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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘genitori’

Genitori con figli hikikomori

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

La Pandemia riaccende adesso l’attenzione sugli hikikomori poiché accresce il rischio che un maggior numero di adolescenti e giovani adulti non voglia più uscire di casa. Come aiutare allora questi ragazzi (la cui età di insorgenza del disagio è sempre più precoce) e le loro famiglie? “Esistono sul territorio nazionale delle istituzioni che si occupano del ritiro sociale, come l’Istituto Minotauro a Milano o il Policlinico Gemelli di Roma, ma non esistono ad oggi delle linee guida ufficiali su come poter aiutare efficacemente il ritirato sociale e la sua famiglia”, spiega ancora D’Oria. Da qui nasce ‘Ritirati, ma non troppo. Un aiuto per le famiglie’, il nuovo progetto clinico e di ricerca sul fenomeno del ritiro sociale promosso da Magda di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’IdO.
“Questa iniziativa mette insieme un gruppo di psicologi/ psicoterapeuti, neuropsichiatri infantili e pediatri che, partendo da una visione comune- prosegue D’Oria- stanno studiando e approfondendo il ritiro sociale adolescenziale e giovanile nell’ottica della complessità. La ricerca teorica si affianca a un progetto terapeutico rivolto ai genitori con figli ritirati sociali”.
In sostanza ‘Ritirati ma non troppo’ prevede un percorso di 6 incontri (i primi 4 a cadenza settimanale e gli ultimi due a cadenza quindicinale) con due gruppi di 5 famiglie di ragazzi hikikomori ciascuno, a partire da venerdì 26 giugno alle ore 15 e alle ore 17. Ogni gruppo durerà circa un’ora e 30 minuti e sarà gratuito per i partecipanti. La modalità è online su Skype e per informazioni sulle modalità di partecipazione basta scrivere a pmldoria@gmail.com. L’offerta dei gruppi crescerà via via che arriveranno le richieste di adesione da parte delle famiglie.
In quanto già volontaria di ‘Hikikomori Italia’ in Puglia, D’Oria ricorda che “l’associazione fondata da Marco Crepaldi ha avuto il merito di diffondere sul territorio nazionale la conoscenza del fenomeno e di creare dei gruppi di auto-mutuo aiuto per le famiglie, in cui gli psicologi hanno il ruolo di conduttori, ma non si parla di veri e propri gruppi terapeutici. Dalla mia esperienza come conduttrice di questi gruppi di auto-mutuo aiuto mi rendo conto che, dopo una prima fase di confronto e supporto tra i membri del gruppo, si crea uno stallo: viene a mancare quella funzione terapeutica che può far crescere realmente il gruppo. Inoltre, i genitori chiedono al professionista un aiuto concreto che, laddove possibile, preveda anche un cambiamento del setting classico per abbracciare l’home visiting quale possibilità alternativa che permetta di agganciare il ragazzo ritirato”.
La scuola ha un ruolo fondamentale per riconoscere i giovani prima del drop-out.

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Molti alunni, genitori e docenti sotto stress: serve un supporto psicologico

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

Il mantenimento del diritto allo studio anche nell’attuale situazione di emergenza rischia di provocare dei contraccolpi psicologici non indifferenti a chi è impegnato in questi giorni a fronteggiare l’emergenza del Coronavirus, con conseguenze emotive e psicologiche: anche gli allievi, le loro famiglie, il corpo insegnante e il personale Ata impegnato in turnazioni e lavoro “agile”. Una condizione che diventa pesantissima nei casi in cui un congiunto sia stato contagiato dal Covid-19. Ecco perché diventa fondamentale, per superare la situazione, il coinvolgimento di pediatri, neuropsichiatri, psicologi, logopedisti. È partito in queste ore il progetto “Lontani ma vicini”, con 30 psicologi in ascolto e una équipe medicospecialistica di 40 operatori. Marcello Pacifico (Anief): “Ben venga l’iniziativa, ma è chiaro che il problema è ad ampio raggio, perché riguarda tantissimi cittadini e, soprattutto per il protrarsi dell’isolamento obbligatorio, potrebbe man mano aggravarsi. È bene, quindi, che il ministero dell’Istruzione preveda il supporto di esperti, a sostegno delle famiglie colpite, stipulando anche altri accordi e il coinvolgimento di più addetti. Anche dei docenti e del personale scolastico, laddove le condizioni conseguenze emotive e psicologiche diventino per loro difficili da governare”.
Gli effetti sulla psiche della permanenza forzata nelle mura domestiche, per via del rischio contagio del Coronavirus, non sono trascurabili. Soprattutto se, purtroppo come sembra, l’obbligo di rimanere nelle proprie dimore dovesse protrarsi per altre settimane, sino a protrarsi al mese di maggio. Tra coloro che figurano più a rischio contraccolpo psicologico, derivante dall’adattamento ad una situazione decisamente anomala, ci sono sicuramente bambini e adolescenti. Ma anche gli stessi insegnanti, costretti a mettere in discussione le loro certezze professionali, per ridefinire modalità d’insegnamento, organizzative e comunicative in un contesto nuovo e ricco di insidie.

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“La didattica a distanza richiede un più stretto patto di collaborazione tra insegnanti e genitori”

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

In questo momento difficile, la scuola ha un ruolo di grande responsabilità e non soltanto per garantire la continuità didattica, ma per tenere vivi i legami sociali e dare regole di comportamento. “E’ nella mission del FAES, che significa appunto Famiglia e Scuola, essere vicini alle famiglie – conferma Sam Guinea, responsabile del Progetto Coding di Scuole FAES Milano – ora però cerchiamo di farlo ancora di più, con aiuti pratici, come procurare un pc a chi non ce l’ha, o spiegando ai ragazzi sui social perché vengono loro chieste certe rinunce, come limitare le uscite o avere disciplina nell’uso dei dispositivi elettronici, che dopo una certa ora vanno spenti”.“E d’altro canto – continua Guinea – senza il supporto dei genitori gli insegnanti non possono affrontare per lungo tempo, come si profila, la sfida della didattica a distanza, specialmente per quanto riguarda bambini e ragazzini della scuola primaria e secondaria di primo grado che non sono autonomi nell’uso di strumenti tecnologici. Serve che mamma o papà – pur oberati da cambi di abitudini e di orari, smark working, gestione dei figli a casa – ritaglino un po’ di tempo per aiutarci nel coordinamento delle attività da remoto”.
Scuole FAES Milano è una realtà di oltre 1100 studenti, dall’asilo nido ai licei, che ha grande dimestichezza con il digitale (il coding, cioè la programmazione, viene insegnato dalla seconda elementare e le abilità tecnico-informatiche sono promosse a tutti i livelli di istruzione) e tuttavia riconosce che fare a didattica a distanza non è solo una questione tecnologica: non si può improvvisare, non significa tenere cinque ore di lezione online come se si fosse tutti in aula, o dare più compiti come durante le vacanze, ma riprogettare completamente il modo di insegnare.“Abbiamo lavorato a lungo – spiega Guinea – per mettere a punto un sistema che speriamo sia efficace per la fascia 6-14 anni: registriamo video di 10-15 minuti sui vari argomenti e alleghiamo una comunicazione ai genitori che spiega quando è necessario il loro intervento (un altro video da scaricare, una ricerca da fare via internet), così che possano organizzarsi. Naturalmente lasciamo del tempo, perché non sappiamo quando lo studente vedrà la consegna – magari durante il giorno sta con i nonni che non hanno il pc, oppure usa quello di papà o mamma quando non fanno smart working – né quando il genitore potrà aiutarlo. Solo successivamente affrontiamo l’argomento online, in piccoli gruppi alla volta o tutti insieme, e in un secondo momento introdurremo le valutazioni, che sono necessarie”. Alla scuola primaria però è già stato fatto un primo tentativo di interrogazione: a gruppi di 3-4 connessi in videoconferenza, in base alla disponibilità a collegarsi dichiarata dai genitori, i bambini hanno affrontato delle brevi schede di lettura. E’ stata anche organizzata una “merenda col maestro”, un appuntamento live per tenere vivo l’aspetto relazionale.

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Scuola: Organi collegiali sempre deserti: i genitori vivono la scuola solo sui social

Posted by fidest press agency su martedì, 4 febbraio 2020

I genitori degli alunni si allontanano dalla scuola, ma solo fisicamente. Perché quando c’è da votare i loro stessi rappresentanti negli organismi collegiali (Consiglio d’istituto e Consigli di classe) sono sempre meno a presentarsi e a candidarsi. Mentre sui social media, l’argomento della formazione dei figli rimane tra i più trattati. L’assurdità è che nell’istruzione, a regolare la rappresentatività e la partecipazione democratica nella scuola dei genitori, come dei docenti e degli studenti, è ancora il Titolo I del DPR 31 maggio 1974 n. 416 sugli organi collegiali.Marcello Pacifico (Anief): “Quelle norme hanno fatto il loro tempo. Continuare a fare finta di nulla sta rendendo sempre più marginale il ruolo dei genitori e delle famiglie nelle decisioni scolastiche, che invece deve essere necessariamente vivo, perché altrimenti verrebbe meno quel patto di corresponsabilità che è alla base della frequenza proficua degli alunni a scuola. Inoltre, è sempre da quei decreti delegati che arrivò la spallata finale per l’avvio del processo di impiegatizzazione degli insegnanti, sia dal punto di vista retributivo sia a livello di funzione educativa e didattica, più imposta dall’alto e impossibile da mettere anche solo in discussione”.Nella scuola la politica dell’immobilismo sta portando frutti sempre più malati: perché quando una delle componenti centrali dell’educazione e della formazione degli alunni, quale è quelle delle loro famiglie, progressivamente si allontana dalla vita scolastica, sino a rasentare l’indifferenza, allora significa che è proprio giunta l’ora di intervenire: “quando c’è da mettere in discussione le decisioni di maestre e professori, i tribunali sono presi d’assalto dai ricorsi di mamme e papà che obiettano su tutto: rimandi e bocciature, valutazioni dei compiti e delle interrogazioni, fino al voto sulla condotta”, scrive in queste ore Repubblica.I dati dell’affluenza alle urne per il rinnovo dei rappresentanti negli organismi scolastici, spiega il quotidiano, è emblematico, perché “gli ultimi dati forniti dal ministero dell’Istruzione (quelli che compaiono nei Rav, Rapporti di autovalutazione degli istituti relativi al triennio 2019/2022) mostrano una partecipazione alla vita democratica delle scuole al minimo storico: meno di un genitore su dieci al voto nei licei, negli istituti tecnici e nei professionali; poco più di uno su 5 nel primo ciclo, scuole elementari e medie. Vent’anni fa, tra elementari e medie si recava al voto un genitore su tre, più di 13 su cento al superiore. E un decennio prima, nel 1989/1990, erano quasi 4 su dieci nel primo ciclo e 16 su cento alla secondaria”. I numeri la dicono lunga sulla necessità di andare a rivedere il Titolo I del DPR 31 maggio 1974 n. 416 sugli organi collegiali e la partecipazione democratica nella scuola, introdotti dall’allora ministro il democristiano Franco Maria Malfatti. “Come sindacato – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – riteniamo che quelle norme abbiano fatto il loro tempo. Se erano anacronistiche già nel 2000, quando è stata avviata la scuola dell’autonomia, figuriamoci nell’era dei social media e dell’interattività permanente”.“Di riforma dei decreti delegati del 1974 – continua Pacifico – si parla da vent’anni: prima durante il lungo mandato di Letizia Moratti, ma soprattutto nel 2015 con la Buona Scuola di Renzi. Solo che non se ne è mai fatto nulla. Da qualche anno, c’è una commissione permanente al Miur che sta provando a capire quali sono le esigenze, ma siamo sempre nell’orbita dei progetti. La verità è che le modifiche servirebbero anche per andare a incrementare il potere decisionale dei docenti. I quali, dopo gli studenti, rimangono indiscutibilmente gli attori principali, con delicate responsabilità formative e docimologiche”.

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Genitori lasciano a casa i figli per protesta contro la scuola insicura

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 novembre 2019

Succede nella scuola primaria di Cardano al Campo, in provincia di Varese, dove tredici famiglie di una classe hanno deciso di lasciare a casa i propri figli di otto anni, nonostante, la scuola dell’obbligo.Per Marcello Pacifico, presidente Anief, “è arrivato il momento per la politica di passare dai proclami contro le classi pollaio, ai fatti, partendo proprio dalla revisione della Legge di bilancio che secondo la nota di aggiornamento del DEF addirittura riduce la spesa pubblica per l’Istruzione rispetto al Pil, fino al 2035, dal 4% al 3,2%” Se un genitore decide di non mandare il figlio a scuola ha i suoi buoni motivi. Nel Varesotto, ha scritto la stampa locale, hanno voluto inviare “un messaggio preciso lanciato verso il Provveditorato agli studi della provincia di Varese e alle istituzioni superiori per risolvere un problema che si trascina da ormai tre anni e che per loro è diventato ora insostenibile”.«La situazione disciplinare che si registra in classe risulta per i nostri bambini e per noi genitori insostenibile sul piano educativo ma soprattutto per ciò che concerne la sicurezza dei nostri figli», scrivono le tredici famiglie di Cardano in una lettera aperta. A margine spiegano che il problema nasce dalla impossibilità della scuola di tenere a freno le intemperanze di un alunno. Il risultato è una serie di episodi violenti. I genitori raccontano di banchi divelti, oggetti lanciati, pugni in faccia, occhiali rotti e tanti altri avvenimenti che non li lasciano tranquilli ogni volta che accompagnano i loro bambini davanti alla primaria cardanese. «In prima questa era una classe formata da 31 studenti, oggi si sono ridotti di un terzo», racconta un papà. «Sto meditando di fare anche io lo stesso e a gennaio di spostare mia figlia altrove. Non sono più sereno».L’iniziativa, continua la lettera, «ha lo scopo di attirare l’attenzione di chi deve attivarsi per ripristinare una situazione di normalità. Non è il prodotto di una decisione impulsiva, ma la conseguenza del mancato intervento incisivo atto a tutelare i bambini». La richiesta non è formulata ad insegnanti di classe, ai dirigenti scolastici presenti e a quello attualmente in carica («al quale va riconosciuto un impegno mai riscontrato in precedenza»), ma all’amministrazione, la quale costringe gli alunni a mantenere un clima in classe «non è certo idoneo a favorire un sereno percorso di crescita umana e culturale di un bambino».

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Cannabis: la priorità è chiudere gli shop per tutelare i nostri figli

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Nel 68% dei casi, i rivenditori dei cannabis shop hanno venduto ai minorenni. Nel 72,2% dei casi non è stato chiesto loro un documento prima dell’acquisto. Nel 72,2% dei casi i minori dicono che non è stato chiesto loro un documento prima dell’acquisto in un cannabis shop; mentre nel 68% dei casi il rivenditore non si è rifiutato di vendere il prodotto nonostante fossero minorenni. Sono questi i dati allarmanti e inaccettabili della recentissima indagine “Venduti ai Minori” sui prodotti vietati dalla legge come Alcol, Tabacco, Cannabis, Giochi d’azzardo, Pornografia e ugualmente venduti ai minori, presentata il 15 gennaio scorso in Senato e curata dall’Università Europea di Roma.Inoltre, l’indagine ha rilevato con quanta facilità i minori accedano alla “Cannabis light”, non conoscendone i danni per la salute e il divieto per uso ricreativo. All’interno dei cannabis shop: nel 30% dei cannabis shop non sono presenti cartelli di divieto di vendita ai minorenni e il 35% dei minori dichiara di non averci fatto caso (quindi non esposti in luogo visibile). Solo il 21% degli intervistati li ha visti in alcuni negozi e il 14% dichiara di averli visti sempre. Inoltre: il 69,6% degli intervistati dichiara l’assenza di cartelli per spiegare il corretto utilizzo della sostanza; solo il 3,1% di loro dice di averli visti sempre”I risultati sono chiari inoltre nel confermare che le informazioni veicolate dai media tendono a confondere i giovani. Infatti, solo il 68,1% del campione intervistato riconosce come serie e permanenti le conseguenze del consumo di cannabis, tuttavia non è da sottostimare il dato che il 7,5% dei minori ritiene che la cannabis non abbia nessun tipo di effetto sulla salute e sullo sviluppo. Per quanto riguarda la cannabis ‘’light’’ i ragazzi, tuttavia, non conoscono la norma che ne regolarizza la vendita e l’utilizzo, tant’è che solo il 27% di loro sa che è un prodotto tecnico e da collezione, non adatto alla combustione (quindi ad essere fumata) e vietato ai minori di 18 anni. Gli altri rispondono che è legale e si può fumare (27%) o che è sempre illegale (26%). Come per la cannabis, moltissimi (20%) rispondono che è legale su prescrizione medica; ancora una volta, probabilmente, le informazioni veicolate dai media tendono a confondere i giovani. (Nota del Moige – Movimento Italiano Genitori)

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Vaccini: i dirigenti scolastici devono seguire le indicazioni del Governo

Posted by fidest press agency su domenica, 2 settembre 2018

Bisogna accettare la circolare ministeriale: i DS non sono responsabili delle dichiarazioni mendaci delle autocertificazioni dei genitori, ma se non la rispettano saranno passibili di provvedimenti da parte delle autorità competenti. Bene la visione dell’On. Villani: è necessario seguire le direttive del ministero dell’istruzione; infatti, la circolare in questione, modificando solo in parte la norma, non inficia la tutela della salute pubblica ma consentirà ai bambini di frequentare le scuole senza la paura di essere allontanati. Il giovane sindacato si è molto speso per il delicato problema delle vaccinazioni: rispetto alla notizia di uno dei maggiori sindacati della dirigenza scolastica che afferma come i DS non rispetteranno le indicazioni fornite nella circolare Miur-Ministero della Salute, in quanto nella medesima si indica che, in merito all’obbligo vaccinale, sarà sufficiente l’autocertificazione da parte dei genitori, mentre nelle legge Lorenzin era prevista la presentazione della documentazione dell’ASL, Udir sposa in toto il pensiero del portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, Virginia Villani.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, afferma che “visto che l’inosservanza della circolare potrà esporre i singoli dirigenti scolastici al rischio di conseguenze sotto il profilo disciplinare, non è certamente nostra intenzione farli inciampare in questo pericolo. Noi siamo per il rispetto della Circolare. Per quanto riguarda poi la problematica degli alunni immunodepressi o non vaccinabili per motivi di salute, come è stato detto, si troverà una soluzione insieme con le famiglie. Il diritto allo studio è sacrosanto come quello alla salute: è possibile tutelarli entrambi, seguendo le direttive”.

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Genitori in classe per capire la musica di domani

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

Il nuovo rap e l’indie stanno spopolando nelle classifiche e nei gusti dei teenager, e influenzano il linguaggio quotidiano dei giovani. L’idea è di Giffoni Experience, che durante la 48esima edizione del Festival in programma dal 20 al 28 luglio, terrà il primo ciclo di workshop specificatamente dedicati ai genitori. L’obiettivo di questo evento di Parental Experience – sezione creata per le famiglie – sarà far capire agli adulti origine, ragioni e chiavi del successo che il rap e la musica indipendente hanno tra i ragazzi. Parental Experience, che da sempre affronta storie cinematografiche profonde e impegnate, offrirà anche questo spazio didattico dedicato alla musica e al linguaggio dei nostri ragazzi. “L’idea – spiega il direttore Claudio Gubitosi – nasce dall’esigenza di avvicinare sempre più gli adulti al mondo dei ragazzi, e il primo mezzo per farlo è quello del linguaggio. Alcuni artisti di oggi hanno molto in comune con i cantautori degli anni ’70, sia per i testi che scrivono sia per i messaggi che lanciano.””I genitori di oggi facevano fatica a far capire ai loro padri e madri perché amavano Rino Gaetano o De Andrè. E come i cantautori non erano compresi dai genitori, così oggi artisti come Coez, Ghali o Calcutta sono misteriosi e apparentemente inaccessibili per gli adulti. Lo scopo di questi workshop è avvicinare questi due linguaggi, quello della musica a quello dei ragazzi, senza escludere i genitori ma coinvolgendoli.”A tenere i workshop saranno esperti e protagonisti della scena musicale rap e indipendente. MN Holding, tra le più importanti società italiane di comunicazione artistica, curerà la partecipazione di questi talent a Giffoni.”L’evento sarà non solo di formazione – prosegue Gubitosi – ma anche di divertimento nel vedere i genitori alle prese con questi nuovi linguaggi. E perché no, farli appassionare come quando avevano l’età dei loro figli.”

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Scuola: Raggi invia lettera a genitori per informare su iter obbligo vaccinazioni

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

vaccinazione-antinfluenzale-2012-2013Roma. La Sindaca di Roma Virginia Raggi ha inviato alle scuole comunali una lettera informativa indirizzata ai genitori per ricordare loro le novità introdotte dalla legge n.119 del 31 luglio scorso sull’obbligo di vaccinazione per tutti i minori di età compresa tra 0 e 16 anni, inclusi i minori stranieri non accompagnati e quelli non residenti e non domiciliati in Italia, che frequentino un istituto scolastico italiano. Data la rilevanza di questa normativa e degli effetti derivanti dalla sua applicazione, la Sindaca ha ritenuto doveroso riassumere le principali prescrizioni del provvedimento adottato dal Governo in modo da facilitare il compito di genitori, tutori e soggetti affidatari per il nuovo anno scolastico.
Nella lettera la Sindaca ha ricordato i vari passaggi che le famiglie devono compiere per essere in regola con la normativa, e la documentazione da depositare. Si evidenzia che la predetta documentazione potrà essere sostituita da un’autocertificazione il cui modello, allegato alla lettera e scaricabile sul sito di Roma Capitale, consente di dichiarare alcune motivazioni di esonero previste dalla normativa.Non tutti i minori di età compresa tra 0 e 16 anni sono obbligati alla vaccinazione, in quanto possono essere esonerati coloro i quali risultino immunizzati a seguito di malattia naturale; allo stesso modo, sarà possibile dichiarare di essere in attesa del rilascio di vaccini monocomponenti o combinati in modo tale da tenere conto delle immunizzazioni esistenti. Raggi nella missiva ha ringraziato le famiglie per l’attenzione e la collaborazione volta a tutelare la salute dei bambini, augurando loro un sereno inizio del nuovo anno scolastico.

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Convegno sulle malattie rare

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 gennaio 2017

bolognaBologna 18-19 febbraio 2017 Sympo’ ex Chiesa, via delle Lame 83 (Bo) Nel mondo milioni di persone sono affette da patologie genetiche rare e la ricerca scientifica avanza con i suoi tempi combattendo costantemente con le risorse economiche spesso non sufficienti. Garantire risposte ai genitori in attesa di conoscere il percorso da seguire per regalare un futuro dignitoso al proprio figlio non è facile ed è proprio “la fame di sapere” che ha spinto due associazioni, l’ ANGSA Bologna, associazione dei genitori di persone con autismo, guidata dalla Presidente Marialba Corona e L’Abbraccio di Uma-Onlus guidata dalla Presidente Stella Di Domenico, a farsi promotori di un convegno: “Insieme per la Phelan e l’autismo”. L’Abbraccio di Uma é una associazione specifica per la sindrome di Phelan Mc Dermid e questa patologia può a tutti gli effetti essere annoverata fra le sindromi autistiche.
Per entrambe la speranza di una possibile e vicina “cura” ma anche la volontà di riunire grandi Genetisti e Clinici per fare un il punto della situazione, per dare la possibilità alle famiglie di poter ascoltare le novità e sviluppare anche un discorso riabilitativo ad hoc.
Un Convegno di grande importanza che toccherà tutti gli aspetti legati alla Phelan McDermid e all’autismo sui quali relazioneranno Genetisti, Clinici, ricercatori e Terapisti di grande fama, tra cui: la biologa e ricercatrice MARIA CLARA BONAGLIA responsabile dell’unità di ricerca dell’Istituto Scientifico E.Medea di Bosisio Parini (LC) che interverrà con “La storia di Uma: un paradigma della complessità genomica ” ; Il Professor Pierluigi Politi, Professore di Psichiatria dell’Università degli Studi di Pavia; La Dottoressa Orsetta Zuffardi Professore di Genetica Medica e Biologia presso Università degli Studi di Pavia ; La dottoressa Livia Garavelli Responsabile di Struttura Semplice Dipartimentale dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia ; La dott.ssa Elena Maestrini docente di Genetica all’Università di Bologna ; La dottoressa Pamela Magini U.O. Genetica Medica Policlinico S.Orsola-Malpighi, Università di Bologna; la prof.ssa Antonia Parmeggiani docente di Neuropsichiatria Infantile al Policlinico S. Orsola – Malpighi, Università di Bologna ; La Dott.ssa Rita Di Sarro della Usl di Bologna ; La Dott.ssa Mariella Olla , Logopedista presso la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma; La Dott.ssa Franca Rosa Guerini Biologo ricercatore presso la Fondazione Don Gnocchi ; Il Prof. Alberto Spalice Neurologo presso l’ Umberto I Policlinico di Roma; La Dott.ssa Chiara Verpelli e il dott. Carlo Sala ricercatori presso il CNR di Milano. Con il patrocinio del Comune di Bologna e la partecipazione dell’Associazione Couponlus che, con il suo Presidente Nicola Turrini, ha contribuito alla organizzazione dell’evento, di Telethon, del Servizio Sanitario Regionale Emilia Romagna, dell’Associazione Panificatori di Bologna e Provincia.

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Il diabete nei bambini angoscia i genitori

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2016

diabete testLa principale preoccupazione per i genitori di un bambino con diabete? La riduzione del livello di zuccheri nel sangue e le crisi di ipoglicemia. È questo il vero incubo per 7 genitori italiani su 10, secondo l’indagine internazionale DAWN Youth promossa da International Diabetes Federation (IDF) e International Society for Pediatric and Adolescent Diabetes (ISPAD), con il contributo di Novo Nordisk, e condotta su circa 7mila bambini e ragazzi con diabete, sui loro genitori e sugli operatori sanitari.
Genitori che, in 6 casi su 10, si sentono in qualche modo “oppressi” dalla malattia del figlio; in 1 caso su 2 (47%) dichiarano di avere avuto per questo motivo ripercussioni negative sul lavoro; e per il 33% denunciano un impatto economico da moderato a forte sul proprio bilancio familiare. Più positivi, invece, i diretti interessati, ossia i bambini e gli adolescenti con diabete, che nella stragrande maggioranza dei casi (93%) dichiarano che la malattia non ha mai causato, se non di rado, imbarazzo, e che nel 95% dei casi pensano di non sentirsi mai, o solo qualche volta, discriminati o limitati nelle proprie relazioni sociali e godono complessivamente di una buona qualità di vita. Anche se 3 giovani su 4 confessano che raramente il loro diabete è sotto controllo.“Che la paura di episodi di ipoglicemia, in particolare quelli notturni, nei propri figli preoccupi oltremodo i genitori non stupisce”, dice Fortunato Lombardo, coordinatore del Gruppo di studio sul diabete della Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica (Siedp). “Questo dato, che si riscontra in tutti i Paesi, deriva essenzialmente dalla paura delle conseguenze nell’immediato; dalle possibili manifestazioni della crisi ipoglicemica: palpitazioni, tremore, sino alle convulsioni e alla perdita di conoscenza, che in un bambino assumono caratteristiche ancora più drammatiche”, prosegue.“Il diabete infatti ha un forte impatto emotivo e psicologico sui genitori”, aggiunge Lombardo. “La nostra attenzione di pediatri diabetologi è indirizzata pertanto non solo alla cura della malattia ma al prendersi cura, nel complesso, del bambino e dei familiari: grande impegno è messo nell’educazione terapeutica, negli aspetti informativi, educativi e di sostegno ai familiari. Un grande aiuto, peraltro, viene dalle tecnologie innovative, sotto forma di nuovi microinfusori e nuove insuline, le cui caratteristiche producono minori effetti indesiderati, quali appunto le ipoglicemie”, conclude.Sono 18mila, secondo i dati della Siedp, i bambini e gli adolescenti colpiti in Italia dal diabete tipo 1, la forma più grave della malattia che richiede la somministrazione dell’insulina, attraverso iniezioni da quattro a sei volte al giorno oppure l’impiego del microinfusore. Questi giovani sono assistiti da una rete di oltre 60 centri di diabetologia pediatrica, uniformemente distribuiti sul territorio nazionale. Nel complesso sono circa 300mila, per il Ministero della salute, gli Italiani, giovani e adulti, con diabete tipo “Il numero di giovani e bambini con diabete tipo 1 è in crescita, particolarmente nella fascia di età inferiore ai 6 anni. Soprattutto, esiste un’importante percentuale di giovani, circa il 30%, a cui la malattia viene diagnosticata solo quando si manifesta la chetoacidosi, una grave crisi dovuta all’impossibilità dell’organismo di utilizzare il glucosio come fonte energetica – per mancanza di insulina – che viene quindi sostituito con i grassi. Infatti, frequentemente i sintomi iniziali del diabete in un bambino sono spesso confusi con altre malattie”, dice Franco Cerutti, Presidente Siedp. “Il diabete tipo 1 in età evolutiva, pur costituendo una minima parte della totalità delle persone che soffrono di questa malattia, è una delle endocrinopatie più frequenti in età pediatrico-adolescenziale, oltre ad essere una malattia cronica che, se non affrontata adeguatamente, può provocare un impatto familiare e sociale negativo. La presa in cura del bambino o adolescente diabetico rappresenta una sfida il cui obiettivo è di investire sulla loro salute, in modo da assicurare un’adeguata qualità di vita futura, riducendo il più possibile l’età di insorgenza delle complicanze. A questo proposito giova dire che, mediamente, il compenso glicometabolico dei bambini con diabete italiani è tra i migliori”, conclude.E proprio ai bambini tra i 3 e gli 8 anni con diabete tipo 1 è dedicata una nuova app – Pancry Life – ideata da AGDI Italia – Coordinamento tra le associazioni italiane giovani con diabete, patrocinata da SIEDP – Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica e realizzata con il supporto non condizionato di Novo Nordisk. Pancry Life è la prima applicazione di tale genere progettata per iOS e Android (già disponibile per l’installazione su Apple Store e Google Play) e si pone a metà strada tra il gioco elettronico e lo strumento educativo.Attraverso il gioco il bambino costruisce il proprio “avatar” e inizia l’avventura interattiva con l’aiuto di un simpatico personaggio parlante: Pancry, che lo aiuta e affianca in tutti i momenti cruciali del gioco, prettamente incentrato sull’esecuzione delle gestualità giornaliere atte a tenere sotto controllo e trattare il diabete.Pancry Life è stata sviluppata grazie alla consulenza medico-scientifica di Stefano Tumini, Responsabile Servizio di Diabetologia Pediatrica, Ospedale di Chieti.

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I genitori non giocano più con i figli

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2016

“I genitori non sanno più giocare con i loro bambini, giocano di più con il computer o la palestra”. È un problema “culturale del nostro tempo”, spiega Anna Di Quirico, danza movimento terapeuta dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), che conduce da 10 anni il ‘Laboratorio di Danza Movimento Terapia (DMT) genitore-bambino’. Il lavoro verrà presentato al XVII convegno nazionale dell’Istituto dal 21 al 23 ottobre a Roma. “I genitori accolti dall’IdO vivono però una sofferenza: i figli hanno una problematica di sviluppo evolutivo (relativa alla relazione e alla comunicazione) e, come padri e madri, si attivano soprattutto da un punto di vista prestazionale per spronare i loro bambini a dare risposte sempre più adeguate. Sembrano così tanto feriti da quella parola non detta e da quell’atteggiamento particolarmente rigido che puntano molto sulla performance- spiega la terapeuta- sia per la loro storia individuale che per il collettivo che funziona in questo modo. Il laboratorio dell’IdO, avvicinandoli al gioco e all’esperienza creativa attraverso gli stimoli offerti dall’arte, la danza e la giocosità, permette a questi adulti di imparare a rapportarsi al loro bambino in modo nuovo e diverso. Imparano a riappropriarsi di un ruolo prima impoverito, perché colui che bada alla prestazione si comporta più come un maestro che come un genitore”.
Il punto di partenza secondo Di Quirico “è mettere genitori e bambini in una situazione naturale, che crei un sentimento di fiducia. Non devono sentirsi giudicati – continua la danzamovimento terapeuta-, loro si portano dentro la paura di aver già sbagliato a causa del problema evolutivo presente nei loro bambini. Parliamo di problematiche di tipo affettivo, come l’incapacità di tollerare le frustrazioni, che si riversano poi in modo importante sulla comunicazione e possono causare anche ritardi nel linguaggio”.
Nel setting di gioco e movimento ogni bambino è accompagnato da uno solo dei genitori (mamma o papà). “Il primo passo che faccio come conduttore del gruppo è far sentire al genitore che il bambino sta facendo delle cose che hanno senso: quel legnetto preso in quel momento ha un significato, quel cuscino messo in quel modo ha un valore, così come quel particolare comportamento motorio ed espressivo. Il secondo passo è far sperimentare al genitore un atteggiamento particolarmente affettivo verso altri bambini, non direttamente con il proprio figlio. Nelle restituzioni verbali con i genitori- prosegue Di Quirico- questo poter sperimentare un sentimento che pensavano di non essere in grado di vivere, sia rispetto al diniego che a una tenerezza che non riuscivano a sprigionare, è molto importante perché poi saranno in grado di trasmetterlo al loro bambino e agli altri figli a casa”.
Un altro “grande” tema è l’autoregolazione: “All’inizio della terapia la relazione genitore-figlio è molto prestazionale. Il genitore bada alla prestazione del bambino, sta attento che faccia bene le cose. Successivamente, grazie al percorso che matura in una direzione sostenuta dal setting, il genitore punterà alla qualità affettiva con cui lui stesso si rivolge al suo piccolo. Da controllore intento a correggere diventerà un genitore che gioca”. Come incide sullo sviluppo di un bambino la mancanza di gioco? “I genitori che hanno partecipato al laboratorio mi hanno detto che questo tipo di percorso servirebbe a tutti i bambini delle scuole materne. Si sono resi conto che la giocosità apre i canali relazionali, sociali, affettivi e cognitivi. Hanno compreso che il gioco sarebbe una grande risorsa per tutta la scuola”. Di Quirico parla di giochi che liberano la funzione immaginativa: “Il gioco d’avventura, il gioco che incanala l’energia nell’immaginazione di miti, di personaggi fantastici che non devono essere quelli del Nintendo o della Playstation. Devono appartenere al mondo della fantasia che si produce liberamente nello stare insieme. I genitori lamentano che questa funzione viene molto trascurata nei percorsi educativi. Vengono proposti piuttosto giochi prestazionali come il mettere i blocchi in sequenza. Sono tutti giochi molto importanti- sottolinea la terapeuta- ma bisogna realizzarli all’interno di un flusso immaginativo”. In questi giochi di avventura solitamente Di Quirico è l’antagonista: “Posso essere un lupo o uno squalo in fondo al mare, dipende da quello che decidono i bambini a seconda dell’età. Immaginare gli animali è fondamentale a quest’età- precisa la danza movimento terapeuta- ed é un modo per avvicinarsi a riconoscere affetti ed emozioni. In genere c’è un animale buono accanto ad altri animali soccorrevoli tra di loro e io sono l’avversario (destinato naturalmente a soccombere!). Si gioca incanalando molto la forza, l’energia, utilizzando le trappole, gli espedienti e le soluzioni della favola classica. Ci sono momenti di gioco che possiamo chiamare immersione nell’immaginario e momenti di narrazione. È fondamentale per tutto il gruppo di genitori e bambini creare dei passaggi fra l’azione, la riflessione e la narrazione. La narrazione- ricorda l’esponente dell’IdO- avviene spesso attraverso disegni anche collettivi, il collage, oppure sono io a narrare la favola che loro hanno giocato. La narrazione permette al la mente dei bambini di formare un altro luogo psichico, perché il riflettere sull’esperienza vissuta li aiuta ad accedere a un processo simbolico che poi sosterrà la parola e gli apprendimenti futuri”.
Il laboratorio si compone di 5 genitori e 5 bambini di età compresa tra i due anni e mezzo e i 6 anni. “Hanno partecipato molto anche i papà- fa sapere Di Quirico-, abbiamo anche deciso di trovare dei buoni canali per trasferire e raccontare l’esperienza al genitore assente, così le scoperte fatte nel percorso sono subito condivise e giocate poi negli altri contesti familiari della quotidianità”.
Quali miglioramenti si riscontrano? “Nei bambini migliora la modulazione dell’energia, perché spesso c’è più energia di quella che serve. Migliora la flessibilità rispetto alla rigidità iniziale, si assiste a una progressiva diminuzione dell’inibizione, a un notevole incremento del linguaggio e a un processo che va verso la simbolizzazione. I genitori migliorano invece nel rimettere in gioco le loro risorse affettive- conclude- che erano state in qualche in modo ferite. Ritrovano la fiducia nell’essere un genitore sufficientemente buono”. Il convegno dell’IdO dal titolo ‘Dal processo diagnostico al progetto terapeutico. Per un approccio mirato al singolo bambino’ sarà trasmesso in diretta streaming nazionale sul sito http://www.ortofonologia.it.

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La Buona Scuola passa dai genitori in rete con le istituzioni

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2015

Una rivoluzione sulle politiche familiari a livello di amministrazioni locali e nazionali, un fisco più equo, una Buona Scuola che riconosca e promuova il primato educativo dei genitori, famiglie sempre più protagoniste del bene comune perché formate e informate, rilanciare il ruolo attivo dell’associazione familiare. Questi gli obiettivi del convegno “Le istituzioni sostengono la famiglia nella formazione dei figli”, in programma domani, 12 settembre, dalle ore 17 alle 20 nella biblioteca comunale di San Vito Romano (via Borgo Mario Theodoli). A promuoverlo l’Age (Associazione italiana genitori) e l’Irsef Lazio (Istituto di ricerche e studi sull’educazione e la famiglia per l’avvio dei giovani al lavoro) in collaborazione con l’amministrazione comunale.Ad aprire i lavori il sindaco di San Vito Romano Maurizio Pasquali, che rifletterà sul ruolo delle istituzioni nel sostegno alla famiglia nella formazione dei figli. Seguirà l’intervento di

Pupils in primary school  -ALLIANCE-INFOPHOTO

Pupils in primary school -ALLIANCE-INFOPHOTO

, presidente dell’Age, su “Educare fina dalla culla- Genitori per tutta la vita”. Quindi, due relazioni sulla Buona Scuola, la riforma del sistema scolastico che muoverà i primi passi con l’avvio del nuovo anno scolastico: Giuseppe Richiedei, past president dell’Age, delinierà la strada per una buona scuola per i genitori, mentre Sabina Greco, responsabile Age presso Coface e Epa (due organismi europei per i genitori), fornirà uno spaccato del ruolo della famiglia a scuola in Europa e presenterà l’App europea per genitori su bullismo e cyberbullismo che l’Age ha appena lanciato in Italia. A moderare il convegno Giuseppina Zumpano, presidente Irsef Lazio.“In un momento difficile come quello che stiamo vivendo – spiega Fabrizio Azzolini, presidente dell’Age – occorre fare rete per sostenere con forza la famiglia per farne il cuore vero delle nostre città, dei nostri paesi, della società tutta. Non sono poche le sfide che i genitori devono affrontare, le famiglie hanno bisogno di risposte immediate. Priorità come i giovani, il lavoro, la terza età, difficoltà economiche e sociali, emergenza educativa, formazione e istruzione dei ragazzi. Ma anche tariffe e posti negli asili nido, trasporto scolastico, Irpef, strisce blu, quoziente famiglia, Tasi, Isee. Tutti aspetti che nel bene o nel male coinvolgono la famiglia. Non si può infatti ragionare per compartimenti stagni. Non se lo può permettere la politica, locale e nazionale. Non se lo può permettere l’associazionismo familiare. Il rischio per entrambi è diventare autoreferenziali, lontani dal territorio”.“Senza le famiglie questo Paese non va da nessuna parte. Sebbene stanche, disorientate, spaventate per il futuro incerto dei figli e famiglie stanno prendendo consapevolezza del loro peso – sottolinea Pina Zumpano, presidente Irsef Lazio -. Con questo convegno, Age e Irsef Lazio, in collaborazione con il Comune, vogliono sostenere i genitori nel loro ruolo di protagonisti a scuola e primi educatori dei figli attraverso un focus particolare sulla riforma della Buona Scuola approvata a luglio. Lavorare su temi concreti che toccano la vita dei cittadini-genitori e ad aiutarli a rilanciare nelle nostre comunità politiche familiari nuove ed efficaci sono priorità dell’associazionismo familiare. Temi che necessitano per una reale attuazione di trovare un valido supporto negli amministratori locali nella definizione di strategie utili al miglioramento della qualità di vita di genitori e figli. Fare rete è una garanzia per chi persegue l’obiettivo di una città a misura di tutte le famiglie”.

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Pre-autistic behaviour scale

Posted by fidest press agency su martedì, 3 marzo 2015

scoprire roma1Roma il 21 e 22 marzo marzo presso l’Istituto di Ortofonologia (IdO) al Regina Elena, in via Puglie 4a dalle 9 alle 18 sarà presentata per la prima volta in Italia la ‘Pre-autistic behaviour scale’: una scala per rilevare i segni dell’autismo nei bambini dai 0 ai 4 anni e valutare gli interventi precoci messi in atto. A spiegarla sarà la stessa ideatrice Stella Acquarone, direttrice del Parent Infant Clinic e della School of Infant Mental Health di Londra, nel corso della due giorni sull’autismo promossa a Roma.
Saranno anche trasmessi i video relativi ai casi clinici (a 6 mesi di età, a 18 mesi e a 24 mesi) prima e dopo l’intervento precoce.
L’evento, intitolato ‘Pre-autistic behaviour scale: osservazione e valutazione degli interventi precoci’, darà la possibilità alla psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico per l’infanzia e l’età adulta di delineare i segni precoci dell’autismo, il funzionamento della scala e il suo utilizzo, “al fine di rilevare i primi segnali del comportamento autistico- precisa Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’IdO- e valutare i progressi nel trattamento. L’intervento si concluderà con l’analisi delle tabelle di sintesi e dei grafici utilizzati nella Scala per mostrare i progressi nel trattamento”.
Il seminario internazionale IdO sarà quindi l’occasione per illustrate ai partecipanti le modalità d’individuazione degli aspetti specifici nell’osservazione dei bambini e dei loro genitori. Acquarone precisa: “Parlerò dei comportamenti prevedibili nel piccolo, della sua socialità e delle modalità di sviluppo della comunicazione sin dalla nascita. Affronterò successivamente le caratteristiche significative che è importante discriminare, prestando una particolare attenzione all’individuazione di segni precoci- aggiunge la direttrice della School of Infant Mental Health di Londra- sia positivi che negativi (compresi i segnali negativi ‘silenziosi’ e quelli espliciti). Infine, evidenzierò l’importanza di osservare la madre e il bambino nel loro ambiente familiare e in altri contesti naturali ‘genitore-bambino’, basandomi sul dato esperienziale”.
Sabato 21 marzo Stella Acquarone parlerà di: gravidanza, relazioni significative, sviluppo del cervello, caratteristiche precoci dei neonati, il processo evolutivo, i segnali precoci, positivi e negativi, le osservazione del bambino e la scala per rilevare segni dell’autismo. Domenica 22 marzo invece si esaminerà nel dettaglio “la Scala di Acquarone per l’individuazione dei segnali di allarme da 0 a 4 anni- conclude Di Renzo- i casi clinici (video) prima e dopo l’intervento precoce e, infine, come realizzare i grafici per confrontare i cambiamenti prima e dopo il trattamento”.
Stella Acquarone ha lavorato per oltre trenta anni nel Servizio sanitario del Regno Unito. È anche membro della British psychological society, dell’Association of child psychotherapists e del London centre of psychoterapy. È prevista la traduzione in italiano di tutti gli interventi.

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Genitori e consigli d’istituto

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 giugno 2013

Ribolliva da tempo fra i genitori la voglia di partecipare in modo consapevole alla vita della scuola: basta con le approvazioni inconsapevoli, basta ai bilanci sottoposti all’ultimo minuto (perché se no la scuola viene commissariata) e basta con l’impegno dei soliti noti, nella delega/dilagante dei più.Ci voleva una risposta efficace e i Consigli d’Istituto fiorentini l’hanno trovata: un Tavolo nuovo fiammante nel quale incontrarsi, scambiare esperienze, formarsi con l’aiuto di esperti qualificati. Ecco le parole chiave dell’incontro di contatto svoltosi presso l’ISIS Russell Newton di Scandicci: “migliorare”, “incidere”, “muro”, “è dura”, “imparare”, “sensibilizzare”, “normativa”. E poi anche “insieme”, “formazione”, “consapevolezza”.Prossimo appuntamento a inizio settembre, quando si terrà il primo incontro di formazione dedicato alle regole di funzionamento dei Consigli (convocazione, gestione della seduta, delibere, verbalizzazione). A seguire verranno affrontate tematiche essenziali per il ruolo di rappresentante negli organi collegiali quali: progetti e Piano dell’Offerta formativa; ruoli all’interno della scuola; Presidente, Consiglieri e Giunta esecutiva; Bilancio; Come coinvolgere i genitori; Regolamenti interni e Normativa scolastica.Auspice dell’iniziativa l’Associazione genitori A.Ge. Firenze, che ha fatto la scommessa di convocare i membri dei Consigli a giugno inoltrato ed è stata premiata dalla partecipazione di oltre quaranta genitori, provenienti da ogni parte della provincia e anche da fuori. “Come AGe Toscana formiamo rappresentanti di classe e membri dei Consigli d’istituto da oltre 15 anni -dichiara la presidente Rita Manzani Di Goro- Ci sembra giunto il momento di mettere in rete le tante realtà toscane funzionanti con quelle in maggiore difficoltà e insieme costruire una cultura della partecipazione che abbia ricadute dirette sulla riuscita scolastica dei nostri figli e ancor più sulla loro formazione da cittadini”.Prepararsi su temi come autonomia, POF, bilanci, regole, programmazione, condivisione con i territori aumenta la consapevolezza del ruolo dei genitori anche nella gestione diretta del bene comune-Scuola, e le relazioni positive con insegnanti, dirigenti e ATA.
Imparare il “mestiere del rappresentante-genitore in Consiglio di Istituto” può inoltre rendere più efficace e coordinata la ricerca di soluzioni condivise e unitarie a livello generale, con l’obiettivo di migliorare e rafforzare il patto di cittadinanza, nell’interesse dei bambini per i quali la scuola è un luogo privilegiato e fondamentale.
Graditissima ospite, una delegazione dell’Associazione AGe più giovane d’Italia, quella di Vitorchiano (VT), che a pochissimi giorni dal proprio riconoscimento presso la Federazione nazionale, ha voluto essere presente per raccogliere il testimone e non ha mancato di mettersi al servizio curando la segreteria dell’incontro, nel più autentico spirito AGe.

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Abolizione rappresentante di classe?

Posted by fidest press agency su martedì, 8 maggio 2012

Centinaia e centinaia di genitori in cento luoghi diversi, sparsi per tutta Italia, stanno raccogliendo con passione firme di altri genitori affinché non sia abolita la figura del rappresentante di classe. Dopo una prima diffusione della petizione fra i genitori eletti nelle scuole toscane, la notizia è volata via web e in pochissimi giorni sono giunte a noi promotori di AGe Toscana le adesioni di associazioni, comitati, gruppi da tante province diverse. Segno evidente che i genitori a scuola ci sono e che nel rappresentante di classe ci credono. ”Come Associazione Genitori AGe stiamo lavorando da oltre 14 anni in Toscana per formare i genitori eletti negli organi collegiali della scuola –dichiara Rita Manzani Di Goro, presidente dell’associazione toscana- Nel tempo abbiamo visto i risultati di questo impegno: i genitori sono divenuti interlocutori consapevoli della scuola e, dopo un’azione di rigetto iniziale, sono stati anche apprezzati. A livello italiano siamo in rete con molte altre realtà che funzionano. Peccato che il Ministero negli ultimi cinque anni non abbia speso un briciolo di attenzione per qualificare la presenza dei genitori nella scuola. Se lo avesse fatto, molto probabilmente i legislatori si sarebbero guardati dal fare una simile scelta”.Invece la proposta di legge 953 mette in forse la partecipazione dei genitori al governo della scuola, rimettendo tutto allo statuto, diverso per ciascuna scuola, che dovrebbe solo per questo concretizzare la tanto decantata autonomia. Ma uno statuto privo di effettivi controlli esterni può essere garante di legalità? Abbiamo più di qualche dubbio, vista ad esempio la crescente frequenza con cui ci giungono segnalazioni di Consigli d’istituto che pretendono di ‘sfiduciare’ i consiglieri ritenuti scomodi e farli decadere. Una procedura (questa come tante altre che ci vengono segnalate dai genitori) del tutto illegittima ma che determinati dirigenti scolastici, pur essendo i legali rappresentanti della scuola, non ostacolano in alcun modo.Se questo accade con l’attuale normativa, che cosa accadrà quando le scuole non saranno più obbligate a garantire rappresentanti di classe, assemblee e altri spazi di partecipazione per le famiglie? si chiedono i genitori. La risposta che si danno non è molto ottimistica.
Dà da pensare anche la velocità con cui la Camera ha trovato un compromesso fra posizioni finora inconciliabili e, tempo questi pochi mesi del 2012, è già prossima a licenziare la Proposta di legge in sede legislativa (una procedura riservata a materie di scarsa importanza o a provvedimenti d’urgenza, che qui certo non si configurano). Questo senza che ci sia stato un adeguato dibattito all’interno del mondo della scuola. I TEMPI PERTANTO SEMBRANO ESSERE MOLTO STRETTI.”Invitiamo tutti i genitori a inviarci le firme già raccolte entro il 10 maggio, in modo da poterle presentare alla VII Commissione della Camera prima del voto definitivo –è l’appello dell’AGe Toscana- Poi intensificheremo ulteriormente i nostri sforzi in vista del passaggio al Senato. Siamo disponibili a confrontarci, a offrire delucidazioni, a essere presenti a incontri, rapportandoci con chiunque si dimostri interessato al futuro della scuola e alla partecipazione dei genitori”.
COME INVIARE LA PETIZIONE: il modulo va stampato fronte retro, compilato in modo leggibile e firmato. Il foglio deve essere inviato a info@agetoscana.it dopo averlo scannerizzato in formato .pdf (a bassa risoluzione) o .tif. In alternativa, è possibile inviare direttamente i fogli firmati alla Segreteria AGe Toscana presso AGe Argentario, via Baschieri 63, 58019 Porto S. Stefano.

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Scuola: sei meno ai nuovi organi collegiali

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2012

Dà da pensare la proposta di legge sul rinnovo degli Organi collegiali della scuola approvata dalla VII Commissione della Camera dei Deputati: un articolato a tratti poco chiaro, che non rispetta il principio generale della separazione dei poteri e limita gli spazi di confronto. In particolare come genitori segnaliamo l’abolizione del rappresentante di classe e il rifiuto di prevedere quei momenti di formazione che si sono dimostrati indispensabili per garantire efficacia all’azione dei genitori nella scuola.Nella proposta di legge si persegue il falso obiettivo di un’autonomia costituita da un farraginoso sistema elettorale, diverso scuola per scuola e che sarà solo lavoro in più per le già ingorgate segreterie, invece di garantire finanziamenti certi e sufficienti, che sono il vero motore dell’autonomia.Bisogna ammettere che il testo approvato dalla VII Commissione cultura della Camera è un po’ migliorato rispetto alla stesura originaria: se non altro non si parla più di consiglio di indirizzo ma di Consiglio dell’autonomia (e poi perché questo vizio italico di cambiare i nomi? non è meglio Consiglio d’Istituto?); inoltre il Presidente è un genitore e non il dirigente scolastico, ma tante magagne restano comunque immutate. Come è possibile togliere all’organo politico per eccellenza, il Consiglio dell’Autonomia, la competenza a fissare i criteri per il Piano dell’offerta formativa? E poi per darli a un organo tecnico come il Collegio dei docenti! Questi signori forse non conoscono i principi che reggono la legislazione italiana? Come genitori ci soddisfa fino a un certo punto che “Il Consiglio dei docenti ai fini dell’elaborazione del piano dell’offerta formativa, mantiene un collegamento costante con gli organi che esprimono le posizioni degli alunni, dei genitori e della comunità locale” e che “L’attività didattica di ogni classe è programmata e attuata dai docenti”. Non era forse più chiaro ed efficace il dispositivo del Testo unico della scuola (DPR 297/94)? Noi genitori abbiamo pieno titolo ad essere parti attive e a sedere all’interno del Consiglio di classe. Invece qui si sembra riecheggiare quel Direttore Generale che, di fronte a una platea di 150 genitori ben motivati, esprimeva senza pudore il concetto che gli Organi collegiali sono morti da tempo e che per i genitori è sufficiente una buona informazione. A chi non sa che il rappresentante di classe costituisce il filtro attivo del dialogo scuola famiglia e che proprio lui è l’elemento catalizzatore affinché intorno a ogni classe si crei una ‘comunità educante’, garanzia certa di un percorso scolastico ricco e gratificante per i nostri figli, certo non si può spiegarlo a parole. Si potrà forse dire che chi rappresenta gli interessi della Nazione dovrebbe legiferare nel senso di uno sviluppo delle migliori pratiche e non certo tagliando quei rami apparentemente secchi perché finora non hanno trovato le condizioni di esercizio necessarie.Anche gli spazi assembleari non sono più previsti; che dire poi della formazione? Come Forum delle Associazioni dei Genitori della Toscana l’abbiamo chiesta ripetutamente a gran voce. Se i Decreti delegati del 1974 sono falliti è stato proprio per mancanza di formazione: una lacuna colpevole, perché già da dieci anni esistono i Forum dei Genitori e mai sono stati studiati e messi a sistema gli ottimi risultati in termine di partecipazione raggiunti localmente. Eppure è stato dimostrato che i genitori formati riescono a vivere consapevolmente il loro ruolo all’interno degli organi collegiali; chiedono e si sforzano di capire, fanno proposte e mettono risorse a disposizione. Certo sono un po’ fastidiosi, pretendono il rispetto delle regole, informano gli altri genitori…Che dire poi di questi membri esterni, in numero non superiore a due sui 9-13 consiglieri previsti: chi saranno? Persone volenterose tirate obtorto collo all’interno della scuola per vedere di fargli scucire i famosi 5.000 euro e più di cui parla la proposta di legge? Oppure aziende che, con la forza del dio denaro, asserviranno a sé le povere scuole (le quali in Toscana nel 2011 hanno ricevuto in media dallo Stato ben € 13.050 per il funzionamento amministrativo e didattico)? Una cosa è certa: se in 40 anni la gran parte dei genitori non è stata capace di apprendere le norme che regolano la scuola -e sì che lì c’erano i loro figlioli- chiaro come il sole che questi signori si porteranno appresso le loro idee precostituite su come la scuola dovrebbe essere e il dialogo morirà fanciullo. In ultimo ci meraviglia il Ministro Profumo, che sosteneva giustamente che di leggi in Italia ne abbiamo fin troppe e che basta oliare quelle: che ce ne facciamo di un simile pout pourri, quando bastava armonizzare il Testo unico della scuola con il Regolamento dell’autonomia e quello contabile e fare un po’ di formazione? senza spesa, tramite le Associazioni… (fonte:associazione genitori age toscana)

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Progetto “Elementare, ma non troppo…”

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

Roma 4 aprile 2012, ore 11 Sala Conferenze Spazio Mastai Piazza Mastai 9. Conferenza Stampa di presentazione del progetto “Elementare, ma non troppo…”, promosso da Dipartimento Politiche Antidroga, Istituto Superiore di Sanità e Moige – movimento italiano genitori, che coinvolgerà in due anni nelle scuole elementari d’Italia, oltre 15.000 minori e 30.000 genitori, per sensibilizzare e informare minori, genitori e docenti sui rischi connessi all’uso delle droghe, dell’alcol e sui fattori favorenti l’avvio del consumo. Interverranno:
Giovanni Serpelloni – Capo Dipartimento Politiche Antidroga Presidenza del Consiglio dei Ministri
Emanuele Scafato – Direttore Reparto Salute della Popolazione e suoi determinanti, CNESPS, Osservatorio Nazionale Alcol
Maria Rita Munizzi – Presidente Nazionale Moige – movimento italiano genitori
Moderatrice: Marida Lombardo Pijola – Inviato speciale de “Il Messaggero”

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Emi: Due nuovi libri per ragazzi

Posted by fidest press agency su domenica, 4 marzo 2012

Escono ad aprile, per i tipi della EMI, due nuovi libri per ragazzi ispirati alla tutela dell’ambiente: I bambini dell’acqua e La mia isola ferita, entrambi tradotti dalla fortunata serie Toune-Pierre delle canadesi Éditions de l’Isatis.I bambini dell’acqua è un giro del mondo per scoprire con essenziali, poetiche parole e belle illustrazioni, che cosa rappresenti l’acqua per dodici bambini di ambienti e culture diverse: il ghiaccio per gli Inuit, l’oceano per i pescatori russi, la pioggia per i Tamil, la risaia per i cinesi. Un libro interamente illustrato, in cui ciascuno racconta la propria acqua: per il bambino eschimese l’acqua è l’inverno, la solitudine e il silenzio della lunga notte polare; per il bambino peruviano l’acqua è una «cesta di verdura» perché irriga gli orti del suo piccolo villaggio immerso nelle grandi montagne andine; in Cina l’acqua è una «tazza di riso», e in Amazzonia «il fiume che respira». E per i bambini del Vecchio e del Nuovo continente? «L’acqua è l’evidenza, la vasca da bagno che si riempie di bollicine, il rubinetto che apro senza pensarci» (… e sarebbe invece meglio pensarci!). L’autrice, Angèle Delaunois, francese di origine e canadese d’adozione (Québec), ha scritto numerosi libri di narrativa per l’infanzia. Le illustrazioni sono di Gérard Frischeteau.
Il secondo libro è La mia isola ferita, il racconto di Imarvaluk, una bimba inuit (eschimese), che vede la sua piccola isola scomparire a poco a poco… Che sia colpa di una gigantesca medusa che se la sta divorando giorno dopo giorno? La bimba non sa ancora che quello è l’effetto del riscaldamento globale, che provoca l’innalzamento delle acque e l’accelerata erosione della sua isoletta. La storia di Imarvaluk è la storia di molte comunità inuit stanziate a breve distanza dal Circolo Polare Artico, che vedono ridursi progressivamente, e a un ritmo innaturale, il loro spazio vitale. Per i genitori di Imarvaluk è tempo di lasciare l’isola di Sarichef per cercare un altro ambiente, ma Imarvaluk non si rassegna e cerca di capire il motivo per cui perfino gli spiriti del mare non riescono più a dare protezione. Un libro intenso, interamente illustrato da Marion Arbona e scritto da Jacques Pasquet, autore francese di origine francese e canadese d’adozione.
I bambini dell’acqua e La mia isola ferita si rivolgono a quei genitori ed educatori che intendono trasmettere ai propri figli il rispetto per l’ambiente e il valore della condivisione dei beni comuni. Una scheda attiva in formato digitale, accessibile dal sito http://www.emi.it, correda i volumi cartacei, con giochi ed esercizi di approfondimento sui temi trattati.

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Corso formativo per genitori di minori con ritardo mentale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 gennaio 2012

Empoli. Martedì 10 gennaio prossimo si terrà uno degli incontri del progetto formativo organizzato dall’unità operativa di neuropsichiatria infantile del dipartimento salute mentale dell’Asl 11 a favore dei genitori di minori con ritardo mentale.Questa edizione del progetto è incentrata sul percorso “Educhiamoci ad educare” e prevede un incontro ogni mese, da settembre a giugno, in cui vengono trattate varie tematiche: come rispettare le regole, le paure, il controllo sfinterico, la cura della persona, l’alimentazione, il sonno e l’autonomia generale del ragazzo disabile.
Gli incontri si svolgono solitamente il primo martedì di ogni mese, dalle ore 17 alle ore 19, nei locali dell’Agenzia per la formazione, in via Oberdan a Sovigliana. Il corso è aperto ai genitori dei minori con ritardo mentale, ma anche agli educatori professionali. Attualmente prendono parte agli incontri da 15 fino a 30 genitori e partecipano anche tre insegnanti della scuola dell’obbligo. Gli incontri sono diretti dalla dottoressa Elide Ceragioli, neuropsichiatra dell’Asl 11, con la collaborazione della psicologa Francesca Petruzzi. Il progetto formativo, attivato nell’ottobre 2007, ha durata quinquennale ed ha lo scopo di aumentare il coinvolgimento diretto del genitore nel processo di presa in carico del proprio figlio da parte dei servizi di salute mentale del territorio, ma anche di affiancare, offrendo supporto ed assistenza, il genitore nella gestione quotidiana del ragazzo.

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