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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

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I combattimenti a Ghouta est, nelle zone rurali di Damasco e Afrin causano un nuovo massiccio esodo di civili siriani

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime profonda preoccupazione per l’ulteriore peggioramento della crisi umanitaria in Siria: i feroci combattimenti a Ghouta est, nelle zone rurali di Damasco e Afrin nel nord-ovest del paese stanno infatti causando un nuovo massiccio esodo di persone.Solo a Ghouta est sono più di 45.000 i siriani che hanno lasciato le loro case nei giorni scorsi. L’UNHCR è impegnato in prima linea a rispondere agli urgenti bisogni umanitari, ma oggi rinnoviamo il nostro appello affinché venga garantita la protezione e la sicurezza sia dei nuovi sfollati che delle centinaia di migliaia di civili ancora intrappolati a causa degli scontri e con un disperato bisognoso di aiuto.L’UNHCR non prende parte all’attuale accordo di evacuazione o alla sua attuazione. Tuttavia fin dall’inizio di quest’ultima recrudescenza, è presente con i propri operatori presso gli improvvisati insediamenti collettivi in cui si sono riversate migliaia di famiglie, esauste, affamate, assetate, malate e prive di tutto o quasi provenienti da Ghouta est. Altri civili continuano a fuggire ogni giorno. I nuovi sfollati sono attualmente ospitati a Dweir, nelle scuole e nel dipartimento dell’energia elettrica di Adra, a Herjelleh, Najha, Nashabiya, Khirbet al Ward, dove le condizioni sono deplorevoli. Secondo quanto riferito dagli operatori UNHCR, i bisogni sono innumerevoli e aumentano di ora in ora. Ci sono anche seri rischi per la salute.
Tutti gli insediamenti sono sovraffollati, saturi e privi dei servizi igienici di base. La gente fa la fila per ore per usare i bagni, la maggior parte dei quali non ha illuminazione. L’UNHCR e i suoi partner collaborano giorno e notte per fornire assistenza salvavita, in stretto coordinamento con la Mezzaluna Rossa Araba Siriana (SARC), le agenzie delle Nazioni Unite e altri attori umanitari.
Ad oggi l’UNHCR ha consegnato 180.000 beni di prima necessità per rispondere ai bisogni più urgenti: materassi, coperte di lana e ad elevata efficienza termica, teli di plastica, kit di abbigliamento invernale, lampade solari, taniche e set da cucina. In diversi insediamenti collettivi, le persone che vivono all’aperto nei cortili della scuola sono disperate e usano le coperte dell’UNHCR come divisori per avere un po’ di privacy e per proteggere se stessi e i loro famigliari dal sole durante il giorno e dal freddo della notte.
Affinché gli urgenti bisogni della popolazione civile vengano soddisfatti è fondamentale poter avere un accesso umanitario pieno e senza restrizioni all’interno e al di fuori di Ghouta est, per raggiungere le persone che vivono nei rifugi collettivi e in altre località.L’UNHCR invita tutte le parti coinvolte a rispettare le norme umanitarie internazionali e i diritti umani nel trattamento dei civili, sia che risiedono a Ghouta est sia che fuggano da lì.
Nel frattempo, si sta verificando un’altra situazione di emergenza nel nord-ovest della Siria, dove si stima che 104.000 persone siano state sradicate dalle loro case nella regione di Afrin a seguito del recente intensificarsi dei combattimenti. La maggioranza, circa 75.000 persone, è sfollata a Tal Rifaat, mentre altri 29.000 hanno cercato salvezza a Nubol e Zahraa e nei villaggi circostanti nella zona settentrionale di Aleppo, a carattere rurale. Inoltre, circa 10.000 persone sarebbero state bloccate ad Az-Ziyara nell’inutile tentativo di attraversare aree controllate dal governo siriano.Per far fronte alla crescente emergenza di Afrin, l’UNHCR ha intensificato la sua risposta, distribuendo 100.000 beni di prima necessità negli ultimi due giorni, tra cui materassi, coperte, coperte di lana e ad elevata efficienza termica, teli di plastica, lampade solari, taniche, vestiti e altri articoli di base. Inoltre, sono stati spediti 1.100 kit di per la costruzione di ripari e nei prossimi giorni si prevede che arriveranno 1.000 tende a Tal Rifaat.

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Siria: inizio d’anno sanguinoso con oltre 30 bambini uccisi nelle prime due settimane del 2018

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

siriasiria1“Con l’inizio del nuovo anno, nel mondo, la maggior parte dei genitori sono pieni di speranza per il futuro dei propri figli; le madri e i padri in Siria, invece, sono in lutto per i bambini che hanno perso. È scioccante che nei primi 14 giorni dell’anno più di 30 bambini siano stati uccisi in un’escalation di violenza nella zona orientale di Ghouta, dove si stima che 200.000 bambini siano rimasti intrappolati sotto assedio dal 2013. A Idlib, nel nord-ovest del paese, si parla di gravi violenze avvenute nelle ultime settimane, a seguito delle quali sono rimasti uccisi e feriti decine di bambini e donne e sfollati circa 100.000 civili. È vergognoso che, dopo quasi sette anni di conflitto, continui una guerra contro i bambini mentre il mondo guarda. Milioni di bambini in tutta la Siria e nei paesi vicini hanno subito le conseguenze devastanti di livelli di violenza ininterrotti in diverse parti del paese.L’UNICEF ha ricevuto informazioni dall’interno dell’area orientale di Ghouta: le persone si stanno rifugiando nel sottosuolo temendo per la loro vita. Un attacco particolarmente violento contro edifici residenziali sembra essere stato così forte da ferire 80 civili, tra cui bambini e donne. Il personale medico ha dovuto faticare per estrarre i sopravvissuti dalle macerie.Due strutture mediche sono state attaccate negli ultimi giorni a est di Ghouta, e la maggior parte dei centri sanitari hanno dovuto chiudere a causa della violenza. In alcune zone, le cliniche mobili di emergenza sono siria2l’unico modo per le famiglie di ricevere assistenza e cure mediche. A Idlib, l’ospedale materno-infantile e pediatrico di Ma’arrat An Nu’man è stato attaccato tre volte, rendendolo non operativo, e almeno un paziente e due medici sono stati uccisi. Secondo quanto riferito, le scuole sono state chiuse all’interno e intorno a Ghouta est in un momento in cui i bambini di altri paesi siriani sono impegnati negli esami intermedi. Mentre alla fine dell’anno scorso abbiamo visto un piccolo barlume di speranza con l’evacuazione di 17 bambini bisognosi di cure mediche urgenti, l’intensificarsi della violenza all’interno e intorno a Ghouta est ha trasformato la speranza in disperazione per i restanti 120 bambini che continuano a soffrire in silenzio in attesa di un’evacuazione medica urgente.Dobbiamo essere in grado di raggiungere i bambini bisognosi di assistenza umanitaria, con urgenza e senza restrizioni, ovunque si trovino in Siria. Le varie parti coinvolte nel conflitto possono far sì che ciò avvenga, consentendo immediatamente agli operatori umanitari di raggiungerli con l’assistenza salvavita.L’UNICEF continuerà a fornire assistenza umanitaria essenziale per la sopravvivenza e il benessere mentale dei bambini in tutta la Siria. Per i bambini più vulnerabili nelle aree assediate e difficili da raggiungere, possiamo e dobbiamo fare di più. Di che cosa ha bisogno il mondo per intraprendere un’azione collettiva per porre fine alla guerra contro i bambini in Siria? E chi combatte, quando si renderà conto che, uccidendo i bambini, sta uccidendo anche il futuro della Siria?”. (foto. siria)

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Commemorazione degli attacchi chimici siriani del 21 agosto 2013

Posted by fidest press agency su sabato, 23 agosto 2014

chemical-attacks-of-august-21-2013Un anno fa, il 21 agosto 2013, svariate zone residenziali della Ghouta, area rurale nei sobborghi di Damasco, furono al centro di un massiccio attacco condotto con armi chimiche che si ritiene abbia causato la morte di 1400 civili e l’invalidità di molti altri. Il mondo ne rimase sconvolto e per effetto della forte pressione internazionale il governo siriano acconsentì alla distruzione, sotto il controllo dell’OPAC (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche), dei propri arsenali di armi chimiche. Ma un anno dopo quegli attacchi, l’iniziale forte reazione internazionale sull’uso di agenti tossici contro i civili in Siria sembra essersi acquietata. La tuttora assediata area della Ghouta non ha ancora ricevuto alcun tangibile aiuto internazionale e i sopravvissuti stanno tuttora soffrendo dei gravi effetti collaterali derivanti dall’esposizione a sostanze letali. Green Cross invoca l’immediato sostegno internazionale alle vittime e ribadisce l’assoluta necessità di intensificare gli sforzi internazionali affinché dalla regione vengano bandite tutte le armi di distruzione di massa (ADM). Green Cross è recentemente riuscita, in collaborazione con l’organizzazione partner siriana Al-Seeraj, ad avviare nella Ghouta un progetto di aiuti d’emergenza finalizzato al rifornimento urgente di farmaci per impedire l’ulteriore diffusione di malattie nella popolazione già gravemente debilitata dagli attacchi chimici. Ma quella gente malata e traumatizzata ha bisogno di ben altro sostegno. “È un vero e proprio disastro umanitario quello che si sta verificando nelle zone assediate”, ha dichiarato K. A., una donna di 27 anni che ha perso tutti i suoi familiari nell’attacco a Zamalka, nella Ghouta meridionale. Nonostante gli orrori patiti, essa è rimasta nel quartiere sotto assedio e ora sta dedicandosi anima e corpo come assistente sanitaria a favore di coloro che soffrono.Sin dagli inizi del 2008, Green Cross sta sostenendo dei progetti socio-sanitari locali nella regione di Halabja, nell’Iraq settentrionale, tristemente nota per gli attacchi con gas letali ordinati dal regime di Saddam Hussein nel 1988. Tali progetti sono incentrati sugli effetti sociologici, psicologici e fisici a lungo termine di quegli attacchi chimici e stanno dimostrando quanto sia importante dare un sostegno alle vittime anche molto tempo dopo il verificarsi dell’evento.Falah Muradkhin, sopravvissuto agli attacchi del 1988 e oggi coordinatore di progetto nella Wadi Iraq, l’organizzazione partner locale di Green Cross, piange le vittime degli attacchi nella Ghouta e sottolinea che “25 anni fa non si disponeva di una tecnologia che consentisse di informare con immediatezza il mondo su ciò che stava avvenendo ad Halabja. Ma oggi la situazione è diversa. Le tremende immagini provenienti dalla Ghouta sono state rapidamente divulgate e viste da molte persone. Ma ciò nonostante nessuna azione è stata intrapresa per aiutare le vittime degli attacchi e nessuna risposta adeguata è provenuta dalle Nazioni Unite o da Paesi, tra cui l’Europa, che si presume fossero coinvolti nello sviluppo degli arsenali di armi chimiche della Siria”. Ecco perché Green Cross, in questa giornata commemorativa, chiede l’immediato sostegno internazionale per le dimenticate vittime degli attacchi nella Ghouta.
Green Cross sta anche adoperandosi attivamente a favore della creazione di un mondo realmente liberato dalle armi chimiche e quindi invita i sei Stati che ancora non l’hanno fatto, vale a dire Angola, Egitto, Israele, Birmania (Myanmar), Corea del Nord e Sud Sudan, ad aderire alla CAC (Convenzione sulle Armi Chimiche). Inoltre, tenuto conto dell’intricata interrelazione militare tra i vari tipi di armi di distruzione di massa -ABC-, Green Cross chiede che il passo successivo consista nell’istituzione di una Zona esente da armi di distruzione di massa (ADM). “Fin quando vi sarà anche una sola di queste armi in un qualche deposito, le genti che vivono in questa regione di tensioni politiche non potranno mai contare su una reale sicurezza”, conclude Dr. Stephan Robinson, responsabile settore disarmo e acqua di Green Cross.

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