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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘gerarchia’

Pio XI e l’azione cattolica

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2010

Papa Ratti viene accusato del medesimo peccato di liberalismo, che avrebbe macchiato Leone XIII. Soprattutto per le vicende dell’Action Française (1926) e dei Cristeros messicani (1929-1937). Ho già scritto su questi temi, in questo medesimo sito. Tuttavia si aggiunge una terza accusa: quella di aver fondato l’Azione Cattolica. infatti, Pio XI è chiamato anche “il Papa dell’Azione Cattolica”, la quale sarebbe – secondo gli accusatori – modernizzante e liberaleggiante nella sua essenza. Nulla di più falso. Occorre specificare, come scrive il card. Pietro Parente, che essa non è nata con lui, ma è la «denominazione moderna dell’apostolato dei laici, che è antico quanto il Cristianesimo. Come apostolato organizzato e subordinato alla Gerarchia Ecclesiastica, l’Azione Cattolica è sorta in varie nazioni di Europa durante l’Ottocento ed ebbe la sua prima grande affermazione ufficiale nel 1863, sotto Pio IX, col Congresso Internazionale di Malines. […] Attraverso sviluppi e crisi l’organizzazione arriva al pontificato di Pio XI e sotto di lui l’Azione Cattolica raggiunge una compatta struttura organizzativa in Italia e fuori. […] L’aspetto teologico dell’Azione Cattolica è definito come la ‘partecipazione’ dei laici all’apostolato gerarchico della Chiesa. Recentemente (con Pio XII) la parola partecipazione è stata sostituita con ‘collaborazione’. […] Il rapporto dell’Azione Cattolica con la Gerarchia è di subordinazione, simile al rapporto di causa strumentale libera, alla causa principale (Gerarchia); oppure ad un rapporto di analogia, per cui l’apostolato in senso vero e proprio risiede nella Gerarchia, mentre nell’Azione Cattolica ci sarebbe solo per analogia di attribuzione» così come la salute si trova formalmente e in senso proprio nell’uomo, mentre è attribuita alla passeggiata che la mantiene, al sangue da cui si evince, al colorito che ne è segno, alla bistecca che l’arricchisce[2] . Onde l’accusa fatta a Pio XI di essere “democristiano” e “modernizzante” in quanto artefice dell’Azione Cattolica è anch’essa priva di ogni fondamento, proprio come quella rivolta a Leone XIII, in quanto l’Azione Cattolica di Pio XI nacque formalmente sotto il pontificato di papa Mastai e il di lui Sillabo fu preconizzato dal Pecci.  ?La conclusione necessaria o l’anima del Liberalismo è la separazione tra Stato e Chiesa, natura e soprannatura. Ora, tale errore non è imputabile né a Leone XIII né a Pio XI, che hanno insegnato la subordinazione dello Stato alla Chiesa, del naturale al soprannaturale ed hanno riprovato con fermezza la deviazione separatista o liberale. Invece, Maurras, pur essendo monarchicissimo, era il propugnatore di tale separatismo, in quanto allievo del positivista Auguste Comte. Quindi, il vero liberale, nel senso stretto e filosofico del termine, è Maurras. Infatti, vi può essere un re liberale (per esempio, Filippo il Bello, Emanuele Vittorio II e III di Savoia) e un repubblicano anti-liberale (p. es., il Presidente della Repubblica Ecuadoregna, Garcia Moreno). Perciò non facciamo strane confusioni tra monarchia e antiliberalismo, che non necessariamente sono la stessa cosa. Ce lo insegna la retta ragione (Aristotele e S. Tommaso), il Magistero (da Gregorio XVI a Pio XII) e la storia (“contro il fatto, non vale l’argomento”), la quale ci ha fatto conoscere monarchie liberali ed empie, repubbliche sane e sante e, attenzione, viceversa. Onde, non ogni repubblica è buona in sé. (Don Curzio Nitoglia)

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Dario Franceschini: In 10 parole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2009

Roma 19 novembre ore 15 palazzo refettorio palazzo S. Macuto Via del Seminario 76 presentazione del libro di Dario Franceschini (Bompiani editore) Sfidare la destra sui valori Le donne, i volontari, gli educatori, i nuovi italiani, i talenti, i lavoratori, i nonni, gli imprenditori, i ragazzi del sud, i liberi. Dario Franceschini abbraccia gli aspetti della nostra vita sociale, politica, economica in dieci discorsi agli italiani su dieci temi chiave per il futuro del nostro paese.  Ne esce l’idea di un riformismo che ha il coraggio di sfidare la destra non rincorrendola, non limitandosi a proporre soltanto correttivi ai modelli sociali che ha imposto, ma mettendo in campo una gerarchia di valori alternativa e proiettata sul futuro. Ricostruire un’identità. Questo deve essere il primo impegno del Partito Democratico per passare dall’essere forza di sola opposizione a forza progressista di governo ma soprattutto per traghettare l’Italia oltre l’era berlusconiana dell’attacco alle istituzioni, del conflitto d’interessi, delle leggi ad personam, affrontando le sfide del cambiamento senza paura.
Dario Franceschini è nato a Ferrara il 19 ottobre 1958. Per Bompiani ha pubblicato due romanzi, nel 2006 Nelle vene quell’acqua d’argento e, nel 2007, La follia improvvisa di Ignazio Rando. E’ sposato e ha due figlie. Avvocato e parlamentare, dal febbraio all’ottobre del 2009 è stato Segretario nazionale del Partito Democratico. Pag. 208,  € 15,00

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La santa casta della Chiesa

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2009

Roma 25 luglio – ore 21.00 pontile di Ostia lido di Ostia  In occasione della manifestazione  approdo alla lettura  Claudio Rendina presenta il suo libro La santa casta della Chiesa Duemila anni di intrighi, delitti, lussuria, inganni e mercimonio tra papi, vescovi, sacerdoti e cardinali Interviene Paolo Perelli La storia della Chiesa cattolica è costellata di episodi che hanno ben poco a vedere con la fede e con l’ammaestramento delle anime.  Il testo è diviso in due parti. La prima segue l’evoluzione storica della gerarchia ecclesiastica e delle finanze della Chiesa, dall’istituzione dello Stato Pontificio alle lotte comunali, dalla corte principesca al nepotismo, attraverso vari scandali di natura religiosa e finanziaria, assassini e soprusi di vari membri della santa casta, ma anche persone “sante” e votate all’evangelica missione della Chiesa; e ancora, vicende giuridiche e militari con riferimento alle lotte all’interno della casta, tra papi e antipapi, cardinali e vescovi, nobili e borghesi, che fanno parte in senso ampio della santa casta. Fino all’istituzione di proprietà private nella Santa Sede, alla fine dello Stato della Chiesa e ai Patti Lateranensi, con la fondazione del nuovo Stato della Chiesa identificabile nella Città del Vaticano. Segue quindi la storia di questo nuovo Stato nel contesto dell’affermazione finanziaria, tra proprietà terriere e immobiliari che si ampliano in tutto il mondo con le estreme frange della santa casta, che arriva fino ai vari ordini religiosi, chiese, conventi e istituti, tra le quali si segnalano anche personaggi e opere degne dello spirito evangelico della Chiesa (come missionari e sacerdoti uccisi). Fino alle vicissitudini della banca del Vaticano e agli scandali degli ultimi tempi, con gli eventi fino al dicembre 2008. Una seconda parte, dal titolo “La santa casta del terzo millennio”, traccia le funzioni della gerarchia e della struttura della santa casta oggi, vista come “una famiglia patriarcale” e ne presenta i componenti, dal papa ai cardinali, dai vescovi a sacerdoti, suore e laici lungo gli Istituti di vita consacrata e Le Società di vita apostolica, le Amministrazioni Apostoliche, le Fondazioni e Le Missioni <<Sui Iuris>>.  Seguono le Appendici relative alla Legge Fondamentale dello Stato della Città del Vaticano emanata nel 2000; al bilancio 2007 della Santa Sede, del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e dell’Obolo di San Pietro; al glossario della santa casta e alla bibliografia con l’indicazione di documenti, libri e articoli di giornale di vaticanisti ai quali si fa costantemente riferimento nel testo. CO 46 (Newton Compton Editori 320 pagine circa € 12,90  ISBN 978-88-541-1418-0)

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La libertà tra militari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2009

Lettera al direttore in merito all’articolo che ha come oggetto, la libertà tra militari, tengo a replicare nel seguente modo. Viva la libertà di sentirsi militari, appartenenti ad un organo gerarchico, perchè senza gerarchia non può esistere il militare. pero che tutti i militari e soprattutto i comandanti di uomini, sappiano sempre fare al meglio il loro lavoro, nel rispetto del nostro paese, delle nostre identità, dei cittadini e dei subordinati in grado, garantendo sempre loro la possibilità di manifestare il pensiero, diagire con consapevole e professionale iniziativa per il bene comune. La militarità, se veicolata nel giusto senso, è una buona cosa. Sta agli uomini saperla usare e farla fruttare al meglio. Si deve saper ubbidire agli ordini e saper comandare. Accettare anche eventuali critiche, ma sempre nel segno costruttivo.Cordiali saluti, (ML)

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Sicurezza sul lavoro: con lodo Sacconi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2009

Salvare i manager per salvare i profitti. E’ questa la filosofia che ispira la modifica al Testo Unico sulla Sicurezza apportata, con un vero e proprio colpo di mano, dal ministro Sacconi che l’ha inserita nella bozza di decreto legislativo. La norma che inchiodava gli alti vertici delle aziende alle loro responsabilità, in quanto “il non impedire l’evento equivale a cagionarlo”, viene di fatto annullata dalle condizioni introdotte: “che l’evento non sia imputabile ai soggetti di cui agli articoli dal 56 al 60 compreso del presente decreto legislativo per le violazioni ivi richiamate”. I soggetti a cui si riferisce sono i preposti, il medico competente, i progettisti, i fornitori e i lavoratori. “Sarà facile dimostrare in giudizio, per chi ha uno staff legale strapagato, che le responsabilità sono da ricercare nella scala gerarchica dei sottoposti, fino ad individuare nei lavoratori, cioè le vittime, i veri responsabili degli incidenti che li colpiscono, arrivando anche a richiedere loro il risarcimento dei danni materiali e morali”, denuncia Giuliano Greggi, della Direzione Nazionale RdB-CUB P.I.  “Con queste premesse quale interesse avranno gli imprenditori a investire nella sicurezza del lavoro? Questo ulteriore e pesante attacco ai diritti dei lavoratori – prosegue Greggi – è ancora più odioso in quanto si vuole scaricare sulle vittime la responsabilità della non applicazione delle norme di tutela sacrificate sull’altare del profitto. La RdB/CUB, anche alla luce dei contributi giunti da giuristi ed esperti della materia al convegno sulla sicurezza organizzato lo scorso14 marzo Torino, darà battaglia a questa controriforma, facendo appello direttamente ai Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) e a tutti i lavoratori, non solo per difendere il diritto alla sicurezza sui luoghi di lavoro ma rilanciando sul terreno della prevenzione e del coordinamento delle attività ispettive sui luoghi di lavoro”, conclude il dirigente RdB-CUB.

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