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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

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“Il gesuita comunista” di Matteo Manfredini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2020

Se non fosse che quello di Matteo Manfredini è frutto di una lunga e laboriosa ricerca storica, il suo nuovo libro “Il gesuita comunista. Vita estrema di Alighiero Tondi, spia in Vaticano”, appena edito da Rubbettino – complici anche le ben note vicende che, proprio in questi giorni, stanno coinvolgendo la curia romana – sembrerebbe l’ultima avvincente spy-story vaticana. Invece, Alighiero Tondi, nonostante la congiura del silenzio che si è abbattuta su di lui e sulla sua vicenda è esistito davvero, facendo parlare di sé e mettendo in grande imbarazzo sia il Vaticano che i vertici dell’allora potentissimo PCI. Figura scomoda dunque e dimenticata che il libro di Manfredini riporta alla luce.Già perché la vita di Tondi si è giocata in bilico, in un equilibrio pericoloso – e alla fine non mantenuto – tra due mondi distanti e antitetici.La vicenda si svolge all’inizio degli anni ’50, quando padre Tondi – approdato alla religione cattolica e al sacerdozio dopo un’infanzia trascorsa in una famiglia non religiosa – gesuita e docente presso la Pontificia Università Gregoriana, nell’aprile del 1952, abbandona improvvisamente la Chiesa per aderire al Partito Comunista Italiano, all’interno del quale avrà un ruolo di tutto rispetto e sarà un brillante oratore durante comizi affollati durante i quali predicherà l’infondatezza della religione, denunciando le infiltrazioni in Vaticano da parte dell’estrema destra. Le ragioni di tale clamorosa abiura restano tuttora avvolte nel mistero. Attraverso una minuziosa ricerca, da “storico detective”, Manfredini ricostruisce alcuni fondamentali passaggi della vita di Tondi il quale – svela Manfredini nel libro – già prima dell’abiura svolgeva per conto del PCI il ruolo di spia in Vaticano.A rendere ancora più incredibile la vicenda è però la nuova clamorosa conversione avvenuta dieci anni dopo. Negli anni Sessanta il PCI emargina Tondi, senza fornire alcuna spiegazione. Una situazione questa inaspettata che lo conduce ad un lungo periodo di riflessione che si conclude con un nuovo colpo di scena: il ritorno al sacerdozio.Il libro di Manfredini non si risolve però unicamente nella storia, per quanto avvincente e affascinante, di Alighiero Tondi, ma traccia anche uno straordinario affresco del secondo dopoguerra, gettando luce su aspetti ancora oscuri dei primi anni della Repubblica Italiana, dagli intrecci tra destra neofascista e mondo cattolico, ai rapporti tra PCI e Cremlino, fino all’attività antisovietica del Vaticano. Matteo Manfredini ha studiato in Francia, in Australia e in Germania. vie a Bruxelles dove ha lavorato al Parlamento Europeo presso la Casa della Storia Europea.

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Nuovo libro Luigi Accattoli e Ciro Fusco: C’era un vecchio gesuita furbaccione

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 giugno 2019

Roma mercoledì 5 giugno 2019 – ore 18.30 Libreria Paoline Multimedia International – Via del Mascherino, 94. Incontro con gli Autori Luigi ACCATTOLI e Ciro FUSCO. Modera Elisa STORACE, Giornalista e autrice – TV2000. Saluto introduttivo Romano CAPPELLETTO, Ufficio Stampa Paoline.Come parla Francesco? In che modo parla di Dio? Spesso si serve di storie, di racconti, di esempi tratti dalla vita di ogni giorno. È questa la forma più contagiosa con cui propone il ritorno al Vangelo. Le parabole gli servono per farsi capire, ma anche per scuotere e per essere incisivo e concreto. Questa attitudine creativa alla narrazione evangelica gli proviene dall’essere stato parroco e vescovo in mezzo a un santo popolo di Dio, come lui lo chiama, dove il racconto dell’incontro con il Signore è ancora possibile.
Quest’uso delle parabole è un aspetto poco studiato della sua predicazione, benché segnalato dai media a motivo di parole e immagini che risultano nuove rispetto alla consueta forma linguistica usata dai suoi predecessori. Per questo Luigi Accattoli e Ciro Fusco hanno deciso di raccogliere e analizzare centodieci di questi racconti. Le parabole sono riportate nel linguaggio tipico di papa Francesco, un italiano colorato, molto espressivo e facilmente comprensibile da tutti. Gli Autori sono pervenuti alla conclusione che l’uso di questo genere narrativo da parte di Francesco ha tre obiettivi possibili: esplorare il nuovo, scuotere gli ascoltatori, dire qualcosa quando non può dire tutto. La parabola allora diventa magistero narrativo, pedagogia vissuta, storie di vita che il pastore offre ai suoi. Egli propone l’annuncio del Vangelo attraverso un ritorno, almeno ideale o simbolico, all’arte comunicativa di Gesù, grande ed efficace nell’uso della parabola.Scrivono Accattoli e Fusco nella prefazione: “Il libro ha due autori. Uno di noi interpreta, nella parte introduttiva, le finalità di Francesco che parla in parabole, l’altro, al termine della narrazione, ne studia le circostanze e le modalità. Insieme commentiamo i singoli racconti per renderli appieno comprensibili, staccati come sono dal contesto in cui il Papa li aveva proposti. Buona lettura!”.

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Gaël Giraud, economista, ex-banchiere oggi gesuita in Italia per un ciclo di conferenze

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Maggio 2016

locandinaBologna 9-11 maggio 2016 ciclo di conferenze a Bolzano, Milano, Bergamo, Verona e Piacenza per la presentazione del suo libro Transizione ecologica.
Il ciclo di conferenze in Italia di p. Giraud si aprirà a Bolzano lunedì 9 maggio dove, nel contesto del festival «La promessa dell’Utopia», dialogherà con don Michele Tomasi, economista e vicario generale della diocesi di Bolzano – Bressanone, sul tema «L’utopia del mercato. L’illusione finanziaria e la transizione ecologica». L’incontro, promosso dal Centro per la Pace di Bolzano in collaborazione con la casa editrice Il Margine e la Libera Università di Bolzano, si terrà alla Libera Università di Bolzano (P.za Università, 1) alle ore 18.00.
Martedì 10 maggio alle ore 17.30, il gesuita francese presenterà il suo libro Transizione ecologica nella Sala Ricci della Fondazione Culturale S. Fedele (P.za S. Fedele, 4) di Milano. Interverrà Mauro Magatti, docente di sociologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore ed editorialista del Corriere della Sera; modera Paolo Foglizzo di Aggiornamenti Sociali. Organizzano Editrice Missionaria Italiana, la Fondazione Culturale S. Fedele e Aggiornamenti Sociali.
Sempre martedì 10 maggio, alle ore 21.00, p. Giraud sarà ospite del Bergamo Festival – Fare la Pace, dove, in dialogo con Giorgio Gandola, direttore del quotidiano cittadino L’Eco di Bergamo, Gaël-GIRAUDaffronterà il tema «La grande scommessa. Dare regole alla finanza per salvare il mondo». L’incontro si terrà nella Sala del Mosaico della Camera di Commercio (Largo Belotti, 16) di Bergamo.
Mercoledì 11 maggio alle ore 11.00, l’Autore sarà invece a Verona per una conferenza dal titolo «Ecologia e finanza, un’alleanza per il futuro» presso la Biblioteca Capitolare (P.za Duomo, 13), in un evento promosso dalla casa editrice EMI, Verona Network, la Biblioteca Capitolare e la Commissione diocesana Nuovi Stili di Vita. Intervengono mons. Bruno Fasani, prefetto della Biblioteca, Vincenzo Scotti, amministratore delegato di ForGreen Spa e Renzo Beghini, teologo e docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Modera Lorenzo Fazzini, direttore di Editrice Missionaria Italiana.
A chiudere il ciclo di incontri pubblici in Italia di p. Giraud il convegno «La finanza al servizio della nuova frontiera dell’economia» a Piacenza. Promosso dalla Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, in programma mercoledì 11 maggio alle ore 18.00 nella Sala Convegni Giuseppe Piana (Via Emilia Parmense, 84). Durante l’evento, organizzato in collaborazione con EMI, UCSI, UCID e Il Nuovo Giornale, p. Giraud sarà intervistato da Matteo Billi, presidente di UCSI Emilia Romagna. I saluti saranno di Guido Mocellin, direttore editoriale di Editrice Missionaria Italiana e consigliere regionale UCSI, con gli interventi di Anna Maria Fellegara, preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, di Giuseppe Ghittoni, presidente di UCID Piacenza e di don Davide Maloberti, direttore de Il Nuovo Giornale.
Gaël Giraud, nato nel 1970, economista, gesuita, è chief economist all’Agence Française de Développement di Parigi. Direttore di ricerche al CNRS (Centre national de la recherche scientifique), fa parte del Centro di Economia della Sorbona, del Laboratorio d’Eccellenza di Regolazione Finanziaria e della Scuola di Economia di Parigi. Con Transizione ecologica, giunto in Francia alla 3ª edizione, ha vinto il Prix Lycéen. Nel 2009, il quotidiano francese Le Monde l’ha nominato «Miglior giovane economista di Francia». (foto: locandina, Gaël-GIRAUD)

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Gesuita di coraggio

Posted by fidest press agency su sabato, 18 febbraio 2012

Quando si parla o si scrive di una persona che non c’è più, a cui ci si è legati per un lungo tragitto di vita insieme, a dispetto di qualsiasi avversità, c’è sempre il rischio di incorrere in una idealizzazione, di appiccicare addosso medaglie e nastrini, sommando parole che non confortano il dolore di questa assenza. Padre PierSandro Vanzan non era solamente un Gesuita senza paura, un giornalista e uno scrittore arguto e instancabile di Civiltà Cattolica, della carta stampata, è stato soprattutto un amico, un fratello, un padre, e un orizzonte a vista per tutti noi della Comunità Casa del Giovane, una “consueta” coscienza critica, a volte aspra e ammonitrice, ma sempre colma di amore, in nome dell’amicizia con don Enzo Boschetti, fondatore di questa grande casa-comunità di servizio-terapeutica. Pochi mesi fa era tornato nuovamente tra noi per svolgere ulteriori esami clinici dal Prof. Viganò, con il quale era nato un rapporto affettivo bellissimo, basato sulla stima reciproca. Stava in mezzo a noi con il passo più lento, con l’udito meno buono, ma con la mente lucida di chi non aveva timore di sporcarsi le mani nel dolore e nelle tragedie degli uomini. Per ogni suo amico, sono certo, ci sarà un momento di sbandamento, ma altrettanto convintamene, indipendentemente dalla fede che si professa, c’è bisogno di ricordare ciò che questo uomo diceva, scriveva, faceva, perché da questa esperienza personale e comunitaria potranno sorgere e rafforzarsi nuove energie cui fare leva, nuove forze interiori per imparare a amare con ardimento: i Santi non sono cartoline illustrate da acquistare nei giorni di festa, ma il respiro di cui non possiamo fare a meno per avere fede e credere a quella Croce dove ora Padre Vanzan sta al suo legno. Per chi segue il solco di un Vangelo mai ripiegato su se stesso, non è difficile tradurre dalle intenzioni di tante storie tramandate, più che mai attuali, lo stile di vita, i comportamenti quotidiani, e non è irriguardoso accostare Padre Vanzan a un prosieguo della storia più antica e giovane, per continuare ad avvicinare le parole che ci ha lasciato, senza per questo disegnare una verità folgorante che gia c’è, il rischio è più palese e vicino alla terra sotto i nostri piedi, cioè di raccontare e narrare senza sosta la vita di quel legno stretto alle sue mani, facendo ulteriore prossimità con Dio, e non più a quel dubbio che ci serve a nascondere le nostre stanchezze, i nostri limiti, le nostre incapacità ad abbandonarci a ciò che è. Nei tanti anni che ci hanno visti accanto, ho conosciuto “sottopelle” Padre Vanzan, siamo stati insieme, come lo è stata tutta la Casa del Giovane, fino a diventare la sua grande casa, non era mai un pensiero scontato, non era semplice seguire le sue tracce, le sue orme, perché a volte parevano così profonde da incutere timore, manco fossero di un orso eretto al cielo. Sono tanti gli episodi che danno l’idea del carico di autorevolezza di questo sacerdote profeta nella santità profetica di chi lo attraversava e accompagnava come don Enzo Boschetti e le sue intuizioni, la sua vista prospettica, il coraggio delle scelte, la generosità della coerenza. Insieme hanno cresciuto un albero della vita importante, la Casa del Giovane, una radice formidabile perché affondata nel loro amore.L’intensità della passione quando postulava Giovanni Palatucci, il famoso Questore buono, la sua capacità di raccontare quanta giustizia albergava nel cuore di questo funzionario di Polizia, di questo uomo delle istituzioni, e di quanto un uomo possa scegliere di essere giusto, mentre è schiacciato e ucciso dall’ingiustizia più inenarrabile. C’è un bisogno sincero di onorare persone come queste, di ancorarle al cuore, alla vita spirituale di ognuno, alle fatiche dell’esistenza, per farne esempio da rileggere ogni volta che servirà.(Vincenzo Andraous)

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