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I giovani italiani sono pronti per la Democrazia Digitale?

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

La rivoluzione digitale sta trasformando la politica e la società, ad affermarlo è la ricerca “L’era della democrazia digitale, una sfida per cittadini, imprese e politica, realizzata da Adl Consulting, società di consulenza strategica, public affairs e comunicazione istituzionale specializzata in attività di digital lobbying e advocacy, e presentata oggi all’Auditorium del Palazzo delle Esposizioni di Roma, di fronte a esponenti di spicco della politica e dell’economia italiana. Gli studenti universitari sono i protagonisti assoluti di una delle sezioni della ricerca, in quanto ricoprono il doppio ruolo di cittadini e professionisti del futuro. A sorprendere è l’insufficiente conoscenza e l’inadeguata comprensione dei temi della democrazia digitale, evidenziate dall’indagine. Su un campione di 300 studenti, provenienti da diverse facoltà (Ingegneria 54%, Scienze Politiche 34%, Giurisprudenza 10%, Marketing & Comunicazione, Economia 1%), risulta che il 56% non ha mai sentito parlare di “democrazia digitale”, chi conosce il termine proviene da facoltà giuridico-economiche. Nell’indagine risulta che il 75% non ha mai letto libri o approfondimento sulla blockchain, mentre il 61% è entrato in contatto con articoli e libri sull’intelligenza artificiale. È stato misurato il grado di coinvolgimento nelle decisioni politiche da cui emerge che a livello europeo il 36% non si sente per nulla coinvolto, mentre a livello nazionale il dato scende al 25%, fino ad arrivare a livello locale con la misura del 22%. Il dato positivo emerso dal sondaggio è che gli studenti vedono in modo entusiasta l’applicazione della tecnologia nei diversi ambiti della società (84%).
Ne L’era della democrazia digitale, una sfida per cittadini, imprese e politica, come scrivono gli autori nell’introduzione alla ricerca, si indaga come a fronte di un’innovazione digitale che ha cambiato quasi ogni aspetto della nostra vita privata, la democrazia e le sue pratiche (in primis in termini di legislazione e di governo) siano ancora fortemente ancorate al modello tradizionale della democrazia rappresentativa costituzionale classica; tuttavia, il potenziale innovativo della rivoluzione digitale ha già iniziato a cambiare fortemente la relazione tra istituzioni e cittadini (per esempio attraverso l’uso di piattaforme di partecipazione), così come la modalità in cui gli stessi cittadini, le imprese o i rappresentanti di interessi stanno ripensando il dialogo con i decisori pubblici (per esempio attraverso il cosiddetto digital lobbying).
Sono intervenuti esponenti di spicco di alcune aziende nazionali e internazionali come Péter Ilyés (CEO E.On Italia) che ha posto l’attenzione su come la tecnologia possa diventare democratica puntando sul tema della fiducia; Andrea Benassi (Head of Public Affairs & Sustainability del Gruppo Bancario Cooperativo ICCREA), che ha approfondito il ruolo del sistema bancario nell’indirizzare le scelte di investimento con riguardo alle sfide della sostenibilità; Corrado Righetti (CEO di Sharp Italia), che ha mostrato come anche i processi di apprendimento si possono rendere interattivi e smart, e Romano Righetti (Direttore External Affairs di Vodafone Italia), che si è soffermato sull’importanza di adottare e sviluppare standard comuni a livello comunitario in termini di privacy e cybersecurity (fonte: Flavia Donati – NewsCast Per maggiori informazioni: https://www.adlconsulting.it/hub/)

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Brexit: Giovani italiani europeisti a metà

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2016

european commissionSono il 62% i giovani 17-19enni italiani che dichiarano di sentirsi cittadini europei, ma solo un ragazzo su 2 (52%) crede che l’appartenenza all’Unione Europea rappresenti un vantaggio per l’Italia. Europeisti per senso di appartenenza ma delusi dalla partecipazione italiana all’Ue, gli studenti italiani esprimono una posizione più critica dei coetanei britannici, che in 3 casi su 4 si sono schierati contro la Brexit (fonte YouGov). Non è un caso infatti che, per il 35,7% dei 30mila studenti del 4° e 5° anno delle scuole superiori intervistati dall’Osservatorio Generazione Proteo della Link Campus University, essere cittadini europei si identifichi con la costruzione di una cultura condivisa, più che una comune visione politica ed economica (21,6%). E se il 55,7% si dichiara molto o abbastanza d’accordo sulla necessità del fronte comunitario per la crescita economica del nostro Paese, rappresentano ben il 73,1% quelli che non credono che la politica economica europea abbia migliorato lo standard di vita degli italiani. Forte è anche la critica agli equilibri tra Paesi all’interno dell’Unione: “La stragrande maggioranza dei giovani italiani (81,1%) – rileva Nicola Ferrigni, direttore dell’Osservatorio Generazione Proteo e docente di Sociologia politica della Link Campus University – ritiene che l’Italia non abbia un peso notevole nelle decisioni politiche dell’Unione europea e che solo i Paesi più forti, quali Germania e Francia, riescono a trarre vantaggio dall’Unione europea (70,1%)”.

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