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Posts Tagged ‘germania’

Stati virtuosi? Germania e Olanda arricchiti su nostre spalle

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

“Oggi Germania e Olanda dicono che non vogliono condividere a livello europeo, attraverso gli eurobond, le misure per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Dicono che loro, Stati virtuosi, non devono farsi carico dei debiti degli Stati “cicala” come l’Italia. Peccato però che Germania e Olanda si siano arricchiti negli ultimi 20 anni sulle spalle degli altri Stati membri, soprattutto l’Italia, grazie alla moneta unica. E ad affermarlo non sono i pericolosi patrioti di Fratelli d’Italia, ma il Centre for European Politics, un think-tank tedesco che ha pubblicato uno studio sul tema”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari, responsabile nazionale del programma di FdI. “Da un lato ci sono Germania e Olanda, continua il senatore di FdI, che hanno tratto enormi benefici dall’euro, guadagnando complessivamente quasi 1.900 miliardi la prima, e 346 miliardi la seconda. Dall’altro, figurano quegli Stati che hanno perso ricchezza, in primo luogo l’Italia, la Nazione più danneggiata dall’euro, con una perdita di ricchezza di oltre 4.300 miliardi in 20 anni, più di 200 miliardi l’anno. ‘Grazie’ all’euro, ogni italiano ha perso in media circa 74mila euro, mentre ogni tedesco ne ha guadagnati 23mila e ogni olandese 21mila. Altro che Stati virtuosi e Stati cicala”.“È tempo di dire basta a questo drenaggio di ricchezza dall’Italia ai furbi Paesi del Nord. L’Italia faccia capire a questa gente che la pacchia è finita” conclude il senatore Fazzolari.

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La Germania vuole imporci il MES

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

“La Merkel ha appena fatto sapere che non è disposta a concedere l’accesso al Fondo “ammazza Stati” senza condizionalità, svelando – qualora ce ne fosse bisogno – qual è il vero piano della Germania: approfittare dell’emergenza coronavirus per commissariare l’Italia, imporre il rigore tedesco alla nostra economia ed espropriare le sue aziende e i suoi asset strategici. L’emergenza Covid-19 sta mostrando a tutto il mondo il vero volto della UE a trazione tedesca. Spero che sia chiaro il messaggio a tutti gli europeisti di casa nostra: è ora che prendano definitivamente atto anche loro della situazione. A questo punto non rimane che andare all’Eurogruppo e pretendere immediatamente la restituzione dei soldi che l’Italia ha versato al MES. Abbiamo un’emergenza sanitaria e una crisi economica da affrontare: il Governo italiano alzi la testa e risponda oggi stesso alla cancelliera tedesca».È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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La Germania ha messo sotto osservazione l’ala più radicale del partito di estrema destra

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Si tratta di Alternative für Deutschland. L’ha annunciato Thomas Haldenwang, capo dell’Ufficio federale della Protezione della costituzione (Bundesamt für Verfassungsschutz), ovvero i servizi segreti interni della Germania:“Sappiamo dalla storia della Germania che l’estremismo di destra non distrugge solo le vite umane, distrugge la democrazia. L’estremismo di destra e il terrorismo di estrema destra sono al momento il più grande pericolo per la democrazia in Germania”.A finire nel mirino degli 007 tedeschi è la fazione del partito chiamata Der Flügel (L’Ala), che secondo le stime di Haldenwang arriverebbe a settemila unità, circa il 20% dell’interno partito, alla cui guida c’è Björn Höcke, leader del partito in Turingia, stato della Germania Centro-orientale.In una riunione dell’Ala, Björn Höcke aveva criticato i “moderati” del suo partito, giocando con il termine “trasudati” che in tedesco si dice Ausgeschwitz, termine molto simile al campo di sterminio nazista dove morirono più di un milione di persone:“Quelli che non sono all’altezza di vivere il compito che ci siamo dati, cioè l’unità, dovranno essere tutti trasudati via”. Un’ex deputata di AFD, uscita per la deriva a destra del partito, ha raccontato che Höcke studia con una certa frequenza i discorsi di Göbbels, il capo della propaganda della Germania nazista, per interiorizzarne i concetti e attualizzarli nei suoi discorsi politici.Sull’osservazione da parte dei servizi dell’ala più radicale di Alternative für Deutschland, Spiegel ha incaricato l’istituto Civey di condurre un sondaggio.Secondo una grande maggioranza di tedeschi, la decisione annunciata da Thomas Haldenwang è corretta: circa il 67% degli intervistati trova la decisione “chiaramente corretta”, circa il 9% la considera “piuttosto corretto”.Come detto da Thomas Haldenwang l’estremismo di destra nel corso della storia ha distrutto la democrazia e ha ucciso milioni di vite umane ed è attualmente il più grande pericolo per la democrazia in Germania e di conseguenza per l’Europa.

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Blitz della polizia contro i neonazisti in Germania

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

L’operazione delle forze dell’ordine tedesche si è concentrata nello Schleswig-Holstein, nella Bassa Sassonia e nel Brandeburgo. A renderlo noto sono stati i procuratori e le stesse forze di polizia, che hanno messo sotto torchio 12 persone di età compresa fra i 19 e 57 anni, appartenenti al “Circolo ariano della Germania”.Secondo le ricostruzioni degli inquirenti il gruppo avevo lo scopo di compiere azioni violente a sfondo razziale ed era guidato da Bernd Tödter, per anni il capo della scena di estrema destra di Kassel “Sturm 18”, organizzazione bandita dal ministero nel 2015.
Bernd Tödter è un 45enne irascibile e molto violento con un passato criminale alle spalle: negli Anni 90, uccise un senzatetto assieme a un’altra persona.Nell’estate scorsa è tornato nella sua città natale di Bad Segeberg, che si trova nello Schleswig-Holstein, il più settentrionale dei 16 stati federati della Germania.Secondo il noto giornale tedesco Spiegel, Tödter ha anche mantenuto contatti con Stephan Ernst, che si dice abbia assassinato il politico locale della CDU Walter Lübcke il 2 luglio 2019.Sempre secondo le informazioni date da Spiegel, il blitz avrebbe avuto una falla.
Il blitz della polizia, durato tutta la notte, ha portato al sequestro di un numero significativo di documenti e di dispositivi elettronici. A Gottinga gli agenti di polizia antisommossa, guidati da un investigatore locale, hanno confiscato telefoni cellulari, dispositivi elettronici e varie altre prove e li hanno accuratamente imballati in una scatola.Tornati alla stazione di polizia, gli agenti della città della Bassa Sassonia, hanno scoperto di aver dimenticato la scatola con le prove di fronte all’appartamento del sospettato. Quando gli investigatori sono tornati in loco, la scatola era sparita.Il procuratore generale, Stephanie Gropp, ha dichiarato che nessuna prova è scomparsa e che l’“incidente” verrà risolto.

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Coronavirus: Governo tedesco stanzia 550 miliardi in aiuto all’economia

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2020

Il Governo tedesco, tramite la sua portavoce Angela Merkel, ha comunicato un maxipiano per rimediare ai danni del Covid-19 stanziando almeno 550 miliardi di euro per aiutare l’economia del Paese a sopravvivere la crisi causata dalla pandemia di Covid-19. Sono misure senza precedenti per la Germania. Lo Stato mette infatti a disposizione crediti illimitati alle imprese, con un valore minimo annunciato di 550 miliardi di euro, e senza un tetto massimo. La Cancelliera ha aggiunto che in caso di necessità il Governo è pronto a preparare altri fondi per combattere questa crisi. «Useremo tutti i mezzi a nostra disposizione» ha dichiarato Olaf Scholz, Ministro delle finanze. Principalmente, i miliardi messi a disposizione dal Governo serviranno a compensare la riduzione del salario per coloro che sono costretti al lavoro ridotto, e per garantire crediti agli imprenditori in crisi di liquidità. La somma verrà stanziata mediante la KfW, la grande banca per lo sviluppo. L’effetto delle dichiarazioni del Governo tedesco è ancora più forte se messo a confronto con il nostro Paese. Giuseppe Conte, il Premier italiano, ha infatti comunicato mercoledì un aiuto all’economia di 25 miliardi di euro. Chiaramente, il contesto sociopolitico ed economico attuale è molto importante e non si possono fare determinati paragoni, l’Italia è infatti in crisi da lungo tempo, ed è anche il Paese al momento più colpito dal Covid-19. Malgrado ciò, evidenzia Giovanni D’Agata presidente dello lo “Sportello dei Diritti”, le misure attuate in Italia danno un’idea di quanto la Germania stia impiegando in aiuto alle sue imprese.

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Strage di Hanau

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 febbraio 2020

La Comunità di Sant’Egidio esprime il suo profondo cordoglio alle famiglie delle vittime del gravissimo attentato di Hanau e manifesta la sua solidarietà alla comunità turca che vive in Germania. Non si può assistere impotenti di fronte ad atti di violenza così orribili nei confronti di una minoranza, che ci riportano a momenti bui della storia. L’Europa deve difendere i suoi valori di pace, tolleranza e integrazione sui quali si è rifondata dopo la fine della seconda guerra mondiale. Per questo lanciamo un appello a fermare con convinzione la propaganda di odio razzista e xenofobo, che ormai dal web e dalle parole è cominciata a passare tragicamente ai fatti.
Colpire una comunità, come quella turca, che contribuisce, come molte altre, di origine diversa, al benessere e allo sviluppo della Germania e dell’Europa, solo perché “straniera”, oltre ad essere un crimine grave, contribuisce a chiudere le porte al futuro del nostro continente. Occorre al contrario seminare parole di pace, facilitare occasioni di incontro, favorire ogni iniziativa che porti ad una maggiore integrazione e puntare sulla diffusione di una cultura che si basi su questi valori, a partire dalle giovani generazioni.

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Terrorismo in Germania

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Dopo l’attentato del dicembre 2016 in un mercatino di Berlino, il livello di allerta si è alzato senza più riabbassarsi. Sono numerose, infatti, le operazioni antiterrorismo ordinate dalle autorità tedesche per tentare di arginare quella che appare come una vera e propria deriva.Ultima in ordine di tempo, quella effettuata nei distretti berlinesi di Hellersdorf, Hohenschönhausen, Spandau e Köpenick, a Ludwigsfelde nel Brandeburgo, a Hagen nella Renania settentrionale-Vestfalia e ad Arnstadt in Turingia.Il blitz della polizia tedesca ha portato all’arrestato di cinque ceceni, di età compresa dai 23 ai 28 anni, che secondo le indagini stavano preparando attentati, uno nei quali alla Nuova Sinagoga di Berlino: l’edificio si trova sull’Oranienburger Strasse, una strada del centro città. Venne costruita nel XIX e fu distrutta durante la Seconda guerra mondiale, per poi esser ricostruita – anche se solo parzialmente – negli Anni 90.La presunta cellula terroristica, sotto osservazione delle autorità tedesche dal settembre 2019, aveva girato numerosi filmati attorno al luogo di preghiera ebraico.Secondo le prime ricostruzioni, la polizia tedesca è intervenuta solo dopo che i presunti terroristi pensavano di esser riusciti ad aggirare i controlli. La sensazione di poter agire in sicurezza e passare quindi alla fase operativa del piano si è ritorto contro ai cinque ceceni, che sono stati arrestati dalle forze dell’ordine di Berlino.Il blitz, avvenuto martedì scorso, è l’ennesima conferma della penetrazione del terrorismo islamico in Germania e del pericolo che corrono gli ebrei del paese, stretti nella morsa dell’antisemitismo sia di natura islamica che di natura relativa all’estrema destra.

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La Germania conquista nettamente l’ottava edizione dello Snow Rugby di Tarvisio

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 gennaio 2020

La Germania conquista nettamente l’ottava edizione dello Snow Rugby di Tarvisio: tre squadre tedesche, infatti, sono salite sul podio tra torneo maschile e femminile; i vincitori nel torneo maschile sono stati i Bayern Barbarians Monaco, compagine abilissima nel gioco alla mano e con delle strutture decisamente concrete nelle situazioni offensive, mentre al terzo posto si sono assestati i Chuckies Monaco- Il torneo femminile, invece, è stato dominato dalle ragazze del Chuckies Brides Monaco, squadra esperta per quanto riguarda il rugby sulla neve, con fisicità notevoli e una capacità importante nel mettere pressione alle avversarie e recuperare il pallone, quindi la fonte di gioco. Discorso diverso per i migliori giocatori del torneo: da una parte il titolo è stato vinto da Marco Cavicchia del Rugby Ladispoli, mentre nel “femminile” la miglior giocatrice è stata Alessandra Menotti delle Aspidi on Ice, squadra rivelazione della manifestazione, classificata al secondo posto. “Sono orgoglioso e felice di come questa edizione ha preso forma- commenta Alberto Stentardo, organizzatore dell’evento tarvisiano e presidente dell’Alp Rugby Tarvisio – abbiamo avuto grandi numeri – 32 squadre, record di sempre ndr – e sul campo da gioco ho visto un livello sempre più alto, segnale importante in chiave futura. Il nostro torneo deve rimanere aggregante, ma non deve tralasciare il gioco e devo dire che in questa edizione lo spettacolo è stato davvero di alto livello. Il futuro? Per ora voglio godermi il successo di questa edizione, poi quanto prima dovremmo già iniziare a pianificare il futuro, lo Snow Rugby di Tarvisio 2021”.

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Bernhard Schlink: Il lettore

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Germania, fine anni Cinquanta. Mentre il paese cerca di archiviare definitivamente gli orrori della guerra, il quindicenne Michael Berg cerca di lasciarsi alle spalle i giorni maledetti della sua adolescenza. Svanita l’itterizia che lo ha costretto a letto per un intero inverno, ora può avventurarsi di nuovo per le strade della sua città, e raggiungere la casa di Hanna Schmitz, la sconosciuta trentenne che lo ha soccorso un giorno d’ottobre in cui, di ritorno dalla scuola, la malattia si era fatta sentire con violenza.
Occhi azzurri, capelli biondo cenere, il volto spigoloso ma femminile, Hanna Schmitz esercita un’attrazione fatale sul ragazzo. Nella sua casa, un modesto appartamento in cui la stanza più grande è la cucina, Michael riceve la sua iniziazione alla vita sentimentale. Un’iniziazione fatta di travolgente passione e pudori, interrotti di tanto in tanto da uno strano rituale imposto dalla donna: la lettura ad alta voce da parte del ragazzo dei classici della letteratura tedesca. Un giorno, però, Hanna svanisce nel nulla senza lasciare traccia, gettando Michael nella più cupa disperazione. Alcuni anni dopo, il ragazzo, divenuto studente di legge, la rivede in un’aula di tribunale in cui si celebrano i cosiddetti Auschwitzprozesse… in veste di imputata. Apparso per la prima volta in Germania nel 1995, Il lettore è uno dei romanzi fondamentali della narrativa tedesca contemporanea. Tradotto in più di cinquanta lingue, vincitore di numerosi premi letterari – tra gli altri, il Premio Grinzane-Cavour in Italia, dove fu pubblicato nel 1996 con il titolo A voce alta –, trasposto con successo sullo schermo da Stephen Daldry (The Reader, con Kate Winslet e Ralph Fiennes), il libro viene riproposto oggi in una nuova traduzione che ne conferma il carattere di vero e proprio «evento letterario» (Der Spiegel), capace di segnare un passaggio importante nella trattazione della Shoah. Traduzione di Chiara Ujka 200 pagine €16,00. neri Pozza Editore
Bernhard Schlink (Bielefeld, 6 luglio 1944) è uno dei maggiori scrittori tedeschi contemporanei. Ha esercitato la professione di giudice presso la Corte Costituzionale della Renania Settentrionale-Vestfalia sino al 2006. Nel 2006 è stato ordinato professore di Filosofia del diritto presso la prestigiosa Humboldt Universität di Berlino. È autore di una raccolta di racconti, Fughe d’amore (Garzanti 2002), e di numerosi romanzi tra i quali I conti del passato (Garzanti 2004), L’inganno di Selb (Garzanti 2005), L’omicidio di Selb (Garzanti 2004), La nostalgia del ritorno (Garzanti 2007), Il fine settimana (Garzanti 2010), Olga (Neri Pozza 2018) e Il lettore (Neri Pozza 2018).

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Il lavoro sporco di pulizia etnica della Germania e la buccia di banana polacca

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 dicembre 2019

La Polonia divenne, per gli occidentali, la classica goccia d’acqua che fece traboccare il vaso della tolleranza per le politiche annessioniste della Germania Hitleriana. Spinse gli anglofrancesi a un gesto clamoroso di rivolta in opposizione a un dialogo, con i nazisti, sino allora mantenuto su livelli molto concilianti e permessivi. Vennero ad un ultimatum e ad una dichiarazione di guerra che sembravano interessare a ben pochi e meno che mai ai diretti interessati. I francesi erano tranquilli dietro la loro linea Maginot e i tedeschi, lo stesso, giacché si stava profilando una “guerra” di posizione e non di movimento. Diventava l’occasione propizia per far lavorare le diplomazie e per studiare onorevoli percorsi per ristabilire la pace in Europa.
Forse a peggiorare le cose vi concorse il patto russo-tedesco per la spartizione della Polonia. Stalin, d’altra parte, non nascondeva la sua ammirazione per Hitler nonostante che li dividesse, in modo radicale, la loro concezione ideologica e il loro modo di esprimere una presenza nel mondo esclusiva e dominante.
Una simpatia non certo ricambiata da Hitler il quale già pensava di rabbonire gli inglesi e i francesi per poi spingersi in una sorta di guerra santa contro i sovietici.
Non vi riuscì e allora cercò di piegare le resistenze anglo-francesi con una spettacolare offensiva che in poche settimane mise in ginocchio la Francia e, in pratica, annientò l’armata inglese inviata sul continente per dare il suo appoggio agli alleati francesi. Questo fu anche il trionfo di una tecnica militare innovativa, rispetto al passato. (Riccardo Alfonso)

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Germania, antisemitismo ed estrema destra

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

Sembra una fotografia dei primi Anni 30 del ‘900 quando il mondo ancora non sa che di lì a poco milioni di persone finiranno nelle camere gas, perché ritenuti inferiori.E invece siamo quasi alla fine del 2019, anno in cui la Germania ha capito di dover tornare a fare i conti con l’ascesa dell’estrema destra e l’avversione per il popolo ebraico.Esemplificativo in questo senso il risultato elettorale raggiunto dal partito di ultradestra Alternative fuer Deutschland, che ha raggiunto il 24% dei consensi nella Turingia, Land dell’ex Ddr. Risultato che ha rappresentato uno shock per l’ex presidente del Consiglio centrale ebraico, Charlotte Knobloch:“Che un partito come Alternative fuer Deutschland abbia potuto ottenere un risultato di questa portata dimostra che nel nostro sistema politico qualcosa di fondamentale è finito fuori controllo”.Non è l’unica preoccupazione per il mondo ebraico tedesco. Un sondaggio condotto dal World Jewish Congress, infatti, ha mostrato come 27% dei tedeschi abbia pensieri antisemiti e il 41% pensa che gli ebrei parlino troppo della Shoah.L’organizzazione che racchiude le comunità e organizzazioni ebraiche di oltre 100 paesi ha realizzato il sondaggio prima dell’attentato terroristico avvenuto per mano di un giovane neonazi davanti a una sinagoga a Halle il 9 ottobre scorso, giorno del Kippur.Attentato che ha (fortunatamente) suscitato indignazione da parte di diverse persone, che domenica 20 ottobre hanno formato una catena umana davanti alla Nuova Sinagoga di Berlino per mostrare la propria vicinanza alla comunità ebraica tedesca.L’estrema destra in Germania è tornata a rappresentare uno spinoso problema per le autorità, sul cui tavolo è arrivato anche l’annuale rapporto sulla situazione del terrorismo europeo redatto dall’Europol, l’agenzia dell’Unione europea che si occupa di contrastare il crimine organizzato e il terrorismo.Rapporto che ha evidenziato come l’estrema destra sia un mix di gruppi apertamente neonazisti e gruppi provenienti da diverse sottoculture che spaziano dalla “destra intellettuale” al populismo estremista di destra.

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Gli anni post-bellici dell’Italia e della Germania dopo la prima guerra mondiale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Negli anni successivi al 1918 due furono le nazioni più esposte agli umori popolari e alla instabilità del potere esecutivo: la Germania e l’Italia: La prima non riuscì a trovare l’occasione per rinnovare i suoi quadri dirigenti nonostante il regime democratico improvvisato dalla Costituzione di Weimar.
In Italia, dopo l’armistizio del 1919, fummo alla mercé, per tre anni, di gabinetti effimeri: Nitti, Giolitti, Sforza e Facta. Si arrivò, alla fine, al colpo di stato del 30 ottobre del 1922. Incominciò così la stagione delle dittature europee rafforzata, in un certo senso, dall’entrata in gioco negli affari dell’Europa occidentale della Russia che aveva nel frattempo consolidato il suo ruolo egemone in politica interna e fu in grado, con la Terza internazionale, di estendere lo slancio comunista oltre frontiera.
Così iniziarono i venti anni di pace difficile con la conferenza di Versailles che si tenne dal 12 gennaio al 28 giugno del 1919. Fu alla fine stilato un trattato di 440 paragrafi che aveva la pretesa di aver saputo elaborare un piano globale di pace di cui nessuno restò soddisfatto. La Germania, nello specifico, fu umiliata in misura eccessiva tanto da costituire per gli storici un valido motivo per un risentimento nazionale che sfociò nella dittatura nazista e quella che ne seguì. Gli italiani parlarono di “vittoria mutilata” ed anche qui, con un’accelerazione maggiore, rispetto alla Germania, lo scontento scatenò il 28 ottobre del 1922 la marcia su Roma dei fascisti. La Germania nel 1923 tentò di non pagare i danni di guerra e si ritrovò l’occupazione della Ruhr e dei centri della Renania da parte delle truppe franco-belghe. Il ritiro delle truppe avvenne solo due anni dopo per la Ruhr e nel 1930 (30 giugno) per la Renania. Il 5 luglio del 1932 Antonio de Oliveira Salazar instaurò la dittatura in Portogallo. Intanto anche la Germania si preparò all’ascesa di Hitler. Il 31 luglio del 1932 il partito nazionalsocialista sfiorò il 36% dei consensi elettorali ottenendo 230 seggi. Il 5 marzo dell’anno successivo i nazionalsocialisti vinsero le elezioni e Adolf Hitler il 23 marzo dello stesso anno ottenne dal Reichstag pieni poteri. Il 7 giugno del 1933 su iniziativa di Mussolini, l’Italia, la Francia, la Gran Bretagna e la Germania siglarono un patto a quattro. Il francese Henry de Jouvenel esultò. Vi scorse una pace duratura per almeno dieci anni. Il 19 agosto del 1934, dopo la morte di Hindenburg, avvenuta il 2 agosto, Hitler fu proclamato capo dello stato con voto plebiscitario. Nello stesso anno ebbe inizio l’avventura italiana in Etiopia. (5/6 dicembre). L’anno successivo la Società delle nazioni applicò le sanzioni economiche contro l’Italia. Il 5 maggio del 1936 finì la campagna di Abissinia e il primo novembre Mussolini annunciò, in un discorso a Milano, la costituzione dell’asse Roma-Berlino. Il 12 marzo 1938 la Germania nazista annetté l’Austria. (Anschluss). Fu il primo passo. Quello successivo fu l’ingresso, tra il 14 e il 16 marzo del 1939, delle truppe tedesche a Praga. Nello stesso mese Franco conquistò il potere in Spagna, mentre il 22 maggio dello stesso anno l’alleanza italo-tedesca fu confermata con la firma a Berlino del patto d’acciaio. Giungemmo così alle ultime battute. Ebbe inizio quella che lo stesso Hitler la definì “una guerra terribilmente sanguinosa e feroce”. (Riccardo Alfonso)

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La Germania cerca medici

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2019

Porte aperte, stipendi più alti e gratificazioni professionali che in Italia latitano. Sono queste le ragioni fondamentali che spingono molti giovani neolaureati in medicina a lasciare l’Italia in cerca di una specializzazione o di un lavoro più redditizio in direzione Germania. E a conferma di quanto l’interesse sia reciproco il 28 settembre l’istituto Isd (Internationales Sprachzentrum Dialogo) di Friburgo organizza un evento informativo sul riconoscimento del titolo di laurea in Medicina e sul corso di specializzazione in Germania. «Vogliamo essere un “ponte” con la Germania – spiega all’AdnKronos Salute Paolo Andreocci, direttore dell’Isd – Non promettiamo lavoro, ma una preparazione completa. Ogni anno sono circa 100 i medici da tutti i Paesi che frequentano la nostra scuola, molti sono italiani. A noi interessa prepararli per l’esame di lingua e offrire un pacchetto completo, dall’alloggio alle pratiche burocratiche». All’incontro milanese, ora riservato solo ai medici ma in futuro aperto anche agli infermieri, verranno affrontati vari punti: vantaggi del corso, tempistica e burocrazia del riconoscimento del titolo, certificazioni di lingua, ricerca del lavoro e prospettive future. «Trasferirsi in Germania non è solo una questione di lingua – precisa Andreocci – ma rispetto all’Italia è diverso l’approccio accademico e professionale. Qui chi fa la specializzazione è inquadrato come un medico e ha le stesse responsabilità, quindi anche uno stipendio adeguato. Gli italiani sono avvantaggiati da una vicinanza culturale e dal fatto che non devono sostenere l’esame sui contenuti medici, ma solo quello di lingua. E questo è già un passo avanti rispetto a chi viene da fuori l’Ue». (fonte: doctor33)

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La svolta fatale in Germania con l’avvento del nazismo

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2019

Fu questa un’imprevedibile conseguenza originata da un fatto in apparenza irrilevante. Ci riferiamo al primo sussulto politico-paramilitare, che ci fece conoscere il nazismo. Avvenne con il fallito “putsch” a Monaco di Baviera nel 1923. Il timore che le autorità tedesche mettessero fuori legge il suo partito indusse Hitler a restare abbastanza tranquillo per qualche anno. Ben presto la lotta riprese impegnandolo in brutali violenze contro i suoi avversari. Il massacro, del 30 giugno del 1934, fu l’atto finale che permise a Hitler di consolidare il suo successo. In tale occasione furono freddamente uccisi molti militanti della vecchia guardia nazionalsocialista e, contemporaneamente, delle personalità conservatrici, come l’ex cancelliere, generale von Schleicher.
L’imperialismo tedesco costituiva l’humus dal quale spuntò la realtà nazista. Fu un imperialismo nato dalla particolare simbiosi con l’industria bellica, accentrata in grandi monopoli e rinsaldata dagli gnomi della finanza. Loro tramite si collegavano, animo e corpo, i nobili proprietari terrieri, la casta militare e la semiautocrazia politica dinastica. Questo terreno si mostrò già fertile, quando fu scatenato il conflitto del 1914 anche se, in quel caso, le colpe degli altri imperialismi, e degli stessi nazionalismi balcanici, precapitalistici, non furono da meno. Sembra persino paradossale che, dopo la fine della prima guerra mondiale, l’ondata di pacifismo non riuscì a fermare gli stimoli eversivi di alcuni movimenti popolari. Molti paesi europei avevano provato, sulla loro pelle, la cocente perdita di centinaia di migliaia d’uomini e di quanti furono travolti dalla violenza bellicida dei rispettivi governanti.
Costoro avevano incoraggiato, suscitando grandi entusiasmi, tale voglia di menare le mani finché non ci si rese conto di quanto la guerra fosse orrenda. Nonostante ciò si giunse, come nulla fosse, alla radicalizzazione della vita politica, sia in Germania sia in Italia. Fu una delle cause della mancata democratizzazione della rivoluzione repubblicana in Germania e di un corretto andamento della vita politica in Italia. In pratica ciò che esprimeva il pacifismo fu incanalato in forme di rivolte “sociali” in se valide, ma che denotavano una caratura politica rivoluzionaria e anarchicheggiante che faceva prevedere grossi rischi alle economie capitaliste e la possibilità di una sovietizzazione dell’intera Europa dopo il fuoco accesso, in Russia, dai bolscevichi.
L’opposto voleva dire più nazionalismo, più tutela dei grandi interessi economici e dei profitti, più esclusiva nel gestirli e, quindi, antisemitismo, considerato che gli ebrei non avevano mai tentato una loro integrazione nel tessuto delle nazioni che li ospitavano. Un sintomo di questo malessere antisemita lo abbiamo rilevato persino in Francia con l’affare Dreyfus, in Romania e in Russia.

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Pagine di storia: La lotta ai nazisti dalla Germania a paesi conquistati

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 agosto 2019

Era ben nota l’avversione di alcuni ufficiali nei confronti del “piccolo caporale austriaco” e della sua dottrina nazista. Proprio per questo motivo sia taluni militari sia gli stessi capi di opposizione al nazismo presero contatto con gli inglesi già prima della dichiarazione di guerra del 1939. Si fa proprio risalire a questa “congiura dei generali” se gli inglesi ottennero a Dunkerque un po’ di respiro per far evacuare le loro truppe. Un’altra tesi, sull’argomento, vuole che fosse a deciderlo lo stesso Fuhrer più preoccupato di assicurarsi una neutralità inglese che non di puntare a un annientamento del nemico e alla prosecuzione della lotta sul suo territorio.
Posso a questo punto agevolmente rilevare come la resistenza al nazismo fosse un fenomeno internazionale e senza precedenti nella storia delle guerre. Penso, ad esempio, che alla capitolazione del governo francese rispose lo sviluppo progressivo dello spirito di resistenza. Il terreno fu minato sotto i passi del vincitore trionfante. La sua vittoria non avrebbe avuto senso senza l’adesione dei vinti. Costoro, da principio, soggiogati e a volte tentati, subirono lo strapotere tedesco. Ebbero, però, la forza di rialzarsi con un movimento forse lento ma potente. Del giugno del 1940 De Gaulle, da radio Londra lanciò ai francesi un proclama incoraggiandoli alla resistenza. Risposero per primi gli studenti parigini, l’11 novembre del 1940, con una sfilata che nelle intenzioni dei promotori avrebbe dovuto portarli davanti al Milite ignoto cantando la marsigliese e brandendo delle pertiche (deux guales) e che avrebbero dovuto salutare, con un gioco di parole, l’uomo di Londra. Intanto l’Intelligence Service inglese ricostruì le sue reti d’informazione in tutta Europa, ma soprattutto in Norvegia e in Olanda. Con l’inizio delle ostilità tedesche, sul suolo russo, anche i comunisti, dei paesi occidentali, dal 22 giugno del 1941, poiché fino allora si erano mantenuti neutrali, entrarono nella resistenza.
Da quel momento in poi la lotta contro l’occupante si fece senza quartiere. Si attivarono, nel 1942, numerose organizzazioni patriottiche: Liberation Nord et Sud, Combat, Front National, e Organisation Civile et Militaire. In Belgio il primo movimento di resistenza prende consistenza nel 1940 per merito del colonnello Lentz e dei suoi amici e collaboratori. In Olanda a scatenare la resistenza furono le forme sinistre, assunte dai nazisti, per la caccia agli ebrei. In Norvegia Quisling non riuscì a trascinare il suo popolo ariano lungo la scia hitleriana. Ma soprattutto nei paesi balcanici e slavi, spietatamente oppressi, la resistenza armata assunse fin dall’inizio, dimensioni notevoli prima ad opera del colonnello Drago Mihailovic e poi di Tito. Lo stesso accadde in Polonia, anche se in misura ridotta, per opera del generale conte Komorowsky. (Riccardo Alfonso)

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Germania: sputi e insulti contro un rabbino della comunità di Berlino

Posted by fidest press agency su domenica, 4 agosto 2019

Non si placano gli episodi di antisemitismo in Germania. Nel fine settimana scorso, un’altra vicenda ha messo in allarme gli ebrei del paese. A denunciarla è stata la Comunità ebraica di Berlino, dove il rabbino Yehuda Teichtal è stato insultato e fatto oggetto di sputi da due uomini che si sono rivolti a lui in arabo.Il rabbino aveva appena prestato servizio alla sinagoga che si trova nel distretto di Wilmersdorf, quando in strada è accaduto tutto:“Vivo a Berlino da 23 anni e non ho mai vissuto una cosa del genere. È stata una situazione minacciosa, soprattutto perché avevo mio figlio con me. Sfortunatamente, dobbiamo dire che l’aggressione contro gli ebrei ha sviluppato una vita propria, sia nei cortili della scuola che nelle strade di Berlino”.Teichtal ha continuato fotografando la situazione in merito all’antisemitismo nella capitale tedesca:“La maggior parte delle persone a Berlino non vuole accettare questa aggressione contro gli ebrei come parte triste della vita quotidiana ebraica”.Teichtal è nato nel 1972 negli Usa, nel quartiere di Brooklyn ed è stato ordinato rabbino all’età di 23 anni a New York. Nel 1996, lui, sua moglie e la sua famiglia si trasferirono a Berlino “con un biglietto di sola andata”:“Sono venuto per restare. Da un incidente del genere, per quanto difficile, non lascerò che la mia immagine della Germania e di Berlino venga distrutta”.L’ennesimo episodio antisemita sta mettendo in allarme le Comunità ebraiche tedesche e soprattutto quella di Berlino, dove l’odio antiebraico si ripete con preoccupante ripetizione.Secondo le ricerche il Rias – l’ufficio preposto per la raccolta dei dati sull’antisemitismo – il distretto di Charlottenburg-Wilmersdorf (dove è avvenuta l’aggressione a Teichtal) è il secondo posto a Berlino per frequenza di attacchi antisemiti (80 nel 2018), preceduto solo dal distretto di Mitte (146 nel 2018).Perché le autorità tedesche sembrano non voler rendersi contro della situazione?

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Medici italiani in Germania

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2019

By Mauro Miserendino. Scandinavia, Francia e soprattutto Germania. Sono le nuove mete dei medici italiani dopo che la Svizzera è “full” e l’Inghilterra vive tempi di “Brexit”. È alta la richiesta di strutture estere verso nostri medici, e sale la tendenza di questi ultimi ad emigrare. Con il Decreto Calabria, l’Italia ha varato norme per assumere nel Ssn specializzandi all’ultimo e penultimo anno. Ma chi espatria cerca un “posto” o magari una diversa carriera? Il 50% delle strutture tedesche ad esempio, come dichiarato da un medico “emigrato” intervistato da Adnkronos, di fronte a un CV adeguato offre un colloquio e se va bene un contratto in prova. E se tutto fila liscio è possibile che dopo 1-2 anni il medico assunto -con una conoscenza della lingua tedesca migliorata – sia ricercato da un ospedale più importante per uno stipendio più alto. «Credo che la fuga dei medici italiani sia più un problema di stimoli professionali che di lavoro che non si trova o di contratti poco appetibili. Specularmente, il “quid” in più della Germania per un medico italiano non è tanto la disponibilità finanziaria delle strutture quanto il meccanismo di selezione che appare, e spesso si rivela, più meritocratico», dice Guido Broich, medico italo-tedesco, manager in Sanità già ai vertici della Sanità Pubblica e Privata ed ex direttore sanitario delle Aziende di Pavia e di Alta Valtellina, attento ai temi della formazione e alle due sanità. Che premette: «In Germania il sistema è per ampia parte privatistico, il medico firma un contratto con l’ospedale o con la catena privata che lo possiede, ci sono 3-4 grandi catene da un centinaio di ospedali cadauna; le strutture individuano tariffe negoziate da Land a Land con le mutue, le Krankenkassen. Lo Stato si limita a sorvegliare l’equità del sistema, affinché sulle coperture assicurative non vi siano discriminazioni a seconda delle condizioni e dell’età del paziente. In Italia il sistema è pubblicistico, i fondi per la sanità sono gestiti dallo Stato e non sono tratti dai premi pagati dai cittadini ma dalla fiscalità. A fine anni Ottanta quando gli esborsi crescevano, la tassa sulla salute che finanziava il Ssn anche più dei suoi bisogni fu sostituita da una meno “impopolare” (ma anche meno trasparente) quota dell’Irpef, e partì un percorso di razionalizzazione che non è ancora finito: tra il 2000 e il 2016 il gap dell’Italia sul finanziamento pubblico rispetto alla media Ue è raddoppiato, 20 anni fa era al 17%, nel 2016 la differenza in meno era del 31%». Un trend dove a preoccupare «non è ormai più tanto lo spreco quanto la mancata spesa». E che va di pari passo con commissariamenti regionali, blocchi del turnover e dei contratti, il boom del controllo dei conti e una esplosione dei costi della burocrazia. «In pratica perdiamo risorse, pure nel privato convenzionato, le cui entrate dipendono dal Ssn. Il giovane medico italiano si vede invecchiare in un sistema avaro di stimoli e perde ulteriormente fiducia nel sistema di selezione e formazione».
L’appeal del meccanismo di selezione in Germania sta in una definizione: competizione selettiva. «Il sistema tedesco mette alla prova (quasi) tutti; ponendo al 20% una quota fisiologica di curricula scartati perché fuori centro, in una selezione -mettiamo- uno su cento tutti gli altri 80 candidati vengono esaminati, una parte è messa alla prova con una selezione in profondità alla fine della quale chi sceglie non si sente in debito morale nel comunicare a 79 candidati che sono stati scartati. In Italia, paese meno “darwinista” e più cattolico, una selezione di questo tipo si presterebbe a mille ricorsi, ci si aspetta un comportamento più “inclusivo” e per chi opera la scelta sono guai. Ecco che la gran parte dei curricula viene “difensivamente” scartata in partenza (cosa che in Germania sarebbe vista come un errore!), e considerata semmai quando non ci sono candidati per un posto, il che da qualche tempo per i medici avviene più spesso. Per contro, perché si alzi l’attenzione del selettore, in Italia è più massiccio il peso del rapporto personale, il “suggerimento” dall’esterno. Chi non ci sta, chi chiede di essere messo alla prova, vede nel sistema tedesco, oggi antitetico al nostro, delle chance in più».
In Germania c’è una gerarchia -assistente > aiuto > primario -che noi abbiamo abolito istituendo il ruolo unico 25 anni fa – e si parte da assistenti. «In tutto il mondo resiste questa tripartizione», sottolinea Broich. «Da noi l’assistente era il “non specialista”, primo gradino, poi c’era l’aiuto che si era specializzato e il primario pescato tra gli aiuti con 5 anni di esperienza. In un primo tempo la legge varò due livelli dirigenziali, unificando assistenti ed aiuti; in un secondo momento fu abolito il secondo livello e sostituito da cariche passeggere come le direzioni di struttura complessa, mentre per gratificare gli ex aiuti proliferarono le direzioni di strutture semplici. All’epoca la novità fu accolta positivamente, smarcava l’ospedale da una selezione che arrivava anche da un’università “autoreferenziale”, ma alla fine ha riconsegnato l’apicale ospedaliero, medico di “prima linea”, a un meccanismo di selezione politico, anzi partitico: il responsabile di struttura complessa è pescato dal Direttore Generale, che è di nomina regionale, in una terna di suoi colleghi in genere “figlia” di nomine di DG precedenti. Un giovane dirigente, pagato anche bene -2500 euro netti al mese – si accorge subito che in Italia le sue chance di “cambiare il mondo” sono limitate, meno ancora di quelle di un medico di 30 anni fa che entrava con stipendio da caposala o inferiore. Tra l’altro anche dal punto di vista economico, veder firmare dopo dieci anni un aumento pari a 20 euro lordi per anno di vacanza contrattuale, non lo aiuta ad immaginare prospettive rosee. In ogni caso, il nostro medico emigra, ritengo, non tanto per guadagnare di più quanto perché, a pari sicurezza economica, sarà misurato per ciò che vale, non per sue”conoscenze”».Broich aggiunge un ulteriore fattore: «All’estero si cercano medici italiani da specializzare più che specialisti. Tanto bene è considerata la laurea italiana quanto meno adeguato è reputato un post-laurea che, gestito dal Ministero dell’Istruzione, contiene poca pratica rispetto ai canoni esteri. Il MiUr oggi chiede al neo-specialista un tot di interventi fatti, ma la richiesta si scontra con norme per l’accreditamento del SSN obsolete secondo cui un non specialista non può avere un ruolo attivo in sala operatoria e in altri contesti dell’ospedale. In un intervento complesso in cui è prevista la presenza di secondo operatore, un “tandem” chirurgo-specializzando ci sta; ma in uno di endoscopia dov’è previsto un solo operatore, se lo specializzando opera da solo si presentano i problemi citati, non superabili solo con protocolli e circolari privi di forza di legge. All’estero “ci guardano” e queste cose le sanno; e d’altronde i giovani medici italiani rivendicano le competenze dei colleghi stranieri. Il Decreto Calabria, ammettendo lo specializzando ai concorsi, pare affrontare in parte il problema, ma nella sostanza resta una toppa con effetti pratici dubbi su un sistema bisognoso di riforma organica che ripristini l’ex primo gradino di assistente ospedaliero. E, con esso, un minimo di meritocrazia reale». (fonte Doctor33)

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La Germania è uno dei mercati chiave per Europcar Mobility Group

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

Nel 2017 il Gruppo ha acquisito Buchbinder Holdings, uno dei leader del noleggio di auto e veicoli commerciali sul mercato tedesco. Dopo aver creato le necessarie sinergie nel corso del 2018, la filiale tedesca del Gruppo accelera l’integrazione di Buchbinder, nominando Hubert Terstappen nuovo COO (Chief Operations Officer) con la responsabilità di gestire le Operations del Gruppo in Germania. Europcar Mobility Group Germany, filiale di Europcar Mobility Group, opera sul mercato con i 3 principali brand del Gruppo – Europcar, Ubeeqo e InterRent – e con il brand locale, Buchbinder.Con un fatturato di circa 800 milioni di euro, Europcar Mobility Group Germany è uno dei principali provider di soluzioni di mobilità nel mercato tedesco e ha l’ambizione di crescere offrendo un portfolio completo di soluzioni adatte alle diverse esigenze di mobilità dei clienti qualunque sia la durata – un’ora, un giorno una settimana o anche più. L’integrazione è un fattore chiave per raggiungere questo obiettivo. Dopo aver integrato con successo Ubeeqo, Europcar Mobility Group Germany sta accelerando anche l’integrazione di Buchbinder, unificando la gestione operativa.Per supportare questa strategia, Hubert Terstappen, Co-Managing Director di Buchbinder, è stato nominato COO (Chief Operations Officer) di Europcar Mobility Group Germany e in quanto tale entra a far parte del Comitato Esecutivo tedesco. Lavorerà a stretto contatto con Stefan Vorndran, Managing Director di Europcar Mobility Group Germany.
Allo stesso tempo Hubert Terstappen conserva la carica di Co-Managing Director di Buchbinder, insieme a Konrad Altenbuchner.Hubert Terstappen ha più di 30 anni di esperienza nel settore della mobilità. Ha iniziato la sua carriera in Haniel Logistic Düsseldorf per poi entrare nella compagnia di autonoleggio fondata dal padre, Hubert Paul Terstappen. Nel 1992 è diventato amministratore delegato della Terstappen KG, che è stata integrata in Buchbinder nel 2013. Come Co-Managing Director di Buchbinder Holdings dal 2013, ha dato un contribuito essenziale all’integrazione di Terstappen KG in Buchbinder.Olivier Baldassari, Chief Countries e Operations Officer del Gruppo, commenta: “Siamo oggi un’azienda leader nel panorama della mobilità che opera attraverso numerosi ed importanti brand. Gestiamo un business su larga scala per servire i nostri 7,7 milioni di clienti attivi. Il nostro è un business capillare, solido e profittevole. In Germania, stiamo costruendo una piattaforma di mobilità grazie a 4 brand che offrono servizi differenziati e rispondono a diverse esigenze. Ora dobbiamo connettere questi brand in maniera sempre più sinergica, integrando le nostre competenze di Fleet Management acquisite nei diversi business e intensificando lo condivisione. La nomina di Hubert Terstappen è coerente con il nostro obiettivo e sarà un fattore importante per favorire una la nostra crescita in Germania “.

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“La Germania aumenta i rimpatri degli immigrati clandestini”

Posted by fidest press agency su domenica, 16 giugno 2019

“Come? Li sedano, li ammanettano e li spediscono in Italia. Ecco la strategia dell’idolo degli europeisti Angela Merkel: scaricare il problema sicurezza e immigrazione della Germania sulla nostra Nazione. Questa volta Onu, Unione Europea e associazioni varie non hanno nulla da dire sui diritti dei migranti? Tutto questo mentre una Ong tedesca, la Sea Watch, continua a traghettare immigrati in Italia. Il Governo si faccia rispettare in Europa! La soluzione è non far arrivare i clandestini in Italia con un blocco navale europeo, cosa aspetta l’Italia a chiederlo? E cosa aspetta il Governo a istituire i centri sorvegliati per clandestini, come quelli già istituiti nella civilissima Germania? Basta perdere tempo!” Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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“La Germania restituisca a Firenze il dipinto rubato dai nazisti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

“Un appello alla Germania, per il 2019: Ci auguriamo che nel corso di quest’anno possa essere finalmente restituito alle Gallerie degli Uffizi di Firenze il celebre Vaso di Fiori del pittore olandese Jan van Huysum, rubato da soldati nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e, attualmente, nella disponibilità di una famiglia tedesca che, dopo tutto questo tempo, non l’ha ancora reso al museo, nonostante le numerose richieste da parte dello Stato italiano”. A lanciare l’appello, diffondendolo anche attraverso internet (sul sito degli Uffizi e sui profili social del complesso museale), è oggi, primo giorno dell’anno, lo stesso direttore tedesco degli Uffizi, Eike Schmidt. Il dipinto in questione è un capolavoro di Jan van Huysum (Amsterdam 1682-1749), pittore di nature morte di grandissima fama: si tratta di un olio su tela, cm 47 x 35, appartenente alle collezioni di Palazzo Pitti fin dal 1824, quando fu acquistato dal granduca lorenese Leopoldo II per la Galleria Palatina appena fondata. Per oltre un secolo restò esposto nella sala dei Putti, insieme ad altre nature morte olandesi realizzate dai massimi artisti del ‘600 e ‘700, tra i quali Rachel Ruysch e Willem van Aelst; nel 1940, quando all’inizio della guerra la reggia fu evacuata, il quadro venne portato nella villa medicea di Poggio a Caiano. Nel 1943 fu spostato nella villa Bossi Pucci, sempre a Firenze, fino a quando militi dell’esercito tedesco in ritirata lo prelevarono insieme ad altre opere per trasferirlo a Castel Giovio, in provincia di Bolzano. La cassa in cui si trovava il Vaso di Fiori di Palazzo Pitti venne aperta: l’opera trafugata finì in Germania, dove se ne persero le tracce.
Ricomparve solo decenni dopo, nel 1991, poco dopo la riunificazione tedesca: da allora, vari intermediari hanno tentato più volte di mettersi in contatto con le autorità in Italia chiedendone un riscatto. Una richiesta di tale assurdità che recentemente, dopo l’ultima oltraggiosa offerta, la procura di Firenze ha aperto un’indagine: il quadro infatti è già di proprietà dello Stato Italiano, e pertanto non è alienabile né acquistabile.
“A causa di questa vicenda che intacca il patrimonio delle Gallerie degli Uffizi, le ferite della seconda Guerra Mondiale e del terrore nazista non sono ancora rimarginate. La Germania dovrebbe abolire la prescrizione per le opere rubate durante il conflitto e fare in modo che esse possano tornare ai loro legittimi proprietari”, osserva Schmidt, sottolineando che “per la Germania esiste comunque un dovere morale di restituire quest’opera al nostro museo: e mi auguro che lo Stato tedesco possa farlo quanto prima, insieme, ovviamente, ad ogni opera d’arte depredata dall’esercito nazista”.Una riproduzione in bianco e nero del Vaso di Fiori di van Huysum (realizzata da Alinari), è da oggi simbolicamente esposta nella Sala dei Putti a Palazzo Pitti, corredata da cartelli con la scritta “rubato” in tre lingue, italiano, inglese e tedesco, ed una didascalia esplicativa che ricorda come a sottrarla alla sua naturale postazione furono soldati della Wehrmacht. “Saremo ben lieti di rimuovere questa memoria fotografica – conclude Schmidt – quando agli Uffizi sarà restituito l’originale”.

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