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Legge elettorale e il gioco delle tre carte

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 ottobre 2017

ElezioniLogodi Vincenzo Olita. Società Libera, associazione culturale quanto mai distante dalla quotidianità politica, sulla legge elettorale ritiene però di dover esprimere alcune considerazioni e una certezza.
Non ci soffermeremo sugli argomenti che hanno costituito le principali contrapposizioni tra le forze politiche. Riteniamo secondario discutere sulla correttezza del ricorso ai voti di fiducia, secondaria l’approvazione a fine legislatura, secondaria la più o meno mutata composizione della maggioranza, argomento obsoleto di cui solo il partito di Bersani e qualche anima candida dell’informazione non erano a conoscenza. Sono contrasti attinenti alla lotta e alle sensibilità politiche, scarsamente influenti sulla tenuta di uno stato di diritto, così come il cambio di casacca del Presidente del Senato.
Di primaria importanza, invece, è che lo strumento principe per la disciplina del consenso popolare risulterà incomprensibile alla maggioranza degli elettori, come lo è già anche per un’aliquota di addetti ai lavori – per alcuni sondaggisti parte degli stessi ambienti politici favorevoli alla nuova legge non ne saprebbe valutare gli effetti.
Il sistema elettorale viene presentato semplicisticamente indicando che 232 deputati saranno eletti in collegi uninominali, 386 con metodo proporzionale e 12 nelle circoscrizioni estere.
Sì, ma come si ottiene questo risultato? Quali regole e meccanismi il votante dovrebbe opportunamente conoscere per esprimere un voto consapevole? La legge prevede che nei collegi uninominali basta barrare il nome del candidato o il simbolo del partito; se si barra solo il nome del candidato il voto si stende proporzionalmente alle liste che lo appoggiano. Nei collegi proporzionali i partiti presentano una lista bloccata – non si possono esprimere preferenze – da due a quattro candidati, che concorrono al riparto proporzionale calcolato su scala nazionale.
Ci si può candidare in un solo collegio uninominale e massimo in tre plurinominali, se si è eletti in entrambi prevarrà il primo. In caso di elezione in più collegi plurinominali verrà assegnato al collegio in cui la lista a lui collegata avrà ottenuto meno voti. Se un candidato appartiene ad un partito che non supera il 3%, ma viene eletto nel maggioritario, ottiene comunque il seggio.
Tutto chiaro?
In tale ginepraio non risulterà certo irrilevante lo scarto tra la volontà degli elettori e l’effettivo risultato, non è accettabile essere chiamati alle urne per esprimersi su una scheda che prevede più possibilità di utilizzo del voto. Così si mette in discussione la democrazia sostanziale come sistema di regole certe, condivise e trasparenti, altro che disperare per voti di fiducia e maggioranze mutate, confidando su precari calcoli pre e post elettorali.
Con leggi simili, ed è questa la certezza di cui parlavamo, il rapporto tra politica e cittadini non può che incrementare il suo deterioramento; al termine di un’accesa campagna elettorale la partecipazione potrà anche non subire decrementi, ma così non sarà per il coinvolgimento, l’adesione, la complicità e il rispetto per il sistema Italia. Forse, per guardare il futuro con ottimismo, si avvicina il tempo in cui occorrerà riconsiderare, rivalutandolo, lo stesso concetto di cittadinanza e ritornare ad uno dei fondamenti della democrazia, in cui una testa vale un voto e questo vale quanto tutti gli altri. Di questo parleremo ancora. (fonte: http://www.societalibera.org)

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Referendum Renzi: gioco delle tre carte

Posted by fidest press agency su martedì, 4 ottobre 2016

tre-carte_200_200Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Renzi mente sapendo di mentire. Continua a ripetere che con il ‘sì’ al referendum ‘non c’è il rischio di deriva autoritaria’: niente di più falso.Il premier mai eletto fa il gioco delle tre carte, e sostiene che la riforma della Costituzione non tocca in via diretta gli articoli che plasmano la forma di governo. Ogni volta, però, Renzi omette di dire che le modifiche vanno lette in maniera integrata con quelle connesse al nuovo sistema elettorale per la sola Camera dei deputati: il risultato del combinato disposto è infatti un cambiamento surrettizio della forma di governo che, con il tempo, porterebbe ad una sorta di ‘premierato assoluto’.Un modello, quello dell’uomo solo al comando, che diventa preoccupante nella misura in cui risulti privo degli idonei contrappesi, la cui mancanza è aggravata proprio dalla nuova legge elettorale, l’Italicum. Solleva infatti più di una preoccupazione il fatto che il nuovo sistema di voto conceda il premio di maggioranza a una sola lista, e che la Camera, con i suoi 630 deputati, possa senza difficoltà decidere, a maggioranza – nelle mani del leader del partito vincente (anche con pochi voti) nella competizione elettorale – in merito a tutte o quasi tutte le cariche istituzionali.Ne conseguono, quindi, evidenti effetti collaterali negativi per il sistema di checks and balances: ne risente l’elezione del Capo dello Stato, dei componenti della Corte costituzionale, del Csm. Il risultato è un sistema fortemente sbilanciato il cui pasticcio è davanti agli occhi di tutti.Renzi è un imbroglione, ma è sempre più difficile mescolare le carte per negare disperatamente l’impatto devastante che questa ‘schiforma’ ha sulla partecipazione democratica, sul pluralismo istituzionale, sulla sovranità popolare, sulla rappresentanza: i cittadini ne sono ben consapevoli, e sapranno gridare forte e chiaro il proprio ‘no’ a quella che è una vera e propria truffa a loro danno”.

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