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Gesù e i Farisei: Un riesame interdisciplinare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 marzo 2019

Roma Mercoledì 3 aprile 2019, ore 12:00 Aula Paolina, Pontificio Istituto Biblico Piazza della Pilotta, 35 (III piano) intervengono Prof. Michael F. Kolarcik, S.J. – Rettore, Pontifico Istituto Biblico Prof. Joseph Sievers – Pontifico Istituto Biblico Prof. Amy-Jill Levine – Vanderbilt University Prof. Etienne Vetö cnn – Direttore, Centro Card. Bea per gli Studi GiudaiciGli interventi saranno in lingua inglese.

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Gesù storico, Gesù della fede

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Giuseppe Flavio, storico ebreo negli anni 93 o 94 d.C. nelle sue “Antichità giudaiche” parla di Gesù. Oggi non esiste il manoscritto originale. Possiamo accedere alla sua conoscenza solo attraverso la copiatura del manoscritto ad opera, nel corso dei secoli, dei diversi monaci cristiani. A questo riguardo va altresì precisato che prima del terzo secolo d.C. non esistevano monasteri e data la professione di fede ebraica di Flavio e l’ambiente nel quale viveva vi possono essere stati dei ritocchi al suo manoscritto. Pur con tutte queste puntellature, ciò che emerge, dal testo giunto ai giorni nostri, è che la testimonianza sull’esistenza di Gesù è da considerarsi valida. Flavio lo definisce: “Un uomo buono che attrasse dietro di se molte persone, che ebbe dei discepoli che gli rimasero fedeli anche nei momenti più difficili e che fu condannato sotto Pilato e morì sulla croce e che i suoi discepoli, sin dal primo momento, dissero che al terzo giorno era resuscitato e vive in mezzo a noi, e in lui si compiono le cose meravigliose annunciate dai profeti.”
A questa testimonianza “esterna” si aggiunge quella dei suoi discepoli e, soprattutto dei quattro evangelisti: Matteo, Marco, Luca e Giovanni che ci hanno raccontato la vita di Gesù segnandola come la “buona notizia” dal greco “evangèlicon”. Non solo. A latere sono fiorite altre “buone notizie” da autori poco noti e che sono passate alla storia come “apocrife”. Da tutto ciò non mi sembra vi possano essere dubbi sull’esistenza di un uomo carismatico, dalla parola suadente, dalla fermezza dei suoi principi posto al cospetto delle debolezze umane incluse quelle dei sacerdoti di Gerusalemme nel tollerare la presenza di mercanti dinanzi al tempio, luogo di fede e di sacrale rispetto. Ma la storia può spiegare il Gesù della fede?
Questa riflessione la considero importante per considerare il fondamento sul quale si costruiscono il cristianesimo e la sua pesante eredità di sofferenze, martirii, persecuzioni ed emarginazioni. La parola di Gesù è stata quella che uccide perché la natura umana conosce la strada giusta ma preferisce percorrere l’impervia. Perché non è sufficiente costruire una Chiesa in nome di un Gesù elevato agli onori di un Dio. Occorre ogni giorno dare testimonianza di se ed essere costruttori di pace per ritrovare la via, la verità e la giustizia. E in questo le religioni non sempre si ritrovano con il Gesù della fede facendoci dubitare della sua stessa esistenza. (Riccardo Alfonso)

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Sui passi di Gesù, alle radici del Cristianesimo

Posted by fidest press agency su domenica, 13 Mag 2018

Gerusalemme. Studiare l’esistenza storica di Gesù nei luoghi di Gerusalemme e della Galilea che sono citati nei Vangeli. E’ la proposta del corso dell’Università Europea di Roma “On the footsteps of Jesus. History and Archaeology” (Sui passi di Gesù. Storia ed Archeologia) che si terrà a Gerusalemme e Magdala dall’8 al 14 luglio 2018.Grazie a lezioni, sopralluoghi guidati, incontri con studiosi e ricercatori, i partecipanti saranno introdotti alla scoperta delle radici del Cristianesimo e al cuore delle relazioni fra Ebraismo e Cristianità, considerate da un punto di vista storico.“I luoghi di Gerusalemme che sono citati nei Vangeli: il Tempio, la piscina Probatica, il Sion, i problematici resti della fortezza Antonia e della casa di Caifa, il teatro della Passione, il Sepolcro sono tappe di un percorso di ricerca condotto direttamente sul campo”, spiega la Prof.ssa Renata Salvarani, docente di Storia del Cristianesimo all’Università Europea di Roma.“Il tema è di grande attualità, anche in prospettiva interculturale e interreligiosa: al centro del programma è la figura storica di Gesù, insieme con il dibattito scientifico recente sulla sua autenticità. Le lezioni saranno tenute da professori dell’Università Europea di Roma, dello Studium Biblicum Franciscanum e della Hebrew University, oltre che da ricercatori e direttori degli scavi archeologici e dei musei. E’ previsto anche un forum dedicato agli sguardi storico teologici su Gesù di ebrei e musulmani, con testimonianze e contenuti accademici”.
Sono previsti workshop, forum, visite a musei e scavi archeologici, approfondimenti personali, nel contesto di una Città e di una Terra che sono cantieri di ricerca sempre aperti.Il programma è rivolto a studenti universitari, insegnanti di religione cattolica, archeologi, operatori della valorizzazione dei beni culturali, studiosi e appassionati.Il corso corrisponde a 3 crediti formativi universitari ed è riconosciuto come attività di aggiornamento per gli insegnanti di religione.Tra i contenuti: Storia, archeologia e teologia cristiana: introduzione ai problemi metodologici; I Vangeli in prospettiva storica e i Luoghi memoriali cristiani; Introduzione alla storia di Gerusalemme e alla sua specifica valenza simbolica e identità plurale; Problemi di narrazione e valorizzazione del patrimonio culturale e archeologico; Problemi di metodologia archeologica applicati ai contesti urbani di I secolo E.C., Studi e teorie sulle origini del Cristianesimo nel dibattito scientifico contemporaneoIl corso sarà erogato in inglese con spiegazioni e materiali didattici in italiano. Le iscrizioni sono aperte fino al 18 maggio 2018.

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Gesù storico, Gesù della fede

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 marzo 2018

Giuseppe Flavio, storico ebreo negli anni 93 o 94 d.C. nelle sue “Antichità giudaiche” parla di Gesù. Oggi non esiste il manoscritto originale. Possiamo accedere alla sua conoscenza solo attraverso la copiatura del manoscritto ad opera, nel corso dei secoli, dei diversi monaci cristiani. A questo riguardo va altresì precisato che prima del terzo secolo d.C. non esistevano monasteri e data la professione di fede ebraica di Flavio e l’ambiente nel quale viveva vi possono essere stati dei ritocchi al suo manoscritto. Pur con tutte queste puntellature, ciò che emerge, dal testo giunto ai giorni nostri, è che la testimonianza sull’esistenza di Gesù è da considerarsi valida. Flavio lo definisce: “Un uomo buono che attrasse dietro di se molte persone, che ebbe dei discepoli che gli rimasero fedeli anche nei momenti più difficili e che fu condannato sotto Pilato e morì sulla croce e che i suoi discepoli, sin dal primo momento, dissero che al terzo giorno era resuscitato e vive in mezzo a noi, e in lui si compiono le cose meravigliose annunciate dai profeti.”
A questa testimonianza “esterna” si aggiunge quella dei suoi discepoli e, soprattutto dei quattro evangelisti: Matteo, Marco, Luca e Giovanni che ci hanno raccontato la vita di Gesù segnandola come la “buona notizia” dal greco “evangèlicon”. Non solo. A latere sono fiorite altre “buone notizie” da autori poco noti e che sono passate alla storia come “apocrife”. Da tutto ciò non mi sembra vi possano essere dubbi sull’esistenza di un uomo carismatico, dalla parola suadente, dalla fermezza dei suoi principi posto al cospetto delle debolezze umane incluse quelle dei sacerdoti di Gerusalemme nel tollerare la presenza di mercanti dinanzi al tempio, luogo di fede e di sacrale rispetto. Ma la storia può spiegare il Gesù della fede?
Questa riflessione la considero importante per valutare il fondamento sul quale si costruiscono il cristianesimo e la sua pesante eredità di sofferenze, martirii, persecuzioni ed emarginazioni. La parola di Gesù è stata quella che uccide perché la natura umana conosce la strada giusta ma preferisce percorrere l’impervia. Perché non è sufficiente costruire una Chiesa in nome di un Gesù elevato agli onori di un Dio. Occorre ogni giorno dare testimonianza di se ed essere costruttori di pace per ritrovare la via, la verità e la giustizia. E in questo le religioni non sempre si ritrovano con il Gesù della fede facendoci dubitare della sua stessa esistenza. (Riccardo Alfonso)

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Ivrea: Sacra rappresentazione medievale della Natività di Gesù

Posted by fidest press agency su domenica, 17 dicembre 2017

Sacra_Rappresentazione_Natività_IvreaIvrea Sabato 24 dicembre ad Ivrea è in programma seconda edizione della Sacra rappresentazione medievale della Natività di Gesù, sotto la direzione artistica del poliedrico attore canavesano Davide Mindo. L’evento è patrocinato dalla Diocesi e dalla Città di Ivrea, dalla Regione, dalla Presidenza del Consiglio Regionale del Piemonte, dalla Città Metropolitana di Torino, dall’Associazione europea delle Vie Francigene e dall’Atl “Turismo Torino e provincia”. La manifestazione natalizia costituisce il preludio alla terza edizione della Sacra rappresentazione medievale della Passione di Cristo, che si terrà ad Ivrea sabato 24 marzo 2018, con importanti novità rispetto alle due precedenti edizioni.
All’iniziativa del 24 dicembre collaborano numerose realtà e associazioni del territorio, unite nell’intento di riprendere una tradizione ben radicata a Ivrea già a partire dall’anno Mille, testimoniata da alcuni documenti conservati nella biblioteca capitolare che attestano come la città di Yporegia potesse vantare un primato in ambito regionale in materia di sacre rappresentazioni. L’evento della Sacra_Rappresentazione_Natività_Ivrea1notte di Natale a Ivrea è il completamento naturale di un progetto di riscoperta delle sacre rappresentazioni medievali della Natività e della Passione di Gesù, riprese dall’associazione “Il Diamante” a partire dal 2016, con la collaborazione della Via Francigena di Sigerico, del gruppo storico del Canavese “IJ Ruset”, del gruppo “Il Mastio”, della Compagnia dell’Unicorno e della compagnia teatrale dello Scorpione.
La novità dell’edizione 2017, in coincidenza con l’inizio della settimana di Novena del Natale, è l’appuntamento storico-culturale previsto di sabato 16 dicembre alle 21 nella sala Santa Marta, con la partecipazione del Coro della Cattedrale diretto da Paolo Bersano e del Coro Cai “La Serra” diretto da Ottorino Zilioli. I cori accompagneranno i relatori Silvio Ricciardone, Michele Zaio, Paolo Bersano, Fabrizio Dassano, Andrea Plichero e la giovanissima Martina Gueli, i quali affronteranno il tema della rappresentazione della Natività nel Canavese, con riferimenti allo scriptorium di Warmondo.
Domenica 24 dicembre a partire dalle 23,30 in piazza Duomo verrà proposto il quadro vivente della Sacra Famiglia, verso il quale convergeranno a piccoli gruppetti i figuranti in costumi medievali, provenienti dai diversi punti della piazza, ciascuno portando con sé una candela accesa. Intorno alle 23,45 l’evento vivrà il momento clou con la nascita del Bambin Gesù. A mezzanotte in punto il Vescovo di Ivrea, monsignor Edoardo Cerrato, celebrerà la Messa di Natale in Duomo.Gli eporediesi sono invitati a raggiungere il Duomo con una candela accesa, un simbolico punto in comune tra i figuranti medievali e i cittadini della Ivrea del XXI secolo, che punta a coinvolgere il pubblico nella manifestazione. (foto: Sacra_Rappresentazione_Natività_Ivrea)

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La normalità della madre di Gesù non è apparente, è reale

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 dicembre 2017

madonna col bambinoLo straordinario nello straordinario è meno straordinario, è meno sorprendente; l’anomalo nell’anomalia è meno anomalo, il miracoloso nel miracoloso è meno miracoloso. Gesù non nasce in un luogo straordinario, meraviglioso, in una splendida reggia incantata, e non viene alla luce in modo straordinario, nasce in un luogo modesto, una stalla, secondo quanto riferisce Luca, e viene partorito da una donna come vengono partoriti tutti i bambini del mondo. Non appare per miracolo in una culla miracolosa, in un luogo miracoloso. Straordinario, anomalo, miracoloso è solo il suo concepimento.
Se prendo a fantasticare sulla stalla dove nacque Gesù, ed immagino che la paglia era fatta di fili di purissimo oro, che le pecore erano pecore diverse da tutte le pecore della Palestina, che i pastori erano pastori eccezionali, diversi da tutti i pastori della Palestina, se immagino cose che non sono scritte nel vangelo, cose poco credibili, rendo poco credibile il vangelo stesso e Gesù stesso.
Così, se prendo a fantasticare sulla madre di Gesù e immagino cose che non sono per niente scritte nel vangelo e che neppure si possono desumere da quel che si legge, se immagino cose poco credibili, rendo poco credibile il vangelo stesso e Gesù stesso.E’ l’errore grave che fa la Chiesa dipingendo la madre di Gesù come persona eccezionale, diversa da tutte le donne della Palestina, diversa da tutte le donne del mondo. Una perla tra le perle brilla meno di una perla tra i sassi. Gesù brilla meno se nasce da una donna che brilla come lui o più di lui.
E’ l’errore grave che ha fatto qualche giorno fa il prete e scrittore Mauro Leonardi, scrivendo su il “FarodiRoma”:«Diversa da tutte le altre, da tutti gli altri, nonostante la sua apparente normalità. Maria, in un certo senso, ha vissuto una solitudine davvero unica e del tutto particolare: quella del terreno intonso della parabola (Mc 4, 26-32) che deve essere tale per ricevere il seme e dare frutto. Maria è il terreno che deve offrirsi tutto, per svuotarsi e custodire l’eternità. Quando Maria dice a Gabriele nell’Annunciazione “non conosco uomo”, quelle parole non vogliono solo dire che Lei era vergine e che non aveva intenzione di avere rapporti sessuali con nessun uomo ma anche che non conosceva alcun uomo completamente riconciliato con Dio, che mai aveva incontrato qualcuno che vivesse della stessa Grazia che era stata donata a Lei, quella cioè di vivere priva di peccato originale».Queste cose non sono scritte nel vangelo e la normalità di Maria non è apparente, è reale. Quando Maria dice “non conosco uomo”, poiché conosceva Giuseppe, voleva semplicemente dire che non aveva avuto rapporti carnali con nessun uomo. Altro non vuol dire. Se avesse avuto in mente di mantenersi per sempre vergine, avrebbe ingannato Giuseppe accettandolo come sposo. Alla Chiesa piace immaginare Maria sempre vergine. A Mauro Leonardi piace immaginare Maria sempre vergine. Questo, però, non c’è scritto nel vangelo e neppure si può desumere dalla risposta di Maria all’angelo. Non si può.Ma se la Madonna è così importante da essere amata e pregata dai cristiani quanto è amato e pregato Dio, perché Gesù non ce lo avrebbe fatto capire? Perché insegna a pregare il Padre e non anche la Madre? E perché la Chiesa dà grandissima importanza agli scritti di San Paolo, e non dà nessuna importanza al fatto che San Paolo ignora Maria?

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Gesù storico, Gesù della fede

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

cristo1Giuseppe Flavio, storico ebreo negli anni 93 o 94 d.C. nelle sue “Antichità giudaiche” parla di Gesù. Oggi non esiste il manoscritto originale. Possiamo accedere alla sua conoscenza solo attraverso la copiatura del manoscritto ad opera, nel corso dei secoli, dei diversi monaci cristiani. A questo riguardo va altresì precisato che prima del terzo secolo d.C. non esistevano monasteri e data la professione di fede ebraica di Flavio e l’ambiente nel quale viveva vi possono essere stati dei ritocchi al suo manoscritto. Pur con tutte queste puntellature, ciò che emerge, dal testo giunto ai giorni nostri, è che la testimonianza sull’esistenza di Gesù è da considerarsi valida. Flavio lo definisce: “Un uomo buono che attrasse dietro di se molte persone, che ebbe dei discepoli che gli rimasero fedeli anche nei momenti più difficili e che fu condannato sotto Pilato e morì sulla croce e che i suoi discepoli, sin dal primo momento, dissero che al terzo giorno era resuscitato e vive in mezzo a noi, e in lui si compiono le cose meravigliose annunciate dai profeti.”
A questa testimonianza “esterna” si aggiunge quella dei suoi discepoli e, soprattutto dei quattro evangelisti: Matteo, Marco, Luca e Giovanni che ci hanno raccontato la vita di Gesù segnandola come la “buona notizia” dal greco “evangèlicon”. Non solo. A latere sono fiorite altre “buone notizie” da autori poco noti e che sono passate alla storia come “apocrife”. Da tutto ciò non mi sembra vi possano essere dubbi sull’esistenza di un uomo carismatico, dalla parola suadente, dalla fermezza dei suoi principi posto al cospetto delle debolezze umane incluse quelle dei sacerdoti di Gerusalemme nel tollerare la presenza di mercanti dinanzi al tempio, luogo di fede e di sacrale rispetto. Ma la storia può spiegare il Gesù della fede?
Questa riflessione la considero importante per considerare il fondamento sul quale si costruiscono il cristianesimo e la sua pesante eredità di sofferenze, martirii, persecuzioni ed emarginazioni. La parola di Gesù è stata quella che uccide perché la natura umana conosce la strada giusta ma preferisce percorrere l’impervia. Perché non è sufficiente costruire una Chiesa in nome di un Gesù elevato agli onori di un Dio. Occorre ogni giorno dare testimonianza di se ed essere costruttori di pace per ritrovare la via, la verità e la giustizia. E in questo le religioni non sempre si ritrovano con il Gesù della fede facendoci dubitare della sua stessa esistenza. (Riccardo Alfonso)

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Gesù cacciò i mercanti dal Tempio

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2014

mercantiRoma, parroco filma, blocca e fa arrestare ladro di elemosine (Il Messaggero del 2 feb. 2014) e Rosario Amico Roxas commenta: Molto tempo addietro, quando frequentavo la Chiesa Madre e servivo la Messa, ero solito soffermarmi con l’arciprete e insieme si andava a rendere visita ad un mio parente mons. Vassallo, arcivescovo e già nunzio apostolico a Berlino.Era una delle solite domeniche, ma l’arciprete volle soffermarsi in Chiesa, e capii dopo il motivo. Mimetizzati dietro una colonna vedemmo un uomo prostrato nell’inginocchiatoio, sembrava che pregasse. Fu allora che il sacerdote gli si avvicinò e con molta dolcezza gli chiese: “Perchè prendi le elemosine ? Ti appartengono, non hai bisogno di prenderle di nascosto; sono un dono dei fedeli, destinate a chi ne ha più bisogno, e tu ne hai certamente bisogno”.
Ricordo benissimo che non usò il termine “rubare”, ma solo “prendere di nascosto”. Così aprì con la chiave lo sportello sovrastante l’inginocchiatoio, prese tutti i soldi (molti erano biglietti da due lire) e li porse all’uomo, aggiungendo anche del suo. Questi piangeva, certamente per la vergogna. Rivolto a me chiese se avevo soldi, e ne avevo; era la paghetta settimanale di 10 lire (eravamo alla fine degli anni ‘40 !) Li prese e li aggiunse a quanto aveva già dato all’uomo.
Questi era in lacrime e chiedeva perdono, ma il bisogno era tanto e non aveva di che comprare il pane. L’arciprete lo benedisse aggiungendo: “Non ho nulla da perdonarti, Gesù cacciò i mercanti dal Tempio e tu non sei un mercante da cacciare ma un figlio prediletto di Dio; va in pace e torna quando hai bisogno”. (Rosario Amico Roxas)

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La passione di Gesù secondo Salieri

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2011

Torino 21 aprile su Radio3 Rai Orchestra Sinfonica Nazionale Auditorium Rai “Arturo Toscanini” piazza Rossaro La Passione di Gesù Cristo Signor Nostro di Metastasio; il raffinato lavoro musicale di un compositore come Antonio Salieri; uno degli interpreti oggi più affermati nel repertorio antico, come Ottavio Dantone; un cast vocale di fama internazionale affiancato dal Coro Filarmonico “Ruggero Maghini” di Torino.
In programma La Passione di Gesù Cristo di Salieri, pagina ricca degli atteggiamenti espressivi più vari, dal giubilo al terrore, dalla collera al pianto, contrassegnata da una forza comunicativa sorprendente e da esiti virtuosistici spettacolari, che impegnano tutti i personaggi: Maddalena, il soprano Roberta Invernizzi, Giovanni, il contralto Sara Mingardo, Pietro, il tenore Jeremy Ovenden, e Giuseppe d’Arimatea, il basso Vito Priante. Il concerto è replicato venerdì 22 aprile alle 21. Le poltrone numerate da 30 a 15 euro (ridotto giovani per i nati dal 1981) sono in vendita sia online sia presso la biglietteria dell’Auditorium Rai. Un’ora prima dei due concerti sono messi in vendita gli ingressi non numerati a 20 e 9 euro (ingresso giovani per i nati dal 1981). http://www.osn.rai.it http://www.osn.rai.it. (dantone, R. Invernizzi, Mingardo, Ovenden, Priante)

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Benedetto XVI: La vita di Gesù di Nazareth

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2011

Sono in attesa di studiare il testo, afferma Rosario Amico Roxas. Per ora posso osservare che: “Il precedente volume si caratterizzò per ciò che era scritto in premessa (pag.11)  “Se dunque la storia, la fatticità, in questo senso appartiene essenzialmente alla fede cristiana, quest’ultima deve esporsi al metodo storico. E’ la fede stessa che lo esige”. L’esaltazione della storia, tende a mortificare la fede attraverso una storicizzazione della divinità di Gesù che serve solo a ridimensionare l’insegnamento, come se si risvegliasse un’antica paura di Cristo-Uomo suggerita dalla paura di dover praticare la testimonianza. Esaltando la divinità decade anche il dovere della testimonianza perchè l’uomo nella sua modestissima dimensione non può imitare Dio; un’accorciatoia per reperire gli argomenti idonei a salvare il salvabile. Da quel poco che è apparso finora, sembra che emerga l’esaltazione della Resurrezione come alternativa alla dottrina  e alla pratica di Cristo-Uomo.” (Rosario Amico Roxas)

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Quel piccolo borghese che si chiama Gesù

Posted by fidest press agency su martedì, 4 gennaio 2011

Ho seguito più con curiosità che con interesse il “botta e risposta” ad una lettera pubblicata giorni fa dalla Fidest sul tema della povertà di Gesù e il dare da conto che non lo era affatto potendo avvalersi di un mestiere, quello del falegname, che per i tempi in cui viveva, lo rendeva in qualche modo un benestante. Da qui il confronto con un altro agiato oltre mille anni dopo, un certo Francesco da Assisi che buttò alle ortiche i suoi vestiti eleganti per indossare gli stracci e a ritrovarsi come tetto il cielo stellato. Due povertà ricercate per lanciare un messaggio eloquente a quanti fanno del denaro uno status symbol. Ma Francesco, per l’epoca in cui visse, divenne un imbarazzante personaggio agli occhi della curia romana dove, notoriamente, si rifuggiva dalla povertà. Qualcuno scrisse che la bellezza della cristianità stava proprio nel fatto che potessero convivere due anime così diverse senza generare forti contrasti e pretese scismatiche. Ma esse vi furono e in progressione: prima sussurrate e poi gridate nelle piazze e la risposta della “mondanità ecclesiastica” fu altrettanto forte con l’inquisizione e quanto altro. Questa è storia, checché si voglia dire o argomentare diversamente. Lo stesso potere temporale della chiesa cattolica si dimostrò un attaccamento alle cose terrene che non permetteva ai suoi prelati di avere chiara la loro missione evangelica e l’insegnamento cristiano volto alla fede dei semplici. Ma con la fine del potere temporale non cessò la propensione ad acquistare ricchezze che ben valevano la virtù de donatori se fossero state in ugual misura ridistribuite ai poveri, diciamo nella loro totalità e non taglieggiate lungo il percorso delle elargizioni per usi personali. Sta di fatto che la più grande forza che può provenire dalla saggezza umana si ripone nella consapevolezza d’essere tenutari di un magistrale insegnamento anche se le nostre debolezze, “the flesh is week”, cercano di  vanificarla e non bastano i santi come Francesco a farci rinsavire, se non in minima parte. Oggi l’insegnamento dei più umili e che pure per le loro virtù hanno ottenuto gli onori degli altari non ci impedisce di volgere lo sguardo a quella nostra parte che predica bene e razzola male. Oggi non possiamo andare oltre per ignorare i nostri egoismi, la nostra avidità, le nostre logiche consumistiche, l’odio che ci corrode, la violenza che ci pervade. Non possiamo al tempo stesso guardare il male e il bene e consolarci pensando che siamo stati messi alla prova e che il praticare il male è solo un puro saggio muscolare. La sofferenza, il sacrificio, il martirio, non sono frutti della redenzione ma della nostra sconfitta. Dove c’è dolore non c’è amore. Dove c’è dolore c’è sconfitta. Cristo, Francesco e molti altri come loro ci sono stati e continuano ad esserci finchè non saremo capaci di riscattarli nella via del bene, della fratellanza, dell’equa condivisione delle risorse. (R.A.)

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La vita di Gesù e le sciocche critiche

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Lettera al direttore. Gentile direttore, ho ricevuto critiche e complimenti per il mio scritto dal titolo: “Tu scendi dalle stelle o Re del Cielo, e vieni in una grotta al freddo e al gelo”.  Ben vengano le critiche costruttive e intellettualmente oneste, che fino ad ora non ho visto, al contrario di quelle pessime di chi, non avendo argomenti, tenta di screditare l’autore e malevolmente di attribuirgli concetti che non ha mai espresso. Io mi sono limitato ad affermare che Gesù non era povero. Solo, e nient’altro che questo. Gesù non nacque povero, e non visse povero.
Ma chi bisogna contestare, Renato Pierri, oppure gli evangelisti? Renato Pierri, oppure i documenti? In Palestina, al tempo di Gesù, esistevano i poveri, ma Gesù non era fra questi. Henri Daniel – Rops, celebre storico – saggista francese, Accademico di Francia, da me già citato, nel suo libro La vita quotidiana al tempo di Gesù, (Mondadori), testo approvato dalla Chiesa, scrive: “Diventato adulto e avendo certamente imparato il mestiere di suo padre, quello di carpentiere, Gesù, come la maggior parte degli ebrei del suo tempo, lavora con le propri mani, fabbricando aratri e gioghi per i buoi…I suoi contemporanei lo vedono quindi con un truciolo dietro l’orecchio, segno distintivo dei falegnami, spingere il piallone e usare il martello” (pag. 490). Un bravo artigiano in Palestina non era povero.   Ma torniamo ai vangeli e vediamo cosa racconta Luca: “Quando ebbero compiuto tutto quello che riguardava la  legge del Signore, ritornarono in Galilea, nella loro città di Nazaret. Intanto il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia era in lui. I suoi genitori erano soliti andare a Gerusalemme ogni anno, per la festa di Pasqua. Ora, quando egli ebbe dodici anni, i suoi salirono a Gerusalemme, secondo il rito della festa. Trascorsi quei giorni…” (Lc 2, 39 – 43).  Ecco: i “poverissimi”  ogni anno andavano a Gerusalemme per la Pasqua e vi si trattenevano alcuni giorni. E passiamo al Vangelo di Giovanni: “Maria, presa una libbra di profumo di nardo autentico, molto prezioso, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli. La casa fu ripiena della fragranza di quel profumo” (Gv 12, 3). E ancora Giovanni: “Siccome Giuda teneva la borsa, alcuni supponevano che Gesù gli avesse detto: – Compera quanto ci occorre per la festa -, oppure che gli avesse ordinato di dare qualcosa ai poveri -” (Gv 13,29). Gesù e gli apostoli tenevano una borsa di denaro, spendevano per la festa e facevano l’elemosina ai poveri. Non sto ad elencare tutte le volte che troviamo Gesù nelle case di parenti e amici. E mi pare sin troppo ovvio che viveva sobriamente e dignitosamente, così come i primi cristiani. Magari un bicchiere di buon vino a tavola, non di più. Del resto, non lo bevve anche nell’Ultima Cena? (Renato Pierri Ex docente di religione cattolica e autore dei libri: “La Sposa di Gesù crocifisso”- Kaos edizioni; “Il quarto segreto di Fatima” – Kaos edizioni; “Sesso, diavolo e santità” – Coniglio editore). (n.r. in un poscritto Pierri a proposito dei suoi critici precisa: Non mi sono giunte da persone competenti, per il semplice motivo che le persone competenti queste cose le sanno perfettamente. E’ questa un chiarimento che condividiamo poichè di là del caso specifico molte volte siamo costretti ad annotare argomenti “campati in aria” per il semplice e stupido gusto della polemica fine a se stessa. Siamo un po’ tutti lontani dal renderci consapevoli che non basta aprire la bocca per darle fiato ma bisogna fare buon uso della ragione e della riflessione in specie se trattiamo argomenti che presumono una adeguata preparazione e uno studio approfondito delle fonti.)

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Chiacchierata di San Pietro

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2010

Lettera al direttore. Ma che fai, sei titubante? Le porte sono aperte e puoi entrare liberamente. Ti pare che proprio a te che ci ha fatto ridere quassù, dove a dire il vero si ride poco, proprio a te, persona buona e intelligente, nego l’ingresso?  Qui non ci sono gli uomini, qui ci sono santi e angeli, e c’è il Signore misericordioso, come puoi pensare che possono rimproverarti per aver abbreviato di tanto poco la tua vita? Gesù è venuto sulla terra ad insegnare agli uomini che non è  tanto importante quanto si vive, ma come si vive. La vita, quella terrena, possiamo anche perderla (cf Mt 10,39). Per chi la possiede, la vita in questo mondo non ha valore assoluto (cf Gv 12,25). Di che cosa dunque dovresti preoccuparti? La Binetti? E chi è la Binetti? Quella che poco cristianamente offese pubblicamente milioni di persone dicendo che l’omosessualità è “una devianza della personalità”? La Binetti non è persona buona. Porta il cilicio? Per l’appunto, le persone buone non hanno bisogno di procurarsi tormenti. Gesù…la croce…ma che dici? Furono gli uomini a crocifiggerlo. Gesù mangiava, beveva e curava il suo corpo. Non hai letto il Vangelo? E’ ovvio che  durante il periodo della predicazione, non avessimo dove reclinare il capo, ma non ci fece mai mancare il cibo:  « E’ venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, e si dice: – E’ un mangione e un beone…» (Mt 11,19). Disponevamo di denaro, e facevamo l’elemosina ai poveri (Gv 13,29). Il Maestro aveva una bella tunica cucita tutta di un pezzo (Gv 19,23-24). Noi non abbiamo mai portato il cilicio, e come vedi siamo tutti qua. Entra, amico mio, non farti pregare. Sei il benvenuto. (Elisa Merlo)

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«Parliamo di Gesù»

Posted by fidest press agency su sabato, 13 novembre 2010

Padova 16 novembre, ore 20.45 Basilica del Santo sala studio teologico relatori padre Paolo Floretta, vicedirettore generale del «Messaggero di sant’Antonio» e padre Giuseppe Casarin, docente alla Facoltà Teologica del Triveneto.  È sempre tempo di parlare di Gesù. Con l’Avvento alle porte, la Basilica del Santo e la Corsia del Santo «Placido Cortese» di Padova organizzano, nella seconda metà del mese di novembre, un percorso di tre serate dedicate alla conoscenza della figura del Cristo, dal titolo «Parliamo di Gesù». L’introduzione e le domande di spunto saranno curate dalla Corsia del Santo «Placido Cortese». La chiusura del ciclo di incontri, il 30 novembre, sarà tenuta, sempre nella Sala dello Studio Teologico della Basilica, nel chiostro della magnolia, da padre Giuseppe Casarin, biblista, docente alla Facoltà Teologica del Triveneto. A tema una Lectio divina sul prologo del Vangelo di Giovanni.

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La vera famiglia secondo Gesù

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2010

Lettera al direttore. La Curia torinese ha bocciato la delibera di iniziativa popolare approvata dalla Sala Rossa che dice sì alle unioni civili, e ha concluso così la nota: “In sintonia con il magistero del Papa e dei vescovi italiani, non ci stancheremo di proporre alle giovani generazioni il modello millenario di famiglia che Gesù Cristo ha confermato come il progetto di Dio valido “fin dal principio”. Quale modello? Maria e Giuseppe, secondo la Chiesa, vivevano assieme senza avere rapporti coniugali; e Giuseppe era il padre putativo di Gesù. Ma secondo Gesù, qual era la vera famiglia? Leggiamo questi due versetti di Matteo: “Quindi stese la mano sui suoi discepoli e disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli; chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi mi è fratello, sorella e madre»” (Mt 12, 49-50). Secondo il Signore “i legami naturali passano in seconda linea rispetto alla vera parentela che si forma tra coloro che fanno la volontà del Padre” (cf. A. Lancellotti, Bibbia -Paoline). La preoccupazione di Gesù era l’amore, ed è questo e solo questo che forma la vera famiglia. (Francesca Ribeiro)

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Gesù: Il corpo. Il volto nell’arte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2010

Venaria (Torino) fino all’1/8/2010 Scuderie Juvarriane della Reggia di  piazza della Repubblica, 4 La figura di Gesu’ nell’arte occidentale A cura di Mons. Timothy Verdon  Comitato scientifico: Michele Bacci, Mons. Giuseppe Ghiberti, Silvia Ghisotti, Andrea Gianni, Andrea Longhi, Lucetta Scaraffia  Segreteria scientifica: Donatella Zanardo  Allestimento: Massimo Venegoni  La mostra e’ promossa e organizzata dal Consorzio di Valorizzazione Culturale La Venaria Reale sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica con il patrocinio di: Pontificio Consiglio della Cultura, Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici della CEI, Comitato per l’Ostensione della Sindone in collaborazione con: Arcidiocesi di Torino, Servizio nazionale della Conferenza episcopale italiana per il Progetto culturale, Associazione Sant’Anselmo – Imago Veritatis.  Le opere esposte, comprendenti un nucleo di capolavori prestati per l’avvenimento dai piu’ importanti musei, chiese e collezioni italiane ed europee, sono organizzate in un percorso inteso a riscoprire la centralità del corpo nel pensiero europeo nonche’ a interrogarsi sul legame tra corpo umano e identità divina implicito nel culto della Sindone.  In tutto oltre 180 opere con capolavori, fra gli altri, di Andrea Mantegna, Luca della Robbia, Giovanni Bellini, Antonio del Pollaiolo, Correggio, Giorgione, Paolo Veronese, Tintoretto, Annibale e Ludovico Carracci, Guercino, Donatello, Rubens e Michelangelo con il suo magnifico Crocifisso ligneo fiorentino. Catalogo Silvana Editoriale (Immagine: Andrea Mantegna, Il Redentore, 1493, tempera su tela, 55 x 43 cm, Correggio, Museo Il Correggio)

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A proposito di: Gesù “figlio primogenito”

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2009

Lettera al direttore. Gentile direttore, In una lettera intitolata “Mai reticente, quel prof di religione” (La Stampa 30 settembre) leggo: “Ogni tanto qualcuno scrive che gli insegnanti di religione omettono di dire ai propri studenti che Gesù aveva fratelli e sorelle. Proprio dal mio professore di religione ho appreso che i grandi Padri della Chiesa hanno spiegato come nella tradizione ebraica…il termine “fratello” e “sorella” veniva applicato in senso lato anche per indicare altri gradi di parentela: cugini, nipoti, ecc. E anche se Gesù è detto «figlio primogenito» (Lc 2,7), questo non implica che ci siano stati altri fratelli. Il primogenito è sempre tale anche se unico”. In realtà, quel prof ha dato per scontata la tesi che Gesù non avesse fratelli, senza dimostrarla, limitandosi a confutare le obiezioni alla tesi stessa. Confutazioni che lasciano il tempo che trovano. Il fatto che il termine “fratello” potesse indicare anche altri gradi di parentela, non esclude che l’evangelista potesse averlo usato in senso proprio. E l’espressione «figlio primogenito» non implica la presenza di altri fratelli, ma neppure la esclude. E’ lecito credere che Gesù potesse avere avuto dei fratelli, giacché non c’è nessun motivo per ritenere che Maria, dopo aver messo alla luce il Bambino, non potesse essersi unita allo sposo. Matteo, del resto, racconta: “Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; ma non si accostò a lei, fino alla nascita del figlio che egli chiamò Gesù” (Mt 1,24 – 25). A riguardo gli esegeti fanno notare che nel linguaggio biblico la congiunzione temporale «finché» non implica necessariamente un cambiamento di situazione per il tempo successivo. D’accordo, non lo implica, ma neppure lo esclude. Ma perché la Chiesa tiene tanto a sostenere la verginità perpetua di Maria? L’unica vera ragione è che l’amore benedetto da Dio, anche tra due sposi benedetti da Dio, è sempre un po’ peccaminoso, soprattutto per la donna. Una santa mamma è sempre un po’ meno santa di una santa vergine…Così va il mondo. Questo mondo. (Miriam Della Croce)

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Auguri di Pasqua

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2009

cristoLa sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano  chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e  disse: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore… Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne  Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma  egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto  la mia mano nel suo costato, non crederò”. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro  anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qua  il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma  credente!”. Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur  non avendo visto crederanno!”.  (Vangelo di San Giovanni 20, 19… 29)(foto cristo)

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