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Van Gogh e il Giappone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

I prossimi 16, 17, 18 settembre (elenco sale a breve su http://www.nexodigital.it) la nuova stagione della Grande Arte al Cinema di Nexo Digital. Diretto da David Bickerstaff, il docufilm propone un viaggio tra le bellezze della Provenza, l’enigma del Giappone e le sale della mostra ospitata nel 2018 al Van Gogh Museum di Amsterdam.Grazie alle lettere dell’artista e alle testimonianze dei suoi contemporanei, questo commovente docufilm rivela l’affascinante storia del profondo, intenso legame tra Van Gogh e l’arte giapponese e il ruolo che l’arte di questo paese, mai visitato dall’artista, ebbe sul suo lavoro. Oltre a indagare la tendenza del japonisme, Van Gogh e il Giappone ci guiderà attraverso l’arte del calligrafo Tomoko Kawao e dell’artista performativo Tatsumi Orimoto per comprendere appieno lo spirito e le caratteristiche dell’arte del Sol Levante. Quando il periodo Edo terminò, nel 1868, e il Giappone si aprì all’Occidente, Parigi venne infatti inondata di tutto ciò che era giapponese sotto forma di oggetti decorativi e stampe colorate impresse con matrici di legno chiamate ‘ukiyo-e’ (letteralmente “immagini del mondo fluttuante”). Van Gogh rimase affascinato da tutti gli elementi di questa straordinaria cultura visiva e dal modo in cui potevano essere adattati alla ricerca di un nuovo modo di vedere. Lesse le descrizioni del Giappone, acquistò stampe per tappezzare la sua stanza e studiò attentamente le opere giapponesi soffermandosi sulle figure femminili nei giardini o sui bagnasciuga, su fiori, alberi e rami contorti: apprezzava di quei lavori linee e purezza compositiva tanto da farne una fonte d’ispirazione imprescindibile per la sua pittura.Nel 1888, del resto, Parigi era diventata per Vincent una città troppo frenetica. Per questo il pittore decise di partire per il sud della Francia, alla ricerca di nuovi spunti e di una vita a più stretto contatto con la natura. In Provenza, Van Gogh scoprì un paesaggio magnifico, una luce potente, una popolazione dai costumi tradizionali e per certi versi “esotici”, capaci di dialogare con la sua visione idealizzata del Giappone e con il suo “sogno” giapponese. Quelli che seguirono furono per lui anni prolifici, ma anche estremamente travagliati, che diedero linfa vitale ad alcune delle opere più iconiche della sua intera produzione, come I Girasoli e i suoi celebri ritratti.
Spiega il regista David Bickerstaff: “La cosa stupefacente nel lavorare a un film su Van Gogh è la ricchezza delle intuizioni che emergono dalle sue lettere o anche solo osservando da vicino le sue opere. Pensi di conoscerle, perché sono famosissime, ma ogni “visione” rivela qualcosa di nuovo. L’intensità del sentire di Van Gogh mentre lotta con la sua arte è messa a nudo con ogni segno che marca sulle tele. È la ricerca di una semplicità potente che ha attratto Vincent van Gogh verso l’arte del Giappone”.

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Giappone: grappoli d’uva venduti all’asta per 10 mila euro circa

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

In Giappone, alcuni grappoli di uva del tipo Ruby Roman sono stati battuti all’asta per una cifra record di 1,2 milioni di yen, l’equivalente di oltre 9.800 euro, rendendoli i più costosi di sempre, da quando la varietà è stata lanciata sul mercato dodici anni fa. Coltivata nella prefettura di Ishikawa, nel Giappone centrale, con un basso livello di acidità e alto contenuto di zucchero, la qualità Ruby Roman risulta estremamente succosa e ogni chicco pesa almeno 20 grammi. Il vincitore dell’asta è il proprietario di tre ‘ryokan’, gli alberghi in stile giapponese, che ha comprato il contenuto tramite un intermediario al mercato di Kanazawa. Il maltempo dello scorso giugno aveva inizialmente fatto preoccupare i viticoltori locali, ma l’aumento delle temperature ha dissipato quei timori, e adesso l’unione di cooperative di Ishikawa prevede di vendere circa 26 mila grappoli di Ruby Roman entro la fine di settembre. Pur pagando tali somme, i giapponesi non guardano al costo di acquisto, in particolare quando offrono la frutta, un dono prezioso nell’arcipelago. Nei reparti dei grandi magazzini dedicati o negozi specializzati, le opere d’arte della natura sono esposte come gioielli, protette da una rete bianca. Spesso vendute singolarmente, mele, pere, pesche, uva presentano forme perfette e lasciano un gusto squisito al palato. Anche nei supermercati di base, la frutta è ancora costosa: una sola mela spesso costa l’equivalente di 2 euro. Eppure evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, in Italia diciamo che la frutta è cara. Se amate la frutta e non potete farne a meno… beh, cominciate ad ipotecare casa vostra, come avviene in un qualunque supermercato “Tokyo food show”. Godiamo la frutta noi che possiamo!

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Un sistema monetario parallelo in yuan?

Posted by fidest press agency su martedì, 9 luglio 2019

A ogni azione di solito corrisponde una reazione che, a volte, sorprende chi ha iniziato il contenzioso. E’ il caso della politica dei dazi e delle sanzioni di Trump: stanno determinando le condizioni per la nascita di un sistema monetario parallelo basato sullo yuan cinese utilizzabile sia per gli scambi commerciali sia come riserva monetaria. Soprattutto in Asia.Anche le sanzioni americane nei confronti di chi importa petrolio dall’Iran, di fatto, spigono in tale direzione. La Cina è il principale importatore di energia dall’Iran e continuerà a farlo. Il problema, di conseguenza, sorgerà al momento del pagamento in dollari.Ogni anno la Cina importa dal resto del mondo petrolio per 250 miliardi di dollari e altri 150 miliardi di merci, quali l‘acciaio, il rame, il carbone e la soia. Tutte queste commodity finora sono valutate e commerciate in campo internazionale in dollari.
Perciò anche la Cina li deve pagare con la valuta americana. Ciò dà alle autorità Usa un ampio margine di “manovra” su cosa la Cina compra e da chi. In verità, negli anni passati gli Usa non hanno mai nascosto l’intenzione e la capacità di usare questa leva per condizionare certi sviluppi in un’ottica geopolitica e geoeconomica. Ad esempio, hanno imposto delle forti sanzioni pecuniarie contro alcune banche non americane, come la Standard Chartered inglese e la BNP Parisbas francese, per aver fatto in passato delle operazioni finanziarie in dollari con le controparti iraniane, anche se le suddette banche non avevano violato alcuna regola dei Paesi in cui gli accordi erano stati stipulati. Lo stesso potrebbe oggi succedere per quelle banche, cinesi oppure no, che dovessero giocare un ruolo nei pagamenti in dollari per saldare contratti d’importazione del petrolio iraniano. Pensare di costringere gli importatori di petrolio iraniano, tra cui la Cina, il Giappone, l’India e la Corea del Sud, a cambiare il Paese di rifornimento, ad esempio approvvigionandosi dall’Arabia Saudita, alleata di Washington, potrebbe rivelarsi un grave errore di calcolo. Di fronte a questa situazione sta emergendo una serie di nuovi strumenti valutari internazionali alternativi al dollaro. Da un po’ di tempo Pechino lavora in questa direzione e si prevede per lo yuan un ruolo centrale. Prima di tutto, per incoraggiare l’utilizzo della sua valuta nazionale nei commerci, il governo cinese sta agevolando l’accesso ai finanziamenti in yuan attraverso organismi offshore con base a Hong Kong. In secondo luogo, per convincere chi esporta petrolio in Cina ad accettare pagamenti in yuan, Pechino intende dimostrare che i Paesi produttori potrebbero utilizzare gli yuan non solo per l’acquisto di beni cinesi.
Pechino, perciò, programma di offrire prodotti finanziari con un valore sicuro e stabile, facilmente monetizzabili, che potrebbero in futuro diventare, addirittura, un’alternativa ai bond del Tesoro americano. La Cina sta offrendo contratti future sul petrolio e sull’oro che, tra l’altro, permetterebbero agli interessati di creare una garanzia sul prezzo del petrolio ma anche di poterli convertire in oro.Il processo sembra lento ma è irreversibile. La Cina ha già convinto il Qatar ad accettare lo yuan per il pagamento di parte delle sue esportazioni di petrolio. Inoltre, come conseguenza dell’importante accordo pluriennale di acquisto di petrolio e gas russo per 400 miliardi di dollari da parte della Cina, lo scorso anno Mosca ha cambiato l’equivalente di 50 miliardi di dollari delle sue riserve monetarie in yuan. Pechino ha già siglato accordi di swap monetari con più di 30 Paesi, tra cui il Giappone e la Russia, che permettono di utilizzare per i commerci lo yuan, bypassando il dollaro. Si ricordi, ad esempio, che molti progetti di cooperazione tra Brasile e Cina sono già finanziati e regolati in yuan.
Proprio alla vigilia del G20 Russia e Cina hanno sottoscritto un accordo per l’utilizzo di strumenti finanziari in rubli e in yuan fino a coprire nei prossimi anni il 50% di tutti i loro commerci bilaterali. E’ da notare che allo stesso tempo i due paesi stanno espandendo enormemente le loro riserve in oro.La stessa realizzazione della “Belt and Road Initiative, la Nuova Via della Seta, e il ruolo di finanziamento dell’ Asian Infrastucture Investment Bank (AIIB), serviranno per l’internazionalizzazione dello yuan. Molti progetti infrastrutturali con i paesi asiatici coinvolti sono già stipulati nella valuta cinese.Al riguardo è molto interessante la lettura dell’ultimo bollettino della Banca Mondiale sull’economia dei paesi dell’Africa sub-sahariana, dove la presenza e la cooperazione della Cina è visibilmente molto elevata. La composizione per valuta dell’intero ammontare del debito pubblico e privato di quella regione sarebbe così suddivisa: soltanto il 5,7% in euro, il 62,4% in dollari e il 25% in altre monete. E in quest’ultima categoria lo yuan occupa la parte preponderante. I suddetti processi di portata globale avranno inevitabilmente effetti anche sull’Europa, che è chiamata a giocare un ruolo attivo e non subalterno ad altri interessi. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Il bucato diventa green al 100%: Arriva dal Giappone il sacchettino di magnesio

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Il segreto è tutto nel magnesio. «A contatto con l’acqua il magnesio sprigiona bollicine di idrogeno e va a formare acqua alcalina ionizzata che riesce a pulire a fondo la biancheria senza l’uso di detersivi. Non c’è nulla di miracoloso, è una semplice reazione chimica». È una sintesi estremamente condensata quella che fa Giuseppe Re, amministratore di The Wellness Store. L’azienda con sede a Pezzana (VC) è l’importatore ufficiale di TerraWash, l’innovativo sacchettino che permette di fare il bucato senza l’uso di detersivi, con un impatto zero sull’ambiente. Il prodotto 100% green arriva dal Giappone e sta conquistando sempre più affezionati. «In circa un anno e mezzo di presenza in Italia, TerraWash è stato scelto da oltre 3.500 famiglie», aggiunge Re. «In Giappone, dove il prodotto è presente sul mercato da quasi sei anni, ammontano a oltre un milione i pezzi venduti. Segnali positivi arrivano anche dai mercati europei ed asiatici perché l’attenzione all’ambiente è un tema che sta sempre più a cuore».Premiato con l’Organic Innovation Gold Award al Natexpo 2017 di Parigi, il salone internazionale dei prodotti biologici, ha inoltre ricevuto al Sana 2017 di Bologna, il salone internazionale del Biologico e del Naturale, il premio “Blogger for Sana” come miglior novità nella categoria Green Lifestyle. Dopo il grande successo dello scorso anno, TerraWash rinnova la sua presenza a Fa’ la cosa giusta!, la più grande fiera italiana del biologico, che si terrà dall’8 al 10 marzo a Milano.«Il rispetto dell’ambiente deve necessariamente passare dalle scelte che facciamo ogni giorno, dallo stile di vita che seguiamo a ciò che mettiamo nel carrello del supermercato. E le nuove conoscenze e la tecnologia ci aiutano a fare dei passi in questa direzione. È così, per esempio, per quanto riguarda le auto: non è un mistero la virata che sempre più Stati stanno facendo per limitare le macchine a gasolio e incentivare la mobilità elettrica. Può essere così anche per quanto riguarda un gesto banale, quanto quotidiano, quale è quello di fare il bucato». Per Re è una questione di cambio di prospettiva: «Basta guardare alle nostre azioni da un punto di vista diverso per capire che possiamo fare molto per il nostro ambiente. TerraWash è un approccio differente al mondo del pulito». Un approccio dai molti vantaggi: «Ha un impatto ambientale praticamente quasi nullo – spiega -. Considerando 5-6 lavaggi a settimana, TerraWash ha una durata di circa un anno. Igienizza e pulisce i capi e mantiene pulita anche la lavatrice, evitando l’accumulo dei residui tipici dei detersivi; inoltre, rispetto ai detersivi tradizionali è dieci volte più efficace contro gli odori ed è ipoallergenico, quindi ideale per persone con pelle sensibile e per chi soffre di allergie e di sensibilità chimica multipla – MCS».
In concreto, TerraWash si presenta come un sacchettino che contiene palline di magnesio puro al 99,95%; non ci sono sbiancanti ottici, profumi, allergeni ed enzimi. Il suo utilizzo è estremamente semplice: è sufficiente inserirlo nel cestello della lavatrice insieme alla biancheria sporca e scegliere il programma di lavaggio. Ci sono però alcune accortezze da prevedere: in caso di macchie ostinate, è consigliato pretrattare il capo prima del ciclo di lavaggio per avere un risultato migliore; dato che TerraWash è inodore, per dare profumazione alla biancheria si può utilizzare qualche goccia di olio essenziale. Come i comuni detersivi, TerraWash alza il pH dell’acqua e l’acqua alcalina può essere aggressiva sulle proteine animali. Per cui, per capi in lana e seta viene consigliato l’uso di un detersivo specifico. TerraWash viene commercializzato online e in alcuni negozi selezionati ad un prezzo di circa 49 euro. Info: http://www.terrawash.it

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“Il Giappone innalza il suo tasso di crescita potenziale”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 febbraio 2019

A cura di Daisuke Nomoto, Gestore di portafoglio senior di Columbia Threadneedle Investments Sebbene le prospettive per la crescita globale stiano diventando più incerte a causa degli attriti commerciali sino-americani e della forza gravitazionale esercitata dal rialzo dei tassi d’interesse, riteniamo che il continuo programma di riforme del Giappone finirà probabilmente per innalzare il tasso di crescita di lungo termine. Col tempo, ciò dovrebbe spingere al rialzo anche le quotazioni azionarie.Il Giappone sta introducendo tre corpus di riforme concepite per risolvere le debolezze strutturali e quelle attinenti al governo societario. Si tratta di:Riforma dell’immigrazione
Riforma dello stile di lavoro, Riforma della corporate governance.Per contestualizzare, riepiloghiamo brevemente la storia economica e i successi recenti del Giappone. Possiamo suddividere gli ultimi 40 anni in tre periodi: la straordinaria crescita degli anni ‘80, l’opprimente deflazione degli anni ‘90 e il periodo da fine 2012 ad oggi, caratterizzato dalle riforme strutturali della “Abenomics”. Dopo la lunga fase di deflazione seguita alla rapida crescita degli anni ‘80, molte società giapponesi si sono ripiegate su sé stesse. Piuttosto che investire nella crescita futura per generare rendimenti superiori, hanno fatto di tutto per proteggere le prerogative acquisite, prestando scarsa attenzione all’efficienza dell’allocazione del capitale. Tuttavia, dopo i 15 anni di crescita zero dal 1998 al 2013, le riforme del Presidente Shinzō Abe stanno finalmente dando i loro frutti e il PIL si sta avvicinando all’obiettivo del governo di JPY 600.000 miliardi.Le pressioni inflazionistiche non sono state abbastanza forti da oltrepassare il target del 2% della Bank of Japan (BoJ), ma gli indicatori economici suggeriscono chiaramente che la deflazione è stata sconfitta. Pur non escludendo la possibilità che la BoJ modifichi la sua politica monetaria per consentire al rendimento dei titoli di Stato giapponesi (JGB) decennali di salire lievemente, crediamo che rimarrà accomodante ancora per qualche tempo, mantenendo il tasso di riferimento a breve termine sul -0,1%. Ciò è in netto contrasto con la politica di inasprimento della Fed.
Il PIL è funzione sia delle dimensioni della forza lavoro che della produttività. Il Giappone è storicamente diffidente nei confronti dell’immigrazione, ma l’invecchiamento della sua popolazione rende urgente un potenziamento della forza lavoro tramite gli immigrati. In un primo momento, le politiche governative hanno cercato semplicemente di aumentare la partecipazione delle donne e dei cittadini più anziani al mercato del lavoro. Ma tali misure non sono bastate a colmare l’ampio divario tra domanda e offerta, ragion per cui il Giappone ha aperto sempre più le porte ai lavoratori provenienti dall’estero. Benché l’immigrazione sia sempre una questione controversa, per un paese che necessita immediatamente di più lavoratori per sostenere la crescita economica la deregolamentazione è uno sviluppo positivo.
Negli ultimi cinque anni, il numero di lavoratori esteri è aumentato dell’87% a 1,3 milioni, ma si tratta ancora del 2% appena della forza lavoro totale, contro il 17% circa degli Stati Uniti e l’11% del Regno Unito, a indicazione di un notevole margine di crescita residuo. A giugno 2018, il governo ha annunciato permessi di soggiorno per lavoratori qualificati con l’obiettivo di attrarre 500.000 nuovi lavoratori entro il 2025.

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Giappone: prospettive 2019

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

Joël Le Saux, Head of Japanese Equities e Portfolio Manager per SYZ Asset Management. Dopo un prolungato periodo di crescita, in questo inizio di 2019 il tasso di crescita dell’economia giapponese sta rallentando, come accade in larga parte delle principali economie mondiali. Il rallentamento globale avrà probabilmente un impatto negativo sugli esportatori giapponesi e in particolare sui titoli ciclici come quelli dell’automazione industriale con ampia esposizione all’economia cinese. I consumatori dovranno confrontarsi con un rialzo delle tasse sui consumi a ottobre 2019 – dall’8% al 10%. Questi venti contrari, comunque, dovrebbero impattare l’economia nazionale meno di quanto accaduto nell’aprile 2014 con un picco di 3 punti percentuali. Questa volta il Paese non deve far fronte a pressioni deflazionistiche e i lavoratori dipendenti hanno goduto di un aumento degli stipendi all’anno di oltre il 2% negli ultimi cinque anni; l’umore è decisamente migliore.Una delle maggiori incognite è nuovamente la policy della Banca del Giappone per il 2019 e oltre. Dopo aver modificato la banda di oscillazione dei bond governativi la scorsa estate, il sentiment sembra condurre verso una normalizzazione delle politiche monetarie fin qui non convenzionali. Considerando la tassa sui consumi autunnale e il rallentamento economico globale, è difficile immaginare cambiamenti importanti delle politiche nel 2019, ma a nostro avviso, è probabile un’eliminazione dell’inutile NIRP – Negative Interest Rate Policy.Dopo aver ripristinato i loro bilanci durante gli anni dell’Abenomics, le società quotate si trovano ora in una condizione di bassa leva e godono di margini e ROE elevati su base storica. Oltre a migliorare la propria governance aziendale, le società si stanno impegnando in modo significativo nella ristrutturazione di strutture di produzione obsolete, nella costruzione di nuovi centri di ricerca e sviluppo e nel miglioramento della produttività. Per superare gli storici problemi demografici, le aziende stanno anche cercando nuove possibilità di crescita tramite acquisizioni e fusioni in Giappone o oltremare. Riteniamo che le incertezze globali siano già state prezzate, con il P/E (rapporto prezzo/guadagni delle azioni di una società) dell’indice Topix inferiore a 11x – il minimo in 6 anni – mentre il P/B (prive to book, rapporto tra prezzo dell’azione e valore di bilancio) è appena inferiore a 1,1x e il RoE ad alta cifra. Anche il rendimento attuale dei dividendi (2,5%) è vicino a un massimo storico. Le basse valutazioni odierne ci consentono di cogliere opportunità interessanti, in particolare nell’ambito delle mid-cap a livello nazionale.

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Il Parlamento approva un importante accordo di libero scambio tra UE e Giappone

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

Stop alla maggior parte dei dazi sulle merci UE esportate in Giappone. Produttori di vino e alcolici, carni, latticini, tessili, commercianti di pelletteria, appalti ferroviari e PMI tra i beneficiari I deputati mercoledì hanno dato il loro consenso all’accordo commerciale UE-Giappone, il più grande accordo commerciale bilaterale mai negoziato dall’UE. L’accordo di partenariato economico tra l’UE e il Giappone, approvato con 474 voti in favore, 152 contrari e 40 astensioni, eliminerà quasi tutti i dazi doganali sulle merci esportate, per un totale di 1 miliardo di euro all’anno in favore delle imprese dell’UE. Tale accordo rappresenta, secondo i deputati, una presa di posizione a sostegno di un commercio libero, equo e regolamentato “in un momento di gravi sfide protezionistiche”.
Mentre i settori più sensibili dell’UE, come la produzione di riso, sono tutelati, gli esportatori UE di vino, formaggio, carni bovine e suine, pasta, cioccolato e biscotti potranno avvantaggiarsi dell’assenza di dazi immediatamente o dopo un periodo di transizione.Saranno protetti 205 prodotti a indicazione geografica europea per aiutare le piccole e medie imprese (PMI), che rappresentano il 78% degli esportatori verso il Giappone. Il Parlamento esorta la Commissione a creare punti di contatto per le PMI, in modo che queste possano beneficiare rapidamente dell’accordo.Il Giappone apre alla concorrenza europea il suo mercato degli appalti ferroviari e degli appalti pubblici nelle sue principali città. Saranno liberalizzati anche il commercio elettronico, i trasporti marittimi internazionali e i servizi postali.Il Parlamento ha accolto con favore l’elevato livello di protezione dell’ambiente e del lavoro, così come l’impegno nei confronti dell’accordo di Parigi sulla lotta al cambiamento climatico. In questo senso, i deputati incoraggiano entrambe le parti a combattere il disboscamento illegale. Il Parlamento ha tuttavia sottolineato che il Giappone deve ratificare tutti i codici del lavoro pertinenti stabiliti dall’Organizzazione internazionale del lavoro.Inoltre, il Parlamento ha approvato oggi con 535 voti in favore, 84 voti contrari e 45 astensioni anche l’accordo di partenariato strategico, che estende la cooperazione a settori quali l’energia, l’istruzione, la ricerca e lo sviluppo, la lotta al cambiamento climatico e al terrorismo.

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Il Buon Vivere vola in Giappone invitato dall’istituto italiano di Cultura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

Osaka (Giappone) venerdì 9 e sabato 10 novembre 2018. La Settimana del Buon Vivere e Romagna Terra del Buon Vivere sono stati invitati dall’Istituto Italiano di Cultura di Osaka al “Salone dello Studio in Italia”.
L’esperienza romagnola del “Buon Vivere” è stata selezionata e inserita tra le mete di viaggio culturale più interessanti. Meta che a livello internazionale viene considerata, quindi, una best practice d’interesse sia didattico, sia metodologico sia come originale proposta turistica.Il Giappone è molto attento e affascinato dal nostro Paese, dalla sua lingua, dalla sua storia, dalle sue tradizioni, dalle sue bellezze, dalla sua capacità d’innovare e dai luoghi ancora da esplorare. L’evento rientra tra le principali manifestazioni organizzate dall’Istituto Italiano di Cultura nell’ambito della XVIII Settimana della Lingua Italiana nel Mondo Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.“Questo invito – afferma Monica Fantini, ideatrice della Settimana del Buon Vivere – ci rende orgogliosi e si aggiunge alle numerose attestazioni di stima che il modello romagnolo sta ricevendo ovunque. Dopo le esperienze alle quali siamo stati coinvolti a Bangalore (India) e con la Farnesina a New York (Usa) ora il Giappone è un’altra opportunità. Racconteremo e porteremo una ventata romagnola di Buon Vivere e di quanto il nostro territorio sia interessante per la diversa prospettiva culturale che propone fatta di ricerca, di relazione e di ospitalità. Fatta di bellezza e di molteplicità di esperienze da poter vivere e scoprire. Daremo, con passione ed entusiasmo, il nostro contributo affinché chi ci ascolta decida di venire a visitarci, perché gli operatori internazionali presenti e i giornalisti di settore scoprano il “buon vivere”, la nostra terra e la Romagna come luogo da non poter più fare a meno di promuovere.” Nel programma delle conferenze le altre realtà italiane coinvolte insieme al Buon Vivere sono la Sicilia, Napoli e Venezia.

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Candriam: che cosa succederà in Giappone?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

Candriam, l’estate scorsa, ha assunto una posizione overweight sui titoli giapponesi. Da allora, le azioni nipponiche hanno sovraperformato quelle mondiali ed europee, sia in valuta locale sia in euro. Ora che Shinzo Abe si è assicurato un nuovo mandato e Haruhiko Kuroda è stato confermato come governatore della Banca centrale del Paese, stiamo cercando un nuovo catalizzatore. La visibilità su una combinazione di politiche accomodanti e un’espansione al di sopra del potenziale rimane di supporto e più colomba di quanto previsto dal consensus.
Da quando, nel luglio dello scorso anno, abbiamo assunto una posizione overweight sulle azioni giapponesi, la rielezione di Shinzo Abe in autunno ha offerto ulteriore visibilità sull’”Abenomics”. Di conseguenza, negli ultimi mesi il sentiment delle aziende, anche di quelle piccole maggiormente orientate al mercato interno, è migliorato. Il mercato azionario giapponese ha risposto con un rally del 20% fino al picco toccato a gennaio di quest’anno. Poiché il Giappone è ben posizionato per beneficiare dell’espansione economica mondiale, ci aspettiamo un secondo anno di crescita del PIL al di sopra del potenziale (1,3% nel 2018 dopo l’1,8% del 2017).
Oltre alla crescita globale sincronizzata, una BoJ accomodante dovrebbe spingere ulteriormente al rialzo la reflazione. Le nomine del governo per la nuova troika della BoJ (in particolare, il professor Wakatabe come vice-governatore) hanno confermato la nostra posizione secondo cui la banca centrale giapponese non si unirà presto al percorso di irrigidimento intrapreso da altre banche centrali. Mentre il Giappone probabilmente dichiarerà vittoria nella sua lotta contro la deflazione, le pressioni inflazionistiche rimangono deboli e ciò ha portato a un forte aumento degli spread sui rendimenti reali vs gli Stati Uniti. In questo contesto, il recente rialzo dello yen giapponese sembra esagerato e minaccia di ritardare i progressi verso l’obiettivo del 2% di inflazione.
Un rafforzamento della divisa nipponica rappresenta solitamente un fattore negativo per le azioni, dato che colpisce gli esportatori. Poiché l’attuale espansione è sempre più ampia, anche le imprese nazionali contribuiscono alla crescita del profitto. Dall’inizio del 2017, il solido slancio degli utili in Giappone ha rispecchiato il miglioramento dell’economia. Il rafforzamento dello yen non ha rappresentato un ostacolo al miglioramento della crescita degli utili. Non dovrebbe quindi sorprendere che la correlazione Nikkei-Yen si sia interrotta negli ultimi mesi. (A cura di Nadège Dufossé, CFA, Head of Asset Allocation di Candriam Investors Group)

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“Giappone economia: tre motivi di uno scenario positivo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 dicembre 2017

Nomoto_DaisukeNelle ultime settimane abbiamo ulteriormente incrementato la nostra esposizione alle azioni giapponesi, alla luce di catalizzatori di breve periodo quali: l’accelerazione degli utili societari bottom-up; indicazioni che la riforma a livello aziendale in atto accresce il rendimento per gli azionisti; aspettative economiche solide; il calo dei rischi politici in seguito alla netta vittoria del premier Abe alle recenti elezioni anticipate; e il fatto che il settore privato nipponico sia fortemente esposto, da un punto di vista operativo, al miglioramento generalizzato della congiuntura mondiale.
In prospettiva, intravediamo tre trend principali che, a nostro giudizio, favoriranno le azioni giapponesi nel 2018 e negli anni successivi.
1) La riforma della corporate governanceI temi di discussione con i dirigenti delle società giapponesi sono cambiati significativamente nell’ultimo decennio, spostandosi verso la strategia aziendale a lungo termine, le relazioni mandante/mandatario, ecc. Questo sviluppo positivo è il risultato dell’introduzione della riforma della corporate governance due anni fa e ha gradualmente contribuito a incrementare la redditività del capitale proprio (Return on Equity, ROE) delle società nipponiche. Crediamo che una migliore corporate governance continuerà a contribuire a liberare il valore inespresso nelle azioni giapponesi.Due dei principali obiettivi degli incentivi di corporate governance sono: 1) eliminare i conflitti d’interesse che esistono tra il management e gli azionisti; 2) assicurare che gli asset della società vengano utilizzati in modo efficace nel migliore interesse degli stakeholder. Vi è una correlazione positiva tra il livello della governance societaria migliorata e il ROE delle società giapponesi. La Figura 1 indica che il ROE medio delle aziende nipponiche è stato decisamente inferiore a quello delle società statunitensi ed europee nel 2011, ma il divario risulta nettamente ridotto nel 2017.La Financial Services Agency giapponese ha proposto uno “Stewardship Code”, che intende promuovere una crescita sostenibile delle aziende in aggiunta al conseguimento di rendimenti d’investimento equi per i clienti e i beneficiari. Stiamo quindi osservando un netto incremento dei dividendi da parte delle società nipponiche nonché il lancio di programmi di riacquisto di azioni proprie. A fronte di una liquidità totale nei bilanci delle aziende giapponesi pari a un livello senza precedenti di oltre 250.000 miliardi di yen (2.300 miliardi di dollari), è probabile che queste ultime continueranno a incrementare i dividendi, effettueranno maggiori operazioni di fusione e acquisizione (M&A) e avvieranno ulteriori programmi di riacquisto di azioni proprie per attenuare l’impatto negativo sul ROE dell’eccessiva liquidità in bilancio.
Redditività del capitale proprio2) Il miglioramento della produttività: la riforma del mercato del lavoro. La produttività è un concetto molto più importante per l’economia giapponese e le sue aziende rispetto alla semplice crescita sostenuta. Il premier Abe ha portato avanti riforme del mercato del lavoro con l’obiettivo di incentivare le donne e i pensionati a tornare al lavoro, incrementando il tasso di partecipazione alle forze di lavoro. Le diverse iniziative del governo stanno iniziando a portare i frutti sperati: circa 1,5 milioni di donne giapponesi si sono aggiunte alle forze di lavoro negli ultimi quattro anni e il tasso di partecipazione femminile è salito al 68%, ossia di otto punti percentuali negli ultimi 15 anni, colmando il divario con gli Stati Uniti, stando ai dati OCSE. Inoltre, il numero totale di dipendenti è cresciuto di oltre 2,4 milioni negli ultimi quattro anni.
La deregolamentazione della struttura del lavoro in Giappone è in atto e ha l’obiettivo di incrementare i salari e fornire migliori opportunità di carriera ai lavoratori non a tempo pieno. Nell’ambito delle riforme strutturali di Abe, il governo ha introdotto il concetto di “pari remunerazione a parità di lavoro”, chiamato “Hatarakikata-Kaikaku” con l’obiettivo di migliorare la produttività del lavoro. Stando al rapporto di McKinsey intitolato “The Future of Japan: Reigniting Productivity and Growth” (“Il futuro del Giappone: rilanciare la produttività e la crescita”), se il Giappone riuscirà a raddoppiare il suo tasso di produttività, potrebbe spingere la crescita del PIL a circa il 3% e ottenere un incremento del PIL che potrebbe arrivare fino al 30% entro il 2025. Si noti che l’obiettivo del governo giapponese consiste nell’incrementare il PIL a 600.000 miliardi di yen (attualmente è pari a 546.000 miliardi), ossia 5.500 miliardi di dollari, entro il 2020. 3) Le società riusciranno a mantenere la loro competitività? (foto: Redditività del capitale proprio, Nomoto_Daisuke)

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Il Giappone e la santa Sede

Posted by fidest press agency su domenica, 8 ottobre 2017

pontificia università gregorianaRoma Giovedì 12 ottobre 2017, ore 16:00 aula Magna della Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4 simposio su Il Giappone e la santa Sede in occasione del 75° Anniversario delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede.I martiri della Chiesa in Giappone hanno «un posto speciale nel mio cuore». Lo ha scritto papa Francesco nella recente lettera del 14 settembre, trasmessa ai vescovi del Giappone dal Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Una storia di oltre 460 anni, unica per molti tratti, quella dei cristiani del Sol Levante, culminata nell’avvio delle relazioni diplomatiche tra il Giappone e la Santa Sede, di cui ricorre quest’anno il 75° anniversario.
Festeggiato già attraverso vari eventi culturali – tra cui una mostra al Tokyo Fuji Art Museum, nella quale è esposta una tela proveniente dalla Pontificia Università Gregoriana – l’anniversario godrà di un ulteriore contributo scientifico con il simposio organizzato dalla Gregoriana in collaborazione con l’Ambasciata del Giappone presso la Santa Sede. Interverrà per primo il gesuita Shinzo Kawamura, dell’Università Sophia di Tokyo, sulle relazioni tra Pio IX e il Giappone, mentre P. Delio Mendonça, S.I. (Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa, Gregoriana) tratterà specificatamente l’inizio del rapporto tra la Santa Sede e il Giappone (1919-1958). P. Adelino Ascenso, della Società Missionaria Boa Nova, offrirà infine un contributo a partire dall’opera dello scrittore giapponese convertitosi al cattolicesimo Shusaku Endo, autore tra l’altro del romanzo a cui si è ispirato Martin Scorsese per il suo “Silence”. L’ingresso è libero. È prevista la traduzione simultanea in italiano e in inglese.Il programma: https://www.unigre.it/

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L’UE e il Giappone si accordano in linea di massima sull’accordo di partenariato economico

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

giapponeBruxelles. L’Unione europea e il Giappone hanno raggiunto oggi un accordo di massima sugli elementi principali di un accordo di partenariato economico. Questo sarà il più importante accordo commerciale bilaterale mai concluso dall’UE e in quanto tale prevederà per la prima volta un impegno specifico relativo all’accordo sul clima di Parigi.
Per l’UE e i suoi Stati membri, l’accordo di partenariato economico eliminerà la maggior parte dei dazi pagati dalle imprese dell’UE, pari a 1 miliardo di EUR l’anno, aprirà il mercato giapponese alle principali esportazioni agricole dell’UE e aumenterà le opportunità in vari settori. Stabilisce standard di altissimo livello in termini di lavoro, sicurezza e tutela dell’ambiente e dei consumatori, salvaguarda pienamente i servizi pubblici e contiene un capitolo specifico sullo sviluppo sostenibile. L’accordo riprende inoltre e rafforza gli standard elevati per la protezione dei dati personali che l’UE e il Giappone hanno recentemente consolidato nelle loro leggi in materia di protezione dei dati. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il primo ministro del Giappone Shinzo Abe hanno comunicato la conclusione dell’accordo di massima durante il vertice UE-Giappone.
L’accordo di partenariato economico consentirà di aumentare le esportazioni dell’UE e di creare nuove opportunità per le imprese europee, grandi e piccole, i loro dipendenti e i consumatori. Il valore delle esportazioni dall’UE potrebbe aumentare di ben 20 miliardi di EUR, e questo significa maggiori opportunità e occupazione in numerosi settori dell’UE, quali agricoltura e prodotti alimentari, cuoio, abbigliamento e calzature, prodotti farmaceutici, dispositivi medici e altro. Per quanto riguarda le esportazioni agricole dell’UE, l’accordo:
– elimina i dazi su molti formaggi come il Gouda e il Cheddar (attualmente pari a 29,8 %) e le esportazioni di vino (attualmente pari a 15 % in media);
– consentirà all’UE di aumentare in modo consistente le esportazioni di carni bovine verso il Giappone, mentre per quanto riguarda le carni suine, sarà esente da dazi il commercio di carni trasformate e quasi esente da dazi il commercio di carni fresche;
– garantisce la protezione in Giappone di oltre 200 prodotti agricoli europei di elevata qualità, le cosiddette indicazioni geografiche.
Inoltre l’accordo:
– apre i mercati dei servizi, in particolare i servizi finanziari, delle telecomunicazioni e dei trasporti;
– garantisce alle imprese dell’UE l’accesso ai grandi mercati degli appalti del Giappone in 48 grandi città, ed elimina su scala nazionale gli ostacoli agli appalti in un settore economicamente importante come quello ferroviario;
– protegge i settori economici sensibili dell’UE, ad esempio il settore automobilistico, prevedendo un periodo di transizione prima dell’apertura dei mercati.
L’accordo consentirà inoltre di rafforzare la leadership dell’Europa nel plasmare la globalizzazione e le regole del commercio mondiale in base ai suoi valori fondamentali e di tutelare gli interessi e le sensibilità dell’UE. In tal modo esso contribuisce ad affrontare alcuni dei problemi individuati nel documento di riflessione sulla Gestione della globalizzazione presentato dalla Commissione nell’ambito del processo del Libro bianco.
L’accordo di massima odierno copre numerosi aspetti dell’accordo di partenariato economico. In determinati capitoli occorre ancora perfezionare vari dettagli tecnici; alcuni capitoli non sono inoltre compresi nell’accordo di massima. Ad esempio, per quanto riguarda la protezione degli investimenti, l’UE ha proposto il suo sistema giurisdizionale per gli investimenti riformato e inviterà tutti i suoi partner, compreso il Giappone, a collaborare per l’istituzione di una Corte multilaterale per gli investimenti. Tra gli altri settori che richiedono ulteriore lavoro figurano la cooperazione in ambito normativo e i capitoli generali e istituzionali.
Sulla base dell’odierno accordo di massima, i negoziatori di entrambe le parti continueranno a lavorare per risolvere tutte le questioni tecniche in sospeso e per giungere al testo definitivo dell’accordo entro la fine dell’anno. La Commissione procederà in seguito alla verifica giuridica e alla traduzione dell’accordo in tutte le lingue ufficiali dell’UE, e successivamente lo sottoporrà all’approvazione degli Stati membri dell’UE e del Parlamento europeo.

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Accordo commerciale fra Unione europea e Giappone noto come JEFTA

Posted by fidest press agency su martedì, 27 giugno 2017

senato-della-repubblica[1]Roma. Per ribadire il forte no al CETA, in occasione del voto in Commissione Affari esteri del Senato, martedì 27 giugno Greenpeace scenderà in piazza a Roma insieme ad altre associazioni ambientaliste, agricole e sindacali, a partire dalle 10 al Pantheon. Greenpeace Olanda ha pubblicato nelle ultime ore circa 200 pagine delle negoziazioni segrete dell’accordo commerciale fra Unione europea e Giappone noto come JEFTA. Secondo l’associazione, i documenti – disponibili su trade-leaks.org – evidenziano il fallimento della Commissione europea e dei governi nazionali sul rispetto degli impegni presi per una maggiore trasparenza in trattative come questa. Greenpeace rileva anche un approccio debole in relazione alla tutela ambientale, nonostante nel recente passato l’Unione europea abbia fatto rassicurazioni sul rispetto dei più alti standard ambientali nell’ambito degli accordi commerciali.«I documenti pubblicati mostrano ancora una volta come Commissione europea e governi nazionali stiano portando avanti negoziati commerciali in segreto, a scapito degli standard ambientali», dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura e Progetti speciali di Greenpeace Italia. «La politica commerciale europea deve invece diventare un volano per rafforzare i nostri diritti sociali e la salvaguardia del Pianeta, non uno strumento per il commercio fine a se stesso. Questi accordi sono un disastro e nessuno di essi sarà accettabile fino a quando non avverrà un vero cambio di rotta. Per questo chiediamo al governo italiano di non ratificare il CETA, accordo commerciale con il Canada attualmente in discussione in Commissione Affari Esteri del Senato, dove a Greenpeace non è stata nemmeno concessa la possibilità di essere audita».I documenti sul JEFTA resi noti da Greenpeace Olanda sono in prevalenza datati tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, appena precedenti al diciottesimo round di negoziati. I negoziatori sperano di concludere il nuovo accordo nelle prossime settimane. Qualora venisse siglato, l’accordo commerciale con il Giappone potrebbe essere il più grande mai sottoscritto dall’Ue e coprire un volume commerciale pari a circa il doppio del CETA.Le disposizioni al momento presenti nell’accordo Ue-Giappone sulle “corti speciali” per la tutela degli investimenti sono addirittura più deboli di quelle già estremamente preoccupanti previste dall’accordo commerciale con il Canada. Sia CETA che JEFTA mancano di impegni concreti e vincolanti per aspetti legati ad ambiente, sviluppo sostenibile e lavoro.Secondo Greenpeace, per riuscire ad avere un sistema commerciale trasparente, giusto ed equo, la globalizzazione deve essere governata da regole. Queste regole devono rispettare i valori nazionali e culturali, consentire uno sviluppo sostenibile e attuare efficacemente gli obiettivi degli accordi delle Nazioni Unite quali l’Accordo sul clima di Parigi, la Convenzione sulla Biodiversità e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. I trattati ambientali, gli accordi sui diritti umani e gli standard internazionali del lavoro devono avere la precedenza sulle norme commerciali. Per questo l’organizzazione ambientalista ha definito dieci principi per garantire che il commercio operi a favore delle persone e del Pianeta, e non il contrario.

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La dichiarazione di Sea Shepherd Global riguardo al massacro da parte del Giappone di 333 balenottere minori

Posted by fidest press agency su domenica, 2 aprile 2017

Nisshin MaruNonostante i nostri sforzi tesi a ostacolare nuovamente il massacro delle balene nell’Oceano del Sud, la flotta baleniera giapponese ha raggiunto la propria quota auto-assegnata, uccidendo 333 balenottere minori.Oggi Sea Shepherd piange la perdita di queste balene. Abbiamo convocato una riunione di emergenza del consiglio direttivo globale ad Amsterdam questo weekend, per esaminare la nostra strategia di difesa delle balene nell’Oceano del Sud. Rilasceremo una dichiarazione più dettagliata lunedì mattina. Eravamo consci delle sfide sin dall’inizio della campagna – il raddoppio dell’area di caccia e la quota ridotta, che sarebbe stata più facile raggiungere – ma abbiamo fatto il nostro meglio nonostante le avversità perché era la cosa giusta da fare. E, come sempre, lo abbiamo fatto da soli. Quanto è accaduto ci ricorda che questo inutile massacro di vita marina continuerà, a meno che i governi smettano di formulare vane dichiarazioni di disapprovazione e inizino ad agire per porre il Giappone di fronte alle proprie responsabilità. (foto: Nisshin Maru)

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Il Galilei di Roma vola ai mondiali di robotica in Giappone

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

premioRoma. Nella sala della Protomoteca del Campidoglio si è conclusa la cerimonia di premiazione dell’undicesima edizione della RomeCup, promossa dalla Fondazione Mondo Digitale. I vincitori per le categorie Soccer, Cospace Rescue e On Stage partecipano ai mondiali di robotica in Giappone. In tre giorni di gare sono scesi in campo 142 team formati in 44 scuole di 16 regioni italiane e in due paesi europei, Germania e Paesi Bassi. In gara anche 4 team interscolastici allenati nella Palestra dell’Innovazione.
Al termine delle fasi finali delle gare, che si sono svolte oggi, 17 marzo, nella Protomoteca in Campidoglio, sono stati consegnati i premi ai team vincitori delle nove categorie in gara. Hanno vinto:
XI Trofeo Internazionale Città di Roma di Robotica
– Rescue Primary: Spoltore Insieme, IC Spoltore (Pescara)
– Rescue Secondary: Team Giorgi BR, IIS Giorgi di Brindisi
– Explorer Junior: Scossa, IIS A. Ruiz di Roma
– Explorer Senior: Hulk 2, IIS Cicerone di Sala Consilina
Selezioni nazionali RoboCup 2017
– Soccer Open League: Mega Hertz 2, IIS Cobianchi di Verbania
Raggi-Michilli– Soccer Light Weight: Spqr 3, IIS G. Galilei di Roma
– Cospace Rescue: Sonny, IIS Archimede di Catania
– On Stage Primary: Explosivi, ADS Dream puzzle di Brescia
– On Stage Secondary: HumanDroid, IIS Cobianchi di Verbania
Le squadre vincitrici delle selezioni nazionali RoboCup Junior andranno a Nagoya, in Giappone, dal 27 al 31 luglio 2017, per partecipare ai mondiali di robotica.
Ha proclamato i vincitori Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale. Hanno consegnato i premi in denaro l’onorevole Gemma Guerrini, presidente della Commissione delle Elette di Roma Capitale, l’ingegnere Daniele Nardi, professore ordinario di Intelligenza artificiale alla Sapienza Università di Roma, Alfonso Molina, direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale e Monica Montella, consigliere di Roma Capitale. Per le squadre anche una piccola sorpresa per incoraggiare e sostenere la scelta di una formazione futura in campo scientifico e tecnologico, donata dalla macroarea di Ingegneria dell’Università di Studi di Roma Tor Vergata, che quest’anno ha ospitato i primi due giorni della manifestazione. Ha consegnato i simpatici gadget Daniele Carnevale, ricercatore in Ingegneria dell’automazione.
Ora la RomeCup continua nelle scuole e nel Robotic Center della Palestra dell’Innovazione, dove si svolgono laboratori quotidiani per studenti di tutte le età e anche workshop di orientamento universitario con il robot sociale Nao. E nel Fab Lab, costruito secondo le indicazioni del MIT’s Center for Bits and Atoms, i progettisti possono costruire pezzi personalizzati o assemblare robot unici e originali, interamente auto costruiti. (foto: premio, Raggi-Michilli)

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PharmaMar e Chugai Pharmaceutical stipulano un accordo di licenza e commercializzazione del PM1183 in Giappone

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 dicembre 2016

madridMADRID e TOKYO /PRNewswire/PharmaMar (MCE: PHM) ha annunciato oggi la firma di un accordo esclusivo di licenza, sviluppo e commercializzazione con Chugai Pharmaceutical Co. Ltd. (TSE: 4519) per il suo terzo farmaco antitumorale di origine marina PM1183 (lurbinectedina) in Giappone. In base all’accordo PharmaMar riceverà un pagamento anticipato di €30 milioni, oltre a fasce di royalty a due cifre. Avrà inoltre diritto a dei pagamenti in linea con i progressi dello sviluppo e con le fasi della commercializzazione, potenzialmente nell’ordine di oltre €100 milioni.PharmaMar continuerà a svolgere le attività di sviluppo clinico per le prime due indicazioni del PM1183 (il cancro dell’ovaio resistente al platino e il carcinoma polmonare a piccole cellule ) in Giappone, mentre Chugai effettuerà pagamenti scaglionati all’avvio dello studio e sarà responsabile della registrazione. Inoltre Chugai deterrà i diritti di sviluppo clinico in Giappone per determinare ulteriori indicazioni e potrà contribuire allo sviluppo globale. PharmaMar manterrà i diritti di produzione esclusiva della lurbinectedina e fornirà il principio attivo a Chugai.Il PM1183 è il terzo farmaco antitumorale di PharmaMar ed è attualmente in sviluppo per il trattamento di diversi tipi di tumori solidi. L’azienda ha di recente completato il reclutamento dei pazienti per uno studio di Fase III sul cancro dell’ovaio resistente al platino. Nel mese di agosto è stato invece avviato un trial cardine di Fase III sul carcinoma polmonare a cellule piccole.Luis Mora, Managing Director della Oncology Business Unit di PharmaMar, ha dichiarato: “Stiamo per stringere la nostra seconda alleanza strategica con Chugai per la commercializzazione di un composto antitumorale di origine marina. Con questo accordo contribuiremo alla vendita del PM1183 in Giappone. Nel frattempo continueremo lo sviluppo clinico della molecola e compieremo i passi previsti dalla legge per ottenerne l’approvazione negli anni a venire.” “Entrambe le aziende condividono l’obiettivo di portare il PM1183 – un innovativo farmaco di origine marina – ai pazienti giapponesi, in modo da poter contribuire al loro trattamento” afferma Tatsuro Kosaka, Representative Director, President e Chief Operating Officer di Chugai. “Chugai è impegnata nel mettere a disposizione dei pazienti sempre medicine innovative. Ci auguriamo di ottenere l’approvazione in base ai risultati clinici ottenuti finora e a quelli futuri.”

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Progetto: Inchiostri e luci

Posted by fidest press agency su domenica, 20 novembre 2016

giapponeRoma mercoledì 23 novembre 2016, ore 16,00 Sala conferenze “Diego Carpitella” Piazza Guglielmo Marconi 8/10 Roma. Un progetto Inchiostri e Luci, per le celebrazioni ufficiali del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia, per tracciare un percorso che dalle immagini arriva all’immaginario, attraverso la presentazioni di tre libri.In questo caso l’immaginario è quello che vede nel Giappone un paese per alcuni versi simile all’Italia. Un passato importante che si struttura e vive come una tradizione ancora presente nella vita. A volte questo passato di tradizioni sembrerebbe impedire o ostacolare qualunque innovazione che in seguito viene accettata con la rottura degli schemi facendo dei due paesi dei precursori della contemporaneità e del futuro.E il Giappone è sicuramente all’avanguardia per molti aspetti della vita in generale. Quindi, guardare al Giappone e all’Italia, pur con le rispettive specificità, significa anche avere un’immagine di come sarà o potrà essere il futuro di tutti.Yamato (F.lli Palombi Editori) di Anna Imponente e Maria Dompé Okurimono (F.lli Palombi Editori) di David JabesTutte le foto del mondo tranne una (Edizioni Progetto Cultura) di Vittorio Pavoncello. Saranno presenti gli autori A conclusione della presentazione Percussioni Giapponesi Scuola Taiko di Rita Superbi. (foto: giappone)

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Russia e Giappone lavorano per realizzare a Vladivostok la porta per unire l’Eurasia all’area dell’Oceano pacifico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 ottobre 2016

giapponeNon deve sorprendere se la dichiarazione finale del recente summit del G20 tenutosi a Hangzhou in Cina sia la solita retorica piena di belle parole e buone intenzioni. Come al solito sono gli Usa, anche con il sostegno non sempre entusiasta dell’Ue e dei Paesi europei, a dettarne il contenuto. Ciò stride non poco con gli interventi propositivi e concreti di alcuni altri attori, non ultimi la Cina, la Russia e il Giappone.
Il presidente cinese Xi Jinping, alle mere enunciazioni, ha contrapposto i grandi progetti in corso di realizzazione, i corridoi di sviluppo infrastrutturale della Silk Road Economic Belt, che collegheranno l’Oceano Pacifico a quello Atlantico e all’Europa, e quelli della 21st Century Maritime Silk Road, la strada marittima che collegherà la Cina all’India e oltre. E’ importante rilevare che in merito l’Asian Infrastructure Investment Bank è già molto attiva con le sue grandi linee di credito. Nelle sue parole Xi ha legato la realizzazione di questi grandi progetti e la costruzione di numerose zone di libero scambio sul territorio cinese con l’intenzione di rendere il renminbi una forte moneta internazionale nel quadro di un necessario miglioramento della governance economica globale.
Presentando il programma “Blueprint on Innovative Growth” il presidente cinese ha delineato con chiarezza i settori prioritari del nuovo sviluppo globale, tra cui «l’innovazione, una nuova rivoluzione scientifica e tecnologica, la trasformazione industriale, l’economia digitale e l’interconnessione delle reti infrastrutturali». Per chiarire lo stato reale dell’economia produttiva cinese egli ha ricordato che, nel primo semestre dell’anno, essa è cresciuta del 6,7%.
La pochezza e la scarsa portata del summit balzano con nettezza se si considerano i risultati del Forum Economico di Vladivostok tenutosi il giorno prima tra il presidente Putin, il primo ministro giapponese Shinzo Abe, il presidente della Corea del Sud, la signora Park Geun-hye e l’ex pm australiano Kevin Rudd.
Putin ha presentato il suo programma più ambizioso, quello di trasformare il Far East nel centro dello sviluppo sociale ed economico della Russia. Tra i progetti illustrati ci sono la realizzazione congiunta di un “super ring” di infrastrutture energetiche che metterà in relazione Russia, Cina, Corea e Giappone, la costruzione di infrastrutture di trasporto trans-euroasiatiche e regionali, quali i corridoi Primorye 1 e 2 che collegheranno le regioni cinesi del nord e i porti russi, nonché la costruzione della sezione russa della nuova Via della Seta che dovrebbe collegare la Cina all’Europa. Putin ha lanciato ai suoi interlocutori l’idea di realizzare un polo internazionale per le scienze, l’istruzione e le tecnologie sull’isola di Russky di fronte al porto di Vladivostok dove si prevede anche una grande zona di libero scambio.
Sono progetti concreti di indubbia rilevanza che sollecitano ulteriori coinvolgimenti, anche europei, per accelerare la ripresa della crescita globale. Per simili grandi lavori la Russia ha già creato un Far East Development Fund che concederà prestiti al tasso di interesse del 5%, meno della metà del tasso di sconto della Banca centrale russa. Certamente è importante l’accordo siglato con la grande Japan Bank for International Cooperation per finanziare i progetti relativi al porto di Vladivostok che vedono la partecipazione di imprese giapponesi. Tra le altre iniziative concrete c’è il fondo di sviluppo russo-cinese per investimenti nel settore agroalimentare.
L’importanza delle joint venture russo-coreane, in particolare quelle negli investimenti di Vladivostok, è stata sottolineata dalla presidente coreana, signora Park, anche in vista dell’apertura del passaggio artico della Northen Sea Route. Ha ricordato inoltre che la politica di isolamento è fondamentalmente sbagliata. Lo dimostrano le esperienze del passato come quella della Grande Depressione quando l’aumento dei dazi da parte di molti Paesi provocò una riduzione del 40% del commercio in 4 anni.
Dal resoconto del Forum emerge tuttavia che l’intervento politico più pregante sembra quello pronunciato da Shinzo Abe che ha detto: «Trasformiamo Vladivostok nella porta che unisce l’Eurasia con il Pacifico». In verità i rapporti e le joint venture tra i due Paesi si sono fortemente consolidati tanto che il governo giapponese ha creato uno specifico Ministero per la cooperazione economica russo- giapponese.
Al Forum di Vladivostok l’Unione europea e i Paesi europei erano totalmente assenti. Il Giappone invece sta dando una grande lezione di politica, non solo economica. Certo, sotto la pressione americana aderì alle sanzioni contro la Russia, ma ora Tokyo si muove in modo del tutto indipendente. Il continente euroasiatico è per metà europeo, come evidenzia il nome. È lecito chiedere quando l’Europa si emanciperà e assumerà il ruolo che dovrebbe naturalmente avere rispetto ai nuovi scenari economici e geopolitici che si stanno profilando?
(di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista) (fonte:www.societalibera.org)

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Grande successo in Giappone per la Turandot

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

turandotNara (Giappone) Oltre 4000 spettatori hanno assistito alla Turandot di Giacomo Puccini messa in scena dal Teatro Comunale di Bologna a Nara, antica capitale del Giappone, il 22 e il 24 settembre. Grande successo, quindi, per la tournée del Teatro felsineo, che ha allestito l’opera nello spettacolare scenario del palazzo imperiale Heijō, oggi patrimonio UNESCO, evento unico nella storia di questo luogo. Con la tournée giapponese, organizzata dalla Sawakami Opera Foundation, il Teatro Comunale ha partecipato alle celebrazioni del 150° anniversario dei rapporti diplomatici tra Italia e Giappone.Applausi per l’Orchestra e il Coro del Comunale, diretti dal giapponese Hirofumi Yoshida, per il regista Alessio Pizzech, per lo scenografo e costumista Davide Amadei e per il cast formato da Norma Fantini (Turandot), Ian Storey (Calaf), Scilla Cristiano (Liù) e Kenji Saiki (Timur).“È una grande emozione mettere in scena Turandot per una celebrazione così carica di valori simbolici – commenta il regista Alessio Pizzech – pensando che il 25 agosto del 1866 Italia e Giappone firmavano il Trattato di amicizia e di commercio e che dopo 150 anni questi due popoli continuano a rispettarsi e a incontrarsi nel commercio ma anche nell’arte, nella musica. Turandot rappresenta non solo il punto di arrivo del percorso artistico di Puccini ma allo stesso tempo ci invita a vedere possibili sviluppi nella sua arte compositiva; proprio in quest’opera il compositore elabora infatti forme musicali e drammaturgiche che lo collocano in un contesto storico musicale più ampio di quello italiano. Un grande ruolo hanno i colori dei costumi dei protagonisti, che accompagneranno la tavolozza timbrica della musica di Puccini e le sfaccettature caratteriali dei personaggi. La luce naturale che scema verso il tramonto e si interseca con quella artificiale e teatrale aiuterà a sottolineare la presenza luminosa della natura che incombe sull’uomo.” (foto: turandot)

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A Vladivostok Russia e Giappone lavorano insieme. E l’Europa?

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2016

giapponeNon deve sorprendere se la dichiarazione finale del recente summit del G20 tenutosi a Hangzhou in Cina è la solita retorica piena di belle parole e buone intenzioni. Come al solito sono gli Usa, anche con il sostegno non sempre entusiasta dell’Ue e dei Paesi europei, a dettarne il contenuto.
Ciò stride non poco con gli interventi propositivi e concreti di alcuni altri attori, non ultimi la Cina, la Russia e il Giappone.
Il presidente cinese Xi Jinping, alle mere enunciazioni, ha contrapposto i grandi progetti in corso di realizzazione, i corridoi di sviluppo infrastrutturale della Silk Road Economic Belt, che collegheranno l’Oceano Pacifico a quello Atlantico e all’Europa, e quelli della 21st Century Maritime Silk Road,la strada marittima che collegherà la Cina all’India e oltre. E’ importante rilevare che in merito l’Asian Infrastructure Investment Bank è già molto attiva con le sue grandi linee di credito.
Nelle sue parole Xi ha legato la realizzazione di questi grandi progetti e la costruzione di numerose zone di libero scambio sul territorio cinese con l’intenzione di rendere il renminbi una forte moneta internazionale nel quadro di un necessario miglioramento della governance economica globale. Presentando il programma “Blueprint on Innovative Growth” ha delineato con chiarezza i settori prioritari del nuovo sviluppo globale, tra cui “l’innovazione, una nuova rivoluzione scientifica e tecnologica, la trasformazione industriale, l’economia digitale e l’interconnessione delle reti infrastrutturali”.
Per chiarire lo stato reale dell’economia produttiva cinese egli ha ricordato che, nel primo semestre dell’anno, essa è cresciuta del 6,7%. La pochezza e la scarsa portata del summit balzano con nettezza se si considerano i risultati del Forum Economico di Vladivostok tenutosi il giorno prima tra il presidente Putin, il primo ministro giapponese Shinzo Abe, il presidente della Corea del Sud, la signora Park Geun-hye e l’ex pm australiano Kevin Rudd.
Putin ha presentato il suo programma più ambizioso, quello di trasformare il Far East nel centro dello sviluppo sociale ed economico della Russia. Tra i progetti illustrati ci sono la realizzazione congiunta di un “super ring” di infrastrutture energetiche che metterà in relazione Russia, Cina, Corea e Giappone, la costruzione di infrastrutture di trasporto trans-euroasiatiche e regionali, quali i corridoi Primorye 1 e 2 che collegheranno le regioni cinesi del nord e i porti russi, nonché la costruzione della sezione russa della nuova Via della Seta che dovrebbe collegare la Cina all’Europa. Putin ha lanciato ai suoi interlocutori l’idea di realizzare un polo internazionale per le scienze, l’istruzione e le tecnologie sull’isola di Russky di fronte al porto di Vladivostok dove si prevede anche una grande zona di libero scambio.
Sono progetti concreti di indubbia rilevanza che sollecitano ulteriori coinvolgimenti, anche europei, per accelerare la ripresa della crescita globale. Per simili grandi lavori la Russia ha già creato un Far East Development Fund che concederà prestiti al tasso di interesse del 5%, meno della metà del tasso di sconto della Banca centrale russa. Certamente è importante l’accordo siglato con la grande Japan Bank for International Cooperation per finanziare i progetti relativi al porto di Vladivostok che vedono la partecipazione di imprese giapponesi. Tra le altre iniziative concrete c’è il fondo di sviluppo russo-cinese per investimenti nel settore agroalimentare.L’importanza delle joint venture russo-coreane, in particolare quelle negli investimenti di Vladivostok, è stata sottolineata dalla presidente coreana, signora Park, anche in vista dell’apertura del passaggio artico della Northen Sea Route. Ha ricordato inoltre che la politica di isolamento è fondamentalmente sbagliata. Lo dimostrano le esperienze del passato come quella della Grande Depressione quando l’aumento dei dazi da parte di molti Paesi provocò una riduzione del 40% del commercio in 4 anni.Dal resoconto del Forum emerge tuttavia che l’intervento politico più pregante sembra quello pronunciato da Shinzo Abe che ha detto: “Trasformiamo Vladivostok nella porta che unisce l’Eurasia con il Pacifico”. In verità i rapporti e le joint venture tra i due Paesi si sono fortemente consolidati tanto che il governo giapponese ha creato uno specifico Ministero per la cooperazione economica russo- giapponese.Al Forum di Vladivostok l’Unione europea e i Paesi europei erano totalmente assenti, evidenziando ancora una volta, come sottolineato anche da Romano Prodi, “il momento più basso del cammino dell’Europa verso il processo di armonizzazione tra gli Stati”. Il Giappone invece sta dando una grande lezione di politica, non solo economica. Certo, sotto la pressione americana aderì alle sanzioni contro la Russia, ma ora Tokyo si muove in modo del tutto indipendente.
Il continente euroasiatico è per metà europeo, come evidenzia il nome. E’ lecito chiedere quando l’Europa si emanciperà e assumerà il ruolo che dovrebbe naturalmente avere rispetto ai nuovi scenari economici e geopolitici che si stanno profilando? (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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