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Posts Tagged ‘ghiacciai’

I ghiacciai che coprivano le Alpi si sono ridotti del 60% in un secolo

Posted by fidest press agency su sabato, 6 marzo 2021

“E le proiezioni indicano che entro questo secolo le Alpi saranno prive di ghiaccio. Avremo solo residuali cappuccetti bianchi sulle vette oltre i 4000 metri. Questo rappresenta un problema per la disponibilità di acqua, e avrà delle ripercussioni ad esempio dal punto di vista turistico”. Non ha usato mezze misure Luca Mercalli nell’intervista di “UNIPR On Air” andata on line questo pomeriggio alle 17 sul canale YouTube dell’Università di Parma. Avanti così non si può andare, serve una drastica inversione di rotta. “Le montagne – ha osservato – sono un po’ le sentinelle del cambiamento climatico. E dovrebbero incitarci ad agire, mentre queste cose vengono guardate come la classica curiosità: si guarda la foto del ghiacciaio cento anni fa e oggi… Ma anche chi si trova davanti a quel panorama non collega che magari la causa è il SUV con cui è arrivato fino in montagna a guardare quel luogo. Manca la connessione tra il gesto individuale e il risultato globale”.
Il noto meteorologo e climatologo, intervistato dal docente dell’Università di Parma Alessio Malcevschi, è intervenuto sul Goal numero 13 dell’Agenda 2030, “Lotta contro il cambiamento climatico”. “UNIPR On Air”, la rassegna d’interviste on line dell’Università di Parma, è infatti dedicata per questo nuovo ciclo all’Agenda 2030 ONU e ai suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs). “La diagnosi del sistema climatico mondiale purtroppo è assai grave: si tratta di una intossicazione da eccesso di gas a effetto serra. Attualmente in atmosfera abbiamo una quantità di gas a effetto serra, e in particolare CO2, di circa 417 parti per milione; il valore massimo che per oltre 3 milioni di anni non si è mai superato sulla terra è di 300 parti per milione. Essendo noi oggi a 417 stiamo inaugurando un’epoca nuova che l’umanità non ha mai conosciuto, cioè abbiamo un pianeta che rischia in questo secolo di trasformarsi in maniera inedita per l’uomo”, ha spiegato Luca Mercalli, che ha aggiunto: “Il livello del mare sta aumentando in tutto il mondo di 3 millimetri e mezzo l’anno: a fine secolo, se non facciamo nulla, sarà un metro e venti. Uno studente di oggi quando sarà anziano si troverà un delta del Po e una Venezia totalmente inabitabili: e questo nello spazio di una vita. Ci sono tempi brevi, e l’adattabilità tanto invocata dovrà avvenire in uno spazio molto ridotto. Fatta la diagnosi, Mercalli è poi arrivato alla terapia. Cosa fare dunque? “La diagnosi ci ha detto che il riscaldamento globale è in atto e che peggiorerà sempre di più, come una febbre, in ragione di quanto noi inquineremo. La causa ormai è assolutamente chiara: è l’aumento dei gas a effetto serra che produciamo noi con l’utilizzo delle risorse fossili in particolare ma anche a causa di scorrette pratiche agricole, deforestazione così via… La terapia quindi deve essere una rapida diminuzione delle emissioni di gas a effetto serra. L’accordo di Parigi dice proprio questo: cerchiamo di rimanere in un aumento non superiore ai 2 gradi in questo secolo, perché oltre i 2 gradi entriamo in una fascia di cambiamenti catastrofici che sarebbe bene evitare con tutte le nostre forze. Dobbiamo diminuire la nostra pressione sull’ambiente in tempi brevi perché abbiamo perso tempo prezioso prima: in chiacchiere, in negazione, in indifferenza”. E come si fa? Gli strumenti ci sono: occorre utilizzarli già ora con decisione, convinzione e costanza: “Dobbiamo passare alle energie rinnovabili, dobbiamo risparmiare energia e essere più efficienti nell’uso, dobbiamo ovviamente pensare ai nostri trasporti. La pandemia ha già fatto vedere che possiamo tagliare drasticamente le emissioni del comparto dei trasporti: meno aerei e meno macchine in giro. Facciamo tutto attraverso il digitale – ha spiegato Luca Mercalli – e un po’ con la tecnologia un po’ con il cambiamento degli stili di vita possiamo arrivare a ridurre le emissioni climalteranti”. “UNIPR On Air” è organizzata dall’Università di Parma ed è patrocinata dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile – ASviS e dalla Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile – RUS. La realizzazione è a cura del Centro per le Attività e le Professioni delle Arti e dello Spettacolo – CAPAS dell’Ateneo.

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I ghiacciai della Groenlandia si stanno sciogliendo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 dicembre 2019

Lo fanno a una velocità 7 volte più elevata rispetto agli anni Novanta a causa del global warming. Questa eccezionale situazione, che coincide con lo scenario più pessimistico delle proiezioni dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), esporrà 40 milioni di persone in più al rischio di inondazione costiera entro la fine del secolo. È questo il risultato di uno studio condotto da un team internazionale di 89 ricercatori appartenenti a 50 Università e Istituti di ricerca, tra cui l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), pubblicato oggi sulla rivista “Nature”.La ricerca è stata realizzata nel quadro di una vasta collaborazione (IMBIE – Ice Sheet Mass Balance Intercomparison) supportata dall’ESA (European Space Agency) e dalla NASA (National Aeronautics and Space Administration).
Il team di ricerca, di cui fa parte il ricercatore dell’INGV Daniele Melini, ha utilizzato 26 misure indipendenti effettuate da missioni satellitari per ricostruire l’immagine più accurata possibile dello stato di salute dei ghiacciai della Groenlandia.“L’INGV”, spiega Daniele Melini, “ha contribuito a questo importante risultato fornendo competenze sulla modellazione matematica della risposta della Terra alle variazioni dei carichi sulla sua superficie, nell’ambito di una collaborazione con Giorgio Spada dell’Università di Urbino. Infatti, lo scioglimento dei ghiacciai alleggerisce la crosta terrestre facendola sollevare; questo effetto, chiamato rimbalzo post-glaciale, può essere calcolato con modelli geodinamici globali e rimosso dai dati osservati per isolare in modo preciso gli effetti dei cambiamenti climatici”.Lo studio mostra che dal 1992 ad oggi la Groenlandia ha perso 3.800 miliardi di tonnellate di ghiaccio, sufficienti a far innalzare il livello globale dei mari di oltre 1 cm. I dati indicano, inoltre, un aumento significativo della velocità con cui i ghiacciai della Groenlandia fondono: dai 33 miliardi di tonnellate l’anno del 1990 ai 254 miliardi l’anno dell’ultimo decennio, corrispondenti a un aumento di oltre 7 volte in 30 anni. Il 2011, in particolare, è stato l’anno in cui si è registrata la massima velocità di scioglimento dei ghiacciai, pari a 335 miliardi di tonnellate l’anno, 10 volte il tasso di scioglimento del 1990.“Nel 2013”, conclude Melini, “l’IPCC aveva previsto un aumento del livello globale degli oceani di 60 cm per il 2100, che avrebbe esposto 360 milioni di persone nel mondo al rischio di inondazioni costiere. Ma i nuovi risultati dimostrano chiaramente che lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia procede a un ritmo più veloce del previsto, corrispondente allo scenario più pessimistico elaborato dall’IPCC, cui corrisponderebbe un aumento globale del livello del mare di ulteriori 7 cm entro il 2100”.

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Camerlenghi: “Drammatica situazione ghiacciai italiani”

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

ghiacciai“Persa una superficie pari al Lago di Como. C’è un posto dove si toccano con mano i cambiamenti climatici: il ghiacciaio del Morterascht, sul massiccio del Bernina. La realtà lungo un percorso corredato da sequenza di cartelli che indicano il livello del ghiacciaio anno per anno. Scopriremo che il ghiacciaio arretra mediamente di 200 metri ogni decennio”.
“In poco più di 50 anni abbiamo perso il 30 per cento dei ghiacciai italiani. E’ andata via una superficie pari a quella del Lago di Como. Nel Parco dello Stelvio ad esempio il ghiacciaio dei Forni è ormai piccolo, piccolo. Stessa sorte per il Lys, nel massiccio del Monte Rosa, in Valle d’Aosta che è oggi diviso addirittura in quattro pezzi. Sorti drammatiche per gli altri ghiacciai quali il Lex Blanche, ancora in Valle d’Aosta , la Ventina in Lombardia, il Careser ed il Mandrone – Adamello in Trentino , per la Vedretta Alta ed il Vallelunga in Alto Adige. C’è un posto però dove possiamo toccare con mano il cambiamento climatico e l’arretramento dei ghiacciai”. Lo ha affermato Filippo Camerlenghi, Vice Presidente Nazionale delle Guide Ambientali Escursionistiche “Questo posto è appena, appena ai confini con la Svizzera – ha proseguito Camerlenghi – nei pressi di Saint Moritz. Si tratta di un ghiacciaio che si ghiacciai1trova sul versante Nord del Massiccio del Bernina: il Morterascht dove davvero possiamo vedere il cambiamento climatico in atto. L’arretramento del ghiacciaio appare chiaro. E’ possibile percorrere un sentiero lungo il quale sono posti dei cartelli che indicano anno ed esattamente il livello in cui era il ghiacciaio in quel periodo. Ad ogni cartello corrisponde un decennio ed alla fine del percorso è possibile avere la percezione chiara della fusione del ghiacciaio dal 1845 ad oggi. Ebbene il ghiacciaio arretra di ben 200 metri ogni decennio , si va verso la scomparsa. L’unico periodo in cui l’arretramento si è ridotto è stato nel decennio 1980 – 1990 , particolarmente freddo. In quel decennio e solo in quel decennio abbiamo registrato un rallentamento dell’arretramento del ghiacciaio. Ecco che con le Guide Ambientali Escursionistiche non si arriva sul ghiacciaio, ma percorrendo tale sentiero si ha la visione completa di quella che è la realtà odierna. E’ in questo posto che si tocca con mano la realtà e si vede con chiarezza lo stato di salute attuale dei ghiacciai”. (foto: ghiacciai)

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L’Università di Parma nel team di monitoraggio del ghiacciaio del Similaun

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 Maggio 2016

Duomo_e_Battistero_di_ParmaC’è anche l’Università di Parma nella “squadra” di Italian Limes, progetto che analizza gli effetti del cambiamento climatico sullo scioglimento dei ghiacciai alpini e lo spostamento dello spartiacque che definisce i confini nazionali di Italia, Austria, Svizzera e Francia. L’Ateneo partecipa all’iniziativa con il Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra: il coordinamento è affidato al prof. Roberto Francese, che da diversi anni si occupa di geofisica in ambienti glaciali e periglaciali.All’inizio di aprile ha preso il via una nuova fase del progetto: il team di Italian Limes ha installato una serie di sensori sulla superficie del ghiacciaio della Grava, ai piedi del Monte Similaun, a 3.300 m sul livello del mare. I dispositivi di misurazione determineranno l’evolversi della geometria del ghiacciaio per tutta la primavera e l’estate del 2016. Rappresentanti del Comitato Glaciologico Italiano, dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell’Università di Parma hanno preso parte alla spedizione e fornito il coordinamento scientifico, effettuando precisi rilievi GPS e un rilievo geofisico del ghiacciaio.I dati raccolti serviranno al funzionamento dell’installazione esposta allo ZKM—Zentrum für Kunst und Medientechnologie a Karlsruhe, inaugurata lo scorso 16 aprile, e allo stesso tempo aiuteranno a capire meglio le dinamiche del cambiamento climatico sulle Alpi.
La rete di sensori installati al Similaun rappresenta in assoluto il primo esperimento di rilievo real-time delle modificazioni di forma e spessore di un ghiacciaio alpino. Si tratta di un approccio estremamente innovativo e tecnologicamente avanzato. Le indagini georadar e sismiche condotte dai ricercatori nella primavera 2016 hanno consentito di esplorare il ghiacciaio in profondità, definendone spessore e caratteristiche. La ricerca, che coinvolge un team di glaciologi e di geofisici, contribuirà in maniera significativa allo studio del “Global Change”. I piccoli ghiacciai alpini sono infatti estremamente sensibili alle variazioni climatiche in atto e costituiscono oggi come in passato un accurato “termometro” della temperatura del pianeta. Negli ultimi anni il ritiro dei ghiacciai è diventato drammaticamente rapido su tutte le Alpi e il loro stato di salute è strettamente legato a quello della Terra. Più di un secolo di misure annuali condotte dal Comitato Glaciologico Italiano confermano la tendenza a una progressiva e drastica riduzione delle superfici glacializzate.La variazione della morfologia superficiale del Ghiacciaio della Grava, a 3300 m di quota sul Monte Similaun (dove fu scoperta la famosa mummia), costituisce inoltre uno straordinario caso di studio di “confine mobile” tra Italia e Austria: attraverso il sistema di rilevatori collegati alla rete GSM il confine potrà essere monitorato e mappato in tempo reale da qualunque postazione remota. I visitatori della mostra Reset Modernity ! allo ZKM di Karlsruhe in Germania, dove è presente un’installazione interattiva, possono già oggi osservare il flusso dei dati in arrivo e stampare con un sistema automatico la propria mappa aggiornata del confine nazionale.

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Agosto in montagna

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2010

Pitztal: una valle a poco più di un’ora dal Brennero o dal passo Resia (quindi 2 ore da Merano, e 3 ore e 15’ da Verona) è pressoché inedita per il mercato italiano, e ha abbracciato un modello esemplare di sostenibilità turistica che la preserva dall’invasione delle folle agostane. Da esplorare con 380 km di sentieri segnalati.  E’ un ambiente prezioso, tutelato dal Kaunergrat Naturpark che si estende su 58.920 ettari tra Pitztal e la parallela vallata Kaunertal. Tutto da vivere con la Gletschercard: un abbonamento settimanale (o anche 3 o 10 giorni) che agli adulti costa 41 euro, per i bimbi fino a 10 anni accompagnati è gratis. Dà libero accesso a una decina di impianti di risalita della zona ‘Gletscherpark’ (che individua un’area più vasta fino a Imst),  permettendo a tutti di accedere ai piedi di spettacolari escursioni, che altrimenti richiederebbero marce di avvicinamento impegnative con dislivelli importanti. In più la card comprende l’ingresso al Centro Visite del Parco, pedaggio per la Gletscherstrasse (strada panoramica dei ghiacciai di Kaunertal) e altre facilitazioni.  Da non perdere, per un primo approfondimento della natura potente e selvaggia del Parco dei Ghiacciai, il Centro Visite Naturparkhaus Kaunergrat, importante esempio di architettura contemporanea votato alla divulgazione della cultura ecologica e delle peculiarità ambientali, con terrazza panoramica, ristorante, mostre interattive, e la mostra permanente “3000 m-Vertikal”. Sorge a Fliess in un punto di osservazione privilegiato (il Gacheblick) verso la valle dell´Inn, all’ingresso di Kaunertal e Pitztal,  in un’area densa di storia, cultura e natura: qui passava la via Claudia Augusta e nei pressi c’è il Piller Sattel, luogo di culto e di insediamento preistorico, con torbiere e biotopi di alto interesse ecologico. (montagna)

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