Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘germania’

“La Germania restituisca a Firenze il dipinto rubato dai nazisti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

“Un appello alla Germania, per il 2019: Ci auguriamo che nel corso di quest’anno possa essere finalmente restituito alle Gallerie degli Uffizi di Firenze il celebre Vaso di Fiori del pittore olandese Jan van Huysum, rubato da soldati nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e, attualmente, nella disponibilità di una famiglia tedesca che, dopo tutto questo tempo, non l’ha ancora reso al museo, nonostante le numerose richieste da parte dello Stato italiano”. A lanciare l’appello, diffondendolo anche attraverso internet (sul sito degli Uffizi e sui profili social del complesso museale), è oggi, primo giorno dell’anno, lo stesso direttore tedesco degli Uffizi, Eike Schmidt. Il dipinto in questione è un capolavoro di Jan van Huysum (Amsterdam 1682-1749), pittore di nature morte di grandissima fama: si tratta di un olio su tela, cm 47 x 35, appartenente alle collezioni di Palazzo Pitti fin dal 1824, quando fu acquistato dal granduca lorenese Leopoldo II per la Galleria Palatina appena fondata. Per oltre un secolo restò esposto nella sala dei Putti, insieme ad altre nature morte olandesi realizzate dai massimi artisti del ‘600 e ‘700, tra i quali Rachel Ruysch e Willem van Aelst; nel 1940, quando all’inizio della guerra la reggia fu evacuata, il quadro venne portato nella villa medicea di Poggio a Caiano. Nel 1943 fu spostato nella villa Bossi Pucci, sempre a Firenze, fino a quando militi dell’esercito tedesco in ritirata lo prelevarono insieme ad altre opere per trasferirlo a Castel Giovio, in provincia di Bolzano. La cassa in cui si trovava il Vaso di Fiori di Palazzo Pitti venne aperta: l’opera trafugata finì in Germania, dove se ne persero le tracce.
Ricomparve solo decenni dopo, nel 1991, poco dopo la riunificazione tedesca: da allora, vari intermediari hanno tentato più volte di mettersi in contatto con le autorità in Italia chiedendone un riscatto. Una richiesta di tale assurdità che recentemente, dopo l’ultima oltraggiosa offerta, la procura di Firenze ha aperto un’indagine: il quadro infatti è già di proprietà dello Stato Italiano, e pertanto non è alienabile né acquistabile.
“A causa di questa vicenda che intacca il patrimonio delle Gallerie degli Uffizi, le ferite della seconda Guerra Mondiale e del terrore nazista non sono ancora rimarginate. La Germania dovrebbe abolire la prescrizione per le opere rubate durante il conflitto e fare in modo che esse possano tornare ai loro legittimi proprietari”, osserva Schmidt, sottolineando che “per la Germania esiste comunque un dovere morale di restituire quest’opera al nostro museo: e mi auguro che lo Stato tedesco possa farlo quanto prima, insieme, ovviamente, ad ogni opera d’arte depredata dall’esercito nazista”.Una riproduzione in bianco e nero del Vaso di Fiori di van Huysum (realizzata da Alinari), è da oggi simbolicamente esposta nella Sala dei Putti a Palazzo Pitti, corredata da cartelli con la scritta “rubato” in tre lingue, italiano, inglese e tedesco, ed una didascalia esplicativa che ricorda come a sottrarla alla sua naturale postazione furono soldati della Wehrmacht. “Saremo ben lieti di rimuovere questa memoria fotografica – conclude Schmidt – quando agli Uffizi sarà restituito l’originale”.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Germania: PMI in calo

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte SIM. Il PMI (indice che riassume le prospettive dichiarate dai direttori area acquisto) preliminare di novembre tedesco è risultato ancora in calo. La componente manifatturiera è arrivata al minimo da 32 mesi, risultando inferiore alle attese.
Leggendo i dettagli del report emerge che il calo è dovuto soprattutto ad un forte ridimensionamento delle esportazioni di beni durevoli. Dal dato pertanto emerge la possibilità che, dopo il calo del PIL del terzo trimestre (-0,2% a causa principalmente di un ridimensionamento delle esportazioni ma anche dei consumi, in base ai dati pubblicati oggi), anche il quarto trimestre possa registrare una crescita intorno allo 0%, nel qual caso la crescita 2018 si attesterebbe all’1,4%, con possibilità che nel 2019 la crescita del PIL tedesco 2019 si attesti nel range 1-1,3%. Gli operatori stanno reagendo aumentando le probabilità attribuite ad una nuova TLTRO. A testimonianza di ciò, il deprezzamento dell’euro e il rafforzamento ulteriore del BTP a 2 anni, con tasso sotto lo 0,90% e pendenza Btp 2-10 anni vicino ai 250 pb! Il dato di oggi dà effettivamente una carta in più in mano a Draghi per definire l’attuale rallentamento non temporaneo ma strutturale, al punto da cambiare la dizione sui rischi sulla crescita: non più bilanciati ma orientati al ribasso. Di conseguenza le probabilità di una Tltro già il 13 dicembre aumentano, malgrado il fatto che il governatore Visco non sarà votante nella prossima riunione. Ieri le minute della Bce hanno segnalato che alcuni membri han denunciato il fatto che potrebbero esservi tensioni sulla liquidità legate alle scadenze della Tltro precedente a metà 2020.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Euro: come la Germania ha fregato l’Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

By Mirco Galbuser. La moneta unica è il mezzo che giustifica il fine dei tedeschi: vessare gli italiani per rientrare dai debiti. Ci raccontano un sacco di balle per farci sottostare alle “regole” di Bruxelles. Prima della nascita dell’euro, la Germania era considerata la “malata d’Europa”. Il Pil tedesco cresceva meno di quello italiano, il debito di Berlino in rapporto alla ricchezza privata era più alto di quello italiano e la ricchezza delle famiglie tedesche, super indebitate dopo la riunificazione, era di 1.790 miliardi di euro contro gli oltre 2.200 delle famiglie italiane. Nel 1998, il rating attribuito da Standard & Poor’s all’Italia era AA, mentre oggi, dopo quasi 15 anni di moneta unica, di parametri di Maastricht, di austerity, ecc. il rating tricolore è a un passo dal livello spazzatura. Con i rendimenti dei titoli di stato che, però, sono ai minimi storici. Sembra non ci si capisca più nulla e si fatichi a trovare una correlazione fra le due economie. Cosa è successo? L’euro, quando il fine giustifica i mezzi E’ successo che è stato introdotto l’euro, questa camicia di forza, che ha imbrigliato il nostro paese in un rigido schema finanziario che la Germania ha architettato ad arte per rientrare dai sui debiti derivanti dalla seconda guerra mondiale. Il fine giustifica i mezzi, diceva Machiavelli nel XVI° secolo, e la moneta unica non si è rivelato altro che il mezzo per raggiungere uno scopo ben preciso della Germania: il controllo dell’economia continentale assoggettando i paesi periferici ai diktat tedeschi con la scusa dei debiti troppo alti. Poi la nomenclatura di Bruxelles, i mezzi d’informazione, l’ideologia della moneta forte per combattere l’inflazione, l’abbattimento delle barriere doganali hanno fatto il resto. Così quello a cui tutti hanno creduto in Italia è che le riforme di inizio secolo abbiano reso grande la Germania e che la malata d’Europa fosse l’Italia. Certo le riforme sul mercato del lavoro hanno dato un contributo notevole all’economia tedesca, ma hanno giocato un ruolo minimo. Il driver vincente di Berlino è stato l’euro e oggi la Germania può dettare legge in Europa. Lo si apprende soprattutto dai dati sul surplus commerciale verso i principali paesi del sud Europa, Grecia compresa, che sfiora i 900 miliardi di euro con una posizione finanziaria che nel 2013 toccava il 42% del Pil. Non solo. Prima dell’avvento dell’euro, la Germania aveva un deficit commerciale con i paesi in via di sviluppo di 15 miliardi di dollari, inferiore a quello dell’Italia, mentre oggi gode di un surplus commerciale di 12 miliardi, come l’Italia. Tutti scrivono e raccontano che è l’effetto della “globalizzazione”, ma non è così. E’ solo grazie all’euro che la Germania sta facendo affari con l’estero. La moneta forte (ma solo per i tedeschi, per gli altri non è così) ha anche aumentato l’importazione di prodotti, semilavorati e manufatti dalla Cina a discapito dell’Italia, dove invece le industrie tedesche chiudono dopo che Bruxelles ci ha propinato un fisco asfissiante (tutto orchestrato, naturalmente). Debito pubblico cresciuto per aiutare le banche tedesche [fumettoforumright]. Ma grazie all’euro, la Germania è riuscita anche a farsi finanziare il proprio debito pubblico e soprattutto quello delle banche tedesche che avevano prestato soldi ai paesi più deboli d’Europa. Quando scoppiò la crisi nel 2008 e la Grecia era sull’orlo del default, le banche tedesche, insieme a quelle francesi, erano esposte verso Atene per circa 100 miliardi di euro, mentre quelle italiane lo erano solo per 5 miliardi. Per salvare la Grecia (e l’euro), si ricorse alla ciambella del fondo salva stati (EFSM) che in pratica prevedeva il contributo economico di ogni singolo membro della Ue, non già in base alle somme investiste in Grecia, ma in base al peso specifico del loro Pil nell’Eurozona. Così l’Italia pagò e sta ancora pagando in misura eccessiva il salvataggio dei paesi colpiti dalla crisi (Grecia, Portogallo, Irlanda): ben 44 miliardi di euro, contro i 50 della Francia e i 67 della Germania. Secondo Eurostat, il contributo dell’Italia ai pacchetti di aiuti per i paesi dell’eurozona in difficoltà pesa il 2,8% del Pil e va a incidere sul debito pubblico. Poi a noi si racconta che il problema sono le mancanze di riforme, la burocrazia che non funziona, ecc. e per sostenere il debito pubblico interno è necessario imporre tasse e balzelli a più non posso. Tutti problemi che c’erano anche prima dell’introduzione dell’euro e prima della crisi del 2008. Né più, né meno. In Italia, pressione fiscale record per pagare i debiti dei tedeschi. Ma la Germania non ha solo sottratto ingenti risorse finanziarie all’Italia con la politica dell’austerity e grazie all’euro, sta anche sostenendo i costi del proprio debito pubblico con le tasse degli italiani. Come? Imponendo sacrifici per mantenere il debito/Pil al di sotto del 3%. Altra stupenda invenzione dei tecnocrati tedeschi! Intanto la Germania paga una sciocchezza per sostenere il debito pubblico tedesco (meno dello 0,7% per un Bund decennale) che va pure riducendosi, mentre noi italiani paghiamo il 2%. La differenza, cioè lo spread, questo altro maledetto feticcio introdotto dai tecnocrati, si è tradotto in un aumento record della pressione fiscale in Italia (oltre il 43%). Eppure, solo due anni e mezzo prima l’Italia era stato l’unico paese dell’Eurozona a tenere in ordine i conti durante la crisi scoppiata nel 2008. Prova ne è che a fine 2010 Roma poteva vantare il miglior bilancio statale primario dell’Eurozona, pari al +0,1% del Pil, dopo quello dell’Estonia (+0,3%), mentre la Germania era al -1,6%, la Francia al -4,7%, la Grecia al -4,9%, il Portogallo al -7%, la Spagna al -7,7% e l’Irlanda al -27,5%. In più, il debito pubblico italiano figurava tra quelli cresciuti di meno in termini monetari tra il 2008 e il 2010: +180 miliardi di euro. Più di tutti era però cresciuto il debito pubblico tedesco, di ben 405 miliardi. Se poi si va a vedere il debito privato, l’Italia era quella messa meglio a livello europeo mentre la Germania annaspava ancora per i costi della riunificazione. Così, è indubbio che nel 2011 il Bel Paese, al di là delle problematiche interne non meno gravi di quelle di altre piazze europee, dovesse entrare nell’occhio del ciclone. E da lì partì l’attacco programmato ai titoli di stato con tutta la storia legata allo spread. Perché la Germania dice no agli Eurobond E i tanto invocati eurobond dell’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti sono finiti nel dimenticatoio. L’unica efficace soluzione al problema dei debiti dell’Europa, la più naturale e condivisibile in un mercato finanziario unificato, è stata abbandonata per non compromettere le finanze di Berlino. Si diceva che la Germania non volesse farsi garante dei debiti altrui (altra bella trovata propagandistica), ma perché mai l’Italia dovrebbe sacrificarsi per quelli dei tedeschi o dei greci allora? E ora non sarà certo la Bce a risollevare le sorti di un’economia finita ormai in disgrazia, attraverso il quantitative easing, dato che alla fine i debiti dei singoli stati dovranno essere onorati dagli stessi stati che li hanno emessi. Diverso, invece, sarebbe se i se i debiti dei singoli stati fossero spalmati su tutta la piazza con le garanzie dell’Unione Europea. Ma, in questo modo, la Germania non riuscirebbe più a finanziarsi a costi così bassi, quasi assurdi, mentre l’Italia ci guadagnerebbe. Ma così non va bene e lo scopo della moneta unica verrebbe meno. (fonte: https://www.investireoggi.it/obbligazioni/euro-ecco-come-la-germania-ha-fregato-litalia/ e Nuove Direzioni)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La Merkel ha dimenticato quando l’Europa dimezzò i debiti di guerra alla Germania

Posted by fidest press agency su sabato, 3 novembre 2018

di Riccardo Barlaam «Scheitert Europa?», «L’Europa fallisce?» si chiede l’ex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer nel suo libro, appena pubblicato, in Germania che è un durissimo atto di accusa contro le «politiche di euroegoismo» attuate dalla Cancelliera Angela Merkel e dal suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, la politica dell’«ognuno per sé», come la definisce l’ex leader dei verdi, politico-maratoneta, voce critica dell’attuale dirigenza tedesca. Fischer scrive che è «sorprendente» che la Germania abbia dimenticato la storica Conferenza di Londra del 1953, quando l’Europa le cancellò buona parte dei debiti di guerra. «Senza quel regalo – scrive l’ex ministro tedesco nel suo libro – non avremmo riconquistato la credibilità e l’accesso ai mercati. La Germania non si sarebbe ripresa e non avremmo avuto il miracolo economico». La cura di austerità imposta dalla coppia Merkel-Schaeuble, secondo l’ex ministro tedesco, è stata «devastante» perché ha imposto ai Paesi del Sud Europa «una deflazione dei salari e dei prezzi» impossibile da superare con il peso del rigore; «alla trappola della spirale dei debiti», che condanna questi Paesi a non uscire dalla crisi con il pretesto del risanamento dei conti. Fischer, in definitiva, accusa la Germania della signora Merkel e della sua grande coalizione di «euroegoismo» e di avere la memoria troppo corta. «Se la Bce non avesse seguito le decisioni di Draghi ma le obiezioni dei tedeschi a quest’ora l’euro non esisterebbe più. Il più grande pericolo per l’Europa – conclude il politico tedesco -attualmente è la Germania». Ma cosa si decise alla Conferenza di Londra del 1953? La prima della classe Germania è andata in default due volte durante il Novecento (nel 1923 e, di fatto, nel secondo dopoguerra). In quella conferenza internazionale le sono stati condonati i debiti di due guerre mondiali per darle la possibilità di ripartire. Tra i Paesi che decisero allora di non esigere il conto c’era l’Italia di De Gasperi, padre fondatore dell’Europa, e anche la povera e malandata Grecia, che pure subì enormi danni durante la seconda guerra mondiale da parte delle truppe tedeschi alle sue infrastrutture stradali, portuali e ai suoi impianti produttivi. L’ammontare del debito di guerra tedesco dopo il 1945 aveva raggiunto i 23 miliardi di dollari (di allora). Una cifra colossale che era pari al 100% del Pil tedesco. La Germania non avrebbe mai potuto pagare i debiti accumulati in due guerre. Guerre da essa stessa provocate. I sovietici pretesero e ottennero il pagamento dei danni di guerra fino all’ultimo centesimo. Mentre gli altri Paesi, europei e non, decisero di rinunciare a più di metà della somma dovuta da Berlino. Il 24 agosto 1953 ventuno Paesi (Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia), con un trattato firmato a Londra, le consentirono di dimezzare il debito del 50%, da 23 a 11,5 miliardi di dollari, dilazionato in 30 anni. In questo modo, la Germania poté evitare il default, che c’era di fatto. L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie. Ma nel 1990 l’allora cancelliere Helmut Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. Anche questa volta Italia e Grecia acconsentirono di non esigere il dovuto. Nell’ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell’ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro. Senza l’accordo di Londra, la Germania avrebbe dovuto rimborsare debiti per altri 50 anni. Il resto della storia è noto. E’ scritto nei sacrifici imposti dalla rigida posizione tedesca ai Paesi del Sud Europa che da anni combattono con una crisi che sembra senza fine. Fischer non ha dubbi. E punta il dito contro la sua connazionale Merkel: «Né Schmidt e né Kohl avrebbero reagito in modo così indeciso, voltandosi dall’altra parte come ha fatto la cancelliera. Avrebbero anzi approfittato della impasse causata dalla crisi per fare un altro passo avanti verso l’integrazione europea. La Merkel così distrugge l’Europa».(fonte Nuove direzioni) (n.r. come dire: si predica bene e si razzola male, anzi malissimo. E’ bene che lo ricordino i vari politici italiani che pontificano sulle “virtù” germaniche e pensano che l’Italia con l’attuale governo ci porta alla perdizione. Dovrebbero meglio indirizzare i loro strali velenosi. Contiamo di rinfrescarci la memoria con l’aiuto di Nuove Direzioni e la speranza che gli italiani riescano ad aprire gli occhi sulla realtà europea e a capire che se proprio il sogno europeo naufregherà non sarà per i debiti italiani ma per una Germania dalle politiche antieuropeiste ed egocentriste.)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Ue: illegittimo patto di stabilità voluto dalla Germania

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

Sul quotidiano online spraynews.it è pubblicata un intervista al presidente dell’associazione Eureca Angelo Polimeno Bottai, autore tra gli altri del libro “Non chiamatelo Euro”:
https://www.spraynews.it/blog-1/polimeno-bottai-il-patto-di-stabilit%C3%A0-voluto-dalla-germania-% C3%A8-illegittimo-sta-sfaldando-l-europa. I contenuti della manovra sono quelli che figuravano nei programmi di Lega e Movimento 5 Stelle. Dunque per dare un giudizio occorre attendere e capire questi provvedimenti mirati ad alzare il deficit di che natura sono. Se una forte quota non sarà riservata agli investimenti, e premieranno invece gli aiuti a pioggia per chi non lavora, questo potrebbe rappresentare un problema serio. Al contrario se non ci sarà un forte aumento della spesa corrente e si punterà soprattutto su investimenti nelle infrastrutture e per incentivare l’aumento dell’occupazione, allora l’aumento del deficit potrebbe davvero innescare un processo virtuoso. Occorre un ragionevole lasso di tempo per capire quanto Pil potranno produrre questo genere di provvedimenti» Una manovra che appare in rottura con la tendenza degli ultimi decenni di operare in condizioni di austerity. Ed è proprio questo il punto nevralgico del discorso: le statistiche degli ultimi venticinque anni ci dicono con chiarezza che le politiche adottate in questo lasso di tempo – politiche impostate soprattutto sull’austerità, sulla riduzione del costo del lavoro, sul taglio delle pensioni e sull’aumento delle tasse – hanno prodotto il risultato opposto a quello sperato: il debito pubblico è cresciuto e il Pil è diminuito. Per quanto riguarda i mercati non mi preoccuperei. C’è una vera e propria guerra in corso ed è normale che la risposta sia questa. Cosa pensiamo, di opporci a questo sistema trovando il favore di chi da questo ha tratto dei vantaggi enormi? La resistenza sarà strenua e fino all’ultimo, anche perché se l’Italia dovesse spuntarla altri Paesi la seguirebbero a ruota. L’Europa l’abbiamo costruita noi e non dobbiamo rinunciare a un progetto nel quale abbiamo creduto per primi. Dobbiamo invece batterci per riportarla sui binari giusti. L’unica strada è quella di impugnare queste norme illegittime nelle sedi opportune. Come EURECA, assieme al prof. Guarino, all’ambasciatore Giulio Terzi, all’economista Marcello Minenna e al costituzionalista Alfonso Celotto, abbiamo intenzione di mettere sul tavolo delle forze politiche la proposta di aggiornamento delle leggi italiane in relazione con l’Europa. L’articolo 11 della nostra Costituzione stabilisce che l’Italia può cedere quote sovranità purché ciò avvenga in condizione di parità con gli altri Stati membri. Una condizione che però non c’è visto i cittadini italiani non possono pronunciarsi in merito alle leggi europee tramite referendum come accade invece per altri cittadini europei. C’è un’urgente necessità in Italia di aggiornare il nostro assetto giuridico. I sovranisti stanno diventando forti perché gli uomini politici che li rappresentano cavalcano l’onda dei tempi e la situazione problematica e reale che stiamo attraversando. Ciò che davvero rimprovero loro è di basare la tesi della loro protesta su basi non oggettive. Non è possibile che in tutti questi anni di attacchi continui all’Europa non sia mai stata posta la problematica del processo legislativo al suo interno che ha perso la sua indispensabile matrice democratica. A tal proposito noi come EURECA, nella persona del nostro responsabile legale Federico Tedeschini, abbiamo attivato una class action pubblica sul fiscal compact. Abbiamo concluso il primo passaggio, che prevede la sollecitazione al governo e al ministero dell’Economia ad interrompere l’applicazione di questo Trattato internazionale. Ora procediamo con la seconda fase: il ricorso al Tar. Così Angelo Polimeno Bottai a spraynews.it (fonte: Macchioni Communications Carpe Diem Srl)

Posted in Diritti/Human rights, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“L’Italia non può continuare a rimanere sotto schiaffo di Germania e Francia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 settembre 2018

“Non è nella natura dei popoli liberi e quindi nemmeno della nostra nazione. La nostra indipendenza l’hanno conquistata i nostri padri con costi elevatissimi. Abbassare la testa e farsi comandare da una, o peggio, più potenze straniere – come accaduto con i governi Monti e di centrosinistra – non è l’atteggiamento giusto. Lo spread, di cui non frega nulla ai cittadini, schizza in alto? Beh, quando il Pd si vantava di tenerlo basso l’economia non è cresciuta a sufficienza, il debito pubblico è aumentato, gli interessi passivi ammontavano a decine di miliardi l’anno. Questo significa che la cura era sbagliata e quindi ora occorre cambiare schema affinché l’Italia possa recuperare credibilità, ma stavolta in produttività e ricchezza. Dobbiamo tornare a fare le manutenzioni sulle infrastrutture, rinegoziare privatizzazioni dissennate che sono stati autentici regali a imprenditori amici, garantire l’equità sociale, a cominciare dalle pensioni, argomenti su cui c’è grande confusione sotto il cielo del governo giallo-verde. Conte sembra piuttosto Alice nel ‘paese delle meraviglie’, un vicepremier tra due premier, Di Maio e Salvini, ognuno dei quali si affretta a dare la linea per primo, in modo che l’altro sia costretto a seguirlo. Ma i loro avversari ne garantiscono il successo per impresentabilità: il Pd, Macron, Merkel, la Boldrini, le agenzie di rating… Finché ci saranno loro i pentaleghisti possono dormire sonni tranquilli”.E’ quanto ha dichiarato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, intervenuto come ospite a Sky Ttg24.

Posted in Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

La svolta fatale in Germania con l’avvento del nazismo

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Fu questa un’imprevedibile conseguenza originata da un fatto in apparenza irrilevante. Ci riferiamo al primo sussulto politico-paramilitare, che ci fece conoscere il nazismo. Avvenne con il fallito “putsch” a Monaco di Baviera nel 1923. Il timore che le autorità tedesche mettessero fuori legge il suo partito indusse Hitler a restare abbastanza tranquillo per qualche anno. Ben presto la lotta riprese impegnandolo in brutali violenze contro i suoi avversari. Il massacro, del 30 giugno del 1934, fu l’atto finale che permise a Hitler di consolidare il suo successo. In tale occasione furono freddamente uccisi molti militanti della vecchia guardia nazionalsocialista e, contemporaneamente, delle personalità conservatrici, come l’ex cancelliere, generale von Schleicher.
L’imperialismo tedesco costituiva l’humus dal quale spuntò la realtà nazista. Fu un imperialismo nato dalla particolare simbiosi con l’industria bellica, accentrata in grandi monopoli e rinsaldata dagli gnomi della finanza. Loro tramite si collegavano, animo e corpo, i nobili proprietari terrieri, la casta militare e la semiautocrazia politica dinastica. Questo terreno si mostrò già fertile, quando fu scatenato il conflitto del 1914 anche se, in quel caso, le colpe degli altri imperialismi, e degli stessi nazionalismi balcanici, precapitalistici, non furono da meno. Sembra persino paradossale che, dopo la fine della prima guerra mondiale, l’ondata di pacifismo non riuscì a fermare gli stimoli eversivi di alcuni movimenti popolari. Molti paesi europei avevano provato, sulla loro pelle, la cocente perdita di centinaia di migliaia d’uomini e di quanti furono travolti dalla violenza bellicida dei rispettivi governanti.
Costoro avevano incoraggiato, suscitando grandi entusiasmi, tale voglia di menare le mani finché non ci si rese conto di quanto la guerra fosse orrenda. Nonostante ciò si giunse, come nulla fosse, alla radicalizzazione della vita politica, sia in Germania sia in Italia. Fu una delle cause della mancata democratizzazione della rivoluzione repubblicana in Germania e di un corretto andamento della vita politica in Italia. In pratica ciò che esprimeva il pacifismo fu incanalato in forme di rivolte “sociali” in se valide, ma che denotavano una caratura politica rivoluzionaria e anarchicheggiante che faceva prevedere grossi rischi alle economie capitaliste e la possibilità di una sovietizzazione dell’intera Europa dopo il fuoco accesso, in Russia, dai bolscevichi.
L’opposto voleva dire più nazionalismo, più tutela dei grandi interessi economici e dei profitti, più esclusiva nel gestirli e, quindi, antisemitismo, considerato che gli ebrei non avevano mai tentato una loro integrazione nel tessuto delle nazioni che li ospitavano. Un sintomo di questo malessere antisemita lo abbiamo rilevato persino in Francia con l’affare Dreyfus, in Romania e in Russia.

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Gli anni post-bellici dell’Italia e della Germania dopo la prima guerra mondiale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

Negli anni successivi al 1918 due furono le nazioni più esposte agli umori popolari e alla instabilità del potere esecutivo: la Germania e l’Italia: La prima non riuscì a trovare l’occasione per rinnovare i suoi quadri dirigenti nonostante il regime democratico improvvisato dalla Costituzione di Weimar.
In Italia, dopo l’armistizio del 1919, fummo alla mercé, per tre anni, di gabinetti effimeri: Nitti, Giolitti, Sforza e Facta. Si arrivò, alla fine, al colpo di stato del 30 ottobre del 1922. Incominciò così la stagione delle dittature europee rafforzata, in un certo senso, dall’entrata in gioco negli affari dell’Europa occidentale della Russia che aveva nel frattempo consolidato il suo ruolo egemone in politica interna e ora era in grado, con la Terza internazionale, di estendere lo slancio comunista oltre frontiera.
Così iniziarono i venti anni di pace difficile con la conferenza di Versailles che si tenne dal 12 gennaio al 28 giugno del 1919. Fu alla fine stilato un trattato di 440 paragrafi che aveva la pretesa di aver saputo elaborare un piano globale di pace di cui nessuno restò soddisfatto. La Germania, nello specifico, fu umiliata in misura eccessiva tanto da costituire per gli storici un valido motivo per un risentimento nazionale che sfociò nella dittatura nazista e quella che ne seguì. Gli italiani parlarono di “vittoria mutilata” ed anche qui, con un’accelerazione maggiore, rispetto alla Germania, lo scontento scatenò il 28 ottobre del 1922 la marcia su Roma dei fascisti. La Germania nel 1923 tentò di non pagare i danni di guerra e si ritrovò l’occupazione della Ruhr e dei centri della Renania da parte delle truppe franco-belghe. Il ritiro delle truppe avvenne solo due anni dopo per la Ruhr e nel 1930 (30 giugno) per la Renania. Il 5 luglio del 1932 Antonio de Oliveira Salazar instaurò la dittatura in Portogallo. Intanto anche la Germania si preparò all’ascesa di Hitler. Il 31 luglio del 1932 il partito nazionalsocialista sfiorò il 36% dei consensi elettorali ottenendo 230 seggi. Il 5 marzo dell’anno successivo i nazionalsocialisti vinsero le elezioni e Adolf Hitler il 23 marzo dello stesso anno ottenne dal Reichstag pieni poteri. Il 7 giugno del 1933 su iniziativa di Mussolini, l’Italia, la Francia, la Gran Bretagna e la Germania siglarono un patto a quattro. Il francese Henry de Jouvenel esultò. Vi scorse una pace duratura per almeno dieci anni. Il 19 agosto del 1934, dopo la morte di Hindenburg, avvenuta il 2 agosto, Hitler fu proclamato capo dello stato con voto plebiscitario. Nello stesso anno ebbe inizio l’avventura italiana in Etiopia. (5/6 dicembre). L’anno successivo la Società delle nazioni applicò le sanzioni economiche contro l’Italia. Il 5 maggio del 1936 finì la campagna di Abissinia e il primo novembre Mussolini annunciò, in un discorso a Milano, la costituzione dell’asse Roma-Berlino. Il 12 marzo 1938 la Germania nazista annetté l’Austria. (Anschluss). Fu il primo passo. Quello successivo fu l’ingresso, tra il 14 e il 16 marzo del 1939, delle truppe tedesche a Praga. Nello stesso mese Franco conquistò il potere in Spagna, mentre il 22 maggio dello stesso anno l’alleanza italo-tedesca fu confermata con la firma a Berlino del patto d’acciaio. Giungemmo così alle ultime battute. Ebbe inizio quella che lo stesso Hitler la definì “una guerra terribilmente sanguinosa e feroce”. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il lavoro sporco di pulizia etnica della Germania e la buccia di banana polacca

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

La Polonia divenne, per gli occidentali, la classica goccia d’acqua che fece traboccare il vaso della tolleranza per le politiche annessioniste della Germania Hitleriana. Spinse gli anglofrancesi a un gesto clamoroso di rivolta in opposizione a un dialogo, con i nazisti, sino allora mantenuto su livelli molto concilianti e permessivi. Vennero un ultimatum e una dichiarazione di guerra che sembravano interessare a ben pochi e meno che mai ai diretti interessati. I francesi erano tranquilli dietro la loro linea Maginot e i tedeschi, lo stesso, giacché si stava profilando una “guerra” di posizione e non di movimento. Diventava l’occasione propizia per far lavorare le diplomazie e per studiare onorevoli percorsi per ristabilire la pace in Europa.
Forse a peggiorare le cose vi concorse il patto russo-tedesco per la spartizione della Polonia. Stalin, d’altra parte, non nascondeva la sua ammirazione per Hitler nonostante che li dividesse, in modo radicale, la loro concezione ideologica e il loro modo di esprimere una presenza nel mondo esclusiva e dominante.
Una simpatia non certo ricambiata da Hitler il quale già pensava di rabbonire gli inglesi e i francesi per poi spingersi in una sorta di guerra santa contro i sovietici.
Non vi riuscì e allora cercò di piegare le resistenze anglo-francesi con una spettacolare offensiva che in poche settimane mise in ginocchio la Francia e, in pratica, annientò l’armata inglese inviata sul continente per dare il suo appoggio agli alleati francesi. Questo fu anche il trionfo di una tecnica militare innovativa, rispetto al passato. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La dichiarazione del commissario Ue Oettinger

Posted by fidest press agency su martedì, 29 maggio 2018

Qualora ce ne fosse bisogno, spiega l’ostilità diffusa di milioni di cittadini europei verso l’Ue. Il commissario si dimetta: non può proseguire a svolgere un ruolo istituzionale che ha il compito di rappresentare anche gli italiani e poi insultarli. Oettinger, con questa frase offensiva, ha materializzato quella casta di burocrati che si ritiene ‘illuminata’, senza alcuna visione continentale, consumata da interessi finanziari, quasi sempre espressione di consorterie e impelagata nella ricerca del consenso interno ai rispettivi stati.
Un’ élite esclusiva che dà lezioni, assume iniziative per colpire gli interessi di Stati membri, si lascia soggiogare da condizionamenti che quasi mai sono riconducibili ai bisogni dei popoli. Il Presidente Mattarella dopo aver piegato gli interessi dell’Italia alle sue convinzioni politiche e agli auspici stranieri, risponda a questo cialtrone tedesco, il cui dante causa continua a utilizzare lo spread per sedare la ribellione dell’Italia di fronte ai diktat di Bruxelles.Di un’altra Europa c’è bisogno, che sappia emozionare mezzo miliardo di persone, che organizzi le sue istituzioni intorno alla civiltà da cui ha tratto origine secoli fa, molto tempo prima che l’Unione la svuotasse di valori e significati”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati Fabio Rampelli.

Posted in Politica/Politics, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Governo: Prerogative presidente della Repubblica

Posted by fidest press agency su sabato, 26 maggio 2018

“Costituzione italiana Articolo 92: “Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica NOMINA (NON SCEGLIE) il Presidente del Consiglio dei Ministri e, SU PROPOSTA DI QUESTO NOMINA (NON SCEGLIE), i Ministri”. Scusi Presidente Mattarella ma dove avrebbe letto che spetterebbe a lei scegliere i ministri?”  Lo scrive su Facebook il deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone. Un argomento che è stato già reso noto da Giorgia Meloni quando dichiara: “«Su Paolo Savona, una nuova inaccettabile ingerenza di Mattarella, dopo l’ostinazione a non conferire l’incarico di governo al centrodestra. Ho comunicato a Salvini che Fratelli d’Italia, pur senza aver cambiato idea sul governo giallo-verde, offre il suo convinto aiuto per rivendicare il diritto di un governo a scegliere un ministro dell’economia non indicato da Bruxelles. L’Italia è ancora una nazione sovrana, Juncker e la Merkel se ne facciano una ragione».

Posted in Cronaca/News, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | 4 Comments »

No alla propaganda di guerra turca in Germania!

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2018

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto un divieto per iniziative di propaganda elettorale di politici turchi in Germania. L’APM parte dal presupposto che l’occupazione turca della regione kurda di Afrin in Siria possa giocare un ruolo centrale nella propaganda elettorale del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il quale, proprio per approfittare dell’attuale “entusiasmo pro-bellico” diffuso in Turchia, ha fatto anticipare le elezioni. Oltre che nel proprio paese, la campagna elettorale dell’establishment turco prevede iniziative anche in Germania tra i molti residenti di origine turca con diritto di voto in Turchia. Per l’APM non è ammissibile che le istituzioni tedesche permettano lo svolgimento di iniziative che glorificano crimini di guerra e l’occupazione illegale secondo il diritto internazionale condotta dalla Turchia ad Afrin. Secondo l’APM, l’illegalità e la violenza messa in atto dal regime turco non può essere accettata con il pretesto della democrazia e della libertà di espressione.
La guerra di aggressione della Turchia ha causato l’ulteriore destabilizzazione e il massiccio aumento di violenza in Siria. Più di 200.000 persone sono dovute fuggire dai carri armati turchi e dalla violenza messa in atto dalle forze turche e dai loro alleati. L’Europa a sua volta si trova ad accogliere nuovi profughi e a sostenere le spese per l’assistenza di cui i profughi hanno bisogno. Sarebbe davvero folle e controproducente premiare un guerrafondaio permettendogli di fare campagna elettorale in Germania e dandogli la possibilità di guadagnare consensi grazie ai crimini commessi.Nella guerra di aggressione ad Afrin avviata nel gennaio 2018, l’esercito turco e le milizie radical-islamiche alleate hanno attaccato l’ospedale di Afrin, bombardato civili in fuga e messo sotto assedio la città di Afrin per settimane. Si tratta di gravi crimini di guerra e di crimini contro l’umanità. Anche nel loro ruolo di forza occupante, le forze turche e le milizie alleate violano i fondamentali diritti umani della popolazione civile, commettono saccheggi, distruggono monumenti e cimiteri kurdi e hanno proibito l’uso della lingua kurda nella vita pubblica. I cristiani e gli yezidi temono ancora una volta per la loro vita, le milizie radical-islamiche obbligano la popolazione civile a seguire la sharia e le donne subiscono ancora una volta la forte e violenta limitazione dei loro diritti.

Posted in Politica/Politics, Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Attacco terroristico a Münster

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

Münster (Germania) “Esprimo il mio più sentito dolore per le vittime dell’attacco terroristico a Münster, in Germania dove un furgone è piombato sui passanti e sui clienti dei tavoli all’aperto del ristorante Kiepenkerl. Lo spettro dell’integralismo islamico si è drammaticamente riaffacciato: in questi momenti l’Europa deve dimostrare di essere più forte di ogni fondamentalismo”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
L’azione terroristica ha provocato 3 morti, 50 feriti di cui 6 gravi. L’uomo alla guida del furgone si è poi suicidato.
Nel corso delle indagini la polizia ha escluso la matrice terroristica. Si è trattato del gesto compiuto da uno squilibrato. La sua nazionalità è tedesca. In seguito alla morte di uno dei feriti il numero dei decessi è salito a quattro.

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Le «grandi coalizioni» dalla Germania all’Italia?

Posted by fidest press agency su domenica, 14 gennaio 2018

renzi-berlusconiIn questi giorni alcuni commentatori politici italiani hanno inteso associare l’accordo Merkel-Schulz in Germania con quanto potrebbe accadere in Italia se i partiti e le loro coalizioni non raggiungessero la maggioranza per governare. Il plauso di Gentiloni, per questa intesa, non ha fatto altro che avvalorare tale linea di pensiero. In effetti è un discorso, sia pure sotto tono, che è stato affrontato già da tempo sia da Berlusconi sia da Renzi. Se tale possibilità non si appalesa chiaramente è perché i due soggetti interessati sono convinti che se lo facessero in piena campagna elettorale otterrebbero una reazione tra gli alleati di segno negativo e tale da mettere in forse ogni possibilità che si possa al momento opportuno concretizzare. L’idea non è peregrina. Tutt’altro. Se stiamo alle intenzioni di voto che rilevano i vari sondaggisti noi ci troveremo con una coalizione di centro destra che al massimo spunterà un 35% di voti mentre quella del PD di Renzi non supererebbe il 20%. Sommati i due risultati ci permetterebbero d’avere anche in Italia una “grande coalizione” (che per noi si tradurrebbe in un inciucio) per governare il paese. Alla fine il grande sconfitto sarà il movimento 5Stelle anche se arrivasse al 35% dall’attuale 28% rilevato dai sondaggi odierni. Come si può logicamente dedurre il movimento di Grillo-Casaleggio-Di Maio e con loro gli italiani sono ad una svolta epocale per aprire la strada ad una nuova governance del Paese. Se falliscono si ritorna fatalmente al solito tran tran di questi ultimi decenni. E i numeri, per ora, non sono dalla parte grillina. E gli italiani se ne stanno rendendo conto? Ne dubito. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Zugspitze: nuova funivia da record per raggiungere la vetta della Germania

Posted by fidest press agency su domenica, 17 dicembre 2017

top of germanyGARMISCH-PARTENKIRCHEN, Germania, /PRNewswire/ Sei anni di lavori tra progettazione e costruzione, talvolta nelle condizioni più impegnative a 3.000 metri sopra il livello del mare, sono stati investiti in questo progetto superlativo e hanno consentito la creazione di un’opera indiscutibilmente impressionante, non solo per la Bayerische Zugspitzbahn Bergbahn AG, ma per l’intera regione dominata dal turismo.Uno dei motivi alla base della sostituzione della vecchia funivia è stato il crescente numero di visitatori dello Zugspitze, circa mezzo milione ogni anno.In futuro, due cabine ad alta capacità, completamente chiuse da vetrate, trasporteranno in vetta fino a 580 passeggeri all’ora, rendendo le code una cosa del passato. Lungo il percorso, attraverseranno il pilone in acciaio per funivie aeree più alto del mondo con i suoi 127 metri, il maggior dislivello complessivo al mondo di 1.945 metri su un tratto e la campata non supportata più lunga del mondo, che misura 3.213 metri. Tre record che i passeggeri potranno sperimentare mentre si godono le vedute panoramiche a 360° del pittoresco lago Eibsee, del Waxensteine e dell’Alpspitze che stuzzicheranno il loro appetito nei confronti delle esperienze montane a venire.I radiatori integrati nelle finestre permettono di godere di una visibilità senza ostacoli anche in caso di maltempo e fino a Monaco di Baviera nelle giornate serene. Entrambe le cabine costituiscono di per sé un’attrazione, con il loro design elegante e sobrio.Una volta raggiunta la vetta più alta della Germania, i visitatori potranno godersi vedute panoramiche a 360° di oltre 400 vette alpine in quattro Paesi diversi e partecipare a una serie di avventure nel corso di tutto l’anno. (top of germany)

Posted in Estero/world news, Viaggia/travel | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Il G20 delle imprese passa dal coordinamento della Germania a quello dell’Argentina

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 novembre 2017

buenos airesBuenos Aires. Race e Paganini (Competere): ora bisogna implementare i risultati del vertice di Amburgo, lavorare ad un mercato aperto e concorrenziale che sia un beneficio per tutti e trovare le soluzioni alle sfide globali attraverso la cooperazione internazionale. “Il B20 è fondamentale per un G20 efficace che gestisca la globalizzazione”, hanno affermato Jürgen Heraeus e Daniel Funes de Rioja, l’attuale e il futuro Presidente del dialogo aziendale G20 Business 20 (B20), prima del passaggio di consegne dei lavori del B20 a Buenos Aires. La cerimonia ufficiale di consegna, un mese prima di quella del G20, avrà luogo il primo novembre 2017 presso il Ministero degli Esteri argentino.”Possiamo essere orgogliosi di ciò che abbiamo realizzato come B20 Germania”, ha dichiarato Heraeus. Con sette tasks force e un’iniziativa, più di 700 rappresentanti del settore hanno potuto sviluppare raccomandazioni politiche congiunte che sono state consegnate al cancelliere tedesco Angela Merkel al vertice B20 nel maggio 2017. “Il vertice G20 di Amburgo è stato un successo parziale, visto il difficile clima negoziale. Siamo tuttavia delusi che il G20 abbia fatto poco più che assicurare lo status quo di molti settori, come nel commercio internazionale”, ha proseguito Heraeus. “Il G20 deve ora mantenere gli impegni di Amburgo”, ha dichiarato il presidente del B20 Germany. Heraeus, che sarà accompagnato dal B20 Sherpa Stormy-Annika Mildner, rappresenterà tre associazioni di imprese tedesche, inviate dal governo a presiedere il dialogo tedesco B20: la Federazione delle industrie tedesche (BDI), la Confederazione dei datori di lavoro tedeschi, Associazioni (BDA) e l’Associazione delle Camere di Commercio e Industria Tedesche (DIHK).”Come B20 Germania, ci schieriamo dalla parte dei mercati aperti e regolamentati. Al tempo stesso vogliamo assicurarci che i benefici della globalizzazione vengano diffusi all’interno della società. Dobbiamo investire di più nell’istruzione e nell’educazione”, ha aggiunto Funes de Rioja. Il B20 Argentina sarà guidato da Funes de Rioja in qualità di Presidente, designato dal governo argentino.
Daniel Funes de Rioja è l’ex presidente dell’Organizzazione internazionale dei datori di lavoro (IOE) e ha anche partecipato al processo B20 in Germania come co-presidente della task force per l’occupazione e l’istruzione. Sarà assistito da sei sedi operative – ADEBA, BCBA, CACS, CAMARCO, SRA e UIA – come co-presidenti. I B20 Sherpa Carolina Castro (Sherpa esecutivo) e Fernando Landa (Policy Sherpa) sono incaricati di mettere in piedi il B20. “Questa è una grande opportunità per la nostra regione e per il nostro paese, tenendo conto del processo di trasformazione che sta attraversando l’Argentina e delle riforme strutturali che il governo sta mettendo in atto per affrontare le sfide di un’economia aperta, del processo di globalizzazione e dell’integrazione intelligente”, ha detto Funes de Rioja. A rappresentare l’Italia al B20 il Segretario Generale di Competere Roberto Race.
“Il B20 condotto dalla presidenza tedesca- dichiara Race- ha ottenuto importanti risultati nel settore del commercio, dell’ambiente, della competitività, della sanità e dell’innovazione, ci auguriamo vengano perseguiti con altrettanto impegno anche in Argentina” afferma Roberto Race, Segretario Generale di Competere. “Come Competere ci impegneremo anche durante il mandato argentino a produrre analisi e policy paper per quantificare le trasformazioni sociali e il progresso tecnologico raggiunto”. Mandiamo un in bocca al lupo all’Argentina”.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Italia e Germania tra Ottocento e Novecento”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

chiostro_insubriaComo Martedì 31 ottobre a partire dalle 10.00 nell’Aula Magna del Chiostro di Sant’Abbondio, in Via Sant’Abbondio 12 a Como, si terrà il convegno internazionale “Italia e Germania tra Ottocento e Novecento” organizzato dal Dipartimento di Diritto, Economia e Culture dell’Università degli Studi dell’Insubria con il patrocinio del Centro Italo-Tedesco per l’Eccellenza Europea “Villa Vigoni”.
Durante l’incontro, suddiviso in due parti, si approfondiranno l’evoluzione degli ordinamenti italiano e tedesco dalla prospettiva storica, giuridica e culturale. Nella prima sessione si parlerà nello specifico di giurisdizione superiore e fondazione interna dell’Impero tedesco (1879-1899), della codificazione italiana e tedesca, della circolazione del modello pandettistico, del linguaggio giuridico tedesco tra Ottocento e Novecento e dei riflessi del dibattito post-unitario sull’unicità della Corte di Cassazione nei lavori dell’Assemblea costituente. La seconda sessione sarà invece dedicata ad alcune riflessioni comparatistiche su religione e nazione in Germania e in Italia, ai problemi di unificazione amministrativa nei due paesi e alla questione degli orfani della Prima Guerra Mondiale e il giudice delle tutele.Al Convegno parteciperanno studiosi dell’Università degli Studi dell’Insubria e tedeschi, tra i quali il Prof. Martin Löhnig dell’Università di Regensburg, il Prof. Dian Schefold dell’Università di Brema e la Dott.ssa Christiane Liermann del Centro Italo-Tedesco per l’Eccellenza Europea “Villa Vigoni” e Barbara Pozzo, Valentina Jacometti, Lino Panzeri, Paolo Bernardini e Cristina Danusso dell’Università degli Studi dell’Insubria. Le conclusioni saranno affidate a Dian Schefold dell’Università di Brema. Modera Gabriella Mangione dell’Università degli Studi dell’Insubria. Ingresso libero. (foto: chiostro_insubria)

Posted in Cronaca/News, Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

In Germania matrimonio egualitario e in Italia?

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

berlinoBerlino. “Un’ottima notizia, che lascia il nostro Parlamento col cerino in mano”: Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, commenta la notizia dell’approvazione da parte del Parlamento tedesco della legge che istituisce il matrimonio egualitario. “Tutto il dibattito sulle unioni civili in Italia – osserva Piazzoni – è stato caratterizzato dal mito del cosiddetto “modello tedesco”, cioè delle civil partnership che la Germania introdusse nel 2001. Va detto che il voto finale che ha introdotto le unioni civili in Italia mancò clamorosamente anche quell’obiettivo: il “modello tedesco”, infatti, comprendeva anche la stepchild adoption, che l’Italia invece ha perso per strada. Un anno dopo, la Germania mette in soffitta le civil partnership e punta dritto al matrimonio egualitario, con una maggioranza parlamentare ampia e un dibattito di soli 38 minuti. Anche l’Italia, un anno fa, avrebbe potuto puntare dritto al matrimonio egualitario, liberando il nostro Paese da un ritardo che è una pesante zavorra, non solo nella vita delle persone lgbti ma anche nella cultura dell’uguaglianza e dei diritti. Invece quel ritardo e quella disuguaglianza tornano ad essere evidenti e nella mappa dei Paesi in cammino verso il pieno riconoscimento dei diritti di tutte e tutti, l’Italia continua a essere tra i Paesi in coda. Il nostro Parlamento allora deve farsi carico di questa responsabilità e mettere in campo una strategia efficace per uscire dal guado della diseguaglianza. L’obiettivo è uno solo, lo ripetiamo da sempre: matrimonio egualitario, per tutte e tutti. Tutto ciò che sta al di sotto, la cronaca ce lo dimostra, non può essere considerato un modello, semmai soltanto una tappa intermedia”, conclude Piazzoni.

Posted in Estero/world news, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Germania: “Una congiuntura economica favorevole non è motivo di compiacimento”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 giugno 2017

germaniaLa Bundesverband der deutschen Industrie (Federazione dell’Industria tedesca) (BDI) mette in guardia dalle conseguenze politiche della situazione congiunturale positiva. “La buona situazione economica non è un motivo sufficiente per riposare sugli allori”, ha affermato Dieter Kempf, presidente della BDI, martedì a Berlino. “Il nostro successo dipende anche dal basso tasso di cambio dell’euro, dal prezzo contenuto del petrolio e da una politica monetaria espansionistica della Banca Centrale Europea, tutti fattori su cui possiamo influire in maniera molto ridotta.” Kempf ha chiesto ai partiti tedeschi progetti concreti durante la campagna elettorale che rendano la Germania “a prova di futuro” in considerazione dei rischi globali. Le eccedenze di bilancio della Federazione, dei Länder e dei comuni offrono un certo margine per investire di più nel futuro e nella formazione.” Per l’anno in corso la BDI prevede una crescita dei risultati economici reali di circa l,5 percento. “Ancora una volta il motore della congiuntura tedesca è il commercio estero”, ha dichiarato Kempf. “Nonostante l’incertezza per gli USA e per la Brexit, il fondamento e il futuro per una Germania economicamente forte restano i mercati mondiali.”Il Presidente della BDI ha espresso preoccupazioni in merito alle intenzioni del Presidente statunitense Donald Trump. “Divieti di immigrazione, uscita dall’accordo di libero scambio, minaccia di dazi doganali punitivi o uscita dall’accordo di Parigi sul clima: questa politica contraddice quello che finora aveva caratterizzato la partnership transatlantica con gli Stati Uniti.Alla Germania e all’Europa il Presidente della BDI ha richiesto un maggiore impegno a livello mondiale per un ordinamento economico globale caratterizzato da regole chiare e da franchezza. In considerazione della crescita degli investimenti cinesi in Germania, Kempf si è espresso a favore della parità di trattamento delle imprese straniere in Cina. “La Cina deve prendere sul serio la sua apertura dei mercati. In Germania non vogliamo rendere più difficile agli altri l’accesso al mercato. Gli investimenti esteri vanno a beneficio di tutti noi.” Nelle trattative sulla Brexit, Kempf ritiene che in particolare il governo britannico abbia la responsabilità di limitare il danno per l’economia e i cittadini sui due lati del canale. “Il Primo Ministro Theresa May dovrebbe tenere presente che l’approccio duro alla Brexit è stato sconfessato.” Sarà soprattutto l’economia britannica a soffrire della separazione.Per quanto riguarda riforme necessarie nell’UE, le modifiche dei trattati europei non devono essere un tabù, ha sottolineato il Presidente della BDI. “L’Europa ha bisogno di più disciplina nelle riforme e nella politica di bilancio, e di istituzioni europee più forti, con un proprio bilancio per l’eurozona e un Ministro delle Finanze dell’euro.”
Il Presidente della BDI ha consigliato a Germania e Francia di promuovere congiuntamente il mercato interno europeo. “Il forte sostegno al Presidente Emmanuel Macron lo dimostra: si possono guadagnare punti con argomenti a favore dell’Europa. Dobbiamo prolungare questo momento, ad esempio nello sviluppo del mercato interno digitale o di un mercato interno energetico totalmente integrato.” L’effettivo collegamento in rete della distribuzione elettrica in Europa comporterebbe annualmente più di dodici miliardi di Euro in incrementi dell’efficienza.Rivolgendosi ai partiti tedeschi, la BDI ritiene che i campi principali d’intervento debbano essere le imposte, l’energia e la digitalizzazione. Per quanto concerne la politica fiscale, la Germania dovrebbe affrontare la maggiore concorrenza fiscale internazionale. Sono necessari incentivi fiscali per la ricerca e lo sviluppo, come quelli esistenti in 28 dei 35 stati dell’OCSE. Anziché abbassare le tasse a pioggia, il Presidente della BDI ha chiesto riforme fiscali strutturali e una triangolazione delle entrate fiscali da record. “La nostra proposta è destinare un terzo delle eccedenze agli investimenti, un terzo alla formazione e un terzo alle riforme fiscali strutturali”, ha dichiarato Kempf.Sarebbe necessaria una discussione intensiva sul futuro finanziamento della trasformazione energetica: “Continuare come finora previsto nella legge sulle energie rinnovabili (EEG) non porta a nessun risultato. I costi devono scendere.” Per le imprese dell’industria, il 96 percento delle quali paga la sovrattassa EEG, hanno la massima priorità i costi. Il Presidente della BDI non è favorevole al taglio delle imposte sull’energia. Essa “svanirebbe, senza rafforzare la competitività dell’industria”.Per quanto riguarda lo sviluppo capillare di un’infrastruttura efficace a banda larga, il Presidente della BDI ritiene la situazione preoccupante: “Circa due terzi di tutti i posti di lavoro nell’industria sono situati in campagna. Neppure un’impresa su tre dispone dei 50 megabit al secondo di cui necessita.” Un aumento medio di un punto percentuale nella velocità di connessione comporterebbe una crescita del prodotto interno lordo di circa due miliardi di euro all’anno.Per la Giornata dell’Industria tedesca, circa 1500 ospiti del mondo dell’economia e della politica si sono incontrati nella Konzerthaus di Berlino sulla Gendarmenmarkt. Relatori ospiti sono stati la cancelliera tedesca Angela Merkel (CDU), il Presidente della SPD e il candidato cancelliere Martin Schulz. Altri oratori erano il Presidente del Bündnis 90/Die Grünen e della FDP, Cem Özdemir e Christian Lindner e inoltre Alexander Dobrindt (CSU), Ministro federale dei trasporti e dell’infrastruttura digitale. Partner della Giornata dell’Industria tedesca è Deloitte.
La Federazione dell’Industria tedesca (BDI) è l’organizzazione è l’organizzazione ombrello dell’industria tedesca e dei servizi connessi con l’industria. Rappresenta 36 associazioni di categoria e oltre 100.000 imprese con circa otto milioni di dipendenti. L’adesione è volontaria. 15 organizzazioni negli stati regionali rappresentano gli interessi dell’industria a livello regionale.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Brevetti: Italia e Germania sono più vicine grazie alla collaborazione tra Università di Trieste e GLP Intellectual Property Office

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

brevetti_t1Dai rapporti commerciali alla proprietà intellettuale, l’Italia rafforza il legame con la Germania. Nell’ambito del progetto “Sistemi multilivello delle fonti e tutela della proprietà industriale in ambito europeo” dell’Università di Trieste è stato pubblicato il volume “Das italienische Gesetzbuch für das gewerbliche Eigentum. Codice della Proprietà Industriale Italiano”, curato dal professore Angelo Venchiarutti con la collaborazione dello studio GLP, per gli editori Giappichelli e Nomos. Un testo in tedesco e in italiano, unico nel suo genere, che non solamente raffronta i due sistemi giuridici per evidenziarne somiglianze, differenze e peculiarità, ma vuole essere un utile strumento per avvicinare ulteriormente i due Paesi in un ambito strategico per lo sviluppo e la crescita.
«L’Italia ha delle strettissime relazioni economiche con la Germania. Insistere sul tema della proprietà intellettuale è creare un volano per la crescita», premette Davide Petraz, Managing Partner di GLP, studio che da 50 anni opera nel campo della tutela della proprietà intellettuale a livello internazionale (ha sedi a Udine, Milano, Perugia, San Marino e Zurigo). «La collaborazione con l’Università di Trieste ci ha portato a sviluppare quest’opera che va in una duplice direzione: da una parte la condivisione delle informazioni, dall’altra fornire uno strumento completo agli operatori del settore».
La scelta della Germania non è stata casuale. Con oltre 112 miliardi di euro di interscambio commerciale (Istat 2016), la Germania è il primo partner commerciale per l’Italia. Inoltre ha molto da insegnare all’Italia: è il primo Paese in Europa – e il quinto a livello mondiale – per deposito dei brevetti. Ben 67mila quelli depositati nel 2015; a fronte di un’Italia ferma sotto quota 10mila (fonte WIPO). «Le relazioni economiche che coinvolgono i due Paesi riguardano prevalentemente i settori della meccanica e dell’elettromeccanica. Sono settori ad alto valore aggiunto e ad elevata innovazione, dove la proprietà intellettuale riveste un ruolo fondamentale», aggiunge Petraz. «Siamo fermamente convinti che la proprietà intellettuale rappresenti uno strumento fondamentale per la crescita e lo sviluppo di un sistema economico prima, e di un sistema Paese poi».Nella convinzione che in questo campo sia necessario un cambio culturale, «redigiamo e mettiamo gratuitamente a disposizione pubblicazioni specifiche, organizziamo e promuoviamo eventi, corsi e seminari al fine di trasmettere l’importanza di spostare l’attenzione sul piano intellettuale del lavoro industriale». Continua: «Questa pubblicazione vuole favorire un’attualizzazione e un’armonizzazione delle legislazioni dei Paesi dell’Unione Europea, in particolare di Italia e Germania, storicamente interdipendenti per molti fattori. Infatti, attraverso un diretto parallelismo bilingue è possibile far emergere in maniera più chiara e diretta le somiglianze, le differenze e le peculiarità che ci sono fra il sistema giuridico italiano e quello tedesco, al fine di arricchirli entrambi, dove possibile, con nuovi spunti».La traduzione del Codice della Proprietà Industriale è stata effettuata dal Dr. Matthias Probst, con il coordinamento della Prof.ssa Lorenza Rega e la revisione del Prof. Michael Lehamn del Max Planck Institute für Innovation und Wettbewerb di Monaco.
GLP – Fondata da Gilberto Luigi Petraz nel 1967 a Udine e gestita oggi dai figli Davide e Daniele, GLP è tra le prime cinque aziende italiane nel settore della tutela della proprietà intellettuale. Con sedi Udine, Milano, Perugia, San Marino e Zurigo, conta più di 70 dipendenti, un portafoglio di oltre 7mila clienti con all’attivo più di 90mila casi trattati a livello nazionale e internazionale. Dal 2003 al 2007 ha detenuto il primato mondiale per numero di Modelli Comunitari depositati; un suo brevetto è stato preso a modello dall’Epo (Ufficio Brevetti Europeo) quale esempio di brevetto ben scritto. GLP ritiene la proprietà intellettuale uno strumento fondamentale per la crescita e lo sviluppo di un sistema economico prima, e di un sistema Paese poi. http://www.glp.eu

Posted in Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »