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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Com’è cambiato il mestiere del giornalista in mezzo secolo?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Il Sessantotto e la Legge Basaglia. Due eventi storici che, a distanza rispettivamente di 50 e 40 anni, Glocal vuole ricordare con un occhio particolare: quello di chi li ha vissuti dall’interno delle redazioni. La settima edizione del Festival del giornalismo digitale, in programma a Varese dall’8 all’11 novembre, fa un salto nel passato con l’intenzione di guardare a due momenti che hanno cambiato la società per trarne spunti per il futuro. «In mezzo secolo sono cambiati gli strumenti, ma è cambiato anche il modo di raccontare gli eventi», ricorda Marco Giovannelli, ideatore di Glocal e direttore di Varesenews. «Dal passato però possiamo trarre importanti spunti per capire come si è evoluto il mestiere del giornalista; come è cambiato il giornalismo di inchiesta e come alcuni fenomeni hanno modificato il nostro modo di guardare e raccontare i fatti e la società».Tra i 60 eventi in programma nei quattro giorni di festival, due sono dedicati in particolare a questi momenti storici. Con “Liberi tutti: giornalismo d’inchiesta, letteratura e ricerca a 40 anni dalla Legge Basaglia”, il 9 novembre nella Sala Varesevive Glocal affronta la prima ricorrenza. Come è stata raccontata la vita nei “manicomi”? Quanto è stato importante il lavoro dei giornalisti per arrivare alla fine di una legislazione speciale e alla restituzione di diritti ai malati? Le risposte sono affidate ad Alberto Gaino, esperto di cronaca giudiziaria e autore del libro “Il manicomio dei bambini. Storie di istituzionalizzazione” nel quale ricostruisce le storie di alcuni giovanissimi internati a “Villa Azzurra” nella provincia di Torino. Grazie alla cartelle cliniche, Gaino ripercorre la vita di alcuni dei bambini reclusi non perché realmente malati ma perché avevano problemi a scuola o solamente facevano parte di una famiglia troppo numerosa. L’ospedale psichiatrico di Torino è stato nei suoi centocinquant’anni di vita un’immensa “discarica” umana in cui sono state rovesciate, come rifiuti organici, generazioni di uomini e donne, e bambini, tutti vulnerabili. Accanto a Gaino, Isidoro Cioffi, responsabile del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze negli ospedali dell’Asst Sette Laghi, nonché strenuo sostenitore della lotta allo stigma e della rivoluzione culturale introdotta dalla Legge Basaglia. Una legge che «fu scritta per scopi economici, un allegato della legge di bilancio», osserva il medico. «Era legata al contenimento della spesa, troppo elevata. Gli sviluppi, però, sono stati rivoluzionari, hanno sgretolato un muro che ha garantito a tutti pari diritti e dignità».
Nel corso dell’incontro prevista la proiezione di video con le immagini raccolte nell’ex ospedale di Bizzozero poco prima che fosse chiuso e smantellato.Un’intera serata è invece dedicata al “Sessantotto in redazione”. L’8 novembre al teatrino Santuccio, Michele Mezza, Michele Brambilla e Raffaele Fiengo presentano una performance multimediale per incontrare i personaggi e le idee che hanno costruito la società dell’informazione. Attraverso filmati e drammatizzazioni è possibile rivivere il percorso avviato nel 1968 che ha determinato la transizione dai giornali alla rete così come la conosciamo oggi. Come ha detto Mezza in una recente intervista pubblicata sulla rivista Pandora: «Il ‘68, o meglio il ‘64 americano, è il momento in cui la palla di neve del digitale diventa una vera valanga. Il momento che io considero topico è proprio alla fine del ‘64, quando Mario Savio, a Berkeley lancia il movimento del free speech. In pochi mesi, negli stessi posti, le stesse persone, con gli stessi valori, e gli stessi obiettivi, passano dalla mobilitazione anti autoritaria al free software, aprendo una nuova era in cui appunto l’informatica diventa tecnologia di libertà».

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Il giornalista apprendista stregone

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Ho letto quanto ha scritto tempo fa Saverio Tommasi “intrufolato per Fanpage.it al Festival del Giornalismo, a Perugia” sulle sue domande sul precariato dei giornalisti e altro.
Quello del giornalista è un mestiere che suscita molte perplessità se non altro perché sembra persino anacronistico pensare che per scrivere, almeno per quanto riguarda la possibilità di farlo sulle testate titolate, occorra avere un “patentino”, anzi di due specie, uno per chi si diletta nel giornalismo occasionalmente e chi lo fa per professione. Il primo è nell’albo dei pubblicisti e l’altro in quello dei professionisti, per l’appunto. E qui la prima contraddizione in quanto, spesso, i pubblicisti fanno lo stesso lavoro dei professionisti ma sono trattati diversamente dagli editori sia sotto il profilo economico sia giuridico.
Ma la situazione si presenta complessa, dal punto di vista della libertà di scrivere essendo il giornalista per lo più un dipendente e, d’altra parte, anche i free lance non sempre possono permettersi di veder pubblicati i loro lavori liberamente.
A questo punto la circostanza sembrerebbe “ingessata” in una logica referenziale che assegna al giornalista iscritto in uno dei due albi professionali l’esclusiva di scrivere e a tutti gli altri solo di leggere se non ci fosse oggi il web che ha stravolto questa regola permettendo a chiunque di esprimere la propria opinione, di farla circolare e confrontarla con gli altri navigatori.
Ciò significa che pure il giornalista si sente più libero d’esprimersi senza i lacci e laccioli di un editore se sceglie la via del web.
Azzerata in questo modo la logica e il primato dell’appartenza resta da risolvere un altro problema che è quello del “messaggio” che andando in caduta libera all’attenzione di tutti può inflazionare le notizie, alterarle, mistificarle e renderle vaghe e fuorvianti ed anche provocare un imbarbarimento del linguaggio per l’abuso che si può fare delle parole, storpiandone il significato e quanto altro. In questa fase, di certo, non si può dire solo non importa se non sei giornalista.
E’ importante invece che l’elaborato offra un minimo di documentazione a corredo delle opinioni che si esprimono e di farlo in una forma corretta grammaticalmente se non sintatticamente.
Vi è, poi, l’aspetto economico per chi sceglie di fare a tempo pieno la professione del “comunicatore”. Se si dipende da un editore è ovvio che a pensarci si delega costui ma sul web dove lo notizie sono catturate a titolo gratuito se non si trova un sistema per conciliare la professionalità con l’informazione e lasciarla libera d’esprimersi correremo il rischio che ad organizzare l’informazione e la costruzione delle notizie ci penseranno sempre di più coloro che dispongono di risorse economiche e alla fine sapranno imbrigliare l’intero sistema e la stessa libertà del web in un club esclusivo. (Riccardo Alfonso)

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Paolo Borrometi entra nella squadra di Tv2000

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

Paolo Borrometi, giornalista siciliano sotto scorta per le sue inchieste antimafia, è stato assunto con contratto giornalistico da Tv2000 a partire dal 1 settembre 2018. Per l’emittente della Cei realizzerà servizi e inchieste sui temi a lui più cari: quelli di denuncia “con nomi e cognomi” di infiltrazioni mafiose nel territorio e storie positive, di riscatto dai lacci della criminalità e di solidarietà. Borrometi collaborerà con il Tg2000 e sarà impegnato anche all’interno del programma pomeridiano in onda dal lunedì al venerdì alle ore 14. “Sono orgoglioso e ringrazio di cuore la famiglia di Tv2000 – ha commentato Paolo Borrometi – per l’occasione di crescita professionale ed umana che mi è stata offerta. Sono certo, oggi più che mai, che il giornalismo libero sia quanto di più importante e necessario nella società attuale”.“Sono molto felice di poter contare su questo giovane e coraggioso giornalista – ha aggiunto il direttore delle testate giornalistiche, Lucio Brunelli – con il quale è nata da tempo una bella amicizia. Mi sembra anche un bel segnale che la Chiesa italiana manda al mondo dell’informazione e al Paese intero, un giornalismo di inchiesta, mosso da forti motivazioni civili e ideali”.“Attraverso lo sguardo di Borrometi – ha concluso il direttore di Tv2000, Paolo Ruffini – i programmi di approfondimento di Tv2000 si arricchiscono di ciò che spesso manca alla televisione del nostro tempo una capacità di racconto della realtà che sappia denunciare il male senza diventarne parte e vedere il bene e farlo crescere”. Paolo Borrometi parteciperà il 12 settembre a Milano alla presentazione dei palinsesti di Tv2000 e InBlu Radio.

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Un giornalista alle prese con la medicina

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 agosto 2018

Una signora australiana, che al suo paese fa il coroner, venendo a trovarmi si sente dire, a proposito della mia vena di scrittore, che ho scritto diversi libri dove parlo di medicina e di ricerca scientifica. Mi guarda stupita e la prima cosa che le viene da chiedermi: Ma tu sei un medico? e io di rimando le rispondo con un secco No. Dopo un attimo di esitazione mostra nell’espressione del volto, prima ancora delle parole, tutta la sua contrarietà.
Io la guardo e rimango interdetto. Non so decidermi se affrontare o meno una conversazione sull’argomento avendo dinanzi una interlocutrice che non conosce bene la lingua italiana mentre da parte mia non saprei di certo farlo in lingua inglese.
Restiamo per un momento in silenzio poi lei si decide di spiegarmi la ragione del suo disappunto richiamandosi a una sua esperienza professionale nella quale per avere un parere medico qualificato aveva pensato bene d’incontrare alcuni specialisti e con il risultato che si è trovata davanti a giudizi non tutti collimanti tra loro. A questo punto mi è parso d’aver capito la morale di tutto ciò: la medicina è una professione che richiede molta conoscenza e lunghi studi e non può essere affidata, sia pure a un narratore quale sono, il compito di parlarne. Non obietto e cerco di passare a un altro argomento. Lei per un po’ traccheggia ma poi capisce l’antifona e mi asseconda nelle mie divagazioni.
L’argomento, tuttavia, diventa, con il senno di poi, motivo di una mia personale riflessione critica e non cerco solo di trovare una “pezza d’appoggio” a quello che ho fatto un mio “lavoro”. In effetti la medicina se la vedo attraverso il web devo convenire che è affrontata non sempre con competenza e accortezza per evitare che nel pubblico, dei non addetti ai lavori, s’ingenerasse indebita aspettativa salvifica o, al contrario, giudizi sommari per taluni pur gravi malanni. C’è da chiedersi, a questo punto, nell’era del Web 2.0, come deve adeguarsi il modo di comunicare dei professionisti dell’informazione su temi fondamentali come quello della salute? E ancora come la comunicazione giornalistica in ambito medico-scientifico possa rispondere ancora ai bisogni dei suoi fruitori? Per discutere questi ed altri aspetti, ci pensò la Merck Serono S.p.A., affiliata italiana di Merck, convocando a Milano esperti del settore in occasione dell’incontro “Biotecnologie ed Innovazione in Medicina sul Web 2.0. Fonti di informazione, fruitori, linguaggi”. Obiettivo dell’iniziativa fu quello di offrire spunti di riflessione sull’impatto che i nuovi media hanno sull’attività di quanti sono chiamati ad informare, in maniera corretta e referenziata, l’opinione pubblica sui temi della salute e del progresso scientifico. “L’incontro – è stato scritto in un comunicato reso ai media – con i professionisti dell’informazione sul tema della corretta comunicazione giornalistica sulle biotecnologie e l’innovazione scientifica è oramai diventato un appuntamento fisso: è infatti il terzo anno che Merck Serono S.p.A. promuove questa iniziativa – ha sotto-lineato Antonio Tosco, allora Direttore Health Outcomes & Market Access di Merck Serono S.p.A. – Siamo convinti che fare cultura ed alimentare la discussione su questi temi sia più che mai necessario, soprattutto in un momento storico in cui l’avvento di nuovi media digitali altamente interattivi e particolarmente pervasivi, impone a tutti coloro che fanno comunicazione nell’ambito della salute di riflettere sul proprio modus operandi. La necessità di una ridefinizione del modo di relazionarsi con il proprio target non riguarda quindi solo i professionisti dell’informazione, ma coinvolge tutti gli attori del settore healthcare”. (Riccardo Alfonso)

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Il giornalista apprendista stregone

Posted by fidest press agency su domenica, 4 marzo 2018

Ho letto quanto ha scritto Saverio Tommasi “intrufolato per Fanpage.it al Festival del Giornalismo, a Perugia” sulle sue domande sul precariato dei giornalisti e altro. Quello del giornalista è un mestiere che suscita molte perplessità se non altro perché sembra persino anacronistico pensare che per scrivere, almeno per quanto riguarda la possibilità di farlo sulle testate titolate, occorra avere un “patentino”, anzi di due specie, uno per chi si diletta nel giornalismo occasionalmente e chi lo fa per professione. Il primo è nell’albo dei pubblicisti e l’altro in quello dei professionisti, per l’appunto. E qui la prima contraddizione in quanto, spesso, i pubblicisti fanno lo stesso lavoro dei professionisti ma sono trattati diversamente dagli editori sia sotto il profilo economico sia giuridico.
Ma la situazione si presenta complessa, dal punto di vista della libertà di scrivere essendo il giornalista per lo più un dipendente e, d’altra parte, anche i free lance non sempre possono permettersi di veder pubblicati i loro lavori liberamente.
A questo punto la circostanza sembrerebbe “ingessata” in una logica referenziale che assegna al giornalista iscritto in uno dei due albi professionali l’esclusiva di scrivere e a tutti gli altri solo di leggere se non ci fosse oggi il web che ha stravolto questa regola permettendo a chiunque di esprimere la propria opinione, di farla circolare e confrontarla con gli altri navigatori.
Ciò significa che pure il giornalista si sente più libero d’esprimersi senza i lacci e laccioli di un editore se sceglie la via del web.
Azzerata in questo modo la logica e il primato dell’appartenza resta da risolvere un altro problema che è quello del “messaggio” che andando in caduta libera all’attenzione di tutti può inflazionare le notizie, alterarle, mistificarle e renderle vaghe e fuorvianti ed anche provocare un imbarbarimento del linguaggio per l’abuso che si può fare delle parole, storpiandone il significato e quanto altro. In questa fase, di certo, non si può dire solo non importa se non sei giornalista.
E’ importante invece che l’elaborato offra un minimo di documentazione a corredo delle opinioni che si esprimono e di farlo in una forma corretta grammaticalmente se non sintatticamente.
Vi è, poi, l’aspetto economico per chi sceglie di fare a tempo pieno la professione del “comunicatore”. Se si dipende da un editore è ovvio che a pensarci si delega costui ma sul web dove lo notizie sono catturate a titolo gratuito se non si trova un sistema per conciliare la professionalità con l’informazione e lasciarla libera d’esprimersi correremo il rischio che ad organizzare l’informazione e la costruzione delle notizie ci penseranno sempre di più coloro che dispongono di risorse economiche e alla fine sapranno imbrigliare l’intero sistema e la stessa libertà del web in un club esclusivo. E così ritorniamo a capo a dodici. (Riccardo Alfonso)

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Il giornalista apprendista stregone

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 settembre 2017

GiornalistiHo letto quanto ha scritto tempo fa Saverio Tommasi “intrufolato per Fanpage.it al Festival del Giornalismo, a Perugia” sulle sue domande sul precariato dei giornalisti e altro.
Quello del giornalista è un mestiere che suscita molte perplessità se non altro perché sembra persino anacronistico pensare che per scrivere, almeno per quanto riguarda la possibilità di farlo sulle testate titolate, occorra avere un “patentino”, anzi di due specie, uno per chi si diletta nel giornalismo occasionalmente e chi lo fa per professione. Il primo è nell’albo dei pubblicisti e l’altro in quello dei professionisti, per l’appunto. E qui la prima contraddizione in quanto, spesso, i pubblicisti fanno lo stesso lavoro dei professionisti ma sono trattati diversamente dagli editori sia sotto il profilo economico sia giuridico.
Ma la situazione si presenta complessa, dal punto di vista della libertà di scrivere essendo il giornalista per lo più un dipendente e, d’altra parte, anche i free lance non sempre possono permettersi di veder pubblicati i loro lavori liberamente.
A questo punto la circostanza sembrerebbe “ingessata” in una logica referenziale che assegna al giornalista iscritto in uno dei due albi professionali l’esclusiva di scrivere e a tutti gli altri solo di leggere se non ci fosse oggi il web che ha stravolto questa regola permettendo a chiunque di esprimere la propria opinione, di farla circolare e confrontarla con gli altri navigatori.
Ciò significa che pure il giornalista si sente più libero d’esprimersi senza i lacci e laccioli di un editore se sceglie la via del web.
Azzerata in questo modo la logica e il primato dell’appartenza resta da risolvere un altro problema che è quello del “messaggio” che andando in caduta libera all’attenzione di tutti può inflazionare le notizie, alterarle, mistificarle e renderle vaghe e fuorvianti ed anche provocare un imbarbarimento del linguaggio per l’abuso che si può fare delle parole, storpiandone il significato e quanto altro. In questa fase, di certo, non si può dire solo non importa se non sei giornalista.
E’ importante invece che l’elaborato offra un minimo di documentazione a corredo delle opinioni che si esprimono e di farlo in una forma corretta grammaticalmente se non sintatticamente.
Vi è, poi, l’aspetto economico per chi sceglie di fare a tempo pieno la professione del “comunicatore”. Se si dipende da un editore è ovvio che a pensarci si delega costui ma sul web dove lo notizie sono catturate a titolo gratuito se non si trova un sistema per conciliare la professionalità con l’informazione e lasciarla libera d’esprimersi correremo il rischio che ad organizzare l’informazione e la costruzione delle notizie ci penseranno sempre di più coloro che dispongono di risorse economiche e alla fine sapranno imbrigliare l’intero sistema e la stessa libertà del web in un club esclusivo. (Riccardo Alfonso)

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Presentazione del libro “Moliseskine” di Giuseppe Tabasso

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 aprile 2017

moliseskineRoma venerdì 21 aprile, dalle ore 18.30, presso la Libreria del Viaggiatore, in via del Pellegrino 165 a Roma (centro storico) sarà presentato il libro “Moliseskine” del giornalista campobassano Giuseppe Tabasso, già inviato della Rai, oggi in pensione. Introdurrà Giampiero Castellotti, giornalista, presidente dell’associazione “Forche Caudine”, circolo dei Romani d’origine molisana.
Ne parleranno: Antonio Ruggieri, direttore de “Il Bene Comune” di Campobasso e Giovanni Germano, coordinatore di “Cammina Molise”, padre dell’attore Elio Germano. Sarà presente l’autore.
A seguire degustazione di prelibatezze molisane offerte da “Capracotta in città”, punto vendita di Campobasso (piazza Savoia 5 / via IV Novembre 107). Ingresso libero. (foto: moliseskine)

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Il giornalismo: un’arte fatta di informazione e immagini

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2017

GiornalistiQuali devono essere le competenze del giornalista moderno? Curiosità, resilienza e pensiero critico fanno sicuramente parte di quelle abilità consolidate e necessarie per coloro che fanno dell’informazione un mestiere. Tuttavia, il nuovo mondo della comunicazione, sempre più digitale e legato ai social media, rende impellente e inevitabile la necessità di ampliare le competenze dei giovani giornalisti. Quest’ultimi infatti devono saper realizzare live blog, gallery fotografiche e video racconti per riuscire a cogliere l’attenzione del lettore e dar nuova forza ai propri messaggi.Canon Italia si impegna al fianco di una delle più accreditate scuole di giornalismo italiane, la Scuola Superiore di Giornalismo dell’Università LUISS di Roma, mettendo a disposizione le proprie tecnologie e competenze in ambito di imaging, per supportare i giovani talenti nel loro percorso di formazione. La collaborazione nata fra Canon e La Scuola, nasce dalla volontà di migliorare e ampliare la conoscenza dei futuri reporter in ambito di comunicazione visiva e con l’intento di fornire loro gli strumenti per sfruttare a pieno il linguaggio universale delle immagini.La direzione del progetto presso l’Università LUISS è affidata a Roberto Cotroneo – giornalista, scrittore e fotografo italiano – che, insieme a Canon, offrirà agli studenti del Corso di Giornalismo un approfondimento dedicato al mondo della fotografia. L’esperienza e i preziosi insegnamenti dello scrittore si uniscono alla qualità delle macchine fotografiche Canon, messe a disposizione degli studenti per scoprire il mondo del fotogiornalismo e apprendere le tecniche di narrazione attraverso le immagini.Inoltre, in qualità di “Academy Partner Didattico”, Canon organizzerà insieme alla Scuola di Giornalismo dei seminari dedicati all’uso della strumentazione fotografica e non solo, mettendo così a disposizione dei giovani giornalisti tutte le migliori competenze in ambito di imaging.
Roberto Cotroneo racconta: “Da ormai dieci anni dirigo la Scuola Superiore di Giornalismo della Luiss Guido Carli a Roma. E in questi dieci anni ho visto crescere il rapporto tra giornalismo e fotografia come mai era stato prima. Anzi, più di una crescita parlerei di una vera e propria rinascita. Con i nuovi mezzi e le nuove tecnologie digitali lo sguardo dei giornalisti, degli allievi della mia scuola, può realizzarsi in una maniera nuova e più efficace. E con il progredire delle tecnologie, dello spazio del web, la possibilità di pubblicare reportage e di utilizzare l’immagine per raccontare è sempre più forte. Era dunque nelle cose che Canon Italia e Scuola di Giornalismo Luiss potessero trovare un punto di incontro, di interazione e di collaborazione. Si tratta di creare una nuova sensibilità fotografica nei giornalisti. Un nuovo modo di scattare e di raccontare le cose. Con il know how di Canon con la passione e le competenze dei ragazzi tutto questo porterà lontano”.
“Nel corso del 2016, sono state varie le attività che hanno visto Canon sostenere progetti per stimolare l’interesse e la sensibilità verso il fotogiornalismo”, afferma Paolo Tedeschi, Corporate Communication Senior Manager di Canon Italia “dall’iniziativa con Reuters e il fotoreporter Siegfried Modola che ha raccontato il fenomeno dell’emigrazione di un paese del Centro Italia, fino al progetto di responsabilità sociale “Scatta la Notizia” ad alto valore formativo e orientativo con gli studenti di un istituto superiore in provincia di Napoli.
Nel 2017, anno di numerose celebrazioni per Canon Italia, proseguiamo il percorso intrapreso, annunciando come prima iniziativa di prestigio, la collaborazione con la Scuola Superiore di Giornalismo della LUISS, in quanto siamo certi che ci consentirà di esprimere la nostra volontà e attenzione nel sostenere i giovani talenti”.

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Il giornalista: apprendista stregone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2012

Ho letto quanto ha scritto Saverio Tommasi “intrufolato per Fanpage.it al Festival del Giornalismo, a Perugia” sulle sue domande sul precariato dei giornalisti e altro.
Quello del giornalista è un mestiere che suscita molte perplessità se non altro perché sembra persino anacronistico pensare che per scrivere, almeno per quanto riguarda la possibilità di farlo sulle testate titolate, occorre avere un “patentino”, anzi di due specie, uno per chi si diletta nel giornalismo occasionalmente e chi lo fa per professione. Il primo è nell’albo dei pubblicisti e l’altro in quello dei professionisti, per l’appunto. E qui la prima contraddizione in quanto, spesso, i pubblicisti fanno lo stesso lavoro dei professionisti ma sono trattati diversamente dagli editori sia sotto il profilo economico sia giuridico.
Ma la situazione si presenta complessa, dal punto di vista della libertà di scrivere essendo il giornalista per lo più un dipendente e, d’altra parte, anche i free lance non sempre possono permettersi di veder pubblicati i loro lavori liberamente.
A questo punto la circostanza sembrerebbe “ingessata” in una logica referenziale che assegna al giornalista iscritto in uno dei due albi professionali l’esclusività di scrivere e a tutti gli altri solo di leggere se non ci fosse oggi il web che ha stravolto questa regola permettendo a chiunque di esprimere la propria opinione, di farla circolare e confrontarla con gli altri navigatori. Ciò significa che pure il giornalista si sente più libero d’esprimersi senza i lacci e laccioli di un editore swe sceglie la via del web.
Azzerata in questo modo la logica e il primato dell’appartenza resta da risolvere un altro problema che è quello del “messaggio” che andando in caduta libera all’attenzione di tutti può inflazionare le notizie, alterarle, mistificarle e renderle vaghe e fuorvianti ed anche provocare un imbarbarimento del linguaggio per l’abuso che si può fare delle parole, storpiandone il significato e quanto altro. In questa fase, di certo, non si può dire solo non importa se non sei giornalista. E’ importante invece che l’elaborato offra un minimo di documentazione a corredo delle opinioni che si esprimono e di farlo in una forma corretta grammaticalmente se non sintatticamente.
Poi vi è l’aspetto economico per chi sceglie di fare a tempo pieno la professione del “comunicatore”. Se si dipende da un editore è ovvio che a pensarci si delega costui ma sul web dove lo notizie sono catturate a titolo gratuito se non si trova un sistema per conciliare la professionalità con l’informazione e lasciarla libera d’esprimersi correremo il rischio che ad organizzare l’informazione e la costruzione delle notizie ci penseranno sempre di più coloro che dispongono di risorse economiche e alla fine sapranno imbrigliare l’intero sistema e la stessa libertà del web in un club esclusivo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Morticine che non possono resuscitare

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 aprile 2011

Lettera al direttore. Sarebbe interessante confrontare il numero di trasmissioni che il bravo conduttore Bruno Vespa ha dedicato alle morticine che non possono risuscitare, con il numero di trasmissioni dedicate ad una morta che potrebbe risuscitare. Eppure piangeva per la sua Aquila distrutta dal terremoto. Evidentemente lo spettacolo di una città distrutta della quale neppure è iniziato lo sgombero delle macerie, non fa ascolti televisivi. Ma forse un motivo più nobile spinge il simpatico giornalista a trascurare la sua città morta che potrebbe risuscitare: non vuole dare ulteriori preoccupazioni a chi è già sin troppo angosciato per le persone che perdono la vita in mare fuggendo dall’Africa, per l’emigrazione dei giovani italiani, per la disoccupazione, i morti sul lavoro, per la sempre maggiore povertà di tante famiglie italiane, e via di seguito. Questo lo spinge a trascurare la sua amata città natale. Ed ovviamente per lui il dramma interiore è profondo. A proposito di spettacolo: nell’ultima trasmissione dedicata alla sventurata ragazzina di Brembate di Sopra, il giornalista non ha resistito alla tentazione, e si è presentato con in mano un guanto simile a quello trovato in tasca alla vittima. (Veronica Tussi)

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I radicali e la professione giornalistica

Posted by fidest press agency su domenica, 14 novembre 2010

Dopo due anni e dopo ben 12 solleciti, l’interrogazione dei deputati radicali al ministro della Giustizia sulla violazione della legge 69 del 1963 in materia di accesso alla professione giornalistica non ha ancora ottenuto risposta. Il Coordinamento nazionale giornalisti disoccupati e precari ha più volte stigmatizzato tale violazione che danneggia soprattutto le fasce più deboli della categoria. Nell’indifferenza generale, solo i radicali hanno avuto il coraggio portare all’attenzione del ministro della Giustizia quello che appare come un vero e proprio abuso di potere dell’Ordine dei giornalisti. “L’Ordine dei giornalisti infrange la legge sull’ordinamento della professione giornalistica consentendo l’ammissione all’esame d’abilitazione professionale a coloro che non ne hanno diritto, vale a dire agli allievi delle scuole e dei corsi universitari di giornalismo spuntati come funghi in tutta Italia negli ultimi anni”. E’ quanto sostiene la parlamentare radicale eletta alla Camera nelle liste del Pd Rita Bernardini la quale, con una circostanziata interrogazione presentata il 12 novembre 2008, sottoscritta anche dagli altri cinque parlamentari radicali del gruppo del Pd alla Camera, chiedeva conto al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, di quella che appare una vera e propria violazione della legge 69 del 1963. A infrangere le norme, secondo i parlamentari radicali, è proprio l’organismo che ne dovrebbe curare l’osservanza da parte di tutti, vale a dire l’Ordine dei giornalisti, per il quale la Bernardini chiede il commissariamento finalizzato alla revoca delle convenzioni con gli istituti di formazione al giornalismo autorizzati. Ciò premesso, gli interroganti chiedono al Ministro della Giustizia se “sia a conoscenza del fatto che sono ammessi all’esame di Stato per l’abilitazione alla professione giornalistica soggetti privi del requisito previsto dall’articolo 34 della legge stessa, vale a dire l’aver svolto un periodo di 18 mesi di praticantato in una redazione giornalistica autentica; quali provvedimenti intenda adottare il Ministro per ripristinare il rispetto di una legge approvata dal Parlamento repubblicano e violata dall’ordine dei giornalisti; se non intenda commissariare i consigli dell’Ordine responsabili di quanto segnalato in premessa; se il Ministro non ritenga opportuno porre in atto gli interventi necessari affinché siano revocate tutte le convenzioni stipulate tra Ordine dei giornalisti e istituti di formazione al giornalismo e università che autorizzano l’ammissione all’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione giornalistica a chi è privo dei requisiti previsti dall’articolo 34 della legge n. 69 del 1963, ovvero gli allievi dei corsi di giornalismo riconosciuti”. Invece, “i corsi di giornalismo riconosciuti dall’Ordine sono in grado di consentire l’ammissione all’esame di Stato di 600 praticanti ogni biennio – si legge nell’interrogazione -, vale a dire che circa il 30 per cento dei nuovi professionisti teoricamente sono già in partenza inoccupati” e “la formula dello stage non retribuito, previsto per gli allievi delle scuole nei mesi estivi, vanifica strumenti per il riassorbimento dei giornalisti rimasti senza lavoro, come i contratti di sostituzione che, per contratto, «devono riguardare prioritariamente i giornalisti disoccupati» (articolo 3 del Contratto di lavoro giornalistico FIEG-FNSI), configurando così una sorta di concorrenza sleale tra lavoratori: i disoccupati sono poco desiderabili perché devono essere retribuiti, gli stagisti no”. E, secondo i parlamentari radicali, neppure si possono invocare presunte interpretazioni evolutive della legge sull’ordinamento della professione giornalistica. Infatti, durante i lavori preparatori in commissione Giustizia, sulle scuole di giornalismo si pronunciò soltanto il parlamentare democristiano Mariano Pintus, il quale affidò al resoconto stenografico della seduta del 12 maggio 1960 quella che oggi appare una profezia: “D’altra parte penso che anche una laurea in giornalismo non servirebbe ad altro che a creare dei disoccupati, tra questi aspiranti giornalisti”. Dunque, “il legislatore volle escludere l’obbligo di passare per l’università, attraverso percorsi di formazione giornalistica o per ottenere una qualsiasi laurea, per diventare giornalista”, sostengono gli interroganti, e “la legge certo non autorizza l’Ordine a prescrivere requisiti diversi per l’accesso, come il possesso della laurea o l’aver svolto uno pseudopraticantato presso testate all’uopo costituite dai corsi di giornalismo”.

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Bruno Vespa: giornalista o uomo di spettacolo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 ottobre 2010

Lettera al direttore. Il 1 marzo 2010 un noto quotidiano pubblica una lettera che critica l’aquilano Bruno Vespa, per essersi dimenticato (dopo tante trasmissioni al tempo del terremoto) della sua amata città abbandonata, e lui, sullo stesso giornale, subito replica che durante una trasmissione dedicata allo scandalo delle grandi opere, se n’era invece ricordato. In questi giorni su diversi quotidiani sono state pubblicate diverse lettere di critica (non solo a lui) per la solita abitudine di tuffarsi su tristissimi fatti di cronaca nera per fare spettacolo, e lui ( ma non solo lui) non fa arrivare nessuna replica. Come mai? Del resto, non replicò neppure quando furono in molti a muovergli critiche per le interminabili trasmissioni sulla morte atroce di un bimbetto. Chi può dimenticarlo, mentre teneva tranquillamente in una mano un mestolo e nell’altra uno scarpone e indugiava nel descrivere il modo con cui il piccolo poteva essere stato ucciso? Come mai nessuna replica allora, e nessuna replica oggi? Come mai? (Elisa Merlo)

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I 90 anni di Bruno Schacherl

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 maggio 2010

Il novantesimo compleanno di Bruno Schacherl sarà l’occasione per una giornata particolare, venerdì 14 maggio, al Circolo Vie Nuove in viale Giannotti 15 a Firenze dove dalle 16 in poi piu’ generazioni di giornalisti, che lo hanno avuto come ‘maestro’ e che sono cresciuti al suo fianco, si ritroveranno insieme per esprimergli ancora una volta il loro grazie. Nato a Fiume nel 1920, Schacherl studiò e si laureò a Firenze con Giuseppe de Robertis. Giovanissimo iniziò a frequentare il Caffe’ ‘Le giubbe rosse’ dove conobbe, fra gli altri, Romano Bilenchi e Sandro Bonsanti, sulla cui rivista ’Letteratura’ pubblicò la tesi di laurea. Iscrittosi al Partito comunista dal 1942, prese parte alla Resistenza tornando poi all’insegnamento e alle collaborazioni con varie testate. Autore di numerosi saggi letterari, cronache teatrali, traduzioni dal francese, decise di dedicarsi al giornalismo prima a ‘L’Unità fra il 1956 e il 1967, poi a ’Rinascita’, di cui fu redattore capo centrale dal 1967 al 1987. Tra le personalità politiche che hanno annunciato la loro presenza c’è  Emanuele Macaluso, mentre dovrebbe arrivare un messaggio di Pietro Ingrao.(fonte:http://www.danielepugliese.it/?p=412)  (bruno)

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Lottizzazione e libertà del giornalista

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2010

Dichiarazione di Marco  Beltrandi, radicale, relatore in Commissione di Vigilanza sulla par condicio: “Nelle  19 puntate di Ballarò,  andate in onda da dopo le elezioni europee fino all’ultima puntata precedente l’inizio del periodo elettorale, si sono avute 67 presenze politiche : il 73% delle presenze è stato accumulato da esponenti del PD e del PDL, il 15% da l’Italia dei valori e la Lega. Se si facesse un esame su un più lungo periodo delle presenze di Ballarò, le percentuali sarebbero analoghe. Dove è la libertà giornalistica, il rapporto stretto con l’attualità, in queste scelte costanti nel tempo, dove volti,  presenze  e partiti , si ripetono ciclicamente, e dove altri non compaiono mai, se non su intervento dell’Autorità per la Garanzie nelle Comunicazioni? Ben quattro sono le delibere di sanzione adottate nei confronti Ballarò dall’AGCOM solo negli ultimi 3 anni, e solo su denuncia radicale. Come fa un partito a crescere in consensi se  non può essere conosciuto dagli elettori? Ieri sera, a “Che Tempo Che Fa”, senza contraddittorio, Giovanni Floris ha tenuto una confusa requisitoria nei confronti del regolamento approvato in Commissione di Vigilanza sulla Rai, facendo pure confusione fra le norme in esso contenute,  in nome di una libertà presunta del giornalista che è in realtà una costante spartizione tra pochi partiti, senza rispetto delle norme di legge, e soprattutto del diritto dei cittadini a conoscere per deliberare,  così come accade nelle altre trasmissioni di approfondimento Rai. Forse bisognerebbe chiamare le cose col loro nome.”

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Proposta di legge professione giornalista

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2010

Il sindacato SINFO FELSA CISL esprime un giudizio fortemente negativo sui contenuti della proposta di legge sulla professione del giornalista. Per il sindacato se approvata, come viene proposto, limiterebbe ulteriormente la Libertà d’Informazione e peggiorerebbe una situazione professionale già pessima. Con spirito costruttivo, si propongono alcuni sostanziali cambiamenti migliorativi che favorirebbero maggiore libertà d’informazione in Italia e nuove opportunità professionali per gli operatori dell’informazione. Il sindacato SINFO FELSA CISL sta anche organizzando alcune iniziative per contribuire al dibattito parlamentare in corso: – Incontri con Parlamentari di tutti i Partiti (Vogliamo spiegare le nostre posizioni al fine di migliorare il provvedimento legislativo) – Incontri con i Responsabili di Partiti, Sindacati, Giornali, Associazioni ed Organizzazioni (Vogliamo creare un coordinamento tra le forze sociali che abbiano a cuore la Libertà d’Informazione); – Campagna di Sensibilizzazione su Internet (Vogliamo invitare i responsabili dei giornali online ad aiutarci a far conoscere gli effetti negativi sul pluralismo informativo che potrebbe avere la Proposta di Legge nel caso venisse approvata e quali sono le nostre proposte per migliorarla). Con queste iniziative si vuole lanciare un accorato appello rivolto a tutti. L’Informazione è un Bene Comune. Difendiamola.

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Morte Kezich

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2009

«La morte di Tullio Kezich costituisce una grave perdita per l’intero mondo del cinema e della cultura. Con lui viene a mancare non soltanto uno dei più autorevoli esponenti della critica cinematografica internazionale, ma anche un abile scrittore, autore teatrale, sceneggiatore e giornalista. Roma in particolare sentirà la sua mancanza, perché grande è stato il suo contributo di competenza non soltanto per le tantissime recensioni nei più importanti giornali, ma anche per la sua partecipazione alla produzione di film di alta qualità per la regia di Roberto Rossellini, Lina Wertmüller e Ermanno Olmi». È quanto dichiara l’assessore alle Politiche Culturali del Comune di Roma, Umberto Croppi. (n.r. la Fidest si associa al dolore dei familiari e di quanti l’hanno conosciuto e stimato)

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