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Casaleggio nella storia del Movimento 5 stelle

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

di Luigi Di Maio. Ieri è stata una giornata intensa, caratterizzata dalla seconda consultazione con il Presidente della Repubblica. Avete visto gli sviluppi e non voglio parlarvi di questo. Voglio ricordare Gianroberto Casaleggio, il cofondatore del MoVimento 5 Stelle che ci ha lasciato prematuratamente due anni fa. E’ tutto il giorno che Gianroberto torna nei miei pensieri. La prima volta che lo conobbi, gli incontri a Milano e a Roma, i suoi insegnamenti. Gianroberto ha tracciato la linea che il MoVimento 5 Stelle sta ancora seguendo. E’ stato lui ad individuare nella Rete il mezzo per far diffondere le idee del MoVimento, è stato lui a farci conoscere la piattaforma dei Meetup dove sono nati i primi gruppi, è stato lui a creare la piattaforma Rousseau. Gianroberto è stato insieme a Beppe la prima persona a credere nella forza delle nostre idee e nella validità del nostro progetto. Ha dato vita a una creatura che dopo neppure dieci anni di vita è diventata la prima forza politica del Paese che è a un passo dal creare il governo del cambiamento. Ci manca tantissimo e vorrei che fosse qui con noi per seguire questi momenti decisivi per il nostro futuro. Vorrei che ognuno di noi oggi ricordasse Gianroberto perchè se oggi siamo qui, se abbiamo preso 11 milioni di voti e siamo a un passo dal governo lo dobbiamo a lui, alle sue idee, al suo lavoro. E se in Italia le cose finalmente cambieranno sarà anche grazie a Gianroberto Casaleggio. (fonte blog delle stelle)

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“Il Web è morto, viva il web”

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 dicembre 2017

casaleggiodi Gianroberto Casaleggio, tratto dal libro: “Il Web è morto, viva il web” Qual è la direzione? Quale il senso della vita lavorativa? La nostra attività assorbe la maggior parte del tempo, la miglior parte del tempo: la giovinezza e la maturità.
A fare cosa? E per quale motivo? Guidati da qualche significato? L’avvento della produzione industriale ha reso queste domande abituali per le persone. La ripetizione, la spersonalizzazione e il profitto, considerato valore fondamentale, sono normali nelle aziende e nelle fabbriche.
Si lavora per mangiare, per guadagnare di più, per carriera, per recitare un ruolo sociale, per potere. Tutti motivi comprensibili, in particolare il mangiare, ma è veramente tutto qui? 35 anni moltiplicati per 200 giorni per 8 ore meritano di più.Quanti lavorano per realizzare sé stessi? Quanti si accorgono delle loro potenzialità? Quanti, entrando in ufficio o in fabbrica, hanno la sensazione di fare la cosa giusta, di esercitare una scelta non dettata dal bisogno o da una rinuncia a priori? E’ stupefacente il numero delle persone che tirano letteralmente a campare convinte che sia giusto così, “Del resto è così” direbbe Enrico Bertolino.Il lavoro come obbligo, come dipendenza diventa allora una condizione umana simile all’autoipnosi, un sogno permanente dal quale è meglio non svegliarsi, non si sa mai.Il tempo, l’unica reale ricchezza di cui disponiamo, è sprecato, banalizzato, utilizzato come se fosse una risorsa infinita. Spesso il tempo lavorativo è visto come una gabbia temporale in cui le persone sono autorizzate a non pensare, a non esistere. Il cartellino è la chiave della gabbia. Poi, finalmente, il tempo libero, oasi, fuga dal lavoro, ma in fondo da esso totalmente dipendente. Replichiamo gli ambienti lavorativi anche in vacanza. Courmayeur e Rimini sono rese sempre più simili alle città in cui lavoriamo. E spesso ci incontriamo pure i colleghi.
A fine agosto, tornando in ufficio dalla Bretagna, sono stato infastidito dalla ripetitività delle frasi che sentivo: “Finite le vacanze? – Sì, purtroppo – Io non me lo ricordo neanche più – Adesso dobbiamo aspettare l’anno prossimo – Siamo di nuovo qui – Si stava meglio prima!”
Un mantra ripetuto per esorcizzare il rientro. Ma nessuno ci obbliga ad accettare una condizione di dipendenza. Se non esprimiamo noi stessi, la colpa non può essere addebitata al sistema. Noi siamo i responsabili.Wasteland è il nome dato dai Celti alla terra senza vita, piena di desolazione che divenne per un certo periodo l’Inghilterra al tempo di Re Artù. La Britannia sembrava preda di un sortilegio. Merlino convinse Artù che per sciogliere l’incantesimo doveva trovare il Graal. Il cavaliere puro di cuore inviato a cercarlo fu Parsifal. Ma cosa doveva in realtà cercare? All’inizio lo ignorava e solo quando comprese il vero significato della ricerca, Wasteland cessò di esistere. Il Graal ha avuto molte interpretazioni: piatto in cui Gesù consumò l’agnello pasquale, pietra magica, corno dell’abbondanza, calice dell’Eucaristia, calderone celtico della vita, la conoscenza assoluta e altre ancora. Probabilmente è la ricerca del significato della nostra esistenza.
Wasteland è la nostra vita in assenza di significato. “To waste” in lingua inglese vuol dire guastare, distruggere, sprecare, dissipare. Quello che quotidianamente facciamo in assenza di una ragione superiore per le nostre azioni. Di un significato.
Quella “ragione superiore” che nel nostro lavoro dovrebbe essere la volontà di migliorare, di creare, di generare positività. A chi scuotesse la testa suggerisco di provare a cambiare e di usare la sua immaginazione senza porsi dei limiti a priori. Ad applicare ed esercitare la sua volontà. Significato, volontà e immaginazione sono tre potenti talismani che chiunque possiede, di solito sono latenti, ma sono lì, a nostra completa disposizione. Con essi si può creare una nuova realtà che prima non sembrava possibile. Non è forse così che sono successe tutte le cose importanti nella Storia con la esse maiuscola e anche nella nostra vita quotidiana? Con un significato, l’immaginazione e la volontà?
Usiamo i nostri talismani, dissolviamo il sortilegio di Wasteland. (fonte blog 5 stelle)

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Morte di Gianroberto Casaleggio

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2016

casaleggio-beppe-grillo“La morte di Gianroberto Casaleggio mi ha sorpreso questa mattina come un evento imprevisto e imprevedibile. Ho pensato: non è possibile. Sono così giovani e pieni di vita i colleghi del M5S, sempre così pronti alla protesta, alla reazione rapida di denuncia, alla sceneggiata incisiva sul piano mediatico, anche se a volte un po’ buffonesca: ma sono i giovani del Parlamento italiano. Giovani per età, per freschezza, perfino per ingenuità quando lanciano programmi così innovativi da far credere che nessuno prima di loro possa aver pensato quelle cose e addirittura possa aver provato a farle. Giovani con cui il mondo ricomincia, ma giovani che avevano alle spalle Grillo e Casaleggio, un uomo di spettacolo e uno di comunicazione. Il loro assist vincente. Distante da loro in molte battaglie, ma non in tutte, non se ne poteva non apprezzare la genialità comunicativa; l’evento spot che obbligava alla critica ma anche ad un sincero apprezzamento per la capacità di bucare lo schermo della pubblica opinione. Oggi che Gianroberto Casaleggio non c’è più, con un certo rammarico anche noi ci stringiamo accanto alla sua famiglia naturale, ma anche accanto a questa sua famiglia politica. E nel silenzio che meritano i fatti rilevanti, ci auguriamo che quella tradizione così efficace sul piano comunicativo non vada perduta”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.
“Dispiacere e amarezza per la morte di Casaleggio. Cordoglio ai familiari e ai suoi affetti più cari”. Lo scrive su Twitter Simone Baldelli, deputato di Forza Italia e vice presidente della Camera.
“Casaleggio era certamente un innovatore, un innovatore in chiave antipolitica”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio. “Penso che un movimento di popolo possa continuare anche senza il fondatore. Auguro al Movimento 5 Stelle di continuare nella propria azione politica, nella lezione di Casaleggio. Tutto ci divide dal Movimento 5 Stelle, ma in queste situazioni, come dicono, ‘dei morti non si può che parlar bene’”. “Preferisco non fare calcoli politici in momenti del genere”, ha risposto Brunetta a chi gli chiedeva i possibili contraccolpi nello scenario politico nazionale dopo la scomparsa di Casaleggio. “Preferisco – ha sottolineato – rispettare il dolore di tutti i militanti e gli eletti del Movimento 5 Stelle, dolore a cui mi unisco come persona, come capogruppo di Forza Italia alla Camera e come collega dei deputati del Movimento 5 Stelle, che ricordo essere il primo partito italiano. Il primo partito italiano non è il Partito cosiddetto democratico. Come non rispettare il fondatore del maggior partito italiano? Questo è il nostro stile”, ha concluso Brunetta.
«La prematura scomparsa di Casaleggio colpisce tutti. Il mio cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia in questo momento difficile». È quanto scrive su Twitter il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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