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Donna, giovane e preparata: è l’identikit di chi cerca lavoro nell’estate 2021

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2021

Buone notizie nel mondo del lavoro in somministrazione: tra luglio e agosto saranno 150 mila in più i posti disponibili in italia. Un’opportunità che rappresenta una stampella soprattutto alla luce della brusca contrazione degli occupati nel nostro Paese dovuta alla pandemia. Ma chi sta cercando un impiego in somministrazione in Italia nell’estate 2021? Secondo un’analisi di Jobtech sono prevalentemente donne, giovani, qualificate e flessibili. Identikit questo, che conferma l’ampliamento delle disuguaglianze sociali causato dalla pandemia, che ha portato ad una maggiore disoccupazione femminile e ha messo sempre più donne nelle condizioni di cercare un nuovo impiego.L’indagine di Jobtech – condotta su un campione di oltre 20.000 persone in ricerca attiva da maggio 2021 ad oggi – rivela che oggi chi cerca un impiego è, nel 59% dei casi, una donna. Le donne rappresentano la maggioranza assoluta nei settori retail – candidature come commesse, cassiere, store manager – nel settore accoglienza e nel mondo dei call center – centralinisti, team leader, operatori inbound e outbound. Gli uomini, di contro, rappresentano la maggioranza nelle candidature nella ristorazione – come personale di sala e cucina, bartender, pasticceri e pizzaioli – e nella logistica (magazzinieri, operai, meccanici, autisti, addetti al picking e al controllo qualità)

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Quando il mondo era giovane di Carmen Korn

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

E’ il primo capitolo della nuova saga in due volumi firmata Carmen Korn: un’emozionante storia corale, un decennio all’insegna della rinascita, tre famiglie a cui affezionarsi. Il tutto incomincia il primo gennaio 1950: a Colonia, Amburgo e Sanremo si festeggia l’arrivo del nuovo decennio. Quello che si è appena concluso ha lasciato ferite profonde: nelle città, nelle menti e nei cuori. Gerda e suo marito Heinrich Aldenhoven vivono a Colonia, nella casa ereditata a Pauliplatz, insieme ai figli Ursula e Ulrich e alle cugine non sposate di Heinrich, che hanno perso il loro appartamento sotto i bombardamenti. Heinrich gestisce una galleria d’arte, ma gli affari al momento vanno male: in troppi non hanno più le pareti dove appendere i quadri. La situazione è difficile anche ad Amburgo, dove l’amica di Gerda, Elisabeth, e suo marito Kurt dormono nella stanzetta accanto alla cucina da quando hanno lasciato il letto alla figlia Nina e al nipotino Jan. Il bambino ha cinque anni e non ha mai incontrato il padre, Joachim, disperso in Russia da anni nonostante Nina continui a sperare nel suo ritorno. E infine c’è Margarethe, nata Aldenhoven, che si è trasferita da Colonia a Sanremo, dove ha sposato Bruno, figlio di una ricca famiglia di commercianti di fiori; la vita tra le bellezze della riviera ligure sembra spensierata, ma la presenza della suocera, matriarca misogina che gestisce il patrimonio di famiglia, è molto ingombrante… Ognuno festeggia il Capodanno a modo suo, ma il mattino seguente tutti si pongono le stesse domande: le ferite finalmente guariranno? Cosa riserva il futuro?

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A Bergamo il più giovane paziente italiano con mini-pacemaker senza fili

Posted by fidest press agency su sabato, 31 agosto 2019

Bastava un po’ di agitazione, un’emozione più forte del solito e il cuore di Marco (il nome è di fantasia) smetteva di battere. Un dolore improvviso al petto e il buio, uno svenimento, fin dai 7 anni. Interminabili secondi per i genitori, imprevisti e imprevedibili, capaci anche di non manifestarsi per mesi, anni e poi all’improvviso ricomparire. Un disturbo che la scienza definisce asistolia: il cuore di colpo smette di battere. Si tratta di un particolare tipo di bradiaritmia, un’alterazione del ritmo cardiaco per cui, per un periodo più o meno lungo, manca l’impulso che dovrebbe generarsi automaticamente nel nodo del seno e far battere il cuore. Così, senza sintomi premonitori, il battito cardiaco si ferma, provocando l’improvvisa perdita di coscienza e spesso brusche cadute a terra. Questa condizione risulta pericolosa sia per i possibili traumi, sia perché il cuore potrebbe non ripartire in modo corretto, ma con quella particolare aritmia ventricolare maligna che porta alla morte.L’equipe di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione cardiaca del Papa Giovanni XXIII segue il bambino fin dal 2013 e, vista l’età e la frequenza irregolare dei disturbi, hanno fatto ricorso a un loop recorder. Con una specie di siringa, i medici posizionano sotto la cute, vicino al cuore, una sorta di minuscolo “registratore automatico”, grande solo un terzo di una pila ministilo AAA, in grado di registrare l’elettrocardiogramma, giorno e notte continuativamente, distinguendo e memorizzando sia le pause del battito che le aritmie pericolose. I curanti possono valutare il tracciato sul computer dell’ospedale, a cui viene inviato durante la notte. Registrare le aritmie al momento giusto aiuta i medici a diagnosticare con precisione l’irregolarità del battito cardiaco e a prendere una decisione tempestiva. Nel 2016 il cuore di Marco si ferma ancora, poco prima si era agitato per un piccolo incidente. La sincope dura 9 secondi. Già si inizia a parlare della possibilità di dover impiantare un pace maker endocavitario convenzionale, con un catetere, una sorta di filo che arriva al cuore. Un dispositivo che lo avrebbe sì protetto dalle asistolie, togliendogli però la possibilità di vivere come tutti i suoi coetanei, di fare sport, di giocare a pallone, di sciare e molto altro ancora. I genitori e i medici discutono a lungo e si concorda di aspettare: è un rischio, ma Marco non vuole smettere di giocare a pallone, né essere diverso dagli amici.
“Per arrivare al cuore non apriamo il torace – commenta la dottoressa Paola Ferrari -. La sonda passa attraverso la vena femorale. In questo caso però l’incognita maggiore riguardava il diametro della vena. Trattandosi di un ragazzino, lo strumento che ci permette di arrivare al cuore poteva avere dimensioni maggiori del vaso sanguigno di Marco, perciò abbiamo dovuto agire con estrema delicatezza. Siamo risaliti dall’inguine con il dispositivo che libera il pacemaker, lo abbiamo posizionato all’interno del cuore, nel ventricolo destro, e rilasciato nel sito d’ancoraggio, dove rimane grazie a piccoli ganci”.
“La scelta del dispositivo non è stata compiuta a cuor leggero. E’ una conquista tecnologica che ha ancora un grosso limite – prosegue la dottoressa Ferrari -. Quando la pila di un pace maker classico si esaurisce, noi riapriamo la ferita e lo sostituiamo. In questo caso, almeno per il momento, l’unica soluzione è lasciarlo nel cuore e metterne un altro simile, oppure posizionare un pace maker tradizionale”.
“In tutti i campi della medicina – conclude la dottoressa Ferrari – le nuove tecnologie stanno aiutando i medici e i pazienti, in particolare nell’aritmologia. Se poi parliamo di cuori piccoli come il pugno di un bimbo, tutto ciò che è “mini” può essere un “grandissimo” passo avanti”.
Il loop recorder fornisce un perfetto monitoraggio del battito cardiaco, ma i tracciati vanno interpretati. Al Papa Giovanni questo compito spetta a una nuova figura professionale, laureata in tecnica di fisiopatologia e perfusione cardiaca che ha seguito un training ad hoc durante la formazione universitaria, seguita dall’équipe del Papa Giovanni. Cristina Leidi, entrata a far parte della squadra di elettrofisiologia, è la persona che ogni giorno visiona i tracciati inviati da casa all’ospedale, da tutti i pazienti seguiti al Papa Giovanni, 750 fra adulti e pediatrici. Se qualcosa non va, il caso viene discusso collegialmente e nel caso sia necessario intervenire o modificare la terapia, il paziente viene contattato tempestivamente. Una soluzione che permette di seguire scrupolosamente anche i pazienti che abitano lontano, fuori provincia o regione. (foto: equipe elettrofisiologia copyright ASST Papa Giovanni XXIII)

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Un viso più giovane con le onde d’urto

Posted by fidest press agency su martedì, 2 luglio 2019

Restituire al viso luminosità e compattezza in tre mosse. Si basa su onde d’urto, peeling e maschere il nuovo protocollo per il ringiovanimento della pelle del volto. Tre elementi, una sola seduta. La medicina estetica compie un passo in avanti, semplificando i trattamenti, ma mantenendo la profondità dell’intervento. «L’utilizzo delle onde d’urto, dopo una piccola preparazione con una leggera esfoliazione, unita a due maschere – l’una lenitiva e l’altra protettiva – apre di fatto una nuova frontiera alla cura del proprio viso», premette Patrizia Gilardino, chirurgo estetico di Milano. «È un trattamento che svolge un’azione di base: innanzitutto rinfresca il volto. Grazie ad un’azione complessiva di rivitalizzazione cellulare e di stimolazione della produzione del collagene, porta ad un rinnovamento superficiale della pelle, la ricompatta e, agendo sul tono muscolare, ha un effetto di risollevamento. Tenendo conto della stagione estiva, è possibile evitare il peeling iniziale, che richiede qualche particolare attenzione per l’esposizione al sole, anche se l’effetto si attenua un po’».
La combinazione dei tre passaggi ne fa anche un trattamento efficace anche per reidratare il viso dopo lunghe esposizioni al sole. «I raggi solari tendono a seccare la pelle, indurirla e inspessirla: questo trattamento permette di reidratarla. Quindi è particolarmente indicato nel periodo post vacanze». Non certo ultimo, «per la sua struttura e semplicità, può rappresentare anche un trattamento di mantenimento, magari inserito in un percorso più complesso e articolato. L’azione del peeling, delle onde d’urto e delle maschere non risolve situazioni particolari, ma è un’ottima base per avere sempre un viso luminoso. Per specifiche situazioni, si interviene in modo puntale creando così un percorso di cura personalizzato».Il trattamento. Si inizia con il peeling, ovvero «un’esfoliazione leggera per togliere le cellule morte e liberare i pori della pelle», spiega Gilardino. Quindi si procede con le onde d’urto, trattamento consolidato in medicina estetica per la capacità di ringiovanire la pelle. «La vera novità del protocollo è nel gel conduttore, non più inerte, ma addizionato di principi ristrutturanti che possono a penetrare meglio grazie alle onde d’urto. Il risultato è quindi amplificato: da una parte abbiamo le onde d’urto che, agendo direttamente sul metabolismo cellulare, hanno un effetto rigenerativo importante e permettono di restituire tonicità alla pelle; dall’altra questi principi rigeneranti contenuti nel gel che le stesse onde permettono di far penetrare», spiega la dottoressa. «Rispetto a trattamenti simili, le onde d’urto hanno il vantaggio di non essere invasive, azzerano praticamente la comparsa di eventuali effetti collaterali. Con il vantaggio aggiuntivo che i risultati sono visibili fin da subito». Terzo passaggio, le due maschere. «Nei casi di pelle particolarmente delicata, è possibile anticipare la maschera lenitiva prima del trattamento con onde d’urto e con quella protettiva dopo il trattamento», precisa Gilardino.
Per situazioni più particolari, gli interventi sono più puntuali. «Ad esempio, per le rughe che si formano sulla fronte o nella zona della glabella è indicato il botulino; per uniformare la zona del collo sono più indicati i led; mentre, per un rilassamento del viso più pronunciato, è necessario agire più in profondità, magari con un trattamento con ultrasuoni focalizzati». Non esiste una ricetta capace di risolvere tutti i problemi: «Ogni situazione deve essere attentamente valutata – ribadisce Gilardino -. Di certo, questo protocollo rappresenta una buona base anche per valorizzare maggiormente trattamenti successivi e più mirati».Al di là dei trattamenti, per conservare la pelle del viso bastano dei piccoli accorgimenti quotidiani. «Pulizia, nutrimento e idratazione. E quando ci si espone al sole, occorre proteggerla bene», raccomanda Gilardino. «Per ogni tipo di trattamento è sempre bene affidarsi ad un medico esperto».
Patrizia Gilardino. Laureata in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano nel 1988, Patrizia Gilardino si è specializzata nella Scuola di Chirurgia Plastica Ricostruttiva dell’Università degli Studi di Milano nel 1993.

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Jessica Fellowes: Morte di un giovane di belle speranze

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Cortina d’Ampezzo Sabato 5 gennaio 2019 – ore 18 Palazzo delle Poste, Sala Cultura, incontro con JESSICA FELLOWES con Federico Chiara e Francesco Chiamulera Londra, 1925. «Giovani aristocratici scapestrati» è il soprannome dato dalla stampa scandalistica inglese a un gruppo di amici famosi per le grandiose feste in maschera e le elaborate cacce al tesoro nella notte londinese. Appartiene alla cerchia anche la maggiore delle Mitford, Nancy, che chiede ai genitori di inviare a Londra la sorella diciassettenne, Pamela. Gli sfavillanti parties in città sono infatti un’eccellente occasione per stringere nuove amicizie, utili per la prossima festa di compleanno di Pamela.
Tra la «gente giusta» di cui assicurarsi la presenza figurano di certo Sebastian Atlas, volto angoloso, naso lungo e capelli impomatati tanto lisci da sembrare una lamina d’oro aderente al cranio; Clara Fisher, soprannominata dai Mitford «l’Americana» e, naturalmente, i Curtis: Charlotte Curtis innanzi tutto e suo fratello, l’arrogante Adrian, lo scapolo da accalappiare.
Le intenzioni di Nancy vanno a buon fine e, nel giro di un mese, buona parte dei suoi ricchi amici si riversa ad Ashtall Manor, pronta a prendere parte allo sfarzoso ballo in costume e alla sfrenata caccia al tesoro nella tenuta.
Durante la serata il gruppo si addentra nel cimitero che confina con il muro di cinta della magione. Il suolo è fradicio di umidità notturna, la luce della luna filtra a stento fra le nuvole. Sul terreno bagnato alla base del campanile della chiesa, con un braccio sul collo, le gambe piegate e storte, la bocca spalancata, gli occhi fissi e ciechi, giace il cadavere di Adrian Curtis. In piedi accanto a lui, con le mani sulla bocca ad attutire il grido, c’è la cameriera personale di Charlotte, Dulcie Long.
Scotland Yard non tarda a scoprire che la ragazza cela l’appartenenza a un club molto più esclusivo di quello dei suoi ricchi datori di lavoro: il club delle Quaranta Ladrone, una temibile banda di ladre capeggiate dall’implacabile Alice Diamond, che da qualche tempo sta terrorizzando Londra. Dulcie Long viene dunque arrestata come colpevole dell’omicidio di Adrian Curtis, sprezzante rampollo della «buona società» londinese. L’unica a credere all’innocenza della ragazza è Louisa Cannon, dama di compagnia delle sorelle Mitford, la quale, aiutata da Pamela e Nancy Mitford, decide di indagare sul caso…
Dopo lo sfolgorante esordio de L’assassinio di Florence Nightingale Shore, Jessica Fellowes torna con il secondo, attesissimo romanzo della serie I delitti Mitford. Un nuovo, intrigante caso da risolvere per Louisa Cannon, istitutrice, chaperon e confidente delle sei irresistibili sorelle Mitford, nella sfavillante Inghilterra degli anni Venti.

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Libro: Morte di un giovane di belle speranze di Jessica Fellowes

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

Londra, anni Venti. Bright Young Things è il soprannome dato dalla stampa scandalistica dell’epoca a un gruppo di giovani aristocratici bohémien famosi per le grandiose feste in maschera e le elaborate cacce al tesoro nella notte londinese.
Uno di questi giochi si svolge alla festa per il diciottesimo compleanno di Pamela Mitford, ma finisce in tragedia quando il crudele e carismatico Adrian Curtis viene ritrovato morto davanti alla cappella dei Mitford. La polizia identifica rapidamente l’assassino nella cameriera Dulcie. Dulcie si scoprirà infatti appartenere alla famigerata banda di ladre che da qualche tempo sta terrorizzando Londra: le temibili Forty Elephants, donne dure molto rispettate nella malavita.L’unica a non credere alla colpevolezza della ragazza è Louisa Cannon, dama di compagnia delle sorelle Mitford. Louisa crede che Dulcie sia innocente e, aiutata da Pamela e Nancy Mitford, decide di indagare sul caso…
Nello sfavillante seguito de L’assassinio di Florence Nightingale Shore Jessica Fellowes torna a parlare delle leggendarie sorelle Mitford, sullo sfondo della mitica Londra della Golden Age.Traduzione dall’inglese di Alessandro Zabini Euro 18,00 400 pagine EAN 9788854517424 Neri Pozza Editore.

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Schizofrenia, patologia “giovane”

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

schizofreniaUna malattia che compromette le prestazioni sociali di persone giovani, nel pieno della vita lavorativa e produttiva, alterando gli equilibri anche all’interno delle famiglie: ancora oggi il “peso” maggiore ricade sulla figura del caregiver, quasi sempre un familiare, che tra i suoi compiti assistenziali deve anche spesso ricordare al paziente di assumere la terapia. È il profilo della schizofrenia che emerge dalla ricerca “Addressing misconceptions in schizophrenia”, realizzata da Janssen su pazienti e caregiver, presentata a Milano in occasione di un incontro che ha fatto il punto sulle attività del progetto TRIATHLON – Indipendenza, Benessere, Integrazione nella Psicosi, che proprio in Lombardia inaugura una nuova fase con il lancio delle iniziative legate alla dimensione sociale del progetto, finalizzate al reinserimento del paziente.
La metà (50%) dei pazienti italiani che hanno partecipato alla survey ha un’età compresa tra i 31 e i 50 anni, il 35% tra i 18 e i 30 anni; conseguentemente, anche i caregiver sono persone giovani nel pieno della loro vita (il 72% ha tra i 28 e i 50 anni), che si trovano a dover gestire da sole l’assistenza, i trattamenti e l’impatto della malattia schizofrenica sulle attività quotidiane del paziente. Dalla ricerca emerge che la preoccupazione maggiore dei caregiver riguarda proprio quest’ultimo aspetto: il 63% degli intervistati teme gli effetti “destabilizzanti” della malattia sul corso ordinario delle attività e si mostra preoccupato per il lavoro, lo studio, le attività sociali del paziente. L’indagine sottolinea una volta di più l’importanza di intervenire “presto e bene”, obiettivo oggi possibile grazie all’approccio integrato di cura e all’evoluzione delle risorse farmacologiche. «I dati che emergono da questa indagine fanno capire quanto sia importante intervenire tempestivamente, oggi più che mai – commenta Claudio Mencacci, Presidente Società Italiana di Psichiatria (SIP) – dati recenti ci dicono che questi pazienti arrivano nei DSM dopo un periodo medio di 7 anni: troppi, se consideriamo che in un periodo così lungo la malattia peggiora, con conseguenze sulle condizioni del paziente e sulla qualità di vita del paziente stesso e della sua famiglia. Inoltre, un intervento efficace dovrebbe essere coordinato e integrato tra le parti: solo così può portare a una reale riabilitazione e al reinserimento nella società».
Secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), sono circa 24 milioni le persone che nel mondo soffrono di schizofrenia a un qualunque livello. La malattia si manifesta in percentuali simili negli uomini e nelle donne. Nelle donne si osserva la tendenza a sviluppare la malattia in età più avanzata. In Italia sono circa 300.000 le persone che soffrono di questo disturbo. Coloro che si ammalano appartengono a tutte le classi sociali. Non si tratta, pertanto, di un disturbo causato dall’emarginazione o dal disagio sociale.

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Mostra Lucas Cranach il Giovane

Posted by fidest press agency su domenica, 10 Maggio 2015

LucasMagdeburgo/Venezia – Dal 26 giugno al 1° novembre 2015, in occasione della mostra regionale “Cranach il Giovane 2015”, il Land di origine della Riforma festeggia il 500° anniversario della nascita di Lucas Cranach il Giovane. Si tratta della prima mostra al mondo dedicata alla vita e alle opere del maestro. Nella cornice dei luoghi originali, come Wittenberg, la città di Lutero, Dessau e Wörlitz, gli organizzatori della mostra presentano le opere artistiche più importanti e preziose del Rinascimento tedesco in una straordinaria esposizione.Grazie ad una performance fotografica della nota fotografa ed ex borsista della Fondazione dell’arte della Sassonia-Anhalt, Iris Brosch, che verrà presentata in occasione delle giornate dedicate al cinema della 56a edizione della Biennale di Venezia, la mostra regionale godrà di maggiore attenzione sul piano internazionale, stuzzicando la curiosità di quanti desiderano scoprire il Land di origine della Riforma con i numerosi luoghi della vita di Lutero e il Giubileo della Riforma nel 2017. I materiali creati nell’ambito della performance si rivolgono in particolare ad un pubblico giovane e contribuiranno ad attrarre verso il Land della Sassonia-Anhalt proprio viaggiatori in erba interessati alla cultura.Nelle scorse settimane Iris Brosch ha già portato in vita una delle opere di Cranach il Giovane per cartoline e fotografie artistiche, trailer cinematografici e video pubblicitari. Avvalendosi di un team internazionale, ha messo in scena numerose varianti di “Ercole e Onfale” sotto forma di cosiddetti tableaux vivants. Quest’anno l’opera risalente al 1535 tornerà al suo luogo di origine come gentile prestito della galleria nazionale danese di Copenaghen e potrà essere ammirata a Wittenberg all’interno della mostra regionale. “Nei suoi tableaux vivants Iris Brosch rintraccia qualcosa di apparentemente occasionale, rileva taluni indizi che si trasformano nel punto di partenza di un racconto con un intreccio fitto di mistero. Monta e documenta l’andamento e il risultato delle sue investigazioni nella “materia prima della vita” all’interno di fotografie, film e sensazionali performance in tutto il mondo. Al di là dei convenzionali confini fra fotografia, installazione, film e performance è nata un’opera artistica a sé stante dalle forme affascinanti”, spiega Manon Bursian, direttrice della Fondazione dell’arte della Sassonia-Anhalt.In occasione delle giornate dedicate alla stampa della 56a edizione della Biennale, l’8 maggio 2015, alle ore 16:00 in Campo dell’Arsenale a Venezia avrà luogo la spettacolare messa in scena dal vivo del monumentale dipinto dell’artista rinascimentale “Cristo benedice i bambini”, alla quale saranno presenti rappresentanti internazionali di prestigiose riviste culturali e turistiche, oltre che rinomati fotografi. Quest’opera risalente al 1540 circa arriverà in Sassonia-Anhalt direttamente dalle collezioni d’arte statali di Dresda ed è una rappresentazione del Vangelo di Marco. “L’immagine” racconta la stessa Iris Brosch parlando della scelta del dipinto “mi ha colpito da subito per la sua vivacità, l’interazione umana e i numerosi bambini. Al suo interno vedo molte varianti di umanità, forza, dinamismo, energia, e proprio quella VITA che può nascere solo quando gli uomini si riuniscono, si incontrano, scambiano le proprie esperienze, un aspetto particolarmente importante nell’epoca dell’isolamento in cui viviamo, determinata da macchine e computer. Solo attraverso il contatto umano, attraverso un incontro autentico fra di noi possiamo creare una sorta di Rinascimento capace di trasformare il mondo in un domani migliore.” In questa cornice vogliamo riprodurre il contesto della terra di origine della Riforma, dei luoghi della vita di Lutero, creare un ponte che porti alle straordinarie opere e all’operato di Cranach sul magnifico palcoscenico di Wittenberg.Per i suoi contenuti il progetto riceve il sostegno della Fondazione dei luoghi commemorativi di Lutero e della Fondazione dell’arte della Sassonia-Anhalt.
Iris Brosch, nata nel 1964 a Fallersleben, ha studiato letteratura fra il 1984 e il 1985 presso l’Università Nanterre di Parigi. È proprio in questo periodo realizza i primi lavori professionali come fotografa per cover di CD, ritratti fotografici di attori, marchi di moda, ecc. (foto Lucas)

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La ricerca giovane

Posted by fidest press agency su martedì, 2 settembre 2014

farmaciLa Società Italiana di Farmacologia (SIF) e AssoGenerici hanno siglato un importante accordo per promuovere la ricerca italiana sul farmaco mirata al “mondo reale”: farmacologia clinica, farmacovigilanza, farmacoepidemiologia e farmacogenetica. Per l’anno 2014, infatti, sono stati istituiti quattro premi del valore di 5000 euro per lavori pubblicati nel 2013 e nei primi sei mesi di quest’anno, riservati ai Soci SIF da almeno tre anni, non strutturati, di età massima 38 anni, ricercatori dell’Accademia e di altri Enti di Ricerca. “Siamo grati alla SIF e al suo presidente professor Francesco Rossi, per averci dato l’opportunità di contribuire all’opera della comunità scientifica italiana e, in particolare, a quella dei più giovani, che sono una preziosa risorsa del nostro paese. Il mondo del farmaco equivalente vive della ricerca per molti aspetti fondamentali” dice il presidente di AssoGenerici Enrique Häusermann. “Il primo è che solo i farmaci frutto della grande ricerca, che hanno dimostrato sicurezza ed efficacia ai massimi livelli, divengono equivalenti. Non meno importante è che il vasto impiego che conoscono i nostri medicinali richiede una grande attenzione a tutti gli aspetti di farmacovigilanza. Infine, gli ultimi vent’anni hanno dimostrato ampiamente che farmaci di uso consolidato possono rivelare nuove indicazioni di grande importanza e rientra nella nostra mission sostenere queste ricerche”. “A nome di tutta la Società, ringrazio AssoGenerici per voler contribuire insieme a tanti altri a sviluppare ulteriormente la ricerca dei nostri giovani soci” dichiara il presidente della SIF, Professor Francesco Rossi. “La SIF negli ultimi anni sta stabilendo collaborazioni con varie società scientifiche e ultimamente anche con AssoGenerici, che incontreremo anche in un convegno scientifico nel prossimo autunno. I giovani della SIF che vogliono partecipare a questo bando troveranno tutte le indicazioni sul nostro sito.”

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L’alcol fa danni nel giovane e nell’anziano

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 Maggio 2010

L’abuso di alcol non interessa solo le fasce giovanissime ma anche gli ultrasessantacinquenni: gli anziani preferiscono il vino, i giovani la birra e superalcolici e comunque, in media, 4 milioni di italiani di tutte le età si ubriacano nel corso dell’anno. Il dato emerge da un rapporto dell’Istituto superiore di sanità (ISS) in cui viene ancora una volta evidenziato la diffusione del binge drinking, consumo di alcol compulsivo concentrato in un’occasione, fino a sei bevande alcoliche. Nel 2008 si è registrata una prevalenza di binge drinking del 22,1% tra i maschi 18-24enni e del 6,5% tra le coetanee. La distribuzione territoriale dell’abuso di alcol fa rilevare nei maschi il valore più alto nell’Italia Nord-Orientale (15,5%), seguita dall’Italia Meridionale (12,3%) e Nord-Occidentale (12,5%). Oltre alle fasce giovanili, la massima frequenza di consumatori a rischio si registra tra gli ultra 65enni uomini e donne. Un dato che spiega perché tra gli anziani si registra la più elevata frequenza di consumatori a rischio, ma anche di complicanze alcol-correlate registrate in termini di carico di malattia (cirrosi epatica, tumori, malattie cardiovascolari, incidenti stradali e domestici). Nell’anziano viene meno la capacità di metabolizzazione dell’alcol per la riduzione dell’attività dell’alcol-deidrogenasi, l’alcol circola immodificato incrementando il rischio di conseguenze tossiche e cancerogene e la possibilità di interazioni con determinati farmaci. (fonte farmacista33)

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