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“Politica, questa sconosciuta. Genesi e identità del comportamento politico”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2022

E’ uscito il libro di Giuseppe Polistena intitolato “Politica, questa sconosciuta. Genesi e identità del comportamento politico” con la prefazione di Giorgio Galli. A nostro avviso si tratta di libro che rivoluzionerà il modo di fare politica nel mondo perché innanzi tutto dà un grande contributo alla conoscenza di questa fondamentale attività umana e poi perché propone il passaggio dalla vecchia ma dominante categoria “amici-nemici” alla nuova “tutti-nessuno”. La prima porta alla guerra, la seconda al dialogo tra popoli, alla pace e alla nonviolenza perché la politica deve fare in modo che “tutti” siano presi in considerazione e “nessuno” deve avere troppo potere da prevaricare sugli altri. L’autore in una bella intervista afferma “la politica dunque contiene la pace come elemento consustanziale mentre la guerra non è la continuazione della politica, come spesso si dice, ma la sua distruzione”.Tutti coloro che aspirano alla pace, all’istituzione di un tavolo di trattative per porre fine alla guerra e alla firma e ratifica del trattato internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (TPAN), potrebbero trovare in questo libro un potente alleato col quale analizzare sotto una nuova luce le ragioni della crisi della politica. Questa analisi pone le basi per una grande sfida: eliminare le patologie individuate e operare per dare vita alla politicità sociale ricostruendo così la cinghia di trasmissione che consentirebbe alla cittadinanza di far sentire la propria voce in quelle scelte di vitale importanza quali sono quelle che riguardano l’attuale guerra in Ucraina.Il problema della crisi della politica, magra consolazione, è che non è limitato alla sola Italia, è mondiale: l’Italia potrebbe essere la culla di questo importante cambiamento di paradigma.Le due patologie più importanti sono sostanzialmente: 1) il fatto che la società ritenga “normale” che l’impegno in politica possa essere considerato un lavoro (a vita) da cui trarre il reddito per la propria famiglia, alla pari di un qualsiasi altro lavoro come il barista, l’insegnante, il fattorino o il medico. 2) Il fatto che la stessa persona fisica possa ricoprire ruoli di responsabilità nel partito e al tempo stesso avere ruoli di ministro o di parlamentare. Queste due patologie portano all’annientamento dei partiti e ad un peggioramento della qualità delle istituzioni. Non è ovviamente possibile spiegarne le ragioni in questo breve articolo, invitiamo quindi a leggere questo documento sintetico.L’annientamento dei partiti fa sì che la cittadinanza non abbia più a disposizione il luogo ideale per espletare la cosiddetta “politicità sociale” che comprende varie funzioni come informarsi, discutere, confrontarsi sulle proprie esigenze di vita e sulla propria visione del mondo, farne una sintesi nel programma elettorale, selezionare i migliori candidati per il parlamento, partecipare attivamente alle elezioni e poi controllare nel tempo i risultati ottenuti.Gli eletti, che dovrebbero dare vita alla “politicità istituzionale” il cui scopo principale è quello di fare le leggi per tutti/e sulla base delle indicazioni prodotte dalla “politicità sociale”, sono diventati di fatto una sorta di corpo autonomo che si autoriproduce e si “blinda” nei suoi privilegi anche grazie a leggi elettorali come il Rosatellum.In altre parole, la “politicità istituzionale” ha fagocitato lo spazio della “politicità sociale” annientandola: per il funzionamento fisiologico della società ci deve essere invece una separazione netta tra chi sta nei partiti e chi sta nelle istituzioni. Le elezioni dovrebbero essere il punto di arrivo dopo un complesso processo previsto dalla “politicità sociale”: in se stesse non garantiscono affatto l’esistenza della democrazia, ne diventano solo lo specchietto per le allodole.Che dire infine? Se vogliamo la pace, prepariamo la Politica, quella di Giuseppe Polistena.

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Mostra “Genesi. Spirito e Materia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 ottobre 2022

Roma Inaugurazione 24 ottobre 2022 ore 18.00 (Orari: dal lunedì dal venerdì dalle 9.00 alle 21.00 )Istituto Guimarães Rosa – Spazio Veredas Ambasciata del Brasile Piazza Navona 18. Fino al 18 novembre 2022. Spirito e Materia di Ana Biolchini, Flaminia Mantegazza, Luciana Pretta Fiore a cura di Mariangela Coscione e Damiana Enea. Nella collettiva Genesi. Spirito e Materia si assiste alla realizzazione di un domani, uno spazio siderale in grado di contenere la passionalità e la potenza di un’emotività illibata, incorrotta: i materiali utilizzati -terracotta, carta e tela- trascendono dalla loro essenzialità per divenire elementi demiurghi in un rapporto dualistico natura/terra, inizio/fine. Il mondo dopo la fine del mondo. Ed è da questo concetto che prendono vita le opere di Ana Biolchini, Flaminia Mantegazza e Luciana Pretta Fiore. Una diversità di molteplici e mutevoli identità in grado di inscriversi nell’assolutismo di una Genesi. Un’origine che prende vita dalla forma sensibile umana, che si pone la questione dei limiti del concetto di esperienza distruggendo le nozioni di etica e morale: un creazionismo che si eleva dal caos e si fa materia. Ed è a questo punto che Ana Biolchini ci invita a partecipare a questa rinascita attraverso un atto intellettuale consapevole, riflettendo la propria individualità nello specchio che come un richiamo viscerale attende il vergi- ne seme sospeso: duplicazione di una pluralità di anime che si restituiscono nello sguardo di un nuovo cosmo. Acqua e terra, le protagoniste nel rispetto della visione demiurga del Creato. Una natura in grado di fondersi in un nuovo ordine: la Terracotta diviene per Ana spirito e materia. Alla formazione di questa giovane umanità l’artista affida delle tavole di carta, in cui torna sovrano il richiamo al numero 6 – espresso nella linearità delle spirali – in un inizio e una fine in continuo divenire, come offerta di bellezza, compassione e gloria. Proprio all’alba di questa nuova Era si ergono possenti le colonne di Flaminia Mantegazza, cardini tra i due mondi che ci ricordano la non contemporaneità del presente. Edificate dalla memoria e dai vissuti dell’artista che ci ammonisce ed esorta a ridefinire la nostra visione di superfluo: pagine di vecchi libri, fogli di giornale, scontrini riacquistano autorità in una trascendenza corporea. Divengono fondamenta e sommità, in un colloquiare dove le parole si modellano fino a farsi concretezza – mattoni invalicabili – infinite nel tempo e nello spazio: abbandonano i confini conosciuti e cartografici, abbattendo le barriere della globalità, per divenire sinonimo di universalità. Così, la duttilità della carta si fa eterea e marmorea, un’archeologia dello gnomon nella sua accezione astronomica con il compito di indicare l’origine di un susseguirsi di stagioni rinnovate in un’ottica del tempo che si fa altro: evoluzione e rinascita, un riverbero che si ricostituisce nella singolarità di questa generazione agli esordi, circoscritta nell’iconografia del Quadrato, inteso come Creato in un rapporto dualistico cielo/terra, spirito/materia. Divenendo così, uno spazio siderale – ripristinato fin dai suo esordi – in grado di contenere la passionalità e la potenza di un’emotività illibata, incorrotta. Luciana Pretta Fiore si inserisce in tale necessità custodendo il dovere di educare questa umanità: rompe il silenzio sulle angosce finora celate, squarcia i terrori dell’infanzia, lacera la banalità dell’odio tutelandone la misericordia e la compassione soppresse che, ricompone tessendone i fili, in un climax discendente che ci riporta alla terra. Una tela intrecciata che scardina i preconcetti, invitandoci a non delimitare il nostro spirito indicandoci un orizzonte ancora ignoto. Colori tenui, in un susseguirsi di linee che si inseguono e si sovrappongono, in un gioco di ambivalenze che si risolvono in un equilibrio emotivo: una memoria primordiale che con grande forza di volontà si ricompone in un atteggiamento di esuberante quiete. Tre doni, tre donne, tre materiali: una triade genitrice che ci persuade a partecipare a questo nuovo domani, che troppo a lungo abbiamo solo osservato, come creature alla soglia.” By Damiana Enea La mostra, all’interno della settima edizione di Rome Art Week, è visitabile dal 24 ottobre al 18 novembre 2022, dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 21.00.

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La genesi di «Sarò breve» di Francesco Muzzopappa

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2022

Ho scritto un testamento. Non il mio, visto che grazie al cielo sono ancora in salute, ma di Ennio Rovere, un uomo del quale ho immaginato l’intera vita per poi raccontarla attraverso i lasciti, le beghe famigliari e un’inconsueta e prolissa divisione dei beni.“Ma perché proprio un testamento?”, vi chiederete, forse. Be’, amiche. Perché vi vedo: secondo me siete soprattutto amiche. Perché un testamento è la resa dei conti, è forse l’atto più liberatorio dell’intera vita, forse il momento in cui possiamo permetterci di essere noi stessi al 100% senza temere vendette, ritorsioni e ripicche. E soprattutto, le ultime volontà non prevedono un contraddittorio. Quando si immagina e poi si scrive un testamento non si ha più nulla da perdere, e la possibilità di regolare i conti è totale, definitiva e irreversibile. Ed è per questo che ho immaginato di scriverne uno in cui il protagonista, Ennio Rovere, ricco mobiliere venuto dal nulla e dalla povertà più nera, decide di raccontare la sua vita e nel frattempo dividere ciò che ha faticosamente accumulato con mogli, figli, nipoti, collaboratori e insospettabili protagonisti della sua vita che emergono, a sorpresa, nell’intreccio della storia.Nel mio romanzo Sarò breve, l’intreccio della storia coincide con l’intreccio famigliare.Ma doveva essere una commedia, il testo doveva far ridere, pur presentando dei momenti, inevitabilmente, emotivamente intensi. Il mio sforzo è stato quello di far convivere risate a scena aperta con passaggi più commoventi.Il sarcasmo, il tono caustico, la mancanza di argini e la mole esagerata di ricordi aggrappati saldamente alla mente di Ennio, contribuiscono a creare un testo che è una via di mezzo tra una saga famigliare e una lunga lettera d’addio, con quelle stilettate di humour nero che adoro in Mel Brooks, quei colpi in punta di fioretto che sottolineo in Patrick Dennis, quelle falciate a colpi di machete che amo in Fran Lebowitz.Se vi state chiedendo cosa possa esserci di tanto sorprendente in un testamento, ho un po’ di esempi da farvi. La storia della letteratura è zeppa, ad esempio, di scrittrici e scrittori che hanno deciso di lasciare ai loro posteri un testamento ricco di parole e colpi di scena.Si intendeva di drammaturgia e frasi a effetto William Shakespeare, che alla sua morte decise di regalare un ultimo coupe de théâtre alla consorte Anne Hathaway: dopo più di trenta anni di matrimonio, infatti, le lasciò il suo secondo miglior letto e pochi mobili.Alle figlie predilette, invece, quasi mezzo milione di euro a testa. Charles Dickens chiese in maniera inequivocabile che alla sua morte non gli fosse dedicato nessun monumento o memoriale. Al momento si contano diverse migliaia, tra statue, vie e piazze, dedicate allo scrittore inglese.Per quel che riguarda il memoriale, il Charles Dickens World (un nome discreto e poco altisonante) è stato chiuso nel 2016.Nel testamento dispose che non ci fossero funerali pubblici. Per lui ci furono esequie di Stato e l’intero Paese si fermò per commemorarlo.Che le volontà dei deceduti non sempre vengano rispettate è una consuetudine che ha permesso alla storia della letteratura mondiale di accedere a capolavori che diversamente sarebbero stati distrutti o gettati nella differenziata.L’Eneide di Virgilio per esempio, stando alle volontà del poeta, era destinata alle fiamme.Le opere di Kafka dovevano essere distrutte.George Bernard Shaw, uomo di ingegno, scrittore, drammaturgo, critico musicale nonché premio Nobel per la letteratura, dispose che parte del suo patrimonio andasse a finanziare l’invenzione di un nuovo alfabeto, con tutte le disgrazie che il mondo quotidianamente deve affrontare.Come i miei libri, ad esempio.Che forse non sono degli specchi veri e propri in cui rivedersi, ma lenti deformanti che attraverso l’ironia riescono a rendere le frustrazioni, le ingiustizie, la tristezza e la mancanza di prospettive più sopportabili del normale. By Francesco Muzzopappa.

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Mostra Emilio Scanavino: Genesi delle forme

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 ottobre 2019

Parma Palazzo Pigorini 10 novembre – 15 dicembre 2019. L’inaugurazione avverrà sabato 9 novembre alle 17.30 nelle sale di Palazzo Pigorini Strada della Repubblica 29/A, Inaugurazione Sabato 9 novembre, ore 17.30 Date 10 novembre – 15 dicembre 2019Orari Giovedì e venerdì dalle 14.30 alle 18.30 | Sabato e domenica dalle 10 alle 18.30 Ingresso libero, a cura di Cristina Casero ed Elisabetta Longari in collaborazione con l’Archivio Emilio Scanavino e il sostegno del Comune di Parma. La rassegna offre una lettura inedita dell’opera di Emilio Scanavino (Genova, 1922–1986), artista che è stato protagonista della stagione italiana della pittura informale negli anni Cinquanta, aggiornando poi i suoi modi nei decenni seguenti lungo una traiettoria personale e coerente.
Nelle sue fotografie Scanavino immortala brani di realtà – corde, innesti, insetti, muri, nodi, pietre -, tutti elementi che qui diventano forme primarie, archetipi, il cui senso va oltre il loro significato letterale. Come evidenzia una delle due curatrici, Elisabetta Longari, “la fotografia aiuta Scanavino a leggere con evidenza il carattere particolare della materia, ne capta la qualità, la struttura segreta”, e quindi il motivo per cui egli ricorre a questo strumento espressivo è “la conoscenza, la più profonda e diretta possibile. La fotografia in questo quadro si rivela un ottimo strumento d’indagine, l’obiettivo è un occhio ravvicinato cui non sfugge nulla, o comunque che sa cogliere ciò che l’occhio umano non afferra”. L’artista, dunque, assegna alla fotografia un ruolo fondamentale nel processo di genesi delle forme del suo immaginario, non fondato soltanto sulla sua invenzione, sulla sua immaginazione, ma capace di trarre forza anche da quella ricognizione sulla realtà che egli compie anche attraverso il mezzo fotografico.
Emilio Scanavino (Genova, 1922 – Milano, 1986), conseguito il diploma artistico, nel 1942 si iscrive alla Facoltà di Architettura dell’Università di Milano, ma interrompe gli studi a seguito della chiamata alle armi. Nel 1947 Scanavino si reca per la prima volta a Parigi dove soggiorna qualche tempo e, accanto ai critici, incontra i poeti e gli artisti, Edouard Jaguer, Wols, Camille Bryen. L’esperienza parigina si rivelerà fondamentale nel suo percorso stilistico, in particolare per gli echi del postcubismo che assimila e interpreta in chiave personale fin dal 1948, quando espone alla Galleria l’Isola di Genova. Nel 1950 alla XXV Biennale di Venezia espone Soliloquio musicale e suscita l’attenzione della critica. Sarà invitato alla Biennale di Venezia anche nel 1954, nel 1958 e nel 1960 con una sala personale. Nel 1951, in occasione di una mostra personale alla londinese Galérie Apollinaire, trascorre un periodo a Londra, dove viene profondamente colpito dall’opera di Bacon, Sutherland e Matta. Dal 1968 lavora sempre di più a Calice Ligure, avendovi stabilito una comunità artistica, specialmente dedita alle attività artigianali e alla ceramica. Alla sua opera sono state dedicate mostre personali presso la Kunsthalle di Darmstadt (1973), Palazzo Grassi di Venezia (1973) e Palazzo Reale di Milano (1974).

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Scoperta la genesi del diabete

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2013

È stato fatto dall’équipe di ricerca condotta dal professor Saverio Cinti un altro importante passo verso la conoscenza della patogenesi del diabete, che affligge 350 milioni di persone nel mondo, 33 milioni in Europa, uccide un europeo ogni due minuti e costa circa il 15% del costo sanitario globale. Già nel 2005 il gruppo di lavoro aveva scoperto che l’infiammazione che caratterizza il tessuto adiposo, implicata nella patogenesi del diabete di tipo 2, è dovuta alla morte degli adipociti obesi. Del 2008, poi, è la scoperta che gli adipociti viscerali sono più fragili e quindi più propensi alla morte di quelli del sottocutaneo, offrendo così una possibile spiegazione al fatto che l’accumulo di grasso viscerale (più frequente nel sesso maschile) è più pericoloso per le conseguenze metaboliche di quello sottocutaneo (più frequente nel sesso femminile).Ora, il più recente, importante step consiste nel riconoscimento del meccanismo che porta alla morte gli adipociti obesi. Si tratta di un tipo particolare di morte che può essere indotta da diversi fattori patogeni, interni o esterni alle cellule. Questo tipo di morte cellulare si chiama piroptosi (perché è associata a una vivace reazione da parte dell’organismo che spesso implica la presenza di febbre). Infatti a differenza dell’apoptosi, modalità più nota di morte cellulare programmata, la piroptosi evoca una risposta infiammatoria indotta dall’attivazione di una reazione molecolare cellulare (inflammosoma) che implica l’attivazione di un enzima specifico (caspasi 1). La caspasi 1 a sua volta attiva e promuove la secrezione di citochine infiammatorie, quali IL1beta e IL 18. Queste possono provocare danni che vanno dalla interferenza funzionale con il recettore insulinico (provocando il diabete tipo 2), alla possibilità di attivazione di meccanismi di auto immunità e, forse, anche di stimolo alla degenerazione neoplastica. Il diabete di tipo 2 è la più diffusa complicanza dell’obesità (circa l’ 85% dei pazienti con diabete di tipo 2 sono obesi) ed è noto che i soggetti obesi hanno una maggiore propensione (circa 2-3 volte rispetti a soggetti magri) al carcinoma dell’esofago, della mammella e del colon.Questi dati aprono nuove prospettive per la prevenzione e il trattamento di queste malattie, come per esempio l’uso di antiinfiammatori specifici. Inoltre, il riscontro di cristalli di colesterolo, che di per sé può attivare il meccanismo dell’inflammosoma che porta alla piroptosi, negli adipociti obesi e stressati potrebbe indicare che aspetti dietetici particolari (a esempio con grassi o altri componenti che favoriscano la cristallizzazione del colesterolo) potrebbero essere più predisponenti di altri per l’infiammazione del tessuto adiposo degli obesi e le conseguenti gravi complicanze legate all’obesità.Le tappe che porterebbero alla morte per piroptosi della cellula adiposa obesa, suggerite dai risultati del lavoro, potrebbero essere le seguenti:
1-Rigonfiamento della cellula adiposa per il bilancio energetico positivo (accumulo di energia)
2-Relativa carenza di ossigeno per allontanamento fisico dai vasi capillari e modificazioni della matrice extracellulare
3-Sofferenza cellulare (stress) evidenziata 1) a livello strutturale da alterazione di organuli cellulari, accumulo di glicogeno e calcio, comparsa di cristalli di colesterolo; 2) a livello biochimico da accumulo di radicali liberi e comparsa di molecole markers di stress cellulare.
4-Produzione di molecole che attirano i macrofagi (MCP1)
5-Attivazione del meccanismo molecolare che porta alla piroptosi (inflammasoma) con comparsa negli adipociti di molecole markers di tale processo (caspasi 1, ASC, IL 1beta, IL 18)
6-Morte della cellula adiposa con produzione di voluminosi detriti (in primis, le grandi gocciole lipidiche)
7-Formazione di caratteristiche reazioni isto-patologiche (crown-like-structures, CLS) deputate al riassorbimento dei detriti: i macrofagi circondano i detriti e li riassorbono
8-La difficoltosa eliminazione dei detriti degli adipociti implica nel tessuto adiposo obeso una cronica permanenza dei macrofagi delle CLS con continua e sostenuta produzione di citochine, che si sommano a quelle prodotte dalle cellule adipose stressate e che determinano resistenza periferica all’insulina e diabete di tipo 2. Lo stato flogistico cronico del tessuto adiposo infiammato, infine, rappresenta un milieu favorente la degenerazione neoplastica dei tessuti epiteliali concomitanti (es.: mammella e colon).

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Diabete: Italia U.S.A. strategia comune

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2013

Washington, Studiare non solo le basi genetiche, ma soprattutto i determinanti geografici e sociali, e in particolare le loro interazioni, all’origine della pandemia del diabete di tipo 2: questi gli obiettivi di un ambizioso progetto di ricerca sviluppato da Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, in collaborazione con Università di Roma Tor Vergata e Università di Ginevra, che sarà presentato oggi all’Ambasciata italiana di Washington DC, USA, nell’ambito delle manifestazioni celebrative dell’Anno della cultura italiana negli Stati Uniti. “Siamo orgogliosi di avere collaborato all’organizzazione di questo evento, nella convinzione che tale progetto di ricerca potrà contribuire alla prevenzione e alla cura del diabete”, ha sottolineato l’Ambasciatore Claudio Bisogniero. “Nel contesto del 2013: Anno della Cultura Italiana negli USA, iniziative come questa mettono in evidenza – ha aggiunto l’Ambasciatore – l’importante valore aggiunto offerto dall’Italia nei campi della medicina, dell’alta tecnologia, e della scienza”.Oltre 24 milioni di persone con diabete negli USA, 4 milioni in Italia: nei due Paesi risiede il 7,5% di tutte le persone con diabete del mondo – Supera i 370 milioni la conta delle persone con diabete sulla Terra; i sistemi sanitari hanno speso 471 miliardi di dollari per curarlo nel 2012 – Da Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, Università di Roma Tor Vergata e Università di Ginevra il via a un innovativo progetto di ricerca in geomedicina.“Il progetto di ricerca applica le conoscenze e la pratica della geomedicina, una nuova disciplina che indaga i rapporti e le implicazioni dell’ambiente, in senso lato, con la genesi delle malattie”, spiega Francesco Dotta, Segretario generale della IBDO Foundation e Direttore della UOC di Diabetologia del Policlinico Le Scotte di Siena. “E’ un progetto innovativo, che studierà il fenomeno in un’area pilota, la Regione Basilicata, che con il 6,9 per cento della popolazione colpito da diabete è una delle regioni Italiane in cui più si sta diffondendo la malattia.” “La nostra ricerca vuole appunto approfondirne il perché”, precisa. Dotta aggiunge che l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è particolarmente interessata a questo progetto e sta valutando di applicarne i principi di indagine in altre aree del mondo.Si tratta di uno dei molti esempi di collaborazione internazionale nella ricerca medica che parte dal nostro Paese, ed è proprio di questo che si discuterà nel convegno “Quality of care and quality of cure in diabetes – Scientific, social, economic and policy approach” organizzato dall’Ambasciata d’Italia. “D’altronde, la scuola diabetologica italiana e quella statunitense sono unanimemente riconosciute come particolarmente avanzate – prosegue Dotta – e non è un caso che autorevoli diabetologi ed esperti di politica sanitaria italiani si riuniscano oggi a Washington con gli omologhi colleghi americani per discutere come studiare, ma soprattutto affrontare in spirito di piena collaborazione tra le due sponde dell’Atlantico un problema di sanità pubblica che diventa ogni giorno più drammatico.”Secondo i dati della International Diabetes Federation (IDF), sono 371 milioni le persone con diabete nel mondo, il 5 per cento della popolazione terrestre: di queste oltre 24 milioni risiedono negli USA e 4 in Italia, nel complesso il 7,5 per cento di tutte le persone con diabete nel mondo. Inoltre, nel 2012 il diabete ha assorbito risorse per 471 miliardi di dollari.“Tra le manifestazioni organizzate per celebrare l’Anno della cultura italiana negli USA – dichiara Renato Lauro, Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata e Presidente della IBDO Foundation – assume particolare importanza l’evento organizzato dalla nostra Ambasciata a Washington”. “Il tema scelto, infatti, è di particolare rilevanza poiché il diabete costituisce una sfida per i sistemi sanitari a livello mondiale sotto l’aspetto sociale, economico, non solo strettamente sanitario”. “Al convegno oltre agli illustri esperti americani parteciperanno per l’Italia i massimi esperti dell’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, il think-tank nato per iniziativa dell’Università Tor Vergata cui hanno aderito centri di ricerca nazionali ed internazionali, società scientifiche e numerose Istituzioni”.(Sandro Lomonaco)

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Il lupo e il cielo spinato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2010

Cagliari 12 giugno 2010 ore 21.00  Fueddu e gestu  Teatro civico in Castello-Cagliari Prima Nazionale  Il lupo e il cielo spinato. la favola nera di Esther H.  di e con Francesca Falchi  installazioni Fabiola Ledda costumi Edith Maria Delle Monache Musiche originali Ennio Atzeni  regia Giampietro Orrù  I diari di Etty Hillesum sono costituiti da otto quaderni ricoperti da una scrittura minuta e quasi indecifrabile. Raccontano la storia di una donna di Amsterdam di 27 anni e coprono due anni, il 1941 ed il 1942, anni in cui gli ebrei olandesi dovettero fare i conti, anch’essi, con la persecuzione razziale messa in atto dal nazismo. Francesca Falchi ha studiato e lavorato sulla genesi del testo per due anni, dando corpo e parole al flusso di coscienza che precede la sintesi dei diari della Hillesum, creando uno spettacolo nel quale Etty in prima persona, racconta i suoi turbamenti personali, la sua evoluzione spirituale, le sue amicizie, i suoi amori sullo sfondo del genocidio perpetrato da Hitler e dai suoi. La drammaturgia, tratta da un testo integrale di 132 pagine, verrà composta in diretta dall’attrice seguendo il flusso delle sensazioni del momento, creando uno spettacolo differente ogni sera. In scena 4 installazioni opera dell’artista Fabiola Ledda rappresentano metaforicamente i momenti salienti della vita della giovane: scene-simbolo che raccontano in maniera essenziale ed efficace il suo rapporto con la famiglia, la natura, se stessa, lo studio, l’amato Spier, Dio, il campo di Westerbork, il nazismo. (il lupo,etty)

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A proposito di “nessuno tocchi Caino”

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2009

Lettera al direttore. Gentile direttore, Alberto Arbasino scherza simpaticamente su La Stampa (12 agosto) a proposito del famoso «nessuno tocchi Caino», e si chiede: “Già, ma chi? Dove stava «nessuno»? In località vicine, abitate da comunità già esistenti? E create da chi?”. E sembra ignorare che da molto tempo ormai gli studiosi protestanti e cattolici sono d’accordo, riguardo ai primi versi della Genesi,  nel ritenere che l’autore bilblico non intendeva assolutamente fare una cronaca della creazione, né una descrizione delle condizioni esteriori dell’uomo delle origini. Altrimenti ne deriverebbe che l’uomo sarebbe stato creato per ultimo stando a Gen 1, 1-2, 4a e per primo stando a Gen 2,4b-7; la luce al primo giorno (1,3), e il sole e  la luna al quarto (1,14 -19); che Caino e Abele, figli dei primi uomini, attendendessero alla coltivazione dei campi e alla pastorizia, attività riscontrabili solo qualche millennio prima di Cristo; che Caino costruisse una città (4,17); che il serpente prima che il Signore lo condannasse a strisciare sul ventre (3,14), avesse zampine…E mi fermo perché l’elenco è lungo. Purtroppo con un po’ di ritardo è stato ascoltato il buon Galileo, il quale ripeteva che la Scrittura vuole insegnare come si va in cielo e non come va il cielo. (Veronica Tussi)

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Ecosostenibilità e mobilità dolce in valle isarco

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2009

Le OdleS. MaddalenaBressanone e Chiusa, nuova guida escursionistica.  Sostenibilità a 360° gradi con escursioni adatte anche per i diversamente abili grazie al ‘sentiero natura soft di Zannes’: il primo sentiero naturalistico dell’Alto Adige completamente percorribile anche su sedia a rotelle. Lungo circa tre chilometri con un percorso circolare ben concepito che attraversa prati coltivati, boschi intatti, pascoli fioriti ai piedi dell’imponente gruppo dolomitico delle Odle. Ha un’inclinazione massima dell’otto per cento ed è attrezzato con un rivestimento speciale antiusura e antiscivolo, perfetto per far sentire i disabili a proprio agio e adatto anche ad anziani, famiglie con bambini e passeggini al seguito.  Ci sono 14 punti di sosta con tabelle che informano sulla genesi e sulle peculiarità naturalistiche della zona; in alcune stazioni le notizie sono anche in scrittura Braille per non vedenti. O ancora, sempre all’insegna della mobilità dolce, da provare i percorsi segnalati all’interno del Nordic Fitness Park della Val di Funes. E’ il più grande parco per Nordic Walking dell’Alto Adige con i suoi 100 km di sentieri e offre da inizio maggio a fine ottobre corsi settimanali di questa disciplina, ottimo metodo anti-stress… http://www.valleisarco.info http://www.studiobottonelli.it (odle, la maddalena)

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