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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘gheddafi’

Convegno “Andreotti e Gheddafi: il necessario dialogo italo-libico”

Posted by fidest press agency su martedì, 4 febbraio 2020

Roma 5 febbraio, presso la Sala Perin del Vaga dell’Istituto Luigi Sturzo (Via delle Coppelle 35, Roma), con inizio alle ore 17, si terrà il convegno dal titolo “Andreotti e Gheddafi: il necessario dialogo italo-libico”, organizzato in occasione della pubblicazione del volume “Andreotti e Gheddafi. Lettere e documenti 1983-2006” a cura di Massimo Bucarelli e Luca Micheletta con prefazione di Francesco Lefebvre D’Ovidio (Roma, Edizioni di Storia e Letteratura 2019).L’incontro, moderato da Nicola Antonetti in presenza dei curatori, vedrà le testimonianze di: Massimo D’Alema, Enzo Moavero Milanesi, Antonio Varsori, Umberto Vattani (fonte: Mercurpress)

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Il trauma del vicino oriente

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 agosto 2017

saddam_husseinLe crisi che travagliano, oramai da decenni, l’area che si richiama al vicino oriente per gli europei sono la dimostrazione del come sia impossibile governare la politica se è e resta “inquinata” da logiche capitalistiche e di controllo, costi quel che costi, delle fonti energetiche di cui quella regione è ricca. Secondo un certo ragionamento il regolamento dei conti con Saddam Hussein e Gheddafi doveva riportare ordine all’area ed affermare, in pari tempo, il primato degli statunitensi e la loro forza di dissuasione militare nei confronti di quelle forze più ricalcitranti al rispetto per i nuovi “padroni”. La sfida è diventata all’ultimo sangue proprio perché tutti si erano resi consapevoli che si trattava e continua a trattarsi di una battaglia volta ad affermare un solo vincitore mentre al perdente non sarebbero rimaste nemmeno le briciole. E così è diventata la guerra di tutti contro tutti. Con tale andazzo a rimetterci, come sempre, è la povera gente. Si combatte una battaglia metropolitana, tra popolazioni inermi e bisognose di tutto. Si combatte per un primato per interposta persona. Si tende ad alzare il livello della contesa ed anche ad esportarla in Occidente attraverso il terrorismo internazionale di matrice islamica. Ci troviamo, in pratica, al cospetto di un conflitto mondiale dove non esiste, di fatto, un vero e proprio stato belligerante ed uno stato aggredito, ma delle “trasversalità” che interessano più Stati e non necessariamente coinvolgono i rispettivi governi. In questo modo noi ci avviciniamo pericolosamente ad una resa dei conti troppo generalizzata che può portarci sul terreno insidioso delle lotte tribali, dei genocidi, del razzismo e della polizia etnica. Si tratta in definitiva di un pactum sceleris tra forze che si alleano oggi per sconfiggere un terzo incomodo ma non si esclude che in futuro possano giungere tra loro ad un’altra sanguinosa resa dei conti. E alla fine come facciamo a distinguere l’arabo buono da quello cattivo, lo statunitense buono dal cattivo e via di questo passo? Homo homini lupus.(Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici della Fidest da “Lezioni di politica”)

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Corte penale internazionale contro il regime di Gheddafi

Posted by fidest press agency su martedì, 22 febbraio 2011

Ban Ki-moon, South Korean politician

Image via Wikipedia

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è rivolta al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per chiedere l’intervento della Corte Penale Internazionale nel caso in cui il regime di Gheddafi non fermi immediatamente le violenze contro i manifestanti in Libia. Secondo l’APM, il regime di Gheddafi deve sapere senza mezzi termini che non si possono violare impunemente i diritti basilari enunciati nella Convenzione internazionale dei Diritti Umani. Dopo l’indignazione espressa dal Segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon per l’escalation di violenza, oggi il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riunisce per consultarsi sulla situazione in Libia. Secondo il mandato della Corte Internazionale, questa è autorizzata ad intervenire con l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza nei casi in cui non vi sia – come appunto in Libia – un sistema giudiziario indipendente e la popolazione subisca una giustizia arbitraria e la continua impunità di chi commette reati. Nel caso della Libia, il caso del cantante Abdullah Ashini illustra bene come Gheddafi utilizzi i giudici per mantenere il proprio potere. Dopo aver partecipato a un festival di musica berbera alle isole Canarie, in dicembre 2010 l’artista berbero è stato arrestato e condannato per “migrazione illegale”. Dalla partecipazione al festival spagnolo, il cantante non può più produrre dischi in Libia per paura che la sua musica possa rafforzare il movimento della minoranza berbera del paese. Nessun altro paese si è scagliato contro la Corte Penale Internazionale come la Libia. Nel marzo 2009 Gheddafi ha definito la Corte Penale come “una nuova forma di terrorismo” intenta a ricolonizzare i paesi in via di sviluppo. Allora Gheddafi convinse 30 paesi africani che avevano ratificato lo statuto di Roma della Corte di minacciare la propria fuoriuscita se la Corte avesse emesso un mandato di arresto a carico del presidente sudanese Omar Hassan al Bashir.

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Scommesse: Gheddafi verso l’addio

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 febbraio 2011

La Libia è nel caos e l’addio di Gheddafi al potere è sempre più probabile. Anche per i bookmaker che, riferisce Agipronews, hanno abbattuto la quota per la caduta del regime del colonnello: da 9,00 ora l’ipotesi vale 3,00. L’ondata di rivolte tra Nordafrica e Medio Oriente non si placa e giù vanno anche le quote per il ko di altri regimi: nella lavagna dell’irlandese Paddy Power, a 5,00 sono Bahrain, Giordania e Yemen. A seguire, a quota 6,00, la caduta del regno di Mohammed VI in Marocco e a 7,00 del governo di Ahmed Ouyahia in Algeria. Vacilla anche Ahamadinejad in Iran: il suo allontanamento dalla guida del Paese vale 13 volte la posta.

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Lo show romano del colonnello Gheddafi

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2010

Roma. “E’ fuor di dubbio il carattere lungimirante e costruttivo dell’accordo di Bengasi del 2008, di cui oggi si celebra il biennio, ma ritengo che questa giornata poteva essere impegnata per fare il punto sulla situazione piuttosto che avviare assurde quanto non opportune campagne di cooptazione islamica ai limiti del buon gusto”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, deputato di Futuro e Libertà per l’Italia. “Siamo abituati alle derive folcloristiche del Colonnello Gheddafi, – spiega Di Biagio – le schiere di fanciulle, le tende in mezzo ai parchi e le strampalate visioni di geopolitica snocciolate a destra e a manca ma la distribuzione del Corano e l’invito all’islamizzazione dell’Europa con il quale ha deliziato il suo arrivo a Roma è un po’ troppo. Ritengo rappresentino uno schiaffo morale e culturale alla nostra storia prima ancora che al ruolo politico dell’Italia”. “Credo che in nome di presunti interessi economici del nostro Paese si stia peccando di pesante laissez faire – conclude –  nei confronti di referenti politici internazionali con i quali bisognerebbe mantenere soltanto equilibrate relazioni economiche e politiche e non fare baracca a mo’ di fanciulli ubriachi. Il rispetto culturale e religioso si colloca ben prima degli interessi economici ed ora qualcuno se ne dovrebbe rendere conto”.

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I rapporti tra il potere partitocratico italiano e Gheddafi

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2009

Dichiarazione di Matteo Mecacci, Deputato Radicale, Membro della Commissione Esteri della Camera: “Quello che ha appena dichiarato l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati sull’illegittimità dei respingimenti delle navi in Libia, corrisponde a verità e sono lieto di constatare che finalmente l’ONU confermi quello che vado ripetendo da mesi, e cioè che l’Italia si è posta per l’ennesima volta fuori dalla legalità costituzionale e internazionale con la ratifica del Trattato Italia-Libia lo scorso febbraio. Quanto affermo è testimoniato dagli atti parlamentari relativi alla ratifica del trattato di Amicizia tra Italia e Libia e dall’ostruzionismo parlamentare organizzato dai  Radicali. Tuttavia, la rapida ratifica di un trattato come quello, giuridicamente discutibile e politicamente ed economicamente costoso per il nostro paese, è stata possibile solo grazie al consenso convinto che è stato data dal Partito Democratico, secondo uno schema che vede le cosiddette maggioranze ed opposizioni del unite nel violare le leggi e la Costituzione. Invece dunque che denunciare le “leggi razziali” e i rischi di “regime berlusconiano” , il Partito Democratico avrebbe dovuto votare contro le “leggi Gheddafi”. L’annunciata visita di Stato del Colonnello Gheddafi in Italia il prossimo giugno, con incontri al massimo livello istituzionale, mentre oggi il nostro Premier si appresta a volare a Mosca dal suo sodale Putin, conferma che il nostro paese sta diventando sì “ventre molle” dell’Europa, ma non dell’immigrazione clandestina, bensì della democrazia e del rispetto dei diritti umani”.

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