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Giornata del Malato, le parole del Papa e quelle del Presidente

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 febbraio 2015

pope-with-paralysed_tnLa Giornata del Malato che si celebra il giorno 11 febbraio non è una ricorrenza astratta. Non lo è maggiormente quest’anno per l’Ordine Ospedaliero, perché il 2015 è l’anno vocazionale per i Fabenefratelli, l’anno cioè in cui riscopriamo il carisma dell’Ospitalità. Ma la Giornata del Malato va vissuta da tutti come un momento della storia umana, quella che non finisce sui libri ma è ricca di nomi e cognomi di persone sofferenti e di fratelli che li aiutano, missionari religiosi e laici che talvolta perdono la vita per seguire la propria vocazione. Come Fra Patrick Nshamdze, morto il 2 agosto a Monrovia a 52 anni, 23 di professione religiosa, Fra George Combey, morto a Monrovia l’11 agosto a 47 anni, 16 di professione religiosa, Fra Miguel Pajares Martin, morto a Madrid il 12 agosto a 75 anni, 57 di professione religiosa, Fra Manuel Garcia Viejo, morto il 25 settembre a Madrid a 69 anni, 51 di professione religiosa… I quattro frati dell’Ordine Ospedaliero San Giovanni di Dio Fatebenefratelli uccisi l’anno scorso dal virus Ebola – insieme a suore e a collaboratori laici – testimoniano quanto siano vere le parole del Santo Padre, che nel messaggio per la XXIII giornata mondiale del malato ha definito oggi un “grande cammino di santificazione” l’accompagnamento spirituale e l’assistenza che tanti religiosi offrono quotidianamente ai malati in tutti i Paesi del mondo.
L’estremo sacrificio della vita – previsto negli statuti dell’Ordine dei Fatebenefratelli – è un caso limite di questa testimonianza: anche se non fa notizia, ogni giorno i religiosi offrono la propria vita agli altri con spirito evangelico. La Giornata del malato è un’occasione per ricordare l’importanza del loro ruolo e della preparazione con cui accompagnano chi soffre in un tempo che svaluta il valore della vita, un altro tema toccato dal Papa. Su questo punto, vale la pena di ricordare che i Fatebenefratelli hanno promosso un corso per gli operatori sanitari con l’Università cattolica, a Brescia, che affronta il problema dell’accompagnamento spirituale sotto il profilo terapeutico. Si tratta di un approccio nuovo che si fonda sulla consapevolezza che la malattia è un incontro spirituale ed una esperienza fisica ed emotiva, di particolare difficoltà o turbamento che, come può risolversi in bene o in male sul piano fisico, può avere sbocchi positivi o negativi anche su quello morale.
L’accompagnamento spirituale del sofferente non è proselitismo e non ha l’obiettivo di offrire al paziente un significato alle sue sofferenze, ma di assisterlo in un cammino che, partendo dalle sue domande, attraverso il dolore della crisi, lo conduca ad elaborare un ‘suo’ significato, quel significato che può far integrare la sofferenza nel più ampio contesto della sua vita. Questo vale anche per un credente: ricerca di senso vuol dire riuscire a dare un significato che aiuti a ‘gestire’ la sofferenza nell’ambito di un rapporto con Dio, un rapporto da conquistare anch’esso nell’alternarsi degli stati d’animo della paura di Dio e dell’abbandono a Dio, che sembrano contraddistinguere il mondo spirituale del malato. Questo approccio consente all’operatore sanitario – e non solo al religioso – di superare la “menzogna sulla qualità della vita” di cui parla papa Francesco, che nel messaggio ricorda come sia una “grande menzogna” quella che «si nasconde dietro certe espressioni che insistono sulla “qualità della vita” per indurre a credere che le vite gravemente affette da malattia non sarebbero degne di essere vissute».
Le parole del Papa riflettono la concezione cristiana della vita e della morte e sono il nostro faro in questa Giornata, ma nei giorni scorsi abbiamo ascoltato con gioia anche un’altra testimonianza dalla quale possiamo trarre incoraggiamento nell’attività quotidiana che svolgiamo accanto ai sofferenti. Ci riferiamo al primo discorso del nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale, oltre a darci la cifra del settennato con sole sedici parole – “Il mio primo pensiero va innanzitutto e soprattutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini” – ha dimostrato di non dimenticare che quello della malattia è un luogo privilegiato per saggiare difficoltà e speranze: «La garanzia più forte della nostra Costituzione consiste, ha detto Mattarella, nella sua applicazione» e tra gli esempi ha citato «la ricerca d’eccellenza», e la capacità dello Stato di «garantire i diritti dei malati», nonché la rimozione di « ogni barriera che limiti i diritti delle persone con disabilità», insistendo, subito dopo sulla necessità che «negli uffici pubblici e nelle istituzioni possano riflettersi, con fiducia, i volti degli italiani: il volto spensierato dei bambini, quello curioso dei ragazzi. i volti preoccupati degli anziani soli e in difficoltà il volto di chi soffre, dei malati, e delle loro famiglie, che portano sulle spalle carichi pesanti». Già, le famiglie dei malati, delle quali raramente ci ricordiamo… Grazie Presidente! (Photo pope boys)

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Ricordiamo la “Giornata mondiale del Malato”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 maggio 2009

Il 13 maggio 1992 il Santo Padre Giovanni Paolo II° istituiva la “Giornata Mondiale del Malato” da tenersi ogni anno, come infatti avviene sempre, l’11 febbraio in cui si ricorda la Beata Maria Vergine di Lourdes. L’obiettivo di questa intuizione,  secondo il S.Padre, era quello di sensibilizzare il cristiano e la società laica alle necessità di “donare” agli infermi una efficiente assistenza.  Papa Wojtyla voleva far capire al credente che il compito che gli spettava era quello di stare  sempre vicino  a chi soffre, sull’esempio di Maria la madre di Gesù ai piedi della croce.  Ai nostri giorni molti si interrogano sulla verità del riflesso dell’immagine e della somiglianza di Dio in ogni persona umana, ma è necessario individuare ed approfondire, attraverso le vie della ragione e della scienza,  illuminate dalla fede, questo misterioso riflesso di Dio in coloro che soffrono.  Ma necessita dover sottolineare, non certo in maniera positiva, sul comportamento di quanti usano ed esprimono  i loro  contenuti  usando come pretesto un argomento molto in auge : la disabilità in genere, particolarmente quella riferente ai malati mentali, ampliato nel solo fatto episodico, per poi esaurirsi nel giro di una notte!  Da molto tempo siamo di fronte ad una superficiale cultura che sottrae alla ragione il perché si soffre e si muore ed è necessario affrontare con la logica le motivazioni che ogni persona porta nella propria coscienza, mentre va aumentando il permissivismo smodato ed aberrante che dilaga, mortifica e modifica la  dimensione etica della vita. Nell’istituzione della “Giornata Mondiale del Malato” il Santo Padre Wojtyla si è fidato alla protezione  di  San  Giovanni di Dio, di San Camillo de Lellis fondatori di strutture che da secoli curano ed assistono i  malati. Prima di concludere vorrei ricordare che due Papi diversi, uno polacco, Papa Wojtyla, fedele al Suo spirito battagliero ed alla Sua capacità  di relazione con i Governi e la parte laica ; l’altro tedesco, Papa Ratzingher con il tono risoluto, ma nel contempo pacato, sono stati ambedue di pungolo nel quadro politico-sociale per quanto concerne la problematica della sofferenza psico-fisica. Di fronte ai richiami del Magistero della Chiesa, innanzi a considerazioni che in breve ho citato, urge rimuovere e risolvere i problemi di carattere sociale in cui vivono tante famiglie per cause diverse, fisiche o psichiche, perché la famiglia deve restare il motore universale della società civile. E’ necessario rendersi conto del significato della sofferenza, anche, secondo gli insegnamenti di Papa Wojtyla che è stato il simbolo vivente della sofferenza, i cui richiami avvengono ogni anno nella “Giornata del Malato”. (dr. Franco Previte Presidente Cristiani per servire)

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