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Paul Scott: Il giorno dello scorpione

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 agosto 2021

Pagine:596 Prezzo in libreria:€ 20 Prezzo E-Book:€ 9.99 Fazi Editore. Traduzione di Stefano Bortolussi. Dopo Il gioiello della corona, il secondo volume di The Raj Quartet, capolavoro del Novecento definito il Guerra e pace anglo-indiano. India, 1942. L’Impero britannico è una fortezza in rovina. L’eco dello stupro di Daphne Manners e dell’incarcerazione di Hari Kumar non si è ancora spenta, mentre Ronald Merrick, il responsabile dell’iniquo trattamento di Kumar (nonché di ripetute torture ai suoi danni), è diventato ufficiale dell’esercito. Trattenuto in prigione per un anno, Hari non è mai stato informato del fatto che Daphne ha partorito una bambina e poi è morta. È in questo scenario che fanno la loro apparizione i Layton, un’antica famiglia del Raj le cui vicende si intrecceranno a quelle del primo libro del quartetto. In primo piano, le due giovani figlie: Sarah, vero centro morale della storia, incapace di venire a patti con l’ambiguità dei suoi connazionali, e Susan, che spinta da un senso di vuoto sposerà Teddie Bingham, un incolore e convenzionale ufficiale del prestigioso reggimento Fucilieri di Pankot, compagno di stanza di Merrick. Gli inglesi non sono più ciò che erano: come lo scorpione circondato da un anello di fuoco – protagonista di un’immagine impressa nella memoria di Susan – finirà per incontrare la morte, così il Raj britannico, minacciato dalle fiamme dell’indipendenza indiana, si avvicina alla propria fine. E nel mezzo del caos, gli inglesi si ritirano da un mondo che non conoscono più per cercare conforto nella negazione, nell’alcol e nella follia. Con grande forza e sottigliezza, Paul Scott si spinge ancora più a fondo nella sua epopea indiana, raccontando un intero subcontinente giunto a un punto di svolta.

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Il giorno del PD: Quale eredità Zingaretti lascia in dote a Enrico Letta?

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2021

Di Claudio Martelli. Per rendersi conto e misurare le difficoltà che attendono il nuovo leader del PD bisogna ripercorrere gli ultimi due anni. Nell’estate del 2019 Salvini che ha appena ottenuto il 34 per cento alle europee, mette in crisi il governo Conte e reclama elezioni anticipate. I 5 Stelle che alle europee hanno dimezzato i voti sono spalle al muro, terrorizzati. Renzi, ancora nel PD, teme anche lui il voto anticipato che guasterebbe il suo piano scissionista, perciò spinge per un accordo coi grillini. Zingaretti che all’opposizione aveva recuperato quattro dei tanti punti persi da Renzi è perplesso, ma si lascia convincere. Corre in soccorso di Di Maio ma, inspiegabilmente, anziché dettare qualche condizione accetta tutte quelle che gli pongono i grillini: presidente lo stesso Conte e lo stesso programma: taglio dei parlamentari e della prescrizione ovvero processi senza scadenza, quota 100 e reddito di cittadinanza intoccabili infine, persino i decreti sicurezza di Salvini che resteranno in vigore per un anno. Ma Zinga passato dal dubbio all’euforia promette niente meno che “la rivoluzione!”e per cominciarla propone ai 5 Stelle un’alleanza strategica. Poi quando Di Maio e i governatori PD – tutti salvo Emiliano – lo smentiscono nega di averne parlato, ma poco dopo rilancia definendo Conte – appena reduce dal governo con Salvini – “un riferimento per tutti i progressisti”. Con la pandemia prima negata poi drammatizzata il governo vara i provvedimenti graditi ai 5 Stelle e per il resto si affida alla comunicazione seriale di Conte – più presente in tv di Bruno Vespa e Lilli Gruber messi insieme. Il premier che non governa ma rinvia è abile ad attribuirsi i meriti degli ingenti aiuti europei in verità spronati dal commissario Gentiloni e decisi da Macron e Merkel. Conte è solerte anche nell’accumulare potere nelle proprie mani e in quelle di Arcuri fidato tramite con D’Alema, mentre Goffredo Bettini redivivo ideologo del PD e della coalizione lo innalza, lo celebra, lo adula quale “statista” e insostituibile leader del nuovo fronte progressista. A un certo punto anche Zinga si accorge che qualcosa non va e sembra impuntarsi: “Il governo cambi passo, non si può tirare a campare, il MES è necessario” ma viene dissuaso dall’ineffabile Gualtieri e zittito dallo stesso Conte. Quando poi Renzi apre la crisi e Conte il mercato dei transfughi Zingaretti chiude le porte a Renzi, incita Conte a resistere e si accoda ai ministri dem e al suo vice Orlando che proclamano in tv: “O Conte o elezioni, noi non andremo mai al governo con la Lega, né con Draghi né con Superman”. Pochi giorni dopo Mattarella e Draghi formano un governo di unità nazionale con Grillo e Salvini, il PD e Forza Italia. Orlando non batte ciglio felice di tornare ministro con Giorgetti, Molteni e Garavaglia. A completare il fallimento politico di Zingaretti Conte abbandona il ruolo di federatore del centro sinistra e si prepara a fare il capo politico dei 5 Stelle. Con lui alla guida – dicono i sondaggi – i 5 Stelle recupereranno molti voti perduti sottraendoli proprio a quel PD che lo ha messo sull’altare. Tardi, molto tardi anche Zingaretti si è reso conto del disastro combinato, ma anziché chiedere scusa sferra il classico calcio dell’asino. Impegnato a scambiare poltrone tra sottosegretari del PD e assessori dei 5 Stelle cooptati nella sua giunta regionale, Zingaretti dichiara di vergognarsi del suo partito, lo accusa di occuparsi di poltrone in piena pandemia e ribollendo di sdegno si dimette da segretario. Merita attenzione anche quella parte dell’invettiva zingarettiana destinata a chi non parla nelle riunioni di partito ma all’esterno logora la leadership con critiche e distinguo. Merita attenzione perché nell’era Zingaretti le riunioni del PD di solito sono state convocate, aperte e concluse dalla relazione del segretario senza il fastidio di un dibattito. A memoria non esistono precedenti di un leader di partito che pur disponendo di una larga maggioranza si sia dimesso insultando i suoi sodali. Non essere un leader non è una colpa, lo è fingere di esserlo, fallire nel dimostrarlo e andarsene sputando sul proprio partito.
Ricapitolando: se era comprensibile e giustificata l’alleanza di emergenza con i 5 Stelle per impedire a Salvini di impadronirsi del potere, il modo con il quale Zingaretti ha praticato l’alleanza è semplicemente imperdonabile. Abbia pazienza Bettini: dire le cose come stanno non è mancanza di rispetto è un dovere politico, è spirito repubblicano.
Imperdonabile è stata anche la fredda accoglienza riservata a Mario Draghi. Le riserve malmostose, i patetici rimpianti di com’era bello il governo giallorosso, la pretesa di mettere subito tra parentesi l’unità nazionale per far rivivere quanto prima possibile l’alleanza coi 5 Stelle significa non aver capito che una stagione è finita e un’altra nuova è cominciata. Insistere su un passato molto più ricco di ombre che di luci – per l’Italia e per il PD – può solo propiziare il suicidio strategico previsto dai sondaggi che segnalano un PD in caduta libera tra il 16 e il 14 per cento.Sentire come più affine, più di sinistra e più riformista il governo Conte rispetto al governo Draghi è prova di immaturità e di cecità. Se questo abbaglio dovesse tradursi nel lesinare al nuovo governo fiducia, sostegno, respiro, durata, se dipingerlo come un governo tecnocratico “spostato a destra” esprime il desiderio di una profezia che si autoavvera siamo di fronte a una forma estrema di quel male della sinistra che Veltroni bollò come “tafazzimo”.
Le esperienze, le storie, prove di chi ha salvato l’euro e l’Italia dalla bancarotta sono molto diverse da quelle di chi ha governato distribuendo pensioni anticipate, mance, sussidi e giustizialismo a gogò. A meno che questo PD, a differenza di quello delle origini, non consideri la competenza, il merito e la cultura connotati di destra anziché, come in realtà sono, criteri e valori di eguaglianza, sinonimi di progresso e strumenti “dell’ascensore” sociale disponibili per tutti. Anche il governo di Draghi è più di sinistra di quello di Conte. Si teme la presenza di ministri della Lega e di Forza Italia? Ma la loro presenza e il loro peso sono decisamente inferiori a quelli sovrastanti che avevano i 5 Stelle nel gabinetto Conte e oggi sono inferiori per numero e per peso ai ministri del PD, di Leu e ai tecnici notoriamente vicini al PD. Di fatto al ministero del lavoro c’è Orlando al posto della Catalfo: è uno spostamento a destra? Di fatto Brunetta ha appena varato un decreto di riforma della Pubblica Amministrazione con il plauso dei sindacati (e nel silenzio del PD). La concertazione non è più uno stigma di sinistra? Spiace che ci sia un generale a occuparsi di distribuzione di vaccini? Ma la logistica in tutto il mondo e anche in Italia è specialmente radicata proprio nelle competenze dell’esercito. Che cosa muove questo rimprovero? La nostalgia dell’inaffidabile Arcuri? O un repentino ritorno all’antimilitarismo d’antan che fa a pugni con il riconoscimento anche da sinistra al valore dei nostri soldati nelle tante missioni internazionali in cui sono stati e sono impegnati?
Se, come auguro al PD, il futuro sarà guidato da Enrico Letta scommetterei che la sua profonda conoscenza dell’Europa, l’adesione al socialismo europeo e, soprattutto, le prove di serietà che ha già dato lo terranno vicino a Mattarella e a Draghi e a distanza di sicurezza dai populisti e dai trasformisti. La vecchia alleanza è scaduta, il tempo di una nuova verrà e sarà disegnato da come ciascuna forza politica si comporterà da adesso in poi e l’adesso è il tempo dell’unità nazionale per vincere la pandemia e superare al meglio le terribili crisi che ha provocato. (fonte: Avanti)

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Giorno della Memoria: dal 25 al 30 gennaio 2021

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

Sei appuntamenti per non dimenticare. Sei iniziative online per celebrare il Giorno della Memoria. L’osteria sociale La Tela di Rescaldina in collaborazione con l’Ecoistituto della Valle del Ticino, l’ANPI di Rescaldina e il Comune, per tutta la settimana dal 25 al 30 gennaio organizza una serie di appuntamenti per parlare, riflettere e non dimenticare la Shoa.Tutti gli appuntamenti si svolgono in diretta sulla pagina Facebook de La Tela; inizio alle 21, escluso l’appuntamento di venerdì 29 gennaio che ha inizio alle 18. La rassegna si apre lunedì 25 gennaio con l’incontro di presentazione “Il dovere della memoria”. Intervengono il giornalista di SempioneNews Gigi Marinoni, Maria Grazia Pierini dell’ANPI di Rescaldina, Oreste Magni dell’Ecoistituto Valle del Ticino e Giovanni Arzuffi della cooperativa La Tela. Durante la serata sono previsti i contributi di Nora Picetti che leggerà un brano tratto dal libro di Liliana Segre e del gruppo musicale I Numantini che eseguirà alcune canzoni in tema.
Martedì 26 gennaio, viene proposto il video “Liliana Segre: una bambina di 13 anni ad Auschwitz”, la registrazione dell’intervento di Segre alla Camera del Lavoro di Milano nel 2010 davanti a 600 studenti.
Mercoledì 27 gennaio è in programma “Tre donne nell’infermo dei lager” realizzato sotto la regia e direzione artistica di Roberto Curatolo e Gianni Zuretti, sui testi di Roberto Curatolo e Katia Pezzoni e con interpreti: Katia Pezzoni, Federica Toti e Silvia Sartorio. È la riduzione teatrale da testimonianze dirette e dal libro “L’erba non cresceva ad Auschwitz” di Mimma Paulesu Quercioli Adalgisa, operaia della Bassetti, Zita sarta ebrea italo-ungherese e Loredana operaia della Caproni. La drammatica storia di tre giovani donne, dai 18 ai 25 anni, deportate ad Auschwitz. Le tre giovani raccontano in prima persona le loro tragiche giornate nell’inferno di Auschwitz e dei successivi campi in cui furono trasferite. Le accomuna un identico destino: l’ingiusta deportazione, l’orrore di quanto vissuto in quei lunghi mesi, l’essersi miracolosamente salvate, l’amarezza di un difficile ritorno.
Giovedì 28 gennaio, viene proposta “21656 HINE”, la storia di Angelo Bertani, partigiano di Villa Cortese, raccontata da Giovanni Iuliani in un monologo di Roberto Bianchi accompagnato alla fisarmonica da Giovanni Arzuffi.
Venerdì 29 gennaio, in programma il film di animazione “La stella di Andrea e Tati” tratto dalla storia vera di Andra e Tatiana Bucci, due sorelle di 4 e 6 anni che nel 1944 vennero deportate nel campo di concentramento di Auschwitz insieme alla madre, la nonna, la zia e il cuginetto. Le due bambine si salvarono solamente perché vennero erroneamente scambiate per gemelle. Regia di Rosalba Vitellaro e Alessandro Belli prodotto da Larcadarte e dal Miur.
Sabato 30 gennaio, “Il treno della memoria” ovvero la cronaca del viaggio di 600 studenti al campo di sterminio di Auschwitz e Birkenau avvenuto nel gennaio 2010.La Tela è un bene sequestrato alla criminalità organizzata, affidato al Comune di Rescaldina e gestito in ATI dalle cooperative La Tela e Meta insieme con altre associazioni del territorio. È ristorante e centro di aggregazione e di promozione sociale e culturale. Facebook: https://www.facebook.com/osterialatela/

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Paolo Nelli: Il terzo giorno

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 giugno 2020

Collana Oceani, uscita prevista: 2 luglio. La prima indagine del commissario Colasette e dell’ispettrice Bercalli è un giallo letterario che gioca con le regole del genere: Paolo Nelli trasforma un mistero di condominio in una vertiginosa indagine in equilibrio tra il male e il bene. Il venerdì di Pasqua Colle Ventoso, un paesino lombardo, è sconvolto dal ritrovamento di tre cadaveri. Due sono riversi sulle scale di un condominio: si tratta di Tore, un trentenne assillato dai creditori, e di un bellissimo ragazzo biondo, chiamato “l’Angelo” per via di due ali disegnate sulla schiena. Il terzo corpo, quello di Ilde Ardenghi, viene scoperto nel suo appartamento pieno di raffinate opere d’arte. A investigare è il commissario di polizia Valerio Colasette, un meridionale trapiantato al nord, in difficoltà personale con regole e superiori e con una lettera di dimissioni pronta da dieci anni. Iniziano così due indagini parallele: da una parte Irene Iannone, fidanzatina di Tore ai tempi dell’infanzia, un’assistente sociale spinta da ragioni personali che agisce di puro intuito; dall’altra Colasette, scontroso, spesso insofferente eppure capace di entrare in sintonia con i suoi compaesani, affiancato nel caso dalla brillante ispettrice Maddalena Bercalli. Tra i due la collaborazione prende presto le forme di un inaspettato gioco d’attrazione. Le indagini si incontreranno, inevitabilmente, il giorno di Pasqua, per scoprire che anche nelle case di Colle Ventoso, come nell’animo dei protagonisti, niente è mai come sembra.

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Mariantonia Avati: A una certa ora di un dato giorno

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

Uscita prevista: 23 aprile. Amare un uomo anche quando lui non somiglia più a quello che era. La tenacia di una donna che resta aggrappata al suo matrimonio per provare a salvare se stessa. Dopo Il silenzio del sabato, Mariantonia Avati torna alla scrittura con una storia senza sconti e senza paure, capace di indagare nell’animo umano percorrendone tutte le sfumature, le contraddizioni, fino a raccontare la grandezza di cui è capace la compassione e l’amore, quando, contro tutto e tutti, decide di sopravvivere al dolore.
Emma è sposata con Luca, hanno un figlio adolescente, Federico, una vita apparentemente normale. Luca ha un passato complicato: la morte del fratello, la dipendenza dalla cocaina e da una sessualità che mortifica. Ma Emma è convinta di poter proteggere Luca dalle sue fragilità, di costituire un nucleo inscalfibile di felicità e forza, rispetto cui ogni altro bisogno verrà meno. Lei sceglie per entrambi. E fino a un certo punto della loro storia riesce a trovare in quell’amore il risarcimento del quale aveva bisogno. Ora, trascorsi alcuni anni, tutto sembra scorrere normalmente, ma tutto è in realtà pronto a esplodere: il loro matrimonio nasconde infatti un cuore nero, pulsante, che fagocita i sentimenti, i ricordi, le promesse. Luca comincia a soffrire di insonnia, è irascibile e incontrollato, accusa Emma di essere la radice della sua sofferenza, di aver tradito il patto che li univa. La discesa nell’inferno personale dell’uomo è appena iniziata, ed Emma non sa cosa sarà capace di scegliere quando avrà aperto l’ultima delle porte che la separano dalla comprensione della verità: avrà la forza di cambiare il suo destino o sarà il destino a cambiare per sempre lei?

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Mariantonia Avati: A una certa ora di un dato giorno

Posted by fidest press agency su martedì, 11 febbraio 2020

Uscita prevista: 19 marzo. Amare un uomo anche quando lui non somiglia più a quello che era. La tenacia di una donna che resta aggrappata al suo matrimonio per provare a salvare se stessa. Dopo Il silenzio del sabato, Mariantonia Avati torna alla scrittura con una storia senza sconti e senza paure, capace di indagare nell’animo umano percorrendone tutte le sfumature, le contraddizioni, fino a raccontare la grandezza di cui è capace la compassione e l’amore, quando, contro tutto e tutti, decide di sopravvivere al dolore.
Emma è sposata con Luca, hanno un figlio adolescente, Federico, una vita apparentemente normale. Luca ha un passato complicato: la morte del fratello, la dipendenza dalla cocaina e da una sessualità che mortifica. Ma Emma è convinta di poter proteggere Luca dalle sue fragilità, di costituire un nucleo inscalfibile di felicità e forza, rispetto cui ogni altro bisogno verrà meno. Lei sceglie per entrambi. E fino a un certo punto della loro storia riesce a trovare in quell’amore il risarcimento del quale aveva bisogno. Ora, trascorsi alcuni anni, tutto sembra scorrere normalmente, ma tutto è in realtà pronto a esplodere: il loro matrimonio nasconde infatti un cuore nero, pulsante, che fagocita i sentimenti, i ricordi, le promesse. Luca comincia a soffrire di insonnia, è irascibile e incontrollato, accusa Emma di essere la radice della sua sofferenza, di aver tradito il patto che li univa. La discesa nell’inferno personale dell’uomo è appena iniziata, ed Emma non sa cosa sarà capace di scegliere quando avrà aperto l’ultima delle porte che la separano dalla comprensione della verità: avrà la forza di cambiare il suo destino o sarà il destino a cambiare per sempre lei?

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Roberto Pazzi: Un giorno senza sera

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 gennaio 2020

Uscita prevista: 16 gennaio. Per la prima volta raccolta in volume, con molti inediti, l’opera in versi (1966-2019) di uno dei più apprezzati poeti e narratori italiani. “Roberto Pazzi sceglie in Un giorno senza sera il meglio di cinquantatré anni di poesia. Nato nel 1946, è uno dei pochissimi della sua generazione ad aver praticato con qualità e credibilità equivalenti poesia e narrativa, erede in questo doppio registro di autori come Pasolini, Bevilacqua, Bassani, Delfini, D’Arrigo, Ottieri, Testori, Bufalino, Volponi, Maraini e Morante. La scrittura di Pazzi, fin dall’incontro adolescente con un mentore d’eccezione come Vittorio Sereni, è stata sempre predisposta ad abbattere ogni barriera fra mito e storia, reinvenzione d’autore e autenticità documentaria, una prospettiva che favorisce l’osmosi fra i due domini della poesia e del romanzo. Poche storie poetiche sono votate a un’oralità di specie drammaturgica, fra dialogo e monologo, come quella di Pazzi. Prima di tutto, però, Roberto Pazzi è un poeta originale, che non soggiace ai capricci dell’epoca ma che crede profondamente nel valore della poesia come mezzo primario di dialogo e di comunione.” Alberto Bertoni. Editore: La nave di Teseo

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Roberto Pazzi: Un giorno senza sera

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 dicembre 2019

Uscita prevista: 16 gennaio. Per la prima volta raccolta in volume, con molti inediti, l’opera in versi (1966-2019) di uno dei più apprezzati poeti e narratori italiani. “Roberto Pazzi sceglie in Un giorno senza sera il meglio di cinquantatré anni di poesia. Nato nel 1946, è uno dei pochissimi della sua generazione ad aver praticato con qualità e credibilità equivalenti poesia e narrativa, erede in questo doppio registro di autori come Pasolini, Bevilacqua, Bassani, Delfini, D’Arrigo, Ottieri, Testori, Bufalino, Volponi, Maraini e Morante. La scrittura di Pazzi, fin dall’incontro adolescente con un mentore d’eccezione come Vittorio Sereni, è stata sempre predisposta ad abbattere ogni barriera fra mito e storia, reinvenzione d’autore e autenticità documentaria, una prospettiva che favorisce l’osmosi fra i due domini della poesia e del romanzo. Poche storie poetiche sono votate a un’oralità di specie drammaturgica, fra dialogo e monologo, come quella di Pazzi. Prima di tutto, però, Roberto Pazzi è un poeta originale, che non soggiace ai capricci dell’epoca ma che crede profondamente nel valore della poesia come mezzo primario di dialogo e di comunione.” Alberto Bertoni. (fonte: la nave di Teseo)

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Giorno della Memoria

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2017

porta nuova milanoMilano 24 gennaio 2017, ore 18 Casa della Memoria – via Federico Confalonieri, 14 MM 5 Isola Giorno della Memoria. Anna Scandella Aliyah Bet – Sciesopoli: il ritorno alla vita di 800 Bambini sopravvissuti alla Shoah Presentazione di Bruno Maida – Introduzione e cura di Marco Cavallarin Unicopli, 2017. L’autrice ne discute con Diego Bertocchi, Marco Cavallarin, Filippo Del Corno, Bruno Maida e Marzio Zanantoni
Interviene Giovanni Bloisi, ciclista della memoria. 800 bambini ebrei, orfani, scampati miracolosamente alla Shoah, devastati nel corpo e nella mente, hanno ritrovato il sorriso e la gioia di vivere a Sciesopoli, vecchia colonia montana di Selvino, sulle Prealpi bergamasche. La storia di Sciesopoli Ebraica e dei Bambini di Selvino rischiava di finire dimenticata. Questo libro illustrato di Anna Scandella, destinato ad adolescenti e ad adulti, racconta questa pagina straordinaria di umanità e di accoglienza, unica nell’Europa del dopoguerra.
Anna Scandella è nata a Songavazzo, Bergamo, nel 1993. Lavora come illustratrice e graphic designer in uno studio grafico a Manchester, UK, dove vive con il suo coniglio Tikka. Nel 2015 si è laureata alla scuola di Grafica presso l’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia. Da sempre interessata alle vicende del popolo ebraico, ha approfondito e curato il progetto di comunicazione per il 70° anniversario di Sciesopoli Ebraica come tesi di laurea.

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Salva mamme: primo giorno di scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2010

In questi giorni Salvamamme, nel lavoro di sostegno concreto ai bimbi, riscontra un considerevole aumento di richieste da parte di famiglie (anche italiane) di grembiulini e materiale scolastico, anche di seconda mano: la crisi, nonostante l avvenuto superamento delle prospettive più gravi, colpisce ancora duramente le fasce più deboli ed in particolare le famiglie numerose. E proprio per questo Salvamamme raccomanda ai genitori con più ampie disponibilità di non favorire nei propri bambini competizioni consumistiche e invita in particolar modo gli insegnanti a non lasciar trasparire neanche velatamente che l’opportunità di acquistare prodotti di alta qualità e alto costo possa dare risultati d uso superiore (pennarelli, penne, matite, quaderni): Giotto e Michelangelo sarebbero stati grandi comunque La scuola non ignori che molti genitori fanno numerosi sacrifici, arrivando persino a contrarre debiti pur di non far subire ai figli umiliazioni nell’ambito scolastico, proprio a causa di insulse rivalità tra ragazzini: il primo giorno di scuola non sia un defilé o una corsa al prodotto di più alto livello o maggiormente pubblicizzato, non si trasformi in una fiera delle vanità, inutile e sicuramente dannosa, soprattutto nella scuola dell’obbligo.

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