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Agente terapeutico RNAi sperimentale che mira al genoma SARS-CoV-2

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

SAN FRANCISCO, Ca. & CAMBRIDGE Vir Biotechnology, Inc. (Nasdaq: VIR) e Alnylam Pharmaceuticals, Inc. (Nasdaq: ALNY) hanno annunciato pochi giorni fa di aver selezionato per lo sviluppo il candidato farmaco VIR-2703 (chiamato anche ALN-COV), un agente terapeutico RNAi sperimentale che mira al genoma SARS-CoV-2. Le Aziende prevedono di fissare presto un incontro con la Food and Drug Administration (FDA) americana e altre autorità regolatorie per discutere un potenziale percorso accelerato per la presentazione della domanda di sperimentazione del nuovo farmaco (Investigational New Drug, IND) o una domanda equivalente per la fine del 2020, a meno di un anno dall’avvio del programma. Le Aziende prevedono di portare avanti VIR-2703 in formulazione inalatoria per il potenziale trattamento e/o prevenzione di COVID-19.Nei suoi sforzi di ricerca, Alnylam ha sintetizzato oltre 350 small-interfering RNA (siRNA) – le molecole che mediano l’RNAi – con target a regioni altamente conservate del genoma SARS-CoV-2, che sono state quindi analizzate bioinformaticamente e valutate in test di potenza in vitro della SARS-CoV-2. Sono stati identificati molteplici siRNA altamente potenti che hanno dimostrato una riduzione di 3-log di replicazione virale in un modello virale vivo in vitro SARS-CoV-2, condotto da Vir. Nei dosaggi dose-risposta, VIR-2703 ha dimostrato di avere una concentrazione efficace per il 50% di inibizione (EC50) inferiore a 100 picomoli e un EC95 inferiore a 1 nanomore nel modello di virus vivo SARS-CoV-2 che misura l’inibizione della produzione di virioni infettivi. Inoltre, VIR-2703 ha previsto la reattività contro oltre il 99,9 percento degli oltre 4300 genomi SARS-CoV-2 attualmente disponibili nei database pubblici che soddisfano i requisiti di analisi, e si prevede che abbia reattività anche verso il genoma SARS-CoV dell’epidemia di SARS del 2003. Con questo candidato allo sviluppo, Vir e Alnylam lavoreranno a stretto contatto per generare i dati necessari a consentire un rapido avvio degli studi clinici.
Oltre al farmaco candidato allo sviluppo mirato al genoma SARS-CoV-2, le aziende utilizzeranno i recenti progressi di Alnylam nel targeting polmonare dei siRNA, con un silenziamento diffuso di diversi target genici in più tipi di cellule nel tratto respiratorio, comprese le cellule target dell’infezione da SARS-CoV-2. Inoltre, le aziende sfrutteranno l’esperienza di Vir nelle malattie infettive e le sue consolidate competenze per portare avanti fino a tre candidati di sviluppo aggiuntivi mirati al fattore host per il trattamento di COVID-19 e potenzialmente altre malattie da coronavirus.

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SARS-CoV-2, parte il sequenziamento del genoma per ricostruire la rete dei contagi

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

La Fondazione Edmund Mach e l’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento hanno ottenuto dalla Fondazione per la Valorizzazione della Ricerca Trentina il finanziamento di un progetto di ricerca che sfrutta il sequenziamento del genoma completo di SARS-CoV-2 per ricostruire la rete dei contagi a livello provinciale, potenziando ulteriormente le strategie di mitigazione e controllo dei focolai epidemici.
La Fondazione Edmund Mach sta collaborando con l’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento per permettere un aumento significativo delle analisi sui tamponi effettuati sulla popolazione. Partendo da questa attività di supporto al sistema sanitario, i ricercatori del Centro Ricerca e Innovazione puntano ora anche a identificare le varianti genetiche del virus presente in provincia. L’obiettivo è quello di sfruttare la variabilità genetica del virus per mappare le reti dei contagi tra pazienti e visualizzare la diffusione del patogeno tra aree geografiche mediante una piattaforma web di analisi e gestione dei dati creata all’interno del progetto. Le sequenze genetiche e il sistema di gestione dei dati prodotti, grazie al finanziamento di 62 mila euro concesso dalla Fondazione per la valorizzazione della ricerca trentina, saranno resi disponibili per il loro utilizzo alla Task Force provinciale nonché alla comunità scientifica internazionale.
In una prospettiva più ampia, l’obiettivo è quello di sviluppare una piattaforma di analisi e gestione dei dati genomici di hCoV-19 che possa costituire la base per lo sviluppo di un’attività di sorveglianza epidemiologica molecolare. Le sequenze genomiche dei nuovi campioni potranno essere confrontate con le sequenze già osservate, identificando e visualizzando su mappa i nuovi focolai di infezione e le loro linee di diffusione. Ricostruendo su base molecolare le reti di infezione, sarà possibile identificare tempestivamente i comportamenti a rischio oppure eventuali falle nelle strategie di contenimento. La base dati prodotta potrà essere incrociata con dati di mobilità personale (ad esempio mediante il tracciamento dei telefoni cellulari) per identificare e circoscrivere le aree di contagio.Il progetto avrà ricadute sul territorio provinciale sotto vari aspetti. I dati genomici ottenuti a livello provinciale saranno integrati con quelli disponibili pubblicamente al fine di: descrivere la diffusione del virus e fornire una base dati per la gestione della seconda fase dell’epidemia, quando andranno identificate azioni di contenimento adeguate; monitorare l’evoluzione e le progressive mutazioni del virus che potenzialmente possano avere effetto anche sulla contagiosità; ottenere maggiori informazioni che possono essere utilizzate per sviluppare vaccini o strategie di gestione dell’infezione specifiche; fornire dati per capire come il potere patogeno del virus possa essere cambiato in seguito alle mutazioni acquisite.
Il team, coordinato da Annapaola Rizzoli e Claudio Donati e composto da Luca Bianco, Mirko Moser, Paolo Fontana, Diego Micheletti, Pietro Franceschi e Massimo Pindo del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach, comprende ricercatori con una vasta esperienza nel campo della genomica, dell’epidemiologia molecolare, dell’analisi bioinformatica delle sequenze e nell’analisi statistica di dati complessi. L’attività di ricerca sarà svolta in stretto coordinamento con Paolo Lanzafame, Lucia Collini, Giovanni Lorenzin del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento.

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Nuove tecniche di sequenziamento del genoma del SARS-CoV-2 in uso allo Spallanzani

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

I ricercatori della core facility “sequenziamento avanzato (NGS)” del Laboratorio di Virologia dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – IRCCS di Roma, diretto dalla dr.ssa Maria Rosaria Capobianchi, hanno utilizzato un nuovo kit della Thermo Fisher per ottenere il sequenziamento completo del genoma del SARS-CoV-2.Il Laboratorio di Virologia, che è stato tra i primissimi centri di ricerca in Europa, e primo in Italia, a generare dati di sequenziamento dell’intero genoma del nuovo coronavirus, si è avvalso di questo nuovo kit, chiamato Ion AmpliSeq SARS-COV-2, per analizzare il virus a partire direttamente dai campioni clinici, grazie ai metodi di ultima generazione resi possibili dai sequenziatori ad alta processività, ed esplorare così la variabilità intrinseca del genoma virale.“La capacità di eseguire rapidamente il sequenziamento di più campioni clinici e di decifrare accuratamente i cambiamenti chiave nel codice genetico del virus è cruciale per conoscere meglio il SARS-CoV-2 e sviluppare strategie per combatterlo” afferma la dott.ssa Capobianchi “Grazie all’elevato potere di risoluzione realizzato con questo tipo di sequenziamento NGS, siamo in grado di analizzare la presenza di varianti anche minoritarie che si generano nel corso della replicazione virale. Questo in genere non è possibile con altri approcci di sequenziamento massivo (es. shotgun), poiché la copertura lungo il genoma non è uniforme ed è richiesta una carica virale molto alta per ottenere un sequenziamento completo ed informativo”Oltre a ricostruire per ciascun campione la sequenza completa del genoma virale, usando questo approccio è stato possibile visualizzare in ciascun campione clinico la presenza di genomi che presentavano posizioni variate rispetto al genoma dominante. Questa osservazione ha fornito la prova che il virus si comporta come altri virus a RNA, sviluppando una quasispecie all’interno di ciascun individuo infetto. “I dati suggeriscono che, pur presentando la capacità di variare grazie al suo enzima replicativo che non è perfettamente fedele, in generale il genoma del virus è stabile, il che aumenta la probabilità che i futuri vaccini possano avere un tasso di efficacia più elevato” continua la dr.ssa Capobianchi “Le sequenze ottenute rapidamente e la loro condivisione con la comunità scientifica sono fondamentali per comprendere meglio l’epidemiologia e la diffusione di COVID-19. Questi risultati pongono le basi per lo studio delle quasispecie virali e della plasticità del genoma e forniranno indizi sulla dinamica virale e l’emergenza di varianti che possono avere un impatto patogenetico.”La disponibilità tempestiva delle sequenze è cruciale durante gli eventi epidemici: più numerose sono le sequenze complete del virus, meglio si riesce a tracciarne la traiettoria evolutiva del virus, individuare possibili varianti più patogene, monitorare costantemente l’affidabilità dei metodi diagnostici, identificare i target per un potenziale vaccino, e tracciare le catene di trasmissione. Inoltre, una volta stabiliti i farmaci ad azione antivirale diretta, il sequenziamento sarà fondamentale per monitorare la comparsa e la diffusione delle mutazioni di resistenza alle terapie antivirali.Sotto questo aspetto, la possibilità di effettuare sequenziamento genomico completo su larga scala renderà ancora più attivo il contributo italiano al database internazionale GISAID e ad altre piattaforme di condivisione delle sequenze genomiche del virus.I prossimi passi saranno continuare a sequenziare più campioni, determinare il significato biologico delle varianti geniche e studiare il percorso evolutivo del coronavirus. Questi dati preliminari necessitano ovviamente di conferme e ulteriore analisi, ma pongono le basi per una migliore comprensione di questo nuovo virus che costituisce una seria minaccia per l’umanità.
“Una sempre migliore conoscenza di questo virus è alla base di ogni decisione sia dal punto di vista clinico che epidemiologico – conclude Marta Branca, direttore generale dell’INMI – il nostro Istituto, oltre a costituire un punto di riferimento per la cura delle malattie infettive come il COVID-19, è oggi impegnato in una delicata attività di assistenza nei confronti dei decisori politici nazionali e regionali: è decisivo quindi che i nostri ricercatori abbiano a disposizione strumenti sempre più accurati per capire meglio il comportamento di questo patogeno e cercare di anticiparne la traiettoria evolutiva.” INMI “Lazzaro Spallanzani”Nato nel 1936 come presidio per la cura delle malattie infettive, l’INMI è oggi il punto di riferimento nazionale per la cura e la ricerca sulle malattie infettive.

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Oltre il genoma: quali opportunità per la filiera del frumento duro?

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 luglio 2019

Dopo il sequenziamento del genoma del grano duro, pubblicato ad aprile scorso su Nature Genetics, grazie ad un consorzio internazionale (60 autori di 7 Paesi) coordinato dal CREA, cui hanno partecipato anche CNR ed Università di Bologna, come tradurre l’innovazione in una applicazione concreta, a vantaggio della filiera? Proprio per illustrare le ricadute pratiche di queste nuove conoscenze e per favorire il dialogo tra ricerca e stakeholders, CNR, CREA e Università di Bologna hanno organizzato l’evento “Oltre il genoma: quali opportunità per la filiera del frumento duro?”, svoltosi oggi a Roma al CNR.Un confronto tra ricerca e mondo del grano duro in un momento in cui è grande l’impegno del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo verso il settore, come ha sottolineato il Ministro Gian Marco Centinaio, intervenendo all’apertura dei lavori: “La filiera del frumento duro rappresenta un’autentica eccellenza del comparto agroalimentare del nostro Paese. Circa 3 piatti di pasta su 4 consumati nel Vecchio Continente provengono da un pastificio italiano. Dobbiamo lavorare per difendere questo settore e affrontare le sfide che si presenteranno in futuro. Il risultato di questo lavoro è un passo importantissimo per il sostegno della filiera nazionale. Si aprono nuovi scenari che consentiranno di far fronte ai cambiamenti climatici e garantire la migliore qualità dei prodotti. Manteniamo alta la bandiera del nostro made in Italy in tutto il mondo”.Indubbiamente, il risultato ottenuto dai ricercatori ossia la sequenza completa dei 14 cromosomi della varietà di frumento duro ‘Svevo’, con i suoi 66.000 geni, apre davvero possibilità fino a ieri impensabili. Lo studio del genoma ha consentito di identificare centinaia di migliaia di marcatori molecolari che potranno essere utilizzati per la selezione di varietà migliorate. Un riferimento fondamentale per tutta la futura attività di miglioramento genetico e per l’identificazione e la tutela delle diverse tipologie di frumento attraverso tecniche di tracciabilità molecolare.Secondo Luigi Cattivelli, direttore del CREA Genomica e Bioinformatica e coordinatore dello studio, sono tre le ricadute del genoma sequenziato sulla filiera che cambieranno il modo di “fare agroalimentare”, non più in modo empirico, ma ancorato ad una reale conoscenza. “La prima è per l’industria sementiera che, da subito, utilizzando questi dati, può lavorare per nuove varietà resistenti a malattie come le ruggini e la fusariosi. La seconda è per l’industria della trasformazione, in quanto, conoscendo ora tutti i geni responsabili della qualità, potrà, a medio termine, avere una materia prima sempre più calibrata e funzionale alle proprie esigenze produttive e ai gusti del consumatore. La terza, che richiede tempi più lunghi, porterà ad una migliore gestione della biodiversità, grazie al riconoscimento su basi genetiche delle diverse tipologie di frumento duro, sia esso farro, grano antico o moderno.”
“Il Consiglio nazionale delle ricerche, con le sue competenze, svolge ricerca sui cambiamenti climatici in tutto lo spettro multidisciplinare – ha dichiarato il presidente CNR Massimo Inguscio – Dall’aspetto del cosiddetto “amplificatore artico” studiato nella nostra base Dirigibile Italia, dalla quale sono appena rientrato, a quello, importantissimo, dell’impatto sulla filiera agroalimentare, di cui oggi stiamo parlando assieme al ministero delle Politiche agricole, al CREA e ad esponenti del mondo produttivo. La genomica – ha sottolineato Inguscio – avrà un ruolo fondamentale nello sviluppo di un’agricoltura sostenibile e di tutta la bioeconomia, settore al quale come Cnr abbiamo voluto dedicare un nuovo Istituto e nel quale l’Italia ha un ruolo trainante. La giornata di oggi, in particolare, è un’occasione per discutere come il traguardo rappresentato dal sequenziamento del genoma possa diventare il punto di partenza per un rilancio della ricerca su una coltura fondamentale per l’economia nazionale”.

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Pubblicato su “Nature Genetics” il genoma del frumento duro

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 aprile 2019

Il genoma studiato contiene 66.000 geni e la sua analisi ha consentito di identificare decine di migliaia di marcatori molecolari che potranno essere utilizzati per la selezione di varietà migliorate. Un lavoro fondamentale, che costituirà un riferimento per tutta la futura attività di miglioramento genetico e per l’identificazione e la tutela delle diverse tipologie di frumento attraverso tecniche di tracciabilità molecolare.Il frumento duro, la materia prima della pasta, icona del “Made in Italy” alimentare, è stato selezionato dall’uomo a partire dal farro alcune migliaia di anni fa in Mesopotamia, ma si è diffuso in Italia alla fine del dell’impero romano ed oggi viene coltivato in tutti i continenti. Nel bacino del Mediterraneo è la principale fonte di reddito per molti piccoli agricoltori nelle aree marginali dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente, ma deve fare i conti con i preoccupanti cambiamenti climatici in atto e con una forte pressione demografica in grado di provocare tensioni sociali e flussi migratori. Solo una efficace azione di miglioramento genetico potrà consentire di selezionare varietà più produttive ed ecosostenibili in grado di garantire un reddito adeguato in regioni così a rischio.Nel corso del lavoro, le conoscenze sul genoma sono state utilizzate per comprendere il processo evolutivo che ha portato dal farro selvatico (il progenitore del farro coltivato) al moderno frumento duro e per isolare un nuovo gene capace di limitare l’accumulo di cadmio nei semi, un chiaro esempio di come lo studio dei genomi consente la scoperta di fattori che aumentano ulteriormente la salubrità e la qualità del frumento duro e della pasta.
Lo studio è firmato da oltre 60 autori di 7 diversi paesi coordinati da Luigi Cattivelli del CREA insieme ad un team internazionale costituito da Curtis Pozniak dell’Università di Saskatchewan (Canada), Aldo Ceriotti e Luciano Milanesi del CNR, Roberto Tuberosa dell’Università di Bologna e Klaus Mayer dell’Helmholtz Zentrum München (Germania). Inoltre, tra le altre istituzioni partecipanti vi è un ulteriore contributo italiano rappresentato dall’Università di Bari.
Il lavoro ha beneficiato di diversi finanziamenti, tra cui un importante contributo del progetto Bandiera MIUR InterOmics, coordinato da Luciano Milanesi. Tutti i risultati delle annotazioni del genoma sono consultabili presso il sito http://www.interomics.eu/durum-wheat-genome e nella banca dati scientifica GrainGenes. Il lavoro pubblicato in Nature Genetics dal titolo “Durum wheat genome highlights past domestication signatures and future improvement targets” è disponibile a questo link: http://dx.doi.org/10.1038/s41588-019-0381-3

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Svelato il genoma del grano tenero

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

Il grano tenero, il cereale più coltivato al mondo, non ha più segreti: il suo genoma è stato sequenziato grazie al lavoro – durato 13 anni – di oltre 200 scienziati, appartenenti a 73 istituti di ricerca in 20 nazioni.Per l’Italia ha partecipato il CREA, il più importante ente di ricerca agroalimentare del nostro Paese. La ricerca, appena pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Science, è stata condotta dall’IWGSC (International Wheat Genome Sequencing Consortium) un consorzio di collaborazione internazionale pubblico e privato, con 2.400 membri in 68 paesi.L’articolo scientifico (a seguire il link http://www.wheatgenome.org/News/Latest-news/Reference-Sequence ) descrive il genoma della varietà di riferimento per il frumento tenero, Chinese Spring. La sequenza genomica del DNA dei 21 cromosomi del frumento tenero, è di altissima qualità, la migliore mai ottenuta fino ad oggi per questa specie. Questo consentirà la produzione di varietà più adatte ai cambiamenti climatici e più sostenibili, con rese più elevate e una migliore qualità nutrizionale.Un risultato importante se si pensa che il grano tenero costituisce l’alimento base di oltre un terzo della popolazione mondiale e rappresenta quasi il 20% del totale delle calorie e delle proteine consumate in tutto il mondo, più di ogni altra fonte di cibo. Inoltre, costituisce anche una fonte importante di vitamine e minerali.
Il CREA, il più importante ente di ricerca agroalimentare italiano, ha contribuito all’annotazione manuale del genoma del frumento (cioè il riconoscimento dei singoli geni all’interno delle 15 miliardi di basi dell’intero genoma) attraverso la propria esperienza nello studio della resistenza delle piante al freddo, riconosciuta a livello internazionale. Alcune specie, e tra queste il grano tenero, possono sopravvivere fino a -20°C, nel caso di alcune varietà di frumento. Questa caratteristica dipende da una particolare famiglia di geni denominati CBF che conferiscono alla pianta la capacità di vivere a temperature di molti gradi sotto lo zero, con un enorme impatto sulla sua possibilità di essere coltivata nelle zone del pianeta con clima temperato. Il gruppo di ricerca del CREA, coordinato da Luigi Cattivelli, direttore del CREA Genomica e Bioinformatica, ha capitalizzato l’esperienza accumulata in due decenni di lavoro su questo argomento ed ha identificato i geni CBF nel nuovo genoma, un risultato che consentirà una miglior comprensione dei meccanismi di adattamento ai cambiamenti climatici.
In Italia il grano tenero è una importante coltura con profonde radici storiche. A cominciare dal lavoro di Nazareno Strampelli, il miglioramento genetico del frumento tenero è stato per molti decenni una priorità per la ricerca e l’industria sementiera italiana. Negli ultimi anni, tuttavia, abbiamo assistito ad una forte perdita di competitività nel settore del frumento tenero in Italia e nel 2018, stando agli ultimi dati, la produzione nazionale ed europea ha subito una forte riduzione a causa del clima sfavorevole, conseguenza dei cambiamenti climatici globali. “Le nuove conoscenze sul genoma del frumento tenero ed il fatto che il CREA sia parte di questa iniziativa – afferma Luigi Cattivelli, coordinatore CREA dello studio – possono fornire l’occasione per rivitalizzare il comparto tramite collaborazioni pubblico-private che consentano di trasferire le più avanzate conoscenze genomiche in nuove varietà resistenti alle malattie e più efficienti nell’uso delle risorse e più produttive. Un’azione indispensabile per un’agricoltura nazionale sostenibile capace di produrre alimenti di qualità”. Tanto per avere un’idea della situazione della coltura che fornisce il prodotto base per il pane, la pizza e l’industria dolciaria, la produzione nazionale di frumento tenero, che nei primi anni 70 era di circa 7 milioni di tonnellate, è oggi dimezzata con una produzione compresa tra 3,0 e 3,5 milioni di tonnellate, un quantitativo che copre meno del 50% del fabbisogno nazionale.

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Il Sahara era verde e popolato: la storia dell’evoluzione umana raccontata dal genoma

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 marzo 2018

La storia dei movimenti umani attraverso il Sahara, è racchiusa non solo nei reperti archeologici riconducibili ad antichi insediamenti sahariani, ma anche nel nostro genoma.
Questa nuova prospettiva, che finora non era mai stata analizzata, è stata adottata dal team di ricerca internazionale coordinato da Fulvio Cruciani del Dipartimento di Biologia e biotecnologie “Charles Darwin” della Sapienza di Roma, evidenziando che il pool genetico maschile di popolazioni nord-africane e sub-sahariane è stato plasmato da antiche migrazioni umane trans-sahariane.Lo studio, pubblicato dal gruppo sulla rivista Genome Biology, costituisce un importante contributo al progresso conoscitivo sull’evoluzione umana e in particolare sul ruolo del cosiddetto “Green Sahara” nel popolamento dell’Africa.Durante l’optimum climatico dell’Olocene (tra 12 mila e 5 mila anni fa), il Sahara era una terra fertile (da cui “Green Sahara”) e dunque non rappresentava una barriera geografica per eventuali sposamenti umani tra l’Africa sub-sahariana e le coste mediterranee del continente. Per analizzare il popolamento di questa regione i ricercatori si sono avvalsi di una tecnica innovativa (next-generation sequencing) per sequenziare circa 3,3 milioni di basi del cromosoma Y umano in 104 individui maschi, selezionati mediante uno screening di migliaia di campioni.
Lo studio della distribuzione geografica dei diversi cromosomi Y permette di fare inferenze riguardo eventuali eventi demografici del passato a carico della nostra specie. Mediante questa analisi, sono state individuate 5966 varianti geniche (di cui il 51% mai descritte in precedenza). Studiando la variabilità genetica di queste varianti in 145 popolazioni africane ed eurasiatiche è stato possibile evidenziare massicce migrazioni umane avvenute sia attraverso il deserto del Sahara (prima della desertificazione) che attraverso il bacino del Mediterraneo.
“Il cromosoma Y – precisa Eugenia D’Atanasio, primo autore condiviso della ricerca – viene trasmesso dal padre ai soli figli maschi, fornendo quindi una prospettiva solo “al maschile” dell’evoluzione umana recente. Il confronto dei dati dell’Y con quelli relativi al DNA mitocondriale (trasmesso lungo la linea materna) e agli autosomi (trasmessi da entrambi i genitori) ha evidenziato differenze dei due sessi nel plasmare la variabilità genetica del Nord Africa, con un contributo femminile recente riconducibile alla tratta araba degli schiavi e un contributo maschile più antico, che risale principalmente al periodo del “Green Sahara”.
“Questa analisi – aggiunge Beniamino Trombetta, co-autore della ricerca – ha anche evidenziato massicci spostamenti avvenuti attraverso il bacino del Mediterraneo, che hanno coinvolto antichi movimenti di popolazioni umane dall’Europa all’Africa e viceversa, mostrando come i contatti tra queste due regioni siano sempre avvenuti fin dai tempi preistorici”.In questo studio, per la prima volta, si trova la traccia genetica di migrazioni umane trans-sahariane che erano state sino a ora ipotizzate soltanto mediante l’analisi di cultura materiale. Gli scenari proposti contribuiscono a una migliore comprensione dell’evoluzione umana recente e aprono la strada a nuove linee di ricerca riguardo la nostra storia.

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Terapia genica, le nuove prospettive discusse a Firenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2016

sequenza-genomaLa prima sequenza completa del genoma umano risale al 2003 e oggi i pazienti dispongono dei primi farmaci approvati di terapia genica. Dei nuovi avanzamenti e delle prospettive che si aprono per la medicina si è discusso a Firenze, in occasione del Congresso annuale della Società europea di terapia genica e cellulare (Esgct). Organizzato con la Società internazionale per la ricerca sulle cellule staminali (Isccr) e l’Associazione di biologia cellulare, l’evento riunisce nel capoluogo toscano oltre mille esperti e ha il titolo significativo “Cambiare il volto della medicina moderna: cellule staminali e terapia genica”. In effetti le attese sono di ampia portata e, dalle prime terapie destinate alle patologie rare, si cominciano oggi a esplorare le prospettive di cura di quelle più diffuse, come quelle cardiovascolari e il cancro.In Europa, la prima terapia genica, approvata nel maggio scorso, è rivolta al trattamento della Ada-Scid, una malattia rara, mentre in agosto la Commissione europea ha autorizzato la commercializzazione condizionata della prima terapia cellulare basata sull’ingegnerizzazione del sistema immunitario per il trattamento delle leucemie e di altri tumori del sangue. E Luigi Naldini, direttore scientifico dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica (Tiget) e ricercatore sui vettori lentivirus e il trasferimento di geni, ritiene possibile un’ulteriore svolta: «Test clinici recenti forniscono prove concrete del fatto che la terapia genica possa offrire cure per condizioni altrimenti terminali o seriamente invalidanti». È un settore che «merita di essere maggiormente riconosciuto dalla comunità scientifica, dai media generalisti, dal mondo della finanza e dalla società in generale», sostiene Nathalie Cartier-Lacave, presidente di Esgct, ma si avverte anche la necessità di una maggiore apertura. Hans Clevers, professore di genetica molecolare presso l’Università di Utrecht, ha deciso da subito di non lavorare «in un mondo in cui siamo aperti e possiamo condividere». È anche, senza dubbio, l’approccio di Telethon, che svolge un ruolo essenziale a favore della ricerca e opera da sempre a stretto contatto con le università pubbliche e con le istituzioni e le aziende private. (Renato Torlaschi fonte Doctor33)

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Master di II livello in Epidemiologia Genetica e Molecolare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2012

Biologia molecolare - Biochimica - Genetica

Image via Wikipedia

Pavia 31 Gennaio 2012 Via Bassi, 21 Pavia – Aula D Orario: 10.00-13.00, 14.30-16.30 Coordinatori: Prof. Luisa Bernardinelli e Prof. M. Grassi Il Master organizza il seguente seminario che è aperto a tutti gli interessati. Argomenti:
Giovanni Malerba “Studio della componente genetica nell’asma”
Daniele Cusi “Alla ricerca degli sfuggenti geni dell’ipertensione”
Paolo Radice “Basi molecolari della predisposizione ereditaria al cancro”
Mario Grassi “Modelli multi-locus (fra e entro geni) della suscettibilità genetica nei fenotipi complessi”
Filippo Martinelli Boneschi “Fattori genetici nella sclerosi multipla: scoperte dagli studi di associazione su tutto il genoma e “missing heritability””
Orsetta Zuffardi “Next generation sequencing: una rivoluzione in medicina”
Paolo Gasparini “Popolazioni isolate e nuove tecnologie per lo studio di tratti quantitativi e malattie complesse”
Giuseppe Matullo “Epigenomica dell’infarto del miocardio”
Luisa Bernardinelli “Il ruolo del gene ACCN1 nella suscettibilità e patogenesi della sclerosi multipla”

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Sequenziamento del genoma di un microrganismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2010

E’ stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States (PNAS), un lavoro riguardante il sequenziamento del genoma di un microrganismo, il Bifidobacterium bifidum PRL2010, colonizzatore dell’intestino umano e potenziale microrganismo probiotico di nuova generazione. Il progetto è stato coordinato da Marco Ventura, del Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Genetica, Biologia dei Microrganismi, Antropologia, Evoluzione dell’Ateneo, nell’ambito di un progetto di ricerca destinato allo sviluppo di batteri probiotici di nuova generazione. Il lavoro appena pubblicato, oltre alla collaborazione dei giovani ricercatori dell’Università di Parma Francesca Turroni, Francesca Bottacini ed Elena Foroni, ha visto la partecipazione di diversi collaboratori stranieri
afferenti ai più importanti centri di ricerca internazionali nel settore della genetica dei batteri probiotici. I bifidobatteri sono microrganismi che colonizzano il tratto gastro-intestinale dei mammiferi, e ai quali vengono comunemente attributi effetti salutistici (batteri probiotici).
Tra questi si ricorda il ceppo Bifidobacterium bifidum PRL2010, isolato e caratterizzato geneticamente nel laboratorio di Probiogenomica dell’Ateneo di Parma. Questo studio ha permesso, tramite la decodificazione del genoma di questo microrganismo probiotico, l’identificazioni delle basi genetiche che lo rendono capace di adattarsi alla nicchia intestinale umana. Tale ricerca ha evidenziato come questo microrganismo sia in grado di utilizzare zuccheri complessi prodotti dall’intestino umano, quale le mucine, e in tale modo garantire la sua sopravvivenza in tale ambiente. Certamente questo studio rappresenta un primo importante passo nella comprensione delle basi molecolari responsabili dell’interazione microrganismi-ospite e dei derivanti effetti positivi sulla salute dell’uomo. Tale ricerca ha utilizzato strumenti estremamente innovativi basati sullo studio dei genomi batterici, applicato per la prima volta in Italia sui batteri probiotici dal gruppo di ricerca del Dott. Ventura. La genomica sta cambiando la comprensione della biologia, soprattutto grazie al completamento di vari progetti di sequenziamento del DNA, in particolare del progetto del genoma umano concluso alla fine del 2000. La genomica rappresenta una nuova branca della genetica il cui obiettivo è sfruttare in modo integrato i risultati della decifrazione del genoma degli organismi viventi, nell’interesse della salute pubblica, della competitività dell’industria biotecnologica e alimentare, dell’ambiente e dell’agricoltura.
Il Dott. Ventura, ricercatore dell’Ateneo di Parma, è da anni impegnato nella ricerca nel campo dei microrganismi probiotici, con particolare attenzione ai bifidobatteri. Con il suo rientro in Italia tramite il programma “Rientro dei Cervelli”, dopo un lungo periodo di ricerca condotto all’estero, ha formato e dirige un gruppo di ricerca denominato “Laboratorio di Probiogenomica” presso il Dipartimento di Genetica, Biologia dei Microrganismi, Antropologia, Evoluzione dell’Università degli Studi di Parma. Recentemente il Dott. Ventura ha definito una nuova disciplina nell’ambito della genomica microbica, la probiogenomica, destinata ad individuare tramite lo studio dei genomi dei batteri probiotici le basi genetiche degli effetti salutistici. Il laboratorio di Probiogenomica ha collaborazioni internazionali con i principali gruppi di ricerca nel campo dei batteri probiotici e numerosi progetti di ricerca di genomica microbica applicata al settore agro-alimentare.

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Sequenziamento del genoma di un microrganismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 gennaio 2010

E’ stato pubblicato lo scorso 24 dicembre, sulla prestigiosa rivista scientifica PLoS Genetics, l’articolo The Bifidobacterium dentium Bd1 Genome Sequence Reflects Its Genetic Adaptation to the Human Oral Cavityun, un lavoro riguardante il sequenziamento del genoma di un microrganismo, Bifidobacterium dentium Bd1, coinvolto nella formazione della carie.  Il progetto presentato nell’articolo è stato coordinato dal Dott. Marco Ventura, responsabile del Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Genetica, Biologia dei Microrganismi, Antropologia, Evoluzione dell’Università di Parma, nell’ambito di un progetto di ricerca internazionale volto al sequenziamento di genomi di batteri commensali del tratto gastrointestinale umano (bifidobatteri), sponsorizzato dal programma “Rientro dei Cervelli” di cui il Dott. Marco Ventura ha usufruito dal 2005 ad oggi.
I bifidobatteri sono microrganismi che colonizzano il tratto gastro-intestinale dei mammiferi e ai quali vengono comunemente attributi effetti salutistici (batteri probiotici). Esiste solo una specie ritenuta pericolosa per la salute dell’uomo, in quanto coinvolta nella formazione della carie, Bifidobacterium dentium. Questo studio ha evidenziato, attraverso l’analisi delle sequenze del genoma di B. dentium, come questo microrganismo possieda un patrimonio genico capace di renderlo in grado di sopravvivere all’interno della bocca e di promuovere lo sviluppo delle carie. Inoltre, tale ricerca ha messo in luce come il genoma di questo microrganismo sia, dal punto di vista evolutivo, distante da quello delle specie di bifidobatteri considerate probiotiche. Certamente questo studio rappresenta un primo importante passo nella comprensione delle basi molecolari responsabili dell’interazione microrganismo-ospite e dei derivanti effetti positivi o negativi sulla salute dell’ospite.
Il Dott. Marco Ventura è da anni impegnato nella ricerca nel campo dei batteri probiotici, con particolare attenzione ai bifidobatteri. Dopo un lungo periodo di ricerca all’estero (dal 1999 al 2003 in Svizzera presso il Politecnico di Zurigo e dal 2003 al 2005 in Irlanda presso l’Università di Cork), con il suo rientro in Italia nel 2005 tramite il programma “Rientro dei Cervelli” ha formato e dirige un gruppo di ricerca, denominato Laboratorio di Probiogenomica, presso il Dipartimento di Genetica, Biologia dei Microrganismi, Antropologia, Evoluzione dell’Università di Parma.  Recentemente, infatti, il Dott. Ventura ha definito una nuova disciplina nell’ambito della genomica microbica, la probiogenomica, destinata a individuare, tramite lo studio dei genomi dei batteri probiotici, le basi genetiche degli effetti salutistici.  http://probiogenomics.unipr.it

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Scienza e Fede: due libri per dialogare e riflettere

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2009

Roma (via degli Aldobrandeschi 190), martedì 17 novembre 2009, alle ore 1700 presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum si terrà la presentazione di due libri, organizzata dal Master in Scienza e Fede della Facoltà di Filosofia dell’Ateneo, diretto da P. Rafael Pascual, L.C. Il primo libro, Vivere insieme Organismi e Simbiosi, è stato scritto dal biologo Pietro Ramellini, docente di biologia nel Master in Scienza e Fede, e pubblicato dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e IF Press. Il libro, dedicato alle simbiosi biologiche, intende fornire una panoramica adeguata a mostrare le sue varie ramificazioni. Dopo aver chiarito il lessico fondamentale e la classificazione delle simbiosi, vengono trattati i loro rapporti con i temi classici della biologia, dal genoma al nesso tra struttura e funzione, dalla regolazione fisiologica ai cicli vitali. Ampio spazio è riservato all’evoluzione delle simbiosi e al suo impatto su biodiversità ed ecosistemi. Infine, il testo esamina l’influenza della simbiosi sulla biologia teorica, e varie estensioni interdisciplinari del concetto. Da questa rassegna emerge il grande potenziale scientifico e culturale delle simbiosi, un campo di ricerca sempre più vivace e fecondo. Il secondo libro, What Is Death? A Scientific, Philosophical and Theological Exploration of Life’s End, è stato pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana. Il volume, curato da P. Alfonso Aguilar, L.C., ha contributi di autori docenti in diverse università e di diverse nazionalità: Alfonso Aguilar, Pietro Ramellini, Luisa Damiano, Pier Luigi Luisi, Pietro de Rossi, Adriana Gini, Maria Luisa Pulito, Gladys Sweeney, Anthony Bond, Jeffrey R. Tiel, Michele Cataluddi, Paul Haffner e Juan Pablo Ledesma. Che cos’è la morte? È una domanda alla quale tutti vorremmo rispondere, perché tutti siamo stati in qualche modo colpiti dalla esperienza della morte e siamo, quindi, costretti a dirigere il nostro sguardo verso la realtà intera.  Consapevoli di ciò, un gruppo di scienziati, filosofi e teologi hanno voluto lavorare insieme per definire la morte, ognuno dal punto di vista della propria disciplina. Questo libro presenta una riflessione sul mistero della morte a livello biologico, medico, neurologico, neuro-psicologico, psicoterapeutico, filosofico, teologico e religioso.
P. Alfonso Aguilar, L.C. (Spagna) è sacerdote Legionario di Cristo e Professore ordinario presso la Facoltà di Filosofia dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Già professore di Studi Classici a Connecticut e di Metafisica e Gnoseologia a Thornwood, New York (Stati Uniti), a Roma ha ottenuto il Dottorato in Filosofia e la Laurea specialistica in Bioetica. È membro dell’Associazione Internazionale dei Platonisti (International Plato Society) e fondatore del Centro Pascal, un’associazione culturale d’apologetica. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli in diverse riviste specializzate e giornali d’Italia, Spagna e Stati Uniti.

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