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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘gentiloni’

Consiglio europeo: Quanto si dice che la montagna ha partorito un topolino

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

La Gruber ha avuto come ospite ad Otto e mezzo su La7 l’ex-presidente del consiglio Gentiloni lo stesso giorno dell’inizio dei lavori del vertice europeo di Bruxelles con i suoi 28 leader. In questo breve ma interessante incontro a tre con Paolo Mieli, Gentiloni, ad una precisa domanda della Gruber su cosa ne pensasse e quali risultati avremmo dovuto attenderci riguardo questo meeting l’ex presidente del Consiglio non ha avuto dubbi: niente concessioni ma solo qualche beneficio economico in più del passato per far digerire meglio a Salvini il nulla di fatto di questo Consiglio. Oggi dalle prime dichiarazioni, soprattutto da parte del presidente francese Macron, ne abbiamo avuto la conferma. Ci siamo venduti l’Italia con i soliti miseri trenta denari. Abbiamo, in pratica, elemosinato un accordo al ribasso ancora più stridente se lo compariamo con le infuocate dichiarazioni di Salvini sull’Europa dei burocrati e di una governance legata a interessi di bottega e in favore delle solite nazioni Francia e Germania in testa, a danno di altre. E a questo punto riprendo la nota amara pervenutaci da un comunicato emesso da Debora Serracchiani del PD che così commenta gli accordi scaturiti dal vertice Ue: “Adesso possono suonare le trombe della propaganda e tentare di nascondere il fallimento e l’isolamento, ma ricordino che l’Italia ha avuto un ruolo quando ha saputo tessere alleanze mentre sappiamo che frutti dà la politica del ‘tanti nemici tanto onore’” Dobbiamo, quindi, rimpiangere un passato che avremmo voluto dimenticare? E in tutto questo di ingenuità e di pressapochismo ce ne è da vendere e li riassume con una certa vena sarcastica la stessa Serracchiani quanto commenta nella chiusa della sua dichiarazione resa ai media, riferendosi alla “confessione” del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale dopo il Consiglio Europeo ha detto che “le conclusioni da solo le avrei scritte diversamente ma eravamo in 28”. A questo punto Serracchiani ha auspicato che “qualcuno spieghi rapidamente al premier Conte il significato della parola “trattativa” e poi gli dica come farla”. (A.R.)

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Italia in vendita: offresi

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2018

“Il Governo Gentiloni sta tentando con un ultimo ignobile colpo di coda di regalare alla Francia parte delle nostre acque territoriali e con queste alcuni ricchissimi giacimenti di petrolio scoperti al largo della Sardegna. È la conseguenza di un folle trattato firmato da Gentiloni nel 2015 quando era ministro degli Esteri e che Fratelli d’Italia aveva contestato anche all’epoca. Un accordo senza senso che penalizza l’Italia e le cui motivazioni sono incomprensibili. Gentiloni non si azzardi a questa operazione e blocchi prima del 25 marzo, come previsto dal Trattato di Caen, la cessione delle nostre acque territoriali. Fratelli d’Italia non farà sconti su questa operazione dai contorni torbidi, chiediamo l’immediato intervento del Presidente della Repubblica Mattarella e annunciamo fin da ora azioni durissime in ogni sede. Non permetteremo che venga regalata l’Italia”. Lo scrive su Facebook il presidente di fratelli d’Italia Giorgia Meloni.(n.r. Non conosciamo nei dettagli quanto denuncia l’on.le Giorgia Meloni e lasciamo a quanto espone il beneficio del dubbio. In ogni caso è evidente che da tempo la sudditanza dell’Italia è notoria nei confronti dei nostri vicini, e non solo. Nel futuro governo, se riusciranno a farlo, ci auguriamo che il ministero degli esteri venga, per lo meno, affidato alla Meloni.)

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Trattato del Quirinale tra Macron e Gentiloni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 gennaio 2018

macron“Con amarezza ci tocca constare che il ‘Trattato del Quirinale’, imbastito con il presidente Macron con l’intento di rafforzare la cooperazione bilaterale tra Italia e Francia, si presenta in questo momento come un atto di subordinazione che Lei aveva il dovere di evitare all’Italia”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in una lettera aperta al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, pubblicata da “Il Foglio”.“È palese infatti che l’europeista Macron si avvia a rinsaldare un asse franco-tedesco al quale l’Italia non può e non deve partecipare per interposta persona, come temiamo stia accadendo. Perché farlo significa, in buona sostanza, ammettere la nostra debolezza. Siamo estremamente preoccupati per quanto sta avvenendo a Bruxelles, dove gli alti funzionari europei e gli Stati membri, senza alcuna rappresentanza italiana presente, dibattono sulla nuova governance europea.E’ legittimo che il presidente francese voglia, da una parte, tracciare il futuro dell’Europa, facendo leva sulla intesa bilaterale con la Germania. Un po’ meno che da parte italiana gli si consenta di farlo servendosi anche della attuale oggettiva debolezza contrattuale Italiana. E gli elogi personali rivolti a Lei dal presidente gentiloniMacron suonano certamente sentiti ma un po’ fuori luogo nel momento in cui altrove in Europa autorevoli tecnici francesi e tedeschi tracciano le linee della Europa prossima ventura, disegnando scenari carichi di significative implicazioni per l’economia e per la società italiana.Su che basi è stato possibile siglare il Trattato del Quirinale? Forse sarebbe stato più opportuno attendere un governo nella pienezza dei suoi poteri per affrontare temi di questo rilievo. E forse sarebbe opportuno che il governo francese così come il governo tedesco attendano un governo italiano nella pienezza dei suoi poteri per tracciare su un foglio bianco i caratteri della futura Europa. Forse questo e solo questo avrebbe dovuto essere il contenuto del Trattato del Quirinale.
Ciò detto, Presidente, è fin troppo evidente che la debolezza italiana in ambito europeo non è solo la conseguenza del periodo pre-elettorale. Pesano sulla nostra autorevolezza e sulla nostra affidabilità quattro anni in cui si è pensato di poter sostenere il nostro anemico potenziale di crescita per lo più attraverso maggiori disavanzi pubblici. Non era la soluzione, come si vede chiaramente. Come non lo erano le tante regalie che hanno segnato il cammino del precedente governo e, purtroppo, anche del suo. Come non lo erano i tentativi di presentare come riforme strutturali misure dall’impatto limitato, legate essenzialmente a forme di sovvenzione”.

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Gentiloni cede la sovranità alla Francia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 gennaio 2018

macronDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Il ‘Trattato del Quirinale’ al quale starebbero lavorando congiuntamente il presidente del consiglio italiano Paolo Gentiloni e il presidente francese Emmanuel Macron, avente l’intento di rafforzare la cooperazione bilaterale tra Italia e Francia, rappresenta una umiliazione che il nostro premier fa subire all’Italia da parte dei cugini d’oltralpe. Qual è il motivo per cui il tanto europeista Macron, il giovane politico che ha vinto le ultime elezioni francesi presentandosi con il chiaro intento di voler riformare l’Unione Europea in una rafforzata cooperazione multilaterale, desidera ora così tanto stipulare un trattato bilaterale con l’Italia, appena prima di saldare un patto di ferro con la Germania per decidere i destini dell’Europa? Il sospetto che ci viene è che il presidente francese da una parte voglia riformare l’Europa, sfruttando la sua partnership di ferro con Berlino, e dall’altra portare a casa vantaggi enormi per la sua Francia, sfruttando l’attuale debolezza contrattuale di Roma. Questo improvviso ritorno di fiamma con il nostro paese, culminato con l’elogio fatto da Macron a Gentiloni, non è affatto credibile ed ha tutta l’aria di un grande tranello teso al nostro Primo Ministro per convincerlo a firmare un trattato chiaramente vantaggioso per la sola Francia. Abbiamo già avuto più che una riprova del fatto che del presidente Macron non c’è da fidarsi. Non ci siamo scordati, infatti, del caso riguardante l’acquisto dei cantieri navali di Saint-Nazaire da parte di Fincantieri, con il governo francese che, in barba alle normative europee e alle regole di mercato, ha messo i bastoni tra le ruote ad una trattativa già conclusa, rifiutandosi di concedere il controllo dei gentilonicantieri alla multinazionale italiana. Una vicenda che sfiorò lo scontro diplomatico e che finì sui tavoli di Bruxelles, bollata come una ‘vergogna’ anche dalla stampa finanziaria anglosassone. Fu lo stesso Macron a rimettere in discussione il precedente accordo stipulato dal suo predecessore Francois Hollande, al fine di ‘garantire la tutela dei posti di lavoro, ma anche la sovranità della compagnia’, dopo aver raccolto ‘le preoccupazioni dei lavoratori’ e affidando al suo ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, il compito di ‘negoziare per individuare un nuovo assetto azionario’, culminato poi con la proposta di offrire a Fincantieri soltanto il 50% del pacchetto azionario contro il 66,6% che il precedente accordo stabiliva. Così come non ci siamo dimenticati di come la Francia abbia votato per Amsterdam come nuova sede dell’European Medical Agency, che avrebbe dovuto finire a Milano come logica voleva, mentre lei, grazie agli accordi sottobanco fatti con gli altri paesi europei, riusciva a garantirsi la nuova sede dell’European Banking Agency a Parigi, in cambio, si era fatto credere, di sostenere la candidatura dell’ingenuo ministro dell’economia Pier Carlo Padoan alla guida dell’Eurogruppo. Sappiamo tutti come anche questa vicenda è andata a finire”.

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Jyrki Katainen su governi Renzi-Gentiloni

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 novembre 2017

Jyrki KatainenDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Apprendiamo con preoccupazione che il vicepresidente della Commissione Europea, Jyrki Katainen, ha dichiarato che Bruxelles è pronta ad inviare una lettera ufficiale al Tesoro italiano nella quale verranno richiesti chiarimenti dettagliati sulla bozza della Legge di Bilancio per il 2018, e dove verrà ricordato al Governo di Paolo Gentiloni e al suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che, purtroppo, la situazione economica italiana non è affatto migliorata.La lettera, come anticipato dallo stesso Katainen, arriverà a Roma la prossima settimana, ma il vicepresidente della Commissione ha dichiarato che ‘tutti possono vedere dai numeri che la situazione italiana non migliora’ e che ‘tutti gli italiani dovrebbero sapere qual è la vera situazione economica in Italia’, ovvero ‘una deviazione dagli obiettivi di medio termine per quanto riguarda il saldo strutturale’ Dichiarazioni pesantissime che rappresentano una sentenza senza appello sulla gestione dissennata che i governi Gentiloni e Renzi hanno fatto dei conti pubblici. Abbiamo avuto, purtroppo, la conferma che quanto il premier Gentiloni e il ministro Padoan hanno raccontato agli italiani negli ultimi mesi è soltanto un mucchio di bugie, un vero e proprio falso in bilancio realizzato nella speranza che la Commissione chiudesse per l’ennesima volta gli occhi e concedesse l’ennesimo sconto alla ennesima manovra finanziaria fatta in deficit, piena di mance elettorali per guadagnare consensi. Questa volta, invece, Bruxelles sembra aver proprio esaurito la pazienza con i nostri membri del Governo ed è pronta ad usare il pugno duro. Purtroppo, le decisioni sull’esecutivo verranno rinviate soltanto al prossimo maggio, in luogo del prossimo novembre, come previsto, per evitare di agitare i mercati finanziari prima delle prossime elezioni nazionali. Così, la lettera draconiana della Commissione se la dovrà subire il prossimo governo, per il quale voci insistenti provenienti dai palazzi europei parlano già di una manovra correttiva da 3,5 miliardi di euro da effettuare in primavera. L’ultimo atto del Governo Gentiloni si chiude, quindi, come peggio non si potrebbe. L’eredità di tale scempio la dovranno pagare come sempre gli italiani”.

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I trucchi contabili del governo Gentiloni

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

palazzo chigiDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Le prime audizioni in Senato sulla Legge di Bilancio stanno finalmente facendo emergere la verità sui trucchi contabili utilizzati dal governo Gentiloni e dal ministro dell’economia Padoan. Il primo di questi è relativo all’aumento dell’Iva, che Banca d’Italia ha confermato scatterà all’inizio del 2019, in quanto la cancellazione della relativa clausola di salvaguardia è stata prevista dal Governo solo per l’anno 2018. Altro che eliminazione definitiva, come il ministro Padoan va da tempo dicendo agli italiani! La cancellazione parziale, secondo la Banca d’Italia, produrrà effetti molto negativi, come l’incertezza sulle decisioni che cittadini e imprese dovranno prendere circa i loro consumi, e aumenterà pesantemente il rischio di tenuta dei saldi della finanza pubblica. L’irresponsabile governo Gentiloni lascerà, quindi, un pesante macigno finanziario all’esecutivo che nascerà dalle prossime elezioni, il quale sarà obbligato a trovare le risorse per il disinnesco completo delle suddette clausole.Il giudizio di Bankitalia è molto negativo anche sui rischi derivanti dalle coperture aleatorie relative alle misure di contrasto all’evasione fiscale. “La stima di tali effetti resta per forza di cose incerta. Basare una quota significativa delle coperture su tali introiti, come avviene per gli anni successivi al 2018, comporta un elemento di rischio”, ha dichiarato senza mezzi termini il vicedirettore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini. Noi abbiamo da sempre denunciato la troppa facilità con la quale il Governo ricorre a coperture aleatorie derivanti dalle misure di contrasto all’evasione. Ci chiediamo, a questo punto, perché la Ragioneria Generale dello Stato, che dovrebbe essere la prima a denunciare queste pratiche contrarie alle regole di contabilità pubblica, abbia bollinato la manovra senza prima chiedere chiarimenti dettagliati al Tesoro. Infine, Banca d’Italia ha invitato, per l’ennesima volta, il Governo a sfruttare la modesta ripresa economica che si sta registrando in Italia per ridurre significativamente il debito pubblico. Anche questa è stata da sempre una richiesta avanzata da Forza Italia, che ha proposto misure eccezionali per la riduzione del debito come le privatizzazioni e la vendita del patrimonio immobiliare della Pubblica Amministrazione. Da queste due operazioni, invece, il Governo Gentiloni non ha ricavato neanche un euro, nonostante avesse previsto miliardi di risparmi nell’ultimo Documento di economia e finanze”.

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Giochetti elettorali e scelte coraggiose

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

gentiloniLettera aperta di Enrico Cisnetto al presidente del consiglio: “Caro Gentiloni, ora che la spinosa vicenda del rinnovo della guida di Bankitalia si è chiusa e che la nuova legge elettorale ha varcato anche le colonne d’Ercole del Senato, e mentre il Governo si accinge a varare la versione definitiva della manovra di bilancio, ci consenta, in nome dell’antica amicizia, di rivolgerci direttamente a Lei con alcune riflessioni e un accorato appello. Sappiamo bene, e lo apprezziamo, che Lei incarna la figura del politico mite e rispettoso degli altri, amici o avversari che siano, e delle regole, a cominciare da quelle comportamentali. Più volte, in questa sede, abbiamo detto che il suo stile alieno da enfasi e retorica era quanto di più necessario dopo le dosi massicce di overstatement introdotte nella politica italiana da Matteo Renzi e dal renzismo, e in un contesto dove il populismo la fa da padrone. Inoltre, non ci sfugge la vecchia regola secondo cui, quasi sempre, ostacolare con troppa veemenza gli incendiari rischia di far divampare ancor di più il fuoco, anziché spegnerlo. Per questo, caro Presidente, l’abbiamo sempre difesa, pur non facendo mai mancare il nostro pungolo costruttivo, anche quando francamente avevamo voglia di tirarle la giacca. Ed è sempre per questo che, pensando al futuro, teniamo a preservarla, nella convinzione che dopo le elezioni e per come si stanno mettendo le cose in Europa, ci sia bisogno di uomini come Lei per trarre d’impaccio il Paese. Detto questo, e proprio per questo, non possiamo esimerci dal dirLe che è venuto il momento di voltare nettamente pagina. Lei, finora, ha tenuto fede al patto di lealtà che ha moralmente sottoscritto con il segretario del suo partito, fatto inusuale in un mondo, quello della nostra politica, dove regnano ipocrisia e trasformismo. Cosa tanto più apprezzabile visto che non è stato affatto ricambiato. È però venuto meno a quel patto confermando, alla fine, Ignazio Visco a governatore della Banca d’Italia. Ha fatto bene, ma doveva farlo prima. Molto prima. La necessità di preservare l’autonomia e l’indipedenza della banca centrale con cui il Governo (privo dei ministri renziani, assenti) ha motivato la scelta invisa a Renzi sussisteva fin dall’inizio, ed è difficile credere che negli ultimi mesi, anche prima dell’estate, in vista della scadenza del mandato di Visco, il segretario del Pd sia andato chiedendo a diversi interlocutori – non si capisce bene a che titolo – la loro disponibilità ad accettare un’eventuale candidatura. Insomma, come da più parti Le era stato suggerito, noi compresi, che sarebbe stato bene procedere alla designazione – a quel punto anche altra persona, non per forza Visco – ben prima della data ultima, tagliando così la strada ai giochi e giochetti che intorno a quella nomina si erano messi in moto, e ad essere onesti non solo per mano di Renzi. Siamo convinti che il Quirinale avrebbe accettato di buon grado quell’anticipo. Attendere, nella (comprensibile) preoccupazione che il Pd potesse procurare danni al Governo, e quindi introdurre elementi di instabilità in un quadro già complicato, ha finito per generare i presupposti del “caso” che si è venuto a creare nelle ultime due settimane, con ben più grave nocumento di quello che si temeva.Ma non è per tornare sul tema Bankitalia, su cui abbiamo detto tutto quello che c’era da dire la scorsa settimana, che abbiamo fatto questo discorso. No, questo è lo spunto per riflettere sulla necessità che sia il Governo, e quindi Lei, a indicare al suo azionista di maggioranza la strada da percorrere, piuttosto che viceversa. Per carità, non Le chiediamo di mettersi in guerra con Renzi (tanto ci pensa già lui). Ma di sottrarsi al gioco di precostituirsi alibi e dotarsi di armi per la campagna elettorale, anche al prezzo di fare scelte sbagliate per il Paese, di alimentare il clima di tensione già in atto e di minare ancor più di quanto già non sia la credibilità delle istituzioni democratiche, questo sì, glielo chiediamo con forza. Prendiamo il caso della legge elettorale. Quella che porta il nome di Ettore Rosato è probabilmente incostituzionale e sicuramente una schifezza. Lei, giustamente, aveva detto che il Governo ne sarebbe rimasto fuori. Perché, dunque, farsi costringere a mettere la fiducia, finendo così per far propria una cosa che è nata altrove e che doveva rimanere (anche se fosse stata una buona legge) di responsabilità del Parlamento? Ora sarà più difficile, una volta che si dimostrerà che il mix tra proporzionale e maggioritario aiuta l’ingovernabilità, indicare Gentiloni come l’uomo adatto alle complesse mediazioni che saranno necessarie dopo il voto perché estraneo alla modalità elettorale che avrà favorito il caos politico. Peccato. Ma queste di Bankitalia e legge Rosato sono scelte ormai fatte. Vediamo invece quelle da fare, specie sul terreno dell’economia. Il giochetto di comportarsi come se fosse all’opposizione pur essendo il partito di maggioranza relativa che esprime il Governo, Renzi sembra volerlo ripetere con la richiesta di rinviare a dopo le elezioni l’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita. Una scelta che sarà pure pagante sul piano elettorale – ma se si ragionasse sulla dimensione della platea dei diretti interessati, forse le aspettative si ridimensionerebbero – ma che rischia di essere devastante per la tenuta dei nostri conti, tanto che il presidente dell’Inps Boeri ha già avvisato che su questo potrebbe ritornare la speculazione finanziaria, misurabile con l’andamento dello spread. Dunque, che il presidente del Consiglio dia retta al ministro dell’Economia, fermamente contrario al rinvio, e mostri il coraggio necessario per tenere la barra dritta: dal 2019 l’età di quiescenza salirà dai 66 anni e 7 mesi di oggi a 67 anni. Se poi Lei, caro Gentiloni, volesse addirittura stupirci (in positivo, naturalmente), potrebbe ripensare all’assunto su cui ha basato la legge di bilancio 2018, che fin qui è apparsa, per quanto se ne sa, una manovrina ina-ina di fine legislatura. È stato dato per certo, infatti, che l’aumento dell’Iva sarà sterilizzato, con ciò esaurendo quasi tutte le risorse della prossima Finanziaria. Ma c’è da chiedersi se, in un momento di ripresa che deve essere assolutamente sostenuta se si vuole si trasformi in crescita strutturale, sia davvero la giusta priorità usare 19 miliardi per tenere ferma l’Iva, considerato anche il fatto che bisognerebbe trovare altri 19 miliardi sia per il 2019 che per il 2020. Ora, facendo finta che le altre misure della legge di Bilancio siano tutte indispensabili e inderogabili – e non è così – è evidente che destinare solo un euro su cinque allo sviluppo è sbagliato. Tanto più che quasi 60 miliardi in tre anni sono proprio la cifra che servirebbe per rilanciare gli investimenti pubblici in conto capitale, che hanno un effetto moltiplicatore sul pil e sull’occupazione, più che recuperando così l’effetto negativo sui consumi che l’aumento dell’Iva avrebbe. Certo, capiamo bene che non sarebbe facile far approvare a pochi mesi dalle elezioni una manovra del genere, magari spiegandola con gli effetti positivi che avrebbe sull’inflazione, ancora maledettamente troppo bassa. Ma comunque non è di sicuro grazie alla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia Ue (tra cui l’Iva, appunto) che gli italiani correranno in massa alle urne. Invece, una misura coraggiosa potrebbe restituire credibilità, oltre che verso i mercati e i partner europei, anche nei confronti degli elettori, perché non è vero che le cose serie e coraggiose sono elettoralmente improduttive. E poi, avendo noi quattro aliquote (4-5-10- 22 percento), mentre, per esempio, la Germania solo due (al 7% e al 19%), c’è spazio per una riorganizzazione intelligente. Anche perché la differenza tra gettito Iva potenziale e reale è intorno ai 40 miliardi, e questa “tassa occulta” va in qualche modo colpita. Insomma, se per sterilizzare l’aumento dell’Iva e nella molto aleatoria ipotesi che questo porti consenso elettorale, il governo si lega mani e piedi impegnando quasi tutte le (poche) risorse che ci sono, forse è il caso di cambiare rotta. E se non lo si vuole fare con questa manovra, almeno si dica che nella prossima legislatura sarà questa la scelta di fondo.Caro Presidente, come avrà capito apprezziamo il suo understatement ma la vogliamo decisamente più coraggioso. Pronto a prendere per mano questo Paese smarrito, che altrimenti sarà definitivamente preda del populismo dilagante. Con stima e speranza.(Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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“Legge di Bilancio 2018: chi l’ha vista?

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 ottobre 2017

padoanSe lo stanno chiedendo in molti, dal momento che sono circolate diverse bozze ufficiose, riportate dalla stampa nazionale, ma il testo ufficiale ancora non si è visto, forse perché semplicemente non esiste. La prima domanda che viene da fare al premier Gentiloni e al suo fedele ministro Padoan è, quindi, la seguente: cosa ha approvato il Consiglio dei Ministri nella riunione del 16 ottobre scorso? Il testo finale con il dettaglio dei dati sulle spese e sulle entrate o soltanto una bella lista di intenzioni? Sarebbe molto grave se i ministri del Governo avessero votato il budget dei loro ministeri senza neanche aver visto i numeri che li riguardano. Così, a scatola chiusa. Ad avvalorare il dubbio che il testo della manovra non esista ancora è il fatto che questo non è ancora giunto in Senato, nonostante il termine previsto per la sua presentazione fosse fissato per venerdì 20 ottobre. A cosa è dovuto questo ritardo?La mancanza di un testo definitivo risulta essere ancora più inspiegabile se si pensa che in data 16 ottobre il Governo aveva inviato, come da suo obbligo, il “Draft Budgetary Plan” alla Commissione Europea, in tempo utile perché questa lo potesse esaminare, inviando le proprie eventuali osservazioni entro il prossimo Novembre. Non sarà che l’Esecutivo ha inviato una manovra che non corrisponde a quella finale che verrà approvata, con il chiaro tentativo di nascondere alla Commissione le reali misure? Un’altra anomalia di questa vicenda riguarda il ruolo che sta svolgendo la Ragioneria Generale dello Stato. Scorrendo le bozze della manovra si legge, infatti, che alcune misure sono ancora “sub judice”, ovvero in attesa dell’approvazione o della scrittura da parte della RGS. Ci chiediamo quindi chi si stia occupando della scrittura del testo: gli uffici del MEF o la RGS, il cui ruolo dovrebbe essere quello di monitorare imparzialmente la compatibilità delle misure economiche scelte dal Governo con le risorse disponibili? Inoltre, cosa dirà la suddetta Ragioneria a proposito delle coperture aleatorie e fantasiose, soprattutto quelle relative alla “lotta all’evasione”, pensate dal Governo solo per far passare la Legge di Bilancio, pur sapendo che non porteranno gettito? Le boccerà come previsto dalle rigide regole di contabilità pubblica o le bollinerà senza esitazioni per fare l’ennesimo piacere al suo Ministro? Infine, cosa dicono i tecnici del Quirinale e il Presidente della Repubblica Mattarella su questi ritardi? Solleciteranno, secondo il loro ruolo istituzionale, il Governo a rispettare i tempi previsti dalla legge e l’obbligo di fornire coperture adeguate? Ricordiamo che, secondo il riformato articolo 81 della Costituzione, ogni norma che introduca nuove spese deve indicarne la rispettiva copertura finanziaria. In base a questo articolo, il Presidente della Repubblica può rifiutare la firma di misure prive di copertura finanziaria”.

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Misuriamoci sui valori

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 ottobre 2017

gentiloniOggi è solo una questione di leadership? Dovremmo sfogliare la margherita tra D’Alema e Renzi o Paolo Gentiloni e Di Maio o ancora Enrico Letta o Berlusconi? oppure continuare a fare nomi dalla Meloni a Salvini? E’ questa la vera ragione del contendere? E i contenuti dove li mettiamo? Ma a molti non manca la percezione che si possa trattare di un’armata Brancaleone, pronta a sfaldarsi alla prima raffica di vento. Diverso sarebbe il discorso se i vari personaggi citati o altri dell’ultima ora prima di incrociare i guantoni sul ring mostrassero al popolo degli elettori un programma e su quello costruire la figura di un uomo o di una donna capaci di non menarci come sempre il can per l’aia. Per il programma dovremmo renderci fautori di un nuovo concept della società per essere certi che i valori fondanti possano essere garantiti a “prescindere”. Ma quali possono essere questi valori? E’ presto detto. Noi abbiamo reso sacro il diritto alla vita e noi aggiungiamo un’altra sacralità: il diritto a vivere. E come si può se noi non assicuriamo a tutti i nuovi venuti il diritto all’assistenza, ad alimentarsi, allo studio, al lavoro e ad avere un tetto sotto di cui ripararsi? Le altre cose possono essere degli optional, bene se vi sono ma non necessariamente. E’ questo l’impegno “sacro e irrinunciabile” che le generazioni esistenti devono garantire ai nuovi venuti indipendentemente da chi ha dato loro i natali e in quale regione del mondo si trovino. Se è questo il biglietto d’ingresso alla vita per vivere dignitosamente la limitazione delle nascite è subordinata alla nostra capacità di assicurare il poi al nascituro. E le risorse? Incominciamo a chiederci quanto si spende nel mondo nel guerreggiare, nell’esercitare la violenza, nel commercio delle droghe e nell’impegno spesso vano di contrastarne il commercio, nel permettere che il 20% della popolazione mondiale possa beneficiare dell’80% delle risorse esistenti mentre il restante 80% deve accontentarsi dei resti e gli effetti si vedono senza andare molto lontani dalle nostre città con le bidonville, i quartieri degradati, la povertà diffusa nella quale non vi è diritto d’accesso all’assistenza, alla casa, ad alimentarsi, ad avere un lavoro ecc. E questo dovrebbe essere un messaggio vincente sia per l’idea di una nuova evangelizzazione degli spiriti così come dovrebbe esserlo per la materia, tra il confessionale e il laico. (Riccardo Alfonso)

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Governo Gentiloni: Manca la sfida vera

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

palazzo chigi“E’ la sfida vera che chiede il Paese e di questo ha bisogno ed è su questo che Gentiloni deve dare una risposta. Il presidente batta un colpo su crescita e sviluppo, possibilmente non a colpi di fiducia: è questa la sua mission. Ed è su questo che si misurerà la vera sfida tra tecnici e politici”. Un concetto a mio avviso che ben si identifica con la realtà, ma non del tutto definito.
Tanto per cominciare va dato un segnale forte affinchè si ponga mano ad un’equa distribuzione delle risorse e a stabilire delle priorità. Non si può scivolare sui “capricci” dei politici che oppongono resistenza sulla patrimoniale, sulle spese per gli armamenti, sulle frequenze televisive, sulle riforme urgenti come quelle della giustizia, del fisco, della sanità. Da queste fonti è possibile generare lo sviluppo del Paese. Non solo.Il lettore non del tutto informato potrebbe obiettare che le riforme costano. Non è esatto. Appena andranno a regime si potranno avere consistenti risparmi di gestione e una migliore performance delle varie componenti che vi operano, in specie nel settore pubblico assistenziale dove la mancanza di controlli incisivi e continui genera costi aggiuntivi fuori misura a tutto scapito delle prestazioni sanitarie.
Tutte queste cose sono state dibattute a lungo in convegni, in tavole rotonde, in meeting congressuali e ora vi è sufficiente materia per passare dai progetti alle realizzazioni. Sappiamo, ad esempio, che il ruolo del medico di famiglia è sottostimato mentre potrebbe giocare una partita importante per passare dall’assistenza universale alla prevenzione universale. Altro snodo importante è la giustizia dove il vero male sta nella lungaggine dei processi. La proposta di alcuni addetti ai lavori è quella di introdurre una riforma che parta subito con nuove regole per ridurre, non certo con il sistema della prescrizione ma in quello della rapidità del giudizio, sia pure salvaguardando il diritto alla difesa. Una delle tante proposte ci sembra interessante citare è quella d’assegnare nelle questure delle grandi città un giudice turnista che possa coprire con la sua presenza le 24 ore della giornata per giudicare gli indiziati di reato, ascoltare i testimoni ed emettere un giudizio di primo grado in tempo reale. Un altro suggerimento tra l’altro posto all’attenzione del Presidente Gentiloni, è quello di costituire, a titolo non oneroso, presso la presidenza del consiglio, il dipartimento per il recupero delle aree dismesse e delle risorse sulla base di segnalazioni pervenute ai ministeri competenti e che costituiscono per lo Stato e le amministrazioni locali un mancato introito di svariati milioni di euro. Si tratta, come si può notare, di piccoli e grandi interventi, ma che hanno il merito di ridurre il disagio dei cittadini e di favorire la funzionalità delle strutture migliorando i servizi. La verità è che la politica di coloro che sono attaccati alla poltrona non si concilia con il successo del governo e il conseguente consenso popolare, come se non lo avesse già smarrito, e per l’altro versante Gentiloni teme troppo di scontentarli facendo un gioco al massacro dove a restare schiacciati tra l’incudine e il martello vi resta il solito italiano che paga le tasse per la felicità degli evasori. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi politici e sociali della Fidest)

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“Renzi è ormai isolato, tanto in Italia quanto in Europa”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

europa-261011-cE il segretario dem continua nella sua imbarazzante strategia degli annunci, con un libro in uscita nei prossimi giorni che farà concorrenza a ‘Le comiche Essanay’. Oggi l’ex premier ha ricevuto una serie di porte in faccia in merito alla sua scopiazzata proposta di tenere il deficit dell’Italia al 2,9% per cinque anni.‘Juncker ha un rapporto molto buono con il premier Gentiloni e i commissari incaricati hanno un rapporto molto buono con il ministro Padoan. La Commissione Ue non commenta i commenti di persone fuori da questa cerchia’, ha detto il portavoce del presidente della Commissione Ue.‘Stare al 2,9% sarebbe fuori dalle regole di bilancio, non è una decisione che un Paese può prendere da solo, in questa unione monetaria ci si sta insieme’, ha sottolineato il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, aggiungendo: ‘sono sempre aperto a rendere le regole più efficienti, efficaci, ma non possiamo unilateralmente dire che le regole non sono per me quest’anno e per i prossimi cinque’.Infine è arrivata la presa di posizione del commissario Ue agli Affari economici, Pierre Mosovici: ‘ci serve un’Italia al centro della zona euro, che rispetta le regole che sono intelligenti e che sono applicate in maniera intelligente e flessibile nel suo caso. L’Italia è veramente il Paese che non può lamentarsi delle osservazioni della Commissione, essendo il solo Paese che ha beneficiato di tutta la flessibilità del Patto: investimenti, riforme, terremoti’. Renzi schiaffeggiato, irriso, respinto con perdite dai vertici Ue. Ci sarebbe da ridere se non fosse il segretario del partito maggior azionista del governo italiano. Così, invece, il Fiorentino mette alla berlina il Paese intero. Dal libro dei sogni al libro degli incubi. La smetta di farsi e di farci del male”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia.

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Emigranti usati come bombe umane?

Posted by fidest press agency su domenica, 25 giugno 2017

migranti“Dal novembre 2011 in Italia viviamo in una parentesi della democrazia, da quando ci hanno rubato la vittoria del 2008, da quando hanno fatto fuori Berlusconi abbiamo avuto quattro presidenti del Consiglio non eletti dal popolo: Monti, Letta, Renzi, e adesso Gentiloni”.
Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a Gorizia a un’iniziativa per sostenere il candidato sindaco del centrodestra Rodolfo Ziberna.“Con Renzi abbiamo avuto mille giorni di vuoto cosmico, mille giorni di violenza alla democrazia parlamentare, un riformismo finto finito in nulla, grazie al popolo sovrano che il 4 dicembre ha detto con forza e determinazione ‘no’, 60-40, ad una cattiva riforma della Costituzione.Adesso abbiamo Gentiloni, il governo fotocopia, il governo del familismo amorale. Pensate a Consip, pensate al nostro modo di stare in Europa, pensate alla gestione assurda dell’immigrazione clandestina. Le invasioni fatte con i gommoni sono un altro modo di attaccare in maniera terroristica la nostra società. Dietro i trafficanti di esseri umani c’è la stessa mano della strage di Manchester: l’Isis, il fondamentalismo islamico.La prima cosa che faremo quando andremo al governo: diremo basta a questa follia connivente dell’accoglienza a prescindere, del ricatto attraverso i disgraziati, basta alle Ong opache.E non perché noi siamo cattivi, ma perché noi vogliamo difendere la società, la vita nostra e quella dei migranti che vengono usati come bombe umane contro di noi”.

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Trudeau sponsorizza il Ceta

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 giugno 2017

tradeau-gentiloniby MoVimento 5 Stelle. Il primo ministro canadese, Trudeau, qualche giorno fa è venuto alla Camera dei deputati. A riceverlo in pompa magna prima la presidente della Camera, Boldrini, e poi il presidente del Consiglio Gentiloni, che, in conferenza stampa con il premier canadese accanto, ha svelato la vera mission delle vacanze romane di Trudeau: sponsorizzare il Ceta, l’accordo commerciale di libero scambio tra Canada ed Unione Europea che asfalta Made in Italy e sovranità nazionale.Un trattato simile al Ttip (quello tra Usa e Ue), che in un certo senso lo sostituisce visto che molte multinazionali statunitensi hanno una sede anche in Canada, e che, solo per citare alcuni rischi, svenderà i servizi pubblici italiani, renderà irreversibili le privatizzazioni (dagli ospedali alla gestione dell’acqua), sdoganerà in Europa gli Ogm, di cui il Canada è il terzo produttore mondiale, e circa 130mila tonnellate di carne canadese trattata con ormoni.E il Governo davanti al primo ministro canadese Trudeau, sponsor principale del Ceta, cosa fa? Lo accoglie a braccia aperte. Prima la Boldrini con i suoi panegirici, elogiandolo a tutto tondo in quanto ‘femminista’, promotore di una ‘visione multiculturale’ e della ‘lotta ai cambiamenti climatici’ in casa propria, ma del tutto favorevole alle porcate che è venuto a piazzare in Italia e nel resto d’Europa.Pochi minuti dopo è la volta di Gentiloni, che, ospitando in conferenza stampa Trudeau al proprio fianco, ha dichiarato pubblicamente che spera che il Parlamento italiano dia al più presto il via libera alla ratifica del Ceta, che l’ultimo Consiglio dei Ministri ha predisposto in tutta fretta con un disegno di legge. Un’indicazione di voto vergognosa.
Cosa faranno adesso il Pd e le altre forze politiche alla prova del voto in Aula? Risponderanno, come Gentiloni e Boldrini, al diktat delle multinazionali pro Ceta, votando a favore della ratifica, o avranno il coraggio, come il MoVimento 5 stelle, di restare fedeli ai cittadini e votare contro il Ceta per rispedirlo al mittente? Un promemoria importante per le prossime elezioni politiche in cui i cittadini italiani dovranno scegliere tra un Governo 5 stelle, che difende i loro interessi, e l’ennesimo Governo, figlio della partitocrazia, supino invece alle istanze delle multinazionali e degli altri Governi che, come il Canada in questo caso, se ne fanno portavoce.

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“Elezioni anticipate? Tutto dipende dal Partito democratico”

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 maggio 2017

pierluigi bersani.medium_300“Il Pd nel 2013 è risultato il secondo partito alle politiche dopo il Movimento 5 stelle, e che ha preso per pochi decimali il premio di maggioranza alla Camera: 130 deputati in più. E in questi quattro anni il Pd ha fatto tutto e il contrario di tutto. Ha iniziato Bersani con la sua corte ai grillini, poi abbiamo avuto Letta, poi Renzi che ha fatto fuori Letta, poi Renzi fatto fuori dal referendum, e adesso abbiamo Gentiloni”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a un incontro al “Caffè de La Versiliana”, a Pietrasanta (Lucca).“In Parlamento in questi giorni si sta discutendo di legge elettorale. Noi abbiamo presentato i nostri emendamenti per cambiare il Verdinellum o Rosatellum e per trasformarlo in sistema tedesco. Un sistema che in Germania funziona molto bene e che al momento in Parlamento sembra essere condiviso dalla stragrande maggioranza delle forze politiche.La nostra proposta, il modello tedesco, garantisce rappresentanza e governabilità, e con la soglia al 5% darà anche un piccolo premio di maggioranza alle forze politiche che la supereranno. Penso sia una proposta equilibrata.Tra lunedì e martedì ci saranno incontri a livello parlamentare tra le forze politiche per confrontarsi e provare a trovare una sintesi. Sono fiducioso. Si incontreranno Renzi e Berlusconi? Ah, saperlo…”.

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Debito pubblico record

Posted by fidest press agency su martedì, 16 maggio 2017

Banca d'Italia“Ultime notizie dal debito: abbiamo raggiunto il record di sempre, 2.260 miliardi di debito. E riferito a Renzi-Gentiloni in 1.140 giorni dei loro governi più 153 miliardi, vale a dire 134 milioni al giorno”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio. “Dobbiamo dire grazie a Renzi, a Gentiloni e soprattutto a Padoan. Quel Padoan che fin dall’inizio ha detto che avrebbe ridotto il debito e che con una faccia di bronzo, mai vista nella storia del Ministero dell’economia e delle finanze, ha detto e continua a dire che il debito diminuirà l’anno prossimo. Oggi abbiamo la certezza: con Padoan ministro il debito è aumentato di 153 miliardi in 1.140 giorni, 134 milioni al giorno. Grazie Padoan, grazie Renzi, grazie Gentiloni”.

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“Pessime notizie da Bruxelles per il governo Gentiloni-Renzi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 maggio 2017

european commissionDichiara l’onle Renato Brunetta: “Nelle stime economiche prodotte oggi dalla Commissione Europea vi sono elementi di grande preoccupazione per il futuro dell’Italia. Si evidenzia un chiaro distacco della nostra economia e della nostra società dall’Europa. Non deve consolare il fatto che miglioriamo di qualche frazione di punto il deficit.Guardiamo alla crescita. Siamo l’unico Paese che rimane sotto l’1% nel 2017 e siamo in ogni caso fanalino di coda, distanti 0,8 punti percentuali dalla media. E rimaniamo fermi mentre tutta l’Europa ha una revisione al rialzo. Guardiamo al mercato del lavoro: rimaniamo all’11,5 per cento di disoccupazione mentre nell’eurozona la media scende sotto il 9 per cento nel 2018 recuperando i livelli pre-crisi e nell’Unione Europea scende sotto l’8 per cento.E questo nonostante il Jobs Act e tutte le risorse finanziarie usate. Guardiamo al debito pubblico: altro che discesa risolutiva. Rimaniamo al 133 per cento, e da lì non ci muoviamo nonostante tutti i fantasiosi programmi di privatizzazione che ci vengono ogni giorno illustrati. E’ tempo di rimettersi in cammino veramente con un programma di riduzione delle tasse, di riduzione della spesa pubblica, di investimenti pubblici e privati, di eliminazione di tutte le burocrazie inutili, di promozione dell’occupazione, un programma che questo governo non ha saputo fare. Ora solo il centrodestra unito, con un programma di forti riforme strutturali per liberare l’economia e di azioni per sostenere la coesione sociale e dare nuovo vigore ai redditi degli italiani, può offrire una nuova speranza alle imprese e ai cittadini italiani”.

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Gentiloni spieghi perché ha ricevuto Soros

Posted by fidest press agency su sabato, 6 maggio 2017

meloni«Non mi è chiara la ragione per la quale, in questi giorni in cui il tema delle Ong è al centro del dibattito, Gentiloni abbia ricevuto George Soros a Palazzo Chigi. E se il premier italiano riceve questo grande finanziere e filantropo senza spiegare il perché per me è un problema visto che Soros si è messo a disposizione per finanziare chiunque fosse disponibile a favorire l’arrivo di immigrati in Italia e in Europa. Se Soros è tanto generoso, invece che pagare la nostra invasione, potrebbe regalare qualche miliardo di euro ai poveri italiani abbandonati dal Governo. E questo potrebbe chiedergli Gentiloni quando lo incontra. Ma qui non c’entra la solidarietà: alla grande finanza e al grande capitale servono queste centinaia di migliaia di disperati per rivedere al ribasso i diritti dei lavoratori e avere manodopera a basso costo». Lo ha detto il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, intervenendo a “L’Aria che tira” su La 7.

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“L’azione di governo delle sinistre, prima con Renzi e adesso con Gentiloni, è stata ed è totalmente fallimentare”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

palazzo chigiCosì Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Il Dubbio”.“La riforma costituzionale è stata nettamente bocciata; la loro legge elettorale, l’Italicum, è stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta; con il Jobs Act si sono buttati a mare 20 miliardi senza creare alcun nuovo posto di lavoro; con gli 80 euro hanno speso 10 miliardi all’anno lasciando consumi e crescita al palo; la Buona Scuola ha creato solo caos tra docenti, studenti e famiglie; Pubblica amministrazione? ‘riforma’ affossata dal Consiglio di Stato e dalla Corte costituzionale, con parallela resa al sindacato; banche: dopo il fallimento di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, 150.000 truffati e 4 decreti, per salvare Mps e mettere in sicurezza il sistema sono serviti 20 miliardi; siamo assediati dall’immigrazione clandestina; abbiamo più tasse, più debito, più deficit e nessuna spending review: la pressione fiscale in Italia è aumentata e continuerà ad aumentare con la ‘manovrina’. Queste sono considerazioni da guerra civile. Hanno fatto deragliare un intero Paese.
L’esecutivo Gentiloni dovrà coprire, entro metà aprile, i 3,4 miliardi di ‘buffi’ lasciati da Renzi, pena una procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea. E poi abbiamo la maxi-manovra autunnale: 20-30 miliardi per annullare le clausole di salvaguardia e per mettere pezze alle sciagurate politiche economiche di questi ultimi tre anni. Renzi, Padoan e Gentiloni hanno distrutto tutto, hanno devastato l’Italia. È il PdR (il Partito di Renzi) il problema del Paese, non la soluzione. Questo gli italiani lo sanno bene”.

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Governo Gentiloni: batta un colpo ora o mai più

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 febbraio 2017

gentiloniConsumata una scissione, quella dentro il Pd, che non passerà certo alla storia, perché povera di contenuti programmatici e culturali – in fondo in ballo c’è solo una diversità di accenti rispetto ad un comune approccio populista e giustizialista, seppur light – e perché priva della capacità di rappresentarsi sulla scena politica come uno psicodramma vero, tipico delle grandi svolte, ora si tratta di fare i conti con le conseguenze di questo passaggio politico, figlio naturale della sconfitta di Matteo Renzi al referendum che testardamente e stupidamente ha voluto, e imposto al Paese. Quelle interne al Pd possono essere liquidate in poche battute, ed hanno più a che fare con chi è rimasto piuttosto che con chi ha fatto (o farà) le valigie. Infatti, è più interessante notare che le candidature di Emiliano e Orlando alle primarie hanno come vero obiettivo quello di fare in modo che Renzi non arrivi al 50%. Cosicché, nel caso, oggi altamente probabile, che nessuno raggiunga la soglia, a scegliere il segretario del Pd non saranno i cittadini dei gazebo, ma i delegati nell’assemblea nazionale eletti con le liste collegate agli sfidanti. Con la conseguenza che alleanze e maggioranze verrebbero scompaginate, e un eventuale accordo tra Emiliano e Orlando metterebbe fuori gioco Renzi, con tutto quel che ne consegue non solo e non tanto dalle parti di Largo del Nazareno quanto da quelle di palazzo Chigi. Se poi, invece, Renzi ce la dovesse fare, saprebbe che c’è una componente decisiva per la sua tenuta, pronta a staccare la spina se dovesse ripetere l’errore di sentirsi padrone assoluto e non avere alcuna disponibilità alla mediazione e all’inclusione.Tuttavia, non saranno le beghe condominiali del Pd a determinare i nostri destini più prossimi, a cominciare dalla scelta di quando andare alle urne. La partita vera si svolge in Europa e con l’Europa, e già se ne sono viste le avvisaglie con l’insistenza di Bruxelles nel pretendere subito da Roma una manovra correttiva, atteggiamento che non può certo essere giustificato dalla portata della stessa, visto che si tratta di soli 3,4 miliardi (lo 0,2% di deficit-pil di troppo, al netto dello 0,4% scontato per i costi dei rifugiati e del terremoto). Tra l’altro, molti paesi hanno sfidato la procedura d’infrazione in modo ben più grave senza che nulla accadesse. Per carità, è anche legittimo che Commissione Ue e Germania si sentano prese in giro da chi sottoscrive impegni – anche quelli che non andrebbero presi – e poi regolarmente non li rispetta. Ma ci deve essere un’altra spiegazione. Anzi, ce ne sono due. La prima attiene alla fase pre-elettorale che riguarda, nell’ordine, Olanda (marzo), Francia (aprile) e Germania (settembre). Specie nel caso francese, in quelle consultazioni politiche c’è in ballo la tenuta dell’argine, non solo nazionale ma anche continentale, nei confronti delle spinte populiste e sovraniste, che si sono già rese vittoriose con la Brexit. Ora, non solo è normale, ma pure opportuno che ci sia a Bruxelles, a Francoforte e nelle più importanti cancellerie, la forte preoccupazione che quella diga possa cedere in Italia con la vittoria dei 5stelle, magari supportati – come qui andiamo avvertendo da mesi – dal duo anti-euro Salvini-Meloni. E le probabilità, ahinoi, non solo non sono poche, ma crescono via via che le forze politiche che quell’argine dovrebbero incarnare, rendono palese la loro incapacità di governare e di essere credibili agli occhi di un’opinione pubblica sempre più delusa, spaventata e incattivita. Ma, soprattutto, il timore è che ciò accada nel paese che ha il più alto debito e il minor tasso di crescita in Europa, con conseguenze letali per la moneta comune. Tanto più se una svolta politica di quel segno dovesse coincidere con un cambiamento della politica monetaria, l’unica cosa che finora ha consentito all’Italia di evitare la crisi del debito sovrano. Il ritorno dell’inflazione, ovunque in Europa (tranne che in Italia), ad una crescita intorno al 2%, per effetto di una ripresa non travolgente ma significativa (sempre tranne che in Italia), rende più agevole a chi non ha mai digerito in quantitative easing imposto da Mario Draghi, chiedere che la Bce rialzi i tassi d’interesse. E se ciò accadesse, noi che già ora abbiamo lo spread oltre i 200 punti, ci ritroveremmo non solo a pagare 20-30 miliardi all’anno in più di oneri sul debito, ma avremmo il fianco scoperto ad attacchi speculativi come quelli del 2011, quando andammo ad un passo dal default. Con la differenza che, rispetto ad allora, non avremmo più alcune cartucce difensive, già sparate nel frattempo. Ecco perché l’Europa ci impone la manovra correttiva e pretende che la prossima legge di bilancio attui interventi draconiani (almeno 20 miliardi). Per carità, possiamo dire che costoro sono brutti e cattivi, possiamo contestare (anche con ragione) un’austerità fine a se stessa – salvo però ammettere che abbiamo sempre sottoscritto tutto e che mai siamo riusciti ad offrire all’euroclub una credibile e ragionevole politica alternativa, praticando invece la penosa questua della cosiddetta flessibilità – ma questo non ci esime dal dover fare i conti con una situazione strutturale di finanza pubblica che ci rende drammaticamente vulnerabili. E questa volta sbaglia chi conta sul fatto che siamo troppo grandi e troppo ingombranti per essere lasciati al nostro destino: la corda dell’eurosistema è talmente prossima allo strappo per poter contare sulla benevolenza altrui.
Per questo, come diciamo fin dalla sua nascita, il vero tema è il governo Gentiloni, non il Pd e i suoi mediocri conflitti. Lo abbiamo difeso, sdoganandolo dal marchio d’infamia di essere una fotocopia nelle mani di Renzi. Abbiamo descritto il low profile di Gentiloni – nomen omen – come un opportuno strumento di pacificazione politica, anche se un po’ rovinato dai problemi interni del Pd. Abbiamo detto con nettezza che la legislatura va portata a compimento e che l’idea di anticipare il voto, oltre che rispondere solo alle ansie di rivincita di Renzi – che francamente sono un problema suo e della sua psiche – è alquanto sciocca, visto il calendario elettorale europeo, che rende più che conveniente votare a marzo 2018 dopo aver visto se quel famoso argine anti-populisti avrà tenuto o meno. Insomma, non siamo dei fans – non lo siamo di nessuno per dna – ma certo in noi Gentiloni ha trovato sostegno. Detto questo, anzi, proprio per questo, abbiamo già suggerito al presidente del Consiglio, e adesso torniamo a ripeterlo con ancora maggiore forza, che è ora di parlare agli italiani e di offrire loro, ridandogli la speranza, la ricetta per far ripartire il Paese. Poco importa, poi, se il tempo a disposizione è esiguo e le possibilità concrete di fare poche. Ma di fronte alla gravità dei problemi che incombono, al cospetto delle attese europee e con il rischio crescente che la pochezza della politica – si pensi alla gestione del dopo terremoto o al “caso taxi”, tanto per fare un paio di esempi – induca gli italiani a usare grillini e associati per rifilare l’ennesima sberla ai partiti tradizionali, dare un segno di vitalità è fondamentale. Come ha scritto Massimo Giannini, Gentiloni è rimasto “orfano” sia di Renzi, che vuole liquidarlo il prima possibile, e sia dei fuoriusciti capeggiati da D’Alema e Bersani, che lo vogliono vivo ma imponendogli una politica dal sapore antico. Ma qualche volta perdere i padrinaggi in politica è un vantaggio. A patto che si sappia approfittarsene.(Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Conti pubblici: Gentiloni invece di litigare con l’Ue se la prenda con Renzi

Posted by fidest press agency su sabato, 28 gennaio 2017

european commissionDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Sulla manovra correttiva pari allo 0,2 per cento del Pil richiesta all’Italia dalla Commissione Europea, il presidente del consiglio Gentiloni dovrebbe prendersela con il suo predecessore Matteo Renzi, anziché litigare ogni giorno con Bruxelles ed esporre l’Italia al rischio di una quasi certa procedura di infrazione. Renzi, infatti ha già avuto per il 2017 la possibilità di fare maggior deficit sulle spese per il terremoto, come ha giustamente ricordato il commissario Moscovici. Ma questo nulla c’entra con la manovra correttiva. La richiesta della Commissione europea dell’ulteriore aggiustamento dello 0,2 per cento di Pil è dovuta, infatti, esclusivamente al mancato rispetto del percorso di rientro dell’elevato debito pubblico italiano per colpa del governo Renzi e dei suoi bonus elettorali concessi in maniera scriteriata, che hanno minato la stabilità dei conti pubblici italiani.Il duo Renzi-Padoan aveva promesso di abbattere la montagna di debito pubblico, che, invece, nei loro mille giorni ha registrato ogni mese un nuovo record. Ora, il premier Gentiloni e il suo fido ministro dell’economia chiedono all’Europa altra flessibilità sulla spesa per eventi eccezionali.Prima di farlo, dovrebbero dirci il motivo per cui i soldi già stanziati per la ricostruzione, derivanti dal maggior deficit concesso dall’Europa, non solo non sono stati ancora spesi, ma neanche messi in Legge di bilancio. Strana lentezza per un governo che ha stanziato dalla sera alla mattina 20 miliardi di euro per soccorrere MPS, alcuni dei quali già erogati. Come mai quando si è trattato di ricostruire scuole, ospedali e case di normali cittadini il governo non si è mosso altrettanto velocemente? O forse i soldi chiesti all’Europa per il terremoto sono stati utilizzati per pagare le mance di Renzi?”.

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