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Posts Tagged ‘genitori’

“Orizzonti” a sostegno dei genitori di adolescenti con disabilità neuromotorie

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2021

Appuntamento con Fondazione Ariel sabato 25 settembre – e a seguire ogni ultimo sabato del mese fino al 28 maggio 2022 – con il nuovo gruppo di sostegno “Orizzonti”, formato da genitori di ragazzi dai 13 ai 20 anni con disabilità neuromotorie. A loro sono dedicati gli otto incontri, in modalità online sempre dalle ore 10 alle 12, per affrontare il passaggio dall’adolescenza all’età adulta e iniziare a immaginare insieme nuove mete e nuovi traguardi. Negli incontri dedicati al nuovo gruppo Orizzonti i genitori partecipanti hanno dunque la possibilità di conoscere e valutare insieme a molti esperti le opportunità e i servizi per compiere scelte consapevoli rispetto agli studi, alle attività nel tempo libero, alla maturazione affettiva e sessuale, alla protezione giuridica fino al compimento dei 18 anni, alla costruzione di spazi progressivi di autonomia dalla famiglia fino alla progettazione di percorsi di vita indipendente.I temi specifici dei vari incontri verranno delineati sulla base di una “progettazione partecipata”, cioè coinvolgendo i genitori nell’identificare le tematiche di interesse prevalente, sviscerando le difficoltà e gli stati d’animo, e valorizzando le esperienze di ognuno, gli insuccessi che fanno crescere e i traguardi di cui essere fieri.I genitori potranno così scoprire un orizzonte di scelte più ampio rispetto a quello noto, ed essere in grado di progettare percorsi non standardizzati e il più possibile rispettosi dei desideri, delle potenzialità e della dignità dei loro figli con disabilità.Numerosi gli esperti coinvolti negli incontri, provenienti dal mondo scolastico, lavorativo, psicopedagogico, dei progetti e servizi sociali, della protezione giuridica e tutela dei diritti. Il coordinamento è affidato a Stefania Cirelli insieme a Carla Gaddi, psicologa e psicoterapeuta, esperta di dinamiche della coppia, di sostegno alla famiglia e referente dei servizi di sostegno psicologico di Ariel. Sulla base dell’esperienza dell’anno appena trascorso che ha visto trasferire tutti i corsi in streaming, Ariel ha scelto di proseguire con questa modalità di fruizione per andare incontro alle esigenze delle tante famiglie interessate a partecipare, che sono spesso distanti geograficamente dalla sede milanese della Fondazione o impossibilitate a garantire la propria presenza a ogni incontro.

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Covid: 16 milioni di genitori hanno sviluppato nuove paure legate ai figli

Posted by fidest press agency su sabato, 8 Maggio 2021

Dalla didattica a distanza alla sospensione di tutte le attività sportive e ludiche, la pandemia ha avuto un impatto significativo anche sulla vita e sulla quotidianità dei più piccoli tanto che oltre 6 genitori italiani su 10, pari a quasi 16,5 milioni di individui, hanno dichiarato di aver sviluppato nuove paure legate ai figli, paure che non avevano prima della pandemia. È questo uno dei dati emersi dall’indagine che Facile.it ha commissionato agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat e realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta*. Ma quali sono, nello specifico, le paure che i genitori hanno oggi per i propri figli? Tra coloro che hanno ammesso di avere preoccupazioni che si sono manifestate solo dopo il Covid-19, più di 1 rispondente su 3, pari a oltre 8,5 milioni di individui, ha dichiarato di temere che a causa dei lockdown l’anno trascorso possa avere avuto un impatto psicologico negativo sul proprio figlio. Continuando ad analizzare i dati dell’indagine è emerso che più di 1 genitore su 4 (26,8%), vale a dire circa 6,7 milioni di persone, ha ammesso di essere preoccupato che la didattica a distanza possa avere creato lacune nella preparazione scolastica dei figli; pochi meno (6,5 milioni, 26,3%) sono coloro che hanno manifestato la paura che i ragazzi usino i mezzi pubblici considerati come potenziale veicolo di contagio. Con il graduale allentamento delle restrizioni, inoltre, gli studenti sono tornati e torneranno sempre più alla quotidianità, sia per quanto riguarda le lezioni in aula che le attività di svago e sportive; questa progressiva normalità dopo più di un anno di limitazioni, però, ha destato in molti genitori nuove paure tanto che, secondo l’indagine di Facile.it, sono più di 4 milioni e mezzo (18,1%) coloro che hanno dichiarato di essere preoccupati che i figli possano incontrare gli amici. Tanti anche gli italiani (circa 3,5 milioni) che addirittura hanno ammesso di aver paura di far rientrare i figli a scuola. Dall’analisi a livello territoriale emerge che, nonostante i genitori del Nord Italia si siano rivelati i meno preoccupati del Paese (59,2% vs 65,8% nazionale), rimane comunque alto fra loro il dato relativo ai possibili risvolti negativi del lockdown dal punto di vista psicologico tanto che, quasi 1 rispondente su 3 (32,3%), ha ammesso apertamente di avere questa paura. La preoccupazione nel far rientrare i figli a scuola, invece, è condivisa dal 7,2% degli abitanti del Settentrione, la metà rispetto a quanto rilevato in tutto il Paese (14,2%); stessa considerazione va fatta per la paura che i ragazzi escano di casa, dove la percentuale è pari al 5,8% a fronte del 10,2% registrato a livello nazionale. Spostandoci al Centro Italia, dall’indagine è emerso come gli abitanti di quest’area risultino essere i più preoccupati dalle possibili conseguenze negative della didattica a distanza sul percorso formativo degli alunni; se a livello nazionale la percentuale è del 26,8%, nelle regioni del Centro il valore sale fino a raggiungere il 28,3%. La paura che i figli possano incontrare gli amici, invece, è condivisa dai residenti del Centro Italia in percentuale minore rispetto alle altre zone del Paese (14,2% vs 18,1% nazionale). È però nel Meridione che si registrano i valori più alti: se a livello nazionale la percentuale di genitori che ha ammesso di aver manifestato nuove paure per i figli a causa della pandemia è pari al 65,8%, al Sud e nelle Isole il valore raggiunge addirittura il 74,9%. Gli abitanti di queste aree si dichiarano perlopiù preoccupati che i diversi lockdown possano aver avuto un impatto psicologico negativo sul proprio figlio; ad ammetterlo sono il 37% dei genitori residenti al Sud e nelle Isole, percentuale più alta rispetto a quella nazionale (34,3%). Un ulteriore dato interessante emerso dall’indagine è che, tra i residenti di queste aree d’Italia, la percentuale di coloro che hanno paura di far rientrare i figli a scuola, pari al 22,6%, notevolmente superiore rispetto a quella rilevata in tutto il Paese (14,2%). Gli abitanti del Meridione e delle Isole si sono rivelati anche maggiormente preoccupati nel far prendere i mezzi pubblici ai figli (34,2% vs 26,3% nazionale).

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La storia triste dei genitori di Piero Gobetti, dimenticati e morti in povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 aprile 2021

Torino. Su Cronache da Palazzo Cisterna un articolo della professoressa Claretta Coda. “Si sa pressoché tutto di Piero Gobetti, ma quasi nulla si sa, invece, dei suoi genitori, Giuseppe Giovanni Battista, da Andezeno, e Angela Luigia Canuto, torinese”. Comincia così l’articolo di Claretta Coda, docente al liceo Aldo Moro di Rivarolo Canavese, che uscirà su Cronache da Palazzo Cisterna venerdì prossimo e che indaga a fondo la triste vicenda del papà e della mamma del “prodigioso giovinetto”, come lo definì Norberto Bobbio: di Angela, che spirò dopo lunga malattia a Ivrea nei giorni dell’occupazione tedesca, il 24 settembre 1943, e di Giuseppe, sopravvissuto alla morte dell’unico figlio e della moglie e deceduto in povertà dopo aver partecipato attivamente alla Resistenza. «Ora sono a Torino senza casa e senza famiglia” si legge in una relazione scritta dallo stesso Giuseppe Gobetti per le autorità alleate alla fine della guerra, “cerco di lavorare, ma non trovo nulla perché sono troppo vecchio, e purtroppo è vero, ho 72 anni, e per campare la vita, oggi è un affare serio, non so più come fare, vedo tutto nero, siamo alle porte dell’inverno, mi trovo male in arnese, sono senza scarpe, o sono rotte”. Per approfondire la biografia dei genitori di Piero, la professoressa Coda attinge, oltre che alla relazione di cui sopra, al Ricordo di Gobettidi Manlio Brosio, alla biografia per immagini di Piero Gobetti scritta dal professor Pianciola, al Diario clandestino 1943-46 di Fulvio Borghetti, chimico antifascista torinese, e ai documenti conservati in Istoreto nel Fondo dello stesso Borghetti. “Il mosaico che prende forma grazie ai vari contributi è triste e bellissimo” commenta nel suo articolo, già uscito qualche tempo fa su Canavèis, Claretta Coda. Giuseppe e Angela Gobetti gestivano una drogheria al numero 9 di via Bertola a Torino, lavoravano dalla mattina alla sera per garantire gli studi e un futuro dignitoso al figlio, che “seguivano con sguardo umile, adorante, quel figliolo che non pareva loro vero d’aver generato e di fronte al quale erano loro stessi i figli”, come ricorda un’altra testimonianza riportata dalla Coda nel suo articolo, quella di Edmondo Rho, uscita su un numero de “Il Ponte” del 1956. Possiamo solo immaginare il dolore straziante dei genitori per la scomparsa del figlio Piero, morto a soli 25 anni, esule a Parigi, dopo aver subito due aggressioni a opera dei fascisti, oltre all’ostilità inflessibile del regime. Poi la malattia di Angela e la deriva della coppia verso la povertà. Nell’ottobre del 1942 la loro casa torinese, un ammezzato in piazza Carlina, fu bombardata, e dopo il ricovero in un dormitorio per sinistrati dovettero sfollare a Ivrea, aiutati un poco dall’Olivetti e dalla resistenza locale. Angela morì quasi subito in ospedale, Giuseppe aderì alla lotta partigiana aiutando diversi ex prigionieri di guerra alleati in fuga: “Pensavo che il comitato di Torino sbagliava dimenticando il padre di Piero Gobetti, registrato ad Ivrea come ‘sinistrato sfollato che vive di carità’. Anche se la chiedeva con dignità e l’accettava con imbarazzo” scrive Borghetti nel suo diario. Davvero una vicenda emblematica, questa dei genitori Gobetti, dell’ingratitudine che il nostro paese ha spesso riservato alla sua parte migliore, a coloro che hanno dato tutto per la sua salvezza e la sua dignità, agli eroi silenziosi che l’hanno salvato dal baratro dell’ignominia in cui l’avevano scagliato il fascismo, una guerra scellerata e l’occupazione tedesca.“Alla sera, vedendo il padre di Gobetti, cerco di immaginare la strada vuota su cui cammina da venticinque anni e ricordo come da solo potrebbe personificare le ingiustizie subite dagli italiani negli anni della dittatura”: sono ancora le amarissime parole del diario di Borghetti, poste alla fine del suo articolo dalla professoressa Coda, che conclude, con tristezza venata dall’affetto: “Peccato che di loro si sappia così poco e che di loro anche ad Ivrea quasi non ci si rammenti. Questo articolo è scritto per ricordarli, con profondo rispetto per il loro impegno e per il loro dolore”.

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In Lombardia scuole chiuse ma nessun supporto ai lavoratori con figli a casa

Posted by fidest press agency su sabato, 6 marzo 2021

La Lombardia è in zona arancione rinforzata, quindi la didattica sarà a distanza, ma le scuole non sono affatto chiuse: il personale ATA resta in servizio a scuola e i docenti devono lavorare in didattica a distanza. Se gli studenti disabili e DSA vanno a scuola, sono obbligati ad essere a scuola, se la scuola prevede laboratori, questi saranno in presenza a scuola, e i docenti che hanno problemi di connessione o non hanno la strumentazione a casa faranno DaD da scuola.Il problema è che se le scuole sono a distanza, anche quelle dell’infanzia, i bambini sono a casa, quindi come possono i docenti, così come gli altri lavoratori, andare a scuola? Da due mesi non viene rinnovato il congedo parentale speciale per i genitori di alunni/studenti in didattica a distanza, che comunque è sempre stato retribuito solo al 50%; non ci sono strumenti utilizzabili per i lavoratori per affrontare questa situazione di difficoltà e, possiamo scommetterlo, saranno le donne a pagare il prezzo più alto, in un paese in cui ancora sono la struttura che regge quasi tutto il lavoro di cura.Non si possono prendere decisioni così importanti, in modo improvviso senza garantire i lavoratori e le loro famiglie. Chiediamo quindi che venga attuato immediatamente il congedo al 100% per i genitori i cui figli sono costretti in casa per sospensione delle lezioni e che si pongano subito le famiglie dei lavoratori nelle condizioni di affrontare con maggiore serenità un momento ancora così critico.

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Scuola: Ascensore sociale fermo, solo il 12% dei figli è laureato con genitori poco istruiti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2021

I giovani appartenenti a famiglia culturalmente poco elevate non riescono più a sganciarsi dallo status formativo di partenza. Le imprese sono preoccupate: “In Italia si avverte ancora poco la gravità di un ascensore sociale bloccato, che è anche il frutto di un mancato dialogo tra scuola e impresa – avverte Gianni Brugnoli, vice-presidente Confindustria per il Capitale umano -. Tanti giovanissimi spesso non conoscono le opportunità di lavoro che offrono le aziende del territorio”.Oggi, sullo stesso argomento, la rivista specializzata Orizzonte Scuola, oltre a soffermarsi sul blocco dell’ascensore sociale derivante dalle mancate opportunità per i giovani delle classi sociali meno fortunate, ricorda che “in Italia un laureato guadagna il 40% in più di un diplomato, ma la media nei Paesi Ocse arriva al 60%”.Anief ritiene che debbano essere aumentati gli anni di obbligo formativo, partendo da tre anni ed estendendoli fino alla maggiore età. È un passaggio indispensabile per migliorare le competenze degli alunni e per abbattere tassi di dispersione scolastica e di Neet, oltre che potenziare il Pcto nel triennio finale della secondaria di secondo grado. Assieme al dimezzamento degli alunni per classe, all’incremento degli organici e all’assunzione di tutti i precari con oltre 36 mesi di supplenze così da incentivare la continuità didattica. Tutte disposizioni che con i fondi del Recovery fund possono finalmente diventare realtà.

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«La pandemia impone ai genitori di tornare a essere educatori»

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

Osteggiata e ritenuta come ultimo baluardo della lotta contro il Covid la famigerata “Didattica a distanza” (DAD) ha significato per molti adulti ripensare totalmente il proprio ruolo di educatore e guardare alla realtà dei propri figli, senza alibi. Abbiamo chiesto un parere al teologo Armando Matteo, autore per Rubbettino del pamphlet «Il nuovo bambino immaginario. Perché si è rotto il patto educativo tra genitori e figli» Scrive Armando Matteo: Il libro che ho appena dedicato all’universo dei bambini – «Il nuovo bambino immaginario. Perché si è rotto il patto educativo tra genitori e figli» – è il frutto di letture, riflessioni e confronti durati diversi anni. La scelta di pubblicarlo quest’anno è stata presa in ragione dell’appello di papa Francesco ad un nuovo patto educativo globale, che è ovviamente passato poi in secondo piano rispetto alla terribile crisi sanitaria che ci ha investito con la pandemia da Covid-19. Ma paradossalmente questo rende in certa misura il libro ancora più attuale (ed in verità lo stesso appello di papa Francesco). Sì, perché il libro parla di educazione che non funziona più, di genitori che non “vogliono” crescere e di figli che di conseguenza non “possono” crescere, di adulti sempre più persi nei loro riti e miti e di adolescenti sempre più in difficoltà con la vita. Ebbene, mai come in questo momento storico, è dato alle famiglie e dunque ai genitori la possibilità di confrontarsi con il loro indispensabile compito educativo. Già nel lockdown della scorsa primavera, la permanenza forzata a casa aveva avvicinato molto i genitori e i figli. E probabilmente, in un grande spirito di squadra, sono riusciti a trovare risorse e gesti per andare oltre, senza dover affrontare i grandi nodi educativi prima richiamati.La didattica a distanza è – non trovo espressione migliore – una vera sciagura, una sorta di male minore da accogliere come tale. Insegnando all’università, non ho mai fatto così tanta fatica a svolgere il mio bellissimo mestiere come ora, da quando abbiamo avviato questa pratica. E posso solo immaginare la fatica degli studenti! Puoi essere il migliore professore del mondo, ma se ti mettono “a distanza” dai tuoi allievi, è come se ti tagliassero la lingua… Da tempo, infatti, immaginano che il pargoletto che hanno dato alla luce goda di miracolose profondità ontologiche, gnoseologiche e spirituali tali da renderlo, sin da subito, sin dall’uscita dal grembo materno, uno già grande, uno già pronto alla vita, uno che, seppure in formato small, è all’altezza dell’umano. Pensano ed agiscono come se il loro piccolo fosse in realtà “un semplice adulto di bassa taglia”, chiamato a vivere l’infanzia come periodo destinato unicamente al suo accrescimento verticale. Non serve educarlo, basta contemplarlo. È tempo di affrontare di petto questa situazione. È questa forma di lockdown leggero può forse sortire l’effetto del riavviare l’educazione nella nostra società. O almeno di pensarci su da parte dei genitori.

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Scuola: Il maxi-emendamento apre al congedo straordinario per i genitori

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2020

Coinvolge direttamente milioni di famiglie italiane l’emendamento 1.900 proposto dal Governo, sostitutivo del ddl n. 1925 di conversione del decreto legge 14 agosto 2020 n. 104 (il cosiddetto Decreto Agosto), relativo a misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia, su cui c’è stato il via libera del Senato e che nei prossimi giorni la Camera è chiamata ad approvare con scadenza fissata al prossimo 13 ottobre: tra le principali novità introdotte figura, nell’articolo 21-bis, la possibilità per i genitori dipendenti di svolgere il lavoro in modalità agile, qualora i figli minori di quattordici anni si trovino in quarantena a seguito di contatti verificatisi a scuola o nell’ambito dello svolgimento delle attività sportive di base. Qualora la prestazione non possa essere svolta in modalità agile è prevista l’astensione del lavoro: in tal caso la retribuzione sarà corrispondente al 50% di quanto percepito, nel caso in cui non sia possibile svolgere l’attività lavorativa in modalità agile. Di fatto, la norma consente al genitore lavoratore dipendente di svolgere l’attività lavorativa in modalità agile (comma 1) o di fruire di un congedo straordinario (comma 2-6), fino al 31 dicembre 2020, in caso di quarantena del figlio convivente, minore di quattordici anni. Il beneficio è riconosciuto nel limite di spesa di 50 milioni di euro per l’anno 2020. L’INPS provvede al monitoraggio del limite di spesa e qualora dal predetto monitoraggio emergesse che è stato raggiunto anche in via prospettica il limite di spesa, l’INPS non prende in considerazione ulteriori domande. Inoltre, al fine di garantire la sostituzione del personale scolastico che usufruisce del congedo straordinario, la norma autorizza la spesa di 1,5 milioni per il 2020 (comma 7). Il comma 8 provvede alla copertura: la RT fornisce assicurazioni circa la disponibilità delle relative risorse.

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Un figlio in quarantena con i genitori che lavorano

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

“Un figlio che deve rimanere a casa da scuola perché in quarantena e due genitori che lavorano. Uno scenario che, alla riapertura dell’anno scolastico, potrebbe realizzarsi. Per questo, nell’ultimo Consiglio dei ministri del 3 settembre è stato previsto un decreto che introduce lo smart working e il congedo per chi ha figli sotto i 14 anni in quarantena. ‘Sono previste – si legge nel comunicato stampa di Palazzo Chigi – misure in materia di smart working e congedi straordinari per i genitori di figli minori di quattordici anni nei casi di quarantena obbligatoria dei figli. Per il Commissario straordinario per l’Emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, ‘se c’è una famiglia di due genitori che lavorano, se hanno un figlio contagiato e uno dei due deve restare in casa, non necessariamente, ma possibile che sia vero, quello che rimane a casa non ci deve rimettere neanche un euro”. A sua volta la ministro Bonetti ha spiegato che ‘su questo tema il governo è impegnato a dare risposte: stiamo lavorando per scrivere le norme che riattivino i congedi parentali che già in tempo Covid avevamo attivato e il diritto allo smart working”. Non c’è che dire, mi sembrano risposte giuste, e come dice il commissario Arcuri: il genitore che rimane a casa non ci deve rimettere un euro. E se entrambi i genitori o mamma single con attività commerciale si ritrovano in questa condizione che si fa? Ah già, si arrangiano. Loro e i loro figli. Mica il lavoro autonomo può essere considerato un lavoro, è un hobby. Tutto ciò indica che il provvedimento è stato varato senza che si sia avuta la possibilità di sollevare questo problema. Anzi il fatto stesso che non sia stato considerato tale problema, dimostra in pieno la sensibilità che il governo giallorosso ha nei confronti degli imprenditori e delle Partite Iva. Tutti ricchi che non necessitano di attenzione. In fondo hanno già dato 600 euro, non basta?”. Lo dichiara Lino Ricchiuti, viceresponsabile nazionale Imprese e mondi produttivi di Fratelli d’Italia.

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Genitori con figli hikikomori

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

La Pandemia riaccende adesso l’attenzione sugli hikikomori poiché accresce il rischio che un maggior numero di adolescenti e giovani adulti non voglia più uscire di casa. Come aiutare allora questi ragazzi (la cui età di insorgenza del disagio è sempre più precoce) e le loro famiglie? “Esistono sul territorio nazionale delle istituzioni che si occupano del ritiro sociale, come l’Istituto Minotauro a Milano o il Policlinico Gemelli di Roma, ma non esistono ad oggi delle linee guida ufficiali su come poter aiutare efficacemente il ritirato sociale e la sua famiglia”, spiega ancora D’Oria. Da qui nasce ‘Ritirati, ma non troppo. Un aiuto per le famiglie’, il nuovo progetto clinico e di ricerca sul fenomeno del ritiro sociale promosso da Magda di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’IdO.
“Questa iniziativa mette insieme un gruppo di psicologi/ psicoterapeuti, neuropsichiatri infantili e pediatri che, partendo da una visione comune- prosegue D’Oria- stanno studiando e approfondendo il ritiro sociale adolescenziale e giovanile nell’ottica della complessità. La ricerca teorica si affianca a un progetto terapeutico rivolto ai genitori con figli ritirati sociali”.
In sostanza ‘Ritirati ma non troppo’ prevede un percorso di 6 incontri (i primi 4 a cadenza settimanale e gli ultimi due a cadenza quindicinale) con due gruppi di 5 famiglie di ragazzi hikikomori ciascuno, a partire da venerdì 26 giugno alle ore 15 e alle ore 17. Ogni gruppo durerà circa un’ora e 30 minuti e sarà gratuito per i partecipanti. La modalità è online su Skype e per informazioni sulle modalità di partecipazione basta scrivere a pmldoria@gmail.com. L’offerta dei gruppi crescerà via via che arriveranno le richieste di adesione da parte delle famiglie.
In quanto già volontaria di ‘Hikikomori Italia’ in Puglia, D’Oria ricorda che “l’associazione fondata da Marco Crepaldi ha avuto il merito di diffondere sul territorio nazionale la conoscenza del fenomeno e di creare dei gruppi di auto-mutuo aiuto per le famiglie, in cui gli psicologi hanno il ruolo di conduttori, ma non si parla di veri e propri gruppi terapeutici. Dalla mia esperienza come conduttrice di questi gruppi di auto-mutuo aiuto mi rendo conto che, dopo una prima fase di confronto e supporto tra i membri del gruppo, si crea uno stallo: viene a mancare quella funzione terapeutica che può far crescere realmente il gruppo. Inoltre, i genitori chiedono al professionista un aiuto concreto che, laddove possibile, preveda anche un cambiamento del setting classico per abbracciare l’home visiting quale possibilità alternativa che permetta di agganciare il ragazzo ritirato”.
La scuola ha un ruolo fondamentale per riconoscere i giovani prima del drop-out.

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Molti alunni, genitori e docenti sotto stress: serve un supporto psicologico

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

Il mantenimento del diritto allo studio anche nell’attuale situazione di emergenza rischia di provocare dei contraccolpi psicologici non indifferenti a chi è impegnato in questi giorni a fronteggiare l’emergenza del Coronavirus, con conseguenze emotive e psicologiche: anche gli allievi, le loro famiglie, il corpo insegnante e il personale Ata impegnato in turnazioni e lavoro “agile”. Una condizione che diventa pesantissima nei casi in cui un congiunto sia stato contagiato dal Covid-19. Ecco perché diventa fondamentale, per superare la situazione, il coinvolgimento di pediatri, neuropsichiatri, psicologi, logopedisti. È partito in queste ore il progetto “Lontani ma vicini”, con 30 psicologi in ascolto e una équipe medicospecialistica di 40 operatori. Marcello Pacifico (Anief): “Ben venga l’iniziativa, ma è chiaro che il problema è ad ampio raggio, perché riguarda tantissimi cittadini e, soprattutto per il protrarsi dell’isolamento obbligatorio, potrebbe man mano aggravarsi. È bene, quindi, che il ministero dell’Istruzione preveda il supporto di esperti, a sostegno delle famiglie colpite, stipulando anche altri accordi e il coinvolgimento di più addetti. Anche dei docenti e del personale scolastico, laddove le condizioni conseguenze emotive e psicologiche diventino per loro difficili da governare”.
Gli effetti sulla psiche della permanenza forzata nelle mura domestiche, per via del rischio contagio del Coronavirus, non sono trascurabili. Soprattutto se, purtroppo come sembra, l’obbligo di rimanere nelle proprie dimore dovesse protrarsi per altre settimane, sino a protrarsi al mese di maggio. Tra coloro che figurano più a rischio contraccolpo psicologico, derivante dall’adattamento ad una situazione decisamente anomala, ci sono sicuramente bambini e adolescenti. Ma anche gli stessi insegnanti, costretti a mettere in discussione le loro certezze professionali, per ridefinire modalità d’insegnamento, organizzative e comunicative in un contesto nuovo e ricco di insidie.

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“La didattica a distanza richiede un più stretto patto di collaborazione tra insegnanti e genitori”

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

In questo momento difficile, la scuola ha un ruolo di grande responsabilità e non soltanto per garantire la continuità didattica, ma per tenere vivi i legami sociali e dare regole di comportamento. “E’ nella mission del FAES, che significa appunto Famiglia e Scuola, essere vicini alle famiglie – conferma Sam Guinea, responsabile del Progetto Coding di Scuole FAES Milano – ora però cerchiamo di farlo ancora di più, con aiuti pratici, come procurare un pc a chi non ce l’ha, o spiegando ai ragazzi sui social perché vengono loro chieste certe rinunce, come limitare le uscite o avere disciplina nell’uso dei dispositivi elettronici, che dopo una certa ora vanno spenti”.“E d’altro canto – continua Guinea – senza il supporto dei genitori gli insegnanti non possono affrontare per lungo tempo, come si profila, la sfida della didattica a distanza, specialmente per quanto riguarda bambini e ragazzini della scuola primaria e secondaria di primo grado che non sono autonomi nell’uso di strumenti tecnologici. Serve che mamma o papà – pur oberati da cambi di abitudini e di orari, smark working, gestione dei figli a casa – ritaglino un po’ di tempo per aiutarci nel coordinamento delle attività da remoto”.
Scuole FAES Milano è una realtà di oltre 1100 studenti, dall’asilo nido ai licei, che ha grande dimestichezza con il digitale (il coding, cioè la programmazione, viene insegnato dalla seconda elementare e le abilità tecnico-informatiche sono promosse a tutti i livelli di istruzione) e tuttavia riconosce che fare a didattica a distanza non è solo una questione tecnologica: non si può improvvisare, non significa tenere cinque ore di lezione online come se si fosse tutti in aula, o dare più compiti come durante le vacanze, ma riprogettare completamente il modo di insegnare.“Abbiamo lavorato a lungo – spiega Guinea – per mettere a punto un sistema che speriamo sia efficace per la fascia 6-14 anni: registriamo video di 10-15 minuti sui vari argomenti e alleghiamo una comunicazione ai genitori che spiega quando è necessario il loro intervento (un altro video da scaricare, una ricerca da fare via internet), così che possano organizzarsi. Naturalmente lasciamo del tempo, perché non sappiamo quando lo studente vedrà la consegna – magari durante il giorno sta con i nonni che non hanno il pc, oppure usa quello di papà o mamma quando non fanno smart working – né quando il genitore potrà aiutarlo. Solo successivamente affrontiamo l’argomento online, in piccoli gruppi alla volta o tutti insieme, e in un secondo momento introdurremo le valutazioni, che sono necessarie”. Alla scuola primaria però è già stato fatto un primo tentativo di interrogazione: a gruppi di 3-4 connessi in videoconferenza, in base alla disponibilità a collegarsi dichiarata dai genitori, i bambini hanno affrontato delle brevi schede di lettura. E’ stata anche organizzata una “merenda col maestro”, un appuntamento live per tenere vivo l’aspetto relazionale.

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Scuola: Organi collegiali sempre deserti: i genitori vivono la scuola solo sui social

Posted by fidest press agency su martedì, 4 febbraio 2020

I genitori degli alunni si allontanano dalla scuola, ma solo fisicamente. Perché quando c’è da votare i loro stessi rappresentanti negli organismi collegiali (Consiglio d’istituto e Consigli di classe) sono sempre meno a presentarsi e a candidarsi. Mentre sui social media, l’argomento della formazione dei figli rimane tra i più trattati. L’assurdità è che nell’istruzione, a regolare la rappresentatività e la partecipazione democratica nella scuola dei genitori, come dei docenti e degli studenti, è ancora il Titolo I del DPR 31 maggio 1974 n. 416 sugli organi collegiali.Marcello Pacifico (Anief): “Quelle norme hanno fatto il loro tempo. Continuare a fare finta di nulla sta rendendo sempre più marginale il ruolo dei genitori e delle famiglie nelle decisioni scolastiche, che invece deve essere necessariamente vivo, perché altrimenti verrebbe meno quel patto di corresponsabilità che è alla base della frequenza proficua degli alunni a scuola. Inoltre, è sempre da quei decreti delegati che arrivò la spallata finale per l’avvio del processo di impiegatizzazione degli insegnanti, sia dal punto di vista retributivo sia a livello di funzione educativa e didattica, più imposta dall’alto e impossibile da mettere anche solo in discussione”.Nella scuola la politica dell’immobilismo sta portando frutti sempre più malati: perché quando una delle componenti centrali dell’educazione e della formazione degli alunni, quale è quelle delle loro famiglie, progressivamente si allontana dalla vita scolastica, sino a rasentare l’indifferenza, allora significa che è proprio giunta l’ora di intervenire: “quando c’è da mettere in discussione le decisioni di maestre e professori, i tribunali sono presi d’assalto dai ricorsi di mamme e papà che obiettano su tutto: rimandi e bocciature, valutazioni dei compiti e delle interrogazioni, fino al voto sulla condotta”, scrive in queste ore Repubblica.I dati dell’affluenza alle urne per il rinnovo dei rappresentanti negli organismi scolastici, spiega il quotidiano, è emblematico, perché “gli ultimi dati forniti dal ministero dell’Istruzione (quelli che compaiono nei Rav, Rapporti di autovalutazione degli istituti relativi al triennio 2019/2022) mostrano una partecipazione alla vita democratica delle scuole al minimo storico: meno di un genitore su dieci al voto nei licei, negli istituti tecnici e nei professionali; poco più di uno su 5 nel primo ciclo, scuole elementari e medie. Vent’anni fa, tra elementari e medie si recava al voto un genitore su tre, più di 13 su cento al superiore. E un decennio prima, nel 1989/1990, erano quasi 4 su dieci nel primo ciclo e 16 su cento alla secondaria”. I numeri la dicono lunga sulla necessità di andare a rivedere il Titolo I del DPR 31 maggio 1974 n. 416 sugli organi collegiali e la partecipazione democratica nella scuola, introdotti dall’allora ministro il democristiano Franco Maria Malfatti. “Come sindacato – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – riteniamo che quelle norme abbiano fatto il loro tempo. Se erano anacronistiche già nel 2000, quando è stata avviata la scuola dell’autonomia, figuriamoci nell’era dei social media e dell’interattività permanente”.“Di riforma dei decreti delegati del 1974 – continua Pacifico – si parla da vent’anni: prima durante il lungo mandato di Letizia Moratti, ma soprattutto nel 2015 con la Buona Scuola di Renzi. Solo che non se ne è mai fatto nulla. Da qualche anno, c’è una commissione permanente al Miur che sta provando a capire quali sono le esigenze, ma siamo sempre nell’orbita dei progetti. La verità è che le modifiche servirebbero anche per andare a incrementare il potere decisionale dei docenti. I quali, dopo gli studenti, rimangono indiscutibilmente gli attori principali, con delicate responsabilità formative e docimologiche”.

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Genitori lasciano a casa i figli per protesta contro la scuola insicura

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 novembre 2019

Succede nella scuola primaria di Cardano al Campo, in provincia di Varese, dove tredici famiglie di una classe hanno deciso di lasciare a casa i propri figli di otto anni, nonostante, la scuola dell’obbligo.Per Marcello Pacifico, presidente Anief, “è arrivato il momento per la politica di passare dai proclami contro le classi pollaio, ai fatti, partendo proprio dalla revisione della Legge di bilancio che secondo la nota di aggiornamento del DEF addirittura riduce la spesa pubblica per l’Istruzione rispetto al Pil, fino al 2035, dal 4% al 3,2%” Se un genitore decide di non mandare il figlio a scuola ha i suoi buoni motivi. Nel Varesotto, ha scritto la stampa locale, hanno voluto inviare “un messaggio preciso lanciato verso il Provveditorato agli studi della provincia di Varese e alle istituzioni superiori per risolvere un problema che si trascina da ormai tre anni e che per loro è diventato ora insostenibile”.«La situazione disciplinare che si registra in classe risulta per i nostri bambini e per noi genitori insostenibile sul piano educativo ma soprattutto per ciò che concerne la sicurezza dei nostri figli», scrivono le tredici famiglie di Cardano in una lettera aperta. A margine spiegano che il problema nasce dalla impossibilità della scuola di tenere a freno le intemperanze di un alunno. Il risultato è una serie di episodi violenti. I genitori raccontano di banchi divelti, oggetti lanciati, pugni in faccia, occhiali rotti e tanti altri avvenimenti che non li lasciano tranquilli ogni volta che accompagnano i loro bambini davanti alla primaria cardanese. «In prima questa era una classe formata da 31 studenti, oggi si sono ridotti di un terzo», racconta un papà. «Sto meditando di fare anche io lo stesso e a gennaio di spostare mia figlia altrove. Non sono più sereno».L’iniziativa, continua la lettera, «ha lo scopo di attirare l’attenzione di chi deve attivarsi per ripristinare una situazione di normalità. Non è il prodotto di una decisione impulsiva, ma la conseguenza del mancato intervento incisivo atto a tutelare i bambini». La richiesta non è formulata ad insegnanti di classe, ai dirigenti scolastici presenti e a quello attualmente in carica («al quale va riconosciuto un impegno mai riscontrato in precedenza»), ma all’amministrazione, la quale costringe gli alunni a mantenere un clima in classe «non è certo idoneo a favorire un sereno percorso di crescita umana e culturale di un bambino».

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Cannabis: la priorità è chiudere gli shop per tutelare i nostri figli

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Nel 68% dei casi, i rivenditori dei cannabis shop hanno venduto ai minorenni. Nel 72,2% dei casi non è stato chiesto loro un documento prima dell’acquisto. Nel 72,2% dei casi i minori dicono che non è stato chiesto loro un documento prima dell’acquisto in un cannabis shop; mentre nel 68% dei casi il rivenditore non si è rifiutato di vendere il prodotto nonostante fossero minorenni. Sono questi i dati allarmanti e inaccettabili della recentissima indagine “Venduti ai Minori” sui prodotti vietati dalla legge come Alcol, Tabacco, Cannabis, Giochi d’azzardo, Pornografia e ugualmente venduti ai minori, presentata il 15 gennaio scorso in Senato e curata dall’Università Europea di Roma.Inoltre, l’indagine ha rilevato con quanta facilità i minori accedano alla “Cannabis light”, non conoscendone i danni per la salute e il divieto per uso ricreativo. All’interno dei cannabis shop: nel 30% dei cannabis shop non sono presenti cartelli di divieto di vendita ai minorenni e il 35% dei minori dichiara di non averci fatto caso (quindi non esposti in luogo visibile). Solo il 21% degli intervistati li ha visti in alcuni negozi e il 14% dichiara di averli visti sempre. Inoltre: il 69,6% degli intervistati dichiara l’assenza di cartelli per spiegare il corretto utilizzo della sostanza; solo il 3,1% di loro dice di averli visti sempre”I risultati sono chiari inoltre nel confermare che le informazioni veicolate dai media tendono a confondere i giovani. Infatti, solo il 68,1% del campione intervistato riconosce come serie e permanenti le conseguenze del consumo di cannabis, tuttavia non è da sottostimare il dato che il 7,5% dei minori ritiene che la cannabis non abbia nessun tipo di effetto sulla salute e sullo sviluppo. Per quanto riguarda la cannabis ‘’light’’ i ragazzi, tuttavia, non conoscono la norma che ne regolarizza la vendita e l’utilizzo, tant’è che solo il 27% di loro sa che è un prodotto tecnico e da collezione, non adatto alla combustione (quindi ad essere fumata) e vietato ai minori di 18 anni. Gli altri rispondono che è legale e si può fumare (27%) o che è sempre illegale (26%). Come per la cannabis, moltissimi (20%) rispondono che è legale su prescrizione medica; ancora una volta, probabilmente, le informazioni veicolate dai media tendono a confondere i giovani. (Nota del Moige – Movimento Italiano Genitori)

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Vaccini: i dirigenti scolastici devono seguire le indicazioni del Governo

Posted by fidest press agency su domenica, 2 settembre 2018

Bisogna accettare la circolare ministeriale: i DS non sono responsabili delle dichiarazioni mendaci delle autocertificazioni dei genitori, ma se non la rispettano saranno passibili di provvedimenti da parte delle autorità competenti. Bene la visione dell’On. Villani: è necessario seguire le direttive del ministero dell’istruzione; infatti, la circolare in questione, modificando solo in parte la norma, non inficia la tutela della salute pubblica ma consentirà ai bambini di frequentare le scuole senza la paura di essere allontanati. Il giovane sindacato si è molto speso per il delicato problema delle vaccinazioni: rispetto alla notizia di uno dei maggiori sindacati della dirigenza scolastica che afferma come i DS non rispetteranno le indicazioni fornite nella circolare Miur-Ministero della Salute, in quanto nella medesima si indica che, in merito all’obbligo vaccinale, sarà sufficiente l’autocertificazione da parte dei genitori, mentre nelle legge Lorenzin era prevista la presentazione della documentazione dell’ASL, Udir sposa in toto il pensiero del portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, Virginia Villani.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, afferma che “visto che l’inosservanza della circolare potrà esporre i singoli dirigenti scolastici al rischio di conseguenze sotto il profilo disciplinare, non è certamente nostra intenzione farli inciampare in questo pericolo. Noi siamo per il rispetto della Circolare. Per quanto riguarda poi la problematica degli alunni immunodepressi o non vaccinabili per motivi di salute, come è stato detto, si troverà una soluzione insieme con le famiglie. Il diritto allo studio è sacrosanto come quello alla salute: è possibile tutelarli entrambi, seguendo le direttive”.

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Genitori in classe per capire la musica di domani

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

Il nuovo rap e l’indie stanno spopolando nelle classifiche e nei gusti dei teenager, e influenzano il linguaggio quotidiano dei giovani. L’idea è di Giffoni Experience, che durante la 48esima edizione del Festival in programma dal 20 al 28 luglio, terrà il primo ciclo di workshop specificatamente dedicati ai genitori. L’obiettivo di questo evento di Parental Experience – sezione creata per le famiglie – sarà far capire agli adulti origine, ragioni e chiavi del successo che il rap e la musica indipendente hanno tra i ragazzi. Parental Experience, che da sempre affronta storie cinematografiche profonde e impegnate, offrirà anche questo spazio didattico dedicato alla musica e al linguaggio dei nostri ragazzi. “L’idea – spiega il direttore Claudio Gubitosi – nasce dall’esigenza di avvicinare sempre più gli adulti al mondo dei ragazzi, e il primo mezzo per farlo è quello del linguaggio. Alcuni artisti di oggi hanno molto in comune con i cantautori degli anni ’70, sia per i testi che scrivono sia per i messaggi che lanciano.””I genitori di oggi facevano fatica a far capire ai loro padri e madri perché amavano Rino Gaetano o De Andrè. E come i cantautori non erano compresi dai genitori, così oggi artisti come Coez, Ghali o Calcutta sono misteriosi e apparentemente inaccessibili per gli adulti. Lo scopo di questi workshop è avvicinare questi due linguaggi, quello della musica a quello dei ragazzi, senza escludere i genitori ma coinvolgendoli.”A tenere i workshop saranno esperti e protagonisti della scena musicale rap e indipendente. MN Holding, tra le più importanti società italiane di comunicazione artistica, curerà la partecipazione di questi talent a Giffoni.”L’evento sarà non solo di formazione – prosegue Gubitosi – ma anche di divertimento nel vedere i genitori alle prese con questi nuovi linguaggi. E perché no, farli appassionare come quando avevano l’età dei loro figli.”

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Scuola: Raggi invia lettera a genitori per informare su iter obbligo vaccinazioni

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

vaccinazione-antinfluenzale-2012-2013Roma. La Sindaca di Roma Virginia Raggi ha inviato alle scuole comunali una lettera informativa indirizzata ai genitori per ricordare loro le novità introdotte dalla legge n.119 del 31 luglio scorso sull’obbligo di vaccinazione per tutti i minori di età compresa tra 0 e 16 anni, inclusi i minori stranieri non accompagnati e quelli non residenti e non domiciliati in Italia, che frequentino un istituto scolastico italiano. Data la rilevanza di questa normativa e degli effetti derivanti dalla sua applicazione, la Sindaca ha ritenuto doveroso riassumere le principali prescrizioni del provvedimento adottato dal Governo in modo da facilitare il compito di genitori, tutori e soggetti affidatari per il nuovo anno scolastico.
Nella lettera la Sindaca ha ricordato i vari passaggi che le famiglie devono compiere per essere in regola con la normativa, e la documentazione da depositare. Si evidenzia che la predetta documentazione potrà essere sostituita da un’autocertificazione il cui modello, allegato alla lettera e scaricabile sul sito di Roma Capitale, consente di dichiarare alcune motivazioni di esonero previste dalla normativa.Non tutti i minori di età compresa tra 0 e 16 anni sono obbligati alla vaccinazione, in quanto possono essere esonerati coloro i quali risultino immunizzati a seguito di malattia naturale; allo stesso modo, sarà possibile dichiarare di essere in attesa del rilascio di vaccini monocomponenti o combinati in modo tale da tenere conto delle immunizzazioni esistenti. Raggi nella missiva ha ringraziato le famiglie per l’attenzione e la collaborazione volta a tutelare la salute dei bambini, augurando loro un sereno inizio del nuovo anno scolastico.

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Convegno sulle malattie rare

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 gennaio 2017

bolognaBologna 18-19 febbraio 2017 Sympo’ ex Chiesa, via delle Lame 83 (Bo) Nel mondo milioni di persone sono affette da patologie genetiche rare e la ricerca scientifica avanza con i suoi tempi combattendo costantemente con le risorse economiche spesso non sufficienti. Garantire risposte ai genitori in attesa di conoscere il percorso da seguire per regalare un futuro dignitoso al proprio figlio non è facile ed è proprio “la fame di sapere” che ha spinto due associazioni, l’ ANGSA Bologna, associazione dei genitori di persone con autismo, guidata dalla Presidente Marialba Corona e L’Abbraccio di Uma-Onlus guidata dalla Presidente Stella Di Domenico, a farsi promotori di un convegno: “Insieme per la Phelan e l’autismo”. L’Abbraccio di Uma é una associazione specifica per la sindrome di Phelan Mc Dermid e questa patologia può a tutti gli effetti essere annoverata fra le sindromi autistiche.
Per entrambe la speranza di una possibile e vicina “cura” ma anche la volontà di riunire grandi Genetisti e Clinici per fare un il punto della situazione, per dare la possibilità alle famiglie di poter ascoltare le novità e sviluppare anche un discorso riabilitativo ad hoc.
Un Convegno di grande importanza che toccherà tutti gli aspetti legati alla Phelan McDermid e all’autismo sui quali relazioneranno Genetisti, Clinici, ricercatori e Terapisti di grande fama, tra cui: la biologa e ricercatrice MARIA CLARA BONAGLIA responsabile dell’unità di ricerca dell’Istituto Scientifico E.Medea di Bosisio Parini (LC) che interverrà con “La storia di Uma: un paradigma della complessità genomica ” ; Il Professor Pierluigi Politi, Professore di Psichiatria dell’Università degli Studi di Pavia; La Dottoressa Orsetta Zuffardi Professore di Genetica Medica e Biologia presso Università degli Studi di Pavia ; La dottoressa Livia Garavelli Responsabile di Struttura Semplice Dipartimentale dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia ; La dott.ssa Elena Maestrini docente di Genetica all’Università di Bologna ; La dottoressa Pamela Magini U.O. Genetica Medica Policlinico S.Orsola-Malpighi, Università di Bologna; la prof.ssa Antonia Parmeggiani docente di Neuropsichiatria Infantile al Policlinico S. Orsola – Malpighi, Università di Bologna ; La Dott.ssa Rita Di Sarro della Usl di Bologna ; La Dott.ssa Mariella Olla , Logopedista presso la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma; La Dott.ssa Franca Rosa Guerini Biologo ricercatore presso la Fondazione Don Gnocchi ; Il Prof. Alberto Spalice Neurologo presso l’ Umberto I Policlinico di Roma; La Dott.ssa Chiara Verpelli e il dott. Carlo Sala ricercatori presso il CNR di Milano. Con il patrocinio del Comune di Bologna e la partecipazione dell’Associazione Couponlus che, con il suo Presidente Nicola Turrini, ha contribuito alla organizzazione dell’evento, di Telethon, del Servizio Sanitario Regionale Emilia Romagna, dell’Associazione Panificatori di Bologna e Provincia.

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Il diabete nei bambini angoscia i genitori

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2016

diabete testLa principale preoccupazione per i genitori di un bambino con diabete? La riduzione del livello di zuccheri nel sangue e le crisi di ipoglicemia. È questo il vero incubo per 7 genitori italiani su 10, secondo l’indagine internazionale DAWN Youth promossa da International Diabetes Federation (IDF) e International Society for Pediatric and Adolescent Diabetes (ISPAD), con il contributo di Novo Nordisk, e condotta su circa 7mila bambini e ragazzi con diabete, sui loro genitori e sugli operatori sanitari.
Genitori che, in 6 casi su 10, si sentono in qualche modo “oppressi” dalla malattia del figlio; in 1 caso su 2 (47%) dichiarano di avere avuto per questo motivo ripercussioni negative sul lavoro; e per il 33% denunciano un impatto economico da moderato a forte sul proprio bilancio familiare. Più positivi, invece, i diretti interessati, ossia i bambini e gli adolescenti con diabete, che nella stragrande maggioranza dei casi (93%) dichiarano che la malattia non ha mai causato, se non di rado, imbarazzo, e che nel 95% dei casi pensano di non sentirsi mai, o solo qualche volta, discriminati o limitati nelle proprie relazioni sociali e godono complessivamente di una buona qualità di vita. Anche se 3 giovani su 4 confessano che raramente il loro diabete è sotto controllo.“Che la paura di episodi di ipoglicemia, in particolare quelli notturni, nei propri figli preoccupi oltremodo i genitori non stupisce”, dice Fortunato Lombardo, coordinatore del Gruppo di studio sul diabete della Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica (Siedp). “Questo dato, che si riscontra in tutti i Paesi, deriva essenzialmente dalla paura delle conseguenze nell’immediato; dalle possibili manifestazioni della crisi ipoglicemica: palpitazioni, tremore, sino alle convulsioni e alla perdita di conoscenza, che in un bambino assumono caratteristiche ancora più drammatiche”, prosegue.“Il diabete infatti ha un forte impatto emotivo e psicologico sui genitori”, aggiunge Lombardo. “La nostra attenzione di pediatri diabetologi è indirizzata pertanto non solo alla cura della malattia ma al prendersi cura, nel complesso, del bambino e dei familiari: grande impegno è messo nell’educazione terapeutica, negli aspetti informativi, educativi e di sostegno ai familiari. Un grande aiuto, peraltro, viene dalle tecnologie innovative, sotto forma di nuovi microinfusori e nuove insuline, le cui caratteristiche producono minori effetti indesiderati, quali appunto le ipoglicemie”, conclude.Sono 18mila, secondo i dati della Siedp, i bambini e gli adolescenti colpiti in Italia dal diabete tipo 1, la forma più grave della malattia che richiede la somministrazione dell’insulina, attraverso iniezioni da quattro a sei volte al giorno oppure l’impiego del microinfusore. Questi giovani sono assistiti da una rete di oltre 60 centri di diabetologia pediatrica, uniformemente distribuiti sul territorio nazionale. Nel complesso sono circa 300mila, per il Ministero della salute, gli Italiani, giovani e adulti, con diabete tipo “Il numero di giovani e bambini con diabete tipo 1 è in crescita, particolarmente nella fascia di età inferiore ai 6 anni. Soprattutto, esiste un’importante percentuale di giovani, circa il 30%, a cui la malattia viene diagnosticata solo quando si manifesta la chetoacidosi, una grave crisi dovuta all’impossibilità dell’organismo di utilizzare il glucosio come fonte energetica – per mancanza di insulina – che viene quindi sostituito con i grassi. Infatti, frequentemente i sintomi iniziali del diabete in un bambino sono spesso confusi con altre malattie”, dice Franco Cerutti, Presidente Siedp. “Il diabete tipo 1 in età evolutiva, pur costituendo una minima parte della totalità delle persone che soffrono di questa malattia, è una delle endocrinopatie più frequenti in età pediatrico-adolescenziale, oltre ad essere una malattia cronica che, se non affrontata adeguatamente, può provocare un impatto familiare e sociale negativo. La presa in cura del bambino o adolescente diabetico rappresenta una sfida il cui obiettivo è di investire sulla loro salute, in modo da assicurare un’adeguata qualità di vita futura, riducendo il più possibile l’età di insorgenza delle complicanze. A questo proposito giova dire che, mediamente, il compenso glicometabolico dei bambini con diabete italiani è tra i migliori”, conclude.E proprio ai bambini tra i 3 e gli 8 anni con diabete tipo 1 è dedicata una nuova app – Pancry Life – ideata da AGDI Italia – Coordinamento tra le associazioni italiane giovani con diabete, patrocinata da SIEDP – Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica e realizzata con il supporto non condizionato di Novo Nordisk. Pancry Life è la prima applicazione di tale genere progettata per iOS e Android (già disponibile per l’installazione su Apple Store e Google Play) e si pone a metà strada tra il gioco elettronico e lo strumento educativo.Attraverso il gioco il bambino costruisce il proprio “avatar” e inizia l’avventura interattiva con l’aiuto di un simpatico personaggio parlante: Pancry, che lo aiuta e affianca in tutti i momenti cruciali del gioco, prettamente incentrato sull’esecuzione delle gestualità giornaliere atte a tenere sotto controllo e trattare il diabete.Pancry Life è stata sviluppata grazie alla consulenza medico-scientifica di Stefano Tumini, Responsabile Servizio di Diabetologia Pediatrica, Ospedale di Chieti.

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I genitori non giocano più con i figli

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2016

“I genitori non sanno più giocare con i loro bambini, giocano di più con il computer o la palestra”. È un problema “culturale del nostro tempo”, spiega Anna Di Quirico, danza movimento terapeuta dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), che conduce da 10 anni il ‘Laboratorio di Danza Movimento Terapia (DMT) genitore-bambino’. Il lavoro verrà presentato al XVII convegno nazionale dell’Istituto dal 21 al 23 ottobre a Roma. “I genitori accolti dall’IdO vivono però una sofferenza: i figli hanno una problematica di sviluppo evolutivo (relativa alla relazione e alla comunicazione) e, come padri e madri, si attivano soprattutto da un punto di vista prestazionale per spronare i loro bambini a dare risposte sempre più adeguate. Sembrano così tanto feriti da quella parola non detta e da quell’atteggiamento particolarmente rigido che puntano molto sulla performance- spiega la terapeuta- sia per la loro storia individuale che per il collettivo che funziona in questo modo. Il laboratorio dell’IdO, avvicinandoli al gioco e all’esperienza creativa attraverso gli stimoli offerti dall’arte, la danza e la giocosità, permette a questi adulti di imparare a rapportarsi al loro bambino in modo nuovo e diverso. Imparano a riappropriarsi di un ruolo prima impoverito, perché colui che bada alla prestazione si comporta più come un maestro che come un genitore”.
Il punto di partenza secondo Di Quirico “è mettere genitori e bambini in una situazione naturale, che crei un sentimento di fiducia. Non devono sentirsi giudicati – continua la danzamovimento terapeuta-, loro si portano dentro la paura di aver già sbagliato a causa del problema evolutivo presente nei loro bambini. Parliamo di problematiche di tipo affettivo, come l’incapacità di tollerare le frustrazioni, che si riversano poi in modo importante sulla comunicazione e possono causare anche ritardi nel linguaggio”.
Nel setting di gioco e movimento ogni bambino è accompagnato da uno solo dei genitori (mamma o papà). “Il primo passo che faccio come conduttore del gruppo è far sentire al genitore che il bambino sta facendo delle cose che hanno senso: quel legnetto preso in quel momento ha un significato, quel cuscino messo in quel modo ha un valore, così come quel particolare comportamento motorio ed espressivo. Il secondo passo è far sperimentare al genitore un atteggiamento particolarmente affettivo verso altri bambini, non direttamente con il proprio figlio. Nelle restituzioni verbali con i genitori- prosegue Di Quirico- questo poter sperimentare un sentimento che pensavano di non essere in grado di vivere, sia rispetto al diniego che a una tenerezza che non riuscivano a sprigionare, è molto importante perché poi saranno in grado di trasmetterlo al loro bambino e agli altri figli a casa”.
Un altro “grande” tema è l’autoregolazione: “All’inizio della terapia la relazione genitore-figlio è molto prestazionale. Il genitore bada alla prestazione del bambino, sta attento che faccia bene le cose. Successivamente, grazie al percorso che matura in una direzione sostenuta dal setting, il genitore punterà alla qualità affettiva con cui lui stesso si rivolge al suo piccolo. Da controllore intento a correggere diventerà un genitore che gioca”. Come incide sullo sviluppo di un bambino la mancanza di gioco? “I genitori che hanno partecipato al laboratorio mi hanno detto che questo tipo di percorso servirebbe a tutti i bambini delle scuole materne. Si sono resi conto che la giocosità apre i canali relazionali, sociali, affettivi e cognitivi. Hanno compreso che il gioco sarebbe una grande risorsa per tutta la scuola”. Di Quirico parla di giochi che liberano la funzione immaginativa: “Il gioco d’avventura, il gioco che incanala l’energia nell’immaginazione di miti, di personaggi fantastici che non devono essere quelli del Nintendo o della Playstation. Devono appartenere al mondo della fantasia che si produce liberamente nello stare insieme. I genitori lamentano che questa funzione viene molto trascurata nei percorsi educativi. Vengono proposti piuttosto giochi prestazionali come il mettere i blocchi in sequenza. Sono tutti giochi molto importanti- sottolinea la terapeuta- ma bisogna realizzarli all’interno di un flusso immaginativo”. In questi giochi di avventura solitamente Di Quirico è l’antagonista: “Posso essere un lupo o uno squalo in fondo al mare, dipende da quello che decidono i bambini a seconda dell’età. Immaginare gli animali è fondamentale a quest’età- precisa la danza movimento terapeuta- ed é un modo per avvicinarsi a riconoscere affetti ed emozioni. In genere c’è un animale buono accanto ad altri animali soccorrevoli tra di loro e io sono l’avversario (destinato naturalmente a soccombere!). Si gioca incanalando molto la forza, l’energia, utilizzando le trappole, gli espedienti e le soluzioni della favola classica. Ci sono momenti di gioco che possiamo chiamare immersione nell’immaginario e momenti di narrazione. È fondamentale per tutto il gruppo di genitori e bambini creare dei passaggi fra l’azione, la riflessione e la narrazione. La narrazione- ricorda l’esponente dell’IdO- avviene spesso attraverso disegni anche collettivi, il collage, oppure sono io a narrare la favola che loro hanno giocato. La narrazione permette al la mente dei bambini di formare un altro luogo psichico, perché il riflettere sull’esperienza vissuta li aiuta ad accedere a un processo simbolico che poi sosterrà la parola e gli apprendimenti futuri”.
Il laboratorio si compone di 5 genitori e 5 bambini di età compresa tra i due anni e mezzo e i 6 anni. “Hanno partecipato molto anche i papà- fa sapere Di Quirico-, abbiamo anche deciso di trovare dei buoni canali per trasferire e raccontare l’esperienza al genitore assente, così le scoperte fatte nel percorso sono subito condivise e giocate poi negli altri contesti familiari della quotidianità”.
Quali miglioramenti si riscontrano? “Nei bambini migliora la modulazione dell’energia, perché spesso c’è più energia di quella che serve. Migliora la flessibilità rispetto alla rigidità iniziale, si assiste a una progressiva diminuzione dell’inibizione, a un notevole incremento del linguaggio e a un processo che va verso la simbolizzazione. I genitori migliorano invece nel rimettere in gioco le loro risorse affettive- conclude- che erano state in qualche in modo ferite. Ritrovano la fiducia nell’essere un genitore sufficientemente buono”. Il convegno dell’IdO dal titolo ‘Dal processo diagnostico al progetto terapeutico. Per un approccio mirato al singolo bambino’ sarà trasmesso in diretta streaming nazionale sul sito http://www.ortofonologia.it.

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