Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘giulio biino’

L’importanza di dire no: a cura di Giulio Biino

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 gennaio 2019

Torino Lunedì 28 gennaio, ore 21 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 è Giulio Biino, notaio e presidente della Fondazione Circolo dei lettori, a raccontare la grande storia di chi, nello sport, ha avuto il coraggio di opporsi a ciò che credeva sbagliato. È L’importanza di dire no, spin-off di Torino Spiritualità 2018 – Preferisco di no. “No” è la parola più selvaggia che affidiamo al linguaggio, scrisse la poetessa Emily Dickinson, è la sillaba più piccola e banale, ma tremendamente potente, quella che ogni bambino pronuncia per prima. Spin-off di Torino Spiritualità 2018 Preferisco di no dedicato ai rifiuti pronunciati con gentilezza contro l’opacità dei tempi, una serata in forma di antologia sulle ribellioni nello sport, in un campo da calcio, su un podio olimpico, in una palestra o in palaghiaccio. È L’importanza di dire no, intreccio di quattro storie di atleti dissidenti ma soprattutto di uomini e donne che hanno creduto di poter cambiare il mondo esprimendo il proprio disaccordo a costo di sacrificare notorietà e ricchezza.
Protagonisti sono il calciatore austriaco Matthias Sindelar, la ginnasta ceca Věra Čáslavská, il velocista e giocatore di football Tommie Smith e la pattinatrice Surya Bonaly.
Sono proteste contro ogni forma di discriminazione, a opere di personaggi che hanno utilizzato il proprio status di popolari atleti internazionali per condividere la propria lotta a platee immense, pagando per la propria scelta di libertà, chi con l’emarginazione e chi addirittura con la vita. È il caso di Matthias Sindelar, uno dei più famosi giocatori degli Anni Trenta, capitano dell’Austria, all’epoca nazionale tra le più forti, con la quale vinse la Coppa Internazionale 1931-1932 e preso parte al Mondiale 1934. Quando l’Austria aveva ormai cessato di esistere, diventando una provincia del Terzo Reich, Sindelar e i compagni si trovarono a giocare quella che i nazisti chiamarono “Partita della riunificazione”, ultimo match per loro con la propria casacca da disputare contro la Germania, di cui avrebbero da lì in avanti dovuto vestire la divisa ai Mondiali di Francia. Potevano fregiarsi, ancora una volta, del proprio nome e dei propri colori, ma furono costretti a non vincere, sebbene la nazionale tedesca non fosse un granché. Un’amichevole, insomma, ma soprattutto una farsa, alla quale Sindelar si oppose, rifiutando di fare il saluto nazista, restando immobile prima del calcio d’inizio. La rappresaglia nazista non tardò ad arrivare e il giocatore venne trovato morto avvelenato in una fredda mattina di gennaio a Vienna, insieme alla sua compagna italiana, di religione ebraica.
Un’altra storia di “no” è quella dell’atleta ceca Věra Čáslavská, tra le cinque ginnaste più famose di tutti i tempi, diventata simbolo della ribellione della Cecoslovacchia invasa dall’Unione Sovietica. Nel 1968, durante i Giochi Olimpici di Città del Messico, il pubblico stravedeva per lei. Ma, durante la premiazione, manifestò il proprio dissenso distogliendo lo sguardo durante l’inno sovietico. La sua carriera terminò quel giorno.
Thomas C. Smith detto Tommie è stato velocista e giocatore di football, medaglia d’oro ai Giochi olimpici di Città del Messico 1968 e primo uomo al mondo a correre i 200 metri in meno di 20 secondi. Ma non solo per questi motivi è diventato celebre. Smith, infatti, insieme al compagno John Carlos, protestò contro la discriminazione razziale e a favore delle Pantere nere nella cerimonia di premiazione olimpica. Per tanti è un simbolo di gesta atletiche che muovono la coscienza, resta indimenticabile quel suo pugno chiuso.
Infine, Surya Bonaly, originaria di La Réunion, cinque volte campionessa europea di pattinaggio sul ghiaccio, ma spesso penalizzata nonostante le sue grandi capacità. È diventata celebre per il back flip, ovvero il salto mortale all’indietro con atterraggio su un piede solo. Era una delle poche donne a compiere questa acrobazia vietata dall’International Skating Union, ma la sua esecuzione scatenava l’ovazione del pubblico.
L’immagine guida scelta per la serata L’importanza di dire no rappresenta Colin Kaepernick, quarterback dei San Francisco 49ers, una delle più importanti squadre della lega di football americana. La sua è stata una recente protesta silenziosa, ma capace di cambiare la sua vita e quella di altri sportivi americani. Kaepernick, infatti, ha scelto di rimanere seduto durante l’esecuzione dell’inno americano. “Non mi alzo per mostrare orgoglio verso la bandiera di un paese che opprime i neri”, ha dichiarato, ribellandosi così a Trump e scelte della sua amministrazione.

Posted in Cronaca/News, Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »