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Anniversario Carlo Alberto Dalla Chiesa

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2011

Palermo, Venerdì 3 settembre 1982, ore 21.00 il nuovo prefetto di Palermo, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sta andando a cena con la giovane moglie Emanuela Setti Carraro, di scorta li segue un’Alfetta guidata dall’agente della polizia di Stato Domenico Russo. Giunti in Via Isidoro Carini sopraggiungono due motociclette e un’auto che affiancandosi all’A112 del generale aprono il fuoco a colpi di kalashnikov uccidendoli sul colpo. Sul luogo dell’eccidio, un anonimo cittadino lascia un cartello affisso al muro. Poche parole, una frase che in breve fa il giro del mondo: “Qui è morta la speranza dei siciliani onesti”. Carlo Alberto Dalla Chiesa nacque a Saluzzo (Cuneo) nel 1920. Nel 1942 divenne sottotenente dell’Arma dei Carabinieri, si laureò in giurisprudenza e fu uno dei capi della Resistenza nelle Marche. Nel 1946, a Firenze, sposò Dora Fabbo, che rimase compagna silenziosa e fedele del futuro generale per più di 30 anni. Nel 1948 fu inviato con il grado di colonnello in Sicilia dove ebbe le sue prime esperienze nella lotta contro la mafia, arrivando all’incriminazione di Luciano Liggio e, fra il 1966 e il 1973, arrestò 76 capi mafiosi. Nel 1973 venne promosso generale di brigata e trasferito in Piemonte e nel ’77 gli fu affidata la coordinazione degli istituti di sicurezza e di pena. Nel 1978 venne promosso generale con poteri su tutto il territorio e una dipendenza diretta dal Ministero degli Interni fino al 1981 per far fronte alla minaccia del terrorismo. In tre anni riuscì a distruggere l’organizzazione delle Brigate Rosse e grazie ad una serie di pentimenti oggi possiamo sapere la storia completa di tale gruppo eversivo. Nel 1981, quando il pericolo cessò, Dalla Chiesa fu mandato a Palermo dove la delinquenza persisteva, con l’incarico di prefetto antimafia, però i suoi poteri limitati gli impedirono di agire. Il 3 settembre del 1982, mentre tornava dal palazzo della Prefettura del capoluogo siciliano, fu assassinato da killer mafiosi, insieme alla giovane moglie Emanuela Setti Carraro di 31 anni, con la quale il generale era sposato da soli 54 giorni, e all’agente di scorta Domenico Russo.
L’Agente Scelto Domenico Russo nasce a S. Maria Capua Vetere (CE) il 27/12/1950. Quella sera Domenico seguiva con l’auto di servizio, un’Alfetta non blindata, come scorta alla A-112 del Generale e della sua compagna, che vennero trucidati in maniera vile da un commando della Mafia a colpi di Kalashinkov, in quella circostanza, l’auto con a bordo l’autista e l’Agente Russo, venne affiancata da una motocicletta guidata da Pino Greco detto “Scarpuzzedda”, che uccise l’autista e ferì in maniera gravissima il Russo, il quale morì dopo 13 giorni di agonia all’ospedale di Palermo. Domenico lasciava la moglie ed un figlio piccolo.
L’Agente Russo per il suo atto di eroismo venne insignito della Medaglia d’oro al valor civile con la seguente motivazione: “Di scorta automontata per il servizio di sicurezza ad eminente personalítà, assolveva al proprio compito con sprezzo del pericolo e profonda abnegazione. Proditoriamente fatto segno a numerosi colpi d’arma da fuoco esplosi a distanza ravvicinata da parte di alcuni appartenenti a cosche mafiose, tentava di reagire al fuoco degli aggressori nell’estremo eroico tentativo di fronteggiare i criminali, immolando così la vita nell’adempimento del dovere. Palermo, 3 settembre 1982.” (carlo alberto, domenico russo)

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