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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Rivoluzione tecnologica in chirurgia ginecologica

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

La chirurgia ginecologica ha un impatto rilevante sulla qualità della vita e del benessere della popolazione femminile, rappresentando una casistica importante, con circa 6.000 interventi/anno solo nella Regione Toscana. L’innovazione e l’adozione della chirurgia mininvasiva assumono in questo contesto un ruolo fondamentale. Tuttavia l’adozione di tecniche innovative e all’avanguardia prevede un’analisi di sostenibilità e un progetto in rete di formazione e sviluppo per le strutture e per i professionisti di tutti i centri della Regione.La maggior parte delle procedure chirurgiche ginecologiche può essere eseguita con metodiche mininvasive con una ricaduta importante sul benessere della popolazione e un impatto economico ed organizzativo positivo sul Sistema Sanitario Regionale, principalmente attraverso la riduzione delle degenze ospedaliere. Nonostante questo, il tasso di procedure eseguite con modalità mininvasiva è estremamente variabile sul territorio regionale, con strutture che raggiungono percentuali elevate ed altre che non erogano chirurgia mininvasiva, con una media di circa il 20% delle procedure più comuni, come l’isterectomia, eseguite in modalità mini-invasiva, a fronte di picchi che superano l’80% in centri selezionati.Innovazione, equità di accesso alle cure e formazione sono i temi cardine del congresso organizzato dal Presidente, il Professor Tommaso Simoncini, con la finalità di promuovere un lavoro sinergico con tutti gli attori del settore, dai rappresentanti delle istituzioni ai chirurghi con la finalità condivisa di aumentare gli standard qualitativi dei centri e di garantire un migliore accesso alle cure. Tutto questo sarà possibile non solo grazie ad un’innovazione tecnologica sostenibile, ma anche grazie alla formazione del personale attraverso progetti di rete che coinvolgano tutti gli operatori.

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Nuove tecniche:chirurgia ginecologica oncologica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 maggio 2012

Nell’ambito della chirurgia ginecologica oncologica si è assistito, negli ultimi anni, a importanti progressi volti a migliorare gli esiti operatori, riducendo al minimo il trauma per il paziente. La tecnica laparoscopica tradizionale (che prevede generalmente 4 piccole incisioni a livello addominale) praticata da oltre 15 anni sta, infatti, vivendo, negli ultimi tempi, rapide evoluzioni che vedono in primo piano la laparoscopia mono accesso (o SILS – Single Incision Laparoscopic Surgery) dove l’intervento viene eseguito con una singola incisione, attraverso l’ombelico e la chirurgia mininvasiva mono accesso robotica, che coniuga i vantaggi dell’utilizzo del “single port” – e del conseguente minor trauma per il paziente – con i vantaggi della chirurgia robotica (visione tridimensionale del campo operatorio, movimento a 360° degli strumenti chirurgici robotici, migliore precisione da parte del chirurgo e minori perdite ematiche).Di fronte a queste nuove acquisizioni tecnologiche, tuttavia, il chirurgo oncologo si interroga sulla necessità di integrare le diverse tecniche in modo da offrire una terapia chirurgica sempre più “a misura di paziente”, delle sue esigenze, del quadro clinico contingente, che tenga anche conto della necessità di un contenimento dei costi, venendo a configurare l’opportunità di un percorso di formazione, che consideri le curve di apprendimento di ciascuna metodica, puntando a un processo complessivo rapido e soddisfacente.In questo contesto si inserisce un Workshop Internazionale dal titolo: “Innovation on Minimally Invasive Surgery in Gynecology Oncology” in programma il 7 e l’8 maggio presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, presieduto da Enrico Vizza, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ginecologia Oncologica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina e da Masaaki Andou, Direttore del Dipartimento di Ginecologia del Kurashiki Medical Center, cui parteciperanno i massimi esperti di chirurgia ginecologica oncologica mininvasiva.“La nuova frontiera della chirurgia laparoscopica è rappresentata dalle tecniche monoaccesso e la robotica avrà un campo di applicazione elettivo nella chirurgia mininvasiva con un solo trocar – dichiara Enrico Vizza – Se già la SILS rappresenta un’importante evoluzione della laparoscopia tradizionale in termini di minor invasività, minore dolore e recupero più rapido nel post-operatorio per il paziente, l’introduzione del robot nella chirurgia mininvasiva monoaccesso ha portato ulteriori vantaggi, soprattutto per il chirurgo, che può così ovviare ad alcune difficoltà tecniche di quest’ultima, dovute a una maggiore complessità della gestione degli strumenti in sede intraoperatoria, a causa dello spazio limitato di azione. Grazie alla visione tridimensionale offerta dalla telecamera con due ottiche, infatti, la chirurgia robotica permette un campo di azione molto chiaro, consentendo il governo degli strumenti in modo assolutamente naturale”. Un recente studio, pubblicato su Annuals of Surgical Oncology in cui vengono messe a confronto le tecniche laparoscopiche standard, la SILS e la robotica nella chirurgia ginecologica oncologica, dimostra che i risultati della chirurgia monoaccesso sono paragonabili se non superiori alla laparoscopia convenzionale in termini di perdita di sangue, degenza ospedaliera e dolore post operatorio. Un altro elemento importante è, poi, quello che con la SILS e la robotica è possibile asportare un maggior numero di linfonodi pelvici. “Ma laddove c’è la possibilità di utilizzare metodiche tecnologicamente innovative – continua Enrico Vizza – l’introduzione di queste tecniche nella vita quotidiana di noi chirurghi deve essere gestito e razionalizzato. Per questo motivo è importante stabilire quale potrà essere il futuro immediato di queste tecnologie, il loro utilizzo pratico e in sicurezza, le indicazioni per le diverse patologie in modo che, se un chirurgo intende utilizzare queste metodiche, possa fare riferimento a procedure standardizzate e ripetibili. Se non chiariamo questi aspetti – commenta Vizza – anche la migliore tecnologia rischia di fallire e di non diffondersi. All’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena, ogni anno vengono eseguiti circa 450 interventi chirurgici in ambito di ginecologia oncologica, dei quali l’85% per via endoscopica. “Presso il nostro Centro – continua Vizza – negli ultimi 8 mesi abbiamo eseguito 30 interventi con la tecnica SILS e da gennaio 2012, 7 procedure attraverso la chirurgia mininvasiva mono accesso robotica. Il campo di applicazione principale della chirurgia mininvasiva monoaccesso è l’isterectomia radicale e la linfoadenectomia pelvica e lombo aortica nel carcinoma dell’endometrio e della cervice. Secondo la nostra esperienza, riteniamo che il futuro potrà essere rappresentato dall’utilizzo della SILS associata al robot per gli interventi più complessi, mentre per i casi più semplici, la SILS senza robot”.

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