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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

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Nelle banche svizzere, i cinquanta miliardi che Monti non vuole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 Mag 2012

Di Stefano Feltri I soldi sono lì, a portata di mano, facili da incassare. E tutti in una volta, senza stare a racimolare un miliardo qua e uno là tra accise sulla benzina e i blitz utili, e spettacolari, come quello di ieri della Guardia di Finanza negli agriturismi in vista del ponte del Primo maggio. Nelle casse delle banche svizzere si stima ci siano almeno 150 miliardi di euro degli evasori italiani e lo Stato potrebbe prendersene fino a 50. Ma al governo non sembrano interessare. “Full compliance”, piena conformità. È questa l’espressione che toglie ogni alibi al governo Monti. Nella conferenza stampa di mezzogiorno del 17 aprile il commissario europeo alla Fiscalità, Algirdas Šemeta, spiega ai giornalisti che gli accordi di Gran Bretagna, Germania e Austria con la Svizzera sono compatibili con il diritto comunitario . E quindi nel 2013 produrranno i loro effetti. Partiamo dalla fine: il 13 aprile l’Austria firma l’accordo con la Svizzera. Funziona così: nei forzieri elvetici ci sono almeno 20 miliardi di euro austriaci frutto di evasione. I residenti austriaci titolari dei conti o i beneficiari dei trust e degli altri strumenti giuridici per nascondere le tracce, se vogliono mantenere i loro capitali in Svizzera dovranno pagare una sanzione una tantum del 30 per cento, modulata poi a seconda della durata dei depositi, che può nella pratica oscillare tra il 15 e il 38 per cento. È una specie di condono fiscale, è vero, ma di entità ben diversa da quel 5 per cento applicato da Giulio Tre-monti ai suoi tempi. E soprattutto gli effetti continuano: tutti i proventi dei capitali e degli altri strumenti finanziari (dai dividendi ai capital gain) saranno tassati al 25 per cento ogni anno. La Svizzera si accolla il ruolo di esattore per conto dell’Austria e in cambio conserva il segreto bancario, l’unico vero strumento che le è rimasto per attirare i capitali nel Paese (visto che spesso derivano da evasione fiscale o altre pratiche illecite). Il governo di Berna si trova infatti sotto pressione, soprattutto dagli Stati Uniti, per rivelare i segreti dei conti bancari (celebre il caso di Ubs, che è stata costretta a farlo, in piccola parte). Preferisce quindi agire da sostituto d’imposta, ma tenere un po’ di riservatezza. Da mesi ci sono trattative tra Berna, la Germania e la Gran Bretagna che hanno raggiunto accordi simili. L’applicazione si stava complicando perché la Commissione europea temeva gli effetti distorsivi di provvedimenti che, di fatto, sanano le posizioni illecite del passato. “Ma si è trovato un escamotage, i pagamenti una tantum vengono presentati come l’acconto di quanto verrà chiesto a chi ha soldi in Svizzera dopo l’approvazione di un accordo complessivo tra i 27 Paesi Ue che il commissario Šemeta continua ad auspicare”, spiega Rita Castellani, una delle animatrici dell’iniziativa “Operazione Guardie Svizzere” per fare pressione sul governo italiano. In Germania la Spd, il partito socialdemocratico, si è opposta all’accordo negoziato dal governo di Angela Merkel e ha ottenuto condizioni ancora più punitive per gli evasori: un prelievo una tantum tra il 21 e il 41 per cento (invece che tra il 19 e il 34) e una patrimoniale colossale del 50 per cento per chi eredita un conto svizzero e non lo dichiara al fisco tedesco. Le associazioni dei contribuenti in Germania, all’inizio scettiche, ora sono entusiaste della formulazione dell’accordo e chiedono la sua immediata applicazione. I l flusso di denaro verso Berlino comincerà nel 2013. Pochi giorni fa il ministro delle Finanze elvetico, Eveline Widmer-Schlumpf, ha detto in un’intervista che “la Svizzera sta portando avanti con Italia e Francia il tema della tassazione degli asset detenuti in conti svizzeri da cittadini dei due Paesi, ma un negoziato formale deve ancora iniziare”. Il ministro del Tesoro Giulio Tremonti aveva concentrato, con un certo successo, le sue attenzioni soprattutto su San Marino. E il governo Monti ha chiarito la sua posizione all’inizio del mandato: favorevole agli accordi con la Svizzera per far pagare gli evasori ma nel quadro di un’intesa comunitaria, anche per non incorrere nel rischio di sanzioni da parte della Commissione Ue. La quale però adesso ha dato il via libera. E l’accordo fatto dall’Austria toglie ogni alibi all’Italia. A cui un po’ di gettito in più, nel 2013, farebbe comodo visto che la recessione farà diminuire le entrate attese su cui è stata impostata l’ultima manovra Salva Italia.da Il Fatto Quotidiano del 29 aprile 2012

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Politica: il salto nel buio

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 agosto 2011

Come avevamo previsto, e nessuna previsione è stata tanto facile, il presidente del consiglio ha fatto la sua dichiarazione al parlamento difendendo a spada tratta il suo governo e insistendo sul fatto che sino ad oggi ha operato bene a difesa dei valori nazionali. Un’altra previsione altrettanto scontata era la reazione dei mercati all’apertura odierna. Questo perché gli interventi delle opposizioni hanno lasciato forti dubbi coesivi. Casini, Bersani e Di Pietro erano lungi dal parlare allo stesso modo, lasciando intravedere un quadro politico molto incerto per il dopo Berlusconi tant’è che Casini nelle ore successive ha ribadito il concetto, condiviso dal terzo polo, che la leadership di Berlusconi potrebbe andare ancora bene se mettesse la “testa a partito” e incominciasse a passare dagli annunci e dalle promesse ai fatti.
Stando così le cose Bersani e compagni dovrebbero mettere il cuore in pace e pensare che non solo continueranno ad avere sino a fine naturale della legislatura l’attuale governo e il suo Presidente, ma si profila persino una rinnovata candidatura dello stesso Berlusconi. La Lega poi sarebbe da folli pensare che si spacchi al suo interno. Non dimentichiamo che tra Maroni e Bossi vi è un’amicizia consolidata nel tempo e che il solo pensare che vi sia un’aria di fronda tra i due è da politologhi fantascientifici. Semmai fanno il gioco del buono e del cattivo, già sperimentato nel passato, per far uscire allo scoperto gli scontenti.
Ciò che, invece, sembra passato in sottordine è quanto il presidente ha fatto presente che anche lui è in trincea considerato che ha tre società quotate in borsa. Cosa significa? Che lui cercherà di certo di metterle al riparo offrendo ai mercati le soluzioni più convenienti per far quadrare i conti. In altre parole si continueranno a colpire i ceti più deboli, ovvero le naturali vittime sacrificali ed è questa la mossa che oggi si accinge a fare Berlusconi incontrando le parti sociali. Dirà loro che si deve uscire dal pantano solo in un modo facendo più sacrifici e convincendo i “sudditi” che è l’unica strada per salvare il salvabile, ma non dice tutta la verità, ovviamente: per salvare lui intende le sue aziende. E il sistema paese? E’ solo un limone da spremere sino all’ultima goccia. Dopo lo si potrà buttare via con nonchalance. E il popolo “sovrano” è avvertito: è meglio andare in esilio, la monarchia non è più di moda. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Rivoluzioni in corso

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2011

Roma 21 luglio p.v., alle ore 18, nella Sala San Pio X, in Via della Conciliazione, 5 (ingresso Via dell’Ospedale, 1).incontro sul tema “Rivoluzioni in corso: primavera araba o inverno mediterraneo?”, Interverranno Mons. Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni – Narni – Amelia, e l’On. Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia e delle Finanze.

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Manovra economica: nulla di nuovo

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2011

Nulla di nuovo all’orizzonte. Così potremmo definire la proposta di legge delega per la riforma fiscale del ministro all’Economia, Giulio Tremonti, approvata dal Governo il 30 Giugno scorso. In pratica è la riproposizione di analoga iniziativa del 2001 che divenne legge, la n.80 del 2003. Si ricordi a proposito la legge 80/2003 prevedeva due aliquote fiscali, una al 23% per introiti fino a 100mila euro e un’altra del 33% oltre i 100mila euro. La proposta attuale prevede tre aliquote, 20, 30 e 40. Vedremo se si riuscirà a fare qualcosa, vista l’esperienza negativa precedente che era sostenuta da una maggioranza parlamentare ben piu’ ampia, 150 parlamentari in piu’ dell’attuale. Si rivede, ancora, il concordato fiscale, l’eliminazione dell’Irap e l’imposta omnicomprensiva sui servizi. Come detto, nulla di nuovo all’orizzonte. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Silvio Berlusconi on The Economist

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2011

Has a lot to smile about. In his 74 years, he has created a media empire that made him Italy’s richest man. He has dominated politics since 1994 and is now Italy’s lon­ gest­serving prime minister since Mussolini. He has survived countless forecasts of his imminent departure. Yet despite his personal successes, he has been a disaster as a national leader in three ways. Two of them are well known. The Rubygate trial has besmirched not just Mr Berlusconi, but also his country. However shameful the sexual scandal has been, its impact on Mr Berlusconi’s performance as a politician has been limited, so this newspaper has largely ignored it. We have, however,long protested about his second failing: his financial shenanigans. Over the years, he has been tried more than a dozen times for fraud, false accounting or bribery. His defenders claim that he has never been convicted, but this is untrue. Several cases have seen convictions, only for them to be set aside because the convoluted proceedings led to trials being timed out by a statute of limitations‹at least twice because Mr Berlusconi himself changed the law. That was why this newspa­ per argued in April 2001 that he was unit to lead Italy. A chronic disease, not an acute one That grim conclusion might surprise students of the euro crisis. Thanks to the tight †scal policy of Mr Berlusconi’s finance minister, Giulio Tremonti, Italy has so far escaped the markets’ wrath. Ireland, not Italy, is the I in the PIGS (with Portugal, Greece and Spain). Italy avoided a housing bubble; its banks did not go bust. Employment held up: the unemployment rate is 8%, compared with over 20% in Spain. The budget deficit in 2011will be 4% of GDP, against 6% in France. Yet these reassuring numbers are deceptive. Italy’s economic illness is not the acute sort, but a chronic disease that slowly gnaws away at vitality. When Europe’s economies shrink, Italy’s shrinks more; when they grow, it grows less. As our special report in this week’s issue points out, only Zimbabwe and Haiti had lower GDP growth than Italy in the decade to 2010. In fact GDP per head in Italy actually fell. Lack of growth means that, despite Mr Tremonti, the public debt is still 120% of GDP, the rich world’s third­biggest. This is all the more worrying given the rapid ageing of Italy’s population. Low average unemployment disguises some sharp variations. A quarter of young people‹far more in parts of the depressed jobless. The female­participation rate in the workforce is 46%, the lowest in western Europe. A mix of low productivity and high wages is eroding competitiveness: whereas productivity rose by in America and a tenth in Britain in the decade to 2010, in Italy it fell by 5%. Italy comes 80th in the World Bank’s ŒDoing Business index, below Belarus and Mongolia, and 48th in the World Economic Forum’s competitiveness rankings, behind Indonesia and Barbados. The Bank of Italy’s outgoing governor, Mario Draghi, spelt things out recently in a hard­hitting farewell speech (before taking the reins at the European Central Bank). He insisted that the economy desperately needs big structural reforms. He pinpointed stagnant productivity and attacked government policies that fail to encourage, and often hamper, [Italy’s] development, such as delays in the civil­justice system, poor universities, a lack of competition in public and private services, a two­tier labour market with protected insiders and ex­
posed outsiders, and too few big forms. All these things are beginning to affect Italy’s justly acclaimed quality of life. Infrastructure is getting shabbier. Public services are stretched. The environment is su…ering. Real incomes are at best stagnant. Ambitious young Italians are quitting their country in droves, leaving power in the hands of an elderly and out­of­touch elite. Few Europeans despise their pampered politicians as much as Italians do.
Eppur si muove And if Mr Berlusconi’s successors are as negligent as he is? The euro crisis is forcing Greece, Portugal and Spain to push through huge reforms in the teeth of popular protest. In the short term, this will hurt; in the long term, it should give the peripheral economies new zip. Some are also likely to cut their debt burden by restructuring. An unreformed and stagnant Ita­ ly, with a public debt stuck at over 120% of GDP, would then find itself exposed as the biggest backmarker in the euro. The culprit? Mr Berlusconi, who will no doubt be smiling still.(from The Economist – abstract)

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The Economist: Silvio snubbed

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2011

From the Economist this week. What could be worse for the euro than political instability in Italy? How about a government trying to buy popularity with higher public spending and/or tax cuts? That was the spectre conjured by Silvio Berlusconi after the local election run­ on this week, when his conservative government lost control of Milan, his home city and an unassailable fortress of the Italian right for two decades. The main reason Italy has escaped the euro­zone crisis is that Mr Berlusconi’s finance minister, Giulio Tremonti, has curbed his boss’s easy­spending, populist instincts and imposed strict fiscal discipline. He has done little to get the economy growing (Standard & Poor’s, a rating agency, has cut its outlook on Italy from stable to negative). But Mr Tremonti has reassured investors that Italy can finance its huge public debt (almost 120% of GDP). Yet soon after the elections it became clear that Mr Berlusconi wanted to change fiscal policy. Asked what he would do if his finance minister refused to loosen the purse strings, he replied: We’ll make them open. Tremonti doesn’t decide. Later he made a statement rearming his confidence in Mr Tremonti. But this is his third such disclaimer in a month. The pressure on him to splash out is severe. Milan was among 90 Italian towns and cities with run­on votes. Mr Berlusconi’s candidates took a beating. In Naples the opposition candidate won over 65% of the vote. The centre­right lost Arcore, the town near Milan where Mr Berlusconi has his main private residence and, it is alleged, held his Bunga Bunga parties. A trial in which he denies paying an underage prostitute to attend such a party resumed the day after the vote. The loss of Arcore was one of several that made these elections a personal calamity for Mr Berlusconi. Milan is his home city, from which he launched him­ self into politics 17 years ago, and the place he could rely on to back him in the darkest moments of his career. By putting himself on the slate of the outgoing mayor and declaring the election a national one, he turned it into a vote of confidence in his management of Italy. Two other things must worry Mr Berlusconi. One is that Milan is Italy’s bellwether: conventional wisdom has it that what the Milanese do today the rest of the country does tomorrow. Second, his Northern League coalition partners also took a thrashing. The loyalty of Umberto Bossi’s movement, which combines regionalism with populism and Islam homophobia, is vital to the government’s survival. Its poor showing in the frst round had persuaded many in the League that the time had come to sever links with Mr Berlusconi’s People of Freedom movement. The second round, in which the League lost control of the north­eastern city of Novara, will make that view more widely shared. Some of Mr Berlusconi’s opponents hailed the results as a sign that his long ascendancy in Italian politics was drawing to a close. But that is to jump to conclusions. As the prime minister quipped, even his successful AC Milan football team loses sometimes. These were mid­term elections that produced typical mid­term vic­ tors. The new mayor of Milan, Giuliano Pisapia , was not the choice of Italy’s biggest opposition group, the centre­left Democratic Party, but of the smaller and more radical Left, Ecology and Freedom movement, led by the governor of Puglia, Nichi Vendola. The winner in Naples was a maverick former prosecutor, Luigi de Magistris, who ran for the anti­corruption Italy of Principles party, founded by another former prosecutor, Antonio Di Pietro. Not the least of the questions posed by these elections was whether they presage a shift not just on the right, but also on the left. 7 Italy’s beleaguered prime minister.

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Tremonti fa l’indiano?

Posted by fidest press agency su domenica, 6 marzo 2011

Giulio Tremonti, italian politician.

Image via Wikipedia

C’è  chi parla di ”tensione”, chi di ”irritazione” e chi, invece, di semplice ”malinteso immediatamente chiarito”. Fatto sta che, ancora una volta, dal Consiglio dei ministri trapela un certo ”fastidio” di alcuni ministri verso l’atteggiamento di Giulio Tremonti. Stavolta il pomo della discordia sono le risorse aggiuntive che da tempo Ignazio La Russa (Difesa) e Roberto Maroni (Interno) chiedono per il comparto sicurezza. Soldi che il premier Silvio Berlusconi in persona, a margine della cerimonia di apertura dell’anno accademico della scuola ufficiali dei Carabinieri qualche giorno fa, aveva promesso ai rappresentanti del Cocer. Ma proprio quando lo spinoso capitolo doveva essere affrontato in Cdm su richiesta di La Russa e di Maroni – riferisce qualcuno dei presenti secondo quanto riporta l’Ansa – il titolare dell’Economia non c’era perché aveva lasciato la riunione dicendo di avere un impegno. Un’assenza che La Russa, secondo retroscena di palazzo, avrebbe stigmatizzato con una frase che alle orecchie dei presenti è suonata più o meno cosi: ecco, proprio adesso che dobbiamo parlare di questo lui non c’è. Per sedare sul nascere le polemiche, almeno stando al resoconto dei presenti all’Ansa è intervenuto il solito Gianni Letta ‘giustificando’ l’uscita anticipata dalla sala di Tremonti con un improrogabile impegno al quale il ministro dell’Economia proprio non poteva non partecipare. (n.r. a noi questo “rimpallarsi” di “malumori” sa tanto di gioco delle parti con la stessa logica dei telefilm polizieschi americani dove nella pratica degli interrogatori si adotta la figura del poliziotto buono e di quello cattivo: in pratica nessuno dei due è quello che appare: il fine è comune, fregare il prossimo ma con la sola differenza, ed è a dir poco tanta nel nostro caso, in quanto a farlo sono gli stessi rappresentanti di coloro che dovrebbero prendere le difese di chi interrogano)

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La via dell’austerità

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 gennaio 2011

Roma 20 gennaio 2011 – ore 18.00 Provincia di, Sala Luigi Di Liegro, Via IV Novembre 119/a in occasione della pubblicazione di:La via dell’austerità di Enrico Berlinguer (Edizioni dell’Asino) Emanuele Macaluso e Giulio Tremonti discutono su: L’austerità di Enrico Berlinguer Saluto di Nicola Zingaretti Presidente della Provincia di Roma Coordinano Luigi Manconi e Marino Sinibaldi.

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La Fiat e Marchionne

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

“Come afferma il ministro Giulio Tremonti i numeri fanno politica anche quando si tratta della Fiat. Il gruppo ha sicuramente ricevuto dei benefici dal Paese ed è pronto ad onorare i suoi debiti qualificando la sua presenza in Italia nell’ambito di una strategia ormai globale. Nessun manager canadese  si impegnerebbe mai in un’operazione rischiosa come quella di Pomigliano o verrebbe ad investire in un Paese che continua a coprirlo di insulti gratuiti.” Lo afferma Giuliano Cazzola del PdL, Vice Presidente della Commissione Lavoro della Camera. ” Ed è davvero singolare – aggiunge Cazzola – che la Fiat – che pur consolida l’occupazione nei suoi stabilimenti – sia coinvolta da mesi in un clima di polemiche vergognose, mentre nessuno si è accorto che nel giro di pochi anni Telecom e Unicredit, d’intesa con tutti i sindacati, produrranno alcune migliaia di esuberi, da mettere in carico, prima o poi, al sistema pensionistico”. (On. Giuliano Cazzola)

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Frequentazione fra Bonadeo e ministro Tremonti

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2010

Nel numero attualmente in distribuzione del giornale VicenzaPiù, e nel sito web http://www.vicenzapiu.com, viene riportata una cosiddetta “indiscrezione circolata insistentemente negli ultimi giorni” secondo la quale il mio assistito signor Vittorio Bonadeo avrebbe “una solida conoscenza con l’attuale ministro dell’economia Giulio Tremonti del Pdl”. Il mio assistito non conosce né ha mai avuto modo di conoscere e frequentare il prof. Giulio Tremonti, né ora né precedentemente alla sua nomina a ministro. (Avv. Roberta Bonadeo)

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Finanza europea: Una maratona di undici ore

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 Mag 2010

I 27 ministri delle finanze dell’Ue, dopo undici ore di trattative tra incontri collegiali e bilaterali, hanno trovato un accordo per un piano di aiuti complessivo, compresi i 250 miliardi del Fmi, di 750 miliardi di euro dei quali 60 miliardi provengono dalla Commissione europea e 440 da prestiti e garanzie forniti dai paesi dell’eurozona. Perché una così intensa e al tempo stesso frettolosa trattativa? Si voleva, in pratica, prima della riapertura delle borse, a partire da quella di Tokyo, per ragioni di fusi orari, che era all’una di notte (ora europea) dare un segnale forte antispeculativo a livello mondiale. Altre significative misure ed eventuali aggiustamenti saranno presi all’Ecofin del 18 maggio prossimo. Per il ministro Tremonti: “E’ un lavoro fatto bene” e rileva “lo dobbiamo soprattutto al contributo della Francia, della Germania e dell’Italia.” E soggiunge: “se non altro per contrastare il passo agli sciacalli della speculazione.” Per quanto ci è dato si sapere Tokyo ha reagito positivamente guadagnando 225 punti. Altri aiuti alla Grecia, per 30 miliardi di euro, sono venuti dal fondo monetario internazionale sui 110 miliardi messi a punto con l’Europa. A sua volta la Banca centrale europea ha annunciato di essere disposta ad acquistare i titoli di Stato di quei paesi europei che si trovassero in difficoltà. Tutto bene? Non proprio. Resta il problema di fondo che è quello di una riforma sostanziale e profonda della finanza internazionale e delle borse che la governance mondiale non sembra, sino ad oggi, nonostante la crisi attuale e quella del passato anche recente, aver mostrato la necessità di porvi mano in via definitiva. seguito: qui

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Riforma pensioni

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2010

“C’è un aspetto sicuramente condivisibile nella lettera di Giulio Tremonti a Il Foglio, laddove il ministro responsabile della politica economica riconosce che una ragione per un’ulteriore riforma delle pensioni – pur diversa e ancora tutta da discutere – potrebbe riguardare il punto critico del rapporto tra le generazioni” lo afferma in una nota l’on. Giuliano Cazzola, Vice Presidente della Commissione lavoro della Camera. “E’ un’ammissione importante – aggiunge Cazzola – che prende di petto alcune carenze di fondo della riforma del 1995: il venir meno, nel sistema contributivo, di ogni forma di solidarietà infragenerazionale  (assicurata, nel retributivo, dall’integrazione al minimo); il sostanziale fallimento, per tanti motivi, della previdenza complementare nel garantire ai giovani un’integrazione adeguata alla riduzione del tasso di sostituzione della previdenza obbligatoria. I giovani lavoratori non dispongono di risorse sufficienti a finanziare insieme il sistema pubblico e quello privato mentre quest’ultimo ha visto tramontare la prospettiva dei rendimenti ipotizzati a suo tempo. Per le nuove generazioni dei lavoratori, dunque, va ripensata una risposta a livello del sistema obbligatorio. Affrontata in questi termini – conclude Cazzola –  diversi dalla solita logica dei risparmi, la questione delle pensioni può essere affrontata a tempo debito entro questa legislatura, tenendo conto delle elaborazioni, anche bipartisan, intervenute nel frattempo”.  (On. Giuliano Cazzola)

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Berlusconi: l’anello debole del Regime

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2009

“Ne sono certo”: così si è espresso Marco Pannella nel corso di una conferenza stampa. “Nel gennaio dell’81 – ricorda Pannella – con il mancato assassinio del giudice D’Urso, liberato grazie ai Radicali, l’anello debole del Regime partitocratico divenne il capo della P2 Licio Gelli, che infatti verrà arrestato poco dopo; analogamente oggi è in corso il tentativo di liquidare Berlusconi, presentandolo come un leader logorato e stanco. L’aspirante alla successione è Giulio Tremonti, con un programma tutto “Dio, Patria e Famiglia” contro i “mercatisti”, d’accordo con Bossi e con la complicità di D’Alema”. “Si va formando un accordo di potere sulle rovine della democrazia – denuncia Pannella – mentre noi pensiamo che Berlusconi non si deve toccare, ma battere con la democrazia e nella democrazia, da conquistare, e non nella partitocrazia attuale. Loro vogliono liberarsi da Berlusconi, noi dal regime partitocratico. Non esiste vera alternanza senza “alterità” politica, come dimostra la storia di questi sessant’anni “Ieri sera a Ballarò – ha aggiunto Pannella – sono stati presentati dei sondaggi di Pagnoncelli, che ha cercato di accreditarci del solito “zero virgola”, mentre alle europee abbiamo avuto il 2,4% e abbiamo annunciato la presenza delle liste “Bonino-Pannella” alle regionali. Cercano così di convincere la gente che siamo ridotti elettoralmente a 1/5 delle europee di giugno, mentre  “Il Clandestino” pubblica un sondaggio di Crespi che solo nel Lazio ci dà al 2,7%. Non esiste dietro a questo la regìa di un “Grande Vecchio”-  è il giudizio di Pannella – Solo dei piccoli stronzi, ma pericolosi”. “Come ho preannunciato – ha concluso il leader radicale, giunto oggi all’ottavo giorno di sciopero della fame – il Satyagraha farà di questo inverno il più duro per i radicali, in cinquant’anni di lotta politica”.

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Fisco e famiglia

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 dicembre 2009

«Il ministro Tremonti sembra aver imboccato la strada di “un nuovo sistema fiscale selettivo con un bonus per famiglia”. E noi siamo veramente felici che le richieste del Forum delle associazioni familiari trovino finalmente accoglienza» commenta Francesco Belletti che del Forum è il presidente.  «Ci auguriamo che il presidente Berlusconi possa al più presto tornare a Palazzo Chigi per porre il suo suggello al varo di un fisco a misura di famiglia per il quale si è più volte impegnato personalmente. «Perché gli interventi del governo possano partire con il piede giusto, vogliamo indicare alla riflessione dei ministri e sottosegretari alcune tracce di riflessione:  – Piuttosto che generalizzati ribassi di alcune aliquote IRPEF, si propongono interventi mirati e parametrati sull’entità dei carichi familiari ed in modo particolare dei figli. Proponiamo quindi aumenti delle detrazioni – o meglio ancora l’introduzione delle deduzioni – per figli a carico.
– L’aumento degli assegni familiari può sicuramente essere una buona iniziativa, ma per far sì che gli interventi siano efficaci e non solo di facciata è importante che essi siano estesi alla più larga platea possibile di famiglie con figli senza meccanismi che limitino eccessivamente il numero di famiglie beneficiate. – Per finanziare questa manovra family friendly nel 2010 il governo può contare sugli 818 milioni di euro “avanzati” dalla distribuzione del Bonus famiglia; su altri 502 milioni di disponibilità attive sul fondo per la Social card. E ancora sui 100 milioni di donazioni in arrivo e 250 milioni di multe comminate dall’Antitrust, convogliate per legge sullo stesso fondo. In totale, fanno quasi un miliardo e 700 milioni di euro già disponibili che non sono lontani dai 2 miliardi e 400milioni che il Forum aveva stimato come impegno per sostenere la sua proposta».

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Anno Accademico Università Europea di Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2009

Roma 24 novembre 2009, alle ore 11.00, (via degli Aldobrandeschi 190), si terrà l’inaugurazione dell’Anno Accademico 2009 – 2010 dell’Università Europea con un incontro sul tema “Quale futuro per l’economia? Riflessioni a partire dalla Caritas in Veritate”.  La cerimonia sarà aperta dal Coro dell’Università Europea di Roma. Dopo il saluto del Rettore, Padre Paolo Scarafoni, L.C., interverrà il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato di Sua Santità Benedetto XVI, con la Lectio Magistralis “Verso un Nuovo Umanesimo”. Seguirà la relazione della Fondazione Universitaria Europea, tenuta dal Prof. Antonio Palma, Direttore Esecutivo della Fondazione Universitaria Europea. Concluderà l’On. Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia e delle Finanze, con un intervento sul tema “Il mondo dopo la crisi”. La cerimonia terminerà alle ore 12.20, con la menzione di merito dei migliori studenti. L’Università Europea di Roma ha iniziato le sue lezioni nell’ottobre 2005 ed ha quattro corsi di Laurea: Giurisprudenza, Economia e Gestione Aziendale, Scienze Storiche e Scienze e Tecniche Psicologiche.  E’ legalmente riconosciuta e fa parte di un’estesa rete internazionale di università e centri di formazione superiore, diffusa in Europa, America Latina e America del Nord. L’ente promotore è la Congregazione religiosa cattolica dei Legionari di Cristo. L’Università Europea di Roma riconosce tra i suoi obiettivi principali quello di promuovere la formazione integrale della persona. Una formazione che consenta non solo l’acquisizione di competenze professionali, ma che orienti lo studente ad una crescita personale, morale e spirituale ed incoraggi una viva e fervida attenzione per l’altro.

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