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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘giulio andreotti’

Giulio Andreotti e il mondo cattolico nel centenario dalla sua nascita

Posted by fidest press agency su domenica, 13 gennaio 2019

Roma Mercoledì 16 gennaio alle 18.30 Sala Zuccari, Palazzo Giustiniani Senato in occasione del centenario dalla nascita di Giulio Andreotti, la presentazione del libro “I miei santi in Paradiso. L’amicizia di Giulio Andreotti con le figure più note del Cattolicesimo del Novecento”. All’incontro parteciperanno il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Gualtiero Bassetti, e il Presidente del Comitato Centenario di Giulio Andreotti, Gianni Letta.Il volume scritto dal Reggente della Prefettura della Casa Pontificia, Monsignor Leonardo Sapienza, e dal giornalista, Roberto Rotondo, è edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Nel libro che verrà presentato mercoledì sono raccolti una serie inedita di carteggi, racconti e documenti di eccezionale valore storico come le testimonianze per i processi di beatificazione e canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, Giorgio La Pira, don Gnocchi e dei Papi: Giovanni Paolo II, Paolo VI, Giovanni XXIII e PioXII.L’evento che fa parte di una serie di iniziative in Italia e in Europa organizzate dall’Associazione Giovane Europa, verrà introdotto dal presidente dell’Associazione, Angelo Chiorazzo. L’incontro offrirà spunti di riflessione sull’impegno sociale e politico dei cattolici oggi e per ricordare la figura e l’opera politica di Andreotti.

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Il Dittatore su Amazon

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2012

Questa storia non si ferma a un delitto, forse meno eccellente di altri, com’è stato quello di Mino Pecorelli. Coglie l’occasione per rifare la storia dell’Italia dai giorni dell’unità a tutto il XX secolo e l’inizio del XXI. E’ un excursus che ha una caratteristica riguardo alle altre storie italiane perché è narrata andando ad aprire i cassettini della memoria dell’autore, di quelli dei suoi genitori e nonni e dei suoi amici coevi e ad annotare gli scritti di allora apparsi sui quotidiani nazionali. Furono testimonianze, dentro i fatti, o al più nei pressi, e vissuti intensamente. Fu una presenza “invisibile” per chi deteneva il potere perché non si trattava di un loro pari. Era una vicinanza che si confondeva con i portaborse, i collaboratori, le scorte, gli uscieri. Si trattava di un semplice osservatore, innocuo alla vista e alla considerazione dell’entourage dei potenti, ma con l’acume e la capacità di assemblare i vari pezzi del puzzle con innata abilità.
Così un apparente casuale incontro, una riunione informale, talune battute espresse in certi luoghi e non in altri furono annotati, confrontati, analizzati e ricostruiti ricercandone il loro filo logico che motivava certi interventi e dichiarazioni pubbliche. Persino i segreti più inconfessabili venivano inconsa-pevolmente rivelati dagli stessi detentori dicendo e non dicendo talune cose, in luogo di altre, e nei posti meno deputati a farlo.

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Ciceruacchio. Angelo Brunetti, Capopopolo di Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

Di Claudio Modena Prefazione di Giulio Andreotti Le vicende di un personaggio fondamentale nella storia del nostro Risorgimento: Angelo Brunetti, eroe della Repubblica Romana, meglio noto come Ciceruacchio. Dalla fedeltà a Pio IX all’adesione agli ideali mazziniani, alla Rivoluzione del 1849; dalla caduta della Repubblica Romana alla tragica fine con i suoi figlioli, la notte di San Lorenzo dello stesso anno a Porto Tolle in provincia di Rovigo. Pagine 326 (testo: 316 + inserto: 1/10) Euro 20,00 Codice 14258N EAN 978-88-425-4798-3

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I 53 anni di villa Ada

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Maggio 2011

Roma, Villa Ada

Image via Wikipedia

Roma 18 maggio 2011 e Domenica 18 maggio 1958 quando le chiavi di Villa Ada vennero trasferite dal Demanio dello Stato al Comune di Roma e con una partecipata cerimonia – alla presenza dell’allora ministro delle Finanze Giulio Andreotti e del sindaco Urbano Cioccetti – una prima vasta area dell’ex parco Savoia venne finalmente aperta alla libera fruizione pubblica. È possibile rivivere il ricordo di quella giornata nelle fotografie e nei video del prezioso Archivio dell’Istituto Luce. Da quella storica data ci sono voluti altri 39 anni per arrivare nel 1997 – grazie alla lotta dei cittadini, dell’Associazione “Amici di Villa Ada” e di Antonio Cederna – all’esproprio e all’apertura anche della restante parte privata del parco con la legge per Roma Capitale. Ma i pericoli di “privatizzazione” non sono finiti – come dimostrano i recenti casi del Villino Todini e delle ipotesi speculative sull’ex Forte Antenne – mentre il degrado del parco avanza inarrestabile. Per questo, con l’occasione dell’anniversario della prima apertura al pubblico,
rilanciamo le priorità di intervento per dare un futuro a Villa Ada: definire una gestione coordinata dell’intera area verde, con l’individuazione di un unico soggetto responsabile; rimarcare i capisaldi della tutela conservativa, del vincolo paesaggistico e della destinazione pubblica del parco; garantire il coinvolgimento costante di associazioni e cittadini; definire un Piano di gestione condiviso che preveda un investimento costante nel tempo ed eviti ogni approccio emergenziale. Un processo che può partire dall’aggiornamento del mai attuato Piano di Utilizzo, avviando la nascita della “Casa del Parco” come luogo di informazione partecipata, centro visite, documentazione storica e illustrazione degli interventi in programma. Occorre poi predisporre un Piano di assestamento agro-forestale (prevedendo la messa a dimora di nuove piante) e una ricognizione degli immobili in previsione di destinazioni d’uso pubbliche. Nel quotidiano, infine, vanno garantite la pulizia e la manutenzione ordinaria del parco, limitando drasticamente l’accesso a mezzi motorizzati, individuando possibili strutture a supporto dell’attività sportiva, evitando l’autorizzazione di utilizzi impropri con finalità commerciali e forte impatto ambientale, assicurando nella stagione estiva un servizio di innaffiamento e un presidio anti-incendio (a copertura anche di Monte Antenne).(fonte Circolo Legambiente “Sherwood”)

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Berlusconi: è davvero accanimento giudiziario?

Posted by fidest press agency su domenica, 16 gennaio 2011

Rosario Amico Roxas è chi porta costantemente all’attenzione dei media e della rete numerosi aspetti cruciali della nostra esistenza: dal tema religioso e le sue contraddizioni a quello economico e sociale in una cultura capitalistica dove sembra passare in secondo ordine il fattore umano e alla politica dell’essere e del fare. In quest’ultimo campo siamo stati, da svariati anni a questa parte, sviati dall’esercizio del governo del paese dalla figura emblematica di un uomo che ha avuto il merito, se così si può dire, di offrirci un ruolo di cui avremmo volentieri fatto a meno. D’altra parte troppo forti restano, nel nostro immaginario, le figure di personaggi, per rimanere ai tempi più recenti, come De Gasperi, Moro, Fanfani che hanno fatto della presidenza del consiglio un punto di riferimento e di prestigio per le istituzioni.
Qui parliamo, se a qualcuno fosse sfuggito, di Silvio Berlusconi, già “palazzinaro” e tuttora patron di reti televisive e gestore mediatico multiforme. Si dice di lui, prima ancora di parlare di ciò che ha fatto nell’interesse del paese, dei suoi conflitti giudiziari e proprio perché tanti non ha trovato di meglio che definirli “accanimenti”. Ma non vorremmo associarci ai “ragazzi del coro” alias suoi critici per liquidarlo con una nota di biasimo. Vorremmo, semmai, considerare un aspetto che ci sconcerta: riguarda la emotività popolare e il suo metro di giudizio. In altre parole ci chiediamo il perché non ci siamo chiesti, tutti in coro, se dietro lo scudo dell’accanimento giudiziario sollevato dall’intrepido Silvio vi sia qualcosa del suo operato che non funziona e non si debba rimuoverlo prima di osannarlo, non per i suoi meriti, ma per i reati di cui è accusato e per i quali non si difende nelle aule dei tribunali ma preferisce svirgolare con leggi ad hoc, con prescrizioni e legittimi impedimenti. Non ha fatto, tanto per intenderci, come lo sdegnoso Bettino Craxi che ha scelto la via dell’esilio o di Giulio Andreotti che ha preferito farsi giudicare e persino condannare nel primo grado di giudizio (processo Pecorelli) ma poi essere assolto nei successivi giudizi. Egli ha, invece, preferito trasformare le accuse in un leit motiv dal quale trarne vanto. In questo bailamme Rosario Amico Roxas vi intravede un gioco ancora più raffinato riferendosi alla recente pronuncia della Consulta sul legittimo impedimento. In questo modo, per Rosario, l’argomento portante si focalizza sui tre processi in corso (Mills, Mediaset e Mediatrade), ma con il rischio che siano messi in ombra altri aspetti che riguardano direttamente il ruolo istituzionale del premier. Queste cose non le dice solo Rosario ma le riprende dagli scritti di Paolo Biondani e Vittorio Malagutti. Per costoro sono due gli aspetti che andrebbero approfonditi:
a)     I rapporti personali tra il presidente del consiglio e gli emirati arabi, che nulla hanno a che vedere con la politica estera italiana.
b)    Una nuova inchiesta per riciclaggio penetra nei segreti della Banca Arner.  Dove ci sono i conti della famiglia Berlusconi e dei suoi uomini di fiducia. E dove si intrecciano storie di fondi neri. Nel mirino ci sono giochi di sponda milionari con i paradisi fiscali. Almeno una decina di conti e società off shore di cui, secondo i rilievi degli ispettori della Banca d’Italia, non sarebbe possibile individuare il reale beneficiario. È un terreno minato per definizione, ma la vicenda rischia di trasformarsi in un caso politico. Perché la Arner da circa 15 anni è la banca di famiglia di Silvio Berlusconi.
Il tutto merita per me una riflessione finale: se i partiti sono tali in quanto li lega al loro elettorato un collante ideologico quello del Pdl del premier dovremmo definirlo un collante finanziario-economico di grandi interessi affaristici? Se è così che ci “azzecca” la fidelizzazione dei pensionati, dei disoccupati, dei cassa integrati, dei lavoratori dipendenti e autonomi monoreddito, dei detentori di medi e bassi stipendi ovvero, diciamo per non essere tacciati d’accanimento terapeutico, del 70% degli italiani? Ditemelo voi che mi leggete. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Andreotti un pentito al contrario

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2010

Ieri sui giornali campeggiano lunghi articoli colmi di indignazione sulle dichiarazioni del senatore a vita Giulio Andreotti.  Giulio Andreotti è un pentito al contrario. Mentre quelli veri tradiscono la Mafia per collaborare con lo Stato, lui ha tradito lo Stato per collaborare con la Mafia. Lo dicono i fatti e le sentenze. La sua ultima uscita sul compianto Giorgio Ambrosoli («se l’andava cercando») chiarisce, ancora una volta, la netta spaccatura che contraddistingue il Paese: l’Italia buona da quella marcia. Le sue parole non mi hanno stupito per niente. Andreotti è stato solo coerente con se stesso e con la sua storia. Ambrosoli, giova ricordarlo, venne assassinato nel 1979 da un sicario ingaggiato dal banchiere Michele Sindona. Fra Sindona e Andreotti c’era un rapporto che andava ben al di là dell’amicizia e che intrecciava affari e interessi complessi da descrivere in questa sede, ma che fanno parte della storia di questo Paese.
Il senatore a vita, nominato tale da Cossiga, non ha fatto altro che essere se stesso: un colpevole di “partecipazione a Cosa Nostra”.La prescrizione (Andreotti è un prescritto) è solo un cavillo giuridico che impedisce alla legge di portare a termine il suo corso. Dunque, ci troviamo di fronte ad un soggetto dal curriculum giudiziario molto variegato. Che offenda, post mortem, Giorgio Ambrosoli è nella normalità degli accadimenti. Le carceri sono piene, ad esempio, di gente che offende la memoria di Borsellino, di Falcone, di Impastato e così via. La vera ipocrisia, in tutta questa faccenda, è solo quella del sistema politico attuale che si tiene in casa un senatore a vita come Andreotti. Un uomo del quale si conosce tutto da almeno vent’anni e che continua a sedere fra i banchi del Parlamento. I veri ipocriti sono quei politici che arraffano il suo voto da senatore a vita finché gli fa comodo, e poi inveiscono contro di lui quando esprime ciò che è: un prescritto per reati di mafia. (Massimo Donadi parlamentare Idv)

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Il Veneto ricorda Rumor

Posted by fidest press agency su sabato, 16 gennaio 2010

Roma 26 gennaio p.v., dalle ore 15, nella Sala della Lupa della Camera dei Deputati, si tiene il convegno “Mariano Rumor: un cattolico nella politica italiana”, cui interverranno il presidente della Camera Gianfranco Fini, il senatore a vita Giulio Andreotti, il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, Emanuele Macaluso, Francesco Malgeri e Lorenzo Pellizzari, presidente della Fondazione Rumor, nata nel 2003 a Vicenza, per iniziativa di Comune, Provincia, Camera di Commercio, Accademia Olimpica. Vent’anni fa – il 22 gennaio 1990 – moriva Mariano Rumor, nato a Vicenza nel 1915, esponente di spicco della Democrazia Cristiana, primo, ed unico sinora, presidente del consiglio di origine veneta nella storia della Repubblica. Tra gli appuntamenti veneti in calendario, da segnalare i convegni commemorativi del 21 e 22 maggio e di fine ottobre, a Vicenza, e l’imminente uscita del volume “Mariano Rumor; discorsi sulla Democrazia Cristiana”. Protagonista della Resistenza, deputato all’Assemblea Costituente, l’on. Rumor esordì, con incarichi di prestigio, come sottosegretario all’agricoltura nei governi VII e VIII De Gasperi. Nel 1959 fu uno dei fondatori della corrente democristiana dei “dorotei”, dove la moderazione e la propensione alla mediazione si accompagnavano al  pragmatismo e all’attenzione alle questioni concrete, alla capacità di rappresentazione degli interessi del ceto medio e al legame privilegiato con il mondo cattolico. Rumor è stato segretario della Dc dal 1964 al 1968. Più volte ministro (dell’Agricoltura, degli Interni, degli Esteri), guidò ben cinque governi, tutti di centrosinistra,  tra il 1968 e il 1974. Dal 1978 al 1984 fu europarlamentare e poi, sino alla scomparsa, senatore della Repubblica.

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Storia della politica internazionale

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2009

Roma 3 dicembre, alle ore 17.30, presso la Sala del refettorio della Camera dei Deputati (Palazzo San Macuto, Via del Seminario 76, Roma), si terrà la presentazione del volume “Storia della politica internazionale (1917-1957). Dalla Rivoluzione d’ottobre ai Trattati di Roma” (Edizioni Studium), scritto dal Prof. Alessandro Duce, Presidente del Comitato Ordinatore della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Parma. Interverranno alla presentazione il Sen. Giulio Andreotti, il Sen. Francesco Cossiga, l’On. Oliviero Diliberto e il Prof. Andrea Riccardi. Presiederà il Prof. Gianluigi Rossi. La prima metà del Novecento è stata un’epoca terribile e grandiosa della storia umana: l’era del dominio europeo del pianeta, dell’emergere di ideologie politiche distruttive e belliciste come il nazionalsocialismo tedesco e il comunismo sovietico, ma anche l’epoca dell’inizio dell’emancipazione e della rigenerazione di molti popoli asiatici e africani, in primis turchi, cinesi, arabi e indiani. In quegli anni hanno preso forza e sviluppo fenomeni che tuttora condizionano la nostra vita, dalla globalizzazione economica all’ascesa degli Stati Uniti a Stato egemone mondiale, alla costituzione di grandi potenze asiatiche come Giappone, India e Cina. Il volume delinea un affresco generale e appassionante dei momenti e dei problemi fondamentali delle relazioni internazionali fra il 1917 e il 1957, dalla rivoluzione bolscevica in Russia alla costituzione del Mercato Comune Europeo, sottolineando il ruolo dei grandi leader e delle ideologie (nazionalismi, comunismi, liberalismi) nella politica mondiale.

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DC: una diaspora senza fine

Posted by fidest press agency su domenica, 17 Maggio 2009

Editoriale fidest Non vogliamo fare della dietrologia per non annoiare chi ci legge, ma certe cose vanno dette. Partiamo dall’ultimo atto. Sabato scorso si è maturata a Roma un’altra crisi interna alla Dc con le dimissioni di alcuni esponenti apicali per un contrasto insanabile sulla linea politica assunta dal segretario Angelo Sandri. Sandri è una mia “vecchia” conoscenza. Ho apprezzato il suo impegno politico e la sua disponibilità ad ereditare l’impegno di Flaminio Piccoli nel non voler rinunciare alla presenza della Dc nel panorama politico italiano dopo il grande polverone sollevato da “mani pulite” e dalla conseguente falcidia della dirigenza del partito sottoposto ad indagine giudiziaria per talune loro manchevolezze e che ha spinto i “padri spirituali” del partito a sancirne lo scioglimento. Dagli anni novanta in poi ho sperato in una rimonta del partito che in qualche modo lo riconciliasse con il suo elettorato. Non è stato così. La Dc a livello nazionale è rimasta per lo più sotto la soglia dell’1% e per giunta travagliata da una diaspora dei suoi figli sparsi tra i vari partiti dell’area che va dalla destra alla sinistra. Si litigava su tutto ma soprattutto sul simbolo e sull’eredità storica del nome tanto che ebbi un abboccamento con Andreotti per avere da lui un’opinione in proposito. Egli mi fece intendere chiaramente che a suo avviso l’esperienza storica della Dc era esaurita. Lo scioglimento del partito lo considerava valido né era immaginabile, per lui, che qualcuno privo di carisma potesse assumersi l’onere di tenerlo in qualche modo in piedi. Si riferiva, probabilmente, a Sandri e forse allo stesso Piccoli. Non me lo disse. Se seguo questo stesso filo di ragionamento e mi rifaccio all’attuale tentativo di Sandri di appoggiarsi al polo di centro e mettendo in un certo senso da parte la centralità del suo partito nel simbolo e nella proposta politica ne deduco che è la prova provata che non vi è futuro nel partito che fu di De Gasperi, di Fanfani e di quanti altri. Sono, probabilmente, cambiati i tempi. E’ un genere di svolta che lo stesso Enrico Letta ha avvertito allorché parlando a Vercelli, nell’ambito del convegno organizzato dal Pd, ha asserito: “vediamo come l’Italia politica è divisa in due: non tra chi sta nel centro destra e chi nel centro sinistra, ma tra Bossi e Berlusconi e il PD è terza forza marginale, avulsa da una qualsiasi capacità di governo. E questo vale anche per la Sicilia, dove la gente si schiera tra PdL e Autonomisti”. Come potremmo a questo punto immaginare la presenza della dc se la stessa proposta politica del Pd, un partito che bene o male marcia con il 20% di consensi elettorali, riscontra obiettive difficoltà nel panorama politico italiano? La domanda, semmai, che dovremmo porci è il perché, nel giro di pochi anni, siamo giunti alla radicalizzazione della lotta politica che come un bulldozer sta schiacciando altri partiti come quelli della sinistra, dei radicali e dei verdi, ed insidia persino l’Udc di Casini e l’Italia dei Valori di Di Pietro. Ora Sante Pisani, uno dei transfughi dalla famiglia Dc, ci propone un’alternativa che è quella “di uno schieramento di centro finalmente in grado, di rappresentare la zeppa tra i due maxi agglomerati confusi e contraddittori del Pdl e del Pd. Il Partito dell’Alleanza dunque, con le sue peculiarità e il suo messaggio di rinnovamento, concorrerà a formare con tutti i partiti, movimenti e associazioni, l’associazionismo laico e cattolico, un nuovo soggetto politico”. Se si impegna ad affrontare temi concreti e a portare lontano il suo messaggio e a farlo “digerire” agli elettori sempre più sconcertati e diffidenti da un percorso politico fatto più di personalismi che di interessi generali, forse lui e i suoi amici riusciranno là dove altri hanno fallito. Auguri sinceri. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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